mercoledì 3 dicembre 2008

Il monito di Napolitano

Suonano davvero male per la politica e le Istituzioni le parole ultime del Presidente Napoletano in visita lunedì e martedì alla sua città natale, Napoli.
In questa nuova visita infatti, il Presidente ha voluto invitare gli amministratori ed i politici locali a fare autocritica, ponendo dubbi sugli ultimi 15 anni di governo e di amministrazione della cosa pubblica in quell’area. “Stop a corruzione e clientelismo” ha dichiarato, svelandoci nel contempo il suo forte turbamento per la morte dell’ex assessore Nugnes.
Poi partendo da una considerazione sul ruolo delle fondazioni culturali, ha dichiarato solennemente : “Questa e altre fondazioni hanno assoluta necessità di ripensare il rapporto cultura-politica e di reagire a fenomeni sempre più pesanti e niente affatto nuovi. Io lo scrissi nella conclusione provvisoria della mia autobiografia politica (nel 2005, ndr) parlando di impoverimento culturale e morale della politica, fenomeno che è sotto gli occhi di tutti. Si fa enorme fatica a dirlo e a reagire”
E certo che si fa fatica a dirlo, …non possiamo che dargli piena ragione.
Egli infatti, non può certo dimenticare che fino a ieri era un politico e che non ha mai fatto altro che politica in questa repubblica. Ogni decisione presa, e ogni impoverimento avuto in questi anni, sono anche una sua responsabilità. Personalmente continuo a ripetermi “impoverimento culturale e morale della politica, fenomeno che è sotto gli occhi di tutti” innegabilmente sotto gli occhi di tutti, come è innegabile che questo processo è nato e si è sviluppato soprattutto negli ultimi 15 anni grazie quindi a queste Istituzioni repubblicane. Possiamo negarlo ?
“Si fa enorme fatica a dirlo e a reagire”. Dirlo si può, pur essendo difficile, ma diventa impossibile reagire senza abbandonare l’attuale ideologia preconcetta sulle possibili scelte Istituzionali a noi precluse da 60 anni.
Occorre avere il coraggio di dire basta a corruzione e clientelismo senza dissociare questi termini dalla madre loro, che è la repubblica.
Per reagire quindi occorre avere la possibilità di dare un colpo di spugna a questo scellerato stato di cose (la repubblica) e instaurare una novità, una nuova Monarchia Costituzionale.
Modifiche costituzionali, federalismo, processi giudiziari spazzapolitici e cambio di numerale dell’attuale repubblica non sono sufficienti. Sono ormai venti anni che ci raccontiamo queste ipocrisie per poi dover assistere a simili dichiarazioni dal più alto rappresentante della repubblica stessa ?
Facciamola finita. Se vogliamo bene a questo Paese torniamo almeno ad essere credibili !

Alberto Conterio - 03.12.2008

Pubblicato anche su Politicamentecorretto.com al Link

http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=9422

venerdì 31 ottobre 2008

Il 4 Novembre è abolito !

Abbiamo fatto prima di quanto ci si poteva attendere...
Questo nostro Paese, molte volte sembra davvero essere giunto in fondo al barile della vergogna, poi come per incanto, si supera la crisi, e ci ritroviamo a scendere verso un livello ancora più basso.
Dal dopoguerra ad oggi infatti, abbiamo perso quasi completamente i nostri valori storici che potevano essere "il Signore iddio, l’amore per la nostra Patria, la Famiglia", e in cambio abbiamo avuto il nichilismo, il relativismo e il politicamente corretto di questa repubblica di rissosi ed avventurieri.
Le città distrutte le abbiamo ricostruite, ma i nostri valori no, abbiamo fatto a gara a dimenticarli più in fretta !
Abbiamo tutti la pancia piena, ma ci sentiamo da tempo vuoti dentro, vergognosi del nostro passato, della nostra cultura, della nostra identità. Alcune “brave” maestre di Padova, hanno deciso in questi giorni, che la commemorazione della Vittoria del 4 Novembre prossimo, non sa da fare !
Si potrebbe con essa discriminare chi italiano non è, …si sono giustificate.
Sarebbe davvero il caso di capire se si riferivano agli extracomunitari, che al contrario avrebbero potuto apprendere una delle nostre pagine di storia unitaria più importanti, oppure si riferivano ai figli dei padani che si divertono da tempo, nell’indifferenza istituzionale a chiamare noi “Italiaoti”, dimostrando soltanto la loro totale quanto interessata scemenza.
Non c’è davvero limite al peggio, e siamo così giunti ormai ad abolire a scuola, quella perfetta, che non è necessario cambiare, anche il ricordo dei caduti per la Patria. Del resto anche nella nostra provincia il 4 novembre non è un degli argomenti più trattati nelle scuole. E che sarà mai stò 4 novembre, cade pure di martedì, …un giorno lavorativo !
Altro che riforma della scuola del Ministro Gelmini. Qui occorrerebbe riformare il Paese.
Io capisco, che i valori sopra indicati sono armai considerati un ingombrante retaggio del passato, ma possiamo fare a meno del nostro passato, della nostra storia e della nostra cultura ? Se vogliamo nel futuro continuare a sopravvivere mostrando con interessata ipocrisia il marchio Made in Italy, esso può essere disgiunto dalla nostra cultura e dalla nostra storia senza perdere di significato ? Certo possiamo abbinarlo semplicemente alla nazionale di calcio o all’isola dei famosi, ma non appariremo pericolosamente “simili” ai tanti Made in Congo o Made in USA che affollano le bancarelle del mercato oggi ?
Sarà quel che sarà, …abbiamo valenti istituzioni a nostra tutela.
Al popolo i festeggiamenti allegri di Alloween, quelli si !
Viva l’italia repubblicana !

Alberto Conterio – 31.10.2008

venerdì 24 ottobre 2008

90° Anniversario della Vittoria nella Grande Guerra 1915-18

Non vi è popolo oggi che meglio degli Italiani riesce a farsi del male da solo o meglio ad auto denigrarsi. Ci si accorge di ciò in modo particolare se si ha avuto occasione di viaggiare all’estero, soprattutto in quei paesi dove gli italiani emigrati prima dell’ultima guerra o subito a ridosso della sua fine hanno mantenuto intatto l’orgoglio d’appartenenza. Un orgoglio pulito, un orgoglio che non si ferma alla nazionale di calcio, e che va oltre le scelte e le appartenenze politiche.
Il 4 novembre di quest’anno oltre ad essere una data importante in se per ciò che rappresenta nella storia del nostro Paese, acquista ulteriore valore per il compimento dei 90 anni dalla vittoria che vide l’Italia completare finalmente la sua unità.
Questa unità oggi sempre più messa in discussione, dovrebbe far assumere a questa data una particolare valenza sociale, che adeguatamente supportata da istituzioni attente a preservare questo patrimonio, potrebbe assumere il ruolo di nuova partenza per uno spirito patriottico mai del tutto sopito e quanto mai necessario alle sfide che il futuro ci riserverà.
Nulla invece.
Al contrario, tutto ciò che farebbe la felicità di popoli senza cultura e senza storia, che si aggrappano ad un tacchino nel giorno del ringraziamento quale punto di origine della loro società, da noi viene svalutato, denigrato, deriso, ammorbato da opinioni non contestuali al tempo, che in un crescendo inesorabile di questa repubblica, hanno portato l’italiano medio a credere d’essere …non un valore aggiunto di questo pianeta, ma un ingombro, un danno perpetuo, un pacchiano e provinciale errore nella storia.
Ecco così che l’orgoglio di un tempo, s’è trasformato nel breve volgere di 40 anni, in una vergogna dalla quale tutti indistintamente tentano di prendere le distanze.
Napoleone Bonaparte a St. Elena ebbe a dire “ L’Italia è una sola nazione. L’unità dei costumi, della lingua, della letteratura dovrà finalmente, in un avvenire più o meno prossimo, riunire i suoi abitanti sotto un sol governo “
Sbagliò anche Lui povero uomo ?
Si, Napoleone era un asino, ed il Risorgimento quale fenomeno preannunciato dalle sue parole, soltanto un aborto contro natura dovuto alla volontà di una Dinastia di conquistatori !
Che dire della Guerra di Libia del 1911 ? …bieco colonialismo. La grande Guerra oggetto di questo sfogo ? una inutile carneficina nella migliore delle ipotesi, oppure più vergognosamente una “vittoria mutilata” dovuta al salvataggio degli alleati dopo il disastro di Caporetto.
La guerra d’Etiopia ? una crudele conquista territoriale alle spese di un inerme popolo dell’Africa nera, e così via fino a giungere all’apoteosi sulla Seconda Guerra Mondiale, dove il bi-pensiero della correttezza politica repubblicana odierna attribuisce l’errore dell’entrata in guerra contemporaneo all’errore della nostra uscita anticipata da essa marchiandolo di tradimento. Un capolavoro di ipocrisia, un “volo pindarico” insomma !
Mi chiedo cosa potrà mai pensare un ragazzino che entrando nell’età della ragione scopre d’essere un Italiano ? Possibile mai che i nostri antenati emigranti, fossero solo dei mafiosi, che i coloni fossero tutti degli aguzzini e i nostri soldati sempre in fuga su ogni fronte ? Sono le “verità” di comodo di istituzioni che non hanno valori propri da proporci e che non potendo confrontarsi alla pari con quanto vi era di positivo prima di esse, promuovono da decenni lo smontaggio sistematico delle nostre glorie passate, …della nostra epopea. Queste falsità programmate portano alla frustrazione anche i caratteri più risoluti, abbattono le volontà più profonde, riducendo gli italiani in larve dalla mente malleabile !
Tante sciagurate menzogne, sono purtroppo diventate nel tempo “verità” come ho sopra scritto, ma vale sempre la pena differenziarsi dal grigiore di questa “correttezza politica” tanto in voga, definibile più propriamente “pulizia mentale”.
E allora da Italiano mi sento orgoglioso del processo di Unità condotto dagli Italiani e da Casa Savoia nell’interesse di tutte le generazioni venute in seguito che da quel processo hanno trovato finalmente la forza di alzare la testa di fronte allo Straniero. Uno straniero che dalla nostra divisione traeva vantaggi economici, politici e territoriali.
Perché sentirci proprio noi colpevoli di colonialismo, quando ultimi tra gli Europei a tuffarci in quell’era fummo i primi ad abolire la schiavitù e gli unici a organizzare autonomie nelle terre poste sotto il nostro controllo ? Non sono ancor oggi colonialisti i portatori di libertà, legalità e fraternità nostri vicini, sfruttando isole lontane per i loro test nucleari, dopo che hanno sfruttato per secoli popoli e risorse straniere ?
Non sono i nostri amici a stelle e strisce colpevoli di aver sterminato i popoli pellerossa e costretti gli ultimi “esemplari” nelle riserve ? Vogliamo ricordare che questi “esempi” di democrazia, sul finire degli anni ’60 del XX secolo, ancora discriminavano i neri sugli autobus e nelle scuole ?
Vogliamo infine parlare di Britannici, Belgi e Portoghesi, cacciati ovunque a fucilate sul finire degli anni cinquanta del 900 appena trascorso, dopo secoli di imperialismo brutale ?
Ma perché mai dovremmo prendere lezione di buon comportamento da costoro, additati come Paesi guida ? Perché mai, dobbiamo sentirci vergognosamente inferiori o succubi ?

Torniamo quindi all’argomento. Vogliamo quest’anno festeggiare degnamente questo importante anniversario, …la Vittoria nella grande guerra 1915-18 ?
Pare proprio di no almeno nelle intenzioni.
Quelle repubblicane odierne infatti, sono le istituzioni che pur spendendo oltre 4 milioni di dollari per la stele di Axum, smontata e rimontata a nostre spese in Eritrea, in “riparazione danni” alla nostra occupazione (…che ridere), hanno stanziato …pare, 700.000 Euro per questa commemorazione ufficiale.

Leggiamo infatti : Roma, 23 ott. (Adnkronos) - Le celebrazioni per la ricorrenza del 4 novembre, festa delle forze armate, dell'unita' nazionale e 90° anniversario della fine della I Guerra Mondiale, ''non graveranno sul bilancio della Difesa'' e comunque ''certi valori non hanno prezzo''. Taglia corto, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, nel ribattere alle ''polemiche su un giornale'' riprese ''da qualcuno in maniera disinformata''. Nel presentare a Palazzo Chigi il calendario delle cerimonie in programma, sottolinea che l'intera manifestazione sara' finanziata con un apposito fondo e costera' poco piu' di 500mila euro per gli appuntamenti in programma tra il 4 e il 9 novembre in 20 citta' italiane (300mila solo la grande serata conclusiva presentata da Rita Dalla Chiesa e Fabrizio Frizzi a Roma con il concerto di Andrea Bocelli a Piazza del Popolo), cifra a cui bisogna aggiungere 200mila euro di spese per la comunicazione istituzionale.

