venerdì 12 maggio 2017

Dall’umorismo alla vergogna



Dall’umorismo alla vergogna
Due paroline sulla visita di Obama a Milano

Sono particolarmente propenso al buon umore oggi, tanto che vorrei poter condividere con voi un fatto che trovo davvero divertente, anzi ridicolo.
Si tratta della visita in Italia, a Milano del Sig. Obama, l’ex Presidente degli Stati Uniti d’America.
Per chi non avesse memoria di quanto successo negli ultimi otto anni nel mondo, desidero ricordare che Mister Obama è stato direttamente o indirettamente responsabile di una serie quasi infinita di guerre e attriti a distanza con le maggiori potenze del pianeta. Non per nulla, in questo mondo che ruota ormai alla rovescia, gli è stato assegnato il premio Nobel per la pace, squalificando per sempre quello che un tempo era stato un ambito e prestigioso riconoscimento mondiale!   

 
Si pensi che costui, appena eletto, ha elevato a 30 mila il numero dei soltati Usa in Afghanistan, autorizzando bombardamenti effettuati tramite Droni a distanza, senza aver mai avuto una risoluzione delle Nazione Unite come giustificativo. Stesso principio - sono il più forte e faccio ciò che voglio - per i bombardamenti effettuati su Yemen, Pakistan e Somalia, opportunamente confusi dai media globali come guerra al terrorismo o allo Stato Islamico.
Poi la guerra in Libia per rovesciare Gheddafi e il caos lasciato in quel Paese alla fine della stessa, che hanno alimentato nuovamente lo Stato Islamico che si voleva - a parole e annunci - combattere.
Nuovo intervento massiccio in Iraq, ufficialmente sempre per lo stesso motivo, salvo poi utilizzare l’Iraq come base logistica per appoggiare l’opposizione “moderata” in Siria nella guerra civile contro il Presidente Assad, reo di voler tenere il suo popolo lontano dalle catene dell’occidente.
Ultimo in ordine cronologico è lo scontro orientale in Ucraina, creato e foraggiato da Victoria Nuland assistente Segretario di Stato e dal senatore John McCain - persone di fiducia dell’amministrazione Obama - al solo scopo di strappare quei territori dall’influenza russa.
Ma potrei tediarvi ancora per molte righe, citando le innumerevoli provocazioni e piccoli conflitti militari, cibernetici e diplomatici effettuati per procura per voler confermare con cinismo quanto gli Stati Uniti d’America “sono indispensabili per il mondo” …sono parole sue!
Ecco, a Milano, questo individuo, questa losca figura, è giunta con un aereo privato, ha alloggiato nel miglior Hotel della città, alla cifra - pare - di oltre 8000 mila euro a notte, pranzando e cenando sempre accompagnato da uno stuolo di lacchè, guardie del corpo e da un sistema di sicurezza impressionante, per fare l’invitato prezioso al summit Seed&Chips che trattava argomenti riguardanti il cibo è l’alimentazione.
Nel suo intervento, ci ha “deliziato” con tutta una serie di ovvietà e luoghi comuni, riguardanti la possibilità di sconfiggere la fame nel mondo, la sua fiducia nelle giovani generazioni, e la speranza di un futuro migliore. Cioè il nulla!
Nessuno che si sia permesso di chiedere il perché, quando era Presidente degli Stati Uniti d’America, cioè l’uomo più potente del mondo, non abbia destinato una parte degli oltre 600 miliardi di dollari spesi ogni anno negli Usa in armamenti (equivalente a più del 30% della spesa totale mondiale) per mettere in pratica quanto stava vaneggiando. Tutto da ridere quindi se non ci fosse da piangere.
Provo vergogna invece per tutti coloro che, messa da parte l’umana intelligenza, hanno applaudito come marionette.
Non meritano neppure d’essere insultati poi, quanti hanno speso più 800 euro a testa, per poter dire di aver partecipato alla cena di gala con Obama. Infine, fuori concorso o semplicemente ridicolo il Sindaco di Milano Sala, che con l’omaggio delle chiavi della città all’americano, ha umiliato la parte sana della sua cittadinanza e buttato alle ortiche l’ultimo grammo di dignità della sinistra italiana in salsa renziana!  
Sicuramente una brutta pagina da voltare.  

