Interviste ad Alberto Conterio

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sabato 27 giugno 2026

Il futuro della Persia

Il futuro della Persia

Una marionetta sionista o una restaurazione monarchica?

Continuano a farmi tenerezza quei personaggi che si definiscono monarchici, quando inneggiano per la Persia (oggi Repubblica Islamica dell’Iran) un ritorno alla monarchia dei Pahlavi.

La mia non è una critica all’istituto monarchico, ci mancherebbe! Sono sempre stato a favore di una monarchia e continuerò ad esserlo anche in futuro, per qualsiasi Paese al mondo, perché sono convinto del vantaggio che rappresenta.

Mi riferisco a questo “progetto” particolare di restaurazione per l’Iran.

Per cominciare però, occorre fare piazza pulita di alcuni luoghi comuni su questa Nazione.

Ci troviamo di fronte ad una autocrazia teocratica è vero, dove però, tutte le religioni diverse dall’Islam (sciita) vengono tollerate. Vi ricordate i bombardamenti democratici delle forze aere sioniste su una moschea ebraica a Teheran? E le immagini delle manifestazioni di piazza effettuate dalla popolazione in appoggio alle istituzioni nazionali contro gli aggressori stranieri, che immortalavano tra i manifestanti, donne a testa scoperta (senza velo islamico) smascherando per sempre la becera propaganda dei nostri organi di informazione, che descrivono queste, sempre coperte anche contro la loro volontà?

Lo sappiamo ad esempio che il 60% delle donne in Iran possiede almeno una laurea. Vi sembra questa una società che limita per legge la libertà delle donne ad istruirsi? …perché è questo che si afferma in occidente sull’Iran!!!

Ed ora torniamo alla restaurazione monarchica e alla propaganda degli ultimi mesi, che ci mostra ad ogni occasione il Principe Reza Pahlavi, legittimo erede al trono di persia: ed ogni occasione sembra più uno spot per pubblicizzare un prodotto di consumo che la notizia di una possibile alternativa istituzionale all’attuale Repubblica Islamica.

Guardiamo l’immagine che pubblico a corredo di questo articoletto: si tratta di fotografia scattata al compleanno del principe…
Vale la pena notare che la bandiera dei sionisti trucidatori di vecchi, donne e bambini è posta sopra a quella della Persia. Cosa ci faccia questa bandiera in occasione del compleanno di Reza poi, dovete proprio spiegarmela!

Diciamo che la marionetta sionista Reza Pahlavi viene sponsorizzato da questi criminali per favorire la libertà religiosa, la libertà delle donne o il diritto allo studio in Iran?

E questo che crediamo?

Essere monarchici, o definirsi tale, dovrebbe voler dire sulla base di conoscenze storiche e ragionamenti logici d’aver maturato l’esperienza necessaria ad accorgersi delle fregature!

Davvero crediamo vantaggiosa per la popolazione una restaurazione monarchica con questi personaggi e presupposti?

Alberto Conterio - 25.06.2026 

domenica 21 giugno 2026

80 anni di repubblica?

80 anni di repubblica?

Miti e risultati…

Ho impiegato qualche giorno a metabolizzare la solita data del 2 giugno e la ricorrenza dell’80 anniversario di questa repubblica. L’ultima volta che scrissi due righine su questa data fu nel 2018. Da allora è passata molta acqua… il Covid, la guerra in Ucraina, una serie quasi infinita di operazioni militari sioniste/americane, la propaganda di guerra dell’Unione Europea ecc. Nonostante ciò il mondo è andato avanti, ma non la repubblica italiana.

Come sempre, mi sono svegliato presto, ho portato Zaira (il cane di casa) a fare una passeggiata, sono rientrato e dopo aver fatto colazione, ho staccato dallo studio la bandiera d’Italia e l’ho posizionata con cura sul portabandiera della balconata esterna, fissandola con nostalgia melanconica.

