Intelligenza artificiale è intelligente?
Cogito ergo sum…
Penso dunque sono!
Desidero iniziare questa mia analisi rispondendo subito alla domanda posta nell’oggetto di questa esposizione: No, non è intelligente e non lo sarà mai.
Detto questo, desideravo raccogliere ed esporre in questo
testo, le mie impressioni ed opinioni a riguardo dell’Intelligenza artificiale
(IA).
Ho avuto la fortuna di poter seguire un corso di
“alfabetizzazione” in merito, condotto da un consulente aziendale molto
preparato sull’argomento. Per ora ho seguito le prime 4 ore di corso, ma in
attesa di poter completare questa alfabetizzazione con le prossime 4 ore di
esercitazioni pratiche, sono in grado di dare un primo giudizio sull’argomento.
Almeno questo è ciò che penso e ritengo di poter scrivere.
Partiamo con la premessa che di intelligente, la IA non ha proprio nulla. Ci troviamo semplicemente di fronte ad un programma, molto complesso e ricercato, che vede le sue origini a partire dagli anni ’50 del secolo passato, che può ingannarci sulle sue reali capacità, per il fatto che risulta in grado di rispondere ad una qualsiasi domanda su un qualsiasi argomento in modo autonomo. Ma la realtà, come ho scritto e ben diversa da ciò che possiamo e desiderano farci credere. Ci troviamo semplicemente davanti ad un programma che riesce a gestire una mole smisurata di dati in un tempo così breve, da darci l’impressione di ragionare autonomamente per formulare una risposta.
Sta a noi non commettere l’errore di credere, ciò che
desiderano farci credere insomma. Il “racconto” generalizzato, vorrebbe che l’IA
stia diventando cosciente. Quando cominceremo a crederlo, perderemo il primato
di essere uomini liberi, tornando ad essere animali o nella migliore delle
ipotesi, schiavi!
La coscienza infatti, è altra cosa, ed è ciò che le
macchine non potranno mai provare. Anche gli animali hanno una coscienza,
limitata magari, ma è palpabile quando guardiamo negli occhi un cane, un gatto,
o un canarino. Anche il miglior robot guidato dall’ultima evoluzione della IA,
non ci trasmetterà mai questa sensazione, perché una coscienza non può essere
replicata da un programma.
L’IA, non sente, non vede e non risponde, se non viene
preventivamente programmato per farlo. Anche la possibilità tanto pubblicizzata
di autoapprendimento, non è altro che un programma in grado di discernere il
nuovo “documento” e/o “sequenza di dati/situazione” da quanto ha già archiviato
nel suo data base, e di immagazzinarlo (apprenderlo).
La sua “intelligenza” quindi, non è ragionamento o
intuizione autonoma, ma un semplice confronto di situazioni, dati e conoscenze
immagazzinate per costruire una risposta logica sulla base delle stesse.
L’idea comune di delegare all’IA compiti ora svolti dalle
persone per sottrarre questi compiti all’arbitrio delle stesse è quindi folle, per
due semplici motivi: Il primo, perché qualsiasi scelta fatta da una persona,
anche se guidata dall’interesse, risente comunque dell’umanità insita in un
essere umano. Il secondo motivo invece è anche peggiore, perché non tiene conto
che una macchina “ragiona” sulle informazioni che gli abbiamo messo in
archivio. Insomma, l’IA è imparziale quanto lo sono le persone che l’hanno
programmata/addestrata. Facciamo un esempio pratico: abbiamo due diverse IA, una
addestrata negli Stati Uniti d’America ed una addestrata in Cina e facciamo ad
ognuna di loro le stesse domande su argomenti quale, i fatti storici di Piazza
Tienanmen o su quanto sta accadendo oggi nella striscia di Gaza in Palestina! Le
risposte saranno profondamente diverse.
È solo un esempio, ma ciò, deve metterci in guardia. L’IA
non è imparziale, e quindi non è neppure intelligente, perché se lo fosse dovrebbe
arrivare autonomamente ad una verità inconfutabile e valida per tutti.
Detto questo, l’IA è uno strumento inutile e dannoso?
Tutt’altro.
L’IA sarà sicuramente utile e vantaggiosa in ogni campo,
perché ha la capacità di elaborare una mole smisurata di dati in modo
estremamente veloce ed “autonomo”, senz'altro utile a tutti, ma solo fino a quando
come essere umani, avremo la capacita critica e cognitiva di mettere in dubbio
il suo operato!
Ad oggi, controlliamo ancora questo “processo” perché l’IA
opera in un contesto formato presenza di persone che hanno un’esperienza e
delle conoscenze antecedenti questa tecnologia. Fintanto che sarà cosi,
sicuramente ci sforzeremo di utilizzarla eticamente per la sua utilità e potremo
anche vigilare sull’uso fatto per puro interesse e potere.
Quando tra dieci o vent’anni, la maggioranza di coloro
che impiegheranno l’IA non avrà più queste capacità e queste conoscenze, sarà
propensa a credere e a pensare che ogni risposta avuta dall’IA è cosa buona e
giusta.
Quello sarà il momento in qui, gli uomini non saranno più
tali e l’IA andrà fuori controllo.
Potremmo arrivare addirittura a credere che l’IA possa
diventare una nuova forma di divinità.
Credo che quel giorno, potrebbe bloccarsi anche il
progresso dell’umanità. L’intelligenza umana è creativa, perché nei secoli ha
creato ciò che non c’era partendo da necessità ed esperienze anche emotive.
L’IA non ha questa capacità, non crea nulla di nuovo, al massimo più riproporre
in forme diverse ciò che già esiste secondo regole che noi gli abbiamo dato.
L’IA va quindi utilizzata senza considerarla un oracolo.
Per risolvere problemi matematici è infinitamente più veloce e più capace di
noi, così come infinite sono le sue capacità di confronto sulla base
dell’infinito numero di documenti in possesso del suo data base, ma non ha
nessuna capacità di imparare, distinguere o discriminare autonomamente sulla
base di necessità, sensazioni o creatività.
Evitiamo quindi di abusare dell’IA, perché il prezzo da pagare sarà quello di diventare meno intelligenti. Non è pessimismo spicciolo, è realtà provata.
Quando andavo a scuola negli anni ’80, si cominciava
appena ad usare la calcolatrice elettronica per fare i calcoli. Si disse che,
dal momento che eravamo ormai tutti capaci di fare i calcoli a mano, si poteva
utilizzare una macchinetta per fare più veloce. Era il tempo in cui il
verduraio al mercato, ti faceva il conto con la matita sulla carta
dell’imballo, moltiplicando il valore della merce che acquistavi per il suo
peso, mentalmente… in un attimo! Passati 40 anni, in una qualsiasi cassa di un
supermercato, un comune addetto, senza l’uso del registratore di cassa, non è
più in grado di calcolarvi il resto di una banconota data in pagamento.
Il criterio e il medesimo, smettendo di pensare, di scrivere manualmente le parole per costruire un pensiero comprensibile per i nostri simili, smetteremo in breve tempo semplicemente di esserne capaci.
In proposito, la locuzione latina “cogito
ergo sum”, è illuminante e significa letteralmente “penso dunque sono”,
esprimendo la certezza inequivocabile di essere uomini solo perché siamo in
grado di pensarlo.
Alberto Conterio - 04.05.2026
