lunedì 22 febbraio 2010

Sanremo 2010

17 febbraio 2010

Roma, (Apcom) - "Come fa Mazzi (direttore artistico del Festival, ndr) a dire che il Festival è lo specchio della società italiana?". Se lo chiede Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci - Federazione della Sinistra. "Con Morgan escluso, Paolo Rossi censurato e un inno, per la verità più comico che altro, alla monarchia, fortunatamente bocciato dagli italiani? Il Festival - ha dichiarato in una nota - sembra piuttosto il simbolo di questo regime mediatico, che tende a nascondere i drammi reali del Paese e mettere in mostra la finzione". "Nessuna edizione del Festival è stata più lontana dal sentire dei cittadini di questa - conclude Arzarello - eliminazioni e fischi lo testimoniano".

Roma, (Adnkronos) - 'Niente da fare. Nemmeno a Sanremo c'e' posto per la destra nazional-monarco-trombonesca di Pupo e del giovane Savoia. Si, perché l'inno di questa nuova ''destra divina'' da prima serata e' stato sbattuto fuori dal Festival, a suon di voti demoscopici. E meno male''. Ffwebmagazine , periodico online della Fondazione Farefuturo, commenta cosi' l'esibizione sanremese di Pupo ed Emanuele Filiberto di Savoia. ''Un manifesto - scrive Federico Brusadelli - molto nostalgico. Naturalmente monarchico. Un po' da Rotary club, pure (il principe, il tenore…). Ritratto trash di un'Italia congelata coi suoi mandolini. Non e' ben chiaro, ancora, cosa si aspettasse il principe Savoia da questa sua partecipazione. Commuovere l'Italia? Pareggiare i conti con la storia? Bissare la vittoria a Ballando con le stelle? Tornare al Quirinale? Avverare quel ''sogno chiuso in un cassetto'' (che suona pure un po' sgradito, che di doppi fondi, cassetti chiusi e scheletri negli armadi ne abbiamo già tanti per conto nostro)? Riportare l'Italia sotto la corona''? ''


L’Opinione di …

Premetto che non guardo mai il Festival di San Remo. Punto primo, non sono un grande estimatore della musica leggere italiana, e poi, non amo i personaggi che annualmente si “sacrificano” sul palco per rinverdire un dinosauro ormai fossilizzato da decenni, utile soltanto a sollevare quintali di polemiche. Come se non ne avessimo già abbastanza.

I vincitori delle ultime edizioni inoltre, non incoraggiano certo a perdere del tempo davanti allo schermo… ma quest’anno, un certo richiamo l’ ho comunque sentito. Non fosse altro che per le abbondanti critiche elargite al Principe Emanuele Filiberto ancor prima che lo si sentisse cantare. Ma si sa, questa repubblica in difficoltà vede in Casa Savoia un pericolo sempre, ed allora anche i commenti di Alex Britti fanno comodo, come è già stato evidenziato sul numero di gennaio dell’Araldo di Biella.

Quindi pur disertando la serata di apertura, con pazienza, mi sono sorbito la serata dei ripescaggi del 18 febbraio, e sorpresa, la canzone del trio sotto critica, è riuscita a trasmettermi delle sensazioni positive. Intanto stiamo parlando di San Remo, il Festival della canzone “Italiana”, e guarda caso, “Italia amore mio”, la canzone scritta da Emanuele Filiberto cantata con il supporto di Pupo e del Tenore Luca Canonici, è una canzone che parla dell’Italia e delle difficoltà del suo popolo. La canzone poi, è comprensibilissima perché cantata in lingua italiana… appunto, con una buona e coinvolgente melodia.

Spiace infatti che il pur bravo Nino d’Angelo, non sia stato avvisato dal suo agente, che il festival della canzone napoletana non è ospitato sul palco dell’Ariston. Bella la sua canzone, ma completamente fuori luogo !

Tornando ad “Italia amore mio”, posso dire da cittadino libero, che questo canto mi è piaciuto molto più delle altre canzoni che si stavano giocando la possibilità d’essere ripescate ? Non lo posso dire ? lo dico ugualmente, …e chissenefrega.

A me la canzone è piaciuta, e molto anche, e se l’avesse cantata solo Pupo, Moranti e Ruggiuro insieme o Renato Zero con le piume in testa mi sarebbe piaciuta ugualmente, perché in modo comprensibile ed in melodia orecchiabile mi parlava del mio Paese delle mie tradizioni, del valore della famiglia e della fatica del mio popolo. Se questi argomenti, sono considerati dal Sig. Flavio Arzarello e dal Sig. Federico Brusadelli, superatissime amenità filo monarchiche, allora mi sento orgoglioso d’essere Monarchico.

Dovrò ricredermi sull’utilità di San Remo comunque… grazie ad esso infatti, la gente che in Italia si sente vicina ai valori espressi dalla canzone “Italia amore mio” ora sa perfettamente che questi valori non hanno un colore politico specifico, ma appartengono tutti alla Monarchia. La Monarchia che l’Italia l’ ha fatta con il Risorgimento 150 anni fa. Grazie a San Remo ed al televoto poi, il buon popolo sano, ha potuto sputtanare… scusatemi uso proprio il termine irriguardoso “sputtanare” chi già in data 17 febbraio, provava immensa gioia dall’imminente estromissione del Principe alle fasi successive del concorso. Ma come dice bene l’illuminato Sig. Arzarello… "Nessuna edizione del Festival è stata più lontana dal sentire dei cittadini di questa (…)“, fintanto che la giuria addomesticata dell’organizzazione poteva falsare i valori in concorso. Tiè !!! Non solo la canzone, grazie al popolo, è stata ripescata, ma ha poi superato tutti gli ostacoli successivi, anche quelli rappresentati da una clac di imbecilli a pagamento che ha disturbato lo svolgimento delle varie serate fino alla finalissima a tre di sabato 20 febbraio.

E’ mancata la vittoria finale ? …no Altezza, va bene così. Se posso permettermi, Voi il premio l’avevate già vinto il giorno 18. Bravo !


21.02.2010 - Alberto Conterio

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