venerdì 28 dicembre 2012

La Sig.ra Merkel ci augura buon Anno Nuovo



La Sig.ra Merkel ci augura buon Anno Nuovo

28 dicembre 2012

Con lo scioglimento delle Camere e il voto fissato per la fine di Febbraio 2013, viviamo in Italia un momento di particolare fermento politico, che si traduce in proposte, idee, e ri proposizione di ideologie varie, tutte buone o cattive secondo il punto di vista dell’ipotetico osservatore.
Sempre uguale, anche il clima. Non si è ancora aperta per davvero, la campagna elettorale, che già si urla allo scandalo del Cavaliere in Tivvù. Ora, non è che Berlusconi goda della nostra particolare fiducia, ma che dire di tutte le cariatidi comparse in televisione in occasione delle primarie pro Bersani/Renzi ?
Per settimane abbiamo dovuto sopportare costoro ed i loro intenti tra primo turno e tombolone finale! Certo, la sinistra italiana gode del primato morale, e deve pur spenderlo, mentre Berlusconi no, ma il buon gusto di non voler apparire ridicoli a tutti i costi?


Fin qui comunque, tutto già visto più volte, ma lo zampino di Monti s’è fatto lungo…
Costui infatti, non potendo candidarsi perché Senatore a vita - con la poltrona già allacciata ai pantaloni per volere e potere del Presidente della repubblica - non potrebbe neppure comparire in campagna elettorale e quindi in televisione, ma… siamo in Italia, quella repubblicana, fatta di privilegi, scandali e corruzione, in cui, anche Monti, DEVE poter comparire sul piccolo schermo per far presente agli italiani i suoi intenti futuri!  
Verrà così varato pare, un provvedimento “ad personam” che permetterà al Professore di fare ciò che gli pare. Del resto, Democrazia e Regole in questo Paese, non sono da sessant’anni ormai, parole vuote?
Comico e surreale inoltre comparare il sentir comune ai sondaggi ufficiali che cominciano a martellare la psiche dei cittadini. Se proviamo per strada un mini sondaggio “fai da te”, non troviamo nessuno disposto a spendere una buona parola per il Governo tecnico di Monti, il suo operato e per lo stesso Professore, a meno di non intervistare involontariamente un turista tedesco in visita al nostro Paese per le feste di fine anno. L’imperturbabile Monti però, gode nei sondaggi “veri” o presunti tali, di un seguito del 24 %! Un italiano su quattro!!!
A meno di non essere completamente rincretiniti e di non aver capito nulla, questo fatto non vi sembra curioso?
Il Presidente del Consiglio uscente, ha poi incassato ieri la benedizione di San Pietro, utile a spianare le ultime asperità di una strada sempre più in discesa verso il secondo mandato a Palazzo Chigi, testimoniato anche dalla fila sempre più lunga di “corvi” che intendono saltare sul carro del presunto vincitore. Casini, Fini, e Montezemolo gli esempi più illustri!
Abbiamo già scritto ad inizio di questo articolo, che Berlusconi non gode certo della nostra simpatia, ma è con convinzione che lo esortiamo a battersi contro questa “mafia” europeizzante, contraria al popolo, alle regole alla democrazia.
Lasci perdere il canagliume leghista Cavagliere, Lei può battersi benissimo da solo contro questo sistema. Se dovesse uscirne sconfitto, avremmo di Lei, almeno il ricordo positivo, di chi ha provato a cantare fuori dal coro dell’omologazione politicamente corretta e contro le attuali prospettive.
A proposito di prospettive, il Codacons, sempre ieri, ha stimato in 1500 Euro in più, i costi per famiglia italiana dovuti all’avveduto ed irrinunciabile programma di governo in atto!!!
Visto ciò, non resta che augurare a tutti un Buon Anno nuovo…

