Interviste ad Alberto Conterio

lunedì 30 marzo 2026

Torniamo alla politica

Torniamo alla politica

Bipolarismo malato e carte da giocare

Da mani pulite in avanti siamo stati bombardati da informazioni e slogan che veicolavano e tutt’ora veicolano una linea di pensiero che vede nella politica il male assoluto. Passati più di 35 anni, possiamo scrivere senza ombra di dubbio che il risultato di tale propaganda si vede…

L’esito del recentissimo referendum sulla giustizia, al netto di ciò personalmente posso pensare, ha rappresentato l’apice di questo “andazzo” definito da molti “situazione Derby”, dove il bipolarismo, spadroneggia come unica chance politica. Un bipolarismo ideologico in veste minimalista in funzione di “riduzione del danno”: Meno partiti, meno politica, meno sprechi e altre amenità simili!


Il risultato referendario è quindi figlio di questa mentalità malata, da tifosi ultrà, dove destra e sinistra, rappresentano le due facce della stessa medaglia (o proposta politica).

E parlando di proposta politica, il centro destra, alle elezioni politiche del 2022, vinse grazie al voto di persone che non sapendo leggere un programma votò contro il centro sinistra a prescindere, così come oggi, al referendum, il centro sinistra vince grazie al voto di persone che non hanno letto e compreso una riforma votando contro il centro destra a prescindere anch’esse!

Per quanto riguarda quest’ultimo appuntamento, vede una differenza tra pro e contro (se vogliamo anche irrisoria) pagata dal centro destra da una pessima campagna elettorale sicuramente, ma anche e soprattutto (a mio modesto parere) da una politica estera e governativa nel suo complesso, contradditoria e contraria alle necessita e alle aspettative della gente.

Dall’adesione al Mercosur, alla fornitura di armi e finanziamenti all’Ucraina, dalla rottura dei buoni rapporti con la Russia, all’appoggio incondizionato di Israele, dalla poca lungimiranza sulla guerra all’Iran, ad una mancata riforma delle pensioni. Vogliamo parlare dell’adesione ideologica tout court alle politiche UE e della NATO? …oppure considerare una mancata politica di interesse popolare nei confronti di banche, assicurazioni, multinazionali e colossi dell’energia?

Il merito della riforma poteva essere corretto (mettere un freno al potere delle correnti all’interno della magistratura) ma il metodo, improntato allo scontro, ha portato gli elettori a sentirsi parte di un tifo da curva calcistica!

Per uscire da questa en pass che ormai ci attanaglia da decenni, bloccando ogni tentativo di progresso e sviluppo del nostro Paese, occorre proporre con urgenza, una diversa qualità e una proposta politica generale senza riguardo alla tenuta del sistema bipolare. Anzi, se questo sistema dovesse crollare, dando maggior spazio ai particolarismi che la politica italiana ha sempre saputo rappresentare durante la prima repubblica, ben venga! Favorirà sicuramente una maggior partecipazione della gente alla politica (sana) e un ritorno dell’elettorato al voto.

Ad oggi, cercando di capire se l’incapacità di intercettare l’attenzione del cosiddetto non voto è genuina diventa prioritaria una riflessione puntigliosa di quanto successo: ad esempio, si tenta di occultare l’analisi del voto. Maggiormente favorevoli alla riforma sono state le regioni più produttive del paese (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) ed anche, sociologicamente, nel lavoro autonomo rispetto a quello privato e pubblico. La percezione di necessità al cambiamento che si può avere dalle classi medie e dal lavoro autonomo non può essere ignorata da chi avrà l’ardire di offrire una proposta elettorale alternativa rispetto al bipolarismo presente oggi. Ripensiamo una politica estera, che sappia essere autonoma ed intelligente, legata a quella economica ed energetica interna, che sulla base delle guerre in corso, sia in grado di destreggiarsi con intelligenza per raggiungere obiettivi “sentiti” dalla gente, necessari ai loro interessi e di conseguenza agli interessi dell’Italia stessa, tornado così a coltivare il nostro prestigio internazionale, da troppo tempo trascurato!

Di carte da giocare, l’Italia ne avrebbe molte, si tratta di trovare giocatori coraggiosi disposti a giocare fuori dagli schemi prestabiliti di Bruxellese e Washington!

Alberto Conterio - 30.03.2026 

venerdì 27 marzo 2026

Referendum sulla Giustizia

Referendum sulla Giustizia

Cara Giorgia, “A scatola chiusa, compro solo Arrigoni”

A distanza di qualche giorno dall’esito del Referendum sulla giustizia, desideravo dire la mia sull’argomento.

La cosa più paradossale di questo “incontro” tra la politica ed il popolo, è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia in se. Pochissimi coloro che hanno letto cosa proponeva la riforma del Governo e quali erano le motivazioni pratiche di coloro che parteggiavano per la bocciatura della stessa.

Nella pratica, il voto è stato chiesto per avallare o meno le buone e sincere intenzioni del governo di riformare la giustizia in Italia.


Che la giustizia in Italia sia da riformare non sfugge a nessuno, ma quasi nessuno degli italiani è stato in grado di capire se le riforme proposte avrebbero potuto effettivamente migliorare la situazione e servire alla gente comune.

Il fatto stesso che, prima del voto, in ogni occasione si potesse palpare un certo grado di “nervosismo” a discutere la riforma stessa, preferendo deviare l’attenzione sui significati politici di una scelta rispetto ad un’altra mi ha portato ad essere cauto e a decidere poi per un voto di “pancia”.

Mi sono infatti basato sull’esperienza del risultato di precedenti riforme che hanno interessato altri importanti argomenti, quali ad esempio la riforma elettorale in salsa maggioritaria o la riforma del titolo V della Costituzione sui rapporti e le competenze di Regioni, Provincie e Comuni!

E occorre essere onesti… ogni qual volta se messo mano agli articoli della costituzione, non lo si è fatto per risolvere un problema (supposto che il problema fosse reale) ma solo e sempre per cercare di trarre un vantaggio sul breve e brevissimo periodo, per questa o quella forza politica al governo!

La maggior parte della gente ha capito o a creduto di capire che i partiti di governo avevano un desiderio quasi sfrenato, di vincere. A tutti i costi anche. E questo ha fatto aumentare i sospetti nella gente in generale ed anche a me che avrei visto con buon auspicio qualsiasi cambiamento.

A questi sospetti si aggiungano le uscite maldestre di Nordio “Prima o poi anche la sinistra trarrà vantaggio dalla riforma”, della sua vice Bartolozzi "Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”, di Tajani “L'ordinamento giudiziario è quello voluto dal fascismo dove l'imputato è colpevole”, per non parlare della ciliegina finale della Meloni “Se passa il no avremo per le strade spacciatori e pedofili”.

Di fronte ad uscite del genere, anche la maldestra dichiarazione del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, “Voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”, seppur gravi, anzi gravissime, passano in second’ordine.

l’italiano medio non ha più avuto bisogno di capire i tecnicismi della riforma (peraltro incomprensibili).

La gente ha capito che da parte del governo c’era, nella migliore delle ipotesi, impreparazione, e nella peggiore, interesse.

Quindi il voto di questo referendum non è stato dato per cambiare o meno la giustizia, ma pro e contro la chi lo proponeva, e di conseguenza, ragionando, il mio rifiuto ad esprimere una scelta non è maturato per insufficienza di fiducia nel governo o sul Merito della riforma, ma sull’esperienza che il Metodo utilizzato per elaborare questa riforma fosse sbagliato!

Essendo la Magistratura un potere dello Stato come lo sono il Governo e il Parlamento, può uno Stato serio fare una riforma senza mettere tutti questi poteri insieme intorno ad un tavolo?

Queste riforme si possono fare solo concordando tra le parti, non contro le parti, a prescindere dal momento storico, dall’argomento e dai personaggi che occupano (a mia opinione immeritatamente) i posti di comando di questo povero Paese che è diventata l’Italia.

Vergognoso poi a mio avviso, il tentativo di legittimare l’operazione del governo, passando per un referendum popolare, quando l’argomento, molto tecnico e di difficile comprensione per la gente comune, poteva benissimo passare con una legge ordinaria votata in Parlamento!

Quindi il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha poco da apparire sconsolata dichiarando che ha vinto il popolo italiano che si è espresso democraticamente rammaricandosi che la loro riforma, promessa nel programma di governo non sia stata compresa e avallata dal popolo stesso… quasi a dire che: “noi abbiamo mantenuto le nostra promessa, ma siete stati VOI a bocciarla”!

E ci mancherebbe verrebbe da chiosare!

Cara Giorgia, “A scatola chiusa, compro solo Arrigoni” …come si diceva in una famosa pubblicità di Carosello negli anni ’70!

Alberto Conterio - 27.03.2026

Iran: Vie d’Uscita?

Iran: Vie d’Uscita?

Poche le vie d’uscita e tutte poco praticabili. Vediamo il perché!

La guerra di aggressione in Medio Oriente, contro l’Iran, ha creato una situazione surreale evidente a chi non si lascia “guidare” dalla propaganda mediatica che in Tivvù spacciano per informazione. Parliamo delle dichiarazioni contrastanti tra loro, riguardo alle operazioni militari che stanno evolvendo giorno dopo giorno.


In breve, risulta chiaro che gli Stati uniti d’America non stanno vincendo nulla, anzi si trovano in grande difficoltà, militare. politica ed economica.

