Interviste ad Alberto Conterio

domenica 21 giugno 2026

80 anni di repubblica?

80 anni di repubblica?

Miti e risultati…

Ho impiegato qualche giorno a metabolizzare la solita data del 2 giugno e la ricorrenza dell’80 anniversario di questa repubblica. L’ultima volta che scrissi due righine su questa data fu nel 2018. Da allora è passata molta acqua… il Covid, la guerra in Ucraina, una serie quasi infinita di operazioni militari sioniste/americane, la propaganda di guerra dell’Unione Europea ecc. Nonostante ciò il mondo è andato avanti, ma non la repubblica italiana.

Come sempre, mi sono svegliato presto, ho portato Zaira (il cane di casa) a fare una passeggiata, sono rientrato e dopo aver fatto colazione, ho staccato dallo studio la bandiera d’Italia e l’ho posizionata con cura sul portabandiera della balconata esterna, fissandola con nostalgia melanconica.

A quell’ora la brezza mattutina aveva già lasciato il passo ad un discreto venticello che ha gonfiato questa reliquia mettendo bene in mostra lo stupendo Stemma Sabaudo. Ho salutato militarmente stando per un attimo sull’attenti e poi via, alle solite faccende di casa, consapevole di aver collegato degnamente gli ideali miei con la storia della Patria della quale mi sento orgoglioso di appartenere, senza nascondere al vicinato di essere Monarchico. Non l’ho mai fatto, e tutti i miei vicini ormai sanno, nel bene e nel male che per me il 2 giugno rappresenta il giorno più buio della nostra storia unitaria. Niente festa quindi… solo un ordinario giorno per ricordare, per riflettere!

Quali sono i successi dopo 80 anni di repubblica? Il risultato è chiaramente negativo.

Un paradosso questa repubblica, che dimostra la sua indecenza fin dai suoi principi fondanti. Prendiamo l’articolo uno della costituzione del 1948 (…la più bella del mondo no?).

Questa repubblica si dichiara fondata sul lavoro vero?

Quale lavoro? Di chi? Fateci caso, gli operai sono praticamente scomparsi dallo scenario politico e sociale di questo Paese, e tutto questo non è una novità degli ultimi anni. È da metà degli anni ottanta del secolo scorso che la classe operaia in Italia viene sospinta ai margini del sistema. Chi in quegli anni affermava che la campagna ideologica per la supremazia dell’impresa e del mercato serviva a distruggere il salario, i diritti e la stessa dignità sociale degli operai, veniva tacciato dal sistema politico e mediatico e dagli stessi gruppi dirigenti di CGIL CISL UIL di vivere nel passato. Ma costoro ci vedevano benissimo.

Oggi infatti “godiamo” di ingiustizia sociale, oppressione e sfruttamento consolidati. Difficile far comprendere ciò alle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro oggi, ma chi come me è stato testimone di un’epoca in cui gli operai erano il punto di partenza del riscatto di una società che evolveva e si sviluppava, inorridisce!

Oggi gli operai, quando sono ancora presenti, vivono in un limbo, un purgatorio, dove può succedergli di tutto, senza che ci sia una qualsiasi possibilità di impedirlo!

Ormai si parla di operai solo in poche e determinate occasioni, quali gli incidenti sul lavoro. Ma devono essere mortali, in quanto l’aumento degli incidenti in generale (statisticamente rilevati) sarebbe troppo.

Poi si parla di operai quando questi sono in procinto d’essere licenziati. Ciò è tanto normale che si è arrivati al punto che i responsabili delle aziende che licenziano, non sentono più nemmeno la necessità di giustificarsi… anzi; vi sono aziende che hanno tranquillamente avuto il coraggio di dichiarare che i licenziamenti servivano ad incrementare i profitti. Non parliamo poi della delocalizzazione: dov’era la politica e dov’erano i sindacati quando le multinazionali hanno distrutto il sistema industriale italiano in cerca di mano d’opera a più buon mercato, ricevendo anche degli incentivi per farlo?

E dov’era la Presidenza della repubblica quando la Costituzione era così palesemente disattesa?

Quando Giuseppe Di Vittorio che partecipò all’Assemblea Costituente dalla quale nacque la Costituzione repubblicana affermò che la stessa doveva entrare nelle fabbriche, altrimenti sarebbe stata lettera morta diceva il vero!

Oggi questa Costituzione non è presente nel mondo del lavoro, altrimenti non sarebbe possibile colpire i salari e i diritti dei lavoratori in questo modo vergognoso.

Chi non è un operario dovrebbe comprendere di non essere estraneo o immune a quanto succede ai lavoratori, perché contemporaneamente a salari e diritti di questi si colpiscono anche le libertà di ognuno di noi!

