Interviste ad Alberto Conterio

martedì 16 giugno 2026

Finalmente una proposta all’altezza della classe dirigente europea!!!

Il letame europeo…

Finalmente una proposta all’altezza della classe dirigente europea!!!


In questi giorni, con il perdurare della guerra tra l’Iran e la coalizione Epstein (Stati uniti d’America e Israele) complice il silenzio mediatico dell’Unione Europea e del “mondo occidentale” in generale, sta acuendo il problema della carenza di fertilizzanti agricoli. Ciò, oltre a destare preoccupazione per la qualità e la quantità dei raccolti futuri, sta mettendo in evidenza uno degli aspetti più ridicoli delle politiche comunitarie.


Bruxelles infatti, subodorato finalmente che questo scontro in medio oriente, è la pietra tombale della stessa Unione Europea, ormai isolata dal resto del mondo, senza idee e senza logica, cerca di salvare il mercato dei fertilizzanti puntando… sono parole loro, sul trattamento dello sterco bovino e rifiuti agricoli per la produzione di fertilizzanti comunitari.

Dopo l’aumento shock del prezzo del gas del 70% (rispetto al 2024) dei fertilizzanti e della loro contemporanea scarsità, la Commissione Europea corre ai ripari, proponendo una variante delle politiche “verdi” introducendo la “rivoluzione verde-sterco”: si tratta di trasformare il letame in soluzione strategica!

Voi capite che se le politiche dettate dai burocrati europei, avessero in questi ultimi trent’anni raccolto anche il minimo successo su uno qualsiasi dei campi e degli argomenti nel quale si sono cimentati con le loro imposizioni, si potrebbe guardare alla proposta con meno ironia, ma così non è!
Agricoltori e industriali si aspettavano misure immediate e certamente più concrete, ma l’Unione Europea ha invece concepito l’ennesima barzelletta/piano “salva-Europa”, che richiede tempi maggiori per essere messo in piedi e gestito.

Tutto ciò farebbe già abbastanza ridere se non fosse che, ricordiamolo… fino a poco fa in Europa era stata propagandata l'idea che le flatulenze degli animali d'allevamento producevano gas serra responsabili del riscaldamento globale e si davano incentivi in diversi Paesi per la riduzione del numero dei capi allevati e contemporaneamente si cercava di promuovere il consumo alimentare di insetti per ridurre l'impatto ambientale.

Ora viene da chiedersi: basterà lo sterco degli insetti per produrre i fertilizzanti necessari?

Poi mi chiedo sconsolato: noi italiani che affondiamo le nostre radici in 25 secoli di storia e cultura, cosa abbiamo fatto di male per meritarci al governo, cameriere e servi di una “Europa” che non riesce proprio ad essere seria?

Alberto Conterio - 09.06.2026


venerdì 22 maggio 2026

Parole in libertà di un monarchico italiano…

Cosa ne è della monarchia in occidente?

Parole in libertà di un monarchico italiano…

Questa è un’analisi, che rimando ormai da qualche anno, e vuole fotografare lo stato dell’ideale e dell’istituzione monarchia in Europa in generale ed in Italia in particolare. Si rende necessaria a mio parere a partire dal periodo pandemico del Covid, e si fa urgente di recente, con l’avvio dell’Operazione Militare Speciale russa in Ucraina.

Perché mi sono trattenuto? Perché consapevole, che il risultato potrebbe non piacere a chi come me ha sempre visto, e vede ancora la validità dell’istituzione monarchica in generale.

Detto questo, essendo stato giornalista, non posso esimermi da un argomento solo perché la “notizia” non è positiva a ciò in cui credo. Se al contrario mi comportassi così, sarei solo uno dei tanti pennivendoli “pagati” dalle redazioni degli organi di propaganda che si definiscono “professionisti dell’informazione”.

Parlare oggi di monarchia in ambito “occidentale”, significa quindi guardare a un'istituzione che è sopravvissuta ai secoli, prima in forza del suo aspetto divino… “Re per grazia di Dio…” poi in forza della sua prevalenza politica, oggi infine, grazie alla sua straordinaria capacità di trasformazione e adattamento. Nessuno lo può negare.

Attualmente in Europa sono presenti 12 monarchie sovrane (sette regni, tre principati, un granducato e una monarchia elettiva teocratica, il Vaticano). Sebbene private del potere temporale e legislativo, queste istituzioni continuano a giocare un loro ruolo tra le diverse vicissitudini dei loro rispettivi Paesi, oscillando tra il mantenere lo status quo e il rischio di declinare ancor più.