A quell’ora la brezza mattutina aveva già lasciato il passo ad un discreto venticello che ha gonfiato questa reliquia mettendo bene in mostra lo stupendo Stemma Sabaudo. Ho salutato militarmente stando per un attimo sull’attenti e poi via, alle solite faccende di casa, consapevole di aver collegato degnamente gli ideali miei con la storia della Patria della quale mi sento orgoglioso di appartenere, senza nascondere al vicinato di essere Monarchico. Non l’ho mai fatto, e tutti i miei vicini ormai sanno, nel bene e nel male che per me il 2 giugno rappresenta il giorno più buio della nostra storia unitaria. Niente festa quindi… solo un ordinario giorno per ricordare, per riflettere!

Quali sono i successi dopo 80 anni di repubblica? Il risultato è chiaramente negativo.

Un paradosso questa repubblica, che dimostra la sua indecenza fin dai suoi principi fondanti. Prendiamo l’articolo uno della costituzione del 1948 (…la più bella del mondo no?).

Questa repubblica si dichiara fondata sul lavoro vero?

Quale lavoro? Di chi? Fateci caso, gli operai sono praticamente scomparsi dallo scenario politico e sociale di questo Paese, e tutto questo non è una novità degli ultimi anni. È da metà degli anni ottanta del secolo scorso che la classe operaia in Italia viene sospinta ai margini del sistema. Chi in quegli anni affermava che la campagna ideologica per la supremazia dell’impresa e del mercato serviva a distruggere il salario, i diritti e la stessa dignità sociale degli operai, veniva tacciato dal sistema politico e mediatico e dagli stessi gruppi dirigenti di CGIL CISL UIL di vivere nel passato. Ma costoro ci vedevano benissimo.

Oggi infatti “godiamo” di ingiustizia sociale, oppressione e sfruttamento consolidati. Difficile far comprendere ciò alle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro oggi, ma chi come me è stato testimone di un’epoca in cui gli operai erano il punto di partenza del riscatto di una società che evolveva e si sviluppava, inorridisce!

Oggi gli operai, quando sono ancora presenti, vivono in un limbo, un purgatorio, dove può succedergli di tutto, senza che ci sia una qualsiasi possibilità di impedirlo!

Ormai si parla di operai solo in poche e determinate occasioni, quali gli incidenti sul lavoro. Ma devono essere mortali, in quanto l’aumento degli incidenti in generale (statisticamente rilevati) sarebbe troppo.

Poi si parla di operai quando questi sono in procinto d’essere licenziati. Ciò è tanto normale che si è arrivati al punto che i responsabili delle aziende che licenziano, non sentono più nemmeno la necessità di giustificarsi… anzi; vi sono aziende che hanno tranquillamente avuto il coraggio di dichiarare che i licenziamenti servivano ad incrementare i profitti. Non parliamo poi della delocalizzazione: dov’era la politica e dov’erano i sindacati quando le multinazionali hanno distrutto il sistema industriale italiano in cerca di mano d’opera a più buon mercato, ricevendo anche degli incentivi per farlo?

E dov’era la Presidenza della repubblica quando la Costituzione era così palesemente disattesa?

Quando Giuseppe Di Vittorio che partecipò all’Assemblea Costituente dalla quale nacque la Costituzione repubblicana affermò che la stessa doveva entrare nelle fabbriche, altrimenti sarebbe stata lettera morta diceva il vero!

Oggi questa Costituzione non è presente nel mondo del lavoro, altrimenti non sarebbe possibile colpire i salari e i diritti dei lavoratori in questo modo vergognoso.

Chi non è un operario dovrebbe comprendere di non essere estraneo o immune a quanto succede ai lavoratori, perché contemporaneamente a salari e diritti di questi si colpiscono anche le libertà di ognuno di noi!

Si parla ancora degli operai negli studi e nelle analisi sociopolitiche. I più illustri studiosi vengono periodicamente a spiegarci l’acqua calda e cioè che la classe operaia non si senta più rappresentata da nessuno e che è in gran parte responsabile del forte assenteismo al voto degli ultimi decenni.

