Interviste ad Alberto Conterio

mercoledì 23 aprile 2014

Riforma del mercato del lavoro, crisi economica e povertà



Riforma del mercato del lavoro, crisi economica e povertà
La medicina sbagliata a un ammalato grave!

Mentre in queste ore si votano in Parlamento provvedimenti in «favore del lavoro», o meglio, in favore della flessibilità del lavoro, quale tentativo disperato di rilanciare l’occupazione, non posso che guardare con curiosità i risultati di un recente studio dell’Ocse, proprio sugli indici della flessibilità del lavoro nei paesi dell’Unione Europea. Ho una sorpresa!
Siamo abituati a pensare al mondo del lavoro italiano come ad un pachiderma ingessato in rigidità assurde per colpa di mille ragioni, invece dai dati Ocse ci si rende conto che l’Italia possiède già il mercato del lavoro più flessibile d’Europa. Molto più rigidi di noi i soliti tedeschi che pretendo di insegnarci come si fa!
Del resto basta riflettere un attimo… dove lo troviamo un Paese in cui un lavoratore precario (a tempo, a progetto ecc. ecc.) guadagna mensilmente meno di un lavoratore sotto regolare contratto a tempo indeterminato. Siatene certi, non succede da nessuna altr’altra parte in Europa.
Informarsi per credere. Cerco inoltre di spiegarmi il comportamento incomprensibile del sindacato italiano: che siano solo ignoranti oppure sono in malafede?


Ma allora la flessibilità ancora invocata a cosa serve? Non certo a creare occupazione come cercano di dimostrare battaglioni di lacchè al soldo delle multinazionali, perché la flessibilità (che sia in entrata o che sia in uscita) non crea il lavoro che non c’è, ma serve soltanto a creare ulteriore insicurezza tra i lavoratori favorendo ulteriori occasioni per calmierare ancora salari e stipendi.
Altra cosa su cui occorre riflettere, è che la tanto invocata flessibilità del mercato del lavoro è nemica della produttività e della qualità della produzione. Personale demotivato da salari da fame, dall’insicurezza sulla continuità del rapporto di lavoro e dalla palese discriminazione nei confronti di lavoratori tutelati da alte forme di contrattazione, non avrà mai lo stimolo necessario a perseguire una produttività elevata, e meno che mai avrà lo stimolo a fare del suo lavoro un lavoro di qualità.
Ma allora perché si desidera perseguire questa strada?
Perché la grande industria, le grandi multinazionali e coloro che credono di poterle imitarle per salvarsi dall’annientamento (certo), grazie alla estrema parcellizzazione del ciclo produttivo, non hanno bisogno di lavoratori con una esperienza provata, motivati e fedeli. Per queste realtà, le scimmie sono più che sufficienti, e chiunque può essere sostituito all’istante con un soggetto meno pagato o meno tutelato! Al contrario, nelle piccole e medie imprese, dove il valore aggiunto di personale addestrato è fondamentale per ottenere alta produttività e qualità della produzione, la flessibilità non è richiesta. In Italia, dove il nostro tessuto industriale è formato appunto da medie, piccole e piccolissime imprese la flessibilità interna esiste già e la riforma del mercato del lavoro così voluta non serve a nulla, anzi risulta dannosa.
Se potessimo avere il lavoro che ci è stato tolto da un cambio fisso imposto (moneta unica) dai Paesi del nord Europa, in cui a farla da padrone sono le grosse multinazionali o le grandi e grandissime industrie, nessuno in Italia penserebbe mai, o sentirebbe mai la necessità di una «nuova» riforma del lavoro.

Nel frattempo, continua lo stillicidio di queste imprese, che chiudono i battenti al ritmo di 1000 al giorno circa andando ad aumentare il tasso di disoccupazione nazionale. Grazie a ciò, sono oltre 4 milioni le persone che in Italia sono state costrette a chiedere aiuto per mangiare nel 2013, con un aumento del 10 per cento sull'anno precedente. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del «Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti 2013» realizzato dall'agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), in riferimento ai dati Istat sulle famiglie senza redditi da lavoro.

Per effetto di questa «crisi economica», sono in aumento esponenziale gli italiani senza risorse sufficienti a sfamarsi adeguatamente: erano 2,7 milioni nel 2010, sono saliti a 3,3 milioni nel 2011 ed hanno raggiunto i 3,7 milioni nel 2012.
Questo andamento negativo, in tutto similare al processo di distruzione economica e sociale registrato in Grecia, Portogallo e Cipro, causato dalle politiche imposte dalla Troika di Bruxelles, ha già raggiunto livelli drammatici e rappresenta la punta dell’iceberg delle difficoltà che incontrano molte famiglie italiane nel momento di fare la spesa.
Il taglio della spesa alimentare, ha portato i consumi italiani indietro di trent'anni, e anche la tradizionale festa religiosa della recente Pasqua, ha confermato questi sensibili cali nei nostri consumi alimentari.
Secondo l'Istat,  il 16,6 per cento degli italiani non può più permettersi una pasto con un contenuto proteico adeguato una volta ogni due giorni. L'effetto più eclatante della riduzione del potere di acquisto degli italiani é visibile proprio nel taglio nei consumi alimentari che sono tornati indietro appunto di oltre 30 anni, ai livelli del 1981.
Imboniti a suon di slogan, ad aderire senza se e senza ma alla religione alla moneta unica, con la promessa di un futuro migliore ci ritroviamo dopo dieci anni circa a chiede l’elemosina agli angoli delle strade. Siamo certi che il Prof. Mario Monti applaudirà all’enorme successo dell’euro e della stabilità portata in dote dalla moneta unica come ebbe già modo di dichiarare incredibilmente nel 2011, commentando la situazione Greca!
In Italia il lavoro non ha mai fatto paura a nessuno, il 25 maggio possiamo riappropriarci della nostra sovranità e quindi del nostro lavoro con un semplice gesto.
Il messaggio all’Europa della finanza e al nostro governo di euro-sognatori deve essere chiaro: Fuori dall’Euro SUBITO!!!