Premesso ciò, credo che siano tre i punti chiave che definiscono lo scenario attuale:

Il primo punto è l’eterno dilemma della “trasparenza” e la riduzione dei costi. In un'epoca in cui a parole si ha una forte attenzione alla spesa pubblica (tranne poi spendere l’impossibile per questioni addirittura inutili o dannosi ai popoli) le monarchie europee che negli anni, hanno già dimostrato con i fatti, più e più volte di costare assai meno delle pari istituzioni repubblicane del panorama europeo, continuano ad essere sottoposte all’attenzione dell’opinione pubblica ad opera di una stampa che definire di parte è fare un complimento. In generale, le famiglie regnanti continuano ad essere dipinte da questi bardi della propaganda come un inutile spreco, perché i costi veri delle istituzioni siano esse repubblicane o monarchiche, vengono gonfiati e/o sgonfiati da costoro secondo un preciso disegno veicolato ormai da decenni e che vedono sfavorite le monarchie appunto.

Il secondo punto, molto importante, rappresenta il ricambio generazionale in atto anche tra le fila delle varie dinastie. Infatti, si parla ormai da qualche anno, di epoca o era delle "Regine"!

Di fatto, il futuro a medio termine della monarchia europea, ha un volto marcatamente femminile. Nei prossimi lustri quindi, assisteremo ad una storica concentrazione di donne regnanti: Leonor in Spagna, Elisabetta in Belgio, Caterina Amalia nei Paesi Bassi, Ingrid Alexandra in Norvegia e Vittoria (seguita da Estelle) in Svezia. Tutti soggetti appartenenti alla così detta generazione Z.

Questa nuova generazione (purtroppo) è cresciuta in scuole pubbliche o ancor peggio, in scuole internazionali della élite. In molti casi hanno intrapreso addestramenti militari puramente formali e tutte mostrano particolari sensibilità guarda il caso, ai temi contemporanei (secondo la moda del momento) come il cambiamento climatico, la salute mentale e i diritti civili!

Né più e ne meno quindi di qualsiasi altra studentessa universitaria di “buona famiglia”. Tutto ciò, sommato all’evidenza che le donne (in maggioranza prima estromesse dalla vita politica) negli ultimi anni sono venute a trovarsi in posti di comando e responsabilità istituzionali senza certo brillare, pongono più di un dubbio.

Pensiamo a Christine Lagarde, Urula Von der Leyen, Kaja Kallas, Maia Sandu o Sanna Marin per fare qualche esempio, non fanno ben sperare che le “Reali signorine” sopra indicate possano essere molto differenti.

In questo caso, gli esiti del loro operato, potranno giovare alla causa monarchica e/o mantenere l’attuale consenso?

Il terzo punto poi, è la vera chiave di volta della futura stabilità della monarchica. Si tratta della polarizzazione del consenso relativo al divario generazionale. Se guardiamo ai dati demografici, la stabilità della monarchia mostra crepe sempre più evidenti tanto più giovane e la fascia di età presa a campione.

Nel Regno Unito e in Spagna, ad esempio, i sondaggi mostrano che la popolazione sopra i 55/65 anni rimane fortemente monarchica vedendo nel Sovrano un simbolo di stabilità e continuità nazionale.

Al contrario, le generazioni sotto i 35 anni, semplicemente non guardano alle istituzioni. La loro indifferenza totale, è data dall’istruzione che hanno ricevuto. Un’istruzione apertamente anti istituzioni, contro il senso di appartenenza ad una comunità, contro il patriottismo, contro le regole di un tempo insomma… tutti valori che più si identificano nella monarchia e meno nel caos del repubblicanesimo. Per questi soggetti insomma, la monarchia rappresenta più della repubblica, solo un retaggio anacronistico e costoso!

Questo il panorama europeo, in cui tutte le monarchie in essere (a parte il Vaticano) sono costituzionali o parlamentari puramente cerimoniali. Il loro valore non risiede nel governare, ma nella maggioranza dei casi, rappresentano il Paese come una diplomazia parallela di alto livello. In altri casi, come Re Felipe VI in Spagna o il Re Frederik X in Danimarca la costituzione autorizza loro ad agire come arbitri neutrali al di sopra delle parti politiche, offrendo un punto di riferimento identitario nei momenti di grave crisi istituzionale o sociale, ma nulla più.

