Interviste ad Alberto Conterio

martedì 7 gennaio 2014

Dittatura globale: nuovo ordine mondiale!



Dittatura globale: nuovo ordine mondiale!
Distruzione della famiglia, “religione” europeista e leggi liberticide: questo il futuro che ci aspetta?

Come è mia abitudine, di tanto in tanto, mi fermo un attimo per guardarmi indietro oppure per cercare di scrutare il futuro prossimo che mi aspetta.
Devo dire che guardare agli ultimi 10 anni, mi coglie la tristezza, e mi spiace essere certo, i prossimi 10 anni potrebbero essere anche peggio.
Ritengo d’aver avuto una buona educazione generale, basata su solidi valori. Tutti valori che negli ultimi anni appunto sono stati rovesciati o si trovano sotto incalzante attacco frontale da parte di entità non sempre visibili o identificabili come avversari o nemici da combattere.
Mi riferisco ad esempio al tentativo di distruggere la famiglia, minando alla radice la società naturale basata sulla tradizione e l’insegnamento cristiano, con molteplici armi. Altro valore importantissimo che stiamo definitivamente perdendo e la Sovranità Nazionale.


Ritengo che quanto sta succedendo sotto ai nostri occhi, abbia il peso sufficiente per scardinare lo stesso ordine mondiale che da secoli regola “il funzionamento” di questo Pianeta.
Ora, non possiamo certo scrivere che il pianeta Terra è l’Eden descritto sulla Bibbia, e che non si siano mai fatti errori o ingiustizie, ma qual è il motivo per mettere in discussione questi fondamenti?
Certo, in questo primo scorcio di secolo ci sono alcune questioni mondiali che, impongono riflessioni e decisioni su argomenti che difficilmente possono essere affrontati dai singoli Stati come siamo abituati a conoscerli. Mi riferisco ad esempio alla protezione dell’ambiente e al controllo del fenomeno della migrazione di grandi masse di persone in fuga da disastri naturali, oppure da emergenze politiche e economiche.
Questo però, non vuol dire come si vuol far credere, che tutto “il passato” sia da buttare o che per essere all’avanguardia occorra necessariamente rifare o rivedere ogni valore.
Secondo il mio parere, un bambino resta un bambino, e deve conservare il diritto di crescere in una famiglia normale, formata da un uomo ed una donna possibilmente sposati che gli assicurino gli esempi di cui necessita per la sua formazione e la stabilità necessaria a sentirsi protetto, sicuro e amato. Negli ultimi anni, ciò non può più essere considerato un’ovvietà purtroppo!
E sul fronte della sovranità nazionale ? Il dogma della multiculturalità, dell’economia globalizzata delle merci e della finanza che sono state spacciate per la panacea al miglioramento delle condizioni di vita del terzo e quarto mondo, sono argomenti che fanno apparire le Nazioni, entità obsolete.
Ma questa cieca ideologia, ha forse risolto i problemi di queste popolazioni? Direi di no, altrimenti non si metterebbero per mare a rischio della vita per raggiungere le nostre coste!
Nel contempo però, hanno gravemente compromesso il benessere socio economico della parte del mondo più fortunata a beneficio esclusivo di un numero ridottissimo di lobbie e persone potentissime. Facciamocene una ragione…
Ed è chiaro che in una di queste lobbie dobbiamo collocare coloro che hanno predisposto e oggi impongono la “religione” dell’europeismo e della moneta unica. A loro protezione una stampa “libera” di facciata, che sostiene e ripete che un’uscita dall’Euro ci porterebbe alla miseria.
Io scrivo che ciò è da dimostrare, e vorrei poter scegliere tra i canali televisivi, dieci o cento diverse trasmissioni in cui venga dibattuto con obiettività e varietà di contradditorio questo importante argomento. Nulla invece… perché?
Al contrario, non è necessario dimostrare invece, quanto sia stato dannoso per la sovranità nazionale e la condizione economica delle aziende e delle famiglie italiane aderire ciecamente a questa follia.
Ma ciò che sta accadendo non basta ancora: nel nostro Paese e in altri Paesi europei meno fortunati di noi (per ora) con la permanenza nell’euro sistema, sono in gioco la dignità e della libertà dei cittadini.
Sono interrogativi che sempre più spesso mi rovinano il sonno perché quotidianamente abbiamo notizie che non fanno ben sperare per il futuro.
Nella “liberissima” e progredita Europa, non è più consentito ad una giornalista televisiva norvegese mostrarsi in televisione con un simbolo cristiano al collo, il Sig. Barilla in Italia è stato pesantemente minacciato di ritorsioni per aver affermato in una banale intervista che i loro prodotti erano pensati per una “normale famiglia”, in Grecia è stata votata una legge che prevede il reato di dissenso nei confronti dell’Unione Europea, e ancora in Italia, mentre le associazioni pro-famiglia vengono continuamente ostacolate nella loro opera di divulgazione culturale, si andrà presto a votare una legge che prevede il reato di omofobia, in base alla quale essa, anche solo esternare una opinione negativa al riguardo, si può essere denunciati e puniti per discriminazione.
Stiamo forse per vivere una nuova stagione di dittatura? Ma se un tempo si poteva contare sempre su una parte del mondo libera, oggi questa dittatura appare globale anch’ essa. Chi ci difenderà?

