Interviste ad Alberto Conterio

sabato 18 luglio 2026

Stati Uniti d’America contro Unione Europea

Stati Uniti d’America contro Unione Europea

Il tramonto su Wall Street e la guerra finanziaria tra alleati

The Economist è un settimanale di attualità britannico d'informazione politico-economica molto importante che in un suo recentissimo editoriale parla di gravi preoccupazioni dell’autorevole think tank Atlantic Council. L’Atlantic Coucil, è un centro studi, con sede a Washington, fondato nel 1961, ha tra i suoi scopi principali la promozione della leadership e la cooperazione della stessa tra gli Stati Uniti e i suoi alleati internazionali per affrontare le sfide globali, del mondo globalista.


Nell’articolo, viene riportato che la supremazia finanziaria degli Stati Uniti ha iniziato a indebolirsi, ma è interessante notare che la causa di ciò, per il think tank Americano, non risiede nella ormai avviata de-dollarizzazione come possiamo pensare, ma la frammentazione dell'infrastruttura dei pagamenti.

A seguito dell'introduzione di sanzioni negli anni a diversi Paesi sovrani non allineati e soprattutto quelle più recenti contro la Russia (e quindi della reazione di Mosca ad esse) e sullo sfondo dello sviluppo dell’infrastruttura CIPS cinese e dello Yuan digitale, e ora anche della presa di coscienza su questi argomenti in Europa, Brasile e India, sempre più paesi cercano di ridurre la loro  dipendenza dai sistemi di pagamento americani!

I sistemi nazionali Pix e UPI, i sistemi europei SEPA, Wero e lo stesso Euro digitale futuro, nonché i collegamenti bilaterali tra di essi, stanno infatti gradualmente creando percorsi alternativi alle infrastrutture americane per i pagamenti interni e transfrontalieri.
In questa situazione in continua evoluzione, i principali danneggiati sono già evidenti: Visa e Mastercard.

I sistemi nazionali e/o alternativi sottrarranno a questi transazioni, dati e commissioni, soprattutto nei grandi mercati europei e nei paesi più importanti e dinamici in via di sviluppo.

Questa tendenza verso la sovranità dei pagamenti potrebbe inoltre portare in futuro all’incompatibilità tra i diversi sistemi regionali.

Le preoccupazioni principali, riguardano l’aumento delle frodi finanziarie e l'elusione delle sanzioni, afferma The Economist. Sottolineando che l'abbandono di Visa e Mastercard potrebbe portare a una riduzione del PIL mondiale del 2,6% entro il 2030.

Personalmente apro una parentesi facendo notare come l’aumento delle frodi finanziarie, vada a cortocircuitare quanto affermato dalla Commissione Europea per propagandare l’entrata a regime dell’Euro digitale, che questo fenomeno dovrebbe annullare… curioso no?
Ma torniamo all’Atlantic Council: deve essere chiaro che la perdita mondiale del PIL, non è la sua principale preoccupazione. Una parte significativa del testo è dedicata infatti a un aspetto concettuale di principio: Washington potrebbe ancora accettare un sistema nazionale che sottrae parte dei pagamenti interni alle aziende americane, ma molto più pericolosa è la situazione in cui un ipotetico sistema brasiliano Pix ad esempio, potesse un giorno collegarsi direttamente con il sistema indiano UPI, al sistema russo SPFS, i sistemi europei o asiatici.
Questo infatti è lo scenario peggiore e da contrastare, in cui una rete di pagamento nazionale diventa un nodo di una rete internazionale, perché viene a crearsi la possibilità di effettuare pagamenti fuori dalla rete di carte americana, senza l'elaborazione americana che vengono a perdere quindi un consistente volume di dati non più accessibili alla giurisdizione americana.
Alla luce di ciò, il progetto europeo di iniziare a pensare autonomamente come fatto da Russia e Cina è allarmante e vuol dire che la politica della “cannoniera” finanziaria affinata con le sanzioni alla Russia a partire dal 2022 applicata 2come se non ci fosse un domani” dagli Stati Uniti e dalla City di Londra, e stato un clamoroso autogol!!!