L’Iran rispondendo colpo su colto all’aggressione è riuscito nell’intento di:

-          allontanare le portaerei e la flotta Usa a oltre 1000 km dalle sue coste,

-          rendere chiaro che sorvolare il cielo iraniano può essere pericolo. Vedere il caccia F.35 di ultima generazione e una dozzina di Droni MQ.9 Reaper da ricognizione abbattuti. Tutti velivoli dal valore di decine e decine di milioni di euro l’uno, all’apice della tecnologia oggi esistente, per citare i risultati più eclatanti,

-          distruggere un numero ormai imprecisato di radar di controllo e radar di allarme precoce americani della regione, accecando di fatto la possibilità di tracciare i missili balistici in partenza verso i bersagli,

-          colpire e sloggiare ogni base americana nell’area con grande costernazione delle monarchie del golfo, che su di esse basavano la loro sicurezza, pagando profumatamente,

-          colpire importanti infrastrutture di produzione trasformazione e stoccaggio di prodotti energetici GNL, GPL e Petrolio, Benzina e Gasolio dei vari vassalli degli Americani nel golfo e nel mar Rosso,

-          chiudere lo stretto di Hormuz al transito di ogni nave che trasporti prodotti da e per i nemici dell’Iran o abbiano concluso i contratti in Dollari,

-          ottenere senza chiederlo, l’annullamento delle restrizioni sul commercio del proprio petrolio, tentativo disperato degli Americani per cercare di calmierare l’aumento del prezzo del greggio al barile (una cosa umiliante per chi dice di aver “obliterato” il nemico),

-          annullare le difese aere di Israele con il risultato di poterlo colpire ormai indisturbatamente a piacere.

Tutto questo, ha chiaramente traumatizzato non solo gli Americani, che come al solito, non hanno saputo valutare l’avversario per la sua forza reale, ma anche gli alleati nel golfo che cominciano a chiedersi se sia stato un affare spendere miliardi di dollari in questi anni, per essere abbandonati a se stessi alle prime difficoltà in favore di Israele. L’Unione Europea in generale, scopre ora che l’avventurismo di Trump rischia di trascinare i Paesi membri nel baratro della penuria energetica, dopo aver tagliato volontariamente i contratti con la Federazione Russa negli anni passati.

Sorge quindi spontanea una domanda: Che si fa ora?

Le possibilità per Trump e gli Stati Uniti d’America sono davvero poche e tutte irte di grandi punti interrogativi. Certo il Presidente Americano, può andare in televisione (potendo contare su media pagati per diffondere fantasie) e dichiarare solennemente che la guerra è vinta e che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Chi può smentirlo tra i camerieri che gli stanno intorno?

In fondo hanno immagini di distruzioni immani, Ali khamenei ed alti ministri e funzionari iraniani sono stati assassinati come cani, il programma nucleare iraniano è stato annullato (un’altra volta… dicono), le forze armate iraniane hanno subito rovesci immani e sono state ridotte al silenzio no?

Peccato che per dichiarare vittoria, o per ottenere almeno una tregua sia necessario che il tuo avversario sia d’accordo con te, di fermare le operazioni militari, ma ciò non sembra tanto realistico, in quanto l’Iran per bocca dei suoi leader, ha dichiarato solennemente che nessun accordo sarà possibile se non dopo aver certezza che queste aggressioni non si ripeteranno in futuro, e che saranno loro a decidere quando sarà il momento di fermarsi.

Un primo comunicato del Presidente Americano in tal senso parlava di un accordo su 15 punti che l’Iran era in procinto di accettare, ma è stato prontamente smentito dal tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale dell'esercito iraniano. Nel frattempo, per non smentirsi, mentre si parla di accordi, le navi assalto anfibio Tripoli e Wasp si stanno avvicinando all’Iran con il compito, pare, di sbarcare dei Marines sull’isola di Kharg per aprire la strada dello stretto.

Viene da chiedersi se al Pentagono sono degli incompetenti o solo impazziti. L’isola di Kharg non ha ripari naturali. Sbarcare una forza terrestre su uno spiazzo aperto davanti alle difese iraniane e come mettere un topo in un barile e giocare al tiro a segno con una carabina. I Marines faranno la fine dei soldati Neozelandesi sbarcati a Gallipoli nel 1915! Un disastro annunciato… Auguri

Inoltre c’è il problema “Israele”, e non è un problema da poco. Mentre il Presidente Trump, tra un annuncio e l’altro tenta di togliere le castagne dal fuoco, Israele cerca di rilanciare con False Flag e attacchi a infrastrutture critiche al solo scopo di coinvolgere più partecipanti ancora.

E se questo giochino dovesse rilevarsi insufficiente per raggiungere i suoi scopi, siamo ceri che non ricorrerà all’arma nucleare?

Con la follia che hanno dimostrato, il loro cinismo, il loro senso di superiorità, il loro mandato divino e la criminale violenza di cui sono capaci, se messi alle strette, costoro sarebbero capaci di lanciare qualsiasi cosa, anche le segretissime bombe nucleari di qui dispongono (che non hanno mai dichiarato di possedere ufficialmente) non solo sull’Iran ma su chiunque cerchi di ostacolarli nelle loro intenzioni. La stessa Turchia è in pericolo, ed Erdogan ha preso giustamente posizioni contro Israele.

Per fortuna, a scongiurare questa possibilità, si sono schierati attori come la Russia, la Cina, la Corea del Nord e il Pakistan, tutte potenze nucleari, che hanno fatto sapere attraverso i loro canali diplomatici, che non riterrebbero accettabile ciò, e che provvederebbero a rispondere adeguatamente ad un simile attacco.

La mia analisi termina qui, …non credo che vi siano altre possibilità per gli Americani, di limitare i danni, se non accettare di aver perso il controllo della regione e di sbaraccare le basi in medio oriente, tenendo sotto stretto controllo gli estremisti sionisti d’Israele. In questo modo, potrebbero sperare di poter ottenere delle condizioni che possano ritardare la crisi economica interna, i problemi sociali consequenziali e la de-dollarizzazione in atto, vero incubo per il bilancio federale americano.

Entrare in guerra contro l’Iran, contro ogni previsione che lo sconsigliava, non è stata una buona idea!

 Alberto Conterio - 27.03.2026

giovedì 26 marzo 2026

Cosa non abbiamo compreso?

L’arte della guerra

Cosa non abbiamo compreso?

Anche se la recente campagna di guerra in Iran, tuttora in corso, abbia di parecchio abbassato le ali di chi a prescindere crede religiosamente nella superiorità militare dell’occidente, può essere interessante dare a questi “Generali” da tastiera qualche spunto in più affinché comprendano quanto l’arte della guerra sia recentemente cambiata a partire dal febbraio del 2022.

È fin troppo comune infatti, sentire commenti e affermazioni irriguardose nei confronti delle forze armate russe impegnate nell’Operazione Militare Speciale in Ucraina per evidenziare - a loro dire - l’inefficienza o l’incompetenza delle stesse, che a distanza di quattro anni, ancora non sono riuscite a piegare la resistenza di un nemico “inferiore”.


Intanto, parlando militarmente e non ideologicamente occorre essere almeno onesti da ammettere che la Russia non sta combattendo contro l’Ucraina, ma contro la Nato sul territorio dell’Ucraina. E se è vero, che l’aeronauti della Nato, che è sicuramente il punto forte dell’Occidente, non può entrare in azione al 100% nei cieli d’Ucraina, e pur vero che sul terreno della stessa, sono stati schierati logistica, mezzi, sistemi d’arma e munizioni appartenenti agli arsenali di non meno di 35 diversi Paesi. Nonostante ciò i russi, quelli che avevano finito i missili nel marzo del 2022, i calzini ed i colpi per i fucili, tanto che erano costretti a combattere con le pale del 1850, e che vanno a caccia spasmodica delle lavatrici ucraine per poterne recuperare i micro cip, continuano la loro lenta ma inesorabile avanzata su tutto il fronte.

Chiarito questo “piccolo” dettaglio, scendiamo dalla nostra nuvola per immergerci sul campo di battaglia moderno. La guerra che si combatte oggi sulle pianure ucraine assomiglia molto più alle operazioni che si conducevano sul fronte occidentale durante la Prima Guerra Mondiale, che alle operazioni tipo che si svolgevano durante la Seconda Guerra mondiale, seppur queste risultino ben più vicine cronologicamente.

Idealmente, il periodo che va dal settembre 1939 al febbraio 2022 infatti, ha visto un continuo sviluppo dell’appoggio aereo ravvicinato per favorire le operazioni terrestri. Ciò, era considerato indispensabile per assicurarsi il successo di una manovra offensiva, come il buon risultato di una manovra difensiva.

Dopo il febbraio 2022, questo teorema salta. Diversi i motivi, tra i principali possiamo annoverare i seguenti:

Diventa praticamente impossibile radunare in posizione d’assalto, grandi quantitativi di uomini e mezzi a causa del controllo pressoché totale del terreno, sia di giorno sia di notte, per mezzo di satelliti e droni

In conseguenza del punto 1, e considerati i progressi compiuti dalla difesa aerea di punto, diventa praticamente inutile e/o controproducente l’utilizzo dell’appoggio aereo ravvicinato. Per intenderci, l’utilizzo di aerei o elicotteri d’attacco al suolo quali i vari A.10, Apache e Cobra occidentali o gli Su.25, Mil.28 e Ka.52 Russi

L’impiego di droni FPV, rende inefficiente anche l’impiego dell’artiglieria classica o del LRM pluritubo, in quanto, in mancanza di grossi concentramenti da battere, esporre all’osservazione e all’offesa nemica questi mezzi per il tempo necessario far fuoco, diventa estremamente rischioso e poco utile, quindi inefficiente

Scritto ciò, diventa necessario fare alcune riflessioni sulle più recenti dichiarazioni del Comando Operazioni russo in Ucraina. Commentando il cambiamento di contesto generale che ha portato alla perdita di un elicottero dell’Esercito di un Ka-52 con equipaggio nella direzione di Pokrovsk, questo ha dichiarato:

"non ci sono più bersagli nella zona dell'OMS che possono essere colpiti da un pacchetto di razzi non guidati” …pertanto vale la pena “visualizzare” cosa è diventata la linea del fronte oggi.

