Interviste ad Alberto Conterio

lunedì 22 giugno 2026

Politica nazionale: Vannacci e Futuro Nazionale

Politica nazionale: Vannacci e Futuro Nazionale

Alternativa offerta dal sistema?

Il Generale Roberto Vannacci, è o non è l’alternativa politica che in molti in questo Paese stanno aspettando? Le mie perplessità sono molte, e devo dire che ogni giorno aumentano.

Premetto che a suo tempo lessi il suo libro e lo trovai pieno di argomenti pienamente condivisibile ma anche molto banale. Deludente insomma. Non ho letto riflessioni originali, un pensiero diverso, una proposta, un programma insomma!


Perché l’ho letto? Perché era pubblicizzato ovunque da qualche mese e le polemiche in televisione avevano raggiunto livelli inauditi. Fu quindi curiosità indotta. Per la cronaca: il libro era disponibile su Amazon da tempo, ma era rimasto nell’ombra fino a quando “il sistema” non prende a “criticarlo”! Curioso vero?

Una conferma di questa stranezza, viene da Massimo Cacciari, che recentemente in collegamento con Lilli Gruber durante la trasmissione Otto e Mezzo… ha dichiarato in proposito: “Capisci che fa parte del sistema, quando lo stesso sistema che dici di voler affossare, ti fa propaganda in modo vergognoso”!

Quindi, il timore mio, è che si tratti di un’alternativa offerta dal sistema, non un’alternativa al sistema. La parabola del Movimento 5 Stelle, dovrebbe averci insegnato qualche cosa no?

Intanto, tra sabato 13 e domenica 14 giugno, è nato ufficialmente Futuro Nazionale: il partito di Vannacci, attraverso una assemblea costituente che ha visto la partecipazione di oltre 1500 persone, all'auditorium della Conciliazione, a Roma.

Un’ assemblea "lunga", che ha dato modo di essere adeguatamente coperta dagli organi di informazione, che non hanno lesinato servizi e interviste.

Vannacci dal palco durante i suoi interventi, ha svelato una bozza di programma politico. Un programma che a mio parere non convince perché sembra più il programma di un candidato sindaco di una cittadina di provincia che il programma di un presunto statista candidato alla guida di un Paese che si dibatte da decenni tra problemi strutturali di carattere internazionale.

Il Generale, ha parlato di scuole pubbliche maggiormente selettive, defiscalizzazione degli esercizi commerciali nei piccoli centri, riduzione delle tasse in favore della natalità, mutuo tricolore garantito dalla Stato, ora legale tutto l’anno per risparmiare, introduzione di un reddito di maternità e di abbassamento del limite di età a 14 anni per poter lavorare!

Tutti provvedimenti condivisibili se vogliamo, ma nessuno di questi, va ad incidere sulle difficoltà strutturali che azzoppano l’Italia quali la moneta unica, le imposizioni ridicole dell’Unione Europe, la nostra partecipazione alla Nato e la necessaria neutralità del nostro Paese, la sudditanza della nostra politica agli interessi americani o lo strapotere delle multinazionali nell’economia reale!

Su questi argomenti, il nulla cosmico...

E allora si comprende perché i professionisti dell’informazione, favoriscano la visibilità a Vannacci pur attaccandolo (con garbo) su questioni di importanza ridicola e ignorino del tutto formazioni politiche come Democrazia Sovrana e Popolare di Francesco Toscano, che su questi argomenti invece, pongono la loro attenzione con priorità assoluta, a conferma di quanto detto da Cacciari e da ciò che personalmente credo!

Tra la folta schiera di chi è insoddisfatto degli attuali partiti, o tra gli elettori di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, in molti potrebbero convergere su Vannacci alle prossime elezioni politiche, presi all’amo, per poi accorgersi tristemente di aver solo alimentato quel “pilota automatico” che ci sta portando da anni verso la rovina economica, e ultimamente verso la guerra contro la Russia.

Vorrei chiudere questa riflessione citando Pierferdinando Casini: “Chi attacca Vannacci lo favorisce. L’unica strada ora è ignorarlo” ha pontificato questo dinosauro della politica italiana. No Pierferdinando, l’unico che occorre ignorare sei tu!

Al contrario, su Vannacci, occorre tenere gli occhi ben aperti e vigilare con attenzione!

