Interviste ad Alberto Conterio

sabato 18 luglio 2026

Stati Uniti d’America contro Unione Europea

Stati Uniti d’America contro Unione Europea

Il tramonto su Wall Street e la guerra finanziaria tra alleati

The Economist è un settimanale di attualità britannico d'informazione politico-economica molto importante che in un suo recentissimo editoriale parla di gravi preoccupazioni dell’autorevole think tank Atlantic Council. L’Atlantic Coucil, è un centro studi, con sede a Washington, fondato nel 1961, ha tra i suoi scopi principali la promozione della leadership e la cooperazione della stessa tra gli Stati Uniti e i suoi alleati internazionali per affrontare le sfide globali, del mondo globalista.


Nell’articolo, viene riportato che la supremazia finanziaria degli Stati Uniti ha iniziato a indebolirsi, ma è interessante notare che la causa di ciò, per il think tank Americano, non risiede nella ormai avviata de-dollarizzazione come possiamo pensare, ma la frammentazione dell'infrastruttura dei pagamenti.

A seguito dell'introduzione di sanzioni negli anni a diversi Paesi sovrani non allineati e soprattutto quelle più recenti contro la Russia (e quindi della reazione di Mosca ad esse) e sullo sfondo dello sviluppo dell’infrastruttura CIPS cinese e dello Yuan digitale, e ora anche della presa di coscienza su questi argomenti in Europa, Brasile e India, sempre più paesi cercano di ridurre la loro  dipendenza dai sistemi di pagamento americani!

I sistemi nazionali Pix e UPI, i sistemi europei SEPA, Wero e lo stesso Euro digitale futuro, nonché i collegamenti bilaterali tra di essi, stanno infatti gradualmente creando percorsi alternativi alle infrastrutture americane per i pagamenti interni e transfrontalieri.
In questa situazione in continua evoluzione, i principali danneggiati sono già evidenti: Visa e Mastercard.

I sistemi nazionali e/o alternativi sottrarranno a questi transazioni, dati e commissioni, soprattutto nei grandi mercati europei e nei paesi più importanti e dinamici in via di sviluppo.

Questa tendenza verso la sovranità dei pagamenti potrebbe inoltre portare in futuro all’incompatibilità tra i diversi sistemi regionali.

Le preoccupazioni principali, riguardano l’aumento delle frodi finanziarie e l'elusione delle sanzioni, afferma The Economist. Sottolineando che l'abbandono di Visa e Mastercard potrebbe portare a una riduzione del PIL mondiale del 2,6% entro il 2030.

Personalmente apro una parentesi facendo notare come l’aumento delle frodi finanziarie, vada a cortocircuitare quanto affermato dalla Commissione Europea per propagandare l’entrata a regime dell’Euro digitale, che questo fenomeno dovrebbe annullare… curioso no?
Ma torniamo all’Atlantic Council: deve essere chiaro che la perdita mondiale del PIL, non è la sua principale preoccupazione. Una parte significativa del testo è dedicata infatti a un aspetto concettuale di principio: Washington potrebbe ancora accettare un sistema nazionale che sottrae parte dei pagamenti interni alle aziende americane, ma molto più pericolosa è la situazione in cui un ipotetico sistema brasiliano Pix ad esempio, potesse un giorno collegarsi direttamente con il sistema indiano UPI, al sistema russo SPFS, i sistemi europei o asiatici.
Questo infatti è lo scenario peggiore e da contrastare, in cui una rete di pagamento nazionale diventa un nodo di una rete internazionale, perché viene a crearsi la possibilità di effettuare pagamenti fuori dalla rete di carte americana, senza l'elaborazione americana che vengono a perdere quindi un consistente volume di dati non più accessibili alla giurisdizione americana.
Alla luce di ciò, il progetto europeo di iniziare a pensare autonomamente come fatto da Russia e Cina è allarmante e vuol dire che la politica della “cannoniera” finanziaria affinata con le sanzioni alla Russia a partire dal 2022 applicata 2come se non ci fosse un domani” dagli Stati Uniti e dalla City di Londra, e stato un clamoroso autogol!!!

Naturalmente, il mondo difficilmente si frammenterà in blocchi di pagamento completamente isolati. La Cina stessa si opporrebbe a questa architettura. È più probabile invece un sistema multipolare, in cui i pagamenti interni avverranno sempre più spesso tramite sistemi nazionali rapidi, collegati regionalmente tramite portali bilaterali e/o multilaterali.

Visa e Mastercard, pur mantenendo una parte importante a livello globale, cesseranno semplicemente di essere indispensabili. In conseguenza di ciò, gli Stati Uniti perderanno gradualmente non tanto il predominio del Dollaro come valuta di scambio, quanto l'accesso monopolistico ai dati, alle commissioni e delle possibilità di interferire nel mondo secondo i suoi esclusivi interessi come fatto fino ad ora!

