giovedì 1 marzo 2012

No ai No Tav, ma questa repubblica ha le sue responsabilità


No ai No Tav, ma questa repubblica ha le sue responsabilità

I treni da sempre, sono il filo di lama su cui si dividono coloro che vedono nella ferrovia lo sviluppo ed il progresso e coloro che nella stessa strada ferrata vedono il sovvertimento del loro status quo.
È di questi giorni la notizia dalla lontana Cina sugli incidenti avvenuti nel giorno dell’inaugurazione di un nuovo tratto di ferrovia che collega yecheng a kashgar, lunga 250 km. La costruzione della ferrovia fa parte del programma del governo cinese per aumentare lo sviluppo economico nella regione, e quindi anche le comunicazioni, ma è vista con risentimento da parte di alcuni gruppi uiguri, dato che accelererà l’arrivo di migranti cinesi, diluendo ulteriormente la presenza uigura sul territorio dello Xinjiang!
Ciò che sta accadendo in Val Susa quindi non è una eccezione italiana come qualcuno vuol far credere per deridere e sminuire ulteriormente questo già fin troppo martoriato Paese, ma un passaggio normale, che ha visto in passato proteste analoghe in tutto il mondo, e ne vedrà ancora in futuro.
L’eccezionalità della questione nazionale Valsusina però, risiede secondo il mio modesto parere nell’incapacità della politica italiana di dialogare e soprattutto di farsi capire dai cittadini.
Dovrebbe farci riflettere ormai l’evidente contrapposizione, portata alle estreme intenzioni di fare “la guerra” tra, i contestatori e lo Stato rappresentato sul campo dalle forze dell’Ordine.
Può una nazione civile e democratica giungere ad un punto morto così pericoloso?
Prima di proseguire l’esposizione della mia opinione però, desidero non essere frainteso.


Non ho nessuna esitazione a schierarmi convintamene con chi ritiene l’opera TAV assolutamente indispensabile all’Italia, e spero che il progetto venga portato avanti con risolutezza, ma non posso nascondere la preoccupazione, e perché no, l’imbarazzo, nell’assistere ormai da anni alla guerriglia mediatica, ideologica, documentale, progettuale e campale sull’opera.
Questo progetto così come qualsiasi altro, in Italia viene praticamente immobilizzato da una serie infinita di ostacoli, ad opera di chiunque, abbia anche soltanto il desiderio di “divertirsi” un pochino per ammazzare la noia! 
Non vi è più logica in ciò, perché negli ultimi dieci anni, non c’è stato nessuno statista o politico in grado con la sua autorevolezza e competenza di spiegare alla popolazione interessata che l’opera era necessaria, e che veniva costruita non già per danneggiare la gente della Val Susa me per contribuire al benessere dell’Italia intera.
Certo occorre davvero essere autorevoli oggi, per andare a parlare di Italia, quale stato unitario a cittadini, abituati ormai da anni ai grugniti ed agli starnazzi di “politici” da osteria, che fanno del frazionamento nazionale il loro programma politico, o che da anni lavorano al sistematico smontaggio dello Stato ad opera del caos e dell’anarchismo organizzato. Parlo naturalmente del fenomeno espresso dalla Lega Nord, del loro contro altare Neoborbonico al Sud e dell’estremismo ideologico della sinistra nostalgica e rissosa, ancora pronta alla rivoluzione armata contro la borghesia fascista.
Siamo quindi giunti al muro contro muro, dove diventa inutile essere, tanto cretini da gettarsi da un traliccio dell’alta tensione, così come essere tanto vigliacchi da insultare un carabiniere che ha l’ordine di non reagire. Ugualmente avvilente è, risultare bravi e bravissimi ad evitare uno scontro oggi (con encomio) se domani si ricomincia da capo, senza che tutti i “figuranti” siano stati informati correttamente sulla generalità del progetto, su cosa voglia rappresentare, su cosa voglia dire a livello italiano ed europeo, cosa comporterà per il territorio interessato e come e quali saranno i benefici diretti (compensazioni) ed indiretti (sviluppo locale e nazionale) su cui potranno contare in futuro le nuove generazioni.
Insomma, all’estero, in alcuni Paesi civili e democratici come noi vorremmo essere, si contendono (legalmente, con correttezza e cavalleria) progetti ben più allarmanti, senza scontri e recriminazioni. In Svezia due città, si sono “battute” in un concorso pubblico per aggiudicarsi la costruzione sul proprio territorio di una discarica di residui nucleari!!! Chi ha vinto il concorso, felice e soddisfatto, ha ceduto spontaneamente la parte maggioritaria delle compensazioni previste al perdente, in quanto ritenuto danneggiato d’aver perso una buona possibilità di sviluppo futuro.
Capirete che in Italia, ciò appare tanto inverosimile da sembrare una invenzione cinematografica, mentre invece, è prova di corretta politica di informazione data alle popolazioni interessate. Informazioni pulite da ogni possibile interesse di parte, politica o economica che sia, al solo fine di SERVIRE il bene dei propri cittadini.
Nel nostro Paese al contrario riusciamo a mettere in discussione addirittura alcuni progetti passati che hanno portato sviluppo e progresso in proporzioni tali da non poter essere misurati : La bonifica dell’Agro Pontino, è stata presa di mira da alcuni “passionari” ambientalisti quale esempio di distruzione delle peculiarità naturali di quel territorio, ed è tutto dire!
Si tratta quindi di ricostruire tra i cittadini la scala dei valori utile a collocare con logica di interdipendenza, parole ormai vuote quali : salvaguardia dell’ambiente certo, ma anche progresso, sviluppo, opportunità, cercando di comprendere ciò che è un dato di fatto : l’ambiente è maggiormente tenuto in considerazione, là dove sviluppo e progresso concorrono maggiormente a preservarlo.  
Tenendo presente questo concetto e tornando alla Val di Susa ma anche alla terra dove sono nato, la Valle d’Aosta, non è difficile, essendo onesti, riconoscere nel progresso e nello sviluppo portato da strade, ferrovie e tunnel un benessere difficilmente immaginabile 50 anni fa, oppure raggiungibile in altro modo, che hanno fatto di queste terre dei veri paradisi ambientali.
Cosa possiamo fare oggi per la Val Susa ? intanto sarebbe opportuno che i media non andassero a caccia di scoop per poter aprire le prime pagine dei giornali con titoloni ad effetto. Poi sarebbe interessante indagare maggiormente l’umore della gente nei confronti dell’opera, ma non solo della gente direttamente impegnata sulle barricate, in modo da avere chiaro anche, quanto ampio o ristretto sia il fronte della protesta sulla globalità della popolazione interessata.
Sono certo, che fatto questo, già vi sarebbero gli estremi per riportare la protesta illegittima entro la legalità, con il suo corretto peso, al netto di tutti gli “interessi” in campo… e non sarebbe poco.

