Cosa ne è della monarchia in occidente?
Parole in libertà
di un monarchico italiano…
Questa è un’analisi, che rimando ormai da qualche anno, e vuole fotografare lo stato dell’ideale e dell’istituzione monarchia in Europa in generale ed in Italia in particolare. Si rende necessaria a mio parere a partire dal periodo pandemico del Covid, e si fa urgente di recente, con l’avvio dell’Operazione Militare Speciale russa in Ucraina.
Perché mi sono trattenuto? Perché consapevole, che il
risultato potrebbe non piacere a chi come me ha sempre visto, e vede ancora la
validità dell’istituzione monarchica in generale.
Detto questo, essendo stato giornalista, non posso
esimermi da un argomento solo perché la “notizia” non è positiva a ciò in cui
credo. Se al contrario mi comportassi così, sarei solo uno dei tanti
pennivendoli “pagati” dalle redazioni degli organi di propaganda che si definiscono
“professionisti dell’informazione”.
Parlare oggi di monarchia in ambito “occidentale”,
significa quindi guardare a un'istituzione che è sopravvissuta ai secoli, prima
in forza del suo aspetto divino… “Re per grazia di Dio…” poi in forza della sua
prevalenza politica, oggi infine, grazie alla sua straordinaria capacità di
trasformazione e adattamento. Nessuno lo può negare.
Attualmente in Europa sono presenti 12 monarchie sovrane (sette regni, tre principati, un granducato e una monarchia elettiva teocratica, il Vaticano). Sebbene private del potere temporale e legislativo, queste istituzioni continuano a giocare un loro ruolo tra le diverse vicissitudini dei loro rispettivi Paesi, oscillando tra il mantenere lo status quo e il rischio di declinare ancor più.
Premesso ciò, credo che siano tre i punti chiave che definiscono lo scenario attuale:
Il primo punto è l’eterno dilemma della “trasparenza” e la riduzione dei costi. In un'epoca in cui a parole si ha una forte attenzione alla spesa pubblica (tranne poi spendere l’impossibile per questioni addirittura inutili o dannosi ai popoli) le monarchie europee che negli anni, hanno già dimostrato con i fatti, più e più volte di costare assai meno delle pari istituzioni repubblicane del panorama europeo, continuano ad essere sottoposte all’attenzione dell’opinione pubblica ad opera di una stampa che definire di parte è fare un complimento. In generale, le famiglie regnanti continuano ad essere dipinte da questi bardi della propaganda come un inutile spreco, perché i costi veri delle istituzioni siano esse repubblicane o monarchiche, vengono gonfiati e/o sgonfiati da costoro secondo un preciso disegno veicolato ormai da decenni e che vedono sfavorite le monarchie appunto.
Il secondo punto, molto importante, rappresenta il ricambio generazionale in atto anche tra le fila delle varie dinastie. Infatti, si parla ormai da qualche anno, di epoca o era delle "Regine"!
Di fatto, il futuro a medio termine della monarchia
europea, ha un volto marcatamente femminile. Nei prossimi lustri quindi,
assisteremo ad una storica concentrazione di donne regnanti: Leonor in Spagna,
Elisabetta in Belgio, Caterina Amalia nei Paesi Bassi, Ingrid Alexandra in
Norvegia e Vittoria (seguita da Estelle) in Svezia. Tutti soggetti appartenenti
alla così detta generazione Z.
Questa nuova generazione (purtroppo) è cresciuta in
scuole pubbliche o ancor peggio, in scuole internazionali della élite. In molti
casi hanno intrapreso addestramenti militari puramente formali e tutte mostrano
particolari sensibilità guarda il caso, ai temi contemporanei (secondo la moda
del momento) come il cambiamento climatico, la salute mentale e i diritti
civili!
Né più e ne meno quindi di qualsiasi altra studentessa
universitaria di “buona famiglia”. Tutto ciò, sommato all’evidenza che le donne
(in maggioranza prima estromesse dalla vita politica) negli ultimi anni sono
venute a trovarsi in posti di comando e responsabilità istituzionali senza
certo brillare, pongono più di un dubbio.