In altre parole, Washington è riuscita a rendere universali le preoccupazioni riguardo l’uso dell'infrastruttura finanziaria americana, estendendole dalla Russia, dalla Cina e dall'Iran addirittura ai suoi stessi alleati. Se pensiamo che le prime transazioni pilota dell'Euro digitale sono previste nella prima metà del 2027, dobbiamo aspettarci in questi mesi, delle contromisure.

Non potendo più interferire sui colossi emergenti che si stanno emancipando (vedi Cina, Russia, India e lo stesso Brasile) a meno di non scatenare una guerra mondiale – cosa poi non troppo improbabile – gli americani potrebbero infatti individuare nell’Unione Europea l’area per intervenire alla riduzione del danno.

In questo caso, noi europei potremmo dover ringraziare gli americani!!!

Siamo quindi così sicuri che il lancio dell’Euro digitale sia imminente come vogliono farci credere a Bruxelles?

Alberto Conterio - 18.07.2026 

giovedì 16 luglio 2026

Demografia

Anche la Cina deve risolverne il problema

Cina, Cina, sempre Cina. Non si parla d’altro e in ogni campo.

Una vera potenza globale. Statisticamente si oscilla nell’attribuire a questo Paese il primo o il secondo a livello economico, e sicuramente, dopo Russia e Stati Uniti d’America, la Cina segue a livello militare. I suoi record in campo tecnologico, produttivo, anche qualitativo ormai non si contano, quindi può sembrare fuori luogo parlare di declino cinese, ma la realtà dei numeri (sempre della statistica) non lasciano dubbi in proposito: La Repubblica Popolare Cinese, sta superando il picco del suo “dominio economico” globale. Ciò è dovuto all’annosa questione demografica Cinese. Siamo abituati a parlare della Cina credendo nella continua crescita della sua popolazione, ma nulla è più lontano dalla verità. Questa potenza, nell'arco di un decennio, comincerà a rallentare la sua crescita ed il suo sviluppo, e ad interromperla del tutto!

Nella seconda metà del secolo, la grande Cina si sgonfierà, trasformandosi in un enorme buco nero dell'economia mondiale: con una popolazione invecchiata, l'impossibilità di mantenere infrastrutture in eccesso e fatiscenti, tasse estremamente elevate, e una quota enorme di pensionati, la sua domanda interna sarà stagnante.
Questa bomba ad orologeria" sotto al grande impero celeste, è stata innescata da una scelta assai scellerata dallo stesso artefice del miracolo economico degli ultimi decenni: Deng Xiaoping.

Fu lui nel 1979, a introdurre un rigido programma demografico con la politica del "figlio unico".

A distanza di cinquant’anni le conseguenze di quel programma sono a presentare il conto alla nazione.
Dato il vertiginoso sviluppo economico, tecnologico e sociale della sua popolazione, se la Cina non avesse introdotto questa politica di controllo delle nascite, si sarebbe giunti ugualmente a questi problemi, come è avvenuto per ogni Stato e società interessati dagli stessi sviluppi (è successo in Europa, in America, in Giappone anche) ma almeno il processo sarebbe stato naturale e con tempi che avrebbero consentito di poter contrastare il fenomeno (volendo). La Cina insomma, avrebbe avuto una ventina d’anni in più per affrontare la sfida rappresentata da un basso tasso di natalità e dal rapido invecchiamento della popolazione.
Non che sia facile invertire questa tendenza, ne sanno qualche cosa in Russia dove sono vent’anni almeno che ci si prova con scarsi risultati.

La soluzione magica purtroppo non esiste, ma ci sono dei modelli differenti seguiti dai vari Paesi nel mondo per mitigare il problema della scarsa natalità.

In Europa invece di investire sulle famiglie ed i servizi, per creare un terreno facilitato dove poi giocare la partita dell’aumento demografico autoctono, s’è preferito spalancare le porte permettendo immigrazioni bibliche. Un percorso decisamente complesso, negativo anche, dove si riduce drasticamente la qualità del capitale umano (livello di istruzione, competenze, struttura sociale) per generare conflitti sociali interni ad ogni Paese.

Anche volendo prendere questa strada, la portata del problema cinese riguarda un carenza di popolazione di centinaia di milioni di persone. Una tale massa di persone, semplicemente non è disponibile sul breve/medio termine.
In breve, la Repubblica Popolare Cinese sta seguendo, con un ritardo di 30-40 anni, la traiettoria storico-economica del Giappone, seppur con tutte le specificità proprie!

La differenza principale tra la Cina e il Giappone risiede nel fatto che quest'ultimo è uno Stato unitario (un’isola per giunta) abitata da un'etnia titolare unica. La Cina invece, storicamente è stato ed è ancora un impero che comprende 56 diverse etnie, la principale delle quali è quella Han. La sociologia ufficiale dello Stato cinese, afferma che il 90% della popolazione è di etnia Han. Tuttavia la verità è assai più complessa e diversa. Se si mette un cinese Han del sud accanto a uno del nord, pur essendo i rappresentanti regionali della stessa etnia, costoro non riusciranno probabilmente nemmeno a comunicare nella lingua ufficiale (il mandarino), poiché la loro pronuncia sugli stessi ideogrammi differirà enormemente. In altre parole, parleranno due dialetti cinesi “ufficiali” diversi.