Alberto Conterio - 12.05.2017

domenica 30 aprile 2017

Crisi della carta stampata



Crisi della carta stampata
Disaffezione delle nuove generazioni o i motivi sono più seri?

Personalmente, ho avuto modo di riflettere diverse volte sulle cause della crisi della carta stampata.
Da anni i giornali, siano essi i quotidiani o i periodici (settimanali e mensili in genere) perdono costantemente lettori in favore della rete (internet). Gli esperti, sono concordi nell'affermare che ciò è dovuto alla rivoluzione tecnologica di questi ultimi 20 - 25 anni, che ha visto i lettori delle nuove generazioni spostarsi appunto, dai giornali tradizionali al web, dove l'informazione corre aggiornata in tempo reale, ormai fruibile in qualsiasi momento tramite un normale telefono delle ultime generazioni. Diversi infatti i progetti e i tentativi delle grandi testate giornalistiche di sdoppiarsi per acquisire abbonamenti e visualizzazioni in rete anche, ma i risultati di queste "ristrutturazioni" non sembrano però aver avuto il successo preventivato. Imperversano nel contempo, siti e blog minori. Sono centinaia, migliaia anche, e raccolgono milioni di lettori sempre più esigenti e interessati. 


E' quindi chiaro, che le cause evidenziate dagli "esperti" non sono sufficienti a giustificare la disaffezione dei lettori verso la carta stampata delle grandi testate giornalistiche. Le cause sono sicuramente altre. Un altro tassello di questo enigma, ci aiuta nella nostra riflessione : le difficoltà che stanno vivendo anche le agenzie di informazione, Ansa, Agi, Adn Kronos, per citarne alcune. Le loro difficoltà, sembrano sconfessare la storiella del cambio generazionale dei lettori e il salto tecnologico nell'informazione. Le agenzie stampa infatti avrebbero dovuto trarre un grande vantaggio dalla rivoluzione tecnologica. Queste agenzie, non si sono mai appoggiate a pubblicazioni cartacee per divulgare le loro notizie no? In passato hanno utilizzato telescriventi, Telex, Fax ecc. Il web quindi avrebbe dovuto aumentare considerevolmente la loro efficienza e capacità. Perché allora anch'esse sono in gran parte in crisi?
I lettori di questo spazio, avranno a questo punto già compreso dove ho intenzione di arrivare vero? Ho trattato altre volte da questo blog il problema della libertà di stampa, e quanto ciò possa comportare quando la stessa risulta essere limitata, o prigioniera di altri poteri. In Italia abbiamo avuto in passato buoni giornalisti e buoni giornali, ...poi la politica ed ora la finanza e le lobby hanno ridotto il sistema ad un ombra di ciò che era, trasformando il lavoro nobile del giornalista, in una mansione grigia. Un individuo amorfo, piegato davanti al proprio computer, dedito a fare il copia e incolla delle "notizie" proposte dal mainstream. Scusatemi l'uso di questo terribile termine inglese: il mainstream non è altro che l'insieme della grande informazione (grosse agenzie e testate giornalistiche mondiali) organizzate in un pensiero unico globalizzato con il quale, poi distribuire le "notizie" secondo interesse, politica e opportunità dei poteri egemoni.   
Questo stato di cose ha funzionato bene fintanto che la narrazione offerta, combaciava in gran parte con lo svolgersi della vita reale delle persone normali. Tutti avevano un lavoro, si incrementavano i risparmi, tutti potevano permettersi una casa, le ferie al mare d'estate e la settimana bianca d'inverno, si  poteva studiare con una spesa contenuta, la sanità funzionava ed era gratuita ecc. ecc. E dire che già un tempo, i più attenti lettori, dubitavano della sincerità dei giornali che  leggevano. A Torino ad esempio il giornale La Stampa, era scherzosamente chiamata dai lettori "la busiarda" in dialetto torinese: la bugiarda... Negli ultimi vent'anni però, mano a mano che aumentava il divario, ...la percezione tra il racconto mainstream improntato a nascondere la verità, è la vita reale delle persone sempre più difficile, è aumentata anche la disaffezione dei lettori verso la carta stampata, e l'informazione tradizionale divulgata attraverso la radio e la televisione. E' un processo che investe tutto il mondo occidentale in generale. Non centra nulla