lunedì 7 maggio 2018

La falsa rivoluzione del 1968


La falsa rivoluzione del 1968
Cinquantesimo anniversario da non ricordare

Purtroppo quest’anno, ricorre il cinquantesimo anniversario della rivoluzione socio culturale detta del ’68.
Il movimento nacque originariamente a metà degli anni sessanta negli Stati Uniti e raggiunse la sua massima virulenza nell'Europa occidentale nel 1968, soprattutto in Francia nel mese di maggio, conosciuto appunto come “Maggio francese”.
Inutile girarci intorno o tentare di sminuire questo evento:  fu un taglio netto con l’ordine precostituito precedente. Una linea di demarcazione che separò da quel momento il passato dal futuro.

In tutto ciò, mi sento comunque bene con me stesso. Con tutti i disastri di cui la mia generazione è stata responsabile e testimone, questo fortunatamente, non può esserci attribuito. Aquella data, eravamo ancora dei bambini. Ciò non toglie che le grosse sfide che oggi la nostra stessa generazione è chiamata ad affrontare, quali l’aborto, l’omosessualità, l’agenda gender, l’eutanasia e altre ancora, trovano le loro radici proprio in quel periodo.


Analizzando con attenzione, possiamo affermare che non si può considerare questa rivoluzione, come un movimento della base contro l’ordine costituito del capitale come la si vuol far credere, ma una rivoluzione che ha utilizzato la base per eliminare dall’ordine costituito ciò che era di intralcio allo sviluppo più sfrenato del capitalismo.
Fino a quel momento, a partire dalla rivoluzione industriale, le regole del mondo moderno si basavano sullo scontro di classe, come ben specificato con la pubblicazione a Londra, del Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels. Nonostante tutto però, anche Marx ed Engels, non erano certo originali, in quanto avevano semplicemente ridefinito i criteri e le denominazioni dello scontro classico tra oppressi ed oppressori.

Con la rivoluzione industriale, questo scontro viene focalizzato tra la classe della borghesia e del proletariato. La borghesia, classe rivoluzionaria per eccellenza a partire dal basso medioevo, si trova proiettata nell'età moderna, dopo aver annientato la struttura economica e politica allora esistente. Un sistema economico ormai inadeguato ed obsoleto al frenetico ritmo dell’industria e del commercio, e si consacra classe dominante a tutti gli effetti, essendo in costante ascesa sociale. Anche il proletariato però, traeva beneficio da ciò. Edizione moderna della vecchia e superata servitù della gleba, grazie al raggruppamento e all’organizzazione stabile delle grandi industrie, acquisisce la cognizione della sua forza organizzandosi in corporazioni e sindacati, aspirando e trovando anch’essa in molti casi un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Due classi in lotta, che traevano però origine dalle stesse umili condizioni di partenza, e per questo accomunate dalla stessa morale e dalle stesse regole.

Al contrario, tutti coloro che fino all’avvio della rivoluzione industriale, potevano dirsi grandi e potenti, la grande aristocrazia, i latifondisti, e magnati della finanza, i grandi armatori ecc. presi alla sprovvista da questo fervore, e pur mantenendo i privilegi propri della loro classe, diventano sicuramente meno importanti, per certi versi anche superflui allo sviluppo della società. Uno sviluppo per il quale non provavano necessità e interesse.

La rivoluzione del ’68 insomma, è la rivincita di costoro. La rivoluzione del ’68 è l’emancipazione del grande capitale… per il capitalismo. Un capitalismo assoluto, in cui si possa tornare alla situazione stabile di oppressi ed oppressori di antica memoria, procedendo alla distruzione di ogni valore precedente per azzerare la storia.
Non è un caso che il ’68 sia definita, rivoluzione post borghese e post proletaria, perché è contro queste due classi che viene scatenata.

La rivoluzione del ’68 quindi, viene attuata per eliminare tutti i valori del mondo borghese e di conseguenza i valori del mondo proletario, che sono in fondo i valori del buon senso comune:
Il matrimonio, la famiglia, lo Stato nazionale, la religione, il lavoro fisso, i diritti sociali di base.