Si prevede quindi che con il progressivo impoverimento della centralità dello Stato, all’interno della Repubblica Popolare Cinese, le varie questioni nazionali (oggi circoscritte a particolari zone molto periferiche) cominceranno a inasprirsi, facendo nascere conflitti sociali interni e forze centrifughe indipendentiste. È un dato di fatto, e del resto, storicamente, i cinesi erano assai portati a disordini e a guerre civili, che nel paese duravano decenni.

Sarà quindi interessante vedere nei prossimi anni quali saranno i correttivi che necessariamente dovranno essere presi dalla repubblica Popolare Cinese per tentare di mitigare questo difficile problema, ma sicuramente assisteremo all’arresto della marcia di questo popolo.

Con una previsione simile, anche la questione di Taiwan perde di importanza, e potrebbe essere già troppo tardi una sua riunificazione, visto che presto, potrebbero cominciare a presentarsi i primi sintomi di questa parabola decadente.

In questo contesto, lo scontro militare con gli Stati Uniti d’America (altro impero morente) per il dominio globale, avrà più o meno la possibilità di verificarsi?

Alberto Conterio - 16.07.2026

mercoledì 15 luglio 2026

Ambiente e Intelligenza artificiale

Ambiente e Intelligenza artificiale

Un cortocircuito ideologico

Ci sono argomenti che all’interno della nostra società sono diventati negli anni dei tabù ormai; dei dogmi religiosi. Come esempi, posso citare la moneta unica Euro, l’Unione Europea stessa, il libero mercato, i “valori” democratici dell’occidente, la nostra onnipresente repubblica oppure il multiculturalismo, l’utilità dell’immigrazione, fino ad arrivare alla salvaguardia dell’ambiente, con le sue ramificazioni o sotto argomenti: la riduzione della CO2, il cambiamento climatico, il surriscaldamento globale, la mobilità elettrica, le energie rinnovabili o altre patetiche cazzate simili.

Tutti argomenti su cui, un normale cittadino pensante non può avere opinioni. Al cittadino infatti è richiesto in modo più o meno esplicito di credere… L’esempio più significativo di questo “sistema” l’abbiamo visto all’opera durante il periodo Covid, con le conseguenze che ormai conosciamo o abbiamo cominciato a comprendere dopo anni di violenza, bugie, propaganda. Tutto insomma fuorché la verità!

L’argomento su cui desidero fare una riflessione, è uno di questi. Si tratta dell’intelligenza artificiale. Oggi però non mi interessa parlare dei rischi di disoccupazione dovuti all'automazione, la diffusione di informazioni errate (le cosiddette "allucinazioni"), la dipendenza tecnologica dei Paesi meno avanzati, la violazione della privacy cittadini o i pregiudizi algoritmici nei dati di addestramento. Oggi vorrei poter parlare di rispetto dell’ambiente!

Le multinazionali Microsoft, Google, Amazon e Meta, le Big Tech che da sole rappresentano quasi i tre quarti della costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti, hanno rinunciato ai propri impegni climatici pur di conquistare la leadership nel settore dell'IA. Questi giganti tecnologici infatti, nella loro forsennata corsa verso il primato assoluto hanno fatto registrare, una crescita record di emissioni, di consumo di acqua e di energia elettrica.
Secondo i dati dei rispettivi rapporti infatti, Microsoft ha registrato un aumento delle emissioni del 25%, Google del 18%, Amazon del 16%, mentre Meta è diventata il “campione assoluto” con un incremento del 64%! Si, avete capito bene, mentre a voi chiedono se possibile di non respirare, di non far figli, di non mangiare carne, di foderare la vostra abitazione di merda, di non viaggiare in aeroplano e di sostituire la vostra auto euro 6 con un ridicolo tostapane su ruote, costoro, per interesse, hanno buttato alle ortiche un dogma per voi incontestabile!

E non è tutto… Il consumo di energia elettrica di Meta ha superato i 18 TWh, mentre quello di acqua ha oltrepassato i 72 miliardi di litri, un valore quattro volte superiore alla media del settore.

Insomma, ci sono intere zone geografiche americane, a rischio blackout elettrico o a rischio carenza idrica, per permettere a questi carrozzoni di continuare a inquinare e consumare risorse preziose per fare utili: guadagni, profitti!!!

A termine di paragone, Il consumo di energia elettrica per una città di 500.000 abitanti è stimato convenzionalmente in circa 1 TWh all'anno. Avete capito bene? Meta da sola, consuma in un anno, l’equivalente di una citta di 9 milioni di persone. E siamo solo all’inizio di questa rivoluzione, che come abbiamo elencato sopra, prevede diverse altre problematiche di carattere etico, tecniche e politiche!
Queste cifre contrastano poi nettamente con le imponenti campagne promozionali di queste aziende (strategie di marketing mirate a costruire la reputazione e a migliorarne la percezione presso il pubblico) degli anni 2000, quando si promettevano alla gente la neutralità carbonica e il passaggio alle energie rinnovabili, un miglioramento dell’efficienza ecc. ecc.