In sostanza, le monarchie europee non rischiano un crollo imminente attraverso rivoluzioni culturali o rivoluzioni violente di piazza: il loro vero nemico è l'irrilevanza, che con il continuo ricambio generazionale pongono ogni giorno di più la monarchia sui ripiani delle vetrinette dei musei al pari di reperti archeologici. Reperti certamente preziosi, ma sempre più distanti e inutili dai percorsi di vita e dalle difficoltà dei popoli che pretendono di rappresentare.

E la prova di questo evidentissimo scollamento è diventata non più occultabile di recente, anche a chi, come me nutriva ancora illusioni, a partire dal periodo del Covid, dove nessuno, e ripeto nessuno degli appartenenti alle varie Famiglie e Dinastie, regnanti e non, ha saputo o voluto prendere una posizione diversa dalla vulgata generale in difesa dei diritti delle popolazioni calpestati con violenza senza pietà.

E questi popoli, hanno dovuto resistere traendo energia e forza da qualche coraggioso intellettuale o da qualche raffazzonato capo popolo. E il menefreghismo di comodo di questi “Reali individui”, perché di questo si tratta… non ha avuto termine con la fine del periodo pandemico, ma è andato oltre, continuato con l’appiattimento loro su posizioni discutibili quali la russofobia a prescindere da qualsiasi ragionamento di carattere storico e di interesse politico, così come oggi, nessuno di loro fiata contro l’ideologia e la propaganda di guerra imperante per condurre le popolazioni come greggi, allo scontro militare diretto con la Russia stessa. Uno scontro sempre più probabile, che potrebbe avere esiti catastrofici non solo per le popolazioni e le monarchie, ma per la sopravvivenza stessa del genere umano su questo pianeta!

Ciò è gravissimo e mi porta inevitabilmente a pensare al nostro povero Paese.

Tornare ad una monarchia costituzionale su questi principi e risultati diventa non solo inutile ma addirittura eticamente e moralmente deprecabile. Per il popolo e per la stessa Casa di Savoia.

Spero di non dover assistere ad un abominio simile. Una Casa millenaria ridotta a fare il soprammobile sulla mensolina che sovrasta il caminetto, in cui vengono bruciati tutti i valori in cui occorrerebbe credere per salvare, non solo questo Paese ma forse anche il mondo intero!

Potremmo terminare qui, ma vale la pena completare il quadro: se analizziamo la questione dal punto di vista del diritto, il "lucchetto" Costituzionale costituito dall’Articolo 139 come ben sappiamo, è un ostacolo praticamente definitivo, recitando che “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale."

Questo significa che la Repubblica non è semplicemente una “legge” che si può cambiare con una maggioranza parlamentare, e nemmeno con un normale referendum abrogativo. È un limite assoluto all'attività di revisione costituzionale. Nemmeno il Parlamento, all'unanimità, potrebbe votare per il ritorno alla monarchia, poiché ciò sancirebbe la fine dell'ordinamento costituzionale vigente (configurandosi come un vero e proprio colpo di Stato giuridico o una rivoluzione). Per tornare alla monarchia bisognerebbe piuttosto abrogare l'intera Costituzione del 1948 a seguito di una qualche calamità, e redigerne una completamente nuova.

Ma chi può volere una cosa simile oggi, sa bene che ciò potrebbe verificarsi solo dopo alcune generazioni di persone, diversamente istruite, informate e acculturate a partire da oggi, in assenza della propaganda che ci governa a partire dal luglio 1943!

Ipotesi assolutamente improbabile, soprattutto per un Paese come l’Italia legato ad istituzioni ed alleanze transnazionali che non rispondono a criteri di democrazia popolare: gli Stati Uniti d’America, la Nato e l’Unione Europea!

Inoltre, a differenza di altri Paesi europei, ad esempio la Spagna, dove la monarchia fu restaurata nel 1975 da Juan Carlos come ponte per uscire dal franchismo e traghettare il Paese verso la democrazia partendo da una popolazione sana e ancora identitaria, in Italia oggi, non esiste più una reale richiesta sociale, perché questa non può esistere, dal momento che da decenni la popolazione non solo ha perso la sua identità storica “grazie” alle particolari cure di chi, vede nell’Italia e nella sua cultura un difetto di origina, ma ha perso anche la sua omogeneità dovuta ad una massiccia invasione (continua) di altre culture, religioni e tradizioni.

Per la stragrande maggioranza dei “nuovi italiani” (i giovani autoctoni e gli immigrati) la figura del Presidente della Repubblica è l’unica conosciuta ed incarna già il ruolo di rappresentante delle istituzioni. Istituzioni sempre più amorfe, laiche e globalizzate nella cultura e nelle tradizioni.

