Ucraina: un diverso punto di vista
Una voce fuori dal
coro dall’unione del pensiero unico Europeo
Dall’Unione Europea, all’Euro, dai vaccini alla guerra contro la Russia, non c'è tema ormai, o questione, su cui non sia “pericoloso” esprimere una opinione, un dubbio, una critica o anche solo un pensiero, non dico divergente ma anche solo parallelo. Opinioni dubbi e critiche, provocano immediate reazioni, palesemente esagerate. Reazioni anche violente. Vere e proprie accuse, processi sommari, inquisizioni. Si passa in un attimo dall’appartenere alla “società” ad esserne emarginati, o peggio, si può finire in una delle numerose liste di proscrizione, che compaiono come funghi sui principali quotidiani italiani senza mai essere commissionate da qualcuno che se ne accolli la responsabilità: compaiono insomma, e tanto basta!
Quando il 24 febbraio 2022, la Federazione Russa, rispondendo alle sue necessità di sicurezza e ad una richiesta delle Repubbliche popolari indipendenti di Donetsk e Lughansk, ha varcato il confine Ucraino, iniziando l’operazione militare speciale, erano pochi quelli che potevano immaginare gli sviluppi che, a distanza di due anni ormai, si stanno manifestando all’orizzonte.
Il racconto “occidentale” che vuole una Russia isolata
internazionalmente, in difficoltà economiche, tormentata da rivolte interne
contro un regime oppressivo, con forze armate allo sbando e contrastate sul
campo da un esercito ucraino eroico e vincitore, resta un racconto appunto. La
realtà, è tutt’altra cosa.
Aleksander Pushkin, nel 1831 scriveva: "L'Europa nei confronti della Russia è sempre stata tanto ignorante quanto ingrata. Un'Europa ostile sta attaccando la Russia per il momento non con le armi, ma con calunnie frenetiche quotidiane ... Siamo rimasti stupiti nel vedere la democrazia nel suo disgustoso cinismo, nei suoi crudeli pregiudizi, nella sua intollerabile tirannia. Tutto ciò che è nobile, disinteressato, tutto ciò che eleva l'animo umano - è soppresso dall'egoismo inesorabile e dalla passione per la soddisfazione personale"
Sono passati quasi 200 anni, ma sembra non essere cambiato nulla. Sono parole di assoluta attualità...
Lo scontro tra l'Occidente da una parte, Russia e Cina
dall'altra, falsamente descritto come una lotta tra democrazia e autoritarismo,
viene definito in Russia uno scontro di civiltà, dove Russia e la Cina offrono
un'alternativa al progetto occidentale di globalizzazione. E questa alternativa
risulta anche più attraente in termini di visione del mondo per molte civiltà,
paesi e popoli. È significativo che ciò si sia manifestato chiaramente nelle
azioni dei paesi dell'America Latina. Brasile, Bolivia, Venezuela, Guatemala,
Messico, Nicaragua e altri abbiano cominciato a rifiutare le “regole” imposte
dagli Stati Uniti d’America, anche sotto minaccia militare… e il Venezuela,
ancor oggi, non è stato domato, nonostante il rapimento del suo legittimo
Presidente!
Si oppongono a questo mondo di violenza e sopraffazione i
Paesi che guardano con speranza alla Russia e alla Cina. Il loro progetto di un
ordine multipolare come comunità viva di soggetti pensanti, che mantengono la
propria specificità culturale, religiosa, spirituale e politica in paesi
sovrani appare chiaramente preferibile all'appiattimento delle differenze
imposto dall'egemonia culturale, economica e politica anglosassone. Una
egemonia che con le buone o le cattive, produce una massa amorfa, digitalizzata
e schiavizzata da gruppi di potere transnazionali che si muovono nell’ombra
attraverso ricatti finanziari.
La vittoria ideologica di Cina e Russia si delinea inevitabile
in quanto fuori dalla zona anglosassone il progetto distopico degli
ultra-globalisti si è inceppato, incontrando giorno dopo giorno una resistenza
sempre maggiore.
Quando l'Ucraina sarà trasformata in un deserto di
rovine, smembrato tra Russia e Polonia, con milioni di profughi, mentre la
recessione distruggerà quel che resta del welfare europeo e la nuova cortina di
ferro sul mar Baltico ci costringerà a tempo indefinito a spendere le ultime
risorse in armamenti, quel giorno e in tutti gli anni a venire, dobbiamo
ricordarci il nome di tutti quei politici, opinionisti e giornalisti che dal febbraio
2022, ci hanno spiegato come fosse un affronto inaccettabile per l'Ucraina sovrana
rinunciare all'adesione alla Nato e accettare gli accordi di Minsk, che aveva
sottoscritto solo pochi anni prima e che non aveva mai rispettato.
E dobbiamo ricordare tutti coloro che hanno lavorato ogni
giorno per rendere ogni trattativa impossibile, che hanno nutrito ad arte la
russofobia, che ci hanno descritto con tinte lugubri la pazzia di Putin, che ci
hanno spiegato come l'Europa ne sarebbe uscita più forte di prima, che ci hanno
raccontato che la via della pace passava attraverso la consegna di tutte le
armi disponibili, che hanno incensato un attore cocainomane, come uno statista
e un prode condottiero del suo popolo.
Se non avessero avuto la meglio queste voci miserabili e
vergognose, e l'Ucraina non fosse stata incoraggiata in ogni modo a "tenere
il punto" fregandosene cinicamente delle tragedie che colpivano la
popolazione, l'Ucraina oggi sarebbe un paese cuscinetto, neutrale, tra Nato e
Russia - con tutti i vantaggi dei paesi neutrali che sono contesi
commercialmente in tutte le direzioni - un paese pacifico senza la necessità di
piangere centinaia di migliaia di morti!
Personalmente non pretendo che leggendo questa
riflessione possiate reagire in modo autonomo e cambiare la vostra opinione sull’argomento,
ma spero almeno d’avervi fornito un diverso punto di vista, per individuare e mettere
in fila una serie di puntini perché possiate seguirne il corso, unendoli
magari…
Alberto Conterio - 10.06.2026

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