giovedì 29 dicembre 2011

Adesso è certo, …siamo allo sbando !

Adesso è certo, …siamo allo sbando !

Quando scrivemmo a novembre, circa il “colpo di stato” attuato dal Presidente Napolitano, con il suo inconsueto attivismo contro la politica, e non al di sopra di essa, che pose alla presidenza del Consiglio dei ministri del nostro Paese il Professore Mario Monti, non potevamo certo osare un elogio o una critica al neo Presidente del Consiglio stesso. Oggi al contrario possiamo scrivere qualche riga al riguardo sull’esperienza di queste settimane.


Non è che si possa andar allegri, confidando nelle capacità presunte di questo esecutivo, dopo i primi provvedimenti assunti. Devo dire che sono rimasto molto negativamente colpito dai primi passi di questo governo, che si muovono a cavallo di una linea sottilissima che divide l’idealità politica della destra e della sinistra nel tentativo di non nuocere troppo a nessuno, colpendo gli unici che non possono sottrarsi alle angherie di uno Stato sempre più invasivo delle nostre libertà e capacità. Provvedimenti che non hanno portato allo sperato sollievo delle borse finanziarie, ma che sicuramente graveranno sulle borse delle famiglie, senza peraltro aver dato un segnale al capitolo sviluppo, almeno per ora. La “fase due”, come è stata chiamata, cioè la serie dei provvedimenti che formalizzeranno le azioni di governo utili allo sviluppo del Paese, resta una chimera a venire, mentre certi invece, sono i provvedimenti palesemente molto poco equi adottati da subito per far cassa immediata !

Che vi fosse tutta questa necessità di riformare ancora il sistema pensionistico italiano in questi termini, dopo che stesso aveva già subito parecchie “riforme” negli ultimi mesi, deve esserci ancora ben spiegato, così come sarebbe bene capire perché non si potesse mettere le mani nelle tasche dei furbi, dei disonesti e di coloro che uno sforzo ancora lo possono fare senza perdere nulla di indispensabile. Altro mistero, l’accanimento a spremere il patrimonio immobiliare italiano, in larga parte in mano alle famiglie quale unico investimento per il futuro dei propri figli.
Addirittura ridicolo l’ennesimo balzello sui carburanti, vera catastrofe assieme all’aumento dell’aliquota Iva per la nostra economia morente. I segnali dal mercato interno infatti sono stati immediati, annunciata recessione per l’anno a venire, il 2012, e immediato sensibile calo dei consumi delle famiglie nel periodo natalizio.
Per far cassa aumentando il prezzo alla pompa della benzina e del gasolio, non era necessario prendere a calci la democrazia e pagare come “ministri” degli insigni professori della Bocconi, bastava un asino qualsiasi, …questa la mia opinione !

Ripeto, mi aspettavo qualcosa di più e soprattutto di diverso. Povera Italia nostra !  

Alberto Conterio - 29.12.2011

giovedì 15 dicembre 2011

L’Italia, e le radici della crisi.

L’Italia, e le radici della crisi.
Dieci anni di errori ed un mondo che cambia.

In un periodo di crisi nera qual è l’attuale, è forse bene tirare delle somme per tentare di capire quali sono le nostre prospettive future, e se possibile, comportarsi di conseguenza.
Da dove veniamo ? Chi siamo ? Dove stiamo andando? …sono tre domande che spesso mi assalgono, e che almeno fino a qualche tempo fa, mi era possibile rispondere con più o meno certezza. Oggi però sono molto meno tranquillo. Perché?
Perché, la crisi economica perdurante che sta attraversando la civiltà occidentale, secondo me, è l’effetto “secondario” di una crisi ben più grave ed evidente. È la crisi di identità che sta attraversando pericolosamente l’occidente. Senza sapere da dove veniamo e chi siamo, infatti, non è più certa la nostra rotta futura, tanto è vero che tutto in questi anni s’è complicato. Se ci togliamo per un attimo i paraocchi dell’ipocrisia e del politicamente corretto e guardiamo in faccia la realtà, ci accorgiamo che la crisi evidente e perdurante, è di casa soprattutto nella vecchia Europa.


Negli ultimi anni, per nascondere questa verità, si mescolano le carte, va di moda asserire infatti che sia in atto uno scontro di civiltà, dove la civiltà occidentale comprende la vecchia Europa, ed il nord america. È chiaramente un falso, perché non siamo in guerra con un’altra civiltà, e la crisi è data dalla lenta implosione della nostra stessa civiltà.
Niente scontro insomma, la civiltà occidentale sta morendo da sola. Ma l’Italia appartiene a questa civiltà ? Mi sono soffermato a riflettere su ciò!