la rivoluzione tecnologica o il cambio generazionale. Il processo di disaffezione dei lettori, è dovuto quindi al fatto ormai evidentissimo che gli organi di informazione principali, agenzie di informazione, testate giornalistiche, radio e televisione sono ormai ridoti a fare la trombetta di regime... Costoro, non hanno più inviati per il mondo che raccontano la verità, ma squallidi impiegati d'ufficio che ricopiano le notizie offerte in pasto dalla "regia" dei poteri forti. Chi si espone con articoli originali di denuncia o di ricerca validi a informare seriamente i lettori, viene dileggiato prima, emarginato poi, e se non basta eliminato fisicamente, come successo al giornalista tedesco Udo Ulfkotte. Poteva fare carriera dopo aver rivelato che giornali e giornalisti sono “comprati” dalla Cia?
Altro che libertà di stampa.
Ma in un paese come il nostro, dove i giornali campano di contributi pubblici e di pubblicità e sono proprietà dei più grossi gruppi industriali nazionali, si potranno mai leggere notizie veritiere sulla situazione internazionale? si potrà mai avere una situazione reale della nostra economia? potremmo mai avere la possibilità di conoscere con obiettività idee contrarie alla compagine di governo?
Resta la rete quindi, sulla quale, viaggiano molte più notizie. I giovani sono facilitati nella ricerca di queste possibilità grazie alle loro maggiori conoscenze informatiche. Le ultime generazioni e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie quindi sono la conseguenza alla causa. Non la causa di disaffezione.
Cosa succederà in futuro? La sfida contro il pensiero unico del mainstream non è vinta anzi... La Brexit, l'elezione di Trump alla Casa Bianca e la sconfitta dei burattini di Bruxelles al referendum italiano del 4 dicembre scorso, sono battaglie vinte dalla libera informazione in rete certo, ma la guerra dell'informazione è appena cominciata. Annusato il pericolo, il regime globale è già corso ai ripari. Si moltiplicano infatti le proposte per mettere un freno alla libertà di informazione sulla rete. Naturalmente non si parla di censura. Costoro non sono nei bambini neofiti. Il processo di controllo della rete, ha preso avvio sotto la falsa veste di battaglia contro le false notizie. Una necessità insomma!
Parliamoci chiaro: in rete circolano migliaia di notizie ogni ora. Molte sono poco attendibili, per carità, ma voler controllare ciò a monte da parte di una regia di garanzia, sa di regime. Si sente il puzzo della dittatura!
Volete una conferma? Chi farà parte della commissione che vigilerà sulla veridicità delle notizie diffuse sulla rete dagli stessi utenti per gli utenti? Google e Facebook ad esempio, i due colossi della rete, hanno già varato sistemi di controllo che fanno capo a gruppi di "esperti" formati dalle principali testate giornalistiche mondiali! Si avete letto bene: le notizie saranno controllate dai giornali e dalle agenzie principali che oggi, formano il mainstream del pensiero unico. E come funzionerà? inizialmente è previsto un sistema grafico a semaforo. Vicino al titolo della notizia "verificata", comparirà un pallino verde, giallo o rosso, secondo il grado di attendibilità stabilito dalla commissione di controllo, ma in futuro, quando questa regia globale sarà in grado di controllare ogni notizia, quelle giudicate "pericolose", potrebbero essere semplicemente oscurate, ...vere o false che siano!
Ancora una volta insomma, non saremo noi a decidere quale notizia leggere. A noi resterà ancora una volta la sola libertà di leggere le notizie giudicate positive per noi, cioè non pericolose per la finanza e i poteri forti che ci governano.
Se questa non è dittatura cos'è?
Il tempo stringe ormai, ed è meglio essere coscienti del pericolo che corriamo. E' un pericolo mortale questo, perché mai in passato è stato possibile controllare tutte le informazioni. Oggi invece, la tecnologia rende questo pericolo possibile e reale, e quando ciò si avvererà, noi saremmo tornati ad essere schiavi, come al tempo della costruzione delle piramidi. Siete avvisati!

Alberto Conterio - 30.04.2017

lunedì 3 aprile 2017

Gennaio 2017 - Pro o contro il mondo globalizzato?



