martedì 3 giugno 2008

Società repubblicana e sicurezza

Troppo spesso i questi anni, la gente è sempre più portata a generalizzare su cose, fatti e persone. Ciò è dovuto a innumerevoli fattori certamente, alcuni innegabili, quali un sempre minor tempo libero da dedicare alla riflessione, in un mondo votato alla frenesia ed alla diversificazione degli interessi personali, altri invece indotti dalla società stessa.
Provando a dare dei limiti a questo nostro ragionamento, sentiamo dire ovunque, che la gente si sente meno sicura di un tempo. E’ sicuramente un’affermazione pesante, e avendo il tempo di poter visionare attentamente dati e statistiche degli ultimi 30 – 40 anni, si avrà la sorpresa di apprendere che è anche falso, o comunque errato per la parte di sicurezza che tutti noi intendiamo o crediamo di intendere.
Quando si sente dire che ci si sente meno sicuri infatti, la nostra mente visualizza stancamente un incremento della malavita (scippi, furti, violenze sulle donne in strada, rapine, atti vandalici ecc.) E’ pure di moda scaricare una buona dose di questi fatti sugli extra comunitari, ma in ogni caso commettiamo un errore di valutazione. Purtroppo, questo modo di pensare (semplicistico) è fuorviante ci impedisce di vedere oltre il nostro orticello. Questo ristretto modo di intendere la sicurezza, porta il cittadino, a chiudersi ulteriormente in se aumentando di molto il senso percepito della sua insicurezza.
Se 30 anni fa il problema sicurezza nella società era riconducibile in gran parte, o nella sua quasi globalità a scippi, furti, violenze e vandalismo, oggi non è più così.
Al senso di sicurezza percepito dalla gente infatti, concorrono oggi molte e diverse voci. Si parla ormai quotidianamente di sicurezza sul lavoro, di sicurezza alimentare, di sicurezza sanitaria ecc. Se si analizzano i dati relativi ai soli fatti relativi al richiamo immediato del nostro subconscio quando parliamo di sicurezza, apprendiamo ad esempio che le rapine (quelle classiche alla posta in banca o in gioielleria sono in calo, e che normalmente sono compiute da italiani, così come sono in calo i furti negli appartamenti (pare siano il 40% meno che negli anni ’80). Risultano in calo anche gli scippi, come i piccoli furti in auto, il borseggio sui tram o nei negozi.
La malavita organizzata che si muove nell’ombra ha subito in questi anni forti ridimensionamenti nonostante il pizzo sia ancora molto diffuso, e se quantifichiamo i delitti per mafia, troviamo ancora dati in calo. Quasi del tutto estirpato il fenomeno terrorismo, che negli anni ’70 e ’80, faceva davvero paura. Ciò che pare in aumento è la microcriminalità.
Non credo quindi che un quadro così presentato possa portarci a credere che sia aumentata la nostra insicurezza.
Cos’è allora che ci induce a pensarlo ? E un discorso ad ampio raggio con fattori molteplici che concorrono, diversificati e concomitanti a rendere il risultato nella sua globalità negativo.
Innegabile è la perdita di sovranità dello Stato e quindi del cittadino di fronte alla globalizzazione dei mercati e della società. Un tempo il cittadino trovava nelle Istituzioni Comunali il suo punto di riferimento. Erano rari i viaggi e gli spostamenti sul territorio, così come la necessità di ottenere il proprio sostentamento da merci che giungono da lontano. Dal dopoguerra ad oggi invece, gli orizzonti si sono allargati, anzi sono dilatati, ed in questo lo Stato è colpevole di non aver accresciuto con essi, i suoi servizi di sostegno al cittadino, la sorveglianza a difesa della sua sovranità ecc..
E’ un paradosso, ma il cittadino d’oggi, immerso nell’informazione di minuto in minuto, con le possibilità offerte dalle più svariate forme di comunicazione personale, e nella possibilità di spostarsi autonomamente, si sente molto più solo di un tempo. Il cittadino oggi, sente in ogni momento di essere abbandonato a se stesso. E’ una sensazione perversa, ma occorre dire che è tutt’altro che immaginaria.