Alberto Conterio - 01.03.2012

mercoledì 8 febbraio 2012

Economia morente

Economia morente

Non ho ancora ben compreso come si faccia da anni ad occuparsi a tempo pieno della marginalità economica di questo Paese, mentre ciò che, fino alla fine degli  anni ’80 del secolo passato ci ha fatto grandi sta inesorabilmente scomparendo nell’indifferenza generale. Mi riferisco al sistema industriale e manifatturiero d’Italia.

Recentemente, l’attenzione di tutti, puntata sullo Spread o sulla demagogia che circonda l’Articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ha ampliato la forbice che divide l’economia reale italiana - ormai allo sbando - dall’economia utopica che tanto piace ad una classe politica e dirigenziale tanto corrotta e interessata quanto è incapace di porre rimedio ai suoi stessi errori.

Vorrei che per un istante fossimo in grado di soffermarci per riflettere su questi semplici punti : l’ipotetico investitore straniero, o il rampante industriale italiano, capaci di risollevare la morente economia della nostra Patria, non investono più in Italia a causa del l’articolo 18, o perché l’energia necessaria a produrre nel nostro Paese costa mediamente il 40 % in più che all’estero. E poi ancora, questi investitori, sono più spaventati dall’articolo 18 già citato, o dalla tassazione sul lavoro, che risulta doppia rispetto ad altre aree europee (vedi Paesi dell’est)?

Fatta questa considerazione, senza farsi confondere dall’ideologia politica di appartenenza, o senza farsi guidare dall’informazione “deviata” dei giornalai di regime, occorre riflettere anche su ciò che fino a 15 anni fa eravamo, cioè il secondo Paese manifatturiero d’Europa. Ed è stato grazie alla capacità manifatturiera che l’Italia, dopo secoli di sottosviluppo s’è trasformata nel bene o nel male, in una grande potenza economica! E allora è concepibile, che il sistema manifatturiero in Italia sia ormai morente perché assediato ed osteggiato dalla politica e dagli interessi della finanza ?
Quale Italia desideriamo per il futuro ?
Continuiamo a parlare di sviluppo del terziario, o della capacità di innovazione, così come di turismo o di green economy, senza fare i conti con la realtà.  

Alcuni recenti studi della Oxford University’Says Business School) ad esempio, hanno stimato che la capacità di innovazione di un paese è correlata alle capacità della sua industria manifatturiera.
Insomma, se perdiamo il contatto con il “fare”, perdiamo la nostra capacità innovativa in modo irreversibile.
Mi oppongo quindi in modo categorico al pensiero dei liberisti ad oltranza, che ottimisticamente, credono possibile che possa esistere un paese ricco totalmente privo di industrie manifatturiere.

Utopia pensare che “l’industria dei servizi” o il turismo, siano sufficienti a mantenere l’attuale livello di benessere italiano oppure ad accrescerlo. L’Italia ha bisogno di produrre ed esportare beni, per svilupparsi e crescere. Servizi e turismo, servono a far “girare” il denaro da un cassetto all’altro nella migliore delle ipotesi, perché questo diventerà nel tempo sempre più scarso e caro per via degli investimenti che occorrerà fare in futuro per stare al passo con i tempi! Irlanda e Grecia insegnano.