Una popolazione questa, che non ravvisa più la necessità di legare la sua unità a una dinastia che l’ha resa possibile, semplicemente perché non ritiene più necessaria la stessa unità nazionale.

Personalmente, anche ipotizzando l'assurdo dell’instaurazione di una nuova monarchia con le caratteristiche ed i limiti su indicati, credo che si porrebbe il problema pratico di quale dinastia debba salire al trono.

Casa Savoia che dovrebbe essere l’unica ad averne diritto, è stata per decenni arrisa, e divisa internamente da profonde dispute dinastiche sulla linea di successione, per nulla sopite. Anzi, la scelta di procedere in futuro sulla strada della ereditarietà anche per via femminile, seguendo le “mode” d’oggi, ha rinfocolato queste divisioni e contemporaneamente frammentato ancor più la già debole percezione popolare di "simbolo unitario".

In conclusione, se in alcuni Paesi europei la monarchia può ancora trovare un riscontro nell’approvazione popolare perché la sua presenza non si è mai interrotta nonostante la sua evoluzione (tradotto: ha perso la sua identità per non disturbare troppo… ) in Italia, il ritorno ad una stabilità istituzionale offerta teoricamente da una monarchia costituzionale non solo non è più configurabile, ma continuerà ad essere osteggiata da chi non desidera che possa esserci la possibilità (anche remota) di un ostacolo alle manovre del “pilota automatico” delle élite sovrannazionali che governano non solo l’Italia ma l’occidente nel suo complesso.

Alberto Conterio - 22.05.2026

lunedì 4 maggio 2026

Intelligenza artificiale è intelligente?

Intelligenza artificiale è intelligente?

Cogito ergo sum… Penso dunque sono!

Desidero iniziare questa mia analisi rispondendo subito alla domanda posta nell’oggetto di questa esposizione: No, non è intelligente e non lo sarà mai.

Detto questo, desideravo raccogliere ed esporre in questo testo, le mie impressioni ed opinioni a riguardo dell’Intelligenza artificiale (IA).

Ho avuto la fortuna di poter seguire un corso di “alfabetizzazione” in merito, condotto da un consulente aziendale molto preparato sull’argomento. Per ora ho seguito le prime 4 ore di corso, ma in attesa di poter completare questa alfabetizzazione con le prossime 4 ore di esercitazioni pratiche, sono in grado di dare un primo giudizio sull’argomento. Almeno questo è ciò che penso e ritengo di poter scrivere.

Partiamo con la premessa che di intelligente, la IA non ha proprio nulla. Ci troviamo semplicemente di fronte ad un programma, molto complesso e ricercato, che vede le sue origini a partire dagli anni ’50 del secolo passato, che può ingannarci sulle sue reali capacità, per il fatto che risulta in grado di rispondere ad una qualsiasi domanda su un qualsiasi argomento in modo autonomo. Ma la realtà, come ho scritto e ben diversa da ciò che possiamo e desiderano farci credere. Ci troviamo semplicemente davanti ad un programma che riesce a gestire una mole smisurata di dati in un tempo così breve, da darci l’impressione di ragionare autonomamente per formulare una risposta.

Sta a noi non commettere l’errore di credere, ciò che desiderano farci credere insomma. Il “racconto” generalizzato, vorrebbe che l’IA stia diventando cosciente. Quando cominceremo a crederlo, perderemo il primato di essere uomini liberi, tornando ad essere animali o nella migliore delle ipotesi, schiavi!

La coscienza infatti, è altra cosa, ed è ciò che le macchine non potranno mai provare. Anche gli animali hanno una coscienza, limitata magari, ma è palpabile quando guardiamo negli occhi un cane, un gatto, o un canarino. Anche il miglior robot guidato dall’ultima evoluzione della IA, non ci trasmetterà mai questa sensazione, perché una coscienza non può essere replicata da un programma.

L’IA, non sente, non vede e non risponde, se non viene preventivamente programmato per farlo. Anche la possibilità tanto pubblicizzata di autoapprendimento, non è altro che un programma in grado di discernere il nuovo “documento” e/o “sequenza di dati/situazione” da quanto ha già archiviato nel suo data base, e di immagazzinarlo (apprenderlo).

La sua “intelligenza” quindi, non è ragionamento o intuizione autonoma, ma un semplice confronto di situazioni, dati e conoscenze immagazzinate per costruire una risposta logica sulla base delle stesse.