Si tratta ormai di una linea molto labile, quasi irrintracciabile sul terreno, praticamente disabitata, posta a metà circa dello spazio interposto idealmente tra i due schieramenti arretrati sufficientemente da stare fuori dalla portata dei droni aerei avversari più piccoli. Questa zona detta “grigia”, può estendersi anche per 30 o 40 km secondo l’orografia del terreno e i grandi ostacoli naturali.

In questo contesto, le operazioni d'assalto sono ormai condotte da gruppi di due, tre massimo cinque uomini, mentre i punti forti di resistenza sono diventati scantinati e altri rifugi improvvisati con presidi minimi, riforniti per lo più di notte da droni, grandi e piccoli, aerei soprattutto, ma anche terrestri.

Pertanto, una situazione in cui un villaggio "resiste" per mesi con l’impegno di poche decine di uomini è ormai comune. Spesso accade che in uno scantinato vicino ad un unto di resistenza ucraino possano già trovarsi combattenti russi che sono riusciti a infiltrarsi segretamente uno ad uno per "non tradire la loro posizione".

In questo contesto, di quale utilità può essere il lancio di razzi non guidati da un elicottero, un grappolo di bombe non guidate da un caccia bombardiere o il lancio di una salva di razzi d’artiglieria pluritubo? Compreso ciò e testimoni di una statistica che ci informa che anche il fuoco della normale artiglieria è in costante diminuzione (da parte russa, siamo passati dallo sparare 50-60.000 proiettili al giorno a meno di 20.000) possiamo farci un’idea della difficoltà che si incontra sul terreno ad avanzare in modo vistoso (50 o 60 km al giorno) come poteva succedere durante le grandi offensive della Seconda Guerra mondiale. Le avanzate odierne infatti, anche quando si registrano forti successi non superano i pochi km giornalieri, due, tre, quattro Km al massimo, come succedeva durante la guerra di posizione della Prima Guerra Mondiale.

Il vantaggio odierno sta nel fatto che questi risultati si ottengono con un dispendio di vite umane relativamente basso al confronto di quanto poteva succedere negli anni 1914-1918.

Altra cosa invece sono i costi economici di questo “modello” di guerra.

Da questa breve disamina si dovrebbe comprendere perché la guerra in Ucraina non è ancora finita trionfalmente per la Federazione Russa, come vorrebbero i più fanatici sostenitori dell’Alleanza Atlantica, nonostante la stessa mantenga ormai l’iniziativa completa su tutto il fronte dall’ottobre 2023!

Si tratta quindi di rivedere le nostre aspettative in funzione delle nuove tattiche di impiego dello strumento militare e di adattare lo stesso per evitare che in futuro si debba fare amare esperienze.

Esperienze (tutte negative) che stanno cominciando a maturare nella nuova Guerra del Golfo contro l’Iran, dove la campagna di bombardamenti “irresistibili” doveva durare quattro o cinque giorni, ed invece a distanza di tre settimane molto impegnative, ancora non hanno maturato i risultati auspicati.

Fino a quando la nostra supponenza di superiorità e gli interessi del sistema militare industriale non saranno ridimensionati e tarati sulla nuova realtà bellica, l’arte della guerra odierna ci sarà ben poco favorevole. Prima lo comprendiamo in Occidente e prima potremmo arrestare l’ormai palese perdita di credibilità globale.

Alberto Conterio - 26.03.2026 

giovedì 19 marzo 2026

La guerra di aggressione all’Iran prosegue… ma va tutto bene?

La guerra di aggressione all’Iran prosegue… ma va tutto bene?

Al netto delle roboanti dichiarazioni del Presidente Trump e del Segretario alla Guerra Pete Hegseth dove l’Iran sembrerebbe sull’orlo della capitolazione, avendo perso il 90% delle sue capacità militari e di risposta… l’Iran continua a rispondere al fuoco bombardando pesantemente Israele, ciò che rimane delle basi americane nell’area e ad impedire il libero transito delle petroliere allo stretto di Hormuz.

Nel frattempo giunge la notizia che Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, si è dimesso denunciando la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. In una lettera pubblicata su X, Kent ha dichiarato di non poter “in coscienza sostenere la guerra in corso”, sostenendo che Teheran non rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti.

“È chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.” Ha dichiarato Kent, ex ufficiale militare e veterano di 11 missioni di combattimento soprattutto in Iraq.

Era stato nominato alla guida del centro antiterrorismo dal presidente Donald Trump nel febbraio 2025.

Nel suo messaggio ha accusato Israele di aver promosso una campagna di disinformazione che avrebbe convinto Washington della necessità di attaccare l’Iran, paragonando la situazione attuale alle false informazioni che nel 2003 portarono gli Stati Uniti alla guerra in Iraq.

Queste dimissioni per un verso clamorose, arrivano mentre la Casa Bianca valuta nuove opzioni militari nel Golfo Persico. In arrivo la Nave Assalto anfibio Tripoli dall’estremo oriente. Secondo recenti indiscrezioni, Trump starebbe considerando la possibile occupazione dell’isola petrolifera iraniana di Kharg, per garantire il passaggio libero ad Hormuz. Questo il sogno. In pratica, dovrebbero sbarcare e poi rifornire unità a terra a tiro di schioppo di droni VFP e razzi iraniani? Auguri!!!

Nel frattempo, gli americani hanno perso i grandi radar basati a terra, tra i quali due super radar di allerta precoce Thaad. Ciò garantisce all’Iran di poter colpire Israele e ogni luogo dell’area del golfo impiegando un numero decisamente inferiore di missili, in quanto gli americani, non essendo più in grado di rilevare questi al lancio, si trovano a dover reagire con tempi di rilevamento decisamente inferiori e quindi senza la possibilità di organizzare nel migliore dei modi una difesa efficace. Parlando di difesa inoltre, viene certificato dall’evidenza, che lo scudo difensivo di Israele e dell’intero dispositivo della coalizione Epstein, ha un’efficacia molto parziale, se non imbarazzante. I missili Patriot, già ridicolizzati in Ucraina, hanno una qualche validità solo nelle loro versioni più recenti, ma sono ormai in via di esaurimento.

Sarà per questo che la marina statunitense si tiene a debita distanza dall’Iran (oltre i 1000 km)? Sarà per questo che la Portaerei G. Ford sta dirigendosi verso Creta per indagare sulle cucine che hanno preso fuoco in un incidente (definito non di guerra in un comunicato ufficiale)?

L’Iran inoltre, ha sicuramente ancora in mare tre sottomarini classe Kilo (Russi) armati di siluri ultraveloci a cavitazione di cui nessuno ha evidenza che siano stati distrutti, e tutta una serie di droni marini e sottomarini ancora non utilizzati.

Pare insomma che gli Americani, con la loro arroganza e supponenza, non abbiano brillato nella valutazione delle forze avversarie prima di lanciarsi in questa nuova “avventura”. Neanche questa volta.

Del resto, lo spirito dell’Iran, con la sua millenaria cultura, non è quello di un Venezuela qualunque…

Il Presidente Donald Trump, si trova quindi con le spalle al muro?

I Paesi del golfo oltre a non aver nessuna intenzione di aiutare in questa campagna, hanno anche cominciato a lamentarsi della mancata protezione pei i quali pagano profumatamente da decenni, e i Paesi Europei si sono sfilati anch’essi, come Giappone, Corea del Sud e Australia.

Anche il Regno Unito ha declinato l’invito a “pattugliare” Hormuz!

Ma allora, questa guerra va benissimo come dichiarato oppure non troppo?

Di certo sappiamo che lo Stretto di Hormuz non è bloccato. Il transito indenne delle petroliere è garantito dall’Iran per tutti i navigli che non rispondono ad interessi di Paesi nemici. Sembra una barzelletta!

E il tempo gioca a favore dell’Iran…

La Cina sta a guardare? Non proprio, continua infatti la sua pubblicazione “libera” di ogni movimento di mezzi militari nell’area, a tutto beneficio dell’Iran chiaramente, e la Russia, che ha dichiarato fin da subito di non sentirsi neutrale in questa disputa, è stata interpellata dagli Stati del golfo per fare da mediatrice è non solo: Anche il Presidente Trump ha già telefonicamente due volte a Putin, con grande scorno dell’Unione Europea.

Le ultime notizie poi, parlano di un rinvio a data da definirsi della pubblicizzatissima visita che il Presidente Americano avrebbe dovuto compiere in Cina dal 31 marzo al 2 aprile. Si riferisce che il Presidente Trump è troppo impegnato nel seguire le operazioni militari in medio oriente per poter recarsi in visita da Xi Jinping!!!

Dal momento che raramente la verità esce dalla bocca del Presidente Donald Trump, sarà vero ciò, oppure possiamo più verosimilmente pensare che Xi Jinping non lo voglia incontrare?

Tirando le fila, gli americani volevano isolare la Russia dal resto del mondo, ma pare che a distanza di 4 anni, sono loro ad essere isolati, e ad aver perso la credibilità e il prestigio di cui godevano!

Alberto Conterio - 19.03.2026 

mercoledì 18 marzo 2026

La società del controllo avanza?

La società del controllo avanza

C’è ancora speranza?

Ieri in data 17 marzo, presso l’azienda in cui lavoro, una collega ed io, rappresentanti l’Rsu di Stabilimento abbiamo organizzato un’assemblea dei lavoratori per illustrare l’ipotesi proposta dalla Direzione di variare le modalità di erogazione del premio di produzione che l’azienda ci corrisponde a luglio di ogni anno, passando da un versamento regolato in busta paga, ad un buono riconosciuto su una delle diverse piattaforme che forniscono un servizio di Welfare aziendale.

In pratica, ai lavoratori, invece di percepire in busta paga una cifra netta, viene riconosciuta una cifra quasi doppia, comprendente il valore lordo di quanto elargito più una parte dei contributi che l’azienda avrebbe dovuto normalmente versare all’Inps.

Detto così, il vantaggio per il lavoratore, appare evidente e così, la collega ed io abbiamo illustrato ciò ai colleghi lavoratori che hanno partecipato all’Assemblea.