Fanno tenerezza costoro… ci vuole uno studio accademico per scoprire che la soppressione della centralità politica della classe operaia è causa della profonda crisi in cui versa la nostra democrazia?

E come potrebbe essere diverso: nessuno si preoccupa degli operai, soprattutto quando lavorano.

Ma come lavorano?

Nei luoghi di lavoro, molto spesso ormai dominano il ricatto e la paura. I lavoratori non sono liberi di poter esprimere il proprio pensiero, di criticare l’azienda, di avanzare rivendicazioni. Quando ciò succede, anche indirettamente, si viene cacciati!

Le direzioni aziendali arrivano a spiare ciò che scrivono i loro dipendenti sui social e a prendere provvedimenti drastici, quando “non si comportano bene”.

Dopo tutto, mi stupisco ancora: la maggioranza quasi assoluta della gente non riesce a fare due più due, e a migliaia hanno affollato i margini della “grande parata del 2 giugno” a Roma, applaudendo soddisfatta. Gente intontita da decenni di bugie, inganni e falsità, che non si accorge più di nulla perché "creata" così, senza memoria storica. Come coloro che avevano promosso la modifica della Costituzione nel 2016, senza riuscirci, e che in questi giorni hanno manifestato "in sua difesa".

Il caos e la repubblica si tengono per mano, parafrasando il celebre detto di Pietro Nenni, mentre la propaganda di regime ama abbinare alla parola repubblica i termini democrazia e libertà.

Allora come non ricordare le parole finali del sonetto “A Umberto” di Aldo Fabrizi: “(…) mejo che a parlà de Libertà se sonino più piano le campane”.

Alberto Conterio - 13.06.2026 

venerdì 22 maggio 2026

Parole in libertà di un monarchico italiano…

Cosa ne è della monarchia in occidente?

Parole in libertà di un monarchico italiano…

Questa è un’analisi, che rimando ormai da qualche anno, e vuole fotografare lo stato dell’ideale e dell’istituzione monarchia in Europa in generale ed in Italia in particolare. Si rende necessaria a mio parere a partire dal periodo pandemico del Covid, e si fa urgente di recente, con l’avvio dell’Operazione Militare Speciale russa in Ucraina.

Perché mi sono trattenuto? Perché consapevole, che il risultato potrebbe non piacere a chi come me ha sempre visto, e vede ancora la validità dell’istituzione monarchica in generale.

Detto questo, essendo stato giornalista, non posso esimermi da un argomento solo perché la “notizia” non è positiva a ciò in cui credo. Se al contrario mi comportassi così, sarei solo uno dei tanti pennivendoli “pagati” dalle redazioni degli organi di propaganda che si definiscono “professionisti dell’informazione”.

Parlare oggi di monarchia in ambito “occidentale”, significa quindi guardare a un'istituzione che è sopravvissuta ai secoli, prima in forza del suo aspetto divino… “Re per grazia di Dio…” poi in forza della sua prevalenza politica, oggi infine, grazie alla sua straordinaria capacità di trasformazione e adattamento. Nessuno lo può negare.

Attualmente in Europa sono presenti 12 monarchie sovrane (sette regni, tre principati, un granducato e una monarchia elettiva teocratica, il Vaticano). Sebbene private del potere temporale e legislativo, queste istituzioni continuano a giocare un loro ruolo tra le diverse vicissitudini dei loro rispettivi Paesi, oscillando tra il mantenere lo status quo e il rischio di declinare ancor più.

Premesso ciò, credo che siano tre i punti chiave che definiscono lo scenario attuale:

Il primo punto è l’eterno dilemma della “trasparenza” e la riduzione dei costi. In un'epoca in cui a parole si ha una forte attenzione alla spesa pubblica (tranne poi spendere l’impossibile per questioni addirittura inutili o dannosi ai popoli) le monarchie europee che negli anni, hanno già dimostrato con i fatti, più e più volte di costare assai meno delle pari istituzioni repubblicane del panorama europeo, continuano ad essere sottoposte all’attenzione dell’opinione pubblica ad opera di una stampa che definire di parte è fare un complimento. In generale, le famiglie regnanti continuano ad essere dipinte da questi bardi della propaganda come un inutile spreco, perché i costi veri delle istituzioni siano esse repubblicane o monarchiche, vengono gonfiati e/o sgonfiati da costoro secondo un preciso disegno veicolato ormai da decenni e che vedono sfavorite le monarchie appunto.