Affermerei senza indugio che la “civiltà” non è rappresentata (come talvolta affermato e si vuol far credere) dal credo religioso di una società (sarebbe riduttivo) o più genericamente dal sistema di vivere d’oggi (sarebbe soltanto commerciale) quanto piuttosto dalla sua storia. Insomma, si può affermare che la “civiltà occidentale” alla quale dovremmo appartenere è un’entità definita…
Mi sorgono dei dubbi, perché è evidente che in “occidente” vi sono tra i Paesi differenze sensibili se non abissali?
Ad esempio, possiamo noi italiani riconoscerci in una “civiltà occidentale” che oltreoceano, si identifica attorno ad un tacchino ripieno alla festa del ringraziamento, quale punto di origine? Possiamo riconoscerci in chi si diverte guardando gli incontri di Wrestling (truccati), oppure in chi riconosce sacralità nelle zucche di Halloween? Desideriamo anche noi una società, che dall’oggi al domani si riduce a far dormire la sua gente nel parcheggio di un centro commerciale perché “c’è la crisi” o che ancora nel 2010 discuteva animatamente se fosse giusto e conveniente assicurare un servizio sanitario di base a tutte le classi sociali della popolazione ? Il mio non vuol essere un anti americanismo sterile, ma per evidenziare queste mie affermazioni citerei quanto scritto da uno studioso di storia del periodo fascista, sugli americani :  “costoro, sono passati dall’antichità ai tempi moderni, senza essersi fermati un solo giorno nella civiltà…” 

Ecco, noi possiamo credere d’appartenere a questa “in-civiltà occidentale standard” solo se cancelliamo il nostro passato! solo se la nostra memoria diventa un foglio di carta bianco, allora sarà possibile scrivere su di esso ciò che si vuole, e farci credere quello che converrà!


Se vogliamo al contrario fare un discorso più serio, è bene circoscrivere fin da subito all’area geografica strettamente europea questa “civiltà”, individuando nei singoli percorsi storici di ogni Paese un punto di partenza “comune”. L’idea di civiltà occidentale così, comincia effettivamente ad essere plausibile. Tra questi paesi però, sono pochi quelli che possono contare su una memoria passata di civiltà come la intendiamo noi (pensando alla civiltà Latina), o su una memoria storica che possa abbracciare almeno una decina di secoli. L’Italia chiaramente, può fregiarsi di ciò a pieno titolo.
 
Un punto di sicura origine di questa fantomatica civiltà occidentale potremmo individuarlo nelle radici Cristiane. La quasi totalità dell’Europa infatti, può essere raccolta attorno alle radici Cristiane, ma dal momento che ad inizio di questa esposizione abbiamo asserito che sarebbe riduttivo e che, la stessa Europa Unita come istituzione, ha sancito, di non far comparire nella carta costituzionale comune questo fondamento, torniamo alle singole “storie” dei vari Paesi, che nei secoli si sono intrecciate tra loro…
Dobbiamo però essere franchi senza voler del resto apparire vanitosi : l’Italia vanta non meno di 25 secoli di storia e civiltà ininterrotta, il resto d’Europa NO!
Ergo, io che sono e mi sento Italiano, sono estremamente orgoglioso!
Tornando quindi alla crisi, sono portato a chiedermi spesso - soprattutto ultimamente - quale sarà il futuro d’Italia e quindi dei miei figli. Occorre a questo punto scendere nella politica e nella storia recentissima d’Europa e del nostro Paese. Quattro le colonne negli ultimi dieci anni, Immigrazione, globalizzazione dei mercati, delocalizzazione del lavoro e moneta unica. Quattro panacee valide in ogni occasione e su ogni argomento, a formare un totem, un monolito inattaccabile. L’immigrazione, presentato come un arricchimento, culturale, sociale, la globalizzazione dei mercati e la delocalizzazione del lavoro come un’opportunità economica e la moneta unica, la sicurezza economica data da un potere d’acquisto svincolato finalmente dal tumore delle inflazioni e dei cambi monetari!

Beh, …dopo aver visto la parabola discendente degli ultimi dieci anni sfido qualunque persona di buon senso a dimostrare che non è stato un completo fiasco, altro che totem!

La strada percorsa in questi dieci anni, era giusta per l’Europa, per l’Italia o per chi? O meglio, la civiltà espressa dalla società italiana aveva bisogno di mutuare quella altrui per poi ritrovarsi in condizioni ben peggiori dopo questo periodo?
Se avessimo guardato alla civiltà espressa dalla nostra storia, senza azzerare ad un libro vuoto la nostra identità, quanti di coloro che si ergono oggi a salvatori della Paria e quanti di coloro che si son vantati in questi anni di essere i promotori di tanto vantaggioso progresso, avremmo effettivamente seguito come pecore al pascolo? E se è vero, che la democrazia è un valore universalmente conosciuto, ci saremmo lasciati condurre forzatamente al patibolo?