Pensiamo a Christine Lagarde, Urula Von der Leyen, Kaja
Kallas, Maia Sandu o Sanna Marin per fare qualche esempio, non fanno ben
sperare che le “Reali signorine” sopra indicate possano essere molto
differenti.
In questo caso, gli esiti del loro operato, potranno
giovare alla causa monarchica e/o mantenere l’attuale consenso?
Il terzo punto poi, è la vera chiave di volta della futura stabilità della monarchica. Si tratta della polarizzazione del consenso relativo al divario generazionale. Se guardiamo ai dati demografici, la stabilità della monarchia mostra crepe sempre più evidenti tanto più giovane e la fascia di età presa a campione.
Nel Regno Unito e in Spagna, ad esempio, i sondaggi
mostrano che la popolazione sopra i 55/65 anni rimane fortemente monarchica
vedendo nel Sovrano un simbolo di stabilità e continuità nazionale.
Al contrario, le generazioni sotto i 35 anni,
semplicemente non guardano alle istituzioni. La loro indifferenza totale, è
data dall’istruzione che hanno ricevuto. Un’istruzione apertamente anti
istituzioni, contro il senso di appartenenza ad una comunità, contro il
patriottismo, contro le regole di un tempo insomma… tutti valori che più si
identificano nella monarchia e meno nel caos del repubblicanesimo. Per
questi soggetti insomma, la monarchia rappresenta più della repubblica, solo un
retaggio anacronistico e costoso!
Questo il panorama europeo, in cui tutte le monarchie in essere (a parte il Vaticano) sono costituzionali o parlamentari puramente cerimoniali. Il loro valore non risiede nel governare, ma nella maggioranza dei casi, rappresentano il Paese come una diplomazia parallela di alto livello. In altri casi, come Re Felipe VI in Spagna o il Re Frederik X in Danimarca la costituzione autorizza loro ad agire come arbitri neutrali al di sopra delle parti politiche, offrendo un punto di riferimento identitario nei momenti di grave crisi istituzionale o sociale, ma nulla più.
In sostanza, le monarchie europee non rischiano un crollo imminente attraverso rivoluzioni culturali o rivoluzioni violente di piazza: il loro vero nemico è l'irrilevanza, che con il continuo ricambio generazionale pongono ogni giorno di più la monarchia sui ripiani delle vetrinette dei musei al pari di reperti archeologici. Reperti certamente preziosi, ma sempre più distanti e inutili dai percorsi di vita e dalle difficoltà dei popoli che pretendono di rappresentare.
E la prova di questo evidentissimo scollamento è diventata non più occultabile di recente, anche a chi, come me nutriva ancora illusioni, a partire dal periodo del Covid, dove nessuno, e ripeto nessuno degli appartenenti alle varie Famiglie e Dinastie, regnanti e non, ha saputo o voluto prendere una posizione diversa dalla vulgata generale in difesa dei diritti delle popolazioni calpestati con violenza senza pietà.
E questi popoli, hanno dovuto resistere traendo energia e
forza da qualche coraggioso intellettuale o da qualche raffazzonato capo
popolo. E il menefreghismo di comodo di questi “Reali individui”, perché di
questo si tratta… non ha avuto termine con la fine del periodo pandemico, ma è andato
oltre, continuato con l’appiattimento loro su posizioni discutibili quali la
russofobia a prescindere da qualsiasi ragionamento di carattere storico e di
interesse politico, così come oggi, nessuno di loro fiata contro l’ideologia e
la propaganda di guerra imperante per condurre le popolazioni come greggi, allo
scontro militare diretto con la Russia stessa. Uno scontro sempre più
probabile, che potrebbe avere esiti catastrofici non solo per le popolazioni e
le monarchie, ma per la sopravvivenza stessa del genere umano su questo
pianeta!
Ciò è gravissimo e mi porta inevitabilmente a pensare al nostro povero Paese.
Tornare ad una monarchia costituzionale su questi
principi e risultati diventa non solo inutile ma addirittura eticamente e
moralmente deprecabile. Per il popolo e per la stessa Casa di Savoia.