Alberto Conterio - 17.06.2026


domenica 21 giugno 2026

80 anni di repubblica?

80 anni di repubblica?

Miti e risultati…

Ho impiegato qualche giorno a metabolizzare la solita data del 2 giugno e la ricorrenza dell’80 anniversario di questa repubblica. L’ultima volta che scrissi due righine su questa data fu nel 2018. Da allora è passata molta acqua… il Covid, la guerra in Ucraina, una serie quasi infinita di operazioni militari sioniste/americane, la propaganda di guerra dell’Unione Europea ecc. Nonostante ciò il mondo è andato avanti, ma non la repubblica italiana.

Come sempre, mi sono svegliato presto, ho portato Zaira (il cane di casa) a fare una passeggiata, sono rientrato e dopo aver fatto colazione, ho staccato dallo studio la bandiera d’Italia e l’ho posizionata con cura sul portabandiera della balconata esterna, fissandola con nostalgia melanconica.

A quell’ora la brezza mattutina aveva già lasciato il passo ad un discreto venticello che ha gonfiato questa reliquia mettendo bene in mostra lo stupendo Stemma Sabaudo. Ho salutato militarmente stando per un attimo sull’attenti e poi via, alle solite faccende di casa, consapevole di aver collegato degnamente gli ideali miei con la storia della Patria della quale mi sento orgoglioso di appartenere, senza nascondere al vicinato di essere Monarchico. Non l’ho mai fatto, e tutti i miei vicini ormai sanno, nel bene e nel male che per me il 2 giugno rappresenta il giorno più buio della nostra storia unitaria. Niente festa quindi… solo un ordinario giorno per ricordare, per riflettere!

Quali sono i successi dopo 80 anni di repubblica? Il risultato è chiaramente negativo.

Un paradosso questa repubblica, che dimostra la sua indecenza fin dai suoi principi fondanti. Prendiamo l’articolo uno della costituzione del 1948 (…la più bella del mondo no?).

Questa repubblica si dichiara fondata sul lavoro vero?

Quale lavoro? Di chi? Fateci caso, gli operai sono praticamente scomparsi dallo scenario politico e sociale di questo Paese, e tutto questo non è una novità degli ultimi anni. È da metà degli anni ottanta del secolo scorso che la classe operaia in Italia viene sospinta ai margini del sistema. Chi in quegli anni affermava che la campagna ideologica per la supremazia dell’impresa e del mercato serviva a distruggere il salario, i diritti e la stessa dignità sociale degli operai, veniva tacciato dal sistema politico e mediatico e dagli stessi gruppi dirigenti di CGIL CISL UIL di vivere nel passato. Ma costoro ci vedevano benissimo.

Oggi infatti “godiamo” di ingiustizia sociale, oppressione e sfruttamento consolidati. Difficile far comprendere ciò alle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro oggi, ma chi come me è stato testimone di un’epoca in cui gli operai erano il punto di partenza del riscatto di una società che evolveva e si sviluppava, inorridisce!

Oggi gli operai, quando sono ancora presenti, vivono in un limbo, un purgatorio, dove può succedergli di tutto, senza che ci sia una qualsiasi possibilità di impedirlo!

Ormai si parla di operai solo in poche e determinate occasioni, quali gli incidenti sul lavoro. Ma devono essere mortali, in quanto l’aumento degli incidenti in generale (statisticamente rilevati) sarebbe troppo.

Poi si parla di operai quando questi sono in procinto d’essere licenziati. Ciò è tanto normale che si è arrivati al punto che i responsabili delle aziende che licenziano, non sentono più nemmeno la necessità di giustificarsi… anzi; vi sono aziende che hanno tranquillamente avuto il coraggio di dichiarare che i licenziamenti servivano ad incrementare i profitti. Non parliamo poi della delocalizzazione: dov’era la politica e dov’erano i sindacati quando le multinazionali hanno distrutto il sistema industriale italiano in cerca di mano d’opera a più buon mercato, ricevendo anche degli incentivi per farlo?

E dov’era la Presidenza della repubblica quando la Costituzione era così palesemente disattesa?

Quando Giuseppe Di Vittorio che partecipò all’Assemblea Costituente dalla quale nacque la Costituzione repubblicana affermò che la stessa doveva entrare nelle fabbriche, altrimenti sarebbe stata lettera morta diceva il vero!