Fino a qualche decennio fa, da monarchico, ero propenso a pensare che l’instaurazione di una monarchia quale opzione alla repubblica attuale, ci avrebbe sicuramente difeso meglio al riguardo, ma vista l’ostilità che le legittime monarchie stanno incontrando in Romania e Ungheria (pur acclamate a gran voce dal popolo) con il silenzio totale dei media sull’argomento, ritengo che anche questa strada sarà per noi italiani sempre maggiormente preclusa: a prescindere.
Denuncio inoltre la mia profonda delusione nel constatare che, la maggior parte di queste leggi liberticide o ideologicamente guidate, spacciate per liberali, liberiste o progressiste, sono “nate” o sono state immediatamente adottate in Europa, da Paesi retti da Monarchie costituzionali.
In essi, i legittimi Sovrani, hanno colpevolmente favorito (a volte entusiasticamente) l’avanzare di questo cancro, oppure l’ hanno dovuto subire senza potersi opporre in alcun modo.

Mi chiedo se ciò sia dignitoso per questi Sovrani, le tradizioni, la storia e i popoli che intendono rappresentare. Un monito quindi anche noi monarchici di Italia Reale, che impegnati in una missione forse più grande delle nostre reali possibilità, potremmo un giorno non riconoscerci forse nel risultato conseguito?

Alberto Conterio - 07.01.2014

mercoledì 25 dicembre 2013

Il falso tricolore italiano del 7 gennaio



Il falso tricolore italiano del 7 gennaio
La bandiera non è una cravatta

Di questa repubblica impaurita anche della sua ombra su questo periodico abbiamo già parlato più volte, e quindi non ci dilungheremo sull’argomento.
È divertente però far notare come, fino a qualche anno fa, il Tricolore Italiano, non fosse in discussione nemmeno tra gli iscritti alla Lega Nord; Verde Bianco e Rosso in verticale di ugual misura. Stop !

L’ossessione repubblicana a quasi 70 anni dalla frode referendaria invece è riuscita a mutare anche questa certezza. Vanità… Si tratta di voler dimostrare che ogni cosa o particolare in questo Paese, è nato repubblicano, anche quando creato con un Decreto Reale. E allora da qualche anno, s’è giunti a considerare per tricolore italiano, un “vessillo surrogato” imposto dallo straniero, pur di avere da esibire uno straccio a tre colori che anticipasse la bandiera italiana del Risorgimento introdotta da Carlo Alberto di Savoia, poi diventata la bandiera Nazionale d’Italia.
Sono idiozie che ogni repubblica “che si rispetti” presenta prima o poi alla storia, come attribuire a Marko Polo origini Croate, oppure in Cina, asserire che gli spaghetti siano un’invenzione loro, così come pubblicizzare la vera pizza, …sfornata solo nella 55a Strada della “grande mela”.

Ma torniamo al tricolore farlocco, …il drappo, che parla esclusivamente repubblicano infatti, è la “Bandiera” della repubblica cisalpina del 1797. Non ci vuole uno studioso di storia per comprendere che non era un vessillo di libertà, al contrario, era il vessillo dello straniero, combattuto in tutta Italia non solo dai governi dei Regni e Ducati legittimi ma dallo stesso popolo della penisola, dalle alpi al mare. Non lo scriviamo noi, sono fatti fissati dalla storia, che questa forzatura non può occultare o stravolgere se non in presenza di tanta diffusa ignoranza sull’argomento.


La bandiera di una Nazione unita, è un simbolo legato al periodo storico che l’ha generata. Per ragioni ideologiche, non è possibile identificare questo simbolo con un altro retrodatato (del 1797) senza fargli perdere il suo significato vero, perché si corre il rischio di diventare ridicoli!