Le fondazioni di beneficenza dei miliardari, dalle iniziative di Jeff Bezos fino agli investimenti di Mark Zuckerberg nelle tecnologie per la cattura della CO2, sono passate in secondo piano davanti alla sete di profitto, evidenziando come queste “compagnie di ventura” siano solo degli specchietti per le allodole da dare in pasto alla gente comune per narcotizzarla mente questi “filantropi” si arricchiscono a spese della comunità! Se ci pensate, si tratta di un macroscopico cortocircuito ideologico, reso possibile solamente dalla poca propensione della gente a mettere in correlazione tra loro le varie informazioni che ogni giorno ci vengono riversate addosso disordinatamente! Pensateci anche la prossima volta che utilizzerete questi “prodotti” per scrivere una banalissima mail al lavoro o conoscere la migliore ricetta della torta margherita da mettere in forno!

Alberto Conterio - 15.07/2026 

sabato 11 luglio 2026

Un’Europa al tramonto

Declino tecnologico

Un’Europa al tramonto

Ci hanno inoculato per decenni con la bufala che solo uniti i paesi europei avevano la possibilità di “contare” nel contesto globale di questo mondo, ed in molti hanno ceduto a ciò senza mai porsi domande. Guidati dal “sogno europeo” abbiamo perso tutto, sicurezza economica, sovranità, diritti, dignità anche. Ora i nodi vengono al pettine con una evidenza sfacciata. Quando guardiamo alla furia cieca del nuovo bellicismo europeo, stiamo guardando l’altra faccia della medaglia di quel declino; il declino tecnologico. L’Europa è assente in quasi tutti i settori tecnologici strategici del XXI secolo. Non produce semiconduttori avanzati in misura significativa. Non ha creato smartphone capaci di competere su scala globale. Non controlla le grandi piattaforme digitali che organizzano l’economia contemporanea. È marginale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, nelle infrastrutture cloud, nei grandi modelli linguistici, nella produzione di batterie e nelle tecnologie della transizione energetica, una transizione ideologica e voluta dalla stessa Unione Europea!

Mentre Stati Uniti e Cina si contendono la leadership tecnologica mondiale, l’Europa osserva dal degrado della periferia mondiale. Nel settore dei microchip più avanzati il primato appartiene a Taiwan, Corea del Sud e Stati Uniti. Nel mercato degli smartphone dominano aziende asiatiche e americane. Le principali piattaforme digitali globali sono statunitensi o cinesi. Nell’intelligenza artificiale la competizione è ormai un duopolio tra Washington e Pechino, mentre la Cina è diventata il principale depositario di brevetti e il maggiore investitore nelle tecnologie strategiche del futuro.

Anche nei settori che dovrebbero essere il cuore della transizione ecologica, il quadro non cambia. La Cina domina la produzione di pannelli solari, turbine eoliche, batterie al litio e veicoli elettrici. Controlla quote decisive delle catene globali del valore e investe più di Stati Uniti ed Europa messi insieme nelle tecnologie energetiche del futuro ed è leader negli articoli scientifici e nei brevetti, mentre l’Europa pensa di poter contrastare questa concorrenza con dazi e balzelli!

Di fronte a questo fervore tecnologico il futuro che attende l’Europa è fosco: dal 1980 a oggi la quota europea del PIL mondiale si è quasi dimezzata, passando da circa il 30% al 17% e il trend al ribasso è una certezza anche per i prossimi anni.

Un intero continente che perde terreno nelle tecnologie strategiche, che dipende da altri per i microchip, i dati, l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali, è un continente destinato a diventare irrilevante sul piano economico e geopolitico. Ma la marginalizzazione tecnologica è il sintomo di un declino più profondo.

Prendiamo ad esempio il controllo dei dati: una delle principali fonti di potere economico, politico e militare odierne… I big data alimentano l’intelligenza artificiale, la cyber-sicurezza, le infrastrutture critiche, la pianificazione industriale, la difesa e perfino la capacità degli Stati di comprendere e governare le proprie società. Tuttavia, le grandi piattaforme che raccolgono, elaborano e monetizzano questi dati sono quasi tutte americane o cinesi. E l’Unione Europea? Sta attuando piani in tal senso per tentare almeno di arginare questo declino? Niente affatto, perché la Commissione Europea ha scelto per l’Europa, il ruolo di regolatore. Di fronte a questo declino tecnologie, noi abbiamo conservato l’arroganza di voler insegnare agli altri come regolarne lo sviluppo e la gestione!