Si avvia nel ’68, la lotta contro l’autorità, in quanto Nazione o confine che limita i mercati; contro il Padre di famiglia che rappresenta l’origine e la storia, per togliere agli individui i punti fissi di riferimento; la lotta contro la stessa famiglia, che rappresenta il nucleo della società organizzata, l’ammortizzatore sociale naturale degli individui, dove nascere e crescere protetti; contro il modello dei diritti dei lavoratori organizzati, quale difesa al lavoro stabile e dignitosamente pagato e infine, la lotta ai valori etici e religiosi, dalla quale le persone traggono il cibo per l’anima, tanto immateriale quanto necessaria a fare la differenza tra persone e bestie.
Tutto ciò serve a creare l’uomo nuovo… perfetta pedina senza ricordi, senza valori, senza riserve etiche, facile preda della nuova “religione”: il libero mercato.

Gli slogan urlati di allora, “vietato vietare”, o “godimento individuale illimitato” rappresentano la punta della lancia con la quale il grande capitale opera il sistematico abbattimento delle barriere e delle limitazioni, contribuendo ad allentare prima e distruggere poi il tessuto sociale coeso “del gruppo”, dalla quale le persone, seppur “limitate” traevano beneficio e forza dalla collettività, per varare una società fatta di individui singoli, sicuramente più liberi, ma soli davanti alle avversità del mondo.
Guarda caso, in occidente, la finanza, e le multinazionali da allora non hanno più smesso di crescere in dimensioni e forza, arrivando ormai a controllare non solo il mercato, ma le stesse economie e politiche nazionali.

Concludendo, le rievocazioni e le manifestazioni in ricordo di questa sciagura, sono ridicolaggini vergognose di quel residuo di società, che già allora non era in grado di vedere oltre il proprio naso. Persone usate come burattini contro il loro stessi interessi, che oggi rappresentano il passato remoto di un futuro che non avevamo bisogno di cercare. Un futuro che alla luce di quanto oggi succede ha cancellato il vero futuro alla quale aspiravamo per migliorare non solo le nostre condizioni di vita ma la nostra stessa interiorità. Invece di ricordare, sarà bene dimenticare e rivedere totalmente la nostra organizzazione e la nostra società per azzerare il pericolo di dover presto soccombere a tutto e a tutti.

Alberto Conterio - 07.05.2018

lunedì 23 aprile 2018

Come USA Regno Unito e Francia hanno perso la faccia: dalle bugie all’impotenza militare


Speciale Siria: Dall’attacco occidentale alle conseguenze strategiche
Come USA Regno Unito e Francia hanno perso la faccia: dalle bugie all’impotenza militare

Mentre in Italia, ci si appassionava alle ultime puntate dell’isola dei famosi, in Medioriente abbiamo nuovamente sfiorato l’apocalisse dell’umanità. Mentre scrivo questo articolo a quasi dieci giorni dall’attacco alla Siria da parte delle tre potenze nucleari occidentali, mi sento decisamente più tranquillo. Parlo chiaramente dell'attacco di Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia. Le tre potenze egemoni dell’occidente, gli esempi a cui noi tutti, fin da bambini siamo stati indotti a imitare e sognare!
Sono più sollevato, non perché gli obiettivi siano stati distrutti ed il feroce dittatore messo a tacere, ma perché questo attacco non è degenerato in uno scontro diretto con la Russia di Putin.
Sia chiaro, non lo dobbiamo al buon cuore di Statista (con la esse maiuscola) del presidente russo, e nemmeno ad un suo passo indietro per evitare militarmente l’occidente, …non c’è ne stato bisogno!
A fermare “l’occidente” è bastata la Siria.
Tutti coloro che hanno seguito con apprensione quello che doveva essere uno scontro duro e pericolosissimo per la pace mondiale, sono rimasti quasi sorpresi, “delusi” anche! Non è successo praticamente nulla insomma.