Naturalmente, il mondo difficilmente si frammenterà in blocchi di pagamento completamente isolati. La Cina stessa si opporrebbe a questa architettura. È più probabile invece un sistema multipolare, in cui i pagamenti interni avverranno sempre più spesso tramite sistemi nazionali rapidi, collegati regionalmente tramite portali bilaterali e/o multilaterali.

Visa e Mastercard, pur mantenendo una parte importante a livello globale, cesseranno semplicemente di essere indispensabili. In conseguenza di ciò, gli Stati Uniti perderanno gradualmente non tanto il predominio del Dollaro come valuta di scambio, quanto l'accesso monopolistico ai dati, alle commissioni e delle possibilità di interferire nel mondo secondo i suoi esclusivi interessi come fatto fino ad ora!

In altre parole, Washington è riuscita a rendere universali le preoccupazioni riguardo l’uso dell'infrastruttura finanziaria americana, estendendole dalla Russia, dalla Cina e dall'Iran addirittura ai suoi stessi alleati. Se pensiamo che le prime transazioni pilota dell'Euro digitale sono previste nella prima metà del 2027, dobbiamo aspettarci in questi mesi, delle contromisure.

Non potendo più interferire sui colossi emergenti che si stanno emancipando (vedi Cina, Russia, India e lo stesso Brasile) a meno di non scatenare una guerra mondiale – cosa poi non troppo improbabile – gli americani potrebbero infatti individuare nell’Unione Europea l’area per intervenire alla riduzione del danno.

In questo caso, noi europei potremmo dover ringraziare gli americani!!!

Siamo quindi così sicuri che il lancio dell’Euro digitale sia imminente come vogliono farci credere a Bruxelles?

Alberto Conterio - 18.07.2026 

giovedì 16 luglio 2026

Demografia

Anche la Cina deve risolverne il problema

Cina, Cina, sempre Cina. Non si parla d’altro e in ogni campo.

Una vera potenza globale. Statisticamente si oscilla nell’attribuire a questo Paese il primo o il secondo a livello economico, e sicuramente, dopo Russia e Stati Uniti d’America, la Cina segue a livello militare. I suoi record in campo tecnologico, produttivo, anche qualitativo ormai non si contano, quindi può sembrare fuori luogo parlare di declino cinese, ma la realtà dei numeri (sempre della statistica) non lasciano dubbi in proposito: La Repubblica Popolare Cinese, sta superando il picco del suo “dominio economico” globale. Ciò è dovuto all’annosa questione demografica Cinese. Siamo abituati a parlare della Cina credendo nella continua crescita della sua popolazione, ma nulla è più lontano dalla verità. Questa potenza, nell'arco di un decennio, comincerà a rallentare la sua crescita ed il suo sviluppo, e ad interromperla del tutto!

Nella seconda metà del secolo, la grande Cina si sgonfierà, trasformandosi in un enorme buco nero dell'economia mondiale: con una popolazione invecchiata, l'impossibilità di mantenere infrastrutture in eccesso e fatiscenti, tasse estremamente elevate, e una quota enorme di pensionati, la sua domanda interna sarà stagnante.
Questa bomba ad orologeria" sotto al grande impero celeste, è stata innescata da una scelta assai scellerata dallo stesso artefice del miracolo economico degli ultimi decenni: Deng Xiaoping.

Fu lui nel 1979, a introdurre un rigido programma demografico con la politica del "figlio unico".

A distanza di cinquant’anni le conseguenze di quel programma sono a presentare il conto alla nazione.
Dato il vertiginoso sviluppo economico, tecnologico e sociale della sua popolazione, se la Cina non avesse introdotto questa politica di controllo delle nascite, si sarebbe giunti ugualmente a questi problemi, come è avvenuto per ogni Stato e società interessati dagli stessi sviluppi (è successo in Europa, in America, in Giappone anche) ma almeno il processo sarebbe stato naturale e con tempi che avrebbero consentito di poter contrastare il fenomeno (volendo). La Cina insomma, avrebbe avuto una ventina d’anni in più per affrontare la sfida rappresentata da un basso tasso di natalità e dal rapido invecchiamento della popolazione.
Non che sia facile invertire questa tendenza, ne sanno qualche cosa in Russia dove sono vent’anni almeno che ci si prova con scarsi risultati.