Io ritengo che si possa sempre cambiare opinione quando è palese che le nostre convinzioni erano errate, così come nessun trattato o scelta politica passata può considerarsi definitiva e inamovibile. Se l’Euro, le frontiere aperte, la globalizzazione dei mercati e la delocalizzazione all’estero del lavoro si sono rivelati letali per l’Italia, l’Italia deve avere il diritto ed il coraggio di ridiscutere con piena sovranità nazionale questi argomenti. Questo è ciò che chiedo al “governo” del mio Paese. E chissenefrega dell’Europa, della borsa di Londra e del differenziale dei rendimenti Bund-Btp e della possibilità di trovare lavoro come lavapiatti in Australia.
La società italiana stava assai meglio negli anni ’80 quando imperava un’inflazione del 22 %, e tutti i cambi ci erano sfavorevoli. Mai avrei immaginato questa involuzione. Non facciamoci raggirare ancora, ciò non è dovuta soltanto al rapido cambiamento del mondo o alla sfortuna. Quante volte il mondo è cambiato in 25 secoli, eppure l’Italia è sempre stata se stessa. Con i suoi pregi ed anche con i suoi difetti, l’Italia talvolta ha guidato il cambiamento del mondo conosciuto. Questa rapida involuzione quindi, è dovuta principalmente a scelte errate recenti e recentissime, che non hanno saputo coniugare i pregi ed i difetti su citati con le reali possibilità offerte dal cambiamento in atto. Queste sono colpe che possiamo attribuire in primis alla classe politica repubblicana post-manipulite, mirante al suo esclusivo e personale interesse sopra ogni altro, ma non esclude le pesanti responsabilità della classe dirigenziale ed industriale italiana delle nuove generazioni, che al contrario delle precedenti - attente alle positive ricadute sociali locali e nazionali - hanno voluto monetizzare ogni guadagno possibile.

Concludendo, dobbiamo tornare ad essere coscienti delle nostre radici e delle nostre potenzialità per guidare democraticamente la politica del nostro Paese verso gli interessi dell’Italia e degli italiani, e se questi non coincidono con gli interessi delle lobby interne che dividono i propri interessi con l’Europa della Germania e la globalizzazione mondiale, vuol dire che siamo davvero sulla strada giusta !

15.12.2011 - Alberto Conterio

giovedì 17 novembre 2011

Il Governissimo


Il Governissimo
…di salvezza “politica”
Per poter continuare come sempre, a spese dei cittadini !

E’ fatta, ieri 16 novembre 2011, il Governo Monti ha giurato davanti al Capo dello Stato, e con certezza assoluta, tra poche ore riceverà ampia fiducia in Parlamento per poter operare in nome della salvezza nazionale. Avevo già preannunciato ciò, in una precedente “memoria” di qualche giorno fa, prima della nomina a Presidente del Consiglio dell’allora  neo Senatore a vita Mario Monti.
Questa del resto, non vuol essere una critica alla meritevole figura di italiano del Prof. Monti, anzi, desidero però scrivere la mia opinione in merito a questi fatti, che vedono l’epilogo di un’era di questa repubblica, e sull’inizio di un’altra, che sarà  - immagino - di perfetta continuità con quanto già visto più volte dal dopoguerra ad oggi.


Il Cavallier Berlusconi ha finalmente compreso che per continuare ad “operare” in Parlamento, doveva dimettersi dall’incarico che ricopriva, giungendo a partorire in extremis un’uscita di scena neanche troppo mesta, …onorevole direi. Egli infatti, può vantarsi di aver tracciato e mantenuto gli impegni europei, avviando con le sue dimissioni - non dovute ad una sfiducia in aula - un nuovo corso della vita politica di questo Paese. E non è uno scherzo se pensiamo alla gogna mediatica a cui era sottoposto da mesi, senza cedere il suo scettro alle odiate opposizioni, e senza dover affrontare immediatamente il baratro delle elezioni. Quanti voti avrebbe perso il Popolo delle Libertà ?
Anche la La Lega Nord, buttandosi all’opposizione immediata, con annessa riapertura del “parlamento del nord” in data 4 dicembre, evita le pernacchie del suo elettorato deluso da anni di …nulla di fatto, concedendo tempo e occasioni per poter tornare alla protesta pura, sua bandiera da sempre, aizzando il nord contro il sud allo scopo di rinsaldare le fila presso le osterie.
Anche Bersani ed il Partito Democratico, devono ringraziare. Elezioni subito con i problemi connessi da una profonda crisi interna, oppure l’investitura alla responsabilità di un governo di transizione, non erano un buon viatico. Costoro, incapaci di una sola proposta credibile in tre anni e mezzo di opposizione, sarebbero stati costretti a dover prendere - per contrastare l’attuale stato di crisi totale - decisioni sicuramente impopolari per il buon esito del voto di fine legislatura previsto per il 2013 !
Stesso discorso vale per Di Pietro e Vendola, che fino a quando possono fare opposizione con il loro populismo a buon mercato, mantengono uno spazio di credibilità, che scema immediatamente ridotto a zero, nel momento in cui dovessero trovarsi a operare sul campo, in preda alla confusione mentale che dimostrano. Serva per tutti l’esempio di De Magistris a Napoli, che solo una stampa compiacente riesce ad occultarne l’incapacità !

Casini, Fini e Rutelli, a modo loro, ben contenti, beneficeranno di questa pausa di riflessione - il governo Monti appunto - per evitare la complicata scelta interna di un Leader da presentare in caso di elezioni. Scelta rimandata, che, consente al “trio” di atteggiarsi ancora a polo intermedio, senza una precisa linea guida e senza i “soldati” necessari !
Restano i Radicali di Pannella, e i seguaci di un comico che non fa più ridere nessuno. Brutto accomunarli, perché i Radicali, pur possedendo piccoli numeri, restano una forza politica valida ed utile alla società, i “grillini” no ! Altri ancora ? …solo comparse.