Il secondo punto, molto importante, rappresenta il ricambio generazionale in atto anche tra le fila delle varie dinastie. Infatti, si parla ormai da qualche anno, di epoca o era delle "Regine"!

Di fatto, il futuro a medio termine della monarchia europea, ha un volto marcatamente femminile. Nei prossimi lustri quindi, assisteremo ad una storica concentrazione di donne regnanti: Leonor in Spagna, Elisabetta in Belgio, Caterina Amalia nei Paesi Bassi, Ingrid Alexandra in Norvegia e Vittoria (seguita da Estelle) in Svezia. Tutti soggetti appartenenti alla così detta generazione Z.

Questa nuova generazione (purtroppo) è cresciuta in scuole pubbliche o ancor peggio, in scuole internazionali della élite. In molti casi hanno intrapreso addestramenti militari puramente formali e tutte mostrano particolari sensibilità guarda il caso, ai temi contemporanei (secondo la moda del momento) come il cambiamento climatico, la salute mentale e i diritti civili!

Né più e ne meno quindi di qualsiasi altra studentessa universitaria di “buona famiglia”. Tutto ciò, sommato all’evidenza che le donne (in maggioranza prima estromesse dalla vita politica) negli ultimi anni sono venute a trovarsi in posti di comando e responsabilità istituzionali senza certo brillare, pongono più di un dubbio.

Pensiamo a Christine Lagarde, Urula Von der Leyen, Kaja Kallas, Maia Sandu o Sanna Marin per fare qualche esempio, non fanno ben sperare che le “Reali signorine” sopra indicate possano essere molto differenti.

In questo caso, gli esiti del loro operato, potranno giovare alla causa monarchica e/o mantenere l’attuale consenso?

Il terzo punto poi, è la vera chiave di volta della futura stabilità della monarchica. Si tratta della polarizzazione del consenso relativo al divario generazionale. Se guardiamo ai dati demografici, la stabilità della monarchia mostra crepe sempre più evidenti tanto più giovane e la fascia di età presa a campione.

Nel Regno Unito e in Spagna, ad esempio, i sondaggi mostrano che la popolazione sopra i 55/65 anni rimane fortemente monarchica vedendo nel Sovrano un simbolo di stabilità e continuità nazionale.

Al contrario, le generazioni sotto i 35 anni, semplicemente non guardano alle istituzioni. La loro indifferenza totale, è data dall’istruzione che hanno ricevuto. Un’istruzione apertamente anti istituzioni, contro il senso di appartenenza ad una comunità, contro il patriottismo, contro le regole di un tempo insomma… tutti valori che più si identificano nella monarchia e meno nel caos del repubblicanesimo. Per questi soggetti insomma, la monarchia rappresenta più della repubblica, solo un retaggio anacronistico e costoso!

Questo il panorama europeo, in cui tutte le monarchie in essere (a parte il Vaticano) sono costituzionali o parlamentari puramente cerimoniali. Il loro valore non risiede nel governare, ma nella maggioranza dei casi, rappresentano il Paese come una diplomazia parallela di alto livello. In altri casi, come Re Felipe VI in Spagna o il Re Frederik X in Danimarca la costituzione autorizza loro ad agire come arbitri neutrali al di sopra delle parti politiche, offrendo un punto di riferimento identitario nei momenti di grave crisi istituzionale o sociale, ma nulla più.

In sostanza, le monarchie europee non rischiano un crollo imminente attraverso rivoluzioni culturali o rivoluzioni violente di piazza: il loro vero nemico è l'irrilevanza, che con il continuo ricambio generazionale pongono ogni giorno di più la monarchia sui ripiani delle vetrinette dei musei al pari di reperti archeologici. Reperti certamente preziosi, ma sempre più distanti e inutili dai percorsi di vita e dalle difficoltà dei popoli che pretendono di rappresentare.

