martedì 29 gennaio 2008

Il canto del cigno ?

Non sono fatalista, pertanto non credo ad un destino prestabilito, che annulla e appiattisce le nostre volontà incanalando a forza le nostre azioni ed i nostri pensieri. Non era neppure mia intenzione parlare del 60° anniversario della Costituzione repubblicana, ma alle volte è davvero impossibile guardare altrove, quando, in rapida sequenza succede l’incredibile. Questi fatti il cui collegamento con la Costituzione repubblicana non possono essere negati (destino beffardo ?) mi inducono ad una riflessione.
Il nostro è un Paese in crisi. Una crisi profonda, una crisi che attraversa ogni ambito della nostra vita. In questo inizio d’anno, abbiamo già assistito ad un campionario impressionante di segnali negativi. La stampa estera ci ha bollati come un Paese senza futuro, retto dalla classe politica peggiore d’Europa. Una classe politica “incapace” di dimettersi anche quando sommersa dall’immondizia o condannata da un tribunale. La nostra società non ha più valori in cui credere, e l’egoismo individuale è divenuto norma. Sono evidenti, segnali di insofferenza popolare alle attuali istituzioni, vedasi la situazione Campana, esportata alle altre regioni interessate dallo smaltimento dei rifiuti. Personalità di “spicco” invocano la rivoluzione armata (Umberto Bossi), dando manforte a tutta una serie di movimenti indipendentisti che da nord a sud, e da Est ad Ovest vorrebbero annullare l’unità d’Italia ottenuta con il sacrificio dei nostri padri nel Risorgimento.
Sussulti di Ideologie superate ed illiberali scuotono il comune buon senso del popolo con la violenza dell’imposizione di pochi sulla maggioranza, come avvenuto all’Università “La Sapienza” in Roma, dove SS il Papa non ha potuto parlare ai giovani, dopo che era stato invitato a partecipare dallo stesso Rettore.
Contemporanea è la crisi della politica (e dei comici), crisi o scontro tra politica e giustizia, infine crisi del Governo, finalmente battuto ai punti (è il caso di utilizzare il linguaggio del ring pugilistico)
La vergogna infatti ci ha colti in Senato, guardando la diretta tivvù. La crema del sistema Italia in “azione”. Insulti, spintoni, intolleranza e demagogia, per poi terminare come in un’osteria a brindare con spumante mangiando fette di mortadella. Mancavano solo dei cani sotto ai banconi per ripulire ciò che eventualmente era caduto in terra, come in un’orgia medivale. Posso capire la gioia per aver fermato un’ esecutivo di incapaci ed isterici, ma era necessario ridurre così la dignità di un Senato ?
In questa situazione si inserisce la commemorazione per il 60° anniversario della Costituzione repubblicana. Festeggiamenti passati inosservati (sembra) dalla gente. Che sia stato voluto per non innescare un’ulteriore occasione di critiche o polemiche ? Forse.
In questo caso si potrebbe dire che è stata una cosa ben fatta, un tocco di riguardo al Popolo italiano infatti, di tanto in tanto non guasta certamente !

Ma guardiamo dentro i festeggiamenti. E’ il discorso stesso di Napolitano infatti che sancisce palesemente la differenza tra tutte le precedenti crisi italiane e la crisi attuale, che non è più solo crisi politica, giudiziaria, sociale od economica, ma è una crisi dell’intero sistema repubblicano. Egli infatti afferma : "Le riforme costituzionali non si fanno secondo calcoli contingenti" per il presidente "è innegabile che alle diverse persistenti contraddizioni e inadeguatezze dell'ordinamento della Repubblica si possa porre riparo solo intervenendo su alcune disposizioni della seconda parte della Costituzione. (…)”. Insomma si festeggia una “cosa” che sappiamo da cambiare !!!
Questo significa che il sistema politico-istituzionale repubblicano e' giunto al culmine di una crisi dalla quale onestamente nessuno (neppure il Presidente) è più in grado di intravedere una via d'uscita.
Il sistema rivela (finalmente) i suoi limiti e la sua vera faccia. La sua incapacità di auto riformarsi, e fin troppo evidente, quindi incapace di aprire una fase nuova. L’avevo già scritto prima della fine dell’anno passato, …non è più sufficiente cambiare il numerale alla repubblica per ridargli dignità !