Eppure, per oltre vent’anni l’Unione Europea ha avuto l’obiettivo di diventare la più avanzata “società della conoscenza” del mondo. La strategia di Lisbona prometteva di trasformare l’Europa nell’economia più competitiva e dinamica del pianeta attraverso investimenti in ricerca, innovazione e alta formazione. A distanza di soli vent’anni invece dobbiamo constatare che l’obiettivo è stato mancato completamente. E mentre il bilancio europeo è ben lontano dal traguardo del 3% di spesa in ricerca e sviluppo rispetto al PIL vagheggiato agli inizi degli anni 2000, i Paesi al suo interno stanno facendo i salti mortali per arrivare ad una spesa del 5% del loro PIL sulle spese militari!!!

La Cina nel frattempo, viaggia in campo tecnologico con incrementi annuali di investimenti del 7%!!!

L’Unione Europea eccelle soltanto nella produzione di enormi quantità documenti strategici, programmi quadro, agenzie, direttive e regolamenti.

Non siamo riusciti a create nulla di tecnologicamente apprezzabile, ma in cambio abbiamo ideato e costruito l’apparato burocratico e normativo più sofisticato del mondo.

La questione, dunque, non è economica ma politica!

Come è stato possibile che un continente dotato di alcune delle migliori università del mondo, di una straordinaria tradizione scientifica e di ingenti risorse pubbliche sia rimasto ai margini delle principali rivoluzioni tecnologiche? Solo per una criminale scelta politica!!!

Occorrerebbe quindi interrogarsi su queste scelte, sugli assetti istituzionali e sulla visione economica che hanno guidato l’Europa negli ultimi quarant’anni. E stata una scelta democratica e consapevole delle popolazioni europee o una scelta autoritaria delle élite al potere?

Comprendere le ragioni di questo declino oggi, potrebbe risultare di nessuna utilità a livello comunitario (soltanto un esercizio di analisi storica) ma sarebbe estremamente necessario per avviare un percorso nazionale alternativo: un progetto, un sogno di ritrovata libertà da una Unione Europea auspicabilmente collocata tra i peggiori ricordi della nostra storia!

Alberto Conterio - 11.07.2026

venerdì 10 luglio 2026

Ucraina: La guerra al giro di boa…

Ucraina: La guerra al giro di boa…

Il Collasso della Nato e la verità sul fronte ucraino

Probabilmente per i russi è stato superato un punto di non ritorno, alimentato o provocato dai più recenti attacchi ucraini nella profondità del loro territorio. Colpite raffinerie di petrolio e civili inermi. Intendiamoci, al netto delle momentanee difficoltà, questi sono attacchi che non producono alcun effetto pratico sull’economia delle operazioni militari, pur avendo però un peso sulla pazienza generale del popolo russo e il prestigio della presidenza. Gli attacchi hanno chiaramente un aspetto “propagandistico”: servono in sostanza a tenere alta l’attenzione dei “soci” europei alla vigilia dell’incontro Nato di Ankara. Hanno lo scopo di rendere plausibile il racconto che: “siamo all’offensiva, mettiamo in difficoltà i russi, ci manca poco e vinciamo noi”. Tutte balle naturalmente, ma serve allo scopo di poter fare i giusti titoli di giornale per giustificare alle opinioni pubbliche europee, spese aggiunte per la guerra e riduzione di servizi e diritti sociali ai cittadini.


La prova che si sia superato un punto di non ritorno, viene dallo stesso Presidente Putin (sempre moderato nelle sue dichiarazioni) che parla ormai apertamente di non poter trattare con Kiev, e che lo scopo principale è quello di distruggere la classe dirigente ucraina, e di voler comprendere l’intera Novorossja nella zona di sicurezza necessaria. Queste le parole, ma anche a livello operativo, non si scherza: dagli attacchi, molto consistenti alla capitale Kiev (non era mai successo) alla scelta degli stessi obiettivi colpiti: Un deposito di materiali esplosivi estremamente capiente (chiaramente ignorato prima per evitare i danni collaterali sulla popolazione) che ha causato la cancellazione di un intero quartiere periferico della città!

Nel frattempo la narrazione mainstream continua per ora a recitare il copione del sostegno a oltranza.

La realtà operativa e diplomatica però ci raccontano un altro “film”: dalla normalizzazione delle relazioni internazionali con la Russia all'esaurimento strutturale dell'Ucraina.

Ma vediamo in breve cosa è scaturito dal vertice Nato di Ankara: ulteriori 70 miliardi promessi a Kiev, ma l’alleanza è attraversata da tensioni profonde, le frizioni Trump-Meloni sono folklore che servono a mascherare il programmato spostamento del baricentro USA verso l'Indo-Pacifico.

Molto meno folkloristiche le affermazioni Trump sulla Spagna: “non voglio avere a che fare con loro” mentre torna a mettere nel mirino la Groenlandia attaccando la Danimarka.

Ma se parliamo di tensioni vere, all’interno dell’alleanza occorre guardare alla Turchia. Trump ha promesso ad Erdogan i caccia F.35, tra le proteste dei Greci e di Netanyahu… insomma più che una alleanza, sembra di trovarsi di fronte ad un cesto di serpi.