Si parla ancora degli operai negli studi e nelle analisi sociopolitiche. I più illustri studiosi vengono periodicamente a spiegarci l’acqua calda e cioè che la classe operaia non si senta più rappresentata da nessuno e che è in gran parte responsabile del forte assenteismo al voto degli ultimi decenni.

Fanno tenerezza costoro… ci vuole uno studio accademico per scoprire che la soppressione della centralità politica della classe operaia è causa della profonda crisi in cui versa la nostra democrazia?

E come potrebbe essere diverso: nessuno si preoccupa degli operai, soprattutto quando lavorano.

Ma come lavorano?

Nei luoghi di lavoro, molto spesso ormai dominano il ricatto e la paura. I lavoratori non sono liberi di poter esprimere il proprio pensiero, di criticare l’azienda, di avanzare rivendicazioni. Quando ciò succede, anche indirettamente, si viene cacciati!

Le direzioni aziendali arrivano a spiare ciò che scrivono i loro dipendenti sui social e a prendere provvedimenti drastici, quando “non si comportano bene”.

Dopo tutto, mi stupisco ancora: la maggioranza quasi assoluta della gente non riesce a fare due più due, e a migliaia hanno affollato i margini della “grande parata del 2 giugno” a Roma, applaudendo soddisfatta. Gente intontita da decenni di bugie, inganni e falsità, che non si accorge più di nulla perché "creata" così, senza memoria storica. Come coloro che avevano promosso la modifica della Costituzione nel 2016, senza riuscirci, e che in questi giorni hanno manifestato "in sua difesa".

Il caos e la repubblica si tengono per mano, parafrasando il celebre detto di Pietro Nenni, mentre la propaganda di regime ama abbinare alla parola repubblica i termini democrazia e libertà.

Allora come non ricordare le parole finali del sonetto “A Umberto” di Aldo Fabrizi: “(…) mejo che a parlà de Libertà se sonino più piano le campane”.

Alberto Conterio - 13.06.2026 

giovedì 18 giugno 2026

Ucraina: un diverso punto di vista

Ucraina: un diverso punto di vista

Una voce fuori dal coro dall’unione del pensiero unico Europeo

Dall’Unione Europea, all’Euro, dai vaccini alla guerra contro la Russia, non c'è tema ormai, o questione, su cui non sia “pericoloso” esprimere una opinione, un dubbio, una critica o anche solo un pensiero, non dico divergente ma anche solo parallelo. Opinioni dubbi e critiche, provocano immediate reazioni, palesemente esagerate. Reazioni anche violente. Vere e proprie accuse, processi sommari, inquisizioni. Si passa in un attimo dall’appartenere alla “società” ad esserne emarginati, o peggio, si può finire in una delle numerose liste di proscrizione, che compaiono come funghi sui principali quotidiani italiani senza mai essere commissionate da qualcuno che se ne accolli la responsabilità: compaiono insomma, e tanto basta!

Quando il 24 febbraio 2022, la Federazione Russa, rispondendo alle sue necessità di sicurezza e ad una richiesta delle Repubbliche popolari indipendenti di Donetsk e Lughansk, ha varcato il confine Ucraino, iniziando l’operazione militare speciale, erano pochi quelli che potevano immaginare gli sviluppi che, a distanza di due anni ormai, si stanno manifestando all’orizzonte.

Il racconto “occidentale” che vuole una Russia isolata internazionalmente, in difficoltà economiche, tormentata da rivolte interne contro un regime oppressivo, con forze armate allo sbando e contrastate sul campo da un esercito ucraino eroico e vincitore, resta un racconto appunto. La realtà, è tutt’altra cosa. 

Aleksander Pushkin, nel 1831 scriveva: "L'Europa nei confronti della Russia è sempre stata tanto ignorante quanto ingrata. Un'Europa ostile sta attaccando la Russia per il momento non con le armi, ma con calunnie frenetiche quotidiane ... Siamo rimasti stupiti nel vedere la democrazia nel suo disgustoso cinismo, nei suoi crudeli pregiudizi, nella sua intollerabile tirannia. Tutto ciò che è nobile, disinteressato, tutto ciò che eleva l'animo umano - è soppresso dall'egoismo inesorabile e dalla passione per la soddisfazione personale"

Sono passati quasi 200 anni, ma sembra non essere cambiato nulla. Sono parole di assoluta attualità...