Mario Monti insomma, l’asso nella manica del Presidente, salverà l’Italia ?
Così verrà scritto, ma l’Italia si salva da sola quando viene “scollegata” dalla politica che l’appesantisce. Mario Monti, servirà soprattutto a salvare la classe politica espressa da questa seconda repubblica. Ogni sacrificio imposto da questo Governo, e saranno molti, potrà essere addebitato alla squadra di “tecnici”, creando l’illusione della “verginità politica” dagli stessi.
La conferma, viene da chi ricorda il governo Dini per la durezza dei suoi provvedimenti. Difficilmente costui, ricorderà che fu la politica con il suo malcostume degli anni precedenti a costringerlo verso quelle decisioni ! 

Ma la riflessione che vi propongo non è questa, resta infatti da scrivere di Napolitano, la regia. Una regia nemmeno occulta, …e per nulla super partes !
Il Signor Presidente, incensato da destra quanto da sinistra, trotterella orgoglioso d’aver trovato, con una mossa geniale, la soluzione al disordine politico, alla zuffa permanente, all’incapacità politica di chi era stato chiamato a governare o a svolgere opera di controllo all’opposizione, con voto democratico del popolo.
Ed io non ci sto a questa ipocrisia politicamente corretta, spacciata per “prerogative del suo mandato di custode della costituzione”.
E’ stato un colpo di Stato. Lieve, indolore, necessario anche, ma sempre colpo di Stato deve essere considerato. Lo si può giustificare per svariati motivi “tecnici” tutti validi, ma ripeto, resta un colpo di Stato !
E ha fatto bene il Direttore de “il Foglio” Giuliano Ferrara ha denunciarlo !
Il Presidente di questa repubblica, in accordo con tutti i partiti politici, che vede un preciso spartito da “cantare” in coro, con ruoli definiti nella generale convenienza, ha nominato Senatore a vita un capro espiatorio a cui affidare il governo del nostro Paese al di fuori della volontà espressa dagli elettori nell’aprile del 2008 !
Chiediamoci cosa sarebbe mai accaduto, se una cosa del genere fosse venuta in mente ad un Sovrano qualsiasi… da tutto il mondo, sarebbero giunte le urla di denuncia e disperazione, di chi, in nome delle libertà dei popoli si sarebbe posto in difesa immediata del diritto inalienabile alla democrazia, espressa con il voto popolare.
Eppure ciò, in questa Italia irriconoscibile, repubblica del malaffare, dove le menzogne hanno lobotizzato il popolo, acquisendo nel tempo la dignità di un dogma, è stato presentato con plauso per un dovuto quanto necessario atto costituzionale !

È l’apoteosi dell’ipocrisia repubblicana dopo 65 anni di soprusi, legittimata dall’interesse comune di una classe politica di interessati per cambiare tutto al fine di non cambiare nulla, preservando un sistema malato al solo scopo di poter proseguire in futuro - dal 2013 - l’opera di mungitura alle spalle e sulle spalle del popolo “sovrano” !!!

Concludendo, domani saremo ancora capaci di denigrare ed incolpare un piccolo grande Re d’Italia per quanto dovette decidere - in ottemperanza allo statuto - nel lontano 1922, senza vergognarci della nostra immagine riflessa allo specchio ? 

Alberto Conterio - 17.11.2011

venerdì 11 novembre 2011

Per poter continuare come sempre, a spese dei cittadini !


Per poter continuare come sempre, a spese dei cittadini !

Questa non vuol essere una critica al neo Senatore a vita Mario Monti, anzi, desidero invece scrivere qualche riga sull’epilogo di un’era, che nel bene e nel male ha segnato quasi un ventennio, l’ultimo, di questa repubblica, e sull’inizio della prossima, in perfetta continuità con quanto già visto dal dopoguerra ad oggi.

Finalmente Berlusconi ha ragionato, o è stato indotto a ragionare, giungendo a partorire in extremis un’uscita di scena neanche troppo mesta, …onorevole direi. Dire che ormai metaforicamente si intravedeva un cappio senza appello infatti, non era esagerato, mentre invece, se è vero che domani si dimetterà, avrà ancora una volta giocato un brutto scherzo alle opposizioni, che già si affollavano al capezzale della sua agonia.
Potrà dire di aver mantenuto gli impegni europei e di aver avviato, con le sue dimissioni un nuovo corso della vita politica di questo Paese alla faccia di chi gli vuole male.