Oggi questa Costituzione non è presente nel mondo del lavoro, altrimenti non sarebbe possibile colpire i salari e i diritti dei lavoratori in questo modo vergognoso.

Chi non è un operario dovrebbe comprendere di non essere estraneo o immune a quanto succede ai lavoratori, perché contemporaneamente a salari e diritti di questi si colpiscono anche le libertà di ognuno di noi!

Si parla ancora degli operai negli studi e nelle analisi sociopolitiche. I più illustri studiosi vengono periodicamente a spiegarci l’acqua calda e cioè che la classe operaia non si senta più rappresentata da nessuno e che è in gran parte responsabile del forte assenteismo al voto degli ultimi decenni.

Fanno tenerezza costoro… ci vuole uno studio accademico per scoprire che la soppressione della centralità politica della classe operaia è causa della profonda crisi in cui versa la nostra democrazia?

E come potrebbe essere diverso: nessuno si preoccupa degli operai, soprattutto quando lavorano.

Ma come lavorano?

Nei luoghi di lavoro, molto spesso ormai dominano il ricatto e la paura. I lavoratori non sono liberi di poter esprimere il proprio pensiero, di criticare l’azienda, di avanzare rivendicazioni. Quando ciò succede, anche indirettamente, si viene cacciati!

Le direzioni aziendali arrivano a spiare ciò che scrivono i loro dipendenti sui social e a prendere provvedimenti drastici, quando “non si comportano bene”.

Dopo tutto, mi stupisco ancora: la maggioranza quasi assoluta della gente non riesce a fare due più due, e a migliaia hanno affollato i margini della “grande parata del 2 giugno” a Roma, applaudendo soddisfatta. Gente intontita da decenni di bugie, inganni e falsità, che non si accorge più di nulla perché "creata" così, senza memoria storica. Come coloro che avevano promosso la modifica della Costituzione nel 2016, senza riuscirci, e che in questi giorni hanno manifestato "in sua difesa".

Il caos e la repubblica si tengono per mano, parafrasando il celebre detto di Pietro Nenni, mentre la propaganda di regime ama abbinare alla parola repubblica i termini democrazia e libertà.

Allora come non ricordare le parole finali del sonetto “A Umberto” di Aldo Fabrizi: “(…) mejo che a parlà de Libertà se sonino più piano le campane”.

Alberto Conterio - 13.06.2026 

giovedì 18 giugno 2026

Ucraina: un diverso punto di vista

Ucraina: un diverso punto di vista

Una voce fuori dal coro dall’unione del pensiero unico Europeo

Dall’Unione Europea, all’Euro, dai vaccini alla guerra contro la Russia, non c'è tema ormai, o questione, su cui non sia “pericoloso” esprimere una opinione, un dubbio, una critica o anche solo un pensiero, non dico divergente ma anche solo parallelo. Opinioni dubbi e critiche, provocano immediate reazioni, palesemente esagerate. Reazioni anche violente. Vere e proprie accuse, processi sommari, inquisizioni. Si passa in un attimo dall’appartenere alla “società” ad esserne emarginati, o peggio, si può finire in una delle numerose liste di proscrizione, che compaiono come funghi sui principali quotidiani italiani senza mai essere commissionate da qualcuno che se ne accolli la responsabilità: compaiono insomma, e tanto basta!

Quando il 24 febbraio 2022, la Federazione Russa, rispondendo alle sue necessità di sicurezza e ad una richiesta delle Repubbliche popolari indipendenti di Donetsk e Lughansk, ha varcato il confine Ucraino, iniziando l’operazione militare speciale, erano pochi quelli che potevano immaginare gli sviluppi che, a distanza di due anni ormai, si stanno manifestando all’orizzonte.

Il racconto “occidentale” che vuole una Russia isolata internazionalmente, in difficoltà economiche, tormentata da rivolte interne contro un regime oppressivo, con forze armate allo sbando e contrastate sul campo da un esercito ucraino eroico e vincitore, resta un racconto appunto. La realtà, è tutt’altra cosa. 

