Interviste ad Alberto Conterio

venerdì 27 marzo 2026

Referendum sulla Giustizia

Referendum sulla Giustizia

Cara Giorgia, “A scatola chiusa, compro solo Arrigoni”

A distanza di qualche giorno dall’esito del Referendum sulla giustizia, desideravo dire la mia sull’argomento.

La cosa più paradossale di questo “incontro” tra la politica ed il popolo, è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia in se. Pochissimi coloro che hanno letto cosa proponeva la riforma del Governo e quali erano le motivazioni pratiche di coloro che parteggiavano per la bocciatura della stessa.

Nella pratica, il voto è stato chiesto per avallare o meno le buone e sincere intenzioni del governo di riformare la giustizia in Italia.


Che la giustizia in Italia sia da riformare non sfugge a nessuno, ma quasi nessuno degli italiani è stato in grado di capire se le riforme proposte avrebbero potuto effettivamente migliorare la situazione e servire alla gente comune.

Il fatto stesso che, prima del voto, in ogni occasione si potesse palpare un certo grado di “nervosismo” a discutere la riforma stessa, preferendo deviare l’attenzione sui significati politici di una scelta rispetto ad un’altra mi ha portato ad essere cauto e a decidere poi per un voto di “pancia”.

Mi sono infatti basato sull’esperienza del risultato di precedenti riforme che hanno interessato altri importanti argomenti, quali ad esempio la riforma elettorale in salsa maggioritaria o la riforma del titolo V della Costituzione sui rapporti e le competenze di Regioni, Provincie e Comuni!

E occorre essere onesti… ogni qual volta se messo mano agli articoli della costituzione, non lo si è fatto per risolvere un problema (supposto che il problema fosse reale) ma solo e sempre per cercare di trarre un vantaggio sul breve e brevissimo periodo, per questa o quella forza politica al governo!

La maggior parte della gente ha capito o a creduto di capire che i partiti di governo avevano un desiderio quasi sfrenato, di vincere. A tutti i costi anche. E questo ha fatto aumentare i sospetti nella gente in generale ed anche a me che avrei visto con buon auspicio qualsiasi cambiamento.

A questi sospetti si aggiungano le uscite maldestre di Nordio “Prima o poi anche la sinistra trarrà vantaggio dalla riforma”, della sua vice Bartolozzi "Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”, di Tajani “L'ordinamento giudiziario è quello voluto dal fascismo dove l'imputato è colpevole”, per non parlare della ciliegina finale della Meloni “Se passa il no avremo per le strade spacciatori e pedofili”.

Di fronte ad uscite del genere, anche la maldestra dichiarazione del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, “Voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”, seppur gravi, anzi gravissime, passano in second’ordine.

l’italiano medio non ha più avuto bisogno di capire i tecnicismi della riforma (peraltro incomprensibili).

La gente ha capito che da parte del governo c’era, nella migliore delle ipotesi, impreparazione, e nella peggiore, interesse.

Quindi il voto di questo referendum non è stato dato per cambiare o meno la giustizia, ma pro e contro la chi lo proponeva, e di conseguenza, ragionando, il mio rifiuto ad esprimere una scelta non è maturato per insufficienza di fiducia nel governo o sul Merito della riforma, ma sull’esperienza che il Metodo utilizzato per elaborare questa riforma fosse sbagliato!

Essendo la Magistratura un potere dello Stato come lo sono il Governo e il Parlamento, può uno Stato serio fare una riforma senza mettere tutti questi poteri insieme intorno ad un tavolo?

Queste riforme si possono fare solo concordando tra le parti, non contro le parti, a prescindere dal momento storico, dall’argomento e dai personaggi che occupano (a mia opinione immeritatamente) i posti di comando di questo povero Paese che è diventata l’Italia.

Vergognoso poi a mio avviso, il tentativo di legittimare l’operazione del governo, passando per un referendum popolare, quando l’argomento, molto tecnico e di difficile comprensione per la gente comune, poteva benissimo passare con una legge ordinaria votata in Parlamento!

Quindi il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha poco da apparire sconsolata dichiarando che ha vinto il popolo italiano che si è espresso democraticamente rammaricandosi che la loro riforma, promessa nel programma di governo non sia stata compresa e avallata dal popolo stesso… quasi a dire che: “noi abbiamo mantenuto le nostra promessa, ma siete stati VOI a bocciarla”!

E ci mancherebbe verrebbe da chiosare!

Cara Giorgia, “A scatola chiusa, compro solo Arrigoni” …come si diceva in una famosa pubblicità di Carosello negli anni ’70!

Alberto Conterio - 27.03.2026

giovedì 26 marzo 2026

Iran: Vie d’Uscita?

Iran: Vie d’Uscita?

Poche le vie d’uscita e tutte poco praticabili. Vediamo il perché!