Se parliamo del denaro promesso, si tratta di trovarlo prima e di trasferirlo poi… come scritto sopra l’importante resta l’annuncio no? Perché a livello pratico, il fronte di coloro che dichiarano di non avere più nulla da dare si allarga all’Olanda, e la Polonia ormai in rotta di collisione con Kiev sulla base della storia passata è lacerata al suo interno per via di forniture all’Ucraina avvenute in modo non proprio trasparenti! Dulcis in fundo, dalla Bulgaria il no alla fornitura di ulteriori armi all’Ucraina è stato seccamente confermato!

Nel frattempo (e non è un caso) il Comitato Olimpico Internazionale CIO, riapre le porte agli atleti russi verso Los Angeles 2028 sancendo di fatto il fallimento di ogni tentativo di isolare diplomaticamente la Russia.

Nella telefonata del 5 luglio di circa 90 minuti i leader di Stati Uniti e Russia hanno forse ritrovato un punto di interesse reciproco?

E per avere un quadro completo, guardiamo al fronte cercando di individuare le novità più salienti per i vari settori. Tutte informazioni chiaramente occultate in tutta Europa dai soliti professionisti dell’informazione: I russi sono ormai a meno di 12 km da Sumy e le popolazioni della zona vengono invitate da Kiev a sfollare altrove. Sul fronte di Kupyansk, Petro-Ivanovka è stata espugnata dai russi mentre i mercenari stranieri (spagnoli) hanno rifiutato di intervenire quando è stato ordinato loro di recarsi in città per resistere ulteriormente. Nel Donbass intanto è caduta Kostiantynovka e Chasiv Yar. Una perdita gravissima perché ora la difesa fortificata passa su Kromators’k e Slavian’k, dove i russi si attestano ormai a meno di tre chilometri. Dietro di esse, parlando difensivamente, resta “il nulla”!

Per quanto riguarda la guerra aerea, si evidenziano i dati del Centro Rubicon: oltre 9.000 droni ucraini abbattuti nelle ultime settimane per mettere a segno qualche colpo per pura necessità di immagine, mentre i russi, lanciano i loro missili a poche decine per volta, sapendo che andranno tutti a segno in quanto la difesa aerea ucraina è orami senza missili intercettori! Parlando di bombe guidate FAB, l’incremento del loro utilizzo, sta provocando l'interdizione logistica capillare delle retrovie ucraine, con la distruzione sistematica della rete di distribuzione dei carburanti civili e militari, rendendo matematico l'esaurimento operativo ucraino nel breve-medio periodo.

E parlando di numeri nudi e crudi, gli ucraini stanno perdendo una media di 1.000, 1.200 uomini al giorno, che sommati alle difficoltà di nuovi reclutamenti, portano ad un risultato catastrofico su medio-lungo periodo.

La verità è ancor più grave… Mosca, per calmare un’opinione pubblica che comincia a manifestare insofferenza per il perdurare di una guerra che vorrebbero vinta da tempo usando le maniere forti, stanno cambiando gli equilibri interni, che vedeva le colombe come Putin prevalere sui falchi come Karaganov, e con essi l'approccio alle operazioni belliche in corso. Non a caso, la scorsa settimana, il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov Ha dichiarato che “È in corso una vera guerra... tutto è iniziato come un'operazione militare speciale. Continua come una guerra perché alle spalle di Kiev ci sono Berlino, Parigi, L'Aia, Oslo e, purtroppo, Washington”. Ma mentre in America questo “cambiamento” è stato in qualche modo recepito, in Europa si pensa ancora possibile una sconfitta strategica della Russia, tanto da far dichiarare al Presidente finlandese Alexander Stubb al Financial Times che tutti i leader della Nato approvano i raid aerei ucraini in profondità nel territorio russo e “tutti ritengono che sia necessario continuare ad aumentare la pressione”.

L’Europa in fondo non nasconde di prepararsi ad uno scontro militare aperto con Mosca intorno al 2030! Conscio di ciò, il Ministro degli esteri russo Serghej Lavròv (notoriamente molto pacato e riflessivo nelle sue affermazioni) ha osservato che l'Europa cerca di guadagnare tempo per raggiungere la propria "efficienza bellica" entro il 2030; chi ha voluto intendere ha avuto la possibilità di farlo, la strada è stata imboccata!

Sta a noi evitare di provocare la reazione russa, perché ormai non è più questione se ci sarà una reazione, ma quando ci sarà!

Concludendo, che Dio abbia pietà di noi!

Alberto Conterio - 09.07.2026

giovedì 9 luglio 2026

Razzismo? No grazie!

Razzismo? No grazie!