Ma non desidero correre: chi ha appreso via via dalla stampa e dagli apparati comunicativi del regime (occidentale) le notizie, ha vissuto i giorni intercorsi tra il presunto attacco chimico di Assad del 7 aprile a Douma fino all’attacco di ritorsione occidentale nella notte tra il 14 e 15 aprile 2018 in un clima di piena crisi russofobica.
Senza considerare i messaggi dello stesso Presidente Trump su Twitter, intrisi di arroganza e intimidazioni alla volta della Siria e della stessa Russia, non si può negare il clima di isterismo che ha accompagnato la preparazione all’attacco. Un dovere da compiere insomma, senza se e senza ma, per punire il criminale siriano e tutti i mascalzoni che lo appoggiano! 
La “diplomazia” occidentale unita, brandendo il bastone, ha sovrastato irrimediabilmente la ragione di chi, contrario all’uso della forza, chiedeva soltanto di capire e di avere risposte, evidenze… notizie certe. Da parte loro i russi, appellandosi all’ONU, hanno chiesto anch’essi prove, e la possibilità di trovare una soluzione con il dialogo, aggiungendo però, che avrebbero risposto colpo su colpo, anche militarmente!!!
E qui occorre appuntare che l’ONU non è stato in grado di gestire questa “grana”, e bisognerà prima o poi prendere atto ufficialmente di ciò. Non è possibile che un’organizzazione creata per risolvere questioni di carattere internazionale, non abbia l’autorità necessaria per tenere a bada le solite teste calde, che si arrogano il diritto di bombardare chi pare loro…

Detto questo, credo sia doveroso porre al lettore una domanda: secondo Voi, il Presidente Bashar al Assad, ormai certo d’aver vinto la guerra contro i tagliagole dell’ISIS, grazie all’aiuto della Russia, decide di utilizzare armi chimiche contro donne bambini a Douma, per attirare gratis, le ira delle potenze occidentali?

Se pensiamo che neppure Hitler, nelle ultime drammatiche fasi della seconda guerra mondiale impiegò armi chimiche, possiamo credere che le abbia utilizzate Assad che si trova oggi in una situazione assai  migliore?

Io credo che, le armi chimiche, utilizzate solo durante la Grande Guerra di cento anni fa, siano diventate in seguito, per i “detentori” della verità, libertà e della democrazia, un “mezzo” su cui poter sempre contare per avere o creare un’occasione, un casus belli, la possibilità di screditare un vicino o una potenza avversaria che non si pieghi ai loro dettami… Fu così anche per l’Italia durante la guerra d’Etiopia. Avevamo messo le mani negli interessi altrui, e fummo accusati e sanzionati dalla Società delle Nazioni (tra le altre cose) anche per l’uso indiscriminato di gas. Non è forse vero?
  
Nel frattempo, desidero ricordare la veridicità sulla presenza delle famose armi di distruzione di massa di Saddam Hussein in Iraq, per citare uno dei casi più eclatanti di questo nostro tempo?  
Ma torniamo alla Siria. Se il “regime” avesse davvero utilizzato armi chimiche contro il suo popolo all’inizio di aprile, a negli anni precedenti come più volte denunciato, vi sarebbero state migliaia di persone a manifestare in piazza e nelle strade la loro solidarietà e la loro lealtà al Presidente Bashar Al-Assad, dopo l’attacco missilistico di Trump, May e Macron del 13/14 aprile scorso?


Per chiudere una volta per tutte la barzelletta sull’impiego delle famigerate armi chimiche da parte di Assad, facciamo presente che, le inequivocabili prove rinvenute e brandite dal presidente francese Macron come una spada infuocata restano ad oggi sconosciute. Alla domanda da parte della diplomazia russa di poterle vedere, la Francia, non ha saputo rispondere altro che le prove erano “segrete”. Ma di cosa stiamo parlando dunque?

A questo punto, vale la pena spendere qualche parola sullo Stato Siriano:
- In Siria non sono presenti Banche private o controllate dall’estero
- la Siria vieta gli alimenti geneticamente modificati e la coltivazione e l' importazione degli stessi
- la Siria è l' unico paese arabo che non ha debiti con il Fondo Monetario Internazionale, né con la Banca Mondiale o con chiunque altro.
- la Famiglia Assad appartiene all' orientamento Alauita dell’Islam, cioè la parte tollerante dello stesso.
- le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini allo studio, alla sanità e all’istruzione
- le donne siriane non sono obbligate a indossare il burka, e la Sharia (la legge islamica) è incostituzionale
- la Siria è l' unico paese arabo con una Costituzione laica e non tollera movimenti estremisti
- circa il 10% della popolazione siriana appartiene a uno dei molti rami cristiani sempre presenti nella vita politica e sociale del paese
- la Siria è come Stato l’unico proprietario (pubblico) del petrolio presente sul suo territorio (riserve per 2,5 miliardi di barili) e lo ha riservato all’uso interno
- la Siria si è sempre opposta all’egemonia regionale sionista all' apartheid israeliano nei confronti dei palestinesi.
E’ sarà forse per questo che il popolo ama il suo Presidente, perché la Siria di Assad, prima di questa guerra, era un modello di tolleranza, modernità e progresso sociale, come dimostrano le stesse parole del nostro ex presidente della Repubblica in visita a Damasco ospite proprio del “criminale”, passate alla storia. Napolitano dichiarò durante una cerimonia alla presenza del presidente Assad e della moglie: “Esprimo apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in Medioriente e per la tutela della libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti”.