Non solo quindi i soldi sono pochini, ma si è fatta pure fatica a trovarli, lavorando molto di “ingegno italico o di scaricabarile” per evitare pesi sui bilanci di questo o quel ministero.
Insomma il 4 novembre di quest’anno, non è una celebrazione, …è un peso. Una eredità del passato, che non si farà fatica nei prossimi anni a debellare, annoverandola tra le eredità scomode e vergognose lasciate da Casa Savoia.
C’è da scommetterci !
Noi provvederemo comunque anche quest’anno a ricordare i morti, e la loro gloria, innalzando come sempre la nostra bandiera stemmata.
La Bandiera d’Italia !!!

Alberto Conterio - 24.10.2008

venerdì 17 ottobre 2008

La Democrazia delle minoranze chiassose

Mi sono sempre chiesto già ai tempi in cui frequentavo le scuole superiori a Torino negli anni ’80, perché gli oltre 1500 allievi della mia scuola dovessero più volte al mese soccombere alla soprafazione di poche teste calde che picchettando l’entrata, obbligavano noi a scioperare. Inutile dire che complice anche la possibilità così offerta di saltare un giorno di scuola, nessuno si è mai sognato di reagire a questa violenza, come è inutile ricordare anche a conferma di ciò, che solo poche decine di noi accoglieva l’invito di adunanza in Piazza Albarello (punto di incontro per l’avvio delle manifestazioni del tempo). Di fatto, era un giorno di “vacanza” e basta, …la politica la si lasciava a chi aveva la “barba”. Certo, così era per molti, ma non per tutti, ed in effetti, un certo senso di sconfitta in me come per alcuni altri amici era già presente e si e conservato intatto fino ad oggi. Da qualche anno ormai ho capito, che ciò che provavo non era altro che il senso di sconfitta dovuto all’offesa che in quei momenti si portava alla Democrazia.
E’ così oggi. Nulla di fatto è cambiato. Ancora una volta, l’autunno sta diventando caldo, e come sempre, si scontrano due Italie. L’una chiassosa, pronta a scioperi e proteste, l'altra ben più silenziosa ed operosa, immersa nelle proprie occupazioni con buon senso, responsabilità e dedizione al lavoro.E' l'eterno scontro fra una minoranza portatrice di caos e disordine, ed una maggioranza che con frustrante pazienza tenta di proseguire il suo cammino nella società e per la società, chiedendo solo di poter operare nell’ordine, accompagnati da decisioni rapide da parte di chi governa.
In questi giorni, l’opposizione alla riforma della scuola del Ministro Gelmini, è come se mi avesse riportato indietro nel tempo. Le sensazioni sono le stesse di allora. La maggioranza delle persone che conosco, che frequento per lavoro, con cui ho occasione di parlare per mille motivi, concordano in gran parte con le proposte di riforma scolastica che il Governo si appresta ad approvare. I punti dubbi, o contrari sono pochi e perlopiù marginali. Ma allora perché i media ci inondano con notizie di manifestazioni, occupazioni, proteste ? E’ forse in gioco qualcosa di diverso del futuro dei nostri figli ? Qual è l’Italia che protesta così rumorosamente da oscurare la verità ?
Ma chi sono le persone che protestano ? Sono forse gli studenti che intendono proseguire gli studi pro forma saltando gli ostacoli più difficili giovandosi della possibilità di accumulare i debiti in avanti (e poi si vedrà…) ? Sono forse gli insegnati o altro personale scolastico riempitivo assunti in passato quale investimento elettorale delle forze politiche più disparate ?
Se è vero che viviamo in Democrazia, la “maggioranza silenziosa” questa volta deve dimostrare la sua presenza. Dobbiamo uscire allo scoperto anche noi, non possiamo porgere ancora la guancia a chi sa urlare più forte, a chi ha l’appoggio della visibilità mediatica, di chi insomma ha a cuore la veniale convenienza o la promozione di ideologie politiche. Non stiamo parlando di ammortizzatori sociali o di centri di intrattenimento giovanili. Stiamo parlando di scuola ed istruzione, quindi del futuro di questo Paese !

Alberto Conterio - 17.10.2008

mercoledì 15 ottobre 2008

Il Teorema repubblicano che promuove la Monarchia

LA 'MONARCHIZZAZIONE' DELLA REPUBBLICA ITALIANA ?
La più alta carica dello Stato spesso è indotta (da certi opinionisti) ad appiattirsi sul tracciato del proprio predecessore
In Italia, è in atto uno strano fenomeno: quello della «continuità» istituzionale. La più alta carica dello Stato spesso è indotta (da certi opinionisti) ad appiattirsi sul tracciato del proprio predecessore. Ecco l’esempio più emblematico. Nel 2006, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 200, accogliendo il ricorso presentato il 10 giugno 2005 dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha dichiarato che non spettava al Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, «impedire la prosecuzione del procedimento volto alla adozione della determinazione presidenziale relativa alla concessione della grazia»a Ovidio Bompressi (l’ex esponente di «Lotta continua», condannato, in via definitiva, a 19 anni, 9 mesi e 8 giorni di reclusione, per avere sparato e ucciso il commissario Luigi Calabresi a Milano il 17 maggio 1972).
La sentenza della Consulta, che ha definito l’indicato conflitto interorganico, è stata pubblicata il 24 maggio 2006, quando l’avvicendamento alla presidenza della Repubblica (ed al ministero della Giustizia) si era già compiuto.
Sul piano strettamente giuridico-costituzionale, nulla obbligava il nuovo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a dare corso alla determinazione del suo predecessore (di concedere la grazia a Ovidio Bompressi).
Soltanto il pensarla allo stesso modo di Ciampi (sulla ricorrenza di quelle ragioni «eminentemente umanitarie ed equitative», ma non – beninteso – politiche, in quanto costituzionalmente illegittime) avrebbe potuto indurre – per come avvenuto – il neo Presidente della Repubblica a concedere l’indicato provvedimento di clemenza.
All’indomani della pubblicazione della citata sentenza della Consulta, alcuni autorevoli commentatori hanno affermato che sarebbe stato «paradossale» se Napolitano non avesse dato corso al provvedimento di grazia.
Il discorso regge, ed è difficilmente criticabile, se visto in relazione al destinatario del medesimo provvedimento, che ne avrebbe già da tempo beneficiato se l’allora Ministro Castelli non avesse impedito il completamento del relativo iter con la famosa nota ministeriale del 24 novembre 2004 (annullata dalla citata sentenza della Consulta).
Viceversa, non regge affatto se lo si astrae e se costituisce un ennesimo, pressante invito al Presidente Napolitano a proseguire sulla stessa “linea” di Ciampi. In tal caso, sarebbe deleterio per le sorti della Repubblica italiana.
Chiariamo l’assunto. Come si ricorderà, lo stesso Ciampi non si è reso saggiamente disponibile ad una sua ricandidatura al Quirinale, sul rilievo che un presidente che resta in carica due settennati sarebbe più un «monarca» che un presidente di uno Stato repubblicano. E non è monarchia se il successore si appiattisce sulle posizioni assunte dal predecessore (un po’ come avviene nelle successioni al trono, ove l’erede viene scelto essenzialmente per questa sua attitudine)? E’ noto che la “continuità” si apparenta meglio con la monarchia che con la repubblica.
In altri termini, meno – in futuro – il Presidente Napolitano la penserà allo stesso modo di Ciampi (la cui integrità morale ed istituzionale è fuor di dubbio), più la forma repubblicana della nostra Italia sarà scevra di squilibri. D’altra parte, il presidente della Repubblica italiana è, per Costituzione, il rappresentante dell’unità nazionale, e non del pensiero del proprio predecessore.

Alfonso Masselli

http://www.capitanata.it/newsrecord_long.php?tar=6614



Il discorso del Sig. Masselli non fa una grinza, e si sposa perfettamente con l’attualità del sistema istituzionale italiano, ma come Monarchico non posso non leggere tra le righe di quanto scritto.
Egli afferma che la “continuità istituzionale” riduce la repubblica ad una sorta di Monarchia. Cosa intende dire ?
Non siamo stati concordi nell’affermare ovunque (non parlo da Monarchico o da repubblicano ma semplicemente da cittadino) che la continuità istituzionale è un bene prezioso per il Paese, la società, l’economia ed il mondo produttivo ? E poi ancora, accertato che le linee guida di un Presidente sono corrette e hanno un impatto positivo sulla società, per quale motivo non dovrei “continuare” ad osservarle istituzionalmente ?
Cos’è che il Sig. Masselli vuol dimostrare allora ?
Probabilmente il Sig. Masselli stretto nella sua stessa ideologia estrema del suo essere repubblicano, non si avvede di valorizzare indirettamente proprio l’Istituto della Monarchia ereditaria. Egli osteggia di fatto ciò che la “continuità istituzionale” rappresenta per il buon funzionamento di uno stato e plaude invece ad un sistema capace di continui cambi di rotta al fine stesso (non necessario ma demagogico) di dimostrare la vitalità di un sistema repubblicano.
In tal modo Egli tenta invano di scindere ciò che è buono da ciò che non è politicamente corretto a dimostrare l’equazione repubblicana per eccellenza : l’errore della successione ereditaria .
Questo “errore” è invece la carta vincente della Monarchia al fine di assicurare nel tempo la vera Democrazia al popolo e per il popolo.
Ma torniamo a quanto asserisce il Sig. Masselli nel suo articolo : “due mandati presidenziali in Italia (14 anni) fanno apparire un Presidente quasi un Monarca” Verrebbe da credere che volesse terminare la frase con un bel “…che schifo !!!”
Se la continuità in una repubblica, provoca nei suoi sostenitori più audaci simili “irritazioni”, perché non procedere nel riformare questi tempi al ribasso, promuovendo un periodo di 3 o 4 anni soltanto ?
Non sarebbe un segnale di grande dinamismo o di un maggior e più spinto radicamento repubblicano ?
Ci ritroveremo così, al pari di altre repubbliche, (repubbliche solo sulla carta) che si trovano costrette a campagne presidenziali ogni 3 anni circa, e dove nella quasi totalità delle volte, il Presidente al suo primo mandato è confermato al secondo, nel tentativo patetico quanto necessario ad ottenere un minimo di “continuità istituzionale” necessaria a garantire lo sviluppo armonico della società e del paese.
Il cerchio si chiude. L’estremo dinamismo invocato dal Sig. Masselli a legittimare la repubblica, viene evitato dai paesi stessi che lo promuovono perché è sintomo di non sviluppo, è fenomeno turbativo della società, …in parole più semplici, è caos ed anarchia.
Rendiamo grazie al Sig. Masselli, che da buon repubblicano, ci fa comprendere quanto sbagliata sia la repubblica che viviamo e quanto potrebbe essere migliore il nostro paese retto da una Monarchia Costituzionale ereditaria !