Il vero razzismo non è del popolo ma di una certa élite politica

Questo è un argomento di discussione che risulta ultimamente assai divisivo, a livello popolare e soprattutto politico, e mi piacerebbe in queste poche righe, poter dire la mia come al solito. Intanto credo sia giusto affermare con fermezza che il marchio di razzista, non possa essere affibbiato al popolo italiano, nella maniera più assoluta. È la storia che parla per noi: siamo un Paese di immigrazione. Attenzione molti affermano che non possiamo essere razzisti perché in passato siamo stati un paese di migranti. Ciò non centra nulla. Io affermo che il popolo italiano non è razzista perché siamo un Paese di Immigrati storici…

Basti pensare ai coloni greci prima della Repubblica di Roma, i barbari sul finire dell’impero romano, gli spagnoli di epoca rinascimentale nelle regioni meridionali, gli austriaci in toscana in Lombardia e Veneto, per non parlare del grosso numero di immigrati accolti a Torino da Re Vittorio Emanuele II di Sardegna a seguito della prima guerra di indipendenza italiana del 1848-49!

Sentire quindi l’accusa verso il popolo italiano di essere razzista, non è solo oltraggioso, è antistorico!

Noi siamo un popolo votato all’accoglienza!

In Italia a livello popolare, esiste oggi un malcontento circa le politiche governative degli ultimi anni, che hanno favorito gli immigrati delinquenti a scapito degli italiani autoctoni. Questo è indubbio, ma nessun italiano è contro gli immigrati a prescindere se questi conducono una vita di lavoro e di rispetto delle leggi. Nessun italiano è razzista perché è contrario a persone che hanno un diverso colore della pelle o credono in una diversa religione.

Insomma, in Italia non siamo in Palestina, dove si spara sui bambini che fanno la coda con una tanica per l’acqua potabile, solo perché sono palestinesi o diversamente sionisti!

Ma il razzismo, quello vero, non è comunque assente sul nostro territorio. Purtroppo questa mentalità malata, che non appartiene al popolo, è invece radicata con varie sfumature tra le diverse forze politiche del nostro arco costituzionale. Ricordiamo i manifesti pre-elettorali appartenenti alla Lega Nord dei primi anni ’90? E se questo ricordo può risultare difficile dopo oltre trent’anni, non possiamo non ricordare i più recenti volantini elettorali del Partito Democratico scritti in bengalese (e solo in bengalese) per le consultazioni amministrative di quest’anno in Veneto!

Tra le file della sinistra in Italia, non solo il razzismo si manifesta contro gli italiani, ma è presente un razzismo radicato e di élite contro gli immigrati a prescindere!

Sempre più diffusamente tra i politici di questa sinistra globalista e progressista, si sta diffondendo una specie di parola d’ordine, che si sente ripetere da questi “difensori” a spada tratta dell’immigrazione incontrollata: “Gli immigrati ci servono, altrimenti chi li raccoglie i pomodori?” oppure “senza immigrati, chi svolge i lavori gravosi che gli italiani non vogliono più fare?”
Non è difficile sentire questi argomenti in trasmissioni di approfondimento, in dibattiti pre-elettorali o simili vero?

Bene, ci rendiamo conto che queste sono affermazioni che celano una mentalità chiaramente razzista?

È come se queste persone affermassero senza pudore che ci vogliono dei morti di fame che facciano i lavori più umili e degradanti al posto nostro no?

Una volta questo ruolo era riservato agli schiavi, il cui ruolo era di rendere più leggera e facile la vita dei loro padroni, in cambio di qualche frustata e un tozzo di pane.
Detto questo, sfatiamo anche un luogo comune: la raccolta dei i pomodori e qualsiasi altro lavoro faticoso sono disposti a farli anche gli italiani se sono pagati dignitosamente, con contratti regolari e orari di lavoro stabiliti. Chiaro?

Ma a questi bardi dell’accoglienza ad ogni costo, non frega nulla delle persone che raggiungono le nostre coste clandestinamente, costoro vogliono solo poter pagare questi “lavoratori” 2 euro all’ora o fruttare i facili guadagni di associazioni e cooperative incaricate dell’accoglienza stessa. E se per ottenere ciò, devo riversare sul territorio anche malavitosi o semplicemente persone che delinquono perché si ribellano a questo sfruttamento, pazienza… dalla loro torri di avorio difficilmente avranno da difendersi da questa sfida come è costretto a fare il resto della popolazione!

Costoro non sono i benefattori che vogliono apparire, ma i rappresentanti degli odierni negrieri.

Se affermassero la verità, con una frazione di quanto si spende per offrire a questi malcapitati solo sfruttamento o possibilità di delinquere, si potrebbe portare aiuto nei luoghi di origine, offrendo programmi concreti ai governi locali, per uno sviluppo reale di queste società!

Altro che razzismo popolare? La politica progressista nel nostro Paese non ha a cuore nessuno, italiani ed immigrati che siano, ha solo interessi da salvaguardare!