E dopo questa lunga ma necessaria disamina di fatti ed eventi, vorrei proporVi una piccola analisi al “poderoso” attacco missilistico ai danni della Siria e alle sue conseguenze…  frutto di una ricerca effettuata tra i principali siti di informazione “tradizionali” e meno conosciuti sull’argomento, incrociando le informazioni divulgate. Stranamente poche per l’occasione. Comincio con lo scrivere che i documenti fotografici e i filmati dell’evento sono addirittura rari, e ciò e quanto mai strano per chi, ci ha abituato a vere rappresentazioni Hollywodiane nelle altre occasioni belliche, con esibizioni copiose di immagini e filmati: Guerre del golfo 1 e 2, Afganistan, Libia ecc.
Per l’attacco del 13/14 aprile, il filmato maggiormente trasmesso, riguarda l’arrivo notturno di alcune scie di fuoco alla periferia di Damasco, seguite dal riverbero in lontananza di alcune esplosioni… 


 

Questa curiosa reticenza nella divulgazione, fa pensare male, e se sommiamo ciò al fatto che, il governo siriano non ha denunciato vittime dovute allo stesso attacco, posso solo pensare che i danni siano stati davvero molto limitati. A conferma di ciò, riporto quanto dichiarato da un portavoce dell'esercito russo: "secondo le informazioni, nessuna vittima va deplorata tra la popolazione civile o le forze armate siriane".
Altra cosa strana che fa riflettere, sono gli obiettivi presi di mira e “battuti” come si dice in gergo, …tre in tutto!
Si parla solo di un centro ricerche "clandestino" per armi chimiche (o che si supponeva tale), in realtà si trattava del Centro Ricerche Farmaceutico di Barzah fuori Damasco e di altri due siti di produzione/stoccaggio presso Him Shinshar a sud della città di Homs.
Altre installazioni militari, dove potevano essere presenti militari russi sono state accuratamente evitate, e sembra che gli ultimi contatti tra Macron e Vladimir Putin prima dell’azione, fossero destinati a prendere le dovute precauzioni, dimostrando nel complesso - ed è un bene - che la sola presenza russa ha un certo effetto di deterrenza su Stati Uniti ed alleati.

E' doveroso aggiungere inoltre, che i siti di Him Shinshar, non erano mai stati indicati come possibile obiettivo, in quanto, fino a pochi giorni prima del'attacco, rientravano ancora nella porzione di territorio controllato dai terroristi dell'ISIS! Questa singolarità, dovrebbe destare in ognuno di noi un ragionevole dubbio: sono stati attaccati perché erano diventati da poco luoghi di produzione e stoccaggio, oppure occorreva al più presto cancellare delle prove scottanti? Forse le prove definitive della collusione esistente tra le potenze occidentali e i tagliagole dell'ISIS?
E poi altra domanda, ma perché se in queste località erano immagazzinate sostanze chimiche nocive come è stato asserito, dopo il bombardamento non è stata misurata nessuna presenza di residui chimici nelle vicinanze delle stesse?
Tutte domande che avrebbero potuto trovare ufficiale risposta se non vi fosse stato l'attacco, in quanto era in programma proprio in quell'area una serie di ispezioni dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC, o anche OPCW in inglese). Sarà una combinazione anche questa???

Ma andiamo oltre. Dalle rare immagini che si possono vedere e che sono state additate come evidenza del successo militare ai media occidentali nella conferenza stampa successiva all' attacco dal Tenente Generale Kenneth Mc Kenzie, appare chiaro che il sito di Barzah non può essere stato colpito dai 76 missili dichiarati ...senza essere diventato un enorme cratere fumante profondo diverse decine di metri, così come per la zona di Him Shinshark, dove si asserisce siano giunti a bersaglio 22 missili sul un fabbricato industriale di produzione e 7 missili su un bunker di stoccaggio, non sono evidenti danni paragonabili al trionfalismo delle dichiarazioni fatte! E allora può venirci in aiuto una fonte informativa ufficiale russa – messa a margine o del tutto silenziata dagli organi informativi occidentali – secondo la quale, 71 dei 105 missili lanciati contro la Siria sono stati abbattuti o resi innocui dalla difesa aerea siriana!!!