Alberto Conterio - 15.10.2008

giovedì 11 settembre 2008

"Costituzione, valore che divide"

Napolitano : non tutta Italia la accetta
Alcuni italiani hanno ancora problemi a identificarsi con la Costituzione secondo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Al termine del suo viaggio in Finlandia ha detto che la piena identificazione nei valori della Carta repubblicana da parte di alcuni settori della società è ancora una questione aperta, nonostante siano gli stessi dell'Europa "sanciti anche recentemente nel trattato di Lisbona". (…) ''Penso che si siano tutte le condizioni - ha aggiunto - perché si vada verso questo comune riconoscimento dei valori e dei principi della nostra Costituzione. Questo discorso - ha sottolineato - non ha nulla a che vedere con quello che riguarda le possibili, necessarie e concertate modifiche della seconda parte della Costituzione. Quindi ho considerato con grande favore il fatto che nelle scuole primarie fra gli insegnamenti si introduca la disciplina 'Cittadinanza e Costituzione ''. (…) ''Mi auguro - ha osservato - sia l'inizio di uno sforzo maggiore della cultura, della politica, dell'informazione. Non so se nel celebrare il 60/o anniversario della Costituzione si sia fatto abbastanza per mantenere gli impegni. Prima di chiudere l'anno non dobbiamo ancora considerarci pienamente soddisfatti “'.

http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo426711.shtml


A parte il fatto, che è davvero scortese, l’abitudine tutta italiana (dei politici italiani) di parlare dell’Italia e della sua politica interna quando sono in visita all’estero, ospiti ufficiali di personalità o di Istituzioni, ma… senza troppo curarci dell’etichetta del Presidente Napolitano, dobbiamo convenire che ha ragione. Ha ragione da vendere, quando afferma che l’attuale Costituzione repubblicana è un valore che ci divide. E come potrebbe essere altrimenti ?
Questo documento, che pur osservandolo con rispetto, non approvo a partire dall’articolo 1 per finire anche peggio con il 139, è figlio di una assemblea costituente ammorbata da una maggioranza filo-sovietica figlia della truffa elettorale/referendaria del 1946, che in spregio alla stesse regole che si era data, si auto prorogò i tempi pur di terminare la sua compilazione. Costoro, senza rispetto alcuno per il popolo che per loro interesse pretendevano di rappresentare, avevano già messo fuorilegge con un colpo di stato la Monarchia, e vollero vestire la costituzione della nuova era con un abito intollerante, antidemocratico ed eterno. Possiamo noi oggi, a maggior ragione, dopo tanta evoluzione politica e sociale approvarla ?
Mi stupisco del contrario. Mi stupisco che vi siano insomma, ancora degli individui disposti a fare la figuraccia di crederci !
Ricordiamo la Storia : Lo Statuto Albertino del marzo 1848 voluto da Carlo Alberto di Savoia, Re di Sardegna, seppe diventare la Costituzione dell’Italia che voleva unirsi e che unì tutti i popoli italici. Questo documento repubblicano invece dopo 60 anni di vita continua a dividerci… Non sono certo io “visionario” del terzo millennio ad avvalorare questa tesi, fu Crispi nel 1865 a scindere le proprie responsabilità da quelle del Mazzini, affermando con la celebre frase “la repubblica ci divide, la monarchia ci unisce” e così è stato !

11.09.2008 - Alberto Conterio

martedì 9 settembre 2008

8 settembre 1943, ...ancora demagogia !

Anche quest’anno, la nostra ammalata repubblica ha commemorato la storia nel giorno dell’8 settembre a modo suo. Come di consueto, l’occasione di approfondire il fossato tra la Storia con la “S” maiuscola e l’inganno di comodo, proiettato ad autoalimentare il potere che la regge, non è stata sprecata…
Sul palco d’onore si sono divisi equamente il tempo oratorio La Russa Ministro della Difesa e Napolitano Presidente della repubblica, ognuno secondo i suoi personali orientamenti politici di riferimento.
Il primo ha avuto parole d’elogio per i ragazzi della RSI che “difendevano” la Patria e l’onore di essa, il secondo ha ricordato l’inizio dell’epopea della resistenza, sulla quale questa repubblica dichiara di essere fondata.
Sarebbe stata una bella cosa, quale atto definitivo di pacificazione se, tra un colpo alla botte ed uno anche estremo al cerchio fosse rientrata l’opera di SM il Re Vittorio Emanuele III, che seppe creare questa possibilità, destituendo Mussolini il 25 luglio ormai democraticamente sfiduciato, e concludendo poco più di 30 giorni dopo un armistizio con le potenze nostre nemiche, quando tutto sembrava impossibile e ormai perso. Nulla di tutto questo.
Che questi fatti siano avvenuti poi, rispettando alla lettera lo Statuto Albertino (la nostra costituzione di allora) e la continuità delle istituzioni dello stato, dovrebbe riempirci di orgoglio e farci pensare al sacrificio che ciò ha comportato per molti nelle forze armate e nella popolazione d’Italia per un futuro migliore di quello che si poteva intuire continuando nella fornace della guerra. Ciò è tanto vero, che il Presidente Ciampi, molto più oculato e riflessivo, lo riconobbe nella commemorazione del 2006. Quest’anno, il silenzio…
Si è preferito invece “utilizzare” Rai 2. Tv di stato, pagata da tutti i contribuenti per distribuire ancora nell’orario di massimo ascolto, la menzogna per deviare le menti. Al Tg2 delle 20.30 infatti, è parso opportuno “montare” in regia gli interventi “politicamente corretti” del Presidente Napolitano e del Ministro La Russa con le dichiarazioni farneticanti di uno “storico” mai-sentito-chi-è , che facevano addirittura rimpiangere le conoscenze in materia di una velina del cabaret !!!
Abbiamo così dovuto ripassare come scolaretti, la lezioncina del Re in fuga, dei Generali in balia dei tedeschi senza ordini, delle sofferenze provocate per questo alla popolazione ed alla morte dello Stato e dell’Italia.
Insisto e ripeto, …si è divulgato ciò in aperto contrasto con la verità storica documentata e da quanto asserito dallo stesso Presidente Ciampi, due soli anni fa !
Questa è la Tv di Stato, questa è la politica sopra alla Storia, queste sono le menzogne che questa repubblica dell’inganno propina da 60 anni al nostro popolo.
Come cittadino prima, e monarchico poi, chiedo alla classe dirigente politica italiana che verrà, che questo scempio possa un giorno trovare la parola fine.
Continuare così, non fa bene alla nostra intelligenza ed alla nostra cultura.

09.09.2008 - Alberto Conterio

martedì 2 settembre 2008

Riflettendo su Mazzini e le presidenziali USA

Quasi una barzelletta le presidenziali americane mettono bene in risalto (in chi vuol vedere) l’assurdità odierna del sistema repubblicano. Pur immaginando di non dover subire l’ormai giornaliero collegamento di aggiornamento dagli USA con l’evidentissimo trattamento di riguardo offerto dai nostri media per Obhama, (perdendo l’ennesima occasione d’apparire sopra le parti) non si può non sorridere schifati da tanta ipocrisia e spreco di oltre oceano. Mc Cain ed i Repubblicani non ci è dato di conoscerli , ma per quanto riguarda i Democratici sappiamo che sono stati spesi ad oggi decine di milioni di dollari in questi mesi in battaglie verbali tra Lady Clinton e Obhama, per poi stringere tra essi un accordo. Hanno detto e dichiarato tutto ed il contrario di tutto alla ricerca del sesso degli angeli che permettesse di accaparrarsi il voto singolo necessario a prevalere l’uno sull’altra pomposamente mossi dal vento della “Democrazia” che appare sempre più spesso (soprattutto in USA), un accordato strumento pubblicitario per costringere i cittadini a “comprare” il prodotto più Trend del momento.
Di fronte a tanto squallore e a tanta manifesta ignoranza di un popolo senza storia e senza cultura si fa più forte in me, l’invidia per quei popoli che evitano tutto ciò stretti intorno ai loro Sovrani.
Perfino il mercanteggio e gli intrallazzi della nostra più gretta, radicata ed interessata classe politica diventano seri nell’elezione dovuta ogni sette anni per il Quirinale.
Voltandomi verso quelle Democrazie che compiute davvero e garantite dai correttivi offerti alla partitocrazia ed agli interessi delle multinazionali ormai veri surrogati dello Stato nello Stato dall’Istituto Monarchico, non temo d’essere smentito dichiarando quanta meno giustizia e più spreco rappresentino le Repubbliche nel mondo, inficiando il funzionamento corretto dello Stato ed in definitiva minando di fatto la libertà stessa dei cittadini.
Compatendo il povero Mazzini per ora, non ci resta che riflettere.

02.09.2008 – Alberto Conterio

venerdì 18 luglio 2008

Viva l'Italia sempre !

Stamane, acquistando un panino da poter mangiare nella pausa pranzo, non mi sono accorto d’aver ricevuto in resto al biglietto da 5 Euro con cui ho pagato, anche una moneta da un Penny del Regno Unito, scambiata forse erroneamente per una da 5 centesimi di Euro. Senza voler sindacare sul fatto che al cambio potrei averci perso o guadagnato, desidero fotografare con questo mio scritto una situazione che, pur presa scherzosamente, dovrebbe invece farci riflettere sulla nostra attuale situazione di Stato sovrano, senza sovranità o quasi.
Vorrei infatti soffermarmi sulla perdita di identità dei cittadini, e la perdita del sentimento nazionale, in quanto è ormai assodato che con l’entrata in circolazione della nuova moneta Europea, il nostro potere d’acquisto è diminuito in modo vistoso fin dalle primissime battute. A confermare ciò, che sembrava l’eresia di pochi Eurocontrari, sono oggi un numero elevato di docenti universitari e di “famosi” economisti, prima impegnati a “raccontarci” la favola dei suoi vantaggi, che ha dovuto ammettere gli evidenti svantaggi e grazie a ciò, il palese impoverimento del nostro ceto medio.
Il normale cittadino di questa repubblica infatti, già privato del suo orgoglio “grazie” ad Istituzioni lontane ed inutili dedite dalle loro origini alla corruzione ed all’inganno, menomato nell’onore da una malavita organizzata che appare all’estero più famosa della cultura e delle opere d’arte che il nostro paese ha esportato per 20 secoli, ci tocca anche subire la beffa di tenere in tasca monetine sconosciute, oltre che svalutate.
E’ una prova da fare… tiriamo fuori di tasca le monete in nostro possesso, e ci accorgeremo che oltre a qualche clamoroso errore (vedi il Penny su citato) diverse di esse si differenziano dal grigiore generale della monetazione Europea per non essere neppure coniate in Italia.
Ora voglio ricordare, che il primo segno tangibile della sovranità o dell’indipendenza di un Signore rispetto ad un altro, di una città o di una regione è sempre stata nella storia, la possibilità e la capacità di coniare o battere moneta.
Uno Stato senza moneta propria di fatto non è uno Stato. Così, come abbiamo già avuto modo di capire, L’Italia non è più uno Stato sovrano, lo conferma ogni volta che un provvedimento di questa repubblica viene apertamente contestato e contrastato dall’Unione Europea. Succede quando si decide di mettere una stampella alla compagnia di bandiera Alitalia, oppure quando è nostro desiderio scontare le salate multe dovute dagli allevatori “birichini” che facendo bene il loro lavoro hanno prodotto più latte di quanto consentito. Ma può un organismo nato per migliorare la condizione dei cittadini Europei multare gli stessi cittadini perché hanno fatto meglio del previsto ? Pare di si ! In questi giorni poi siamo arrivati ad essere additati da Bruxelles come razzisti per delle impronte digitali, da chi fino a ieri a costretto gli extracomunitari nei ghetti o in un passato non troppo remoto, li commerciava come quarti di bue. Pazienza !
Ciò che invece la pazienza la fa perdere spesso, è che un italiano che si sente tale, non abbia più ben chiari i segni tangibili della sua identità, e delle differenze che ne fanno un’entità speciale. Personalmente infatti, ritengo che un italiano non è mai banale o un peso nel mondo, ma sempre e comunque un valore aggiunto, e fa male doversi confondere a forza nel blu stellato dei banchieri.
Tornando ai banchieri dell’Unione Europea, che per conseguire i loro obiettivi non si fermano neppure davanti alle volontà popolari (peraltro a noi negate da questa repubblica dell’imbroglio), a segnare la nostra residua sovranità, abbiamo ancora il ricordo ed il valore simbolico del nostro Risorgimento. Seppur sbiadito, è ciò che resta della libertà, quella vera, che veniva invocata da SM Umberto II di Savoia per ammonirci che con essa tutto era ancora possibile. Senza questa libertà invece, tutto è perduto.

18.07.2007 - Alberto Conterio

mercoledì 9 luglio 2008

No Cav-Day del 08/07/2008 a Roma

…il meglio della repubblica.

In repubblica, il caos, eretto a simbolo stesso della Stato è una cosa normale. E’ evidente in ogni Paese di questo pianeta, dal piccolo al grande. In italia però, quella con la “i” minuscola della repubblica italiana il caos è parte integrante anche delle forze politiche che si chiamano all’opposizione del Governo in carica. L’indecoroso spettacolo di giullari senza fisso lavoro, messo in piazza l’8 di luglio a Roma da Grillo e Travaglio è l’apoteosi di questo sistema Istituzionale basato dal dopoguerra sulla truffa e l’inganno.
In esso coloro che dovevano fare opposizione di piazza ai primi provvedimenti del Governo, erano simpaticamente in …disaccordo tra loro. Così abbiamo assistito ad invitati che si defilano e importanti uomini politici dissociarsi dall'iniziativa. Volgari insulti e falsità rivolti a persone e critiche pesanti a Sua Santità il Papa. Cosa possa centrare il rappresentante della Chiesa Cattolica con i provvedimenti del Governo, è un mistero che solo la mente malata o depressa di Grillo può svelare. Ciò ci fa comprendere a quale livello di “insufficienza” siamo globalmente giunti. Comici, gli attacchi al Capo dello Stato, al Partito Democratico e non sappiamo più a cosa e a chi ancora, in un carosello che poteva attrarre un pubblico formato soltanto da chi non aveva neppure un cagnolino da accompagnare al parco ! Resta il fatto che il popolo “sovrano” si aspetterebbe di meglio di questo squallido spettacolino in un momento di crisi tanto acuta quanto l’attuale ...o no ?
Insieme al sole di questi giorni, non possiamo far altro che "goderci" questa repubblica, o comunque questo teatrino, dove, pur non potendo più associare un volto ai tanti burattinai, siamo invece sicuri d’essere noi i burattini manovrati con tanta e sapiente bravura !!!

