martedì 12 febbraio 2008

Politica, anti-politica e responsabilità

Ho terminato in un soffio la lettura del libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, “La Casta”. Devo dire d’essere rimasto deluso. Non che il contenuto non sia d’effetto, ma resto perplesso sulle conclusioni del libro… nessuna, o meglio, non viene individuata una causa o data un’interpretazione del malcostume dilagante della nostra politica.
Questo è quindi un libro di anti-politica, che al pari delle isteriche denuncie televisive di Marco Travaglio o delle sguaiate e cafonesche denuncia di piazza di Beppe Grillo non aggiunge nulla alla rabbia (giustificata) dei cittadini.
E’ comunque un libro da leggere, perché tra le decine di casi ed esempi citati dagli autori, si hanno delle indirette conferme di alcune tesi o supposizioni fatte da altri autori, che al contrario, benché meno famosi o pubblicizzati, individuano chiaramente il responsabile di tanto sfascio, e ne tracciano i contorni.
Stella e Rizzo infatti, hanno più volte dimostrato nelle loro denunce che Nord e Sud del paese sono ugualmente rovinati dalla politica. Dimostrano come le credute virtualissime regioni “esempio”, quali la Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige siano in realtà campioni di spreco e clientelismo al pari della Sicilia e della Campania. Tracciano infine l’esatto confine temporale, tra l’Italia onesta o ancora virtuosa ed il successivo sfascio che conosciamo, datandolo intorno alla metà degli anni ’70.
Sono tutti argomenti indicati anche da Fiorentino Waldimaro, con il suo illuminante libro, “Tra federalismo e decentramento” con oltre 10 anni di anticipo.
Egli però è stato ignorato dalla critica, dai grandi editori e quindi dai grandi numeri.
Questo confine temporale coincide con l’introduzione nell’ordinamento statale dell’Ente Regione, che con Legge 281 del 16 maggio 1970 sancisce insomma, il nuovo corso della repubblica.
Con essa si rompono non a caso, gli equilibri dello schema statale Sabaudo basato sul decentramento amministrativo e la centralità della politica, che favoriva ampia autonomia delle Province tenendo salde le redini centrali del controllo. Dopo tale data, la repubblica individua nel caos e nel disordine statale le premesse per concedersi di più. Sempre di più.
Lo Stato infatti invece di snellire, dopo il 1970, si moltiplica, passando da 1.500.000 dipendenti del tempo agli oltre 3.000.000 di oggi. Vale la pena di ricordare che erano meno di 600.000 nel 1937 !
Scrive a tal proposito Fiorentino “L’istituzione delle Regioni ha fornito alla classe politica gli strumenti per rivolgere la propria voracità a ciò che era rimasto libero in periferia, in una sorta di feudalesimo della corruzione che ha diffuso su tutto il territorio Nazionale le metastasi di un malessere già divenuto insopportabile anche se confinato al centro.”
La politica quindi, grazie a ciò, giunge a “infettare” ogni più piccolo e lontano lembo del territorio nazionale, facendo scempio di tutto con il solo obiettivo d’avere a disposizione più soldi e più potere.
Questa è una certezza, avvalorata dal fatto che gli italiani come popolo non siano meglio o peggio di altri. La nostra cultura e le nostre tradizioni, sono internazionalmente riconosciute, e mai queste importanti “premesse” sono state causa in altri luoghi, al degrado morale ed istituzionale di una Nazione come la nostra oggi.
Resta quindi da imputare alla “variabile” istituzionale (la repubblica) la responsabilità dello scempio denunciato nel volume “La Casta”.
Un detto popolare dice infatti che “una mela, non cade troppo lontano dal suo albero” !!!
Tornando agli autori quindi, è un peccato che così bravi giornalisti, debbano arrestarsi (forse) davanti a “ordini” di scuderia, o peggio, debbano auto limitarsi nelle loro indagini ed analisi per personali convinzioni ideologiche di parte.
Questo non fa onore a loro, all’ordine dei giornalisti medesimi, ma soprattutto non fornisce un servizio ai cittadini, che avrebbero tutto il diritto di valutare autonomamente una logica alternativa. Un’alternativa (la Monarchia), che dopo essere stata demonizzata per decenni, rimane un fermo punto di riferimento per i paesi più progrediti al mondo, e che nel nostro Paese viene valorizzata dal disastro della storia di questa stessa repubblica.
Ma questa verità, possiamo ancora nasconderla a lungo ?

Alberto Conterio - 12.02.2008

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