Lo scontro tra l'Occidente da una parte, Russia e Cina dall'altra, falsamente descritto come una lotta tra democrazia e autoritarismo, viene definito in Russia uno scontro di civiltà, dove Russia e la Cina offrono un'alternativa al progetto occidentale di globalizzazione. E questa alternativa risulta anche più attraente in termini di visione del mondo per molte civiltà, paesi e popoli. È significativo che ciò si sia manifestato chiaramente nelle azioni dei paesi dell'America Latina. Brasile, Bolivia, Venezuela, Guatemala, Messico, Nicaragua e altri abbiano cominciato a rifiutare le “regole” imposte dagli Stati Uniti d’America, anche sotto minaccia militare… e il Venezuela, ancor oggi, non è stato domato, nonostante il rapimento del suo legittimo Presidente!

Si oppongono a questo mondo di violenza e sopraffazione i Paesi che guardano con speranza alla Russia e alla Cina. Il loro progetto di un ordine multipolare come comunità viva di soggetti pensanti, che mantengono la propria specificità culturale, religiosa, spirituale e politica in paesi sovrani appare chiaramente preferibile all'appiattimento delle differenze imposto dall'egemonia culturale, economica e politica anglosassone. Una egemonia che con le buone o le cattive, produce una massa amorfa, digitalizzata e schiavizzata da gruppi di potere transnazionali che si muovono nell’ombra attraverso ricatti finanziari.

La vittoria ideologica di Cina e Russia si delinea inevitabile in quanto fuori dalla zona anglosassone il progetto distopico degli ultra-globalisti si è inceppato, incontrando giorno dopo giorno una resistenza sempre maggiore.

Quando l'Ucraina sarà trasformata in un deserto di rovine, smembrato tra Russia e Polonia, con milioni di profughi, mentre la recessione distruggerà quel che resta del welfare europeo e la nuova cortina di ferro sul mar Baltico ci costringerà a tempo indefinito a spendere le ultime risorse in armamenti, quel giorno e in tutti gli anni a venire, dobbiamo ricordarci il nome di tutti quei politici, opinionisti e giornalisti che dal febbraio 2022, ci hanno spiegato come fosse un affronto inaccettabile per l'Ucraina sovrana rinunciare all'adesione alla Nato e accettare gli accordi di Minsk, che aveva sottoscritto solo pochi anni prima e che non aveva mai rispettato.

E dobbiamo ricordare tutti coloro che hanno lavorato ogni giorno per rendere ogni trattativa impossibile, che hanno nutrito ad arte la russofobia, che ci hanno descritto con tinte lugubri la pazzia di Putin, che ci hanno spiegato come l'Europa ne sarebbe uscita più forte di prima, che ci hanno raccontato che la via della pace passava attraverso la consegna di tutte le armi disponibili, che hanno incensato un attore cocainomane, come uno statista e un prode condottiero del suo popolo.

Se non avessero avuto la meglio queste voci miserabili e vergognose, e l'Ucraina non fosse stata incoraggiata in ogni modo a "tenere il punto" fregandosene cinicamente delle tragedie che colpivano la popolazione, l'Ucraina oggi sarebbe un paese cuscinetto, neutrale, tra Nato e Russia - con tutti i vantaggi dei paesi neutrali che sono contesi commercialmente in tutte le direzioni - un paese pacifico senza la necessità di piangere centinaia di migliaia di morti!

Personalmente non pretendo che leggendo questa riflessione possiate reagire in modo autonomo e cambiare la vostra opinione sull’argomento, ma spero almeno d’avervi fornito un diverso punto di vista, per individuare e mettere in fila una serie di puntini perché possiate seguirne il corso, unendoli magari…

Alberto Conterio - 10.06.2026

mercoledì 17 giugno 2026

Covid: quando la verità non basta.

Covid: quando la verità non basta.

Il fine lavoro di insabbiamento continua!

Già a novembre dell’anno passato, avevo scritto dei risultati della Commissione d’inchiesta Parlamentare sulla gestione dell’emergenza Covid.

Pur procedendo tra mille difficoltà, i risultati sono diversi e apprezzabili, e contribuiscono alla conoscenza completa dei fatti del più tragico e oscuro periodo di vita vissuta da molti di noi.

Come scrissi a suo tempo, la verità viene a galla, e spiace aver avuto ragione pressoché su ogni punto di questa vicenda, perché sono molte le persone da me conosciute ad avere oggi problemi di salute riconducibili alla somministrazione dei farmaci sperimentali definiti “vaccini”.

Il frutto più importante che la Commissione ha raccolto fino ad ora e quello d’aver stabilità senza ombra di dubbio, che la gestione di questa operazione che al tempo definirono Pandemia, non è stata per nulla scientifica.