09.08.2008 – Alberto Conterio


Da tgcom.it… il resoconto della memorabile giornata :
http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo420802.shtml


No Cav-Day, finisce in turpiloquio - 08/07/2008
Grillo e Guzzanti contro Colle e Papa

La manifestazione di Piazza Navona contro il governo finisce in turpiloquio: durante il "No Cav Day" Grillo e Sabina Guzzanti se la prendono con tutti, da Berlusconi a Veltroni, dal Papa a Napolitano. La folla si scalda ma il polverone sarà oggetto di scontro. Il comico, in diretta telefonica, definisce Napolitano ''un Morfeo che sonnecchia, ma poi firma provvedimenti per la banda dei 4". Lo stesso Di Pietro prende le distanze dagli attacchi.

Grillo e la Guzzanti
"Io Pertini, Ciampi o Scalfaro non me li immagino a firmare cose del genere...''. spiega il genovese. Il riferimento è al lodo Alfano che garantisce l'immunità per le prime quattro cariche dello Stato. Grillo non risparmia poi i partito politici (''Sono 15 anni che ci prendono per il culo con l'alternanza finta''), invitandoli, ''dopo aver mandato il Paese in rovina, a farsi il passaporto per un vaffa...''. Dopo Grillo è la volta di Sabina Guzzanti. Comincia con le indiscrezioni sulle intercettazioni del premier intonando una filastrocca: Osteria delle ministre... "paraponziponzipo"... le ministre so' maestre..."

La gente
A Piazza Navona la gente c'è nonostante il giorno feriale ed il sole. Si capisce dalle magliette ''Fermiamo il Caimano'' e da slogan come ''Presidente che cuccagna la Carfagna'' che i manifestanti sanno che dal palco non si userà il fair play e subito il direttore di Micromega Paolo Flores D'Arcais attacca il ''piduista Fabrizio Cicchitto'' ed il governo che ''vuole l'impunità totale di tutti i criminali''. Ma un baluardo in difesa del presidente della Repubblica era stato eretto subito dal 'presentatore' Mattia Stella, che aveva chiesto in apertura l'applauso per il capo dello Stato. Ed infatti nessuno, prima di Grillo, attaccherà Napolitano e nessuno prima di Marco Travaglio si scaglierà contro il Pd.

Di Pietro e la P2
Di Pietro arriva in piazza con largo anticipo e si muove come padrone di casa nella marea di bandiere Idv. I girotondini e gli intellettuali preferiscono l'ombra sotto il palco e defilati fanno la loro prima apparizione pubblica dopo la batosta elettorale Oliviero Diliberto del Pdci e Angelo Bonelli dei Verdi. L'ex Pm è fedele agli annunci e picchia duro dopo che aveva definito ''mafioso'' lo stile del premier per imporre i provvedimenti giudiziari. ''C'è in atto un comportamento da nuova P2 - incalza Di Pietro dal palco - proprio P2 perché sono sempre quelli''. E, alludendo ad altre opposizioni, assicura che ''quando c'e' emergenza democratica si sta al fronte''.

Colombo indignato
Colombo ascolta sotto il palco e subito dopo le parole di Grillo si indigna dopo che aveva chiesto garanzie sul fatto che non sarebbe stata una manifestazione contro il Colle e il Pd ma contro le ''malefatte'' del governo. L'indignazione monta dopo gli insulti, anche volgari, di Sabina Guzzanti e l'ex direttore dell'Unità si sfoga: ''Sono indignato, non ho mai partecipato ad una manifestazione in cui dal palco si lanciano offese a chicchessia. Sia Grillo che Travaglio hanno sbagliato intervento''. E mentre l'ulivista Giovanni Bachelet abbandona polemicamente la piazza, alla fine anche Di Pietro è costretto a prendere le distanze da Grillo e dalle parole contro il Papa.

La querela
E a chiusura di giornata l'annuncio di querela della Carfagna: "In riferimento alle parole volgari e fantasiose della comica Sabina Guzzanti - si legge in una nota - il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna ha dato mandato all'avvocato di Roma Federica Mondani per adire le vie legali nei confronti della figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti.

mercoledì 2 luglio 2008

Ancora uno schiaffo a questa repubblica...

Viene da Bondi, l’ennesimo schiaffo all’attuale repubblica delle “bufale”. Alla cerimonia di apertura del 23simo Congresso mondiale degli architetti, tenutosi nei giardini della Reggia di Venaria Reale in Piemonte, Sandro Bondi, nella sua nuova veste di ministro dei Beni Culturali, ha bollato l’architettura del dopoguerra come “brutta, banale ed insignificante”.
L’architettura e l’arte in effetti seguono come un’ombra i periodi storici con i loro risvolti sociali, economici e politici.
L’architettura dell’antica Roma ci parla di grandezza, ricchezza ed ingegnosità, che non può essere smentita. Seguì il periodo medioevale, che con costruzioni fredde, buie ed arroccate, rispecchiavano il momento di decadenza ed insicurezza.
Il rinascimento poi segna il ritorno alla fiducia, il miglioramento sociale ed economico di un mondo che si svegliava dopo lungo assopimento.
Con il periodo barocco sono evidenti i segni di grandezza e l’opulenza di un’Italia che pur oppressa ancora da potenze straniere mirava comunque a fare strada.
Così ogni epoca o momento storico, ha il suo riscontro nell’arte e nell’architettura.
L’attuale repubblica della corruzione e delle vergogne quindi, viene bocciata anche in questo campo, allineandosi con la bruttura delle sue costruzioni e delle sue città al peggior periodo di decadenza medioevale.
Possiamo affermare che l’elenco delle evidenti negatività di questa repubblica sia finito ?
Auguriamocelo. Nel frattempo con soddisfazione, incassiamo implicitamente un elogio per quell’Italia Regia, che viene spesso definita con sufficienza “l’italietta”, quell’Italia che da anni la meschinità di mille interessi ed ideologie politiche tenta inutilmente di farci dimenticare.

02.07.2008 - Alberto Conterio

lunedì 30 giugno 2008

Italiani : sfiducia nelle Istituzioni

Archiviato il Campionato europeo di calcio , sostituito lo sfortunato Donadoni con la “volpe” Lippi, la massa degli italiani si ritrovano a dover ripiegare la brava bandierina tricolore nel cassetto per i prossimi due anni. A firma Alberto Calle intanto, mi e capitato di leggere un interessante articolo sul Corriere della sera di ieri 29 giugno.
In esso l’Eurispes fotografa una realtà preoccupante nella quale i cittadini di questa repubblica (quasi il 50%) hanno visto diminuire negli ultimi 12 mesi, la loro fiducia nelle Istituzioni.
Già, perché noi italiani, siamo i cittadini europei che pagano le tasse più alte della media europea e guadagnano molto meno degli altri per mantenere una classe politica di privilegiati, che da sinistra a destra dell’intero arco politico le hanno già promesse tutte, senza averne mai mantenuta una !
Si potrebbe obiettare che è mancato il tempo… e qualcuno lo ha anche sottolineato.
In effetti tra un litigio e l’altro, un’intercettazione, uno scandalo, una polemica ed un ribaltone sarebbe utopia credere possa restare il tempo da dedicare al popolo, se non fosse che di anni dall’avvento di questa repubblica ne sono passati oltre 60.
Nel lontano 1946, fu promesso di “modernizzare il Paese”, di “ridurre gli sprechi”, di “moralizzare le Istituzioni”, di “rendere al popolo la sua sovranità”. Dunque ?
Noi Monarchici italiani, pur dispiaciuti, restiamo attenti osservatori di tanto sfascio.
Anche se emarginati come “infetti” e confusi nella nebbia dell’oblio programmato, non smetteremo di puntualizzare le responsabilità di tanto regresso nella società d’oggi.
Siamo altresì fiduciosi che presto o tardi, per il bene del nostro Paese, la verità dovrà essere affrontata. Sarà il giorno in cui stretti intorno ai nostri “simboli” e da essi garantiti, potremo finalmente confrontarci ad armi pari con le migliori Democrazie di questo nostro continente.

29.06.2008 - Alberto Conterio

venerdì 20 giugno 2008

Gli obiettivi Monarchici

Periodicamente, il mondo Monarchico italiano si mette in fibrillazione parlando di traslazione in Italia delle salme dei Sovrani ormai scomparsi e tumulati all’estero.
Ci sono momenti in cui tutto sembra volgere al meglio, altri in cui si fa presto a farsi prendere dalla depressione più cupa.
Facendo un discorso crudo e dal più ampio orizzonte, possiamo dire che questo argomento fa parte dello storico programma socio-politico dell’Associazionismo Monarchico italiano come fa e faceva parte dei programmi di tutti i movimenti e partiti politici dichiaratamente Monarchici di oggi e di ieri :

Rientro dei Principi in esilio
Abrogazione e/o modifica costituzionale al riguardo dell’Articolo 139.
Traslazione delle Salme in Italia dei Sovrani tumulati all’estero

Sappiamo bene che la strada fatta è stata difficile (o inconcludente) ed è oggi più faticosa ed in salita che mai. Vediamo i punti…

I Principi in esilio sono rientrati da tempo, ma sbagliano coloro che attribuiscono meriti a questo o quel politico e/o esecutivo di Governo. I Principi non potevano più essere tenuti in esilio, perché il tribunale Europeo sui diritti dell’uomo, avrebbe di li a poco sentenziato quanto anacronistica e draconiana fosse la pretesa di questa repubblica “della democrazia e delle libertà” di non osservare i Diritti Umani sanciti dalla Convenzione Europea firmata dalla stessa repubblica Italiana in Roma il 4 Novembre 1950.
La repubblica ha proceduto quindi facendo la minor brutta figura possibile di fronte al mondo, concedendo una deroga alla XIIIa disposizione “transitoria”.
I Principi infatti risultano essere ancora dei cittadini di serie B, preclusi nei diritti più elementari, quali la proprietà privata. Sappiamo bene inoltre, come le Istituzioni ed i media abbiamo lavorato all’unisono alcuni anni dopo questo evento nel ridurre la crescente popolarità degli eredi di Umberto II, screditandoli ingiustamente agli occhi dell’opinione pubblica a colpi di macete !

Altra storia riguarda l’Articolo 139 della costituzione repubblicana. Esso recita testualmente “La forma repubblicana dello stato non può essere oggetto di revisione”.
Le speranze nostre, di vederlo abrogato sono pari a quelle di riportare in vita i dinosauri estinti da 180 milioni di anni, e non illudiamoci che… l’eventuale rivisitazione del documento costituzionale del 1948 in versione pseudo federalista possa portare a noi Monarchici uno spiraglio sufficiente a poter ripetere il Referendum del giugno 1946.
E poi, anche se fosse, quale potrebbe mai essere il risultato ?
Ricordiamoci che contro la Monarchia Sabauda è in atto da oltre 60 anni un infame processo extra-giudiziario pilotato, con metodi stalinisti, da una coalizione di nemici di Casa Savoia che abbraccia tutto l’arco politico nazionale, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Così come è in atto nel nostro Paese una criminalizzazione della Monarchia in generale. Avendo la possibilità costituzionale di riportare gli italiani al voto referendario sul quesito Istituzionale, occorrerebbero da oggi, almeno 10 anni di riabilitazione sociale e culturale di un popolo vessato e pilotato, per rimettere le carte in pari e giocare la partita “referendum” con le stesse possibilità. Per fare ciò, non basta la nostra buona volontà, …ci vuole una volontà Istituzionale sopra alle parti, che abbia a cuore la giustizia, l’onestà, la democrazia, il rispetto della sovranità popolare ed il rispetto della storia del nostro Paese.
Mera illusione di qualche sprovveduto !