Alberto Conterio

martedì 18 dicembre 2012

Fine di un’illusione



Fine di un’illusione

Ricordo chiaramente quando, vent’anni fa, discutendo tra amici le prime avvisaglie di ciò che sarebbe poi diventata la globalizzazione dei mercati e il concretizzarsi dell’Unione Europea, unico contrario fin da allora, fui tacciato d’essere un retrogrado, che non comprendeva il fatto che il mondo stava andando avanti, offrendoci una serie infinita di possibilità prima sconosciute, che occorreva saper cogliere, mentre io ero fermo a guardarmi alle spalle. Da quel giorno, evitai sempre accuratamente di tornare sull’argomento per evitare di rovinare quelle amicizie ma… giustamente il mondo è andato avanti appunto.
Recentemente,  sono quindi tornato a pensare a quel periodo e a quelle discussioni.
Pur dispiacendomi di aver avuto ragione, facendo qualche rapido confronto, appare evidente che nessuno dei miei saccenti amici, ha tratto evidente vantaggio delle infinite possibilità offerte dal nuovo corso economico intrapreso. Per dirla in parole povere, nessuno di loro… è riuscito anche solo ad avvicinare il livello di benessere economico proprio,  ai valori raggiunti dalla generazione precedente. Un fallimento totale della nostra generazione quindi, che alla soglia dei cinquant’anni di età, ci vede ancora tutti incerti, anzi, sempre più incerti sul nostro futuro e sulle possibilità di offrire ai nostri figli, ciò che era stato offerto a noi dai nostri genitori.


Occorre però chiarire, che non è un fallimento imputabile a noi persone, o generazione di persone, ma al fallimento delle politiche sviluppate sulle linee guida mosse dall’ideologia che vede nel mondialismo, nell’alta finanza e nella gabbia europea le colonne su cui poggiare l’avvenire del nostro Paese.

Ho già scritto molte volte la mia contrarietà all’Unione Europea, e se, in passato mi coglieva il timore di poter sbagliare, ora devo dire che questa sensazione mi ha del tutto abbandonato.
È ormai chiaro a una quantità di persone ogni giorno crescente, che, grazie a questa “Europa”, ci stiamo inesorabilmente impoverendo.   

Se non poniamo un argine ai flussi di denaro dovuti all’importazione di beni e servizi da parte di nazioni che abbattono i costi di produzione ignorando sicurezza, assistenza e formazione, con tassazioni  sensibilmente inferiori alla nostra, entro brevissimo tempo saremo tutti talmente poveri da perdere la capacità di mantenere in pareggio ciò che siamo riusciti a costruire. In questo almeno, saranno contenti coloro, che vivendo di invidia per il livello di benessere altrui, si dicevano e si dicono tutt’ora seguaci dell’ideologia comunista, che stabilisce nell’uguale distribuzione della più assoluta povertà tra tutti i cittadini, il fondamento della “giusta” società!

