mercoledì 27 febbraio 2013

Elezioni 2013 - legalità e astensionismo



Elezioni 2013 - legalità e astensionismo

27 febbraio 2013

Sono ormai 48 ore che le edizioni televisive dei giornali e i quotidiani stampati e ondine dedicano decine di pagine ai risultati delle consultazioni elettorali, e potremmo dirci soddisfatti, se non dei risultati, almeno dell’informazione abbondante. Invece non lo sono.
Ho cominciato a farmi un’idea della situazione politica che avremmo potuto valutare con serenità oggi, mentre le fasi di voto erano ancora in corso, in quanto, quasi in sordina, la stampa ci informava dell’apertura di procedimenti giudiziari nei confronti della lista Maroni in Lombardia per anomalie nella raccolta e autenticazione delle firme necessarie a validare la lista stessa per la consultazione regionale. Non è una novità in quanto già alle precedenti Elezioni Regionali lombarde e piemontesi, Formigoni e Cota erano stati accusati e denunciati (giustamente) da Radicali Italiani sullo stesso argomento.

Si tratta quindi di normale routine, che evidenzia (ce ne fosse ancora bisogno) che in questa repubblica la parola legalità non ha alcun valore? Può essere, e in attesa di conoscerne gli sviluppi, ringraziamo di cuore il Partito Radicale, unico movimento in corsa a queste elezioni a fare della legalità un parametro fisso a cui attenersi. Possiamo noi monarchici, non avere altri punti in comune con questo Partito, ma sull’argomento in questione dobbiamo sentirci uniti a loro.


Questa anomalia poi, fa il bis con la mancata par condicio in fase di campagna elettorale, dove si sono registrate differenze sensibili di utilizzo dei mezzi pubblici di propaganda (radio e televisione) tra grossi partiti e piccoli movimenti.
Ritengo personalmente che questi fatti siano sufficientemente gravi da invalidare questa tornata elettorale. Il timore di poter essere smascherati ufficialmente poi, fa si che la partitocrazia di questa repubblica, abbia evitato di invitare e ottenere la presenza delle organizzazioni internazionali predisposte alla vigilanza (sopra alle parti) sul buon svolgimento delle procedure (prima, durante e dopo le  elezioni) a garanzia della democrazia.

La solita brutta figura insomma, con l’ennesima perdita di credibilità istituzionale. La gente pensante, quella che ormai ha perso la verginità in proposito, ha reagito di conseguenza evitando l’omologazione; ha rinunciato a un diritto pur di segnalare che la misura è colma. È una marea che monta da anni, e l’anteprima l’avevamo avuta in Sicilia alle Elezioni Regionali di qualche mese fa. Anche in quel caso però, il nocciolo della questione era stato debitamente occultato dai media e dal lusinghiero risultato di Grillo e del suo movimento.

Ora, a livello Nazionale, è pur vero che Grillo ha ottenuto un grosso seguito, che il Cavaliere ha sfiorato il miracolo e che Bersani è riuscito a perdere quando tutto e tutti lo davano trionfatore, ma ritengo che queste siano notizie marginali. Ecco perché in questa mia analisi desidero soffermarmi sui punti che ritengo focali:
1)      In questa repubblica, la legalità, resta un’emergenza, anche quando parliamo di elezioni
2)      La vera sorpresa di queste elezioni non sono i risultati di Bersani, Berlusconi e Grillo, ma i risultati assoluti del primo partito: l’astensionismo, che ha guadagnato altri 5 punti percentuali, arrivando vicino alla soglia del quorum
Queste sono le informazioni che avrei voluto vedere riportate in prima pagina sui quotidiani nazionali. Il resto è fuffa, è dissimulazione, è occultamento di prove, è il tentativo di far passare per novità, una minestra che conosciamo bene, e che siamo stufi di ingerire.

Domani, Bersani e Grillo forse troveranno un accordo che allontanare i timori dell’Eurozona sul nostro Paese, che ha Berlusconi nel mirino (evviva la sovranità mutilata), oppure Berlusconi troverà il modo (solo lui può farlo) per accordarsi con Bersani e azzerare la “novità” Grillo. Se costoro, non riusciranno a governare in qualche modo però, occorrerà tornare alle urne prestissimo, e siatene pur certi, l’astensionismo aumenterà ancora, così come la legalità morente, subirà altri pericolosi assalti.