Durante questa illustrazione però, non ci siamo limitati ai vantaggi, ma abbiamo anche cercato di rendere evidente un fatto palese: Quello che ci si vuole elargire, pur con un considerevole incremento di quanto dovuto ricade nella definizione di moneta digitale. Ciò vuol dire che, il “denaro” o ciò che si identifica in denaro con questi buoni, non è di nostra proprietà, ma solo da noi utilizzabile secondo criteri e tempi di utilizzo concessi dalla piattaforma stessa.

In poco tempo, ho spiegato che quel denaro in più che ci veniva concesso, lo era in cambio di un pezzetto della nostra libertà. La libertà di poter spendere secondo la nostra volontà o di poter accantonare (risparmiare) quel denaro. La particolarità di questi buoni infatti prevede che questo denaro si possa spendere solo per determinati prodotti, e la loro scadenza a tempo, impedisce l’accantonamento o risparmio.

A seguito di quanto illustrato abbiamo invitato i colleghi presenti a esprimere il loro parere compilando una sceda che prevedeva due opzioni. Favorevole a questo diverso modello di erogazione del premio oppure NON Favorevole allo stesso.

Inutile scrivere che le mie aspettative di bocciare l’iniziativa erano ridotte a zero, e pensavo di essere il solo ad aver espresso sulla scheda un parere sfavorevole all’iniziativa.

Troppa infatti la sete di denaro che i lavoratori italiani hanno accumulato negli ultimi anni, a causa degli aumenti dei prezzi che hanno eroso il potere di acquisto di salari e stipendi. A titolo informativo, ricordo qualche dato sugli stipendi italiani, che sono fermi da decenni, con aumenti solo nominali che non coprono l'inflazione:

Dal 1990, i salari reali sono diminuiti dell'1,8% - 2,9%, in netto contrasto con la crescita del +29,5% o +33% registrata nell'area OCSE nello stesso periodo.

Solo negli ultimi anni, tra il 2019 e il 2022, i salari medi annui in Italia sono diminuiti del 3,4%. Internazionalmente parlando, l'Italia è l'unico paese europeo a presentare una situazione così grave, con stipendi che non crescono da oltre 20 anni.

La mia sorpresa, è stata quindi grande quando in sede di conteggio delle schede, su 112 partecipanti al sondaggio, i non favorevoli sono stati 6.

Chiaramente la proposta è stata approva per carità, e in base a ciò, tutti noi avremmo la possibilità di spendere questo denaro in più, ma molto importante, il concetto di cessione di libertà è stato recepito e valutato negativamente da un numero di persone che assolutamente non mi aspettavo.

Ciò vuol dire che in Italia ci sono ancora persone che in testa hanno un pensiero autonomo.

Per queste persone la libertà ha ancora un valore non negoziabile.

Per concludere, credo che la speranza di poterci opporre alla società del controllo non sia finita!

Alberto Conterio - 18.03.2026

lunedì 16 marzo 2026

Una promessa

Opinione - Dopo una lunga riflessione, una promessa!!!

Dopo un periodo di riflessione durato dall’ottobre 2024 ad oggi, in cui mi sono limitato ad osservare e a leggere opinioni ed analisi altrui, scrivendo solo per esigenza del tutto personali o su richiesta di alcuni amici, credo sia necessario, re-impostare il lavoro che in passato mi ha dato numerose soddisfazioni.

Parlo chiaramente di divulgare attraverso questo canale e attraverso un suo Proxy su Telegram quelle che sono le mie personali opinioni dopo una vita passata a fare e a farmi domande sui principali argomenti e problemi che attanagliano il “nostro” mondo e il nostro tempo!

Ho iniziato in data 14.03.2026, inserendo alcuni “articoli” scritti durante questo periodo di riflessione, per collegare idealmente i due periodi, pre e post 2025, nella speranza che vi possano interessare!

Detto questo, l’attività d’ora in avanti sarà decisamente più continuativa e Vi PROMETTO, che non vi saranno ulteriori periodi di sospensione. A tale scopo, vi informo che le novità saranno diverse…

Nei prossimi giorni l’intero Blog, subirà una rivisitazione grafica e provvederò anche a indicare i link corrispondenti allo spazio Telegram e ad ogni altra nuova iniziativa.

Vi ringrazio fin da ora per avermi seguito sempre nonostante la mia prolungata assenza e vi saluto calorosamente. Ne vedremo delle belle!!!

 Alberto Conterio - 16.03.2026 

sabato 14 marzo 2026

Equazione Coreana!!!

Equazione Coreana

Quando la Pace è un problema da risolvere

L’ennesima guerra di aggressione scatenata dalla Coalizione Epstein (Israele più Stati Uniti d’America), dimostra in questi giorni in modo inequivocabile come, il Diritto Internazionale sia ormai un orpello calpestato in nome dell’interesse dal più forte ogni volta che i rapporti di forza tra i Paesi nel mondo presentano forti diseguaglianze. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica ciò è divenuto via via più evidente. All’inizio almeno, per agire, ci si precauzionava di avere uno straccio di risoluzione ONU, ottenuta a mezzo di menzogne, pressioni ed intimidazioni di stampo mafioso anche, ma negli ultimi anni ormai, si è passati direttamente ad ignorare questa “perdita di tempo”. Non si fa neppure più finta di procedere secondo una prassi… del resto costoro sono quelli che invocano al rispetto delle regole, quando le regole però, le fanno loro o le cambiano secondo l’interesse del momento. Così la regola dell’aggressore e dell’aggredito, tanto cara quando era il momento di scandalizzarsi per l’operazione militare speciale russa in Ucraina, non vale assolutamente per il rapimento del Presidente Maduro in Venezuela, e meno che mai risulta valida per la seconda aggressione militare in meno di 12 mesi all’Iran attualmente in corso.

Naturalmente possono comportarsi così coloro che hanno dalla loro parte (a libro paga) la maggioranza degli organi di informazione e un folto gruppo di alleati/vassalli sempre pronti con la testa china ad avallare qualsiasi azione, anche la più vergognosa e criminale del loro padrone (detto anche paparino) senza battere ciglio (gli idioti dell’Unione Europea tanto per fare un esempio).

Con queste premesse, nonostante Kim Jong Un venga considerato un pazzo dall’opinione pubblica occidentale, occorre riconoscergli che la sua scelta di dotarsi di armi nucleari, gli abbia garantito in questi anni quella pace che il Diritto internazionale non gli avrebbe di certo assicurato.

Vien da sé, che un Paese sovrano con l’obiettivo di vivere e/o svilupparsi secondo modelli suoi, non può prescindere dal possesso di un arsenale nucleare per poterlo fare in piena tranquillità.

L’equazione, che potremmo chiamare Coreana, porta da un problema ad una soluzione istantaneamente.

Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran recentemente assassinato assieme alla sua famiglia dai soliti bardi della libertà e delle regole, ha pagato con la vita la sua scelta di non dotare l’Iran di armi nucleari per questioni etiche.

Sarà tanto stolto e imprudente suo figlio Mojtaba, chiamato a succedergli all’importante carica?

Alberto Conterio - 11.03.2026 

Per cominciare bene...

2026: Un augurio di buon anno… col il botto!

Con l’anno nuovo, desideravo affrontare un argomento “leggero”, tanto per…

Ma oggi, c’è ancora qualcuno che può credere che la Russia voglia invadere l’Europa? Ma non vi fa ridere?

È il Paese più grande al mondo, 145 milioni di abitanti, sparsi su un territorio sterminato tanto da sembrare infinito, petrolio, uranio, gas, oro, ogni sorta di materie prime, produzioni agricole immense e di qualità, due milioni di laghi. Uno solo di questi contiene il 20% del totale dell’acqua potabile presente sul pianeta Terra… ma di cosa stiamo parlando. I Russi hanno tutto, e dovrebbero verine a conquistare cosa? Forse i cassonetti dell’immondizia con il lucchetto, magari le rotonde con le aiuole finte? Vogliono conquistarci per studiare le ZTL, ottenere il bonus edilizio o forse desiderano provare l’esclusività di un lavoro precario sottopagato?

Mosca di notte

Cerchiamo di capirci: la Russia non ha bisogno di noi. Siamo noi ad avere bisogno della Russia. Da sempre. Fino all’altro giorno per il gas a basso prezzo. Oggi invece abbiamo bisogno della Russia, per la disperata necessita della nostra classe dirigente di avere un nemico. Il nemico esterno, da odiare anche! Un nemico esterno per coprire il tanfo ormai insopportabile del nemico interno. Un nemico subdolo che ci soffia i risparmi con gli aumenti per materie prime che “dobbiamo” acquistare dall’altra parte del globo per arricchire filiere “controllate” dai soliti noti. Siamo alla follia di chi a Torino o a Palermo, deve acquistare il pane ogni giorno, ma invece di procurarselo al negozio sotto casa, lo fa arrivare da Parigi, o da Vienna con un corriere espresso!!! Intanto le tasse che paghiamo profumatamente (ed in continuo aumento da trent’anni) invece di destinarle alla sanità, ai trasporti pubblici, all’istruzione, alla qualificazione del lavoro, alla cura del territorio e dei nostri anziani, le buttiamo nella cloaca infinita delle spese militari. E così, non arrabbiamoci se per una semplice visita di controllo urologica all’ospedale di Biella servono 6 mesi di attesa. Immaginatevi di essere in sala di attesa: prima di voi un carro armato, un missile terra aria, un bel fucile mitragliatore, magari un nuovo sottomarino o un satellite spia! Ecco… siamo contenti così?

E forse colpa di Putin se siamo degli idioti?