( Il Centro Ricerche di Barzah)

Se ciò fosse vero, e alla luce delle menzogne divulgate a quintali in questi giorni, tutto può essere,  vorrei asserire - con buona probabilità di non sbagliarmi - che l’attacco occidentale è stato un clamoroso fiasco, sia tattico che strategico.

Per essere buono, anche se la difesa siriana fosse riuscita ad abbattere solo la metà dei 71 missili dichiarati, sarebbe un risultato eclatante. Tale risultato, ottenuto con sistemi antiaerei, acquistati diverse decine d’anni fa, al tempo ancora dell'Unione Sovietica, evidenzia l’impotenza della Nato, contro un avversario strutturato e addestrato.
Certo possiamo pensare che questi sistemi missilistici siano stati modernizzati di recenti dai russi, oppure che i russi, “disinteressatamente” abbiano fornito dai loro sistemi di calcolo e di rilevamento i dati necessari al miglior contrasto possibile, ma resta il fatto che un numero elevatissimo di super costosissimi e modernissimi missili occidentali sono stati distrutti; missili, che Donald Trump aveva descritto qualche ora prima dell’attacco come "nuovi, belli e intelligenti".
Un missile Storm Shadow francese, come quelli utilizzati dal Regno Unito, costa 800.000 sterline e un Tomahawk americano più di un milione di dollari. Se il tasso di successo è stato soltanto del 31%, ci si chiede quale sia l’effettiva capacità di Stati Uniti ed alleati oggi, di condurre un'azione di disarmo (come quella condotta a suo tempo contro l'Iraq nel 2003). Affinché tale azione abbia la stessa capacità distruttiva di allora, occorrerebbero oggi, migliaia di missili per colpire gli obiettivi necessari.

Per un Paese come la Siria, gli analisti del settore hanno giudicato necessario l'impiego di non meno di 4000 missili, per assestare un primo colpo, tale per cui la difesa indebolita, risultasse poi meno letale per poter proseguire con minor rischio l’azione di disarmo completo con aerei pilotati.
Ciò equivale in sintesi ad una spesa folle di circa 5 miliardi di dollari nella sola prima giornata d’azione. È facile capire che l'efficacia dimostrata della difesa aerea siriana ha messo in discussione il modello militare ed economico su cui gli Stati Uniti "dormono" dalla "Guerra del Golfo" del 1991. Per farla breve, tatticamente, Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno rimediato una sonora figuraccia, dimostrando che il loro modo di condurre oggi un’operazione militare è superato.

Purtroppo però,c’è di più… Le conseguenze di tale sconsiderato modo d’agire vanno oltre naturalmente. Jean-Luc Mélenchon  (politico francese, fondatore nel 2008 del Partito di Sinistra) candidato alle elezioni presidenziali del 2017 ha dichiarato: "Gli attacchi alla Siria sono infondati e senza mandato dell'ONU, contro di esso, senza un accordo europeo e senza il voto del Parlamento francese (...) È una vendetta degli USA, un'escalation irresponsabile". Questo è l'aspetto principale della questione che sfugge all’informazione truccata che ci tocca ascoltare. Un attacco militare è un atto di guerra che andava inquadrato dalla legge internazionale e prima autorizzato da una risoluzione condivisa con il resto della comunità mondiale. In questo caso invece è stata fatta valere solo la legge del più forte. Decidendo di attaccare unilateralmente e senza mandato, Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno dimostrato e confermato (se ve ne fosse stato ancora bisogno) quanto poco gli interessino il diritto internazionale e le Nazioni Unite.