La bandiera del 1797, oggi spacciata per italiana, non parlava al popolo di unità e indipendenza della Patria, ma di sofferenze, tributi e sudditanza degli italiani agli eserciti stranieri.
Durante il triennio (1796-1799) i giacobini imposero alla nostra penisola la rivoluzione francese, con migliaia di fieri oppositori morti (e dimenticati …vedasi le insorgenze), con le Chiese bruciate sostituite dagli alberi della libertà (loro), con i sovrani legittimi allontanati a forza.  La bandiera della repubblica cispadana era imposta da Napoleone. Lo stato cispadano non era altro che una succursale periferica dell’Impero Francese sorvegliata da un esercito napoleonico.

In questo contesto, anche il “sole sulle alpi” simbolo politico della Lega Nord di Bossi & Co. acquisisce una valenza storica superiore!
Chi volesse festeggiare davvero il Tricolore, la data da ricordare resta il 23 marzo!

Alberto Conterio - 26.12.2013

lunedì 21 ottobre 2013

Il carrozzone della spesa pubblica



Il carrozzone della spesa pubblica
Enti locali Spa, 15 miliardi all'anno

C’era una volta l’IMU, e il governo ha fatto salti mortali per coprire il costo della sua eliminazione, o meglio, li farà fare a noi questi salti.
Mai, neppure per un momento s’è pensato a tagliare la spesa pubblica. Una somma impressionante che costa allo Stato 830 miliardi di euro l’anno. Solo le partecipate a livello locale, ci costano 15 miliardi di euro all'anno. 


Municipalizzate, consigli di amministrazione, poltrone e poltroncine gravano da sempre sulle casse dell'erario e sulle tasche degli italiani. L’ultimo censimento pubblicato in ottobre su “Libero”, registra 7800 società pubbliche: un numero cresciuto dell’8% rispetto dallo scorso anno, destinato a crescere ancora...
Solo i consiglieri di amministrazione sono 19 mila, gli addetti in generale 300 mila circa. Un terzo delle società ha un bilancio passivo. Una legge prevedeva che le società che fatturassero il 90% direttamente all’ente controllante (come praticamente fan tutte quelle comunali) fosse eliminata per evitare conflitti d’interesse, ma di proroga in proroga la legge è non è mai stata applicata. E come poteva esserlo? Le partecipate sono la valvola di sfogo della partitocrazia, dove tutti i trombati di qualsiasi livello e competizione elettorale, trovano comunque un poltrona, uno scranno, uno gabellino anche. Signori miei, tutti teniamo famiglia no? Alle volte una di queste “cadreghe” come si dice da noi in Piemonte, vale più di un seggio in Provincia o Regione… controlli? Nessuno!
Nonostante tutti gli indicatori segnalino una situazione a rischio, la "grande macchina improduttiva", "la multinazionale della partitocrazia", come l'ha definita il Sole 24 ore continua ad essere foraggiata dai contribuenti. A pesare soprattutto sono gli stipendi di chi lavora nella galassia delle aziende comunali, municipalizzate, regionali e provinciali: 15 miliardi di euro all'anno. Un tesoretto che sciupiamo ogni anno, pagato di tasca nostra, che equivale al gettito di 4 IMU.
Le privatizzazioni tanto pubblicizzate da ogni governo in carica, restano sempre a metà, scaricando i costi di galleggiamento di aziende che hanno spesso i bilanci in rosso sulle spalle dei contribuenti.
Questo insieme di società e imbrogli, pesano come cinque stabilimenti Fiat messi insieme, ma, oltre a poltrone e raccomandazioni, fabbricano quasi nulla. I servizi “prodotti” in realtà, stanno in piedi solo perché i loro prezzi vengono decisi senza avere un confronto e una concorrenza. Il Sole 24 ore ha fatto i conti in tasca a questo pachiderma pubblico che paralizza spesso il mercato e fa lievitare la pressione fiscale. Sì scopre così che il vero male dell'amministrazione italiana non sono le Province, che noi di Italia Reale - Stella e Corona abbiamo più volte difeso facendone una nostra bandiera elettorale, ma proprio le aziende che sono legate a tutti gli enti pubblici. Il governo di questi tempi ha minacciato un aumento delle accise sulla benzina (ancora) per rispettare il tetto del deficit sotto il 3 per cento, quando sarebbe sufficiente un piccolo taglio a questo vergognoso spreco perché quel miliardo e seicento milioni necessari vengano “trovati” senza maggior aggravio per i cittadini.
Altro che manovrina signor Ministro Saccomanni, serve coraggio!

Alberto Conterio - 21.10.2013