Resta quindi per ora, di concentrarsi sulla traslazione in Italia delle Salme dei Sovrani deceduti in esilio e tumulati all’estero. Obiettivo ristretto al quale occorre puntare nel medio periodo per appianare un torto e per restare “visibili”.

Su questo argomento, sono convinto che mi farò dei nemici per quanto scriverò di seguito : dissento nel modo più assoluto da tutti coloro che sarebbero propensi a rinunciare al Pantheon pur di poter pregare in Italia sulla tomba dei nostri Sovrani.
Occorre essere onesti in proposito, e così dichiaro anche che sono propenso a credere che quasi certamente queste persone si dividono in due correnti.
La prima, in coloro che mossi da estrema innocenza e bontà “credono” giusta e vantaggiosa questa soluzione di accomodamento, la seconda, da coloro che mossi da freddo calcolo politico “sperano” di colpirci definitivamente al cuore nascondendo alla maggioranza del popolo italiano una parte della nostra gloriosa Storia impersonata dagli Augusti Sovrani in esilio e discriminati ancora oltre la morte.

Secondo costoro, sarebbe opportuno in segno di distensione e per poter affermare d’aver portato a casa un risultato, dover accettare una traslazione a Superga sulla collina di Torino delle spoglie mortali di quattro Sovrani d’Italia (due Re e due Regine) lontani dai riflettori e senza troppo disturbare il cammino incespicante di questa repubblica di corrotti e disonesti. Questo quando, perfino per le spoglie mortali del Faraone Ramsete II trasportato in Francia dall’Egitto per “cure” al suo corpo mummificato, la repubblica francese decretò al suo arrivo all’aeroporto internazionale Charles de Gaulle gli onori di Stato, con picchetti militare e rombi di cannone dovuti al suo rango di Capo di Stato.
No signori, e in questo chiedo perdono per l’insolenza che posso rappresentare invitando Casa Savoia a tenere ben alta la testa su questo argomento senza cedere alle false lusinghe di nessuno
Re Vittorio Emanuele III e Re Umberto II così come le loro consorti Regine non sono stati condannati da nessun tribunale. Essi non hanno colpe da espiare venendo nascosti di soppiatto sulla collina torinese, magari con un auto finanziamento dell’Associazionismo Monarchico .
A loro spetta di diritto il Pantheon di Roma capitale ed il Pantheon soltanto, con una cerimonia pubblica e di rango sufficiente a ricordare ed onorare il loro glorioso passato ed il loro status di Capi di Stato. Niente di meno può essere accettato da noi Monarchici restando fedeli alla Corona, così come niente di meno possiamo accettare da semplici cittadini italiani se abbiamo a cuore la nostra Storia, il nostro Paese ed il nostro futuro.

20.06.2008 - Alberto Conterio


giovedì 19 giugno 2008

Emergenza esami di Maturità

Questa settimana, l’emergenza sono gli esami di maturità ! Dopo l’emergenza rifiuti, Alitalia, e mozzarella di bufala, questa repubblica già caduta negli anni su ogni argomento ed in ogni occasione, cade anche sugli esami di maturità.
Siamo ormai ai livelli di “allegria” di una sagra paesana dove gli insegnati in aula sono costretti a correggere autonomamente gli errori nei testi o le parziali mancanze pervenute dal Ministero come meglio possono e secondo le loro attitudini.
Da lunedì 16, giorno di inizio delle prove scritte, ad oggi giovedì 19.06.2008, non c’è giorno che non veniamo informati di errori nei testi, mancanza di parti nelle tracce, e indiscrezioni sul web in anticipo di ore prima dell’apertura delle famose buste sigillate. Uno spettacolo indecoroso !
Ora, che dal Ministero della pubblica istruzione non si riesca neppure a scrivere correttamente la traccia di un tema o di un compito, è normale dal momento che la totalità dei dirigenti scolastici oggi in attività risale al post 1968 e alla sua demagogica “rivoluzione” contro Ancien régime scolastico preesistente, ma che secoli di cultura vengano presi a calci e schiaffoni dalle Istituzioni in questo modo plateale e provocatorio è quantomeno indecente, soprattutto agli occhi di chi ancora serba il ricordo, o il ricordo dei racconti di un’Italia che fu. Un’Italia forse più povera materialmente, ma infinitamente più ricca di valori, di cultura e di professionalità e dignità in ogni campo.
Ma diamine, se la commissione incaricata di redigere i testi per gli esami non è più in grado di fare il suo lavoro, chiediamo un aiuto, …una consulenza. Utilizziamo consulenti per ogni cosa come ha denunciato il Ministro Brunetta…
Questi benedetti esami, facciamoli scrivere e preparare in Cina, se non altro, loro sono più bravi di noi a mantenere il “riserbo” sulla rete internet !

19.06.2008 - Alberto Conterio

lunedì 16 giugno 2008

Democrazia e repubblica

Che in una repubblica come la nostra, la Democrazia sia una leggenda metropolitana era già dato per certo fin dalla sua nascita, ma in questi anni, cullati di idiozie e falsità ci siamo addormentati tranquilli sulla parola di una classe politica falsa e corrotta, che di recente, e a conferma di quanto scrivo è stata definita Casta.
Grazie alla carica più alta dello Stato però, abbiamo in questi giorni l’occasione di risvegliarci da questo “sogno”, da questo torpore malato, da questo credo per noi insultante e soffocante.
Ci siamo appena rimessi dall’ubriacatura annuale dei festeggiamenti alla repubblica infatti, che dobbiamo registrare quanto falsi e ideologici siano i concetti di Democrazia e Sovranità popolare in questa nostra povera Italia.
L’Irlanda ha appena detto NO al trattato Europeo di Lisbona, e tutti i canali tivvù, si scatenano sulla falsariga delle parole del Capo dello Stato, “lasciare fuori” chi blocca costruzione europea. E poi ancora “Non si puo pensare - afferma il Presidente - che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Ue possa arrestare il processo di riforma” !!!
Intanto le percentuali non sono quelle dichiarate, in quanto l’Irlanda si aggiunge alla Francia, l’Olanda e la Danimarca che hanno già detto di NO ad altri documenti in altre date, e poi in Italia, come in altre realtà, dove queste burocratiche ratifiche non sono proposte al popolo, quale sarebbe stato il risultato su una analoga consultazione ? E’ corretto fingere che sarebbe stato molto diverso ?
Proprio in Italia dove la sovranità popolare è incantata ad arte e “richiesta” soltanto per avallare ciò che la classe politica non giudica pericoloso o dall’esito scontato, questi trattati sono stati approvati da un Parlamento che rappresenta ben meno dell’ 1 % della popolazione nazionale o no ?
Ma quanto dobbiamo ancora farci prendere in giro per capire che questa decantata Democrazia da “commemorazione” non è altro che una mascherina per impedirci di vedere la verità. La Sovranità Popolare è sovrana sempre non solo quando fa comodo. A questi cittadini Irlandesi dovremmo se non altro portare rispetto. Questo è forse un concetto troppo alto e difficile per le nostre Istituzioni repubblicane ?

16.06.2008 - Alberto Conterio

martedì 3 giugno 2008

Società repubblicana e sicurezza

Troppo spesso i questi anni, la gente è sempre più portata a generalizzare su cose, fatti e persone. Ciò è dovuto a innumerevoli fattori certamente, alcuni innegabili, quali un sempre minor tempo libero da dedicare alla riflessione, in un mondo votato alla frenesia ed alla diversificazione degli interessi personali, altri invece indotti dalla società stessa.
Provando a dare dei limiti a questo nostro ragionamento, sentiamo dire ovunque, che la gente si sente meno sicura di un tempo. E’ sicuramente un’affermazione pesante, e avendo il tempo di poter visionare attentamente dati e statistiche degli ultimi 30 – 40 anni, si avrà la sorpresa di apprendere che è anche falso, o comunque errato per la parte di sicurezza che tutti noi intendiamo o crediamo di intendere.
Quando si sente dire che ci si sente meno sicuri infatti, la nostra mente visualizza stancamente un incremento della malavita (scippi, furti, violenze sulle donne in strada, rapine, atti vandalici ecc.) E’ pure di moda scaricare una buona dose di questi fatti sugli extra comunitari, ma in ogni caso commettiamo un errore di valutazione. Purtroppo, questo modo di pensare (semplicistico) è fuorviante ci impedisce di vedere oltre il nostro orticello. Questo ristretto modo di intendere la sicurezza, porta il cittadino, a chiudersi ulteriormente in se aumentando di molto il senso percepito della sua insicurezza.
Se 30 anni fa il problema sicurezza nella società era riconducibile in gran parte, o nella sua quasi globalità a scippi, furti, violenze e vandalismo, oggi non è più così.
Al senso di sicurezza percepito dalla gente infatti, concorrono oggi molte e diverse voci. Si parla ormai quotidianamente di sicurezza sul lavoro, di sicurezza alimentare, di sicurezza sanitaria ecc. Se si analizzano i dati relativi ai soli fatti relativi al richiamo immediato del nostro subconscio quando parliamo di sicurezza, apprendiamo ad esempio che le rapine (quelle classiche alla posta in banca o in gioielleria sono in calo, e che normalmente sono compiute da italiani, così come sono in calo i furti negli appartamenti (pare siano il 40% meno che negli anni ’80). Risultano in calo anche gli scippi, come i piccoli furti in auto, il borseggio sui tram o nei negozi.
La malavita organizzata che si muove nell’ombra ha subito in questi anni forti ridimensionamenti nonostante il pizzo sia ancora molto diffuso, e se quantifichiamo i delitti per mafia, troviamo ancora dati in calo. Quasi del tutto estirpato il fenomeno terrorismo, che negli anni ’70 e ’80, faceva davvero paura. Ciò che pare in aumento è la microcriminalità.
Non credo quindi che un quadro così presentato possa portarci a credere che sia aumentata la nostra insicurezza.
Cos’è allora che ci induce a pensarlo ? E un discorso ad ampio raggio con fattori molteplici che concorrono, diversificati e concomitanti a rendere il risultato nella sua globalità negativo.
Innegabile è la perdita di sovranità dello Stato e quindi del cittadino di fronte alla globalizzazione dei mercati e della società. Un tempo il cittadino trovava nelle Istituzioni Comunali il suo punto di riferimento. Erano rari i viaggi e gli spostamenti sul territorio, così come la necessità di ottenere il proprio sostentamento da merci che giungono da lontano. Dal dopoguerra ad oggi invece, gli orizzonti si sono allargati, anzi sono dilatati, ed in questo lo Stato è colpevole di non aver accresciuto con essi, i suoi servizi di sostegno al cittadino, la sorveglianza a difesa della sua sovranità ecc..
E’ un paradosso, ma il cittadino d’oggi, immerso nell’informazione di minuto in minuto, con le possibilità offerte dalle più svariate forme di comunicazione personale, e nella possibilità di spostarsi autonomamente, si sente molto più solo di un tempo. Il cittadino oggi, sente in ogni momento di essere abbandonato a se stesso. E’ una sensazione perversa, ma occorre dire che è tutt’altro che immaginaria.
Nonostante il progresso economico e della società, possiamo ignorare il problema della solitudine degli anziani ?
Nonostante il benessere globalmente raggiunto, possiamo ignorare il malessere giovanile, l’aumento delle depressioni e dei suicidi ?
Nonostante la globalizzazione già citata, che sulla carta amplia le nostre possibilità di lavoro all’intero pianeta, possiamo far finta di non sapere che se un cittadino con oltre quarant’anni perde il lavoro, difficilmente potrà sperare di trovarne un altro ?
Per quanto riguarda la salute poi, il progresso della medicina, e accompagnato da un effettivo progresso del servizio completo offerto al cittadino ?
Possiamo ignorare che molti, troppi cittadini del nostro paese devono ricorrere a viaggi lontano dal luogo di residenza per essere curati ? Possiamo dire di affrontare serenamente la necessità di dover prenotare una visita specialistica presso il servizio sanitario nazionale ? A tutte queste domande noi non siamo in grado di rispondere positivamente neppure facendo ricorso ad una robusta dose di ottimismo. Questo implica in noi, come crediamo nella maggioranza dei cittadini italiani il malessere “negativo” che porta a pensare che la nostra sicurezza sia inferiore.
Non è quindi una questione di aumento della delinquenza, ma una questione di minor presenza delle Istituzioni e dei servizi offerti dalle Istituzioni stesse.
Del resto sono Istituzioni che per decenni hanno dolosamente promosso la cancellazione della nostra identità di popolo privandoci della nostra Storia, delle nostre tradizioni, favorendo la corruzione, le frodi, gli inganni. Dove si premiano normalmente i furbi e si colpevolizza l’onesta e la trasparenza degli ideali quando scomodi.
Il nostro è un paese che non festeggia la sua data di nascita, ma festeggia volentieri eventi pagani di provenienza estera, o eventi politici strumentalizzati.
Il nostro è un paese che sa accogliere demagogicamente profughi e clandestini di tutto il mondo, dimenticando per il mondo stesso milioni di italiani veri, di ieri e di oggi.
Il nostro è il paese dove l’ipocrisia politica può arrivare a rivalutare personaggi anche discutibili di contraria fede ideologica purché servano al mantenimento degli equilibri raggiunti per meglio spartirsi il potere, così come viene mantenuto alto dallo stesso potere politico l’odio ed il timore nei confronti di Casa Savoia, rappresentato dall’esilio voluto di quattro Sovrani sepolti in terra straniera. Una ferocia ed un rancore che non trova riscontri in altri paesi che amano definirsi “democratici”
E’ in questo quadro, o dire in questo “specchio” che, nasce, cresce e vive il cittadino italiano. Sradicato della sua storia e della sua cultura è stato buttato nell’arena del progresso, della globalizzazione, e dei profondi cambiamenti che abbiamo avuto in questi anni e che nei prossimi dovremo sopportare ancora, così come si buttavano i cristiani in mezzo ai leoni nella Roma antica.
Possiamo stupirci di ciò che pensa e di ciò che prova ? Abbiamo il diritto di redarguirlo o di schernirlo come usano fare i politicanti più sfrontati esibendo patenti di solidarietà e buonismo o apponendo marchi di retrograda ignoranza e razzismo ? Ma… l’esempio non viene sempre dall’alto ?
E allora se parliamo d’esempio, ci fu chi preferì promuovere il caos agli interessi suoi e di parte, e chi invece preferì l’esilio per non turbare l’interesse dell’Italia “innanzitutto”

