Continuano a
parlarci di ritorno alla Leva
Quanto c’è di vero e di realistico?
Vi ricordate? Tutto incominciava con l’arrivo della
“cartolina”, la convocazione alla visita di Leva allo scoccare dei diciotto
anni del maschio italiano. Erano i tempi degli uomini e delle donne, separati
in compiti e ruoli che la natura ci aveva assegnato. Era l’inizio della
maturità vera, non quella della scuola superiore, ma quella della vita. Ciò
avveniva sotto gli sguardi preoccupati delle mamme, compiaciuti dei padri che
avevano “servito” prima di noi e gli occhi velati di lacrime dei nonni, che
ricordavano simili situazioni che si erano concluse vedendo partire padri e
fratelli maggiori per la Russia (l’Ucraina anche in quel caso…) l’Africa
Orientale Italiana o quella Settentrionale, la Grecia, dalle quali tanti amici
e parenti non erano più tornati.

Piccola disgressione “storica”, per sottolineare che il
servizio militare obbligatorio… più comunemente “Naja” non fosse un fatto
individuale e personale, ma collettivo. Era una intera “classe di leva” con il
suo entroterra fatto di famiglie parenti e amici che partiva per adempiere (pur
tra differenze di vedute e tra i problemi pratici quotidiani) all’unico Dovere
che la Costituzione repubblicana definisce “sacro”: La difesa della Patria.
Una faccenda collettiva, che riguardava tutto il Popolo
ed ogni famiglia appunto, prima e al di sopra del singolo individuo. A
vent’anni circa ci venivano affidati automezzi, carri armati, pezzi
d’artiglieria e mortai, missili, fucili e attrezzature tra le più svariate e
costose per miliardi di lire, senza che ci chiedessero il permesso, senza avere
lo SPID o aprire un account. Senza nemmeno farci firmare un modulo sulla
Privacy!
Tutti noi, avevamo chiaro in mente cosa significasse “difendere
la Patria”. Chi più chi meno, sapeva che doveva fare qualcosa, che richiedeva
un poco di addestramento e di sacrificio, la convivenza con altri ragazzi della
nostra età in un ambiente nel quale si pretendevano rispetto ed osservanza di
regole e consuetudini, cura della persona e dell’uniforme e del materiale
assegnato, rispetto della forma della gerarchia e dei rapporti personali.
Era un’esperienza nel corso della quale decine di
migliaia di ragazzi per la prima volta, venivano monitorati sanitariamente, imparavano
a rapportarsi con una autorità, imparavano un mestiere, o prendevano una
patente che magari avrebbero avuto difficoltà conseguire o a pagare. Tutto
questo in un contesto nel quale un professionista, un contadino, un ragioniere,
uno studente universitario o un muratore, provenienti da tutte le regioni
d’Italia, erano del tutto uguali di fronte alla pulizia dei bagni, alla corvè
cucina, alla notte di guardia in polveriera, alle marce le licenze o alla
tabella puniti. Era l’unica occasione per sperimentare praticamente la “democrazia”,
la mescolanza di strato sociale, livello economico e culturale della società.
Tutto questo richiedeva una rete quasi infinita di Presidi,
Distretti, ed Ospedali Militari, che costellavano i capoluoghi di Provincia e
le maggiori città. E poi Reparti di addestramento, caserme, porti, aeroporti,
depositi, poligoni, arsenali e polveriere, automezzi, e logistica.
Oggi, il 90% di tutta questa infrastruttura, non esiste
più, spazzato via da tagli e riduzioni, cambiamenti ideologici e di situazioni
politiche ed internazionali.
Con tutto ciò, ora si torna a parlare di Leva! Da più
figure istituzionali, apprendiamo che si “pensa” alla sua reintroduzione. “Volontaria”
si intende! Che ridere…
Come se bastasse presentare un progetto di Legge e
approvarlo in Parlamento! Poveri idioti…
Come se il problema della Leva, cioè di avere delle Forze
Armate di una certa dimensione, fosse un problema legislativo.
Costoro non si rendono conto che oltre a stanziare cifre socialmente
insostenibili, richiede in primo luogo di poter disporre di un Popolo che abbia
dei valori condivisi, un’attitudine al sacrificio personale, un senso del
dovere e della disciplina, delle famiglie e di luoghi da difendere che possano sentire
loro, …se serve, anche a costo della vita.
Insomma, occorre disporre di una Patria.
La Leva e delle Forze Armate di una certa dimensione
oggi, così come lo erano 30 o quarant’anni fa, richiedono un complesso di
strutture e di mezzi che vanno comprati, costruiti, pagati e mantenuti con una
parte delle spese comuni, il che comporta necessariamente la rinuncia a
qualcos’altro. Ma soprattutto richiedono la ricostituzione di reparti che
abbiano un’anima, una storia, delle tradizioni… tutte cose che noi abbiamo
sistematicamente distrutto, ridicolizzato, ignorato, obliato, al solo scopo di
cancellare proprio l’amor di Patria di cui sopra, che oggi vorrebbero ricreare
con un tratto di penna, per mandarci a combattere per Bruxelles o Strasburgo in
giro per l’Europa. Giustamente, che ci vada Enrico Letta, autore del libro
intitolato “Morire per Maastricht" a combattere per la sua Europa…
Traditore insignito della Legion d’Onore francese!