La nostra è una Nazione, che nei secoli ha espresso civiltà e tratto vantaggio dalla produzione di manufatti. Oggi però, scellerate scelte politiche hanno decretato che è più conveniente importarli questi manufatti, a basso costo dall’estero, guadagnando maggiormente dalla sola vendita sul mercato interno.
È una politica miope, che si morde la coda da sola e che “serve” esclusivamente l’alta finanza a lucrare sugli spostamenti dei capitali da un mercato all’altro impoverendo nel contempo la gente comune. Una politica che non crea una società migliore per trarre profitto dalla crescita generale, ma distrugge quella esistente per pura speculazione!
Se le cose continueranno ad andare in questo modo, i nostri soldi serviranno a pagare gli stipendi in altri stati e noi andremo sempre più ad intaccare le riserve accantonate dalle generazioni precedenti.
I governi infatti, siano essi di destra che di sinistra, non potendo più raccogliere denaro dalla produzione (distrutta ed alienata) procederanno a tassare sempre più gli immobili e le proprietà private, ovvero le case, i terreni, e i beni improduttivi.
Possiamo vederne gli effetti ormai a occhio nudo, passeggiando per le nostre città, paesi e borghi, dove sono centinaia i capannoni industriali ormai vuoti e dove aumentano ogni giorno i cartelli “vendesi” affissi su immobili di ogni tipo, per i quali i proprietari non sono più in grado di sopportare il peso della loro tassazione.
In un sistema di libero scambio e senza controlli, chi detiene la capacità finanziaria può delocalizzare la produzione in aree del mondo dove tasse e oneri sono meno elevati per poi commercializzare sul mercato interno con guadagni maggiorati, senza apportare nessun beneficio e miglioramento alla società italiana.
In questi anni, tutti i governi hanno provveduto a mantenere colpevolmente ferma la barra in questa direzione, elargendo contributi tanto costosi quanto inutili per sorreggere le industrie “strategiche” in crisi. Contributi che, ancora una volta sono andati ad ingrassare i grossi gruppi e grossi nomi dell’imprenditoria italiana, gettando nella polvere e nello sconforto la media e piccola industria che non ha potuto attingere agli stessi contributi e regalie.
Errore su errore insomma, perché il governo responsabile di una Nazione sovrana, non può e non deve elargire sovvenzioni alle industrie (e nemmeno a tutte) ma deve operare per mettere tutte le imprese nelle condizioni di operare in regime di pulita concorrenza. Noi oggi non possiamo competere con i costi cinesi o indiani, pertanto l’attuale sistema di libero scambio è un abominio, un crimine contro il popolo italiano, di cui si sono macchiati tutti coloro che hanno deciso e contribuito a decidere in tal senso negli ultimi vent’anni!

Occorre fare rapida marcia indietro, riconsiderare e ricostituire ciò che ormai viene considerato un tabù in questo Paese : Il Protezionismo del mercato interno.
Perché il mercato interno di un Paese di oltre 60 milioni di persone può ridare le ali alla nostra piccola e media impresa, trainando anche la grande fuori da questo incubo.
Una politica protezionistica implica l’introduzione di dazi che tutelino le nostre produzioni interne, rendendo meno convenienti, o meglio ancora, non convenienti le delocalizzazioni all’estero.
I minori costi in percentuale dei prodotti provenienti dall’estero rispetto ai nostri, devono essere bilanciati e compensati quindi, con opportuna tassazione aggiunta. Ciò provocherebbe il ritorno alla produzione nazionale, per il semplice fatto che, a parità di costo, i nostri manufatti sono di qualità superiore.
Si otterrebbe l’incremento istantaneo dei posti di lavoro (che tutti invocano soltanto a parole) e la creazione di un flusso di capitali che permetta di abbassare la pressione fiscale interna rilanciando contemporaneamente le spese in ricerca, da troppi anni abbandonate per non incidere ulteriormente sui costi di produzione.

Chi può attuare questa completa inversione di rotta ?
Di sicuro, nessuno degli attuali politici legati a doppio filo all’ideologia imperante dell’Europeismo, che si muovono soltanto nei tracciati decisi per loro da Bruxelles, dalla BCE e dal “rigore” e dagli interessi tedeschi. Occorre una nuova classe dirigente, che non abbia paura di farsi dei nemici, di cantare fuori dal coro, operando esclusivamente per il bene della nostra Patria e del nostro popolo.

Per fare ciò, occorrono idealisti si, ma anche persone pratiche e reali. Che sappiano coniugare innanzitutto il progresso sociale alle esigenze del popolo italiano, guardando alle nostre tradizioni, pregi e difetti. Sbaglia infatti e continuano a sbagliare coloro che turandosi occhi e le orecchie confondono le particolarità di ogni singolo popolo in un solo calderone, desiderosi di fondersi o confondersi forse in un innaturale popolo unico europeo.
Il distacco totale esistente oggi tra le necessità vere delle persone e la surreale politica dell’ideologia mondialista di oggi invece, condanna la nostra Italia alle periferie del terzo mondo, quelle sempre più affollate di vecchi e nuovi poveri. Poveri in cerca non solo del denaro per sopravvivere ma anche e soprattutto in cerca della la propria identità nazionale perduta. Occorre ripartire da qui : siamo italiani, sempre e sopra ad ogni altra cosa italiani!