Che questa repubblica sia davvero finita ?

Il parere mio non conta nulla direte Voi, ed è pure di parte. Vero, ma è vero pure che i sintomi ci sono tutti. E’ vero pure che un importante uomo politico italiano, il Senatore Mastella, Segretario di un Partito in grado di far cadere il Governo Prodi, e fino a qualche ora fa Ministro della Giustizia durante la nota trasmissione Porta a Porta, dedicata alla crisi dello stesso Governo, tra le varie cose, ha affermato : "la Repubblica non c'e' più e non si sistema, come pensa Veltroni, con la legge elettorale (…)".
Se è vero che tutte le parole di un politico hanno un peso, questa affermazione è un macigno, e messa assieme al discorso di Napoletano, valgono sicuramente attenzione da parte di tutti !
Per il bene dell’Italia, non facciamo di questo paziente (la repubblica) l’ennesimo caso di accanimento terapeutico.
Sarebbe davvero troppo !

Alberto Conterio - 29.01.2008

martedì 22 gennaio 2008

Solidarietà al Sen. Mastella !

La mia solidarietà va oggi al Senatore Mastella. Non che sia un suo ammiratore, è certamente persona simpatica, sa pure cantare, ma ci vuole ben altro. Sono solidale a Lui perché sono certo che Egli, meno di chiunque altro tra gli intoccabili della casta, ha praticato la turpe trattativa della spartizione del potere e degli stipendi. Trattative tanto naturali quanto può ritenersi vergognosa "prassi consolidata" della repubblica, da doverla, ammette con onestà e foga in Parlamento ! Giuliano Amato, infatti lasciando scorrere lo sguardo dalla destra alla sinistra dell'aula, disse ai tempi di tangentopoli, che se Craxi era colpevole, "tutti noi siamo colpevoli".
Noi, naturalmente intendeva “loro”, gli uomini della casta, i papponi del mangia mangia repubblicano.Quello che Craxi fece era, infatti, ciò che tutti i partiti facevano e continuano a fare oggi. Quello che Craxi fece, era il malcostume su cui si reggeva e continua a reggersi la repubblica italiana.Sono con Mastella quindi, non perché Egli rappresenti la possibilità suprema per far cadere un Governo di incapaci (avessimo un ricambio valido ed affidabile almeno…), sono con Mastella oggi per oppormi al dilagare del malcostume su indicato, per oppormi a chi pretende di continuare ad ingrassare “di” questa repubblica, e soprattutto per oppormi a chi pretende di continuare a grugnire felice e pasciuto sacrificando di tanto in tanto un capro espiatorio, facendo credere alla massa degli italiani (ormai solo sulla carta del passaporto o al seguito della nazionale di calcio) d’aver sanato un sistema, con il malcapitato di turno.
Che si chiami Vittorio Emanuele di Savoia, Zia Betta o Clemente Mastella poco importa !

Alberto Conterio - 22.01.2008

martedì 15 gennaio 2008

Grillo, sempre meno credibile !