Altro appunto da fare è per il Presidente Napolitano.
Senza infrangere il suo mandato di custode della costituzione, ha, con una mossa geniale salvato capra e cavolo, nel senso che è riuscito ad offrire una possibilità d’uscita onorevole per tutti. Un’offerta che non si può rifiutare insomma. Berlusconi può cedere lo scettro, senza consegnarlo nelle mani delle odiate opposizioni, e soprattutto senza rischiare il baratro delle elezioni immediate, che, certamente devasterebbero il Popolo delle Libertà. La Lega Nord del resto, buttandosi all’opposizione come dichiarato dal Ministro Maroni, evita anch’essa il chiaro pericolo delle elezioni, concedendo tempo e occasioni per poter tornare alla protesta pura, sua bandiera da sempre per aizzare il nord contro il sud allo scopo di far cassetta.
Bersani, deve ringraziare anch’esso, perché sia le elezioni, che un governo politico immediato delle opposizioni, lo avrebbero costretto a dover prendere – per contrastare la crisi economica attuale - decisioni sicuramente impopolari per il voto fine legislatura previsto per il 2013 ! Stesso discorso vale per Di Pietro e Vendola, che fino a quando possono fare opposizione con del populismo a buon mercato, mantengono uno spazio loro, che sarebbe immediatamente ridotto a zero, nel momento in cui dovessero trovarsi a operare le scelte ineludibili che la crisi impone. De Magistris a Napoli ne è un esempio lampante !

Casini, Fini e Rutelli, ognuno a modo loro, beneficeranno di questa pausa di riflessione - il governo Monti appunto – per evitare le scelte interne da fare in caso di elezioni. Scelte rimandate, che, consentono al “trio” di atteggiarsi a polo intermedio, senza una precisa linea guida e senza i “soldati” necessari !
Restano i Radicali di Pannella, e i seguaci di un comico che non fa più ridere nessuno. Brutto accomunarli, perché i Radicali, pur possedendo numeri ridicoli, restano una forza politica valida ed utile alla società, mentre i “grillini” no !
Insomma, Monti, l’asso nella manica del Presidente, salverà l’Italia – non perché sia un genio, ma perché l’Italia si salva da sola quando viene “scollegata” dalla politica che l’appesantisce – e servirà a salvare la politica stessa. Ogni sacrificio che ci verrà imposto infatti (abbiamo sentore che saranno molti) potranno essere addebitati al suo governo di “tecnici”, creando l’illusione della “verginità politica” sugli stessi. La conferma, viene da chi ricorda il governo Dini per la durezza dei suoi interventi. Difficilmente costui, ricorderà infatti, che fu la politica con il suo malcostume degli anni precedenti a costringerlo verso quei provvedimenti ! 

In ultima analisi Monti è davvero la panacea per tutti, l’uomo giusto al momento giusto e per il giusto scopo, soprattutto per gli scopi della repubblica dei politicanti arruffoni. “Domani”, dopo averlo usato, potranno riprendersi il loro spazio in nome della democrazia, uno spazio solo momentaneamente imprestato all’Italia del buon senso, del lavoro e dei valori immortali della Patria.

Alberto Conterio – 11.11.2011

mercoledì 19 ottobre 2011

Io sono, perchè penso...

Io sono, perché penso…

Periodicamente è cosa buona e giusta guardarsi allo specchio per tentare di tirare delle somme, capire la strada fatta, comprendere l’evoluzione della società e ipotizzare la strada che è da fare. In queste ultime settimane però, è davvero difficile tentare di focalizzare l’attenzione su un argomento specifico. Allarmanti notizie di borsa, scandali privati e pubblici della nostra classe dirigente, insorgere di nuova povertà tra la gente, sbarchi di clandestini e di altri mille fatti quotidiani, si rincorrono sui media secondo un ordine sparso.
Come l’abbattimento delle frontiere e la globalizzazione dell’economia hanno infranto le difese nazionali verso l’esterno, ora questo organizzatissimo caos, sta facendo crollare le difese interne del normale vivere quotidiano.


Dopo la fine della guerra fredda, il vuoto lasciato libero dall’ingombrante radicalizzazione della politica basato su differenti ideologie, è stato occupato ben presto ed impetuosamente da una nuova radicalizzazione degli schieramenti politici basato sul “tutti contro tutti”, che vede i molteplici vantaggi offerti dalla possibilità di colpire chiunque e ovunque con il vantaggio della sorpresa e della prepotenza non bilanciata.
È un assedio concentrico ormai, al fortilizio del buon senso e delle necessità reali della gente comune, che sempre più spesso deve fare rinunce per giungere a fine mese, senza riuscire ad individuare un vero responsabile del regresso sociale vissuto, creando frustrazione ed un circolo irreversibile di malcontento ed insicurezza, che chiude ognuno di noi nel proprio angolo buio.

Occorre sfatare un mito a questo punto : non si tratta di rinunciare al lusso smodato, ma si tratta di rinunciare ad una vita dignitosa e rilassata, che permetteva – fino a 10 anni fa circa - di programmare uno sviluppo, un miglioramento delle proprie condizioni di uomini liberi ! E se è vero che agli occhi dei nostri Padri e dei nostri Nonni, abbiamo ancora cellulari, tivvù e computer e tutti viaggiamo in automobile mangiando tre volte al giorno, e anche vero che viviamo ormai ben dentro il secondo decennio del ventunesimo secolo, e che limitare tutto ciò per “tirare avanti”, vuol dire certificare il fallimento del lavoro compiuto da 2 generazioni di italiani verso il progresso, dal dopoguerra ad oggi !