Alberto Conterio - 18.12.2012

lunedì 26 novembre 2012

Le sensibilità istituzionali



Le sensibilità istituzionali

Ho già scritto alcune settimane fa, cosa penso dell’attuale governo “tecnico” e della responsabilità del Presidente della repubblica nell’averlo condotto a Palazzo Chigi per mezzo di un piccolo colpo di stato, in barba alla democrazia ed alla sovranità popolare citata all’articolo 1 dell’attuale costituzione repubblicana, pertanto non mi ripeterò in generiche e sterili critiche, mirando al contrario, a evidenziare l’ultimo specifico intervento dello stesso.


Non contenti infatti,  questa allegra combriccola di buontemponi, dopo averci elargito la riduzione delle detrazioni fiscali (anche retroattiva) ha ora varato il redditometro!
E dire che le famiglie italiane, chiedevano a gran voce da oltre un decennio il “quoziente famigliare”, cioè un semplice calcolo che equiparasse davanti al fisco, uno stipendio utilizzato per vivere da una famiglia di tre, quattro o più persone, ad uno stipendio di una persona sola. Per intenderci ad esempio, oggi un reddito lordo di 28000 Euro l’anno, utilizzato da una famiglia tipo di quattro persone, paga un’aliquota del 38 % di tasse, contro il 27% di una persona sola (single) titolare di un reddito lordo di 27900 Euro.
Non ci vuole una laurea conseguita alla Bocconi di Milano per comprendere la differenza in soldini e in equità sociale che ciò vuol dire, ma questo governo di titolatissimi professori ben pagati, non si ferma a queste fesserie. Loro tirano diritto, marciano avanti, varando appunto il redditometro.
Anche in questo caso, non tedierò il lettore, non starò a ripetere che i grandi evasori si faranno le solite beffe di questo nuovo orpello repubblicano. Desidero invece far notare che proprio le già tartassatissime famiglie italiane risulteranno le più ingiustificate a dimostrare il loro tenore di vita. Dovendo infatti elencare a fianco dell’imponibile lordo percepito, spese sostenute per gli studi dei figli, l’assistenza medica extra sempre necessaria, l’eventuale possesso di due autovetture per sopperire alla mancanza di dialogo, tra gli efficientissimi mezzi pubblici, e le illuminate politiche sulla mobilita e flessibilità del lavoro, queste famiglie (la mia compresa) risulteranno tutte a rischio evasione o a rischio reddito aggiunto in nero.
Personalmente eviterò di andare a compilare in internet il test di verifica sulla congruità del mio tenore di vita, per non avere la sorpresa malaugurata di sapermi da oggi un criminale. Non potrei farmene una ragione.
Alla soglia dei cinquant’anni, saper d’essere presi per il culo da un politico o da un tecnico non cambia nulla, …fa sempre male!

Alberto Conterio - 26.11.2012

giovedì 1 novembre 2012

Astensionismo e democrazia



Astensionismo e democrazia

Alla luce di quanto successo in Sicilia per il rinnovo del Consiglio regionale, si rende necessario fare delle riflessioni sul ruolo e la legittimità delle attuali forze politiche e delle stesse istituzioni repubblicane di questo Paese.
Personalmente ritengo inaccettabile che un nuovo Consiglio regionale e il nuovo Presidente di una regione  possano sentirsi legittimati nelle loro funzioni da un numero così basso di votanti e quindi di preferenze. Se la percentuale di astensioni al voto registrata in Sicilia, dovesse ripetersi (e personalmente me lo auguro di cuore) anche ad aprile a livello nazionale, quando, al termine della legislatura saremo nuovamente chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento, ci troveremmo nella condizione di avere un’assemblea legittimata da meno del 50% degli aventi diritto di voto, con un governo (qualunque esso sia) che rappresenta poco più del 25% degli italiani.