E la prova di questo evidentissimo scollamento è diventata non più occultabile di recente, anche a chi, come me nutriva ancora illusioni, a partire dal periodo del Covid, dove nessuno, e ripeto nessuno degli appartenenti alle varie Famiglie e Dinastie, regnanti e non, ha saputo o voluto prendere una posizione diversa dalla vulgata generale in difesa dei diritti delle popolazioni calpestati con violenza senza pietà.

E questi popoli, hanno dovuto resistere traendo energia e forza da qualche coraggioso intellettuale o da qualche raffazzonato capo popolo. E il menefreghismo di comodo di questi “Reali individui”, perché di questo si tratta… non ha avuto termine con la fine del periodo pandemico, ma è andato oltre, continuato con l’appiattimento loro su posizioni discutibili quali la russofobia a prescindere da qualsiasi ragionamento di carattere storico e di interesse politico, così come oggi, nessuno di loro fiata contro l’ideologia e la propaganda di guerra imperante per condurre le popolazioni come greggi, allo scontro militare diretto con la Russia stessa. Uno scontro sempre più probabile, che potrebbe avere esiti catastrofici non solo per le popolazioni e le monarchie, ma per la sopravvivenza stessa del genere umano su questo pianeta!

Ciò è gravissimo e mi porta inevitabilmente a pensare al nostro povero Paese.

Tornare ad una monarchia costituzionale su questi principi e risultati diventa non solo inutile ma addirittura eticamente e moralmente deprecabile. Per il popolo e per la stessa Casa di Savoia.

Spero di non dover assistere ad un abominio simile. Una Casa millenaria ridotta a fare il soprammobile sulla mensolina che sovrasta il caminetto, in cui vengono bruciati tutti i valori in cui occorrerebbe credere per salvare, non solo questo Paese ma forse anche il mondo intero!

Potremmo terminare qui, ma vale la pena completare il quadro: se analizziamo la questione dal punto di vista del diritto, il "lucchetto" Costituzionale costituito dall’Articolo 139 come ben sappiamo, è un ostacolo praticamente definitivo, recitando che “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale."

Questo significa che la Repubblica non è semplicemente una “legge” che si può cambiare con una maggioranza parlamentare, e nemmeno con un normale referendum abrogativo. È un limite assoluto all'attività di revisione costituzionale. Nemmeno il Parlamento, all'unanimità, potrebbe votare per il ritorno alla monarchia, poiché ciò sancirebbe la fine dell'ordinamento costituzionale vigente (configurandosi come un vero e proprio colpo di Stato giuridico o una rivoluzione). Per tornare alla monarchia bisognerebbe piuttosto abrogare l'intera Costituzione del 1948 a seguito di una qualche calamità, e redigerne una completamente nuova.

Ma chi può volere una cosa simile oggi, sa bene che ciò potrebbe verificarsi solo dopo alcune generazioni di persone, diversamente istruite, informate e acculturate a partire da oggi, in assenza della propaganda che ci governa a partire dal luglio 1943!

Ipotesi assolutamente improbabile, soprattutto per un Paese come l’Italia legato ad istituzioni ed alleanze transnazionali che non rispondono a criteri di democrazia popolare: gli Stati Uniti d’America, la Nato e l’Unione Europea!

Inoltre, a differenza di altri Paesi europei, ad esempio la Spagna, dove la monarchia fu restaurata nel 1975 da Juan Carlos come ponte per uscire dal franchismo e traghettare il Paese verso la democrazia partendo da una popolazione sana e ancora identitaria, in Italia oggi, non esiste più una reale richiesta sociale, perché questa non può esistere, dal momento che da decenni la popolazione non solo ha perso la sua identità storica “grazie” alle particolari cure di chi, vede nell’Italia e nella sua cultura un difetto di origina, ma ha perso anche la sua omogeneità dovuta ad una massiccia invasione (continua) di altre culture, religioni e tradizioni.