La manifestazione di sabato 15 ottobre a Roma, è stata usata prima, durante e dopo lo svolgimento stesso, proprio a questo scopo; dividere la gente nella confusione, alimentando la paura.
Una cosa che deve essere chiara in chi, tenta ancora di ragionare con la propria testa, e che non vi sono buoni e cattivi !
Chi ha avuto modo di osservare i video che ritraggono i manifestanti “buoni” prendersela con Marco Pannella, non può non aver capito che questa violenza cieca, questa assoluta ignoranza, è il risultato di anni di lavoro di una regia superiore che vede migliaia di pedine all’opera ogni minuto del giorno. Per fare qualche esempio chiaro, Santoro, Travaglio e Beppe Grillo, così come Asor Rosa, Di Pietro, Rosi Bindi e Umberto Bossi, sono i tasselli di un mosaico, i pixel di uno schermo su cui viene proiettato il video quotidiano, da cui la gente finisce per trarre gli esempi comportamentali che, ammorbati dalla disinformazione o dall’informazione malata di media al soldo degli interessi della stessa regia, non può che portare prima o poi a quello che abbiamo avuto modo di osservare per le vie della capitale.

E allora diventano superflui gli imbecilli vestiti nero con il casco calzato, addestrati, pagati e trasportati per mezzo mondo - dove servono - se abbiamo bisogno che la violenza ci distragga dai problemi veri, perché questa sarebbe scaturita ugualmente in modo “naturale” lo stesso sabato 15, oppure alla manifestazione successiva.

E’ una ipocrisia credere che ci possono essere manifestazioni non violente quando importanti esponenti politici urlano dai palchi la secessione armata, oppure quando profetizzano “il morto” in un’intervista. Non possono esserci manifestazioni pacifiche quando riconosciuti intellettuali invocano al golpe militari contro un governo regolarmente eletto, oppure quando il Presidente del Consiglio dopo dieci anni di promesse non ne ha mantenuta una soltanto. Che dire poi dei comici che non fanno più ridere ma si ergono a giudici, o quando le informazioni trasmesse, sono palesemente “guidate”, con esposizioni senza contraddittori.
Possono esserci manifestazioni pacifiche quando la gente esasperata, deve sopportare l’arroganza di coloro che, dopo essersi arricchito portando il lavoro all’estero grazie ad una serie di governi conniventi, per opportunità politica, si schierano oggi contro il governo in carica ?
Possono esserci manifestazioni pacifiche in un paese dove un vice presidente del Senato identifica gli avversari politici come nemici, etichettandoli con l’insulto di “stronzi” ?

Mi chiedo anche se sia necessario avere leggi specialissime, per avere manifestazioni pacifiche, dal momento che sabato scorso, le nostre forze dell’ordine non sono neppure arrivate a capire che era forse opportuno far sgombrare preventivamente le auto parcheggiate lungo il percorso della manifestazione; …e se in una di quelle auto o uno di quei furgoni che contenevano i martelli e le mazze da baseball per sfondare le vetrine, fosse stata “dimenticata” una borsa di pelle come alla Banca dell’Agricoltura in piazza Fontana, …quanti sarebbero oggi, i morti da piangere ?

Troppi gli argomenti da trattare e troppi i punti che non tornano, cosi come le domande senza risposta.
Ci si sente impotenti di fronte a questo caos. Il Caos di una società senza più valori, avviata ad essere ingoiata in un buco nero dopo 25 secoli di storia con la “S” maiuscola.

Presto questa legislatura avrà termine, e torneremo a decidere il nostro futuro… mi raccomando, questa volta, facciamo uno sforzo, cerchiamo nel più profondo del nostro cuore, dove alberga ancora del buon senso, e non facciamoci prendere per il naso dal più simpatico, o dal solito bel paio di gambe ! Siate voi stessi.

Alberto Conterio - 19.10.2010

Anche su Politicamentecorretto.com

lunedì 3 ottobre 2011

Secessione ? niente paura, l’Italia è degli italiani !

Secessione ? niente paura, l’Italia è degli italiani  !

Per tranquillizzare tanti bravi italiani, tengo a scrivere alcune mie considerazioni sull’argomento della secessione nuovamente invocata negli ultimi tempi.
Tempi di vacche magre peraltro, che, in un centro destra allo sbando, travolto da un numero imprecisato di scandali e fattacci del Presidente del Consiglio, ormai incalzato da una opinione pubblica disillusa e spaventata da una crisi che più nera non si può.


Cominciata la caccia alle streghe, la ricerca di un posto sull’ultima scialuppa, il palleggio delle responsabilità… occorre confondere in ogni modo alla gente le amare evidenze.
Per la Lega Nord nello specifico, la situazione è anche peggiore, tanto che la guerra interna alla successione di Bossi è ormai palese e senza esclusione di colpi, così come il mormorio alla base del partito, sempre più scontenta e delusa. Un elettorato insomma, che si sente - a ragione - tradito. Quella che negli anni era stata l’arma suprema del movimento, la secessione, torna quindi prepotentemente alla ribalta, quale narcotizzante, utile a stemperare le proteste, tentando un innesto di fiducia tra le truppe stanche di essere raggirate.
La Lega Nord, più di Berlusconi, e del Popolo delle Libertà, sembra davvero arrivata al capolinea.