Spero di non dover assistere ad un abominio simile. Una
Casa millenaria ridotta a fare il soprammobile sulla mensolina che sovrasta il
caminetto, in cui vengono bruciati tutti i valori in cui occorrerebbe credere
per salvare, non solo questo Paese ma forse anche il mondo intero!
Potremmo terminare qui, ma vale la pena completare il quadro: se analizziamo la questione dal punto di vista del diritto, il "lucchetto" Costituzionale costituito dall’Articolo 139 come ben sappiamo, è un ostacolo praticamente definitivo, recitando che “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale."
Questo significa che la Repubblica non è semplicemente una “legge” che si può cambiare con una maggioranza parlamentare, e nemmeno con un normale referendum abrogativo. È un limite assoluto all'attività di revisione costituzionale. Nemmeno il Parlamento, all'unanimità, potrebbe votare per il ritorno alla monarchia, poiché ciò sancirebbe la fine dell'ordinamento costituzionale vigente (configurandosi come un vero e proprio colpo di Stato giuridico o una rivoluzione). Per tornare alla monarchia bisognerebbe piuttosto abrogare l'intera Costituzione del 1948 a seguito di una qualche calamità, e redigerne una completamente nuova.
Ma chi può volere una cosa simile oggi, sa bene che ciò
potrebbe verificarsi solo dopo alcune generazioni di persone, diversamente
istruite, informate e acculturate a partire da oggi, in assenza della propaganda
che ci governa a partire dal luglio 1943!
Ipotesi assolutamente improbabile, soprattutto per un
Paese come l’Italia legato ad istituzioni ed alleanze transnazionali che non
rispondono a criteri di democrazia popolare: gli Stati Uniti d’America, la Nato
e l’Unione Europea!
Inoltre, a differenza di altri Paesi europei, ad esempio la Spagna, dove la monarchia fu restaurata nel 1975 da Juan Carlos come ponte per uscire dal franchismo e traghettare il Paese verso la democrazia partendo da una popolazione sana e ancora identitaria, in Italia oggi, non esiste più una reale richiesta sociale, perché questa non può esistere, dal momento che da decenni la popolazione non solo ha perso la sua identità storica “grazie” alle particolari cure di chi, vede nell’Italia e nella sua cultura un difetto di origina, ma ha perso anche la sua omogeneità dovuta ad una massiccia invasione (continua) di altre culture, religioni e tradizioni.
Per la stragrande maggioranza dei “nuovi italiani” (i giovani autoctoni e gli immigrati) la figura del Presidente della Repubblica è l’unica conosciuta ed incarna già il ruolo di rappresentante delle istituzioni. Istituzioni sempre più amorfe, laiche e globalizzate nella cultura e nelle tradizioni.
Una popolazione questa, che non ravvisa più la necessità
di legare la sua unità a una dinastia che l’ha resa possibile, semplicemente
perché non ritiene più necessaria la stessa unità nazionale.
Personalmente, anche ipotizzando l'assurdo dell’instaurazione di una nuova monarchia con le caratteristiche ed i limiti su indicati, credo che si porrebbe il problema pratico di quale dinastia debba salire al trono.
Casa Savoia che dovrebbe essere l’unica ad averne
diritto, è stata per decenni arrisa, e divisa internamente da profonde dispute
dinastiche sulla linea di successione, per nulla sopite. Anzi, la scelta di
procedere in futuro sulla strada della ereditarietà anche per via femminile,
seguendo le “mode” d’oggi, ha rinfocolato queste divisioni e contemporaneamente
frammentato ancor più la già debole percezione popolare di "simbolo
unitario".
In conclusione, se in alcuni Paesi europei la monarchia può ancora trovare un riscontro nell’approvazione popolare perché la sua presenza non si è mai interrotta nonostante la sua evoluzione (tradotto: ha perso la sua identità per non disturbare troppo… ) in Italia, il ritorno ad una stabilità istituzionale offerta teoricamente da una monarchia costituzionale non solo non è più configurabile, ma continuerà ad essere osteggiata da chi non desidera che possa esserci la possibilità (anche remota) di un ostacolo alle manovre del “pilota automatico” delle élite sovrannazionali che governano non solo l’Italia ma l’occidente nel suo complesso.
Alberto Conterio - 22.05.2026


