mercoledì 21 ottobre 2009

Religione a scuola ed insegnamento dell'Islam

Corriere della Sera
La lettera del giorno - mercoledì, 21 ottobre 2009

L’ORA DI RELIGIONE A SCUOLA E L’INSEGNAMENTO DELL’ISLAM
In questi giorni sta suscitando molte reazioni e critiche la proposta del viceministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso di inserire un’«ora di Islam» nelle nostre scuole per evitare la ghettizzazione dei giovani musulmani in Italia. Non sarebbe meglio proporre «l’ora delle religioni» a seconda della cultura degli alunni presenti nella classe?




In fondo se Dio è uno e tante le sue interpretazioni terrene, tanto varrebbe che fossero non dico insegnate ma spiegate tutte le varie religioni che lo rappresentano. Spiegando, appunto, anche il perché di esse e dei loro riti, il più delle volte condizionati dagli stessi luoghi di insediamento dei popoli.

Una coppia di lettori scrivono alla rubrica :
“So che la comunità islamica è la più consistente in Italia dopo quella cattolica, ma il suo trattamento privilegiato non sarebbe ingiusto nei confronti delle altre comunità religiose? Non si potrebbe semplicemente abolire l'ora di religione nelle scuole pubbliche e sostituirla con quella di educazione civica invece che aggiungere quella di Islam e poi, di conseguenza, di buddhismo, di luteranesimo, di ortodossia?”

Mario Taliani - Valerio Larcher mtali@tin.it

Risposta di Sergio Romano

Cari lettori,
Se le scuole italiane fossero, come le scuole francesi, prive di simboli religiosi, e se l’ora di religione non facesse parte dell’orario scolastico, sarebbe facile rispondere alle comunità musulmane che l’istruzione con­fessionale non rientra fra gli obblighi dello Stato e che ogni gruppo deve provvedere a se stesso. Ma l’Italia è un Paese concordatario dove la Chiesa cattolica ha chiesto e ottenuto l’insegnamento della propria fede nelle aule scolastiche della Repubblica. Finché il cattolicesimo era la religione di quasi tutta la popolazione della penisola, il privilegio riservato alla Chiesa era, anche se sgradito ai laici, tollerabile. Può essere tollerato là dove esistono scuole in cui il numero dei ragazzi musulmani rappresenta spesso un quinto della classe?
Il problema non è soltanto italiano e si presenta, anche se in forme diverse, in altri Paesi. In un blog dedicato alla Germania leggo che un tribunale amministrativo di Berlino ha dato ragione a un sedi­cenne musulmano che aveva chiesto di pregare a scuola, ri­spettando così il precetto coranico delle cinque preghiere quotidiane. Aggiungo che in tutte le questioni sociali l’aspetto quantitativo (vale a dire, in questo caso, il numero degli allievi) è determinante. Non risulta, almeno per il momento, che ortodossi, buddhisti e induisti presentino lo stesso problema.
Anche a me, infine, piacerebbe che l’ora di religione venisse dedicata all’insegnamento della storia delle religioni. Ma la Chiesa cattolica replicherebbe che un tale insegnamento colloca inevitabilmente tutte le religioni sullo stesso piano ed è quindi, per usare una espressione di Benedetto XVI, «relativismo». Quindi delle due l’una: o si cancella l’ora di religione o la si permette anche ai musulmani.

http://www.corriere.it/romano/


La mia presa di posizione in merito...

Letto tutto quanto,
ho voluto inviare un commento che non ho avuto il piacere di veder pubblicato, ma vorrei riproporre a Voi lettori, per capire se sono andato fuori strada o se invece non sono stato “pubblicato” su Corriere della sera perché ho colpito nel segno.
In proposito ho scritto :

La sua risposta sull'insegnamento della Religione nelle scuole, di oggi mercoledì 21 ottobre 2009, mi pare alquanto scontata per la “piega” presa dalla società d’oggi, ma ben lontana dalla Persona di cultura che stimo in Lei da molto tempo. Innanzi tutto Lei fa confusione utilizzando la parola Laico a sproposito, volendo indicare chi non è Cattolico, quando invece la parola in se, indica proprio un Cattolico senza voti, poi commette l'errore di non sapere che con la Modificazione del Concordato tra Stato e Chiesa Cattolica in data 1985, l'ora di religione, non è più obbligatoria ma facoltativa. In parole povere è una scelta. Vero che la Chiesa Cattolica "viaggia" ancora su un binario preferenziale rispetto alle altre confessioni, ma Le sia concesso per la storia parallela che accomuna appunto la Chiesa Cattolica alla penisola italiana da oltre 20 secoli !
In parole povere, oggi chi non vuole “subire” l’insegnamento può farsi tranquillamente una passeggiata. Con questo provvedimento infatti, lo Stato italiano aggiornò i propri rapporti con la Chiesa di Roma alla realtà multi religiosa della società d’oggi, offrendo nei limiti del precedente concordato Concordato una possibilità per tutti.
Lei quindi erra ancora quando esprime il desiderio che l’insegnamento della religione nelle scuole - se proprio si deve fare, scrive…- fosse improntato ad un insegnamento multi confessionale.
Bene fa in questo caso Sua santità Benedetto XVI a parlare di relativismo, in quanto il Concordato ci ricorda che lo Stato Italiano si è impegnato con la Chiesa di Roma soltanto, e non con le altre confessioni.
L’insegnamento che Lei auspica era in vigore anni fa quando frequentavo io stesso le scuole pubbliche negli anni ‘80, …quando appunto, dovendo obbligatoriamente dispensare l’insegnamento della religione a scuola, si era optato con la logica, ad un insegnamento generico e multi confessionale.
Questa sua risposta insomma, mi allarma ancor più di quanto non fossi ormai da tempo sull’argomento, e vigilerò che hai miei figli sia effettivamente impartito l’insegnamento della Religione Cattolica a scuola, dal momento che è a tutti gli effetti una mia scelta ed un mio preciso diritto.

21.10.2009 - Alberto Conterio

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