In questo quadro, fa tenerezza, vedere il Presidente della repubblica impegnato in uno sforzo quasi giornaliero per contrastare le varie dichiarazioni degli esponenti del Carroccio sulla possibilità/necessità della secessione del nord dal resto d’Italia. È uno sforzo inutile, assolutamente non necessario.
Analizzando anche superficialmente i risultati della Lega Nord infatti, possiamo capire che il problema secessione non mai stato veramente un problema per l’unità della Nazione, …figuriamoci ora.

Nonostante nel 2008 la Lega abbia ottenuto un guadagno elettorale importante, confermato nel 2009 alle europee, non ha mai avuto una maggioranza popolare in grado d’essere relativa e tanto meno assoluta. Cosa vuol dire ? Vuol dire che anche al massimo del suo “splendore”, tra il 2008 ed il 2009, la Lega Nord, mai e poi mai, sarebbe stata in grado di assicurare l’elezione di un Presidente di Regione come Zaia in Veneto da sola. In quell’occasione, l’elettorato leghista arrivò intorno al 30 %. Ci vollero gli interessi e la cortesia di Berlusconi, che, togliendo in corsa Galan, aprì la strada alle camice verdi. In Piemonte la stessa cosa con Cota, dove la Lega Nord, svettò sulle sinistre grazie all’appoggio incondizionato del Pdl (maggioritario) condotto in gregge a votare il novarese, ed il contributo determinante di talune liste collegate, riconosciute pure illegali !
Casi emblematici, mutuati poi alle elezioni provinciali in scala minore, che evidenziano l’incapacità e l’inconsistenza della “proposta leghista” a far da se, e quindi in ultima analisi ad arrivare legalmente alla secessione per volontà popolare.
Ha un bel coraggio il Ministro Calderoli a replicare al Presidente della repubblica che, “occorre ricordarsi del diritto del popolo all’autodeterminazione”, quando questi citando la costituzione afferma che “l’Italia è una e indivisibile !”
Ma quale popolo ? quello padano ? quello immaginario composto da meno del 20 % della popolazione residente nelle aree dell’Italia settentrionale che questi “interessati” giullari della politica si ostinano da anni a definire “padania” suscitando le ilarità dell’Europa intera ? 
Finalmente però, siamo alla resa dei conti. Nonostante questa compagine maramaldesca di arroganti politici di carriera, abbia un peso in Parlamento infatti, è ormai accertato che non ha il potere di imporre all’Italia la sciagura di tornare ad una situazione pre-unitaria, dalla quale Casa Savoia e tanti illustri ed illuminati patrioti, ci affrancarono 150 anni fa !

Per il bene della nostra Patria, promuoviamo convintamene e senza timore alcuno, un referendum popolare sulla secessione nelle aree definite “solo geograficamente” padane. Ci “leviamo il tappo” una volta per tutte - si dice in buon dialetto torinese - relegando questa paccottiglia di simpatici arruffoni dove è naturale trovarli con il gomito alzato : in osteria !

Alberto Conterio - 03.10.2011

domenica 25 settembre 2011

Benedetto XVI in Germania

Benedetto XVI in Germania
Un grande discorso su ragione e politica in occidente

Chi mi conosce, sa bene che non sono un gran religioso, ma sa anche che ho sempre avuto una grande ammirazione per Benedetto XVI prima ancora che divenisse Papa, prevedendo la sua nomina ben prima che Papa Giovanni Paolo II morisse.


Ogni parola di Papa Ratzinger è da ascoltare e meditare, …pare scenda da un altro pianeta.
Il suo discorso al Bundestag tedesco però, è stato semplicemente grande.
Con la semplicità di un bambino, ha bonariamente tirato le orecchie ai politici presenti, bacchettando in fondo tutta la società occidentale, con argomenti senza possibilità alcuna di replica.
Consiglio a tutti la lettura integrale del testo del discorso, è semplicemente illuminante, ponendo quest’uomo un gradino sopra a tutti.

Alberto Conterio - 25.09.2011

Tratto da : “Il Foglio” on line
23 settembre 2011

Da tempo Benedetto XVI, regnante con ardente intelligenza e millenaria malizia sulla chiesa cattolica, parlava di Dio, e invitava a pregare e a espiare le colpe personali e della chiesa. Il Ratzinger teologico-politico, quello delle grandi battaglie di cultura e del discorso di Ratisbona, sembrava essersi immerso nelle profonde acque della sola fede. Faceva, il nostro amato Papa, quello che fecero i gesuiti all’inizio del Seicento, sotto il preposito Acquaviva, un geniale abruzzese, figlio del Duca d’Atri, che cercò di ricostruire in interiore homine e in nuove regole educative e di preghiera, la spiritualità dell’ordine che era messa in discussione dal multiforme contatto con il mondo, dopo la tempesta Luterana e il dramma del chiostro vissuto dal monaco agostiniano che aveva rotto l’unità del cristianesimo d’occidente con il suo tremendo genio religioso e la sua grandiosa eresia carica di modernismo.