C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di ribattere che la libertà vale questo sacrificio? Ma quale libertà? La libertà di censurare le opinioni che dissentono dalla linea imposta dall’Europa o dal governo fantoccio di Roma? La libertà di poter utilizzare solo i pagamenti elettronici quando si ha a che fare con la pubblica amministrazione (anche spicciola)? La libertà di oscurare canali televisivi e siti internet italiani e stranieri in nome della pluralità dell’informazione? La libertà di dover acquistare una vettura elettrica per poter entrare in una città senza incorrere in sanzioni e balzelli. Quale libertà? Quella forse di votare ogni 5 anni per un partito che, salito al potere fa l’esatto contrario di quello che aveva proposto e promesso in campagna elettorale?

Non dimentichiamolo mai… 5 anni fa, in questo “paradiso italiano”, sono state calpestate anche le libertà individuali di ognuno di noi, garantite dalla costituzione e da trattati internazionali per un esperimento sociale degno di un regime di nazista memoria. Peggio di quelli, perché i nazisti durante la guerra, gli esperimenti medici, li facevano sui prigionieri, non sui loro figli innocenti o sugli anziani indifesi nelle case di riposo.

E noi oggi alla luce di ciò dovremmo “sacrificarci” per una classe politica che ci sta difendendo dalla Russia cattiva?

No signori, non ci stanno difendendo dalla Russia, stanno difendendo questo sistema marcio che ci ammorba da troppi anni dal risveglio delle persone. Perché se tutti riuscissimo ad alzare il capo, a capire che ci stanno prendendo in giro, a comprendere che il problema sono loro, queste persone, questi criminali e tutti coloro che gli scodinzolano dietro per qualche briciola, dovrebbero scontare gli ultimi anni della loro inutile vita in prigione!

Altro che odiare i russi!

Buon anno a tutti.

Alberto Conterio - 08.01.2026

Il ritorno alla Leva militare???

Continuano a parlarci di ritorno alla Leva

Quanto c’è di vero e di realistico?

Vi ricordate? Tutto incominciava con l’arrivo della “cartolina”, la convocazione alla visita di Leva allo scoccare dei diciotto anni del maschio italiano. Erano i tempi degli uomini e delle donne, separati in compiti e ruoli che la natura ci aveva assegnato. Era l’inizio della maturità vera, non quella della scuola superiore, ma quella della vita. Ciò avveniva sotto gli sguardi preoccupati delle mamme, compiaciuti dei padri che avevano “servito” prima di noi e gli occhi velati di lacrime dei nonni, che ricordavano simili situazioni che si erano concluse vedendo partire padri e fratelli maggiori per la Russia (l’Ucraina anche in quel caso…) l’Africa Orientale Italiana o quella Settentrionale, la Grecia, dalle quali tanti amici e parenti non erano più tornati.


Piccola disgressione “storica”, per sottolineare che il servizio militare obbligatorio… più comunemente “Naja” non fosse un fatto individuale e personale, ma collettivo. Era una intera “classe di leva” con il suo entroterra fatto di famiglie parenti e amici che partiva per adempiere (pur tra differenze di vedute e tra i problemi pratici quotidiani) all’unico Dovere che la Costituzione repubblicana definisce “sacro”: La difesa della Patria.

Una faccenda collettiva, che riguardava tutto il Popolo ed ogni famiglia appunto, prima e al di sopra del singolo individuo. A vent’anni circa ci venivano affidati automezzi, carri armati, pezzi d’artiglieria e mortai, missili, fucili e attrezzature tra le più svariate e costose per miliardi di lire, senza che ci chiedessero il permesso, senza avere lo SPID o aprire un account. Senza nemmeno farci firmare un modulo sulla Privacy!

Tutti noi, avevamo chiaro in mente cosa significasse “difendere la Patria”. Chi più chi meno, sapeva che doveva fare qualcosa, che richiedeva un poco di addestramento e di sacrificio, la convivenza con altri ragazzi della nostra età in un ambiente nel quale si pretendevano rispetto ed osservanza di regole e consuetudini, cura della persona e dell’uniforme e del materiale assegnato, rispetto della forma della gerarchia e dei rapporti personali.

Era un’esperienza nel corso della quale decine di migliaia di ragazzi per la prima volta, venivano monitorati sanitariamente, imparavano a rapportarsi con una autorità, imparavano un mestiere, o prendevano una patente che magari avrebbero avuto difficoltà conseguire o a pagare. Tutto questo in un contesto nel quale un professionista, un contadino, un ragioniere, uno studente universitario o un muratore, provenienti da tutte le regioni d’Italia, erano del tutto uguali di fronte alla pulizia dei bagni, alla corvè cucina, alla notte di guardia in polveriera, alle marce le licenze o alla tabella puniti. Era l’unica occasione per sperimentare praticamente la “democrazia”, la mescolanza di strato sociale, livello economico e culturale della società.

Tutto questo richiedeva una rete quasi infinita di Presidi, Distretti, ed Ospedali Militari, che costellavano i capoluoghi di Provincia e le maggiori città. E poi Reparti di addestramento, caserme, porti, aeroporti, depositi, poligoni, arsenali e polveriere, automezzi, e logistica.

Oggi, il 90% di tutta questa infrastruttura, non esiste più, spazzato via da tagli e riduzioni, cambiamenti ideologici e di situazioni politiche ed internazionali.

Con tutto ciò, ora si torna a parlare di Leva! Da più figure istituzionali, apprendiamo che si “pensa” alla sua reintroduzione. “Volontaria” si intende! Che ridere…

Come se bastasse presentare un progetto di Legge e approvarlo in Parlamento! Poveri idioti…

Come se il problema della Leva, cioè di avere delle Forze Armate di una certa dimensione, fosse un problema legislativo.

Costoro non si rendono conto che oltre a stanziare cifre socialmente insostenibili, richiede in primo luogo di poter disporre di un Popolo che abbia dei valori condivisi, un’attitudine al sacrificio personale, un senso del dovere e della disciplina, delle famiglie e di luoghi da difendere che possano sentire loro, …se serve, anche a costo della vita.

Insomma, occorre disporre di una Patria.

La Leva e delle Forze Armate di una certa dimensione oggi, così come lo erano 30 o quarant’anni fa, richiedono un complesso di strutture e di mezzi che vanno comprati, costruiti, pagati e mantenuti con una parte delle spese comuni, il che comporta necessariamente la rinuncia a qualcos’altro. Ma soprattutto richiedono la ricostituzione di reparti che abbiano un’anima, una storia, delle tradizioni… tutte cose che noi abbiamo sistematicamente distrutto, ridicolizzato, ignorato, obliato, al solo scopo di cancellare proprio l’amor di Patria di cui sopra, che oggi vorrebbero ricreare con un tratto di penna, per mandarci a combattere per Bruxelles o Strasburgo in giro per l’Europa. Giustamente, che ci vada Enrico Letta, autore del libro intitolato “Morire per Maastricht" a combattere per la sua Europa… Traditore insignito della Legion d’Onore francese!


Ma veniamo alla realtà che i nostri legislatori fingono di non vedere: Queste ipotetiche Forze Armate per essere tali, richiederebbero una impostazione ben precisa, di tener conto di una minaccia concreta, di condizioni e di risorse disponibili. Le risorse disponibili poi, non sono solo il denaro accennato pocanzi, che è già carente oggi, per scuole, ospedali, infrastrutture civili o per il benessere dei cittadini, che sarebbero ancora meno un domani. Sono soprattutto le risorse di una società viva: Risorse culturali, demografiche e di costume nel suo complesso  

E su questo argomento, non possiamo prescindere dalla realtà di fatto del venir meno di tutto ciò, e dobbiamo essere davvero realistici, perché dopo aver distrutto ideologicamente ogni amor di Patria per poter rendere accettabile un orpello come l’Unione Europea che può esistere solo in assenza delle Patrie e delle nazioni sovrane, la percentuale degli italiani (Rapporto Censis “Italiani in guerra” sulla propensione alla difesa) tra i 18 ed i 45 anni che sarebbe disposta a combattere per il suo Paese è inferiore a quella degli italiani che scapperebbero all’estero, ed è ancora assai inferiore a quella dei renitenti che sceglierebbero la “lotta pacifista”, divenendo di fatto un nemico interno. Il vero nemico! Chiaro tutto ciò?

E non è solo un problema italiano! Il Rapporto Censis ci restituisce una realtà non dissimile (forse anche migliore) di quella del resto dell’Europa!

E veniamo per un momento all’Europa nel suo insieme, e al suo annunciato riarmo. Uno strumento militare serio e credibile in Europa, richiederebbe una certa dimensione in rapporto alla sua demografica e geografica. Ciò pone enormi problemi praticamente irrisolvibili. Il tanto celebrato Nord Europa, è militarmente soltanto un peso inutile che comporta un dispendio di energie che non abbiamo più stante l’andamento di tutte le economie comunitarie. Quest’area geografica, composta di staterelli demograficamente esigui, con economie ridicole, sono semplicemente dei pesi attaccati alla cintura di un sommozzatore senza le pinne che sta annaspando per restare a galla. Rendiamoci conto che quelli che definiamo i “piccoli baltici” insieme (Lituania, Lettonia ed Estonia) hanno un’estensione geografica pari a più della metà del nostro Paese (oltre 175.000 km2) con una popolazione totale inferiore a quella della Regione Lazio! Svezia e Finlandia unite (gli ultimi ingressi nella Nato) hanno una estensione geografica di oltre 2,5 volte l’Italia con una popolazione totale di poco superiore alla somma di Lombardia e Veneto. Ciò vuol dire che, stando alle dichiarazioni di Rutte, successore di Stoltemberg alla segreteria generale della Nato (due nomi proprio centrati…) per difendere queste enormi estensioni di territorio dalla minaccia russa, occorrerà mandarci i nostri giovani! Tornando al Rapporto Censis sulla disponibilità dei nostri ragazzi a combattere per l’Italia, viene da farsi una grassa risata!

Detto ciò, vogliamo parlare dello stato della demografia in Italia? Con un tasso di fertilità di 1,2 figli per coppia, siamo già ora un paese morente, fatto di persone anziane, con una popolazione in calo da anni, nonostante l’invasione nord africana e la sostituzione etnica che ciò comporta!