Nonostante il progresso economico e della società, possiamo ignorare il problema della solitudine degli anziani ?
Nonostante il benessere globalmente raggiunto, possiamo ignorare il malessere giovanile, l’aumento delle depressioni e dei suicidi ?
Nonostante la globalizzazione già citata, che sulla carta amplia le nostre possibilità di lavoro all’intero pianeta, possiamo far finta di non sapere che se un cittadino con oltre quarant’anni perde il lavoro, difficilmente potrà sperare di trovarne un altro ?
Per quanto riguarda la salute poi, il progresso della medicina, e accompagnato da un effettivo progresso del servizio completo offerto al cittadino ?
Possiamo ignorare che molti, troppi cittadini del nostro paese devono ricorrere a viaggi lontano dal luogo di residenza per essere curati ? Possiamo dire di affrontare serenamente la necessità di dover prenotare una visita specialistica presso il servizio sanitario nazionale ? A tutte queste domande noi non siamo in grado di rispondere positivamente neppure facendo ricorso ad una robusta dose di ottimismo. Questo implica in noi, come crediamo nella maggioranza dei cittadini italiani il malessere “negativo” che porta a pensare che la nostra sicurezza sia inferiore.
Non è quindi una questione di aumento della delinquenza, ma una questione di minor presenza delle Istituzioni e dei servizi offerti dalle Istituzioni stesse.
Del resto sono Istituzioni che per decenni hanno dolosamente promosso la cancellazione della nostra identità di popolo privandoci della nostra Storia, delle nostre tradizioni, favorendo la corruzione, le frodi, gli inganni. Dove si premiano normalmente i furbi e si colpevolizza l’onesta e la trasparenza degli ideali quando scomodi.
Il nostro è un paese che non festeggia la sua data di nascita, ma festeggia volentieri eventi pagani di provenienza estera, o eventi politici strumentalizzati.
Il nostro è un paese che sa accogliere demagogicamente profughi e clandestini di tutto il mondo, dimenticando per il mondo stesso milioni di italiani veri, di ieri e di oggi.
Il nostro è il paese dove l’ipocrisia politica può arrivare a rivalutare personaggi anche discutibili di contraria fede ideologica purché servano al mantenimento degli equilibri raggiunti per meglio spartirsi il potere, così come viene mantenuto alto dallo stesso potere politico l’odio ed il timore nei confronti di Casa Savoia, rappresentato dall’esilio voluto di quattro Sovrani sepolti in terra straniera. Una ferocia ed un rancore che non trova riscontri in altri paesi che amano definirsi “democratici”
E’ in questo quadro, o dire in questo “specchio” che, nasce, cresce e vive il cittadino italiano. Sradicato della sua storia e della sua cultura è stato buttato nell’arena del progresso, della globalizzazione, e dei profondi cambiamenti che abbiamo avuto in questi anni e che nei prossimi dovremo sopportare ancora, così come si buttavano i cristiani in mezzo ai leoni nella Roma antica.
Possiamo stupirci di ciò che pensa e di ciò che prova ? Abbiamo il diritto di redarguirlo o di schernirlo come usano fare i politicanti più sfrontati esibendo patenti di solidarietà e buonismo o apponendo marchi di retrograda ignoranza e razzismo ? Ma… l’esempio non viene sempre dall’alto ?
E allora se parliamo d’esempio, ci fu chi preferì promuovere il caos agli interessi suoi e di parte, e chi invece preferì l’esilio per non turbare l’interesse dell’Italia “innanzitutto”

Quando il corso della nostra Storia potrà riprendere serenamente, senza imposizioni ed interessi, i cittadini torneranno ad avere fiducia, a sentirsi meno vuoti moralmente e più sicuri, in un’Italia che saprà trovare un posto ben definito nel contorno di un pianeta globalizzato, nel rispetto delle proprie tradizioni e della propria secolare cultura.

03.06.2008 - Alberto Conterio

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