giovedì 1 novembre 2012

Astensionismo e democrazia



Astensionismo e democrazia

Alla luce di quanto successo in Sicilia per il rinnovo del Consiglio regionale, si rende necessario fare delle riflessioni sul ruolo e la legittimità delle attuali forze politiche e delle stesse istituzioni repubblicane di questo Paese.
Personalmente ritengo inaccettabile che un nuovo Consiglio regionale e il nuovo Presidente di una regione  possano sentirsi legittimati nelle loro funzioni da un numero così basso di votanti e quindi di preferenze. Se la percentuale di astensioni al voto registrata in Sicilia, dovesse ripetersi (e personalmente me lo auguro di cuore) anche ad aprile a livello nazionale, quando, al termine della legislatura saremo nuovamente chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento, ci troveremmo nella condizione di avere un’assemblea legittimata da meno del 50% degli aventi diritto di voto, con un governo (qualunque esso sia) che rappresenta poco più del 25% degli italiani.


Ritengo sia doveroso chiedersi : “ può una democrazia reggersi su numeri tanto esigui senza perdere la sua forza di coesione? …e poi mi chiedo ancora : “se l’istituto del referendum, prevede un quorum del 50% dei voti più uno per essere valido, perché il rinnovo ben più importante di un intero Parlamento, non prevede una formula simile a garanzia della sua stessa legittimità?
L’astensionismo, che in questo Paese ha radici profonde, nella perdita di fiducia delle istituzioni e della classe politica rappresentata da generazioni (ormai) di personaggi e figuri impreparati e arraffoni (per essere molto buoni e pacati) non può semplicemente essere un “dato”, un numero a parte, un’opzione sterile, escluso dal “ragionamento” degli interessi politici delle parti.
In democrazia il 53 o il 54% di persone che dicono di NO all’attuale sistema politico ed istituzionale vorrà pur dire qualche cosa. Saranno tutti dei celebrolesi da non dover essere presi in considerazione?
Personalmente caldeggio l’idea che questo fatto, dovrebbe invece, essere tenuto particolarmente in considerazione, e che delle istituzioni “serie” (che non possono essere evidentemente quelle repubblicane di oggi, espressione di una assemblea costituente truffaldina ed interessata) dovrebbero prevedere il loro auto-annullamento al verificarsi di quanto accaduto in Sicilia o di ciò che presumibilmente si verificherà alle prossime elezioni politiche del 2013.
Un valore di astensionismo dal voto superiore al 50% infatti, dovrebbe voler dire che tutto il complesso istituzionale e politico espresso dal Paese, non è più ritenuto, dalla maggioranza degli italiani, valido ad esprimere programmi e a formulare decisioni per il Paese. Si tratta insomma d’avere l’umiltà di accettare che occorre rifondare questo Stato su valori nuovi e diversi dagli attuali, e che ciò, non può essere fatto da chi ha avuto le “mani nel vaso della marmellata” dal 1946 ad oggi. Questo Stato, e questa Costituzione, con la sua ideologia e i suoi dogmi, sono decaduti e non possono più essere considerati validi.

Permettetemi, …può un politico sentirsi serenamente legittimato a legiferare o a prendere decisioni in nome di un popolo, quando rappresenta meno del 50% degli aventi diritto al voto? Io correrei a nascondermi, mi darei ad altra occupazione. Costoro invece, si dicono soddisfatti della “vittoria”, …tutti, nessuno escluso!
Mi aspetterei quindi, che il Presidente di questa defunta seconda repubblica, avesse il buon gusto e la possibilità di convocare una Costituente formata di tecnici apolitici (e questa volta sono i benvenuti, perché è chiaro che nessuno può vantare “il diritto” di essere stato eletto) che in un tempo determinato, presenti una opzione di Stato possibile, affinché il popolo in un referendum confermativo abbia la facoltà di dotarsi democraticamente di un nuovo “sistema”. Solo dopo questo passo di totale rifondazione, dovremmo avere il coraggio e insieme la necessità di voler tornare ad un voto politico per dotarci di un governo.

Se la nostra democrazia non prevede questa logica di auto correzione, qualunque idea di rinnovamento della società o di riforma dello Stato e della politica è nulla, e come monarchico, sono vent’anni che denuncio ciò!
Una splendida poesia di Aldo Fabrizzi in dialetto romanesco, intitolata “A Umberto” terminava con queste parole : “…mejo che a parlà de Libertà se sonino più piano le campane.
Ecco, appunto… non state più a parlare di libertà, o di democrazia in questo Paese!

Alberto Conterio - 01.11.2012

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