Ritengo sia doveroso chiedersi : “ può una democrazia reggersi su numeri tanto esigui senza perdere la sua forza di coesione? …e poi mi chiedo ancora : “se l’istituto del referendum, prevede un quorum del 50% dei voti più uno per essere valido, perché il rinnovo ben più importante di un intero Parlamento, non prevede una formula simile a garanzia della sua stessa legittimità?
L’astensionismo, che in questo Paese ha radici profonde, nella perdita di fiducia delle istituzioni e della classe politica rappresentata da generazioni (ormai) di personaggi e figuri impreparati e arraffoni (per essere molto buoni e pacati) non può semplicemente essere un “dato”, un numero a parte, un’opzione sterile, escluso dal “ragionamento” degli interessi politici delle parti.
In democrazia il 53 o il 54% di persone che dicono di NO all’attuale sistema politico ed istituzionale vorrà pur dire qualche cosa. Saranno tutti dei celebrolesi da non dover essere presi in considerazione?
Personalmente caldeggio l’idea che questo fatto, dovrebbe invece, essere tenuto particolarmente in considerazione, e che delle istituzioni “serie” (che non possono essere evidentemente quelle repubblicane di oggi, espressione di una assemblea costituente truffaldina ed interessata) dovrebbero prevedere il loro auto-annullamento al verificarsi di quanto accaduto in Sicilia o di ciò che presumibilmente si verificherà alle prossime elezioni politiche del 2013.
Un valore di astensionismo dal voto superiore al 50% infatti, dovrebbe voler dire che tutto il complesso istituzionale e politico espresso dal Paese, non è più ritenuto, dalla maggioranza degli italiani, valido ad esprimere programmi e a formulare decisioni per il Paese. Si tratta insomma d’avere l’umiltà di accettare che occorre rifondare questo Stato su valori nuovi e diversi dagli attuali, e che ciò, non può essere fatto da chi ha avuto le “mani nel vaso della marmellata” dal 1946 ad oggi. Questo Stato, e questa Costituzione, con la sua ideologia e i suoi dogmi, sono decaduti e non possono più essere considerati validi.

Permettetemi, …può un politico sentirsi serenamente legittimato a legiferare o a prendere decisioni in nome di un popolo, quando rappresenta meno del 50% degli aventi diritto al voto? Io correrei a nascondermi, mi darei ad altra occupazione. Costoro invece, si dicono soddisfatti della “vittoria”, …tutti, nessuno escluso!
Mi aspetterei quindi, che il Presidente di questa defunta seconda repubblica, avesse il buon gusto e la possibilità di convocare una Costituente formata di tecnici apolitici (e questa volta sono i benvenuti, perché è chiaro che nessuno può vantare “il diritto” di essere stato eletto) che in un tempo determinato, presenti una opzione di Stato possibile, affinché il popolo in un referendum confermativo abbia la facoltà di dotarsi democraticamente di un nuovo “sistema”. Solo dopo questo passo di totale rifondazione, dovremmo avere il coraggio e insieme la necessità di voler tornare ad un voto politico per dotarci di un governo.

Se la nostra democrazia non prevede questa logica di auto correzione, qualunque idea di rinnovamento della società o di riforma dello Stato e della politica è nulla, e come monarchico, sono vent’anni che denuncio ciò!
Una splendida poesia di Aldo Fabrizzi in dialetto romanesco, intitolata “A Umberto” terminava con queste parole : “…mejo che a parlà de Libertà se sonino più piano le campane.
Ecco, appunto… non state più a parlare di libertà, o di democrazia in questo Paese!