La politica dei partiti, può superare questo empasse solo attraverso la serie proposta della stessa politica che tragga forza da un programma razionale utile all’Italia degli italiani. Nessuno dotato di buon senso può votare per Grillo, che conduce una battaglia a colpi di antipolitica e populismo.
Anche se è forte il loro richiamo, costoro quando saranno investiti della responsabilità di governare, saranno preparati a farlo?

In quest’ottica, si spiega anche il risultato negativo di Monti e la sua lista, che tra medicine applicate negli ultimi 13 mesi e le “nuove” proposte elettorali, non ha saputo riaffermare una dignità nazionale restando ben ancorato alla regia Europea. Certo possiamo nascondere anche il profondo malessere che la gente prova quando si parla di Unione Europea, ma questo malessere resterà e continuando a non curarlo, si manifesterà sempre più forte.

Ritengo che la disaffezione alla politica dimostrata con l’astensionismo, possa essere curato, innanzitutto garantendo la legalità, e poi avanzando un programma politico credibile, pragmatico e in sincronia con le aspettative dei cittadini, che nonostante tutto, in maggioranza, non chiedono “la rivoluzione”, chiedono semplicemente di poter lavorare e vivere tranquilli.
Sono quindi fiducioso, che il Partito di Italia Reale, avrà presto l’occasione di poter rappresentare in tal senso la vera novità, che i cittadini lontani dalla politica attendono per riacquistare la fiducia necessaria ad attuare davvero il rinnovamento di questo Paese. Italia Reale e i monarchici italiani, hanno quindi il dovere di guardare avanti senza farsi confondere dal chiasso di questo momentaneo “mercato” delle antichità e delle pulci.

Alberto Conterio
Italia Reale - Stella e Corona

mercoledì 13 febbraio 2013

La repubblica si auto dissolve



La repubblica si auto dissolve
Emergenza lavoro

13 febbraio 2013

Quella che pare essere la più bella costituzione del mondo intero, al suo primo articolo, recita che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.
Sia chiaro, che una repubblica fondata sul lavoro, non è una Nazione, perché il lavoro, pur importante, non è un valore di unione univoco e particolare di una Nazione che si differenzia da altre. Il lavoro infatti, è semplicemente un mezzo. Un mezzo con il quale, la parte attiva di una popolazione si sostiene, mangia. Campa insomma!
Di per se quindi, questa costituzione, non serve, o meglio non il collante sufficiente a tenere insieme le diverse parti della popolazione disseminata sul territorio geograficamente italiano. Tanto è vero, che parte della popolazione più attiva di questi territori, dichiara di non sentirsi italiana, perché forte appunto del suo lavoro, quale mezzo di sussistenza e indipendenza.


Benigni e Napolitano del resto, quando parlano della più bella costituzione del mondo, lo fanno unicamente perché il loro lavoro (da noi profumatamente retribuito) lascia ancora immaginare ad ampi margini di miglioramento della qualità della loro vita o della loro condizione professionale.
Il lavoro quindi risulta essere non un valore di unione, ma un mezzo per affermare la propria indipendenza.

Appurato questo teorema, si comprende come mai questa repubblica, in sessant’anni ha smontato pezzo a pezzo la Nazione Italiana, la nostra Patria, e la nostra memoria anche.
Ne siamo testimoni ogni anno il 10 di Febbraio ad esempio, quando nel silenzio mediatico più imbarazzante ci scordiamo regolarmente degli esuli giuliani, istriani e dalmati, facendo finta di non conoscere il dramma accaduto in quelle terre italianissime e ormai dimenticate.