Ciò è gravissimo, perché può solo convincere altri Paesi ad acquisire quanto prima armi nucleari per proteggersi da tali azioni. In altre parole, Donald Trump, Theresa May ed Emmanuel Macron hanno confermato che la proliferazione nucleare è, per alcuni Paesi, una scelta necessaria ed irrinunciabile per poter sperare di non essere costretti a subire la volontà altrui. Allo stesso tempo, ha confermato ai leader dei Paesi che hanno conseguita questo traguardo, la buona scelta fatta a suo tempo anche a costo di notevoli sacrifici economici. Iran, Arabia Saudita, Algeria, Turchia e numerosi Paesi asiatici economicamente e tecnologicamente capaci, da domenica 15 aprile, potrebbero rivedere i loro piani in tal senso, per “assicurarsi” un futuro.
In conclusione, questo attacco, non ha certo reso il mondo più sicuro o più giusto. In realtà ha aumentato i rischi d'instabilità internazionale e fatto scendere al mondo, un altro gradino della scala che porta al girone del caos.
E’ stata solo stupidità o grossolana irresponsabilità? Ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che l’attacco fu deciso per ragioni probabilmente diverse da quelle dichiarate. E qui sarebbe interessante capire, cosa mai avrebbero dovuto seppellire questi missili… quali prove? quali responsabilità? quali verità?
Purtroppo, con molta probabilità, non lo sapremo mai!

Alberto Conterio - 23.04.2018

lunedì 26 marzo 2018

Gli Stati Uniti d’America e la pace militarizzata


Guerra e pace
Gli Stati Uniti d’America e la pace militarizzata
               
In passato ho già denunciato altre volte, come gli Stati Uniti d’America siano negli anni divenuti il principale sponsor mondiale del terrorismo internazionale. In quest’ottica quindi vorrei aggiornare la mia opinione al riguardo alla notizia recentissima sulla nuova iniziativa per aumentare la capacità di difesa americana, definita "strategia di difesa nazionale".
L’articolo di Robert Fantina sul l’Herald Tribune del 23 gennaio scorso, ci permette di apprendere che questa nuova strategia - annunciata da Elbridge A. Colby, vicesegretario alla Difesa statunitense per la strategia e lo sviluppo delle forze - si basa su un concetto semplicissimo: "La strategia di difesa nazionale cerca di attuare la pace attraverso la forza e attraverso l'affermazione del ruolo internazionale degli USA, l'alleanza e la struttura del partenariato degli Stati Uniti e la necessità di costruire un vantaggio militare per mantenere i principali equilibri di potere regionali" Così ha affermato Colby!
Credo che l'esame di queste poche parole sia molto importante: "Pace attraverso la forza" ha affermato Colby, evitando contemporaneamente di menzionare concetti come giustizia, diritto internazionale o diritti umani. Evidentemente questi non sono ideali che interessano i potenti Stati Uniti. Mi chiedo: finché potranno usare la "forza" bombardando qualsiasi Paese o regime non sia loro gradito, potremmo vantarci di vivere in “pace”?


Oppressione, morte, carneficine e le sofferenze di intere popolazioni, per gli Stati Uniti, sono il semplice prezzo per la distorta definizione di pace data da loro stessi?
Per quanto riguarda "L'affermazione del ruolo internazionale degli USA", mi chiedo ancora a quale ruolo si fa riferimento. Poliziotto internazionale corrotto (ad immagine e somiglianza della polizia nazionale statunitense) che stabilisce le regole man mano che procede, fungendo da giudice, giuria e boia, come più volte dimostrato in questi anni?
Gli Stati Uniti si sono arrogati il diritto di rovesciare governi eletti democraticamente e di sponsorizzare e addestrare terroristi, con conseguenti scia di morti, torture e scomparsa di milioni di persone nel mondo.
Quando si cita "L'alleanza e la struttura della partnership degli Stati Uniti", significa che gli Stati Uniti, mostrano come specchietti per le allodole le loro “allettanti” alleanze, che a meglio guardare si rivelano per le menzogne che sono. “Alleanze” rappresentate da fantomatiche coalizioni di pura fantasia da utilizzare per ammantare di legittimità ciò che in sede di Nazioni Unite non ha ottenuto i mandati ed i permessi necessari!

Infine, "La necessità di costruire un vantaggio militare per mantenere i principali equilibri di potere regionali" evidenzia la prepotenza di voler continuare a imporre la propria “legge” al mondo intero.
Teniamo presente che oggi non esiste un equilibrio di potere come l’abbiamo inteso durante la guerra fredda. Grazie a Dio, la Russia di Putin, nonostante le difficoltà, ha saputo mantenere la capacità di effettuare con successo una ritorsione strategica nucleare in risposta ad un attacco preventivo. Solo ciò garantisce oggi “la pace” tra le nazioni sviluppate, sacrificando però intere regioni a conflitti perenni di bassa intensità, taciute il più delle volte dai media di regime.