Alberto Conterio - 01.11.2012

domenica 28 ottobre 2012

Non dimentichiamoci del 4 novembre



Non dimentichiamoci del 4 novembre
Festa di popolo e non delle forze armate, il 4 novembre ricorda più che l’unità compiuta dell’Italia, il completamento morale degli italiani

Mentre i sudditi a stelle e strisce d’Italia festeggiano “la zucca” (vuota che hanno), è mio desiderio invece prepararmi moralmente alla festa del 4 novembre.
L’Italia grazie alla guida determinante ed illuminata di Re Vittorio Emanuele III aveva vinto da sola la Grande Guerra e conquistato gli ultimi territori ancora sotto la dominazione straniera.
L’Unità d’Italia, si compiva, realizzata da Casa Savoia dopo secoli di lavoro. Si compiva quel giorno, non solo l’unità territoriale, ma soprattutto l’unità morale degli italiani, poiché le genti italiche, senza distinzione di parte o di origine, si era trovata alla fine concorde nell’affrontare i pericoli ed i disagi di una guerra totale, divenendo una sola entità.

Nell’evidenza che questo passaggio storico importantissimo, sia oggi osteggiato e sminuito tentando di dimenticarlo del tutto, occorre chiedersi : “perché?”


Perché, è un argomento che non può essere scisso dall’operato e dalla gloria di Casa Savoia, e poi perché questo passaggio storico, parla di Unità, e noi viviamo in una repubblica con difetto di origine, governata negli ultimi 15 anni circa da forze politiche di chiara ispirazione secessionista.
Si tratta quindi di un fatto storico in controtendenza rispetto alle aspirazioni politiche della classe dirigente di oggi.
Il “politicamente corretto” istituzionale considera la prima guerra mondiale un massacro, una "vittoria militare" che portò al fascismo, ad altre guerre, ad altri morti ... perché teme da sempre il confronto storico con il periodo monarchico, potendo offrire a confronto, soltanto vergogne, corruzione e polemiche a quintali.
La crisi sociale provocata dalla guerra che portò al fascismo però, resta una menzogna.
La crisi sociale infatti, era già presente prima della guerra, anzi, toccò il suo punto più virulento nel 1914 sfociando nelle proteste socialiste della “settimana rossa”. In questa “famosa” settimana, si arrivò a far saltare ponti, a bruciare municipi e prefetture, ad alzare alberi della libertà, a proclamare repubbliche cittadine (es. quella di Fusignano) e a saccheggiare ed incendiare numerose Chiese. Questo fu il fenomeno Socialista in quel determinato momento storico, e non possiamo far finta che ciò non sia vero attribuendo alla Grande Guerra la crisi del dopoguerra, perché ripetiamo, la crisi era pre-esistente. Questa, rimase congelata durante i 41 mesi di guerra, per poi riprendere più virulenta che mai, quando la guerra finì.
Sempre valida l’affermazione di Gorge Orwel quindi, famoso scrittore e giornalista. Egli scrisse che “chi controlla il passato, controlla il presente”. La cultura insomma diventa leva del potere per moltiplicarne la forza, da sempre, oggi più che mai.
La conoscenza oggi, essendo ormai libera e alla portata di tutti, è divenuta critica. Bombardati da 1000 notizie ed informazioni al giorno, non ci rendiamo più conto di ciò che è vero e di ciò che è falso, o semplicemente mancante o nascosto… I mass media quindi (giornali, televisione, anche internet) assumono un’importanza decisiva nell’orientamento delle masse. Altro che libertà di stampa, di pensiero e Democrazia!

Tornando quindi al 4 novembre, nelle varie trasmissioni televisive che si dichiarano “storiche” ad esempio, abbiamo mai sentito parlare del Convegno di Peschiera trattando della Prima Guerra Mondiale ? Sono certo di no.  Perché? Come mai occorre chiedersi?
Perché il Convegno di Peschiera è una gloria assoluta di Casa Savoia.
Perché il Convegno di Peschiera porta alla leggendaria resistenza sul Piave, ed il Piave porta a Vittorio Veneto, quindi alla vittoria. Insomma senza Casa Savoia l’Italia nel novembre 1917 sarebbe uscita di scena ingloriosamente.
Questo modo vergognoso di comportarsi, indica che ci troviamo di fronte alla Censura!
Nel 2012 quindi dobbiamo registrare in questa repubblica delle libertà, (ma io preferisco dire degli scandali) ancora casi di Censura, ma solo e sempre nei confronti della Storia, di Casa Savoia e della Monarchia in generale.