La soluzione magica purtroppo non esiste, ma ci sono dei modelli differenti seguiti dai vari Paesi nel mondo per mitigare il problema della scarsa natalità.

In Europa invece di investire sulle famiglie ed i servizi, per creare un terreno facilitato dove poi giocare la partita dell’aumento demografico autoctono, s’è preferito spalancare le porte permettendo immigrazioni bibliche. Un percorso decisamente complesso, negativo anche, dove si riduce drasticamente la qualità del capitale umano (livello di istruzione, competenze, struttura sociale) per generare conflitti sociali interni ad ogni Paese.

Anche volendo prendere questa strada, la portata del problema cinese riguarda un carenza di popolazione di centinaia di milioni di persone. Una tale massa di persone, semplicemente non è disponibile sul breve/medio termine.
In breve, la Repubblica Popolare Cinese sta seguendo, con un ritardo di 30-40 anni, la traiettoria storico-economica del Giappone, seppur con tutte le specificità proprie!

La differenza principale tra la Cina e il Giappone risiede nel fatto che quest'ultimo è uno Stato unitario (un’isola per giunta) abitata da un'etnia titolare unica. La Cina invece, storicamente è stato ed è ancora un impero che comprende 56 diverse etnie, la principale delle quali è quella Han. La sociologia ufficiale dello Stato cinese, afferma che il 90% della popolazione è di etnia Han. Tuttavia la verità è assai più complessa e diversa. Se si mette un cinese Han del sud accanto a uno del nord, pur essendo i rappresentanti regionali della stessa etnia, costoro non riusciranno probabilmente nemmeno a comunicare nella lingua ufficiale (il mandarino), poiché la loro pronuncia sugli stessi ideogrammi differirà enormemente. In altre parole, parleranno due dialetti cinesi “ufficiali” diversi.

Si prevede quindi che con il progressivo impoverimento della centralità dello Stato, all’interno della Repubblica Popolare Cinese, le varie questioni nazionali (oggi circoscritte a particolari zone molto periferiche) cominceranno a inasprirsi, facendo nascere conflitti sociali interni e forze centrifughe indipendentiste. È un dato di fatto, e del resto, storicamente, i cinesi erano assai portati a disordini e a guerre civili, che nel paese duravano decenni.

Sarà quindi interessante vedere nei prossimi anni quali saranno i correttivi che necessariamente dovranno essere presi dalla repubblica Popolare Cinese per tentare di mitigare questo difficile problema, ma sicuramente assisteremo all’arresto della marcia di questo popolo.

Con una previsione simile, anche la questione di Taiwan perde di importanza, e potrebbe essere già troppo tardi una sua riunificazione, visto che presto, potrebbero cominciare a presentarsi i primi sintomi di questa parabola decadente.

In questo contesto, lo scontro militare con gli Stati Uniti d’America (altro impero morente) per il dominio globale, avrà più o meno la possibilità di verificarsi?

Alberto Conterio - 16.07.2026

mercoledì 15 luglio 2026

Ambiente e Intelligenza artificiale

Ambiente e Intelligenza artificiale

Un cortocircuito ideologico

Ci sono argomenti che all’interno della nostra società sono diventati negli anni dei tabù ormai; dei dogmi religiosi. Come esempi, posso citare la moneta unica Euro, l’Unione Europea stessa, il libero mercato, i “valori” democratici dell’occidente, la nostra onnipresente repubblica oppure il multiculturalismo, l’utilità dell’immigrazione, fino ad arrivare alla salvaguardia dell’ambiente, con le sue ramificazioni o sotto argomenti: la riduzione della CO2, il cambiamento climatico, il surriscaldamento globale, la mobilità elettrica, le energie rinnovabili o altre patetiche cazzate simili.