E noi sappiamo che le Forze Armate e la guerra, sono un “lavoro” per giovani!  Non si può fare il soldato sul campo a 40 e più anni, a meno che, non si voglia semplicemente riempire le trincee di carne da cannone. Per questo vanno bene anche 50 e sessantenni, soprattutto per l’INPS!

Ma aggiungiamo a questo desolante quadretto un’altra verità: attualmente il 9,2% della popolazione residente nel nostro Paese, è composto di stranieri. Ma andiamo oltre; tra i cittadini italiani, occorre allineare anche diverse centinaia di migliaia di “stranieri” non integrati che hanno la cittadinanza italiana per praticità lavorativa e convenienza sociale, non per convinzione o sentimento di appartenenza.

Ne consegue che abbiamo una minaccia gravissima da fronteggiare in casa, senza andarci a cercare un nemico oltre frontiera. Minaccia che non richiede, direttamente ed immediatamente, una mobilitazione militare ma richiederebbe subito una mobilitazione delle coscienze, dei valori, della cultura, del senso di comunità, perché per fronteggiare proteste del 40% della popolazione (una percentuale anche ottimistica vista l’analisi fatta dal Censis) richiederebbe l’impiego non solo di tutte le Forze dell’Ordine, ma anche impegnare da ogni altro compito di sicurezza e difesa, la totalità delle eventuali Forze Armate di cui vorremmo dotarci per una reale configurazione in organico di guerra.

Considerando quanto esposto, pur con tutti i limiti delle mie conoscenze ed informazioni, sentir parlare di reintrodurre la Leva sembra di ascoltare la famosa Vanna Marchi. Si ha subito il dubbio sulla serietà del provvedimento che vorrebbero farci digerire e la certezza matematica che ha pagare la fregatura saremmo sempre noi, …come al solito!

12.12.2025 - Alberto Conterio

Problema Demografico - Estinzione Silenziosa

Estinzione silenziosa

L’ultimo rapporto dell’ISTAT pubblicato, è lo studio più duro degli ultimi decenni.
Un documento che non parla solo di numeri, ma di un crollo demografico senza precedenti.
Nel 2024 sono nati 369.944 bambini: …mai così pochi nella storia repubblicana.
Un calo del 2,6 % in un solo anno.
E i primi dati del 2025 mostrano che la discesa continua: il tasso di fecondità è sceso a 1,13 figli per donna.
Soglia mai toccata prima.


La necessaria sostituzione generazionale richiederebbe una media 2,1 figli per donna.
Siamo quasi alla metà.
In diciassette anni l’Italia ha perso oltre un terzo delle proprie nascite.
Più di 200.000 bambini in meno ogni anno.
Non è una fluttuazione: è un trend stabile, strutturale, irreversibile senza un mutamento radicale.
È come se ogni anno sparisse una città intera di nuovi nati.
E non è un problema “del futuro”, è un problema di oggi:
significa che già ora, in ogni scuola, in ogni quartiere, ci sono classi dimezzate, paesi che si spopolano, generazioni perse che non si vedranno crescere.
Non siamo più una nazione in decrescita: siamo una nazione in lenta estinzione.
Le regioni del Centro e del Sud registrano crolli a doppia cifra:
 • Abruzzo −10,2 %
 • Sardegna −10,1 %
 • Umbria −9,6 %
 • Lazio −9,4 %
Solo la Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano mostrano un lieve aumento, come isole di resistenza biologica.
Questo significa che in molte aree del Paese, tra dieci anni, non ci sarà più ricambio.
Gli anziani saranno la maggioranza assoluta.
Le scuole chiuderanno, i piccoli comuni verranno desertificati, l’economia dei servizi collasserà su se stessa.
E non è solo una questione economica o di soldi.
È una questione di sfiducia, di precarietà, di mancato senso del futuro.
Queste cose non dipendono dal mio ottimismo o pessimismo, e l’ISTAT che lo conferma: non è il reddito a determinare la scelta, ma la mancanza di tempo, di spazi, di sicurezza psicologica.
Un popolo che non fa figli non è povero: è esausto.
Un popolo in questa situazione non crede più nel domani e in se stesso se stesso.
Ha smarrito il concetto di continuità, di trasmissione, di destino collettivo.
Quando la natalità scende sotto certi livelli, non c’è più compensazione possibile.
Neppure l’immigrazione, da sola, può colmare il vuoto che si sta creando: semmai si potrà cambiare la composizione etnica della nostra popolazione, ma non la direzione del trend, del collasso.
Una società dove la maggioranza delle persone residenti ha più di 50 anni diventa semplicemente incapace di innovare, di rischiare, di combattere.
Il lavoro si contrae, i consumi si riducono, i debiti aumentano.
Il welfare implode: meno giovani, meno contributi, meno pensioni.
La stessa sanità diventa insostenibile.
E lo Stato si riduce a un apparato che assiste la propria vecchiaia.
Questo è il vero dramma italiano.
Non si sente, non si vede in un giorno, ma ogni anno scava più a fondo nelle nostre fondamenta.
Le nascite non si recuperano: ogni bambino che non nasce oggi è una vita, un futuro, un lavoratore, un genitore, una famiglia che mancherà domani.
La spirale è esponenziale, non lineare.
E quando le generazioni fertili diventeranno troppo esigue, e forse siamo già a questo punto, anche se volessimo recuperare e tutto fosse predisposto a questo scopo, non saremmo semplicemente più in grado di invertire la tendenza.
Abbiamo “creato” un Paese che non sostiene le madri, non protegge i giovani, non aiuta le famiglie. In breve, non dà fiducia al futuro, trasformando la maternità in un lusso e la giovinezza in un rischio.
E ora paghiamo il prezzo: un popolo che non è più in grado di perpetuarsi.
Secondo le più recenti proiezioni demografiche, nel 2050 la popolazione italiana scenderà sotto i 52 milioni.
Con un’età media superiore ai 50 anni.
In molte province interne l’età media supererà i 60 anni.
Scordiamoci la produttività del Paese Italia. Nel suo complesso diventeremo un museo a cielo aperto, una versione estensiva del complesso archeologico di Pompei, un gigantesco pensionato per anziani e badanti.
Un’Italia svuotata dall’interno, dove l’energia vitale che per secoli ha fatto del nostro Paese un faro per la civiltà, sarà sostituita dal ricordo, dalla nostalgia, dalla rabbia impotente.
 
23.12.2025 - Alberto Conterio
 

Rosa Parks - Quando la Giustizia regna sulla Legge

Il coraggio della ragione

La data del 1° dicembre, di quest’anno, avrebbe dovuto essere ricordato solennemente al pari di tante altre date, che per svariati motivi vengono evidenziate. Questo però non è più il Paese e l’Europa che amano ricordare atti di buon senso o per meglio dire di dissenso. Da anni ormai non siamo più la culla delle libertà.

Ma veniamo ai fatti: esattamente 70 anni fa, il 1° dicembre del 1955 nella città di Montgomery in Alabama (Stati Uniti d’America), una donna di colore di 42 anni salì su un autobus qualsiasi e si sedette al primo posto libero disponibile. Passati pochi minuti però, le venne intimato di alzarsi per far sedere un uomo bianco.


Quella era la legge del resto. Chi si comportava così era “nel giusto”. Chi pretendeva di sedersi era nel pieno rispetto delle regole e della Legge americana.

Ma la donna, Rosa Parks, quella volta rispose di no! Non urlò, non fece scenate, non spaccò nulla. Rimane semplicemente seduta. Un gesto all'apparenza innocuo… che in realtà portò ad una tempesta che a sua volta portò ad un cambiamento epocale.

In queste poche righe però, non desidero raccontare la storia di Rosa Parks, di Martin Luther King o la storia dell’abolizione della Legge sulla segregazione negli Stati Uniti d’America (il Paese che oggi si arroga il diritto di andare in giro per il mondo con le Portaerei ad esportare la democrazia)

Questo vuole semplicemente essere un richiamo, una lampadina che desidero accendere nel buio interiore di tutti coloro che oggi vivono la loro esistenza ripetendo a pappagallo, telecomandati dal “sistema” a se stessi e agli altri che le regole e soprattutto le Leggi, vanno sempre e comunque rispettate.

Un richiamo che faccio sovente e volentieri, perché la verità è che le regole e soprattutto le leggi vanno rispettate quando sono giuste. Quando queste non lo sono, infrangerle diventa un dovere morale di ognuno di noi che ha a cuore la Giustizia ed il Futuro del nostro Paese, come affermò Oriana Fallaci durante un’intervista.

Concludo ricordando che il progresso, quello vero, fatto di umanità, di diritti, di libertà e di giustizia, non lo fanno e non l’hanno mai fatto coloro che obbediscono, ma solo da coloro che ragionano. E se il ragionamento porta a farsi domande, a dissentire, a dire no, ad essere considerati dei ribelli anche, …bene: viva i ribelli allora!

Alberto Conterio - 03.12.2025

Società contro natura, del degrado e del disgusto

La follia della tolleranza e del politicamente corretto

Società contro natura, del degrado e del disgusto

La nostra è una società - parlo di quella occidentale, democratica e liberista - che si sta avvicinando a gran velocità verso l’ultima fermata prima dell’oblio; o meglio prima del baratro che conduce al disastro che porterà al definitivo oblio. Il compito di chi è cosciente di questa agonia è quello di fare il possibile perché ciò non si avveri, commisurato alle personali possibilità di ognuno di noi naturalmente.

È in questa veste quindi che desidero denunciare una situazione, anzi meglio una incresciosa situazione in cui ognuno di noi impatta praticamente ogni giorno, ogni volta che si ha il coraggio di accendere un televisore.


Parlo di coraggio, perché come ha recentemente affermato il filosofo Massimo Cacciari in una delle tante trasmissioni show detta di “approfondimento” condotta dal noto “agente” di spettacolo David Parenzo, la televisione produce danni, trasformando tutto in farsa, in caricatura, svuotando il pensiero e banalizzando la complessità delle situazioni ad uso e consumo del potere.