Ieri, nello splendido discorso tenuto al Bundestag, il Parlamento della sua patria, è riemerso in chiara, mite e fulgidissima luce - la luce dell’intelligenza e della ragione - quel formidabile professor Ratzinger che fu eletto alla guida della chiesa di Roma su una piattaforma di lotta intellettuale ed etica alla deriva relativista e nichilista dell’occidente moderno. Che solo un Papa può salvare (altro che il Dio oscuro di Martin Heidegger).
Benedetto ha sorpreso tutti. Niente afflato pastorale minimalista, niente catechesi ordinaria, e invece un energico, nitido e straordinario richiamo alla sostanza di ciò che è politico, pubblico, e alla questione filosofico-giuridica di come si possa fare la cosa giusta, condurre una vita giusta, reggere governi e stati giusti, fare leggi giuste in un mondo che non dipende più dalla tradizione, dall’autorevolezza intrinseca della fede, ma dalla democrazia maggioritaria.


Nell’esordio scritturale c’era già tutto. Re Salomone chiede a Dio un cuore docile e la capacità di distinguere il bene dal male. E non ci sarebbe nulla da aggiungere. Ma quella soave e fatale domanda è svolta poi da Benedetto nei termini di una grande lezione filosofica, storica e teologica sui fondamenti, anzi sulla fondazione politica, della nostra cultura e della nostra idea di libertà, di umanità, di natura e di ragione. I giganti usano parole semplici e concetti alla portata di tutti, non sono esoterici, parlano al centro forte e realista dell’intelligenza umana. E così ha fatto il Papa, rivolto alle Damen und Herren del Bundestag. Evitando le polemiche, e accarezzando la verità come un bambino farebbe con un balocco di Norimberga. (La Germania si addice a Benedetto XVI come la Polonia si addiceva a Giovanni Paolo II).
Il discorso è lì, lo si legge nella doverosa pubblicazione integrale, e il suo significato è univoco. Non è un discorso intercettabile dalle polemiche e dai sofismi. Se siamo liberi, se siamo in un mondo laico, se siamo padroni del nostro destino è perché siamo cristiani.


Il cristianesimo non ha imposto come legge la Rivelazione, non è la sharia, non è uno spazio mitico per litigiosi dei. Alla base dei diritti umani, delle conquiste dell’Illuminismo, dell’idea stessa moderna di coscienza, sta la scelta cristiana e cattolica in favore del diritto di natura e della legge di ragione, sta il percorso storico radicato nelle verità scritte da san Paolo nella Lettera ai Romani, in Agostino d’Ippona e nella cultura dei padri della chiesa. La dimostrazione è per tabulas, granitica in senso logico ma mai superciliosa, e culmina nella contestazione argomentata di una concezione positivistica del diritto, quella del grande giurista Hans Kelsen, che non riesce a trovare la strada di una vera giustizia quando teorizza che ogni norma corrisponde a una volontà, e dalla volontà esclude la misteriosa volontà di Dio, di un Creator Spiritus. Anche chi non ha la fede capisce che l’origine del tutto che noi siamo è misteriosa, che qualcosa di inconoscibile sta alla base di ciò che è, e che senza il riconoscimento dell’essere delle cose il pensiero e il mondo si frantumano in un delirio del soggetto che si fa lui creatore del mondo, e lo porta a sicura rovina.

Il Papa ha fatto un delicato e succoso riferimento all’ecologia, nella terra generatrice del fenomeno dei Verdi, e ha aggiunto con malizioso acume che l’ecologia è prima di tutto l’ecologia dell’uomo. Non è stato necessario parlare di aborto, di sessualità, di amore profano, di usi e costumi dell’occidente postmoderno, per essere chiaro e privo di infingimenti. La chiesa è tante cose, com’è ovvio, e la sua funzione apostolica o la sua vita comunitaria come corpo mistico di Gesù Cristo supera di slancio, che sia maggioranza o minoranza tra gli uomini e le donne non importa, ogni altra sua funzione. Ma Benedetto XVI ha ricordato a un grande paese colto e possente della vecchia Europa, che ha avuto nel suo passato il dramma e la colpa del più tragico totalitarismo della storia, che i cristiani sono, nella loro totalità operante, una grande agenzia di cultura e di pensiero umano capace di mettere in discussione ogni totalità, anche quella relativistica e nichilista, impegnando nello spazio pubblico la loro coscienza teologica, filosofica e politica. L’Osservatore preannunciava che avrebbe “incontrato la gente per parlare di Dio”. E in un certo senso questo sta facendo il Papa in Germania. Ma al Bundestag ha parlato dell’uomo. Tutto sommato Dio si sa che cosa sia. E’ l’uomo che è diventato un clamoroso e qualche volta fosco mistero. Soprattutto per se stesso.