Gennaio 2017 - Pro o contro il mondo globalizzato?
Una grande opportunità per i monarchici italiani tra le fila del campo "giusto"

Desidero aprire questo nuovo anno con una riflessione sulla situazione politica e sociale che sta attraversando l’Italia e mondo occidentale. Il 2016, è stato sotto molti punti di vista uno degli anni più critici degli ultimi vent’anni, principalmente per il perdurare della crisi economica e l’acutizzarsi della situazione relativa all’immigrazione clandestina. Fuori dal nostro Paese, lo stesso anno ha visto il progressivo deterioramento della situazione geopolitica dovuto in massima parte ancora, al tentativo statunitense di proporsi sulla scena internazionale quale potenza egemone. Allo stesso modo, occorre ricordare alcuni importanti fatti, che hanno visto il successo di compagini politiche ed economiche avversate dai poteri forti mondiali. Ci riferiamo chiaramente alla Brexit e all’elezione di Donald Trump alla presidenza degli stati Uniti d’America…


Sul terreno nazionale, il referendum confermativo sulla de-forma istituzionale Renzi Boschi Verdini, ha consumato in un colpo solo le residuali speranze del Premier Renzi di continuare a gabbare gli italiani con promesse da marinaio in favore degli interessi europei. Si potrà dire, come alcuni avevano previsto alla vigilia, che non è cambiato nulla, che si tratta di una vittoria di Pirro, confermato dal nuovo governo Gentiloni  (definito un Renzi bis) ma non è così. Almeno questa è la mia opinione
Credo al contrario che il risultato del referendum, oltre al valore in se del significato politico che gli abbiamo attribuito, abbia certificato in modo inequivocabile, che il sistema basato sulla dualità “destra e sinistra” è terminato, finito!
Ciò si legge nell’analisi del risultato. Nel 40% di Si, non troviamo esclusivamente l’elettorato storico del PD, così come nel risultato sorprendente del No, non troviamo solo chi bramava strappare alla sinistra (in senso lato) il potere. Come tra i favorevoli  si possono annoverare molti elettori di centro destra, pentastellati e radicali, tra i contrari, ancor meglio, troviamo elettori che vanno da Casa Pound di estrema destra ai Comunisti di Rizzo! E ciò non è solo sorprendente e quasi incredibile.
Quanto è successo quindi  è estremamente positivo, e foriero di un cambiamento radicale e utile a risollevare le sorti della nostra Patria.
Al vecchio "fronte" destra-sinistra, abbiamo sostituito il nuovo "fronte" di scontro basato su chi è pro o contro la globalizzazione. Abbiamo cioè maturato una consapevolezza che ci ha portati a ridistribuirci trasversalmente ai partiti tradizionali, pro o contro il bisogno di sovranità nazionale, pro o contro la cultura e la civiltà della nostra storia svenduta al nulla del multiculturalismo, il pro o contro la dignità del lavoro e delle persone svendute alla competitività ad ogni costo dei mercati aperti.
Questo è il “nuovo” che esce dall'Italia nel 2016 appena concluso.
A confortarmi su questa analisi, è il fattore anagrafico. Il fronte schierato contro la globalizzazione, contro l’annichilimento della cultura e del lavoro in favore dei mercati e in favore di poteri sovrannazionali vede molti più giovani di quanto ci si potesse aspettare, segno evidente che l’informazione neutra e completa che si può trovare in rete, indipendentemente dai mas media convenzionali di regime, ha svolto uno dei suoi principali compiti: quello di garante della democrazia.
Italia Reale in questo nuovo panorama, può certamente continuare a battersi per il ritorno della Monarchia in Italia, solo se saprà attualizzare la propria azione politica all’interno del fronte volto a recuperare la totalità della sovranità nazionale. Se un tempo era possibile avere una Monarchie e contemporaneamente governi socialisti o social democratici (si guardi alla Svezia)oggi deve essere chiaro che ciò non è più possibile. La globalizzazione si pone in antitesi con le normali istituzioni democratiche, siano esse monarchiche o repubblicane!  Credere di poter instaurare una nuova Monarchia senza prima aver liberato il campo dai negativi effetti della globalizzazione è quindi utopia.
Il nostro continuo impegno in favore della Monarchia insomma, può trarre nuova linfa proprio da questa nuova situazione, che dopo decine d'anni di immobilismo politico "destra-sinistra" ci pone culturalmente alla pari di altri partiti e movimenti politici, alla ricerca della perduta libertà e dignità dei popoli.

Alberto Conterio - 14.01.2017