La paura istituzionale del confronto e tale che sul 4 novembre, nei casi di commemorazione ufficiali, si è giunto alla censura più ridicola. È ormai usanza ad esempio omettere le prime righe del bollettino della vittoria del 4 novembre che parlano di SM il Re “Duce supremo” oppure, riferendosi alle commemorazioni per il 90° Anniversario del 2008, si è arrivati a “ritoccare” nelle vecchie fotografie le bandiere copiose che venivano sventolate a Trento e a Trieste banchettandone gli stemmi sabaudi.

In questa visuale politicamente corretta o corrotta (dipende dai punti di vista) dovrebbe esserci chiara anche la “trovata” di questi ultimi anni. In modo sottile, si cerca infatti di abbinare la festa del 4 novembre alle Forze Armate. Questa mossa segna l’ultimo atto. Atto subdolo, perché fa della vittoria nella Grande Guerra che ci UNI’, un appuntamento per DIVIDERE. Scinde cioè nella ricorrenza il popolo dalle Forze Armate.
Non è un caso. Perché ormai le Forze Armate non sono più l’espressione del popolo dato dal servizio di leva che pescava tra tutte le classi sociali, politiche ed economiche della popolazione. Le Forze Armate infatti, sono ormai formate di volontari professionisti. Ecco perché è pericolosissimo, perché in ultima analisi tende ad abbinare questa “storia” ad un gruppo di persone… minoritario, che non è più omogeneo, ed in ultima analisi ad allontanare dalla stessa “Storia” la parte maggioritaria della popolazione.

Chi vuol cancellare la nostra storia lo fa per assicurarsi il presente, incurante di rovinare il futuro dei nostri figli. Noi monarchici siamo invece i testimoni di questa “data” che appartiene all’interezza del popolo italiano, e fa parte della memoria profonda del Paese e di tutti noi.
Fu il Re il 10 novembre 1917 dopo il convegno di Peschiera a credere in Noi proclamando :

“Italiani, cittadini e soldati !

Siate un Esercito solo. Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recrimina-zione è tradimento. Questo mio grido di fede incrollabile nei destini d'Italia suoni così nelle trincee come in ogni più remoto lembo della Patria; e sia il grido del popolo che combatte e del popolo che lavora. Al nemico, che ancor più che sulla vittoria militare conta sul dissolvimento dei nostri spiriti e della nostra compagine, si risponda con una sola coscienza, con una voce sola (…)”

Il Re parlò di Popolo per UNIRE, la repubblica oggi, ci parla di Forze Armate con il chiaro intento di DIVIDERE !
Una repubblica insomma, che mina l’unità del Paese contro la storia, anzi nascondendoci o falsificando la storia !!!

Perché dobbiamo continuare a ricordare questi fatti ? perché con la morte di quegli eroi e la scomparsa del loro spirito di sacrificio, l’Italia si sta lentamente sbriciolando sotto il maglio dell’egoismo, della corruzione senza onore e di un mondo politico cieco.

Con questa memoria quindi, non era mia intenzione convertire in ferventi italiani o monarchici tutti i cittadini della repubblica italiana, ma dare ai lettori degli spunti storici “non usuali” per spingerli a fare autonomamente delle riflessioni e dei confronti. La verità va cercata senza prendere per buona quella che ci viene proposta al supermercato, ricordando sempre che l’Italia resta un bene prezioso, tanto prezioso, che SM il Re Umberto II nel 1946 ha preferito rinunciare al suo prestigio, e passare gli ultimi 37 anni della sua vita in esilio per non metterla in pericolo!

Concludo ricordando che i Caduti sui campi di battaglia,  il cui esempio dovrebbe guidarci sempre, saranno davvero morti soltanto quando noi li avremo dimenticati.

Alberto Conterio - 28.10.2012