Ma veniamo alla realtà che i nostri legislatori fingono
di non vedere: Queste ipotetiche Forze Armate per essere tali, richiederebbero
una impostazione ben precisa, di tener conto di una minaccia concreta, di condizioni
e di risorse disponibili. Le risorse disponibili poi, non sono solo il denaro
accennato pocanzi, che è già carente oggi, per scuole, ospedali, infrastrutture
civili o per il benessere dei cittadini, che sarebbero ancora meno un domani. Sono
soprattutto le risorse di una società viva: Risorse culturali, demografiche e di
costume nel suo complesso
E su questo argomento, non possiamo prescindere dalla
realtà di fatto del venir meno di tutto ciò, e dobbiamo essere davvero realistici,
perché dopo aver distrutto ideologicamente ogni amor di Patria per poter
rendere accettabile un orpello come l’Unione Europea che può esistere solo in
assenza delle Patrie e delle nazioni sovrane, la percentuale degli italiani (Rapporto
Censis “Italiani in guerra” sulla propensione alla difesa) tra i 18 ed i 45
anni che sarebbe disposta a combattere per il suo Paese è inferiore a quella degli
italiani che scapperebbero all’estero, ed è ancora assai inferiore a quella dei
renitenti che sceglierebbero la “lotta pacifista”, divenendo di fatto un nemico
interno. Il vero nemico! Chiaro tutto ciò?
E non è solo un problema italiano! Il Rapporto Censis ci
restituisce una realtà non dissimile (forse anche migliore) di quella del resto
dell’Europa!
E veniamo per un momento all’Europa nel suo insieme, e al
suo annunciato riarmo. Uno strumento militare serio e credibile in Europa, richiederebbe
una certa dimensione in rapporto alla sua demografica e geografica. Ciò pone
enormi problemi praticamente irrisolvibili. Il tanto celebrato Nord Europa, è militarmente
soltanto un peso inutile che comporta un dispendio di energie che non abbiamo
più stante l’andamento di tutte le economie comunitarie. Quest’area geografica,
composta di staterelli demograficamente esigui, con economie ridicole, sono
semplicemente dei pesi attaccati alla cintura di un sommozzatore senza le pinne
che sta annaspando per restare a galla. Rendiamoci conto che quelli che
definiamo i “piccoli baltici” insieme (Lituania, Lettonia ed Estonia) hanno
un’estensione geografica pari a più della metà del nostro Paese (oltre 175.000
km2) con una popolazione totale inferiore a quella della Regione Lazio! Svezia
e Finlandia unite (gli ultimi ingressi nella Nato) hanno una estensione
geografica di oltre 2,5 volte l’Italia con una popolazione totale di poco
superiore alla somma di Lombardia e Veneto. Ciò vuol dire che, stando alle
dichiarazioni di Rutte, successore di Stoltemberg alla segreteria generale
della Nato (due nomi proprio centrati…) per difendere queste enormi estensioni
di territorio dalla minaccia russa, occorrerà mandarci i nostri giovani!
Tornando al Rapporto Censis sulla disponibilità dei nostri ragazzi a combattere
per l’Italia, viene da farsi una grassa risata!
Detto ciò, vogliamo parlare dello stato della demografia in
Italia? Con un tasso di fertilità di 1,2 figli per coppia, siamo già ora un
paese morente, fatto di persone anziane, con una popolazione in calo da anni,
nonostante l’invasione nord africana e la sostituzione etnica che ciò comporta!
E noi sappiamo che le Forze Armate e la guerra, sono un
“lavoro” per giovani! Non si può fare il
soldato sul campo a 40 e più anni, a meno che, non si voglia semplicemente riempire
le trincee di carne da cannone. Per questo vanno bene anche 50 e sessantenni,
soprattutto per l’INPS!
Ma aggiungiamo a questo desolante quadretto un’altra
verità: attualmente il 9,2% della popolazione residente nel nostro Paese, è
composto di stranieri. Ma andiamo oltre; tra i cittadini italiani, occorre
allineare anche diverse centinaia di migliaia di “stranieri” non integrati che
hanno la cittadinanza italiana per praticità lavorativa e convenienza sociale,
non per convinzione o sentimento di appartenenza.
Ne consegue che abbiamo una minaccia gravissima da
fronteggiare in casa, senza andarci a cercare un nemico oltre frontiera. Minaccia
che non richiede, direttamente ed immediatamente, una mobilitazione militare ma
richiederebbe subito una mobilitazione delle coscienze, dei valori, della
cultura, del senso di comunità, perché per fronteggiare proteste del 40% della
popolazione (una percentuale anche ottimistica vista l’analisi fatta dal Censis)
richiederebbe l’impiego non solo di tutte le Forze dell’Ordine, ma anche impegnare
da ogni altro compito di sicurezza e difesa, la totalità delle eventuali Forze
Armate di cui vorremmo dotarci per una reale configurazione in organico di
guerra.
Considerando quanto esposto, pur con tutti i limiti delle
mie conoscenze ed informazioni, sentir parlare di reintrodurre la Leva sembra
di ascoltare la famosa Vanna Marchi. Si ha subito il dubbio sulla serietà del
provvedimento che vorrebbero farci digerire e la certezza matematica che ha
pagare la fregatura saremmo sempre noi, …come al solito!
12.12.2025 - Alberto Conterio