Quando il corso della nostra Storia potrà riprendere serenamente, senza imposizioni ed interessi, i cittadini torneranno ad avere fiducia, a sentirsi meno vuoti moralmente e più sicuri, in un’Italia che saprà trovare un posto ben definito nel contorno di un pianeta globalizzato, nel rispetto delle proprie tradizioni e della propria secolare cultura.

03.06.2008 - Alberto Conterio

lunedì 26 maggio 2008

Il sentimento di Italianità, stride con la data del 2 giugno !

Messo in soffitta il Governo dei disastri e dei contestatori professionisti della sinistra, gli unici oggi a poter contrastare la festività del 2 giugno, restano coloro che della loro italianità vanno orgogliosi.
E’ mia opinione infatti che l’amor di Patria ed il sentirsi fieramente italiani, incespichi inevitabilmente con questa infausta data, e mi servirò di celebri firme del giornalismo italiano, per avvalorare questa mia tesi.
Sergio Romano su Corriere della Sera del 4 febbraio 2002 infatti scrisse : “Esiste un patriottismo che gli italiani non riescono a esprimere e che crea, per questa sua incapacità di uscire all’aperto, una specie di malessere nazionale. (…) le generazioni del dopoguerra sono state abituate a deridere i suoi simboli tradizionali (…) se qualcuno vuole la prova di questa patologia nazionale - un sentimento che non riesce a trovare né parole né simboli - dia un’occhiata alla bandiera sulla facciata dei palazzi pubblici (…) Non è una bandiera nazionale. E’ un drappo stinto, sporco, spesso stracciato. Lo hanno appeso a un’asta per obbedire a una disposizione ministeriale (...) nessuno si sognerebbe di salutare il “tricolore”, di ammainarlo al tramonto, di ripulirlo per le feste nazionali o di ripiegarlo religiosamente (…) Le sole bandiere che suscitano passione in Italia sono quelle delle contrade al Palio di Siena e delle squadre di calcio negli stadi (…) Ma “l’italianità” - una parola, ormai, pressoché impronunciabile – esiste (…)”
Il bravo Sergio Romano, dovendo dimostrare che l’Italianità è tuttavia presente nel popolo, non può evitare di lasciar cadere il “drappo stinto e sporco” (della repubblica) issato “dalle generazioni del dopoguerra” e ricordarsi di un’altra grande firma del giornalismo italiano, …Oriana Fallaci. Questa Donna infatti in un suo articolo, che Sergio Romano dice essere stato “per molti lettori la scintilla di un corto circuito”, parla della Bandiera d’Italia scrivendo : “Io ho una bandiera bianca rossa e verde dell’Ottocento. Tutta piena di macchie, macchie di sangue, tutta rosa dai topi. E sebbene al centro vi sia lo Stemma Sabaudo (ma senza Cavour e senza Vittorio Emanuele II e senza Garibaldi che a quello Stemma si inchinò noi l’Unità d’Italia non l’avremmo fatta), me la tengo come l’oro. La custodisco come un gioiello” (Corriere della Sera del 29 settembre 2001).
Oriana Fallaci, che come Sergio Romano certo non può essere considerata persona di fede Monarchica (“sebbene al centro vi sia lo Stemma Sabaudo” ne è prova inconfutabile), non lesina critiche all’odierna repubblica, dichiarando nello stesso articolo : “Naturalmente la mia patria, la mia Italia, non è l’Italia d’oggi. L’Italia godereccia, furbetta, volgare (…) L’Italia cattiva, stupida, vigliacca, delle piccole iene che pur di stringere la mano a un divo o a una diva di Hollywood venderebbero la figlia a un bordello di Beirut (…) L’Italia squallida, imbelle, senz’anima, dei partiti presuntuosi e incapaci che non sanno né vincere né perdere però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro rappresentanti alla poltroncina di deputato o di ministro o di sindaco (…) Non è nemmeno l’Italia dei giovani che avendo simili maestri affogano nell’ignoranza più scandalosa, nella superficialità più straziante, nel vuoto (...)”
Tirando le somme quindi, due più due fa sempre quattro, …come la repubblica “volgare e vigliacca” dei “grossi posteriori dei suoi rappresentanti incollati alla poltrona” stanno al tricolore napoleonico “stinto e sporco” che frustra la nostra italianità.
Parola di Oriana Fallaci e Sergio Romano quindi : Viviamo in una repubblica contraria ai valori della Patria e dell’Italianità.
Esempi, a conferma di come la repubblica sia letale per la dignità ed il comune senso di italianità, se ne possono indicare a centinaia. Quanto visto e sentito però contro il Risorgimento, l’unità Nazionale e contro l’Eroe Garibaldi nella puntata del 1° maggio di “Porta a porta” per bocca dell’On. Castelli (ex guardasigilli del Berlusconi 3 ed oggi sottosegretario al Berlusconi 4) sono di uno squallore e di un’indecenza mai provati !
Lasciando il lettore alle sue riflessioni su quanto scritto, è bene citare, uno dei punti del Decalogo del Buon Italiano proposti dal valoroso Ufficiale Carlo Roselli Lecconi, che, figlio di un Decorato con Medaglia d’Oro e tre d’Argento al Valor Militare, abbandonò l’Esercito Italiano nel momento in cui cessò d’essere Regio : “Dobbiamo considerare il 2 giugno come giorno di lutto. - scrisse - Non si partecipi mai a feste, cerimonie, celebrazioni, non si accettino inviti e si dica sempre, ove sia possibile, perché lo si fa”
Attenendomi scrupolosamente a questo buon proposito, concludo invitando quanti come me non si riconoscono nell’attualità della società repubblicana, ad andarne fieri. Nell’interesse di tutti questo 2 giugno, facciamone con orgoglio un biglietto da visita !

26.05.2008 - Alberto Conterio

lunedì 7 aprile 2008

Elezioni 2008 : Sappiamo cosa fare ?

Domenica 13 aprile, tutti al voto… ma sappiamo cosa stiamo facendo ?
Ho dei dubbi seri ! Quest’anno mi sono astenuto da ogni commento circa le urla in piazza dei vari imbonitori durante la campagna elettorale, le promesse le speranze dei partiti, un poco meno quelle dei cittadini, definiti “programmi”.
I motivi sono l’apatia generalizzata e sempre più palpabile nella stessa società italiana per questo periodico “evento”. La noia e la totale sfiducia infatti regnano sovrani. Inutile perdere del tempo quindi, ognuno faccia secondo coscienza e che Dio abbia pietà di noi !
Non voglio pertanto condizionare la scelta di nessuno ricordando uno studio statistico effettuato dal quotidiano Repubblica, sui risultati elettorali del 2006. In esso la scelta di Scheda Bianca risulta essere una pessima scelta. Secondo questo studio, che di fatto è la certificazione di ciò che in cuor nostro avevamo sempre dubitato, risulta fuor di dubbio che le schede bianche non votate divengano una “delega” alla volontà dello scrutatore o del presidente del seggio.
Essere venuti a conoscenza poi, che il voto degli italiani all’estero risulta molto meno credibile delle democratiche elezioni in un regime dittatoriale africano, non ha modificato le mie intenzioni elettorali. Uguale risultato hanno prodotto le decine di missive propagandistiche recapitate al mio indirizzo di residenza. Mai come nel periodo pre elettorale infatti il cittadino italiano gode di tanta importanza, ed è indicato con aggettivi quali “Gentilissimo…”, ”Pregiatissimo…” ecc. ecc.
Certo sapere di dover esibire passaporto della repubblica Italiana ad un eventuale espatrio estivo quest’anno, non sarà azione esente da un minimo di vergogna. Senza sindacare sulla pubblicità trasmessa da immani mucchi di immondizia e dalla sconfitta subita con “bufala” della mozzarella made in Italy, fa arrossire essere testimoni che nonostante l’esperienza maturata in decine e decine di elezioni Politiche e Amministrative, non siamo riusciti ad evitare in questa occasione la burla di escutere forze politiche che avevano tutte le carte in regola, per poi fare marcia indietro a 15 giorni dal voto, oppure che a meno di 7 giorni dal voto, sorgano ancora dubbi sulla validità o meno delle stesse schede elettorali.
Quest’ultima chicca poi, vale da sola la differenza tra un Paese con la “P” maiuscola ed una caotica pro loco paesana, la dice lunga sulla credibilità ed il valore delle Istituzioni e della classe politica italiana. Parlare in questo frangente, come fatto dai soliti invasati padani, di rivoluzione armata quindi, non dovrebbe scandalizzare nessuno. Chi si scandalizza, recita !
Vittorio Feltri, in un suo articolo di questi giorni, ha scritto “Non bisogna stupirsi, di conseguenza, se il Paese somiglia ad un’osteria dove gi avventori più ubriachi si impongono su quelli sobri…”
E’ per questa ragione che anche in questa occasione non mi recherò volutamente alle urne, evitando nel mio piccolo e in tal modo di legittimare questo imbroglio definito “sovranità popolare”, in cui il popolo viene esclusivamente e periodicamente preso in giro da Istituzioni che dal dopoguerra ad oggi hanno mortificato ogni principio e ogni valore per interesse di parte.
Questo è il tesoro (il mio voto) che nessuna forza politica, e nessun potere istituzionale potrà mai carpirmi ! E con esso che vive l’ultimo lembo del mio orgoglio ferito di Italiano.

07.04.2008 - Alberto Conterio

venerdì 28 marzo 2008

Repubblica "inbufalita"

Sembra incredibile, spariti dagli schermi televisivi lo sconcio dei cumuli di immondizia, spunta un’altra grana in Campania : la diossina nella mozzarella di bufala.
Facciamo un passo indietro, ma il problema immondizia l’abbiamo risolto ? nessuno ha informazioni precise !
Pare di no comunque. Infatti se avessimo avuto la fortuna di averlo risolto, la grancassa della politica ne farebbe una bandiera elettorale nauseante.
Oggi quindi embargo internazionale sulla nostra mozzarella di bufala e un negativo giudizio degli “amici” della Commissione Europea sull’insufficiente controllo della situazione, ci portano nuovamente sotto i riflettori mondiali !
Grazie alla repubblica in Italia non abbiamo bisogno di giochi olimpici per essere sulla bocca di tutti. A noi basta una mozzarella !
Quanto ancora dovremmo sopportare Istituzioni che non sanno garantirci neppure una mozzarella ?
In questo caso infatti, sia che la diossina sia presente, sia che il prodotto risultasse perfetto, nessuno può negare che ci troviamo di fronte ad una repubblica che fa dell’assoluta incapacità di gestire un problema, anche banale, la sua unica bandiera !
Nel caso questo formaggio risultasse non commestibile, le istituzioni non sono state in grado di salvaguardare la salute dei cittadini, ed hanno dovuto farsi tirare le orecchie dai controlli doganali dell’estremo oriente. In caso contrario, se la mozzarella risultasse commestibile la repubblica dimostra di non aver il “carattere” per difendere davanti al mondo l’operato delle aziende italiane e dei lavoratori italiani. E’ una sconfitta comunque. L’ennesimo caso di assoluta mancanza di credibilità della repubblica italiana.
Attendendo con ansia la data del 13/14 aprile, per continuare convintamene la tradizione di non essere complice di questa pagliacciata, spero in un astensionismo alle urne da record, unico segnale popolare di dissenso che non può essere censurato da nessuno.
Consoliamoci nel frattempo con l’X Factor, o con il Grande Fratello, in quanto lo sconto di 2 centesimi sul prezzo della benzina non ha rallegrato nessuno, e sembra più una presa in giro che un provvedimento serio per rilanciare un Paese in difficoltà.
Qualcuno quasi due secoli fa disse che l’Italia era null’altro che un’espressione geografica, oggi grazie alla repubblica possiamo affermare d’essere soltanto una “bufala”.