Per la stragrande maggioranza dei “nuovi italiani” (i giovani autoctoni e gli immigrati) la figura del Presidente della Repubblica è l’unica conosciuta ed incarna già il ruolo di rappresentante delle istituzioni. Istituzioni sempre più amorfe, laiche e globalizzate nella cultura e nelle tradizioni.

Una popolazione questa, che non ravvisa più la necessità di legare la sua unità a una dinastia che l’ha resa possibile, semplicemente perché non ritiene più necessaria la stessa unità nazionale.

Personalmente, anche ipotizzando l'assurdo dell’instaurazione di una nuova monarchia con le caratteristiche ed i limiti su indicati, credo che si porrebbe il problema pratico di quale dinastia debba salire al trono.

Casa Savoia che dovrebbe essere l’unica ad averne diritto, è stata per decenni arrisa, e divisa internamente da profonde dispute dinastiche sulla linea di successione, per nulla sopite. Anzi, la scelta di procedere in futuro sulla strada della ereditarietà anche per via femminile, seguendo le “mode” d’oggi, ha rinfocolato queste divisioni e contemporaneamente frammentato ancor più la già debole percezione popolare di "simbolo unitario".

In conclusione, se in alcuni Paesi europei la monarchia può ancora trovare un riscontro nell’approvazione popolare perché la sua presenza non si è mai interrotta nonostante la sua evoluzione (tradotto: ha perso la sua identità per non disturbare troppo… ) in Italia, il ritorno ad una stabilità istituzionale offerta teoricamente da una monarchia costituzionale non solo non è più configurabile, ma continuerà ad essere osteggiata da chi non desidera che possa esserci la possibilità (anche remota) di un ostacolo alle manovre del “pilota automatico” delle élite sovrannazionali che governano non solo l’Italia ma l’occidente nel suo complesso.

Alberto Conterio - 22.05.2026

mercoledì 23 marzo 2022

L’attualità della monarchia oggi

L’attualità della monarchia oggi
Quale collegamento con la volontà popolare?
 
di Alberto Conterio - 17.03.2022
 
Devo confessare che, ultimamente faccio davvero fatica a trovare punti di positività nel panorama politico, culturale e sociale nel povero mondo che stiamo vivendo. La mia delusione è ormai profonda e, vicino alla soglia dei sessant’anni, non credo sia dovuta alla mancanza di esperienze.
Meglio comunque essere precisi, …quel tanto che basta per non lasciare intendere che il pianeta Terra sia irrimediabilmente perduto. Al contrario. Basta infatti aver voglia di guardare fuori dalla finestra dell’Unione Europea, o più genericamente del così definito “mondo occidentale” per rendersi conto che il mondo, quello vero, è più vivo e positivo che mai, come sempre. Ciò lascia ben sperare per il futuro del pianeta e delle future generazioni! Urge però fare una riflessione:


oggi 17 marzo; dovrebbe essere un giorno di festa in Italia. Invece no, nessuno, e ripeto, proprio nessuno pare ricordare questa data, se non i soliti quattro gatti “monarchici”. Uno squallore insomma! Decido così di vedere cosa succede nello stesso giorno, in tutti quei paesi d’Europa e anche più lontani, che rispondono ad un modello sociale ed istituzionale che noi - i soliti quattro gatti appunto - riteniamo migliore, arrivando all’invidia. Parlo chiaramente delle famose monarchie europee, …il lontano Giappone dell’imperatore. Sono definizioni prestigiose, quasi universalmente riconosciute nel mondo. Nel caso del Giappone poi, addirittura altisonante!
Così, apprendo che: William Kate celebrano San Patrizio in Inghilterra, Il Principe Alberto di Monaco partecipa al lancio della piattaforma salute digitale Monaco Santé, La regina Elisabetta consegna la Medaglia d'oro della regina per la poesia a Grace Nichols (una poetessa della Guyana), Il Re Felipe di Spagna, inaugura la nuova antenna della NASA al Madrid