L’idea comune di delegare all’IA compiti ora svolti dalle persone per sottrarre questi compiti all’arbitrio delle stesse è quindi folle, per due semplici motivi: Il primo, perché qualsiasi scelta fatta da una persona, anche se guidata dall’interesse, risente comunque dell’umanità insita in un essere umano. Il secondo motivo invece è anche peggiore, perché non tiene conto che una macchina “ragiona” sulle informazioni che gli abbiamo messo in archivio. Insomma, l’IA è imparziale quanto lo sono le persone che l’hanno programmata/addestrata. Facciamo un esempio pratico: abbiamo due diverse IA, una addestrata negli Stati Uniti d’America ed una addestrata in Cina e facciamo ad ognuna di loro le stesse domande su argomenti quale, i fatti storici di Piazza Tienanmen o su quanto sta accadendo oggi nella striscia di Gaza in Palestina! Le risposte saranno profondamente diverse.

È solo un esempio, ma ciò, deve metterci in guardia. L’IA non è imparziale, e quindi non è neppure intelligente, perché se lo fosse dovrebbe arrivare autonomamente ad una verità inconfutabile e valida per tutti.

Detto questo, l’IA è uno strumento inutile e dannoso? Tutt’altro.

L’IA sarà sicuramente utile e vantaggiosa in ogni campo, perché ha la capacità di elaborare una mole smisurata di dati in modo estremamente veloce ed “autonomo”, senz'altro utile a tutti, ma solo fino a quando come essere umani, avremo la capacita critica e cognitiva di mettere in dubbio il suo operato!

Ad oggi, controlliamo ancora questo “processo” perché l’IA opera in un contesto formato presenza di persone che hanno un’esperienza e delle conoscenze antecedenti questa tecnologia. Fintanto che sarà cosi, sicuramente ci sforzeremo di utilizzarla eticamente per la sua utilità e potremo anche vigilare sull’uso fatto per puro interesse e potere.

Quando tra dieci o vent’anni, la maggioranza di coloro che impiegheranno l’IA non avrà più queste capacità e queste conoscenze, sarà propensa a credere e a pensare che ogni risposta avuta dall’IA è cosa buona e giusta.

Quello sarà il momento in qui, gli uomini non saranno più tali e l’IA andrà fuori controllo.

Potremmo arrivare addirittura a credere che l’IA possa diventare una nuova forma di divinità.

Credo che quel giorno, potrebbe bloccarsi anche il progresso dell’umanità. L’intelligenza umana è creativa, perché nei secoli ha creato ciò che non c’era partendo da necessità ed esperienze anche emotive. L’IA non ha questa capacità, non crea nulla di nuovo, al massimo più riproporre in forme diverse ciò che già esiste secondo regole che noi gli abbiamo dato.

L’IA va quindi utilizzata senza considerarla un oracolo. Per risolvere problemi matematici è infinitamente più veloce e più capace di noi, così come infinite sono le sue capacità di confronto sulla base dell’infinito numero di documenti in possesso del suo data base, ma non ha nessuna capacità di imparare, distinguere o discriminare autonomamente sulla base di necessità, sensazioni o creatività.

Evitiamo quindi di abusare dell’IA, perché il prezzo da pagare sarà quello di diventare meno intelligenti. Non è pessimismo spicciolo, è realtà provata.

Quando andavo a scuola negli anni ’80, si cominciava appena ad usare la calcolatrice elettronica per fare i calcoli. Si disse che, dal momento che eravamo ormai tutti capaci di fare i calcoli a mano, si poteva utilizzare una macchinetta per fare più veloce. Era il tempo in cui il verduraio al mercato, ti faceva il conto con la matita sulla carta dell’imballo, moltiplicando il valore della merce che acquistavi per il suo peso, mentalmente… in un attimo! Passati 40 anni, in una qualsiasi cassa di un supermercato, un comune addetto, senza l’uso del registratore di cassa, non è più in grado di calcolarvi il resto di una banconota data in pagamento.

Il criterio e il medesimo, smettendo di pensare, di scrivere manualmente le parole per costruire un pensiero comprensibile per i nostri simili, smetteremo in breve tempo semplicemente di esserne capaci.

In proposito, la locuzione latina “cogito ergo sum”, è illuminante e significa letteralmente “penso dunque sono”, esprimendo la certezza inequivocabile di essere uomini solo perché siamo in grado di pensarlo.  

Alberto Conterio - 04.05.2026