Alberto Conterio - 06.07.2026

mercoledì 1 luglio 2026

Bilancio Meloni

Bilancio Meloni

Programma, propaganda e risultati

A quasi 4 anni dall’insediamento del governo Meloni, credo sia onesto proporre un bilancio di quanto fatto, anzi, di quanto percepito effettivamente dalla popolazione, perché quanto fatto, nel bene e nel male, non ha spostato di una virgola la condizione economica degli italiani. Se guardiamo infatti all’arricchimento nel mondo leggendo i dati forniti dall'UBS World Wealth Report – ricchezza riferita alla somma di beni finanziari e reali, meno tutti i debiti, calcolato nella valuta nazionale, in funzione dell'inflazione, per escludere l'impatto dell'aumento dei prezzi, apprendiamo che in testa a tutti, troviamo la Corea del Sud.

Nel quinquennio 2020-2025, la ricchezza media del cittadino sud coreano è aumentata del 55%. In seconda posizione il nostro “nemico” numero uno, la Russia con un + 37%, che a sentire Mario Draghi aveva l’economia in rovina per le sanzioni, mentre al terzo posto la Croazia con +29%, che però partiva dai valori bassissimi di una economia in via di sviluppo.

Inutile parlare dell’aera Euro nel suo complesso, con valori quasi tutti negativi. L’Italia in questo gregge di povere pecore destinate al macello, è rimasta pressoché al palo negli ultimi cinque anni, ma non per questo dobbiamo gioire.

I roboanti “successi” del governo Meloni quindi dove sono?

Torniamo a quanto percepito dalla popolazione quindi…

Cerchiamo di ricordare quanto promesso da Giorgia Meloni, anche se poi, parte di ciò, non rientrando nel programma ufficiale di governo, già doveva far drizzare le orecchie agli sprovveduti elettori che le hanno accordato fiducia!

Vi ricordate del “blocco navale” per impedire l’arrivo di nuovi immigrati? Non solo non è stato neppure abbozzato, ma gli arrivi di questi protagonisti delle nostre cronache nere, hanno continuato ad arrivare a frotte: erano 67.000 nel 2021, sono oltre 66.000 nel 2025, con un picco di oltre 157.000 per l’anno 2023. Insomma per essere buoni, possiamo parlare di un fallimento!

Vi ricordate lo slogan “stop alle accise” sulla benzina e sul gasolio per autotrazione? Facciamoci una risata.

Vi ricordate la proposta sulle “preferenze” nella legge elettorale? Semplicemente ignorata, sparita dai Radar!

Vi ricordate il famoso annuncio “è finita la pacchia” rivolto all’Unione Europea? …risolto con il solito accodamento supino alle politiche dell’euro-burocrazia, non solo quando si tratta di provvedimenti ideologici e anti economici, ma anche quando questi potrebbero portarci in guerra contro un avversario come la Russia!!! Questo per citare i più grossolani… ma vogliamo parlare degli stipendi e dei salari italiani che restano i più bassi d’Europa dopo Grecia e Portogallo.

Vogliamo parlare dell’inflazione reale che grava sempre più sul carrello della spesa dei cittadini? Vogliamo parlare del costo sopportato dalle famiglie per scaldarsi durante la stagione fredda? Vogliamo parlare dei progressi in salsa Woke ed LGBTIQ+ della scuola italiana fin dalla più tenera età, o dei progressi nella sanità pubblica sui biblici tempi di attesa per le visite specialistiche? 

L’unica fortuna del nostro Premier Giorgia Meloni poggia su due colonne: La prima è la scarsa memoria e propensione alla protesta del buon popolo italiano, la seconda sull’assenza pressoché totale di una opposizione politica credibile! Si proprio così, questo è un paese senza memoria e senza alternative politiche. Questo è diventato il paese ideale da governare: vige il partito unico dell’euro e dell’europeismo del “pilota automatico”, dove l’informazione di regime protegge la politica invece di esserne il controllore e dove i cittadini addormentandosi la sera dimenticano le angherie subite durante il giorno per risvegliarsi la mattina successiva pronti ad essere nuovamente bullizzati!

Come può spiegarsi diversamente lo stato in cui versa questa Nazione che per secoli e stata culla di civiltà e cultura, genio e produttività?

Io faccio appello a chi mi legge: Riusciamo a vedere lo stato comatoso in cui versano le nostre strade? La sporcizia dei nostri mezzi pubblici? La disorganizzazione di un nostro pronto soccorso cittadino? La farraginosità delle normative comunali anche solo per erigere la cuccia di un cane? Possiamo ancora sopportare che, un malcapitato che subisce una violenza, debba pagare più di chi ha commesso il reato, o che le nostre pensioni continuino ad allontanarsi perdendo potere d’acquisto?

Non erano questi i problemi che il governo di Giorgia Meloni e doveva risolvere?

Pare invece che l’attenzione di questo esecutivo, sia quello di prepararsi ora non solo alla prossima tornata elettorale nel 2027, ma quella di promuovere una scelta di “destra” per sostituire l’attuale Presidente della Repubblica con mandato in scadenza nel 2029!!!

Non resta che piangere insomma!

Alberto Conterio - 01.07.2026