Non contenta di ciò, la repubblica italiana, pura e sola ideologia, che ha in se ogni germe ed infezione possibile, negli ultimi vent’anni, è riuscita a smontare pezzo a pezzo, anche il lavoro da cui trae legittimità, tanto che ormai, le aziende che chiudono le loro sedi sul territorio italiano sono più di mille al giorno, e la disoccupazione aumenta in modo esponenziale.
Leggi di comodo e di favore, elevatissima tassazione dei più onesti e meritevoli e sciagurati trattati internazionali hanno consumato la rete plurisecolare del lavoro italiano, che assieme all’arte ed alla cultura avevano fatto grande e considerato nel mondo il nostro Paese.

Essendo, orgogliosamente italiano e monarchico, non posso che rammaricarmi di ciò!
Se non fosse che negli ultimi anni, il mio tenore di vita e di parecchio rotolato verso la fame, la povertà e l’insicurezza per il futuro però, mi rallegrerei infinitamente, in quanto senza lavoro, questa repubblica si auto dissolve in modo automatico.
Non posso non pensare con un briciolo di ironia, che, intere generazioni di fedeli monarchici, si sono battute in questi decenni per rovesciare (democraticamente parlando) questa repubblica, quando sarebbe bastato avere pazienza e attendere che l’ultimo posto di lavoro vero, cioè dignitoso e professionale, venisse trasferito altrove.
Quando ciò accadrà, e non manca davvero molto… puff, la repubblica italiana scomparirà da sola!

Cosa ne sarà dell’Italia allora? Giovannino Guareschi, in una magnifica e significativa vignetta sul “confine orientale”, evidenziò, che dove finiva questa repubblica del lavoro, non finiva anche il Regno degli italiani, questo anzi, continuava…
Occorrerà certo rimboccarsi le maniche, ma quando sarà chiaro a tutti, che questa costituzione, non è la più bella del mondo, ma soltanto la più bugiarda che potevano imporci, la nostra Italia si libererà della repubblica e tornerà a essere “l’Italia giusta” davvero!

Alberto Conterio
Italia Reale - Stella e Corona

mercoledì 6 febbraio 2013

Politica, monarchia e monarchici



Politica, monarchia e monarchici

6 febbraio 2013

Continua incessante la campagna elettorale, per quello che per noi monarchici è un mese d’attesa, di riflessione. Pensando ad Italia Reale, nel caso fossimo riusciti a presentare le nostre liste ovunque, per Camera e Senato, quale sarebbe stato l’impatto mediatico della nostra proposta politica e soprattutto come avrebbero potuto reagire le altre forze politiche a una nostra partecipazione massiccia e autonoma?
Siccome sono certo, che il nostro programma avrebbe sicuramente potuto interessare una larga fascia della popolazione, e di certo le famiglie, dalla piccola borghesia fino ad abbracciare la parte più numerosa della popolazione, cioè gli italiani che oggi più di ogni altri sentono il mordere della crisi, non faccio difficoltà a credere che la reazione sarebbe stata rabbiosa, indirizzando verso il nostro movimento le solite argomentazioni di sempre, passando dalle iniziali ironie alle più argomentate e classiche accuse storiche, con l’intento di screditare agli occhi degli ingenui, l’avversario scomodo di sempre.
Ecco perché credo, che questa nostra “assenza” alle elezioni politiche 2013, ci consenta di prendere tempo, e di preparaci meticolosamente alla prossima possibile partecipazione (perché prima o poi dovrà pur succedere no?)


Per allora (è bene esserne consapevoli) la nostra proposta politica non può che partire dall’azzeramento delle menzogne propagandate per “storia” dalla politica interessata e dalla società ben pensante e giustizialista di questa repubblica.
È vero che dobbiamo stare attenti a non storicizzare l’idea della Monarchia, ma qualsiasi proposta del movimento politico monarchico non può essere correttamente propagandata se non siamo in grado di tracciare un confine netto tra la verità storica e le fantasie di comodo repubblicane che vengono fatte passare per storia, al fine di mettere in ridicolo l’istituzione stessa che abbiamo a cuore e per la quale crediamo sia necessario impegnarci in politica per avere visibilità.