28.03.2008 - Alberto Conterio

mercoledì 27 febbraio 2008

Valori fondanti della repubblica italiana

Riportiamo di seguito quanto letto su :

L'opinione delle libertà
Direttore Responsabile: Gianluca Marchi
Condirettore: Paolo Pillitteri
Redazione: Via del Corso, 117 - 00186 Roma - Tel. 06.6954.901
Partita IVA 04583221009

Edizione 39 del 26-02-2008


Carrara - Solidarietà agli anarchici dal Comune e La Destra
di
Enrico Balderi

Carrara non è solo la capitale del marmo ma anche quella dell’Anarchia che qui affonda parte delle sue storiche radici oltre che contare su un vasto seguito. Il caso, poi, ha voluto che presso il tribunale locale si decidesse gli esiti di una querela avanzata da Vittorio Emanuele di Savoia contro Joe Fallisi, esponente anarchico, che durante una cerimonia di alcuni anni fa, presso il cimitero di Carrara, espresse giudizi severi contro la ex-regal casa d’Italia. Nessuno mette in dubbio le tradizioni storiche e politiche della città, che già in passato aveva espresso solidarietà alle componenti anarchiche cittadine. Sembrerebbe tutto normale, se a proporre un gesto di solidarietà morale non fosse l’unico esponente de La Destra, all’opposizione come tutto il Centrodestra, in consiglio comunale: Gianni Musetti che ha destato, con quest’atto, lo stupore di tutti. Alle lettura dell’ordine del giorno, che riassumeva i fatti e impegnava il Consiglio a dun gesto di solidarietà formale verso la federazione Anarchica e Fallisi, è seguito un vivace dibattito. I consiglieri di Rifondazione Comunista, forza di maggioranza, hanno comunque promosso l’intervento del collega del gruppo di Storace chiedendosi ironicamente se avesse sbagliato schieramento. Leggermente differente la posizione promossa dal capogruppo del PD Carlo Martini, partito di Maggioranza, che ha chiaramente messo in dubbio le intenzioni di Musetti e chiesto alcune modifiche sul testo. Il presidente del Consiglio, Luca Ragoni, anche lui del Pd, prima di annunciare il voto, ha proposto a Musetti di potergli fare la tessera del suo movimento politico. Secca la replica di Musetti: “Non ha fatto alcuna inversione politica, a prescindere dalle singole idee credo che la difesa di certi valori vada comunque sempre onorata e salvaguardata. E ai colleghi comunisti ed ex comunisti voglio ricordare che ad ammazzar egli anarchici sono sempre stati quelli del loro partito”. Al momento della votazione, passata a larga maggioranza, si è registrato quello del Consigliere di Forza Italia Iginio Dell’Amico che ha ribadito la sua fede monarchica e per questo si è astenuto.

http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=39&id_art=1675


Opinione personale :

Ecco, ora sappiamo che il nostro paese, anzi, meglio dire la “nostra” repubblica non solo è fondata sulla resistenza (che sia comunista altrimenti non è valida…) e sul lavoro (che non c’è più da un pezzo…) o sulla corruzione (sempre dilagante) e sulla giustizia (ingiusta), è da oggi fondata sui valori “storici” dell’ANARCHIA. Si Signori dell’Anarchia !!! A dirlo è un uomo di destra, anzi di “La Destra” per essere precisi, visto che ultimamente tutti sono precisissimi e mettono sulle “i” tutti i puntini necessari.
Altro scandalo secondo me è l’ipocrisia del Consigliere di Forza Italia Igino Dell’Amico. Costui di Monarchico addosso deve avere una spilletta sul bavero della giacca, o qualche altra patacca che gli ha assicurato la sufficiente visibilità in città per farsi i fatti suoi facendosi eleggere Consigliere appunto.
Vergogna, il Signorino si è astenuto…
Nemmeno il coraggio di votare CONTRO !

Povera Italia mia.

27.02.2008 - Alberto Conterio

martedì 12 febbraio 2008

Politica, anti-politica e responsabilità

Ho terminato in un soffio la lettura del libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, “La Casta”. Devo dire d’essere rimasto deluso. Non che il contenuto non sia d’effetto, ma resto perplesso sulle conclusioni del libro… nessuna, o meglio, non viene individuata una causa o data un’interpretazione del malcostume dilagante della nostra politica.
Questo è quindi un libro di anti-politica, che al pari delle isteriche denuncie televisive di Marco Travaglio o delle sguaiate e cafonesche denuncia di piazza di Beppe Grillo non aggiunge nulla alla rabbia (giustificata) dei cittadini.
E’ comunque un libro da leggere, perché tra le decine di casi ed esempi citati dagli autori, si hanno delle indirette conferme di alcune tesi o supposizioni fatte da altri autori, che al contrario, benché meno famosi o pubblicizzati, individuano chiaramente il responsabile di tanto sfascio, e ne tracciano i contorni.
Stella e Rizzo infatti, hanno più volte dimostrato nelle loro denunce che Nord e Sud del paese sono ugualmente rovinati dalla politica. Dimostrano come le credute virtualissime regioni “esempio”, quali la Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige siano in realtà campioni di spreco e clientelismo al pari della Sicilia e della Campania. Tracciano infine l’esatto confine temporale, tra l’Italia onesta o ancora virtuosa ed il successivo sfascio che conosciamo, datandolo intorno alla metà degli anni ’70.
Sono tutti argomenti indicati anche da Fiorentino Waldimaro, con il suo illuminante libro, “Tra federalismo e decentramento” con oltre 10 anni di anticipo.
Egli però è stato ignorato dalla critica, dai grandi editori e quindi dai grandi numeri.
Questo confine temporale coincide con l’introduzione nell’ordinamento statale dell’Ente Regione, che con Legge 281 del 16 maggio 1970 sancisce insomma, il nuovo corso della repubblica.
Con essa si rompono non a caso, gli equilibri dello schema statale Sabaudo basato sul decentramento amministrativo e la centralità della politica, che favoriva ampia autonomia delle Province tenendo salde le redini centrali del controllo. Dopo tale data, la repubblica individua nel caos e nel disordine statale le premesse per concedersi di più. Sempre di più.
Lo Stato infatti invece di snellire, dopo il 1970, si moltiplica, passando da 1.500.000 dipendenti del tempo agli oltre 3.000.000 di oggi. Vale la pena di ricordare che erano meno di 600.000 nel 1937 !
Scrive a tal proposito Fiorentino “L’istituzione delle Regioni ha fornito alla classe politica gli strumenti per rivolgere la propria voracità a ciò che era rimasto libero in periferia, in una sorta di feudalesimo della corruzione che ha diffuso su tutto il territorio Nazionale le metastasi di un malessere già divenuto insopportabile anche se confinato al centro.”
La politica quindi, grazie a ciò, giunge a “infettare” ogni più piccolo e lontano lembo del territorio nazionale, facendo scempio di tutto con il solo obiettivo d’avere a disposizione più soldi e più potere.
Questa è una certezza, avvalorata dal fatto che gli italiani come popolo non siano meglio o peggio di altri. La nostra cultura e le nostre tradizioni, sono internazionalmente riconosciute, e mai queste importanti “premesse” sono state causa in altri luoghi, al degrado morale ed istituzionale di una Nazione come la nostra oggi.
Resta quindi da imputare alla “variabile” istituzionale (la repubblica) la responsabilità dello scempio denunciato nel volume “La Casta”.
Un detto popolare dice infatti che “una mela, non cade troppo lontano dal suo albero” !!!
Tornando agli autori quindi, è un peccato che così bravi giornalisti, debbano arrestarsi (forse) davanti a “ordini” di scuderia, o peggio, debbano auto limitarsi nelle loro indagini ed analisi per personali convinzioni ideologiche di parte.
Questo non fa onore a loro, all’ordine dei giornalisti medesimi, ma soprattutto non fornisce un servizio ai cittadini, che avrebbero tutto il diritto di valutare autonomamente una logica alternativa. Un’alternativa (la Monarchia), che dopo essere stata demonizzata per decenni, rimane un fermo punto di riferimento per i paesi più progrediti al mondo, e che nel nostro Paese viene valorizzata dal disastro della storia di questa stessa repubblica.
Ma questa verità, possiamo ancora nasconderla a lungo ?

Alberto Conterio - 12.02.2008

martedì 29 gennaio 2008

Il canto del cigno ?

Non sono fatalista, pertanto non credo ad un destino prestabilito, che annulla e appiattisce le nostre volontà incanalando a forza le nostre azioni ed i nostri pensieri. Non era neppure mia intenzione parlare del 60° anniversario della Costituzione repubblicana, ma alle volte è davvero impossibile guardare altrove, quando, in rapida sequenza succede l’incredibile. Questi fatti il cui collegamento con la Costituzione repubblicana non possono essere negati (destino beffardo ?) mi inducono ad una riflessione.
Il nostro è un Paese in crisi. Una crisi profonda, una crisi che attraversa ogni ambito della nostra vita. In questo inizio d’anno, abbiamo già assistito ad un campionario impressionante di segnali negativi. La stampa estera ci ha bollati come un Paese senza futuro, retto dalla classe politica peggiore d’Europa. Una classe politica “incapace” di dimettersi anche quando sommersa dall’immondizia o condannata da un tribunale. La nostra società non ha più valori in cui credere, e l’egoismo individuale è divenuto norma. Sono evidenti, segnali di insofferenza popolare alle attuali istituzioni, vedasi la situazione Campana, esportata alle altre regioni interessate dallo smaltimento dei rifiuti. Personalità di “spicco” invocano la rivoluzione armata (Umberto Bossi), dando manforte a tutta una serie di movimenti indipendentisti che da nord a sud, e da Est ad Ovest vorrebbero annullare l’unità d’Italia ottenuta con il sacrificio dei nostri padri nel Risorgimento.
Sussulti di Ideologie superate ed illiberali scuotono il comune buon senso del popolo con la violenza dell’imposizione di pochi sulla maggioranza, come avvenuto all’Università “La Sapienza” in Roma, dove SS il Papa non ha potuto parlare ai giovani, dopo che era stato invitato a partecipare dallo stesso Rettore.
Contemporanea è la crisi della politica (e dei comici), crisi o scontro tra politica e giustizia, infine crisi del Governo, finalmente battuto ai punti (è il caso di utilizzare il linguaggio del ring pugilistico)
La vergogna infatti ci ha colti in Senato, guardando la diretta tivvù. La crema del sistema Italia in “azione”. Insulti, spintoni, intolleranza e demagogia, per poi terminare come in un’osteria a brindare con spumante mangiando fette di mortadella. Mancavano solo dei cani sotto ai banconi per ripulire ciò che eventualmente era caduto in terra, come in un’orgia medivale. Posso capire la gioia per aver fermato un’ esecutivo di incapaci ed isterici, ma era necessario ridurre così la dignità di un Senato ?
In questa situazione si inserisce la commemorazione per il 60° anniversario della Costituzione repubblicana. Festeggiamenti passati inosservati (sembra) dalla gente. Che sia stato voluto per non innescare un’ulteriore occasione di critiche o polemiche ? Forse.
In questo caso si potrebbe dire che è stata una cosa ben fatta, un tocco di riguardo al Popolo italiano infatti, di tanto in tanto non guasta certamente !