Non abbiamo più memoria di quante volte abbiamo sentito in questi anni parlare di rincaro della benzina e del gasolio per auto trazione. La cosa ogni volta ci pone di fronte la realtà di maggiori esborsi e di maggiori sacrifici per la classica e inderogabile quadratura del cerchio dell’economia famigliare. Infatti in tutte le famiglie (soprattutto quelle dei lavoratori dipendenti) nessuno può pensare di poter recuperare il potere d’acquisto perso aumentando le tasse altrui, come viene fatto invece con regolarità dal Governo e dagli Enti locali.
Fin qui nulla di nuovo o che faccia scalpore. Ciò che mi lascia perplesso è il comportamento delle solite “menti” che a queste notizie sciorinano la solfa già provata del prezzo in salita del greggio, dei lauti guadagni dei petrolieri e dei costi di un sistema ormai superato nella di distribuzione del Carburante !
Anche Beppe Grillo cade nel tranello di questa onda “giudata”, infatti sul suo sito ultimamente è tornata a comparire la buffa quanto inutile proposta per far diminuire il costo alla pompa dei carburanti/combustibili. Questa si baserebbe infatti su un’auto regolamentazione popolare. Nello specifico, acquistando carburanti di alcune marche rispetto ad altre, si dovrebbe indurre le compagnie “dimenticate” a ridurre il prezzo, causando in breve una catena in discesa dello stesso, tutto favore del contribuente.
Incredibile che questo colpo di “genio” venga da colui che vuole rifare l’Italia, e come ormai consuetudine nel nostro paese partendo dal palcoscenico di un Cabaret, ma ancora più incredibile e che qualcuno ci creda davvero e/o presti fede a questa pochezza di pensiero.
Il ragionamento è corretto per carità, se, non ci fossero 1000 se, soprattutto pratici che interferiscono sull’attuazione pratica.
Ritengo intanto che l’alto costo della benzina non sia dovuto all’ingordigia dei petrolieri, e per visualizzare ciò, ci viene incontro il Sig. Pareto.
Mi sarei aspettato di più da un ragioniere qual è Beppe Grillo.
Allora vediamo, …si chiama diagramma di Pareto, che inventato dal Signore omonimo sintetizza visivamente che il valore misurato del problema (costo finale alla pompa) suddiviso in sottotitoli e/o causali del problema stesso, può essere affrontato dove è più remunerativo esserlo, per analizzare e attuare un’azione mirata al conseguimento del risultato che vogliamo ottenere (riduzione del costo alla pompa).
In breve, il costo della benzina è la somma del costo del greggio, del trasporto, della raffinazione, della pubblicità, della distribuzione, fino ad arrivare al costo rappresentato da tasse e balzelli vari, che su questo prodotto gravano ben oltre il 60 % !!!
Pareto insegna, che con una voce così consistente su cui “lavorare”, tutte le altre vengono messe da parte. Sarebbe infatti terribilmente stupido e anti-economico spendere tempo e denaro a ridurre una voce minore, quando con un semplice tratto di penna, si potrebbe da domani ridurre del 50 % questa assurdità, ottenendo una riduzione sul costo totale alla pompa del 25 o del 30 % !
Non occorre essere Ragionieri per capire ciò.

Chi fa finta di voler inventare una nuova Italia perché la vecchia non abbia a scomparire, e chi come lo Stato, senza un investimento o un rischio industriale, incassa ogni giorno oltre il 60 % di tasse sulla Benzina prodotta, venduta e consumata da terzi, si sono dati in questo caso la mano, utilizzando la disinformazione.
A titolo informativo, nel 2005 lo Stato ha incassato 32 miliardi di Euro dalla vendita del carburante.
Più la benzina sale di prezzo, più incassa lo Stato.
Abbiamo rinnegato tutto dell’Italia di un tempo, ma questa repubblica non riesce fare a meno neppure della ridicola accise sulla benzina introdotta per la guerra d’Abissinia, 1,9 lire al litro nel 1935 !
Ecco quello che si evita di ricordare alla gente, ecco perché non sono il seguace di un comico che ambisce distraendoci a rifare l’Italia urlando in piazza !!!