L’argomento, riguarda la presenza ormai imperante di personaggi e situazioni che risultano al limite dell’impossibile, del grottesco anche, che ribaltano non solo la storia e la realtà, ma anche il senso stesso della logica e del buon gusto comune! Ma facciamo un esempio pratico: apriamo Netflix su una Smart tv e scegliamo a piacere un film o una serie tv qualsiasi, purché sia di recente produzione… diciamo degli ultimi 5 anni! Bene, non si farà fatica ad accorgersi nel giro di una quindicina di minuti che, stiamo assistendo ad uno “spettacolo” anomalo. Il numero delle persone di colore, degli omosessuali, delle famiglie allargate, delle situazioni “particolari” presenti nel prodotto cinematografico alla quale si sta assistendo è assurdamente sproporzionato alla normale quotidianità vissuta da ognuno di noi!

Ciò diventa addirittura surreale, quando assistiamo ad una produzione che illustra o rievoca un determinato periodo storico del passato. Mi riferisco ad esempio ai racconti dell’Iliade, del periodo romano, del Medio Evo, in cui noti protagonisti, vengono interpretati a sproposito da attori di colore. Giulio Cesare e Achille, due degli esempi più rappresentativi… ma poi qualsivoglia film, dove la maggior parte delle famiglie rappresentate, sono enigmi “aperti“ in cui si fa fatica a capire chi è figlio e/o padre di chi, quali sono i gradi di parentela, i gusti o i rapporti tra le persone ed i sessi, fino ad arrivare alle coppie e relazioni omosessuali, bisessuali ed altro, sempre e comunque presenti, dalla commedia leggera, al genere comico, dal film di attualità a quello storico, come se fosse un cartellino presenza che deve essere timbrato necessariamente ad inizio turno di lavoro. Insomma un tourbillon disgustoso, che imbarazza non tanto per quanto rappresenta, ma per l’insistenza a volver rappresentare come normale, un’aberrazione, una eccezione nel migliore dei casi che difficilmente riusciremo mai a “vivere” o ad imbatterci nella vita di tutti i giorni.

Viene da chiedersi a che pro, questa rappresentazione falsa e irrealistica della “vita” se non quella di “allenare” le menti maggiormente condizionabili a credere normali situazioni che di normale non hanno nulla, e che andrebbero invece riportate ed inscritte a fenomeni sporadici, casuali, del tutto contro natura, lontane dalla realtà ordinaria. Un mondo tanto immaginario quanto fantasioso dal quale tenere lontane le menti più giovani e prive di esperienza durante i loro primi passi nel percorso della loro vita!

La follia della tolleranza ad ogni costo insomma e un politicamente corretto ammorbante, che tolgono il respiro, in una società che non sa fare altro che rappresentare se stessa nel degrado e nel disgusto delle anomalie!

Ora possiamo pensare tutto ciò che vogliamo delle diverse società che risiedono fuori “dall’eden dorato” dell’Unione Europea, …nella Jungla (come affermò l’ex Presidente della Commissione europea Josep Barrell) o più genericamente fuori dall’Occidente come amiamo autodefinirci, ma una cosa è certa: ciò che facciamo di tutto per schernire, ridicolizzare, incolpare anche, rappresenta ormai la parte più sana della civiltà umana che nel suo insieme si sviluppa e progredisce nonostante la nostra ingombrante presenza. Ciò e reso possibile perché questa parte (maggioritaria) del mondo, non rinnega il suo passato, ma lo mantiene vivo adattandolo allo sviluppo ed al progresso seguendo consuetudini dettate dalla natura, non contro di essa! L’auspicio che posso “lanciare” su questo finale d’anno e che queste forze non perdano il loro slancio ed il loro entusiasmo per il bene di tutti noi e dell’intera umanità!

Alberto Conterio - 28.12.2025 

Vogliamo la verità e giustizia...

Covid: quando la verità vince!

Nonostante il lavoro della Commissione d’inchiesta Parlamentare sulla gestione dell’emergenza Covid proceda tra mille difficoltà e sia occultato dai nostri media di regime, la conoscenza completa dei fatti di quel tragico periodo sta poco a poco venendo a galla.


È uno di quei casi in cui non amo scrivere di aver avuto ragione perché molte amici e persone che conosco sono stati truffati. Le stesse, ora presentano problemi di salute riconducibili alla somministrazione di farmaci sperimentali che all’epoca furono addirittura definiti “vaccini”, giocando sul significato intrinseco delle parole e la reazione subconscia delle persone al significato delle stesse.

Come ho anticipato però, i nodi anche se lentamente, vengono al pettine! Lentamente, perché nel resto del mondo ormai chi doveva capire ha capito, e chi doveva pagare o almeno chiedere scusa l’ha fatto o lo sta facendo. In Italia purtroppo siamo ancora indietro in questa opera di pulizia e giustizia, ma i primi “successi” di questo “processo” promettono bene.

Intanto si è stabilito senza ombra di dubbio, che la gestione della pandemenza non è stata scientifica.

Il Comitato Tecnico Scientifico, non era al controllo della situazione come ci hanno fatto credere, quando ogni minimo dubbio era messo all’angolo e criminalizzato in nome della scienza. Costoro, il Comitato non era altro che la marionetta nelle mani della politica, ad uso e consumo della politica. La gestione dell’emergenza Covid, non è stata scientifica, ma politica; la presunta Pandemia e stata utilizzata per mettere in piedi un esperimento sociale voluto dal governo e dalla politica tutta (anche dall’opposizione) e dalle istituzioni nella loro globalità per testare nuove soglie di controllo dei cittadini contro la salute degli stessi.

Stabilito anche che il protocollo di cura dettato alla totalità della sanità italiana non aveva nessuna validità medica e pratica. Ricordiamo la follia del documento: tachipirina e vigile attesa, avversione totale alle cure domiciliari, ostacolo alle autopsie! Una follia che grida vendetta. Abbiamo quindi ristabilito che i medici tutti, non solo hanno la possibilità, ma il dovere di agire secondo scienza e coscienza per il bene dei pazienti in completa autonomia.

Le responsabilità saranno attribuite? A partire dal presidente del Consiglio, il Ministro della Sanità, il Comitato Tecnico Scientifico, l’Ordine dei Medici ed ogni singolo Specialista o Medico di base dovrà pagare per le scelte fatte, o per essere colpevole di aver applicato scelte che andavano contro ogni insegnamento ricevuto fino a quel momento. Ci riusciremo? Il lavoro della commissione d’inchiesta continua, e dobbiamo essere pronti ad altre verità. Scrivo pronti, perché molti cittadini ingenuamente sono tuttora ancorati a quanto è stato loro inculcato durante l’emergenza e dovranno affrontare una nuova difficile prova. Oltre ai danni fisici poi, vi sono i danni alla fiducia stessa nella sanità e nel sistema nel suo insieme. Chi pagherà per questo?

Cosa possiamo fare noi cittadini per agevolare quanto fatto dalla Commissione? Abbiamo una solo obbligo: non dimenticare…

05.11.2025 - Alberto Conterio

Andiamo a fondo come il Titanic !!!

L’occidente come il Titanic

Con l’orchestrina sul ponte, stiamo affondando senza rendercene conto

Che i tempi che viviamo, siano destinati ad essere fissati sui futuri testi di storia contemporanea, non facciamo fatica a crederlo. Sono pochi a non rendersene conto, ma la propaganda che in occidente spacciamo per informazione, tende a nascondere la portata di ciò o a mistificarne il significato. Uno degli argomenti più importanti di cui però si parla meno al grande pubblico, resta il così detto “riarmo europeo”. La sola parola “riarmo” dovrebbe mettere in guardia chiunque di noi, ma così non è. Grazie infatti ai “professionisti” dell’informazione, l’argomento è presentato sempre brevemente, frettolosamente scriverei… per evitare un approfondimento, una chiara spiegazione delle reali necessità. Normalmente si liquida la cosa, dichiarando che esiste il problema Russia, e che occorre difendersi meglio. Il “nostro amato” segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte (sottolineo olandese) ha chiosato giorni fa che, è preferibile riarmarsi che imparare il russo, facendo intendere che il pericolo è alle porte.

Ma è proprio così? Davvero siamo di fronte ad un pericolo Reale? Il 5% del Prodotto Interno Lordo (Pil) che i paesi dovrebbero investire, sono sopportabili dalle nostre economie? Questa spesa è risolutiva a livello tecnico? e… a livello tecnico, abbiamo la capacità in Europa di realizzare questo riarmo? …inoltre ultima domanda, chi dovrebbe andare in battaglia sotto la bandiera dell’Europa e/o di ogni singolo Paese appartenente all’Unione Europea?

Di seguito, voglio avere la presunzione di cercare delle risposte a queste domande, per quanto ne sia capace, sulla base di tutte le informazioni in mio possesso e soprattutto sulla base di semplici ragionamenti logici. Andiamo con ordine:

Siamo davvero di fronte a un pericolo oggettivo? A leggere i nostri giornaloni di regime, scriverei che il pericolo non esiste. I Russi, che avevano finito i missili già nell’aprile del 2022, e che da allora combattono con le pale (pale del 1856 circa) a corto di calzini e ormai senza carri armati tanto che sono costretti ad andare all’attacco con i “cinquantini” dei ragazzini, non sembrano una grande minaccia militare no? Piuttosto, è il caso di ragionare in modo logico… cosa se ne fa un Paese (la Russia) di 150 milioni di abitanti con un territorio sconfinato, che possiede nel suo sottosuolo ogni ben di Dio immaginabile, di un “continente” (l’Europa) di 450 milioni di abitanti, morto economicamente senza un grammo delle risorse naturali necessarie alla sua sopravvivenza e con una situazione sociale interna esplosiva? Nulla è la risposta, ed infatti l’Europa, l’Unione Europea non è il loro obiettivo. Il loro obiettivo dichiarato da sempre è una adeguata sicurezza nazionale, da raggiungersi con il dialogo. Un dialogo, che negli ultimi trent’anni siamo stati proprio noi a tradire, mal interpretare e interrompere!