Aleksander Pushkin, nel 1831 scriveva: "L'Europa nei confronti della Russia è sempre stata tanto ignorante quanto ingrata. Un'Europa ostile sta attaccando la Russia per il momento non con le armi, ma con calunnie frenetiche quotidiane ... Siamo rimasti stupiti nel vedere la democrazia nel suo disgustoso cinismo, nei suoi crudeli pregiudizi, nella sua intollerabile tirannia. Tutto ciò che è nobile, disinteressato, tutto ciò che eleva l'animo umano - è soppresso dall'egoismo inesorabile e dalla passione per la soddisfazione personale"

Sono passati quasi 200 anni, ma sembra non essere cambiato nulla. Sono parole di assoluta attualità...

Lo scontro tra l'Occidente da una parte, Russia e Cina dall'altra, falsamente descritto come una lotta tra democrazia e autoritarismo, viene definito in Russia uno scontro di civiltà, dove Russia e la Cina offrono un'alternativa al progetto occidentale di globalizzazione. E questa alternativa risulta anche più attraente in termini di visione del mondo per molte civiltà, paesi e popoli. È significativo che ciò si sia manifestato chiaramente nelle azioni dei paesi dell'America Latina. Brasile, Bolivia, Venezuela, Guatemala, Messico, Nicaragua e altri abbiano cominciato a rifiutare le “regole” imposte dagli Stati Uniti d’America, anche sotto minaccia militare… e il Venezuela, ancor oggi, non è stato domato, nonostante il rapimento del suo legittimo Presidente!

Si oppongono a questo mondo di violenza e sopraffazione i Paesi che guardano con speranza alla Russia e alla Cina. Il loro progetto di un ordine multipolare come comunità viva di soggetti pensanti, che mantengono la propria specificità culturale, religiosa, spirituale e politica in paesi sovrani appare chiaramente preferibile all'appiattimento delle differenze imposto dall'egemonia culturale, economica e politica anglosassone. Una egemonia che con le buone o le cattive, produce una massa amorfa, digitalizzata e schiavizzata da gruppi di potere transnazionali che si muovono nell’ombra attraverso ricatti finanziari.

La vittoria ideologica di Cina e Russia si delinea inevitabile in quanto fuori dalla zona anglosassone il progetto distopico degli ultra-globalisti si è inceppato, incontrando giorno dopo giorno una resistenza sempre maggiore.

Quando l'Ucraina sarà trasformata in un deserto di rovine, smembrato tra Russia e Polonia, con milioni di profughi, mentre la recessione distruggerà quel che resta del welfare europeo e la nuova cortina di ferro sul mar Baltico ci costringerà a tempo indefinito a spendere le ultime risorse in armamenti, quel giorno e in tutti gli anni a venire, dobbiamo ricordarci il nome di tutti quei politici, opinionisti e giornalisti che dal febbraio 2022, ci hanno spiegato come fosse un affronto inaccettabile per l'Ucraina sovrana rinunciare all'adesione alla Nato e accettare gli accordi di Minsk, che aveva sottoscritto solo pochi anni prima e che non aveva mai rispettato.

E dobbiamo ricordare tutti coloro che hanno lavorato ogni giorno per rendere ogni trattativa impossibile, che hanno nutrito ad arte la russofobia, che ci hanno descritto con tinte lugubri la pazzia di Putin, che ci hanno spiegato come l'Europa ne sarebbe uscita più forte di prima, che ci hanno raccontato che la via della pace passava attraverso la consegna di tutte le armi disponibili, che hanno incensato un attore cocainomane, come uno statista e un prode condottiero del suo popolo.

Se non avessero avuto la meglio queste voci miserabili e vergognose, e l'Ucraina non fosse stata incoraggiata in ogni modo a "tenere il punto" fregandosene cinicamente delle tragedie che colpivano la popolazione, l'Ucraina oggi sarebbe un paese cuscinetto, neutrale, tra Nato e Russia - con tutti i vantaggi dei paesi neutrali che sono contesi commercialmente in tutte le direzioni - un paese pacifico senza la necessità di piangere centinaia di migliaia di morti!

Personalmente non pretendo che leggendo questa riflessione possiate reagire in modo autonomo e cambiare la vostra opinione sull’argomento, ma spero almeno d’avervi fornito un diverso punto di vista, per individuare e mettere in fila una serie di puntini perché possiate seguirne il corso, unendoli magari…

Alberto Conterio - 10.06.2026