La guerra di aggressione in Medio Oriente, contro l’Iran, ha creato una situazione surreale evidente a chi non si lascia “guidare” dalla propaganda mediatica che in Tivvù spacciano per informazione. Parliamo delle dichiarazioni contrastanti tra loro, riguardo alle operazioni militari che stanno evolvendo giorno dopo giorno.


In breve, risulta chiaro che gli Stati uniti d’America non stanno vincendo nulla, anzi si trovano in grande difficoltà, militare. politica ed economica.

L’Iran rispondendo colpo su colto all’aggressione è riuscito nell’intento di:

-          allontanare le portaerei e la flotta Usa a oltre 1000 km dalle sue coste,

-          rendere chiaro che sorvolare il cielo iraniano può essere pericolo. Vedere il caccia F.35 di ultima generazione e una dozzina di Droni MQ.9 Reaper da ricognizione abbattuti. Tutti velivoli dal valore di decine e decine di milioni di euro l’uno, all’apice della tecnologia oggi esistente, per citare i risultati più eclatanti,

-          distruggere un numero ormai imprecisato di radar di controllo e radar di allarme precoce americani della regione, accecando di fatto la possibilità di tracciare i missili balistici in partenza verso i bersagli,

-          colpire e sloggiare ogni base americana nell’area con grande costernazione delle monarchie del golfo, che su di esse basavano la loro sicurezza, pagando profumatamente,

-          colpire importanti infrastrutture di produzione trasformazione e stoccaggio di prodotti energetici GNL, GPL e Petrolio, Benzina e Gasolio dei vari vassalli degli Americani nel golfo e nel mar Rosso,

-          chiudere lo stretto di Hormuz al transito di ogni nave che trasporti prodotti da e per i nemici dell’Iran o abbiano concluso i contratti in Dollari,

-          ottenere senza chiederlo, l’annullamento delle restrizioni sul commercio del proprio petrolio, tentativo disperato degli Americani per cercare di calmierare l’aumento del prezzo del greggio al barile (una cosa umiliante per chi dice di aver “obliterato” il nemico),

-          annullare le difese aere di Israele con il risultato di poterlo colpire ormai indisturbatamente a piacere.

Tutto questo, ha chiaramente traumatizzato non solo gli Americani, che come al solito, non hanno saputo valutare l’avversario per la sua forza reale, ma anche gli alleati nel golfo che cominciano a chiedersi se sia stato un affare spendere miliardi di dollari in questi anni, per essere abbandonati a se stessi alle prime difficoltà in favore di Israele. L’Unione Europea in generale, scopre ora che l’avventurismo di Trump rischia di trascinare i Paesi membri nel baratro della penuria energetica, dopo aver tagliato volontariamente i contratti con la Federazione Russa negli anni passati.

Sorge quindi spontanea una domanda: Che si fa ora?

Le possibilità per Trump e gli Stati Uniti d’America sono davvero poche e tutte irte di grandi punti interrogativi. Certo il Presidente Americano, può andare in televisione (potendo contare su media pagati per diffondere fantasie) e dichiarare solennemente che la guerra è vinta e che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Chi può smentirlo tra i camerieri che gli stanno intorno?

In fondo hanno immagini di distruzioni immani, Ali khamenei ed alti ministri e funzionari iraniani sono stati assassinati come cani, il programma nucleare iraniano è stato annullato (un’altra volta… dicono), le forze armate iraniane hanno subito rovesci immani e sono state ridotte al silenzio no?

Peccato che per dichiarare vittoria, o per ottenere almeno una tregua sia necessario che il tuo avversario sia d’accordo con te, di fermare le operazioni militari, ma ciò non sembra tanto realistico, in quanto l’Iran per bocca dei suoi leader, ha dichiarato solennemente che nessun accordo sarà possibile se non dopo aver certezza che queste aggressioni non si ripeteranno in futuro, e che saranno loro a decidere quando sarà il momento di fermarsi.

Un primo comunicato del Presidente Americano in tal senso parlava di un accordo su 15 punti che l’Iran era in procinto di accettare, ma è stato prontamente smentito dal tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale dell'esercito iraniano. Nel frattempo, per non smentirsi, mentre si parla di accordi, le navi assalto anfibio Tripoli e Wasp si stanno avvicinando all’Iran con il compito, pare, di sbarcare dei Marines sull’isola di Kharg per aprire la strada dello stretto.