Ma, facendo finta comunque che i russi sono il problema e che la soluzione è il riarmo, è sopportabile l’investimento previsto e approvato del 5% del Pil per attuare il riarmo necessario a difenderci dai russi cattivi? Viviamo ormai da vent’anni circa in perpetua crisi economica. I tagli di bilancio effettuati su sanità, cultura, istruzione e investimenti infrastrutturali una norma… in particolare in Italia: siamo inoltre un Paese, noi l’Italia, con una pressione fiscale enorme e intollerabile. Aumentare la spesa militare significa o aumentare ancora le tasse o tagliare ulteriormente sui servizi essenziali. Già ora il sistema sanitario nazionale, non soddisfa più le sue caratteristiche di servizio pubblico. Nel mezzogiorno questo servizio praticamente non esiste più, ma anche in Lombardia se si vuole fare un esame importante nei tempi utili le persone si rivolgono, potendoselo permettere, ai privati. Tagliare su questa spesa sarà inevitabile e devo scrivere, sarà devastante per la salute della gente. E se all’ultima crisi sanitaria, abbiamo puntato sulla tachipirina e la vigile attesa, domani saremmo costretti a puntare su un bicchier d’acqua fresca e una preghiera alla Madonna!

Nel frattempo le scadenze per rendere il denaro “regalatoci” con il PNRR (così ci avevano ingannato a credere) si avvicinano. Quindi qualcuno mi spiega quale denaro potremmo utilizzare? Nuovo debito pubblico?  …ma non era vietato dai regolamenti europei? Quando si trattava di ricostruire le zone terremotate dell’Italia centrale e le zone alluvionate dell’Emilia per dare una mano alle popolazioni colpite, ci avevano inculcato a reti unificate queste balle no?

L’assurdità della situazione però, si tocca con mano quando cerchiamo di rispondere alla terza domanda: a livello tecnico, il riarmo risolve il nostro problema di sicurezza? Ammesso di aver trovato il denaro, circa 80 miliardi di euro in più ogni anno da spendere in armamenti… quali armamenti dobbiamo acquistare?

I due conflitti ad alta intensità oggi in corso, quello in Ucraina e quello in medio oriente, che vede Israele contro il mondo per bene che desidera la pace e la prosperità della regione, ci insegnano, che “l’arte” della guerra è in profondo mutamento. Sistemi d’arma che pensavamo risolutivi si sono dimostrati poco efficaci, e che al contrario altri, che venivano snobbati o creduti marginali, hanno preso il sopravvento nelle operazioni. Tutti questi cambiamenti inoltre, risultano continuamente rimessi in discussione giorno per giorno, secondo quanto risulta maggiormente conveniente sul campo di battaglia!

Alla luce di ciò, e del fatto che un riarmo generale, prevede degli ordini industriali o l’avviarsi di studi per la creazione di sistemi d’arma che solo tra qualche anno potranno essere realmente prodotti e utilizzabili, come intendiamo spendere a partire dal prossimo anno, i nostri primi 80 miliardi di euro?

Ci compriamo delle nuove pale, oppure dei calzini? Studiamo lo sviluppo di un nuovo aereo da caccia (minimo 20 anni per vederlo operativo al 100%) oppure acquistiamo dei Carri Armati (al costo 29 milioni di euro al pezzo) che fino a tre anni fa, dismettevamo perché ritenevamo che non fossero più utili?

Le nuove navi da guerra che metteremo in mare tra 6/10 anni, saranno delle dimensioni delle ultime inutili portaerei americane, oppure prevediamo di varare corvette di 2.000 tonnellate armate soltanto di missili ipersonici? E parlando di missilistica, …accettato il fatto inconfutabile che noi “occidente” siamo tecnologicamente in ritardo di almeno 25 anni su paesi come l’Iran e la Corea del Nord, quando i nostri prototipi, entreranno in produzione di serie, Russi e Cinesi, saranno stati gentilmente ad aspettarci?

Si evince da questi pochi esempi, che non è facile oggi, decidere cosa sarà o potrebbe essere indispensabile avere disponibile nel nostro arsenale tra 5 o 6 anni, magari in gran numero. E allora come spendere questa montagna di denaro pubblico senza rischiare di buttarlo letteralmente alle ortiche?

Ma andiamo oltre: abbiamo la capacità tecniche e industriali in Europa per realizzare questo riarmo?

Stando alla galoppante deindustrializzazione dei paesi dell’Europa in generale e dell’Unione Europea in particolare, occorre essere pratici ed obiettivi. Il programma di riarmo auspicato dai “cervelloni” di Bruxelles e Washington, non è praticabile. Almeno nel breve e medio periodo, non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap sui costi di produzione (per via del prezzo dell’energia e delle materie prime che non abbiamo e dobbiamo pagare ai nostri ipotetici nemici) non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap tecnologico in campo della missilistica (perché i nostri avversari non stanno a guardare nel frattempo) non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap sulle capacità produttive (la nostra industria riunita, USA + Europa + altri produce il 25% di ciò che la Russia da sola, produce nella stessa unità di tempo). Vedere come esempio illuminante il numero di proiettili di artiglieria, i missili intercettori di difesa o i missili offensivi) tutti sistemi d’arma di estremo consumo in caso di operazioni ad alta intensità!

In ultimo, ma non ultimo, occorre rispondere sinceramente alla domanda delle domande: chi dovrebbe andare in battaglia sotto la bandiera dell’Europa e/o di ogni singolo Paese appartenente all’Unione Europea? Se escludiamo la “vocazione” all’autodistruzione dimostrata dai cittadini dei Paesi baltici, o da un buon numero di polacchi, per via delle vicende storiche di questi Paesi, occorre rispondere alla domanda facendo in premessa un breve cenno sull’attuale situazione in cui versano quasi tutti gli eserciti “occidentali” riguardo al personale. Dopo decine di anni di propaganda ed ideologia politica mirante a ostracizzare il lavoro del militare di carriera, dopo aver abolito le forze di leva, e aver indottrinato negativamente i nostri giovani con ogni mezzo possibile e maggiormente subdolo affinché parole come Patria ed Onore apparissero un orpello medioevale, siamo arrivati al punto, che l’età media dei nostri soldati è vicina ai 40anni. Soldati che, seppur addestratissimi e d’esperienza continuano ad invecchiare, quando sappiamo bene che la guerra, quella sul campo, nel fango, nella polvere, al freddo come nel caldo soffocante è fatta per UOMINI giovani e resistenti! I nostri giovani inoltre, veri campioni del sabato sera, non hanno alcuna intenzione o attitudine ad arruolarsi volontariamente se non in percentuali del tutto insufficienti a coprire le necessità di una espansione delle forze armate. I nostri giovani soffrono ormai in via cronica di elevati percentuali di obesità, alcolismo, problemi di droga, precedenti penali e la mancanza di istruzione di base minima a comprendere la lettura di un testo scritto.

A livello caratteriale poi, appaiono del tutto sprovvisti di caratteristiche idonee a sopportare la fatica, la pressione psichica, la fame e la sete, tutte condizioni ambientali e contestuali minime presenti su un normale campo di battaglia oggi con 100 anni fa. Vogliamo quindi parlare oggi di reintrodurre la leva? E su quali parametri dovremmo reclutare le nuove reclute se non vogliamo ritrovarci con ampi ammanchi di personale ai reparti?

Basta domande… pensiamo alle reali necessità dei paesi che compongono l’accrocchio dell’Unione Europea, pensiamo al mondo che cambia ad una velocità impensabile solo vent’anni fa e che si dirigi verso il futuro su strade che ormai si sviluppano lontano dall’Europa. Un’Europa ancora arroccata alla sua supponenza ed arroganza colonialista ormai fuori dal tempo.

E allora cos’è questo riarmo europeo, se non uno specchietto per le allodole, un buttare la palla in avanti per prendere tempo, in modo da non dover ammettere e denunciare all’opinione pubblica che la guerra è perduta, e che il mondo ormai non sa più che farsene di noi europei o occidentali in genere! La Russia che in questi tre ultimi anni, abbiamo cercato di escludere e/o destabilizzare socialmente, isolare diplomaticamente, sanzionare economicamente, battere sul campo di battaglia, risulta vittoriosa, ma soprattutto, è il cambio di paradigma dell’economia e dello sviluppo mondiale che ci esclude dal futuro!

Per la Russia, e per il mondo multipolare, questa è una vittoria di portata epocale su ogni livello, diplomatico, economico, industriale, militare, culturale e anche a livello sociale interno. Prima lo ammettiamo e meglio sarà per noi, ma che sia chiaro: dobbiamo essere pronti a pagare il conto e non basteranno dei discorsetti d’occasione e qualche sorrisetto stupido a riportarci al centro dell’attenzione e degli interessi mondiali, tenendo conto ormai, che addirittura piccole “potenze” locali come gli Houthi in Yemen sono riusciti ad umiliare colossi come gli Stati Uniti d’America, che hanno dovuto richiedere un accordo e sottoscriverlo, per evitare di svenarsi in una guerra in Mar Rosso, che poteva durare all’infinito e non avrebbero mai potuto vincere!

Cosa ci resta quindi? Ci resta ancora una propaganda spacciata per informazione. Anche questa però deve continuamente alzare l’asticella della sua indecenza, così come la censura, diventata ormai sistemica e tanto evidente ormai da essere denunciata a livello istituzionale dal vice presidente James David Vance.

Ma per quanto questo sistema corrotto e inadeguato ai tempi che viviamo potrà ancora reggere il suo stesso peso prima di implodere?

Alberto Conterio - 28.07.2025