Alberto Conterio - 23.04.2014

martedì 25 marzo 2014

Clima europeo: Cicloni e nebbie fitte



Clima europeo: Cicloni e nebbie fitte

Il ciclone provocato dai positivi risultati di Merine Le Pen alle elezioni amministrative francesi non è passato inosservato e si è già scatenata furiosa la controffensiva degli europeisti (a costo della vita…) suddivisi in euro-sognatori e euro-tecnocrati. Il “nostro” presidente della repubblica non ha perso – anche in questo caso – l’occasione di fare una figura rispettabile e rispettosa tacendo; preso dalla rabbia per il suo bel giocattolo scheggiato ha dovuto dar voce al sua dissenso. Non pago d’aver smentito mille volte la sua funzione super partes nel nostro Paese, facendo spudorata politica di parte fin dall’inizio del suo primo mandato, ieri si lasciato andare in commenti vergognosi contro la democratica scelta operata dal popolo francese: "Attenzione a chi attacca la Ue", questa la minaccia!
Una pagina che non avremmo voluto vedere e che denota ormai il terrore cieco di questi oscuri figuri all’approssimarsi della fine, non solo della moneta unica, l’euro, ma grazie a di Dio della stessa Unione Europea, voluta e attuata da un’elite di burocrati e bamboccioni viziati, abituati a servire le lobby finanziarie al di sopra della volontà popolare.


Purtroppo costoro, che da mesi ormai subodoravano questo campanello d’allarme, ostacolo al loro criminale proposito di euro-impoverimento del vecchio continente, in Italia hanno già avviato il piano d’emergenza. Gettato Enrico Letta come un calzino usato ad inizio anno, dopo avergli fatto fare per nove mesi la marionetta, e promosso “sul campo” Matteo Renzi senza neppure avere avuto il buongusto di farlo transitare dalle urne o come fatto per Mario Monti, avergli fornito una qualche legittimazione con la nomina a Senatore a vita, si propone ormai da settimane e in ogni occasione possibile, radio, tivvù, carta stampata e online la sua figura, un mantra capace di ogni miracolo.
l’uomo nuovo del cambiamento, colui che ha in atto una serie di riforme e di cambiamenti epocali.

La serie degli interventi naturalmente prevede tutti i punti sensibili del comune sentire della gente …ma questo non è populismo, giammai.
Lo scopo è chiaro, confondere ancora una volta le acque, creare la nebbia a colpi di auto blu, enti inutili, super stipendi manageriali, privilegi del sindacato, della confindustria, la riduzione degli sprechi, dei costi della politica per terminare con la chimera degli ottanta euro in busta paga ai lavoratori. Una nebbia artificiale fittissima che ha il solo scopo di attirare su di Renzi l’attenzione e i voti “europei” di chi avendo ormai compreso cosa rappresenta l’Europa, si troverà ad operare una scelta tra “l’uomo del fare”, l’ennesimo agnello sacrificale e il “salto nel buio” di chi dice basta all’aborto europeista! .
Il pericolo per noi euro-contrari è serissimo, perché al contrario, senza la presenza di Renzi, il voto di protesta anti europeo sarebbe stato univoco, trasversale ed eclatante.

La “toppa” Renzi quindi potrebbe ancora mitigare per qualche tempo l’ondata della protesta popolare, non populista, perché come abbiamo visto il populismo, quello vero, risiede altrove!
E al populismo più becero appartiene anche la tragicommedia del terrorismo mediatico divulgato per descrivere appunto il “salto nel buio” di chi dice basta all’euro: vengono previste le piaghe d’Egitto …cavallette, l’acqua che si trasforma in sangue, la morte dei primogeniti e avanti di questo passo, passando per le cariole cariche di biglietti di banca inflazionati come successo nella Repubblica di Waimar. Questo non è populismo?

Mai come in queste settimane si sta giocando sul nostro avvenire e su quello dei nostri figli. Noi abbiamo la responsabilità di non farci ingannare. L’obiettivo deve essere uno, fuori dall’euro prima possibile! Tutto il resto può attendere, perché tutte le riforme nazionali possibili non servono nulla se non torniamo a possedere per interno la nostra sovranità monetaria e la nostra libertà. Raggiungere questo obiettivo, non è una politica o un obiettivo di destra o di sinistra, è un obiettivo trasversale di tutti coloro che vogliono bene al proprio Paese e all’Europa come continente da sempre faro della civiltà. Un fronte comune quindi, che Grillo e Casaleggio del Movimento 5 Stelle non hanno compreso e non intendono attuare, come non hanno compreso e attuato molte cose in questi primi 12 mesi di permanenza in Parlamento. Incapaci di darsi un obiettivo che non sia la protesta fine a stessa..
Da parte mia, se sarà necessario, come Patriota, sono pronto a votare anche Lega Nord o Rifondazione Comunista! Viva l’Italia sempre!

Alberto Conterio – 25.03.2014