Non parliamo poi di green economy, dove i guadagni dovuti alla produzione fotovoltaica, in questi ultimi due o tre anni, hanno creato l’ulteriore illusione che guadagnare si può, facendo pure del bene alla natura.
I display che con puntualità quasi arrogante, informano sulla produzione istantanea in Kw, esposti a margine degli impianti collocati ormai ovunque sul territorio, e che fanno intendere ad un fiume di denaro “guadagnato” tacciono ormai da sette, otto giorni, cioè da quando i preziosissimi pannelli – lautamente sponsorizzati dalle tasse di tutti noi – sono stati ricoperti dalla neve!
Sarà questo “l’oro nero” italiano? Una fonte energetica che produce molto quando non serve (d’estate) e produce poco o nulla quando serve (d’inverno) può arricchire la nostra morente economia? Questa non è una fonte energetica alternativa o una possibilità di sviluppo nazionale, è una burla, conveniente per agli “investitori” soltanto perché il mercato è drogato da contributi statali immotivati e controproducenti per compiacere una delle tante lobby europee.       

È auspicabile quindi che si riesca ad interrompere il degrado del sistema manifatturiero italiano, riprendendo a lavorare in Italia. Per fare questo però, non possiamo credere e considerare irreversibile l’apertura delle frontiere, la delocalizzazione delle produzioni all’estero, e le “immense” opportunità offerte dal mercato cinese. Sarà forse il caso di ripensare alle scelte degli ultimi vent’anni? Ciò non è un tema particolarmente popolare oggi, ma è pur vero che siamo vicini al punto di non ritorno. Liberalizzare taxi e farmacie, pensando contemporaneamente ad una diversa forma di ammortizzatori sociali e di sussidi di disoccupazione potranno supplire a quanto necessario, definendo dei percorsi alternativi per la crescita di questo Paese?
Si vedrà, ma non sono particolarmente fiducioso.

Alberto Conterio - 08.02.2012

lunedì 6 febbraio 2012

Soldi e politica

Soldi e politica

Sarà un ladro il Senatore Lusi? Lasciamo il verdetto alla giustizia italiana come è opportuno fare in uno stato di diritto, dove fino ad avvenuta condanna, un uomo dovrebbe essere considerato innocente. È opportuno però spendere qualche parola, sul fiume di denaro in cui la politica italiana naviga da sempre, …ma oggi più che mai.


Del referendum che abrogava il finanziamento pubblico dei partiti, se ne ricorda ormai soltanto più Marco Pannella ed i suoi “compagni” del Partito Radicale, che continuano a denunciare da anni il sopruso compiuto nei confronti del popolo italiano. Di fatto, il Referendum vinto con maggioranza bulgara da chi desiderava abolire ogni finanziamento pubblico ai partiti, è stato quasi immediatamente aggirato nei suoi effetti, da un rimborso elettorale, che, stando alle ultime dichiarazioni e denuncie sui media in questi giorni, ammonta a circa 170 milioni di Euro suddivisi per le forze politiche beneficiarie, …all’anno…
Avete letto bene cari lettori, 170 milioni di Euro all’anno.
Ma c’è di più, questi soldini, sono distribuiti anche a quelle forze politiche che, nell’immaginario collettivo non dovrebbero più esistere, come la “Margherita”, partito “sospeso” ma non sciolto per confluire del PD ! E così si spiegano i bilanci paralleli di Luzi, che pur appartenendo al PD appunto risulta ancora in carica alla Margherita con funzioni di tesoriere! E il tesoriere in questione di tesori e bottini deve intendersene parecchio se, …pur “occultando” la somma di 13 milioni di Euro, il bilancio del partito fantasma, ha un attivo di oltre 20 milioni di Euro!
Ma con questi soldi, che cosa ci farà mai un partito “sospeso”? Mistero!
Pensiamo che alla Margherita, in dieci anni, sono giunti circa 200 milioni di Euro!
Si spiega in modo chiarissimo come mai sia impossibile per le forze politiche che non beneficiano di questi “rimborsi” mettersi opportunamente in vista o divulgare le proprie opinioni e proposte.
Con cifre come queste a disposizione Stella e Corona sarebbe capace di approderebbe in Parlamento alla prima occasione anche mutuando il “programma politico” di Scillipoti!
C’è da scommettere che nelle prossime settimane, vi sarà la solita crociata di perbenismo ipocrita contro questo stato di cose, contro il sistema malato, contro i soliti politici… ma nessuno se la prenderà mai più di tanto da rischiare di perdere i benefici acquisiti. Non succederà nulla, come al solito. La repubblica vince sempre, come il banco al casinò! Vedrete…

Alberto Conterio - 6 febbraio 2012