Alberto Conterio - 15.01.2008

venerdì 11 gennaio 2008

Un’immondizia di repubblica

Sono passati solo 3 mesi dall’insediamento del bravo Bertolaso, Responsabile della Protezione Civile a Commissario straordinario per la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania. Egli è stato rapidamente rimosso, anzi, allontanato in malo modo. Aver allestito un piano di interventi troppo “radicale” è risultato indigesto infatti alla classe politica ed amministrativa campana, …e così oggi ci risiamo, immondizia ovunque !
E’ la volta della nomina di De Gennaro. Nulla da criticare sulla sua persona ed i suoi trascorsi, tranne che ritengo sarebbe stato più opportuno nominare direttamente San Gennaro, che essendo residente in città da secoli, ha ben in mente difficoltà ed interessi di tutti al riguardo sull’argomento.
Resta il fatto che la gravissima crisi dei rifiuti in Campania, l’ennesima, dovrebbe farci riflettere una volta di più sul valore delle attuali Istituzioni repubblicane. Uno Stato corrotto ed incapace di gestire neppure le esigenze più elementari dei cittadini.
Lo sgombero dei rifiuti urbani, il controllo della salute pubblica, il diritto all’istruzione ed il mantenimento dell’ordine pubblico.
Non è infatti mai stato neppure immaginato un film di fantascienza (perché la Storia non ha riferimenti ad oggi) ambientato con scenari che lontanamente possano ricordare i servizi televisivi di questi giorni sull'emergenza dei rifiuti a Napoli.
Montagne di rifiuti in strada, disperazione dei cittadini, incendi, blocchi stradali, atti di vandalismo, condizioni igieniche neppure proponibili ad un paese del terzo mondo, scuole chiuse o danneggiate.
In mezzo a ciò e ad un insultante palleggiamento delle evidenti responsabilità tra politici e amministratori locali il Governo nazionale assente ad oggi (nelle persone dei ministri competenti) dai luoghi del disastro ha risposto usando il manganello… altro che G8 di Genova del 2001 o i fatti di Milano del 1898 !
Non contenti dello sfascio morale e sociale che questa emergenza ormai ha provocato e che non potrà essere sanato con un colpo di scopa, è stato fatto in modo che la guerriglia urbana, si propaghi anche in regioni lontane. E’ di ieri sera infatti la notizia che a Cagliari si sono bissati i tafferugli campani in quanto i sardi come ogni altra regione italiana non ne vogliono sapere di accollarsi i problemi altrui. E sono pronto a scommettere che sarà così regione per regione. Non perché siamo divenuti negli anni tutti più cinici, ma perché la gente ne ha piene le tasche di “tirar su le braghe” alla politica ed alla mala-amministrazione.
Questa non è più solo l’emergenza rifiuti della Campania ma è un’emergenza socio politica nazionale, indotta da sessant’anni di malgoverno, scandali, sprechi e demagogia ideologica, la giusta pietra tombale insomma ai “festeggiamenti” per il 60° anniversario della costituzione repubblicana !
Nulla mi stupisce più, neppure dovessimo arrivare nelle prossime settimane a parlare di indipendenza o di scissione di alcune regioni da altre. Sarebbe il corretto epilogo di un’Istituzione che producendo immondizia dal dopoguerra ad oggi, è stata sopraffatta dall’immondizia stessa.
La faccia di bronzo di taluni rappresentanti istituzionali invece, induce a ricordare un motto “lanciato” dall’indimenticabile Totò, che Principe in Napoli apostrofava queste persone con un energico “siamo uomini o caporali ?“

Chiudendo questo sfogo oltre ad augurarmi d’essere stato eccessivo negli scenari che presagisco, vorrei citare un pensiero di un altro Principe, il Principe "di" Napoli, SM il Re Vittorio Emanuele III di Savoia, era il 10 Aprile 1944. "In Italia stanno già parlando di una repubblica, ma ricordate che non esiste nulla di più inadatto agl' Italiani. Essi sono individualisti e una repubblica sarebbe inevitabile causa di confusione e disordine. Sicuramente, di corruzione : riguardo questo non ho dubbi. Qual’ora tutto ciò accadesse, chi sarebbe ad avvantaggiarsene ?"

Oggi a sessant’anni dalla morte in d’esilio di questo Sovrano, ingiustamente bistrattato, vorrei far notare non solo l’attualità della sua affermazione, ma soprattutto l’accurata valutazione del futuro che ci attendeva !

Rimettiamoci pure a San Gennaro quindi…

Alberto Conterio - 11.01.2008