Tutti argomenti su cui, un normale cittadino pensante non può avere opinioni. Al cittadino infatti è richiesto in modo più o meno esplicito di credere… L’esempio più significativo di questo “sistema” l’abbiamo visto all’opera durante il periodo Covid, con le conseguenze che ormai conosciamo o abbiamo cominciato a comprendere dopo anni di violenza, bugie, propaganda. Tutto insomma fuorché la verità!

L’argomento su cui desidero fare una riflessione, è uno di questi. Si tratta dell’intelligenza artificiale. Oggi però non mi interessa parlare dei rischi di disoccupazione dovuti all'automazione, la diffusione di informazioni errate (le cosiddette "allucinazioni"), la dipendenza tecnologica dei Paesi meno avanzati, la violazione della privacy cittadini o i pregiudizi algoritmici nei dati di addestramento. Oggi vorrei poter parlare di rispetto dell’ambiente!

Le multinazionali Microsoft, Google, Amazon e Meta, le Big Tech che da sole rappresentano quasi i tre quarti della costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti, hanno rinunciato ai propri impegni climatici pur di conquistare la leadership nel settore dell'IA. Questi giganti tecnologici infatti, nella loro forsennata corsa verso il primato assoluto hanno fatto registrare, una crescita record di emissioni, di consumo di acqua e di energia elettrica.
Secondo i dati dei rispettivi rapporti infatti, Microsoft ha registrato un aumento delle emissioni del 25%, Google del 18%, Amazon del 16%, mentre Meta è diventata il “campione assoluto” con un incremento del 64%! Si, avete capito bene, mentre a voi chiedono se possibile di non respirare, di non far figli, di non mangiare carne, di foderare la vostra abitazione di merda, di non viaggiare in aeroplano e di sostituire la vostra auto euro 6 con un ridicolo tostapane su ruote, costoro, per interesse, hanno buttato alle ortiche un dogma per voi incontestabile!

E non è tutto… Il consumo di energia elettrica di Meta ha superato i 18 TWh, mentre quello di acqua ha oltrepassato i 72 miliardi di litri, un valore quattro volte superiore alla media del settore.

Insomma, ci sono intere zone geografiche americane, a rischio blackout elettrico o a rischio carenza idrica, per permettere a questi carrozzoni di continuare a inquinare e consumare risorse preziose per fare utili: guadagni, profitti!!!

A termine di paragone, Il consumo di energia elettrica per una città di 500.000 abitanti è stimato convenzionalmente in circa 1 TWh all'anno. Avete capito bene? Meta da sola, consuma in un anno, l’equivalente di una citta di 9 milioni di persone. E siamo solo all’inizio di questa rivoluzione, che come abbiamo elencato sopra, prevede diverse altre problematiche di carattere etico, tecniche e politiche!
Queste cifre contrastano poi nettamente con le imponenti campagne promozionali di queste aziende (strategie di marketing mirate a costruire la reputazione e a migliorarne la percezione presso il pubblico) degli anni 2000, quando si promettevano alla gente la neutralità carbonica e il passaggio alle energie rinnovabili, un miglioramento dell’efficienza ecc. ecc.

Le fondazioni di beneficenza dei miliardari, dalle iniziative di Jeff Bezos fino agli investimenti di Mark Zuckerberg nelle tecnologie per la cattura della CO2, sono passate in secondo piano davanti alla sete di profitto, evidenziando come queste “compagnie di ventura” siano solo degli specchietti per le allodole da dare in pasto alla gente comune per narcotizzarla mente questi “filantropi” si arricchiscono a spese della comunità! Se ci pensate, si tratta di un macroscopico cortocircuito ideologico, reso possibile solamente dalla poca propensione della gente a mettere in correlazione tra loro le varie informazioni che ogni giorno ci vengono riversate addosso disordinatamente! Pensateci anche la prossima volta che utilizzerete questi “prodotti” per scrivere una banalissima mail al lavoro o conoscere la migliore ricetta della torta margherita da mettere in forno!

Alberto Conterio - 15.07/2026