Viene da chiedersi se al Pentagono sono degli incompetenti o solo impazziti. L’isola di Kharg non ha ripari naturali. Sbarcare una forza terrestre su uno spiazzo aperto davanti alle difese iraniane e come mettere un topo in un barile e giocare al tiro a segno con una carabina. I Marines faranno la fine dei soldati Neozelandesi sbarcati a Gallipoli nel 1915! Un disastro annunciato… Auguri

Inoltre c’è il problema “Israele”, e non è un problema da poco. Mentre il Presidente Trump, tra un annuncio e l’altro tenta di togliere le castagne dal fuoco, Israele cerca di rilanciare con False Flag e attacchi a infrastrutture critiche al solo scopo di coinvolgere più partecipanti ancora.

E se questo giochino dovesse rilevarsi insufficiente per raggiungere i suoi scopi, siamo ceri che non ricorrerà all’arma nucleare?

Con la follia che hanno dimostrato, il loro cinismo, il loro senso di superiorità, il loro mandato divino e la criminale violenza di cui sono capaci, se messi alle strette, costoro sarebbero capaci di lanciare qualsiasi cosa, anche le segretissime bombe nucleari di qui dispongono (che non hanno mai dichiarato di possedere ufficialmente) non solo sull’Iran ma su chiunque cerchi di ostacolarli nelle loro intenzioni. La stessa Turchia è in pericolo, ed Erdogan ha preso giustamente posizioni contro Israele.

Per fortuna, a scongiurare questa possibilità, si sono schierati attori come la Russia, la Cina, la Corea del Nord e il Pakistan, tutte potenze nucleari, che hanno fatto sapere attraverso i loro canali diplomatici, che non riterrebbero accettabile ciò, e che provvederebbero a rispondere adeguatamente ad un simile attacco.

La mia analisi termina qui, …non credo che vi siano altre possibilità per gli Americani, di limitare i danni, se non accettare di aver perso il controllo della regione e di sbaraccare le basi in medio oriente, tenendo sotto stretto controllo gli estremisti sionisti d’Israele. In questo modo, potrebbero sperare di poter ottenere delle condizioni che possano ritardare la crisi economica interna, i problemi sociali consequenziali e la de-dollarizzazione in atto, vero incubo per il bilancio federale americano.

Entrare in guerra contro l’Iran, contro ogni previsione che lo sconsigliava, non è stata una buona idea!

 Alberto Conterio - 27.03.2026

mercoledì 25 marzo 2026

Cosa non abbiamo compreso?

L’arte della guerra

Cosa non abbiamo compreso?

Anche se la recente campagna di guerra in Iran, tuttora in corso, abbia di parecchio abbassato le ali di chi a prescindere crede religiosamente nella superiorità militare dell’occidente, può essere interessante dare a questi “Generali” da tastiera qualche spunto in più affinché comprendano quanto l’arte della guerra sia recentemente cambiata a partire dal febbraio del 2022.

È fin troppo comune infatti, sentire commenti e affermazioni irriguardose nei confronti delle forze armate russe impegnate nell’Operazione Militare Speciale in Ucraina per evidenziare - a loro dire - l’inefficienza o l’incompetenza delle stesse, che a distanza di quattro anni, ancora non sono riuscite a piegare la resistenza di un nemico “inferiore”.


Intanto, parlando militarmente e non ideologicamente occorre essere almeno onesti da ammettere che la Russia non sta combattendo contro l’Ucraina, ma contro la Nato sul territorio dell’Ucraina. E se è vero, che l’aeronauti della Nato, che è sicuramente il punto forte dell’Occidente, non può entrare in azione al 100% nei cieli d’Ucraina, e pur vero che sul terreno della stessa, sono stati schierati logistica, mezzi, sistemi d’arma e munizioni appartenenti agli arsenali di non meno di 35 diversi Paesi. Nonostante ciò i russi, quelli che avevano finito i missili nel marzo del 2022, i calzini ed i colpi per i fucili, tanto che erano costretti a combattere con le pale del 1850, e che vanno a caccia spasmodica delle lavatrici ucraine per poterne recuperare i micro cip, continuano la loro lenta ma inesorabile avanzata su tutto il fronte.

Chiarito questo “piccolo” dettaglio, scendiamo dalla nostra nuvola per immergerci sul campo di battaglia moderno. La guerra che si combatte oggi sulle pianure ucraine assomiglia molto più alle operazioni che si conducevano sul fronte occidentale durante la Prima Guerra Mondiale, che alle operazioni tipo che si svolgevano durante la Seconda Guerra mondiale, seppur queste risultino ben più vicine cronologicamente.

Idealmente, il periodo che va dal settembre 1939 al febbraio 2022 infatti, ha visto un continuo sviluppo dell’appoggio aereo ravvicinato per favorire le operazioni terrestri. Ciò, era considerato indispensabile per assicurarsi il successo di una manovra offensiva, come il buon risultato di una manovra difensiva.