Ma guardiamo dentro i festeggiamenti. E’ il discorso stesso di Napolitano infatti che sancisce palesemente la differenza tra tutte le precedenti crisi italiane e la crisi attuale, che non è più solo crisi politica, giudiziaria, sociale od economica, ma è una crisi dell’intero sistema repubblicano. Egli infatti afferma : "Le riforme costituzionali non si fanno secondo calcoli contingenti" per il presidente "è innegabile che alle diverse persistenti contraddizioni e inadeguatezze dell'ordinamento della Repubblica si possa porre riparo solo intervenendo su alcune disposizioni della seconda parte della Costituzione. (…)”. Insomma si festeggia una “cosa” che sappiamo da cambiare !!!
Questo significa che il sistema politico-istituzionale repubblicano e' giunto al culmine di una crisi dalla quale onestamente nessuno (neppure il Presidente) è più in grado di intravedere una via d'uscita.
Il sistema rivela (finalmente) i suoi limiti e la sua vera faccia. La sua incapacità di auto riformarsi, e fin troppo evidente, quindi incapace di aprire una fase nuova. L’avevo già scritto prima della fine dell’anno passato, …non è più sufficiente cambiare il numerale alla repubblica per ridargli dignità !

Che questa repubblica sia davvero finita ?

Il parere mio non conta nulla direte Voi, ed è pure di parte. Vero, ma è vero pure che i sintomi ci sono tutti. E’ vero pure che un importante uomo politico italiano, il Senatore Mastella, Segretario di un Partito in grado di far cadere il Governo Prodi, e fino a qualche ora fa Ministro della Giustizia durante la nota trasmissione Porta a Porta, dedicata alla crisi dello stesso Governo, tra le varie cose, ha affermato : "la Repubblica non c'e' più e non si sistema, come pensa Veltroni, con la legge elettorale (…)".
Se è vero che tutte le parole di un politico hanno un peso, questa affermazione è un macigno, e messa assieme al discorso di Napoletano, valgono sicuramente attenzione da parte di tutti !
Per il bene dell’Italia, non facciamo di questo paziente (la repubblica) l’ennesimo caso di accanimento terapeutico.
Sarebbe davvero troppo !

Alberto Conterio - 29.01.2008

martedì 22 gennaio 2008

Solidarietà al Sen. Mastella !

La mia solidarietà va oggi al Senatore Mastella. Non che sia un suo ammiratore, è certamente persona simpatica, sa pure cantare, ma ci vuole ben altro. Sono solidale a Lui perché sono certo che Egli, meno di chiunque altro tra gli intoccabili della casta, ha praticato la turpe trattativa della spartizione del potere e degli stipendi. Trattative tanto naturali quanto può ritenersi vergognosa "prassi consolidata" della repubblica, da doverla, ammette con onestà e foga in Parlamento ! Giuliano Amato, infatti lasciando scorrere lo sguardo dalla destra alla sinistra dell'aula, disse ai tempi di tangentopoli, che se Craxi era colpevole, "tutti noi siamo colpevoli".
Noi, naturalmente intendeva “loro”, gli uomini della casta, i papponi del mangia mangia repubblicano.Quello che Craxi fece era, infatti, ciò che tutti i partiti facevano e continuano a fare oggi. Quello che Craxi fece, era il malcostume su cui si reggeva e continua a reggersi la repubblica italiana.Sono con Mastella quindi, non perché Egli rappresenti la possibilità suprema per far cadere un Governo di incapaci (avessimo un ricambio valido ed affidabile almeno…), sono con Mastella oggi per oppormi al dilagare del malcostume su indicato, per oppormi a chi pretende di continuare ad ingrassare “di” questa repubblica, e soprattutto per oppormi a chi pretende di continuare a grugnire felice e pasciuto sacrificando di tanto in tanto un capro espiatorio, facendo credere alla massa degli italiani (ormai solo sulla carta del passaporto o al seguito della nazionale di calcio) d’aver sanato un sistema, con il malcapitato di turno.
Che si chiami Vittorio Emanuele di Savoia, Zia Betta o Clemente Mastella poco importa !

Alberto Conterio - 22.01.2008

martedì 15 gennaio 2008

Grillo, sempre meno credibile !

Non abbiamo più memoria di quante volte abbiamo sentito in questi anni parlare di rincaro della benzina e del gasolio per auto trazione. La cosa ogni volta ci pone di fronte la realtà di maggiori esborsi e di maggiori sacrifici per la classica e inderogabile quadratura del cerchio dell’economia famigliare. Infatti in tutte le famiglie (soprattutto quelle dei lavoratori dipendenti) nessuno può pensare di poter recuperare il potere d’acquisto perso aumentando le tasse altrui, come viene fatto invece con regolarità dal Governo e dagli Enti locali.
Fin qui nulla di nuovo o che faccia scalpore. Ciò che mi lascia perplesso è il comportamento delle solite “menti” che a queste notizie sciorinano la solfa già provata del prezzo in salita del greggio, dei lauti guadagni dei petrolieri e dei costi di un sistema ormai superato nella di distribuzione del Carburante !
Anche Beppe Grillo cade nel tranello di questa onda “giudata”, infatti sul suo sito ultimamente è tornata a comparire la buffa quanto inutile proposta per far diminuire il costo alla pompa dei carburanti/combustibili. Questa si baserebbe infatti su un’auto regolamentazione popolare. Nello specifico, acquistando carburanti di alcune marche rispetto ad altre, si dovrebbe indurre le compagnie “dimenticate” a ridurre il prezzo, causando in breve una catena in discesa dello stesso, tutto favore del contribuente.
Incredibile che questo colpo di “genio” venga da colui che vuole rifare l’Italia, e come ormai consuetudine nel nostro paese partendo dal palcoscenico di un Cabaret, ma ancora più incredibile e che qualcuno ci creda davvero e/o presti fede a questa pochezza di pensiero.
Il ragionamento è corretto per carità, se, non ci fossero 1000 se, soprattutto pratici che interferiscono sull’attuazione pratica.
Ritengo intanto che l’alto costo della benzina non sia dovuto all’ingordigia dei petrolieri, e per visualizzare ciò, ci viene incontro il Sig. Pareto.
Mi sarei aspettato di più da un ragioniere qual è Beppe Grillo.
Allora vediamo, …si chiama diagramma di Pareto, che inventato dal Signore omonimo sintetizza visivamente che il valore misurato del problema (costo finale alla pompa) suddiviso in sottotitoli e/o causali del problema stesso, può essere affrontato dove è più remunerativo esserlo, per analizzare e attuare un’azione mirata al conseguimento del risultato che vogliamo ottenere (riduzione del costo alla pompa).
In breve, il costo della benzina è la somma del costo del greggio, del trasporto, della raffinazione, della pubblicità, della distribuzione, fino ad arrivare al costo rappresentato da tasse e balzelli vari, che su questo prodotto gravano ben oltre il 60 % !!!
Pareto insegna, che con una voce così consistente su cui “lavorare”, tutte le altre vengono messe da parte. Sarebbe infatti terribilmente stupido e anti-economico spendere tempo e denaro a ridurre una voce minore, quando con un semplice tratto di penna, si potrebbe da domani ridurre del 50 % questa assurdità, ottenendo una riduzione sul costo totale alla pompa del 25 o del 30 % !
Non occorre essere Ragionieri per capire ciò.

Chi fa finta di voler inventare una nuova Italia perché la vecchia non abbia a scomparire, e chi come lo Stato, senza un investimento o un rischio industriale, incassa ogni giorno oltre il 60 % di tasse sulla Benzina prodotta, venduta e consumata da terzi, si sono dati in questo caso la mano, utilizzando la disinformazione.
A titolo informativo, nel 2005 lo Stato ha incassato 32 miliardi di Euro dalla vendita del carburante.
Più la benzina sale di prezzo, più incassa lo Stato.
Abbiamo rinnegato tutto dell’Italia di un tempo, ma questa repubblica non riesce fare a meno neppure della ridicola accise sulla benzina introdotta per la guerra d’Abissinia, 1,9 lire al litro nel 1935 !
Ecco quello che si evita di ricordare alla gente, ecco perché non sono il seguace di un comico che ambisce distraendoci a rifare l’Italia urlando in piazza !!!

Alberto Conterio - 15.01.2008

venerdì 11 gennaio 2008

Un’immondizia di repubblica

Sono passati solo 3 mesi dall’insediamento del bravo Bertolaso, Responsabile della Protezione Civile a Commissario straordinario per la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania. Egli è stato rapidamente rimosso, anzi, allontanato in malo modo. Aver allestito un piano di interventi troppo “radicale” è risultato indigesto infatti alla classe politica ed amministrativa campana, …e così oggi ci risiamo, immondizia ovunque !
E’ la volta della nomina di De Gennaro. Nulla da criticare sulla sua persona ed i suoi trascorsi, tranne che ritengo sarebbe stato più opportuno nominare direttamente San Gennaro, che essendo residente in città da secoli, ha ben in mente difficoltà ed interessi di tutti al riguardo sull’argomento.
Resta il fatto che la gravissima crisi dei rifiuti in Campania, l’ennesima, dovrebbe farci riflettere una volta di più sul valore delle attuali Istituzioni repubblicane. Uno Stato corrotto ed incapace di gestire neppure le esigenze più elementari dei cittadini.
Lo sgombero dei rifiuti urbani, il controllo della salute pubblica, il diritto all’istruzione ed il mantenimento dell’ordine pubblico.
Non è infatti mai stato neppure immaginato un film di fantascienza (perché la Storia non ha riferimenti ad oggi) ambientato con scenari che lontanamente possano ricordare i servizi televisivi di questi giorni sull'emergenza dei rifiuti a Napoli.
Montagne di rifiuti in strada, disperazione dei cittadini, incendi, blocchi stradali, atti di vandalismo, condizioni igieniche neppure proponibili ad un paese del terzo mondo, scuole chiuse o danneggiate.
In mezzo a ciò e ad un insultante palleggiamento delle evidenti responsabilità tra politici e amministratori locali il Governo nazionale assente ad oggi (nelle persone dei ministri competenti) dai luoghi del disastro ha risposto usando il manganello… altro che G8 di Genova del 2001 o i fatti di Milano del 1898 !
Non contenti dello sfascio morale e sociale che questa emergenza ormai ha provocato e che non potrà essere sanato con un colpo di scopa, è stato fatto in modo che la guerriglia urbana, si propaghi anche in regioni lontane. E’ di ieri sera infatti la notizia che a Cagliari si sono bissati i tafferugli campani in quanto i sardi come ogni altra regione italiana non ne vogliono sapere di accollarsi i problemi altrui. E sono pronto a scommettere che sarà così regione per regione. Non perché siamo divenuti negli anni tutti più cinici, ma perché la gente ne ha piene le tasche di “tirar su le braghe” alla politica ed alla mala-amministrazione.
Questa non è più solo l’emergenza rifiuti della Campania ma è un’emergenza socio politica nazionale, indotta da sessant’anni di malgoverno, scandali, sprechi e demagogia ideologica, la giusta pietra tombale insomma ai “festeggiamenti” per il 60° anniversario della costituzione repubblicana !
Nulla mi stupisce più, neppure dovessimo arrivare nelle prossime settimane a parlare di indipendenza o di scissione di alcune regioni da altre. Sarebbe il corretto epilogo di un’Istituzione che producendo immondizia dal dopoguerra ad oggi, è stata sopraffatta dall’immondizia stessa.
La faccia di bronzo di taluni rappresentanti istituzionali invece, induce a ricordare un motto “lanciato” dall’indimenticabile Totò, che Principe in Napoli apostrofava queste persone con un energico “siamo uomini o caporali ?“

Chiudendo questo sfogo oltre ad augurarmi d’essere stato eccessivo negli scenari che presagisco, vorrei citare un pensiero di un altro Principe, il Principe "di" Napoli, SM il Re Vittorio Emanuele III di Savoia, era il 10 Aprile 1944. "In Italia stanno già parlando di una repubblica, ma ricordate che non esiste nulla di più inadatto agl' Italiani. Essi sono individualisti e una repubblica sarebbe inevitabile causa di confusione e disordine. Sicuramente, di corruzione : riguardo questo non ho dubbi. Qual’ora tutto ciò accadesse, chi sarebbe ad avvantaggiarsene ?"

Oggi a sessant’anni dalla morte in d’esilio di questo Sovrano, ingiustamente bistrattato, vorrei far notare non solo l’attualità della sua affermazione, ma soprattutto l’accurata valutazione del futuro che ci attendeva !

Rimettiamoci pure a San Gennaro quindi…

Alberto Conterio - 11.01.2008