Gli Stati Uniti d’America, spendono per le proprie forze armate quanto le otto successive potenze militari assieme. Già oggi gli stati Uniti schiacciano la sovranità altrui con bombardamenti, destabilizzazioni asimmetriche, sanzioni e quant’altro verso qualsiasi nazione, con totale impunità ed in spregio alle leggi internazionali. Questo “impero” mantiene quasi 1000 avamposti, presidi e basi militari nel mondo, di cui almeno 40 delle immediate prossimità dell'Iran. Il loro vantaggio militare è già oggi travolgente e minaccioso per l’intero pianeta. A quale vantaggio mirano allora?

Tutta questa potenza militare è servita forse ad eliminare il Terrorismo come aveva annunciato il presidente Bush dopo “l’attentato” alle torri gemelle? Non saranno forse necessarie tutte queste spese militari a coltivare e foraggiare il terrorismo? Carta da gioco simile ad un Jolly usata per avviare guerre per procura o destabilizzare le aree geostrategiche di loro interesse!  È ormai chiaro a tutti che il terrorismo mondiale diminuirà drammaticamente solo quando gli Stati Uniti ridurranno le proprie spese militari.  
Bisogna chiedersi perché gli Stati Uniti debbano spendere così tanto, quando il 13% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà ufficiale. Oltre il 20% dei bambini statunitensi vive in povertà. Nell'istruzione pubblica, gli Stati Uniti sono a metà delle nazioni industrializzate, mettendo i propri studenti a rischio di non competere in un mercato sempre più globale. La cosiddetta "rete di sicurezza", le risorse per i poveri, si riduce continuamente così da poter alimentare i militari. Gli studenti universitari si laureano con un debito enorme, a causa dei prestiti governativi ad alto interesse, mentre altri Paesi applicano una frazione dell'importo che le scuole statunitensi fanno pagare per le tasse scolastiche, oppure offrono un'istruzione universitaria gratuita.
In questo contesto generale, Colby annuncia un incremento delle spese militari. Funzionari governativi e Generali statunitensi si riferiscono a ciò parlando di bilancio della "difesa", ma le forze armate statunitensi hanno ben poco a che fare con la difesa; sono forze armate prettamente offensivo, come possono testimoniare esempi passati e presenti.
I membri del Congresso, legati ai gruppi di potere dell'industria della "difesa" che in genere sostengono le loro campagne elettorali e le loro rielezione, mentiranno ancora ai loro elettori per ottenere questo budget, necessario a “difenderli dal male che esiste nel mondo”, omettendo di dire che gran parte del male nel mondo oggi è logica conseguenza della criminale politica estera degli stessi Stati Uniti.
Vale la pena citare alcune indagini internazionali che indicano negli Stati Uniti la minaccia maggiore alla pace mondiale. Uno studio del 2017 indica che, a livello globale, il 24% degli intervistati considera gli Stati Uniti una minaccia. Il successivo Paese più temuto risulta essere il Pakistan, con l'8%. Altro che Stati canaglia!!!

Gli Stati Uniti alimentano intenzionalmente la paura, per mantenere la comunità internazionale ai loro ordini, e giustificare fuori dai confini territoriali loro, un immenso apparato militare. Ma non potrà controllare il mondo per sempre; Cina, Russia, India e Iran diventano sempre più potenti economicamente e anche militarmente. L'alleato più vicino degli Stati Uniti inoltre, Israele, è anch’esso condannato internazionalmente a causa dell'orribile, continua e brutale oppressione dei palestinesi.
Ma, occorre concludere purtroppo con un monito: gli alleati degli Stati Uniti, ultimamente hanno preso più volte le distanze da essi, e hanno trovato più conveniente stringere alleanze con partner diversi. Ciò conferma che gli Stati Uniti, al di fuori dei proclami e degli annunci ad effetto, tutti gestiti da una stampa servile e condizionata, sono una potenza in affanno, e, una potenza mondiale in declino rappresenta sempre un pericolo per la pace mondiale.
La speranza di non cadere nel baratro della guerra quindi, non risiede negli Stati Uniti d’America, ma nelle altre Nazioni, che trovano maggior interesse alla pace per continuare a crescere, prosperare e aumentare la loro influenza internazionale.

Alberto Conterio - 26.03.2018