Dopo il febbraio 2022, questo teorema salta. Diversi i motivi, tra i principali possiamo annoverare i seguenti:

Diventa praticamente impossibile radunare in posizione d’assalto, grandi quantitativi di uomini e mezzi a causa del controllo pressoché totale del terreno, sia di giorno sia di notte, per mezzo di satelliti e droni

In conseguenza del punto 1, e considerati i progressi compiuti dalla difesa aerea di punto, diventa praticamente inutile e/o controproducente l’utilizzo dell’appoggio aereo ravvicinato. Per intenderci, l’utilizzo di aerei o elicotteri d’attacco al suolo quali i vari A.10, Apache e Cobra occidentali o gli Su.25, Mil.28 e Ka.52 Russi

L’impiego di droni FPV, rende inefficiente anche l’impiego dell’artiglieria classica o del LRM pluritubo, in quanto, in mancanza di grossi concentramenti da battere, esporre all’osservazione e all’offesa nemica questi mezzi per il tempo necessario far fuoco, diventa estremamente rischioso e poco utile, quindi inefficiente

Scritto ciò, diventa necessario fare alcune riflessioni sulle più recenti dichiarazioni del Comando Operazioni russo in Ucraina. Commentando il cambiamento di contesto generale che ha portato alla perdita di un elicottero dell’Esercito di un Ka-52 con equipaggio nella direzione di Pokrovsk, questo ha dichiarato:

"non ci sono più bersagli nella zona dell'OMS che possono essere colpiti da un pacchetto di razzi non guidati” …pertanto vale la pena “visualizzare” cosa è diventata la linea del fronte oggi.

Si tratta ormai di una linea molto labile, quasi irrintracciabile sul terreno, praticamente disabitata, posta a metà circa dello spazio interposto idealmente tra i due schieramenti arretrati sufficientemente da stare fuori dalla portata dei droni aerei avversari più piccoli. Questa zona detta “grigia”, può estendersi anche per 30 o 40 km secondo l’orografia del terreno e i grandi ostacoli naturali.

In questo contesto, le operazioni d'assalto sono ormai condotte da gruppi di due, tre massimo cinque uomini, mentre i punti forti di resistenza sono diventati scantinati e altri rifugi improvvisati con presidi minimi, riforniti per lo più di notte da droni, grandi e piccoli, aerei soprattutto, ma anche terrestri.

Pertanto, una situazione in cui un villaggio "resiste" per mesi con l’impegno di poche decine di uomini è ormai comune. Spesso accade che in uno scantinato vicino ad un unto di resistenza ucraino possano già trovarsi combattenti russi che sono riusciti a infiltrarsi segretamente uno ad uno per "non tradire la loro posizione".

In questo contesto, di quale utilità può essere il lancio di razzi non guidati da un elicottero, un grappolo di bombe non guidate da un caccia bombardiere o il lancio di una salva di razzi d’artiglieria pluritubo? Compreso ciò e testimoni di una statistica che ci informa che anche il fuoco della normale artiglieria è in costante diminuzione (da parte russa, siamo passati dallo sparare 50-60.000 proiettili al giorno a meno di 20.000) possiamo farci un’idea della difficoltà che si incontra sul terreno ad avanzare in modo vistoso (50 o 60 km al giorno) come poteva succedere durante le grandi offensive della Seconda Guerra mondiale. Le avanzate odierne infatti, anche quando si registrano forti successi non superano i pochi km giornalieri, due, tre, quattro Km al massimo, come succedeva durante la guerra di posizione della Prima Guerra Mondiale.

Il vantaggio odierno sta nel fatto che questi risultati si ottengono con un dispendio di vite umane relativamente basso al confronto di quanto poteva succedere negli anni 1914-1918.

Altra cosa invece sono i costi economici di questo “modello” di guerra.

Da questa breve disamina si dovrebbe comprendere perché la guerra in Ucraina non è ancora finita trionfalmente per la Federazione Russa, come vorrebbero i più fanatici sostenitori dell’Alleanza Atlantica, nonostante la stessa mantenga ormai l’iniziativa completa su tutto il fronte dall’ottobre 2023!

Si tratta quindi di rivedere le nostre aspettative in funzione delle nuove tattiche di impiego dello strumento militare e di adattare lo stesso per evitare che in futuro si debba fare amare esperienze.

Esperienze (tutte negative) che stanno cominciando a maturare nella nuova Guerra del Golfo contro l’Iran, dove la campagna di bombardamenti “irresistibili” doveva durare quattro o cinque giorni, ed invece a distanza di tre settimane molto impegnative, ancora non hanno maturato i risultati auspicati.

Fino a quando la nostra supponenza di superiorità e gli interessi del sistema militare industriale non saranno ridimensionati e tarati sulla nuova realtà bellica, l’arte della guerra odierna ci sarà ben poco favorevole. Prima lo comprendiamo in Occidente e prima potremmo arrestare l’ormai palese perdita di credibilità globale.

Alberto Conterio - 26.03.2026