Un popolo ignorante della sua storia (non per sua colpa) o peggio distratto dalla divulgazione di una storia faziosa e denigrante nei nostri confronti sarà per il movimento monarchico italiano sempre un ostacolo difficilmente superabile, con il quale potranno fermarci a piacere in ogni momento.
Ha ragione quindi l’Avv. Franco Malnati quando afferma che è prioritario per i monarchici italiani rimettere in discussione questo stato di cose, anche con una dura polemica, necessaria a riaprire tutti i capitoli di storia necessari a far luce definitiva sulla verità.

Ciò implica che ognuno di noi deve avere su questi capitoli storici idee chiare, precise ed uniformi. Quando si giungerà a parlare, rispondere o dare spiegazioni di un fatto storico che mira a sminuire o peggio ad incriminare la monarchia italiana per screditare alla base la nostra eventuale proposta politica, occorrerà farlo a ragion veduta, senza tuffarsi in opinioni personali, ma trasmettendo “storia”, citando con energia e fermezza, fonti, documenti, autori, articoli e opere precise.

Mi viene in mente ad esempio, un argomento che troneggia su molti altri, …quando si parla di 8 settembre, ognuno di noi può avere idee, preferenze, opinioni, ma i fatti dovrebbero essere divulgati e trasmessi per quello che sono e hanno rappresentato nella loro epoca. Non potremmo indugiare sul senno di poi, o dare diverse interpretazioni del fatto storico in se, per seguire le nostre simpatie su questo o quel personaggio, oppure, dare sfogo alle nostre opinioni in merito, perché altrimenti faremmo il gioco degli avversari di sempre : i repubblicani! 
Purtroppo, e cito ancora Franco Malnati, queste menzogne, non sono mai state sufficientemente ribattute e combattute neppure da SM Umberto II e dagli attuali Principi, per troppa timidezza forse o più realisticamente per desiderio di non doversi più scontrare con questa repubblica dedita alla più bieca vendetta.
Gli ultimi guai giudiziari passati da SAR Vittorio Emanuele, ne sono un chiaro esempio e rispondono alla logica della vendetta! I Principi diventano troppo popolari? …e noi gli scagliamo addosso qualche tonnellata di fango e lo imprigioniamo a nostro piacere! Il Principe osa chiedere ragione del torto subito con l’esilio ? ..e noi lo rendiamo ridicolo e sgradevole agli occhi del popolo con la calunnia ecc. ecc..

Di fronte a ciò, le normali ed ormai superate schiere dell’associazionismo monarchico nulla hanno potuto,ma in fondo esse, in questo sistema si destreggiano bene. Il loro obiettivo infatti, e di non dispiacere troppo al padrone di casa di turno, quando invitati ad un convegno, una trasmissione, una manifestazione. Questi monarchici in fondo si sono adattati bene alla repubblica presente : poco visibili, non aspirano ad esserlo di più. Tutti gli sforzi sono finalizzati a passare quanto più inosservati possibile per poter continuare ad organizzare la messa commemorativa, la presentazione del libro ai soliti amici ed altre lodevoli quanto inutili iniziative simili, senza essere “disturbati”.

“Italia Reale” invece si pone l’ambizioso obiettivo di far proselitismo tra la gente che ignora l’opzione monarchica, tra gli agnostici puliti, che non hanno mai volto lo sguardo a noi, per il semplice fatto che ignoravano la nostra esistenza.
Questo obiettivo pone nelle nostre mani, oltre all’onere della sfida in se, una enorme responsabilità.

Dobbiamo essere consci che una volta fuori dalla nostra scialuppa, saremmo soli a nuotare tra le onde di un mare in tempesta, e che ci sarà precluso fare marcia indietro senza perdere ciò che resta della nostra dignità. Una dignità, che per quanto ormai ridotta al lumicino, ha sempre un valore. Ricordiamoci, che questa, è una dignità che dividiamo con tutti i monarchici, anche coloro che non perdono occasione per rimarcare la loro contrarietà al nostro progetto.
Nel contempo, costoro dovrebbero capire che la guerra in casa non fa bene all’ideale monarchico tutto, ed in ultima analisi non fa bene neppure al mondo associazionistico loro… se ne facciano una ragione!

Alberto Conterio
Italia Reale - Stella e Corona