Il Comitato Tecnico Scientifico infatti, non era al controllo della situazione come ci hanno fatto credere, ma era un burattino, un paravento, una scusa, ad uso e consumo della politica. Quando al tempo ogni minimo dubbio o domanda “scomoda” veniva ostracizzato e criminalizzato, si faceva in nome della scienza… ricordate?

La gestione vera della Pandemia infatti fu politica. Esclusivamente politica! E non poteva certo essere scientifico, curare un virus con la vigile attesa, o con restrizioni ridicole come quando ci si poteva sedere o non sedere al Caffè prima o dopo un certo orario, oppure quando un marito ed una moglie erano costretti a star seduti in diagonale in auto tra i sedili anteriore e posteriore per andare al lavoro, quando la notte avevano dormito nello stesso letto!

Occorreva essere “complottisti” per comprendere che al tempo ci prendevano per il culo?

La politica del tempo, Istituzioni, Presidenza della repubblica, maggioranza al governo e opposizione - tutti assieme - hanno costruito l’opportunità di poter compiere un esperimento sociale per testare nuove soglie di controllo dei cittadini, basato sulla menzogna reiterata giornalmente da bollettini volutamente negativi e catastrofisti per mantenere alta la soglia del panico, contro la popolazione e la sua salute.

Tra coloro che al tempo avevano capito e hanno resistito (ognuno secondo le proprie personali capacità fisiche psicologiche ed economiche) è presente oggi, uno sconforto profondo, forse addirittura più avvilente di quando durante la “resistenza” dovevamo destreggiarci tra l’ostracismo di colleghi, amici e parenti, le assurde regole e i tempi ridotti, tra un tampone e l’altro per poter sopravvivere!

La Commissione continua il suo lavoro, la verità viene a galla, ma nessuno nella vita di ogni giorno, sembra accorgersi di ciò! Perché?

Per risponderci, dobbiamo ricordarci delle parole di Mattarella, quando osteggiando la creazione della Commissione, senza poterla impedire, dichiarò a fine luglio 2025 in uno dei suoi sermoni: “Ciascuno faccia il proprio mestiere e cerchi di farlo bene”, sottolineando come sia necessario che debba essere “garantito il rispetto del ruolo della Magistratura nel giudicare, perché soltanto alla Magistratura questo compito è riservato dalla Costituzione”. Di conseguenza, “iniziative di inchieste con cui si intende sovrapporre attività del Parlamento ai giudizi della Magistratura si collocano al di fuori del recinto della Costituzione e non possono essere praticate”, senza farne riferimento. Ma viene difficile pensare che non si riferisse proprio alla Commissione Bicamerale Covid, istituita qualche giorno prima. Lo provano anche le sue successive parole: “Non esiste un contropotere giudiziario del Parlamento usato parallelamente o peggio in conflitto con l’azione della Magistratura. Così come non sono le Camere a poter verificare, valutare, giudicare se le norme di legge che il Parlamento ha approvato siano o meno conformi a Costituzione perché questo compito è riservato, dall’articolo 134 in maniera esclusiva alla Corte Costituzionale”.

Insomma… verificate, indagate pure, ma non azzardatevi a giudicare.

Da allora, la politica e la stampa in generale si sono uniformati.

Del resto, l’opposizione al governo di allora, non l’abbiamo certo vista in piazza a difendere i diritti dei cittadini. Le stesse persone però, con una certa ipocrisia si è proposta e ha ottenuto la guida del governo attuale, promettendo “giustizia”; proprio loro, che permisero l’indifendibile!

Quindi, per quanto riguarda la Commissione, ci troviamo in una situazione che vede attualmente la mancata approvazione della Presidenza della repubblica, la netta opposizione di chi al tempo è stato responsabile, e l’imbarazzo dell’attuale governo a nascondere la complicità avuta da “oppositore”.

La quadratura del cerchio per accontentare tutti questi “attori” la fornisce come sempre la stampa, o meglio, i professionisti dell’informazione, che riescono da mesi ad occultare ogni seduta, ogni indagine, ogni rivelazione, ogni verità la Commissione abbia suo malgrado cercato di mettere a disposizione delle masse.

Posso apparire pessimista quindi, ma credo che le responsabilità non saranno attribuite, così come la verità che sta venendo a galla, sarà accuratamente tenuta a debita distanza dalle persone comuni.

Chi come me, oggi come allora, ha tenuto alta l’attenzione sulla questione è deputato alla frustrazione, ma anche a registrare queste testimonianze per evitare che tutto l’argomento venga obliato in via definitiva quando questa Commissione concluderà il suo lavoro! Nel silenzio naturalmente…

Il compito dei cittadini coscienti e coscienziosi, resta quello di non dimenticare!

10.06.2026 - Alberto Conterio