giovedì 3 maggio 2012

Il primato della politica sana : come?


Il primato della politica sana : come?

La totale crisi che attualmente attraversa l’Italia vede ormai, non solo l’aggravarsi della situazione economica, ma sempre più spesso il deterioramento del comune sentire e pensare dei cittadini nei confronti della politica e di tutto ciò che intorno ad essa ruota.
Nessuno resta estraneo o insensibile al serpeggiamento più o meno evidente dell’antipolitica, oggi presente a tutti i livelli della nostra società, dalle classi più numerose alle più fortunate, rendendo il nostro Paese, un caso unico al mondo.


Non possiamo dire che sia una novità però, perché analogamente ad oggi, immediatamente dopo “manipulite”, ci trovammo già  a dover vivere un periodo di accesa antipolitica. La classe politica di allora però, ebbe la possibilità di riciclarsi alla svelta seguendo due strade : la prima, a livello nazionale, sciogliendo alcuni partiti storici ed aprendone di nuovi, come ad esempio l’implicatissima Democrazia Cristiana, oppure il Partito Liberale, Socialista e Socialista Democratico, altri ancora invece cambiando semplicemente denominazione, come ad esempio il vecchio Partito Comunista, divenuto prima Partito Democratico di Sinistra, poi Democratici di Sinistra. La seconda strada, scelta a livello amministrativo e locale invece, fu quello di creare liste “civiche” che civiche non sono mai state, ma lo scopo loro, era di rendere presentabili e/o non riconducibili ai precedenti partiti, le personalità - locali appunto - direttamente conosciute dai cittadini. Ciò è servito fino a qualche settima fa ad ingannare le apparenze continuando l’andazzo vergognoso della salvaguardia degli interessi personalistici di partiti e politici inaugurato con la ben architettata frode referendaria nel giugno 1946. Oggi però, dopo i recentissimi scandali “dei tesorieri” di Margherita e Lega Nord, pare non sia più sufficiente.
Si intuisce dai toni utilizzati dai politici stessi o da coloro che ritengono essere i politici d’oggi. Ci riferiamo chiaramente alle crociate moralizzatrici di Di Pietro & company, che prevedono ed auspicano veri e propri pogrom, alle sfide lanciate alla stessa legalità, proposte dal comico Grillo elevando la Mafia siciliana ad esempio di miglior governo rispetto alle vere Istituzioni, oppure alla campagna populista ed antigovernativa focalizzata sull’idea dello sciopero fiscale, avviata dalla stessa Lega Nord indagata. Sono tutti fatti gravissimi, che hanno si, il “vantaggio” per questi movimenti politici, di far presa immediata sulla gente stanca e vessata da decenni di malgoverno e ladrocini, ma portano in dote l’effetto collaterale della delegittimazione delle istituzioni democratiche!
Certo può sembrare impossibile che questa classe politica possa superare l’attuale crisi, …parlando di politica. Basta vedere le difficoltà d’essere credibili di Bersani ed Alfano. Ecco quindi che resistere alla tentazione di non sconfinare nell’antipolitica, diventa altrettanto difficile ed in alcuni casi impossibile, soprattutto perché gli arruffoni di questa repubblica, avendo negli anni, perso anche la decenza di provare vergogna, non ha nessuna intenzione di rigenerare la loro “casta” mettendosi a riposo e spingendo avanti una nuova classe dirigenziale. Giammai!

Diventa quindi impossibile per i cittadini sentir parlare di politica senza provare fastidio e disagio, ponendo in difficoltà anche chi, vede nella politica una missione in favore della società e l’unica possibilità vera per attuare seriamente la democrazia.
Chi si sente democratico o vede nella democrazia il principio del vivere in società insomma, non può fare a meno della politica, dei partiti e dei movimenti politici che attuano la politica.
Viviamo quindi in contraddizione con noi stessi, perché non possiamo sognare la democrazia, parlando e professando antipolitica. Deve essere ben chiaro soprattutto a coloro, che desidererebbero più democrazia appoggiandosi alla mafia, o che vorrebbero più democrazia sognando attentati per eliminare gli avversari scomodi, o chi sogna più democrazia infischiandosene delle leggi che hanno contribuito a varare in anni e anni di governo condiviso.

Che questo sistema, oggi in mano ai politicanti, sia da rifondare per tornare ad essere sostenibile e credibile dai cittadini non è solo un dato di fatto, ma anche e soprattutto una necessità di un Paese, il nostro, ormai alle corde, ma come ?
  
Considerando aria fritta, parlare di moralizzazione, per mezzo di codici etici, e nuove e più complesse regolamentazioni dei partiti, così come è una pura esercitazione tecnica parlare di restituire ai cittadini la possibilità di imprimere la loro volontà nelle scelte politiche riformando la legge elettorale, torniamo alla domanda… come fare ?


Ci viene in aiuto come sempre, l’esempio di corretta gestione della “cosa pubblica” introdotta da uno dei più grandi Sovrani d’Europa. Carlo Alberto di Savoia. Egli infatti, a coronamento di una serie interminabile di riforme d’ogni genere, iniziata pochi giorni dopo la sua ascesa al trono di Sardegna nel 1831, stilò e promulgò nel marzo del 1848 lo Statuto del Regno, detto “Albertino”, con il quale, si stabiliva all’ Articolo 50, che “Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità”.
Ecco fatto… ritengo che re-introducendo (in costituzione) un articoletto simile a quello sopra citato, si sfoltirebbe in un batter d’occhio l’attuale classe politica italiana, oggi dedita all’ingrasso ed agli affari della famiglia propria.
La politica insomma, quella nobile, tornerebbe ad essere portata avanti da persone che possono permetterselo per proprio diletto al solo scopo di servire il bene della Patria comune, restituendo al termine di “Onorevole” il suo pieno significato.
In tal modo non potremmo certo pensare di escludere personaggi come l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma neppure lui in fondo, senza finanziamenti pubblici, potrebbe pensare di pagare per se e per il proprio partito le campagne elettorali milionarie odierne!
La mia non è una provocazione, è una proposta, …vogliamo parlarne?

Alberto Conterio - 03.05.2012

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