martedì 4 luglio 2017

Politica: il fallimento dei moderati



Politica: il fallimento dei moderati

La politica, quella vera, è sempre stata scontro di idee e di ideologie. Gli ultimi trent’anni di politica italiana, ma non solo italiana invece, sono improntati alla moderazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: non si capisce più nulla, e in questo caos a perderci è lo sviluppo della Nazione e con esso il benessere dei cittadini.
Poteva dare fastidio negli anni ’60 e ’70, la conflittualità permanente tra destra e sinistra, dove per destra si intendevano i reduci e gli affiliati a ciò che restava della repubblica sociale e a sinistra, i comunisti veri, quelli senza compromessi. Alla luce di quanto succede oggi però, occorre dire con sincerità che si sente la nostalgia di quei tempi… come si sente la nostalgia e il bisogno fisico della nostra Monarchia Sabauda.


Oggi in piazza ad esempio, si manifesta trasversalmente ai partiti pro o contro l’immigrazione o pro e contro i diritti dei gay, pro o contro la famiglia. Ieri si manifestava in piazza - anche con scontri fisici e violenti - per ottenere una maggiore dignità sul lavoro, un migliore contratto dal punto di vista economico, l’estensione a fasce sempre più ampie della popolazione di diritti sociali cardini della nostra civiltà, come il diritto allo studio o alle prestazioni sanitarie gratuite. La moderazione diventata poco a poco, pensiero unico, è ormai utile soltanto ad addomesticare l’opinione pubblica, ad evitare gli scontri, cioè ad evitare che l’interesse dei più grandi e potenti, sia turbato.
Credo fermamente, che per tornare a parlare seriamente di programmi politici occorra tornare agli scontri in piazza, ai comizi con servizi d’ordine, alle assemblee urlate, dove tra gli oratori e la moltitudine del popolo, si sentiva forte la tensione, la rabbia anche. Occorre cioè tornare a quel sano scontro che alimenta le idee e accelera la necessità verso la soluzione dei problemi.
Poteva esserci intesa tra Almirante e Berlinguer? Sicuramente no, ma il rispetto tra avversari era una costante alla quale nessuno si sottraeva. Oggi purtroppo, proprio perché nessuno ha più rispetto del proprio avversario, ogni accordo è possibile, anche il più innaturale!
E quando la politica non ci parla più seguendo una linea di principio, ma segue uno dei tanti interessi, da perseguire al di sopra dei principi, “la politica” perde ogni valore e si trasforma soltanto in un metodo, un meccanismo che si autoalimenta di se stesso, nel silenzio assenso delle masse addomesticate, senza guida e senza principi.
Si dice che il ventesimo secolo sia stato il secolo delle ideologie totalitarie, alludendo ad un fatto estremamente negativo della storia umana. Si dimentica anche che è stato il secolo del più alto sviluppo della stessa umanità. Siamo passati da una alfabetizzazione elitaria, ad una alfabetizzazione per tutti, abbiamo visto introduzione di elettrodomestici nella vita quotidiana, siamo passati da una esistenza votata esclusivamente al lavoro per la sola sussistenza, ad una società che finalmente tornava ad avere tempo libero, così come abbiamo visto nel volgere di 25 anni, passare dai biplani di legno e tela ai bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki. E’ nella natura dell’Uomo dare il meglio di se nello scontro, nella necessità primordiale della sopravvivenza. Quando per i più svariati motivi o intendimenti, ciò si assopisce, tutto si assopisce.
Per il bene di questo Paese quindi, dobbiamo fare lo sforzo di dire basta alle ammucchiate di idee, ai compromessi, alle grandi coalizioni, alla retorica degli accomodamenti. Dobbiamo tornare a farci dei nemici in nome di un principio che consideriamo sacro e necessario:  La parola “moderazione” non può più far parte del dizionario politico. L’etichetta di moderato, dovrebbe offendere il politico capace, come oggi può offendere il politico onesto l’etichetta di “ladro”!
Sentiamo la necessità di avere chiarezza nelle politiche, di chiamare le cose con il loro nome. Gli italiani sono stufi e disinteressati al discernimento e alla “corretta interpretazione” delle idee da parte degli intellettuali. Questi devono pensare a proporre le idee; all’interpretazione, vogliamo pensarci noi!
Ne siamo capaci e ne sentiamo la necessità.
Per concludere, ai “giocolieri” della politica, non chiedo di lavorare gratis, non chiedo di essere onesti, non chiedo di abbandonare i privilegi… chiedo invece con forza, di abbandonare i tatticismi, i compromessi, le mezze ragioni, la riduzione del danno. Agli “uomini” della politica insomma, chiedo la coerenza di portare avanti un’idea, un principio sopra agli altri, se necessario, contro gli altri: l’Italia innanzitutto!!!



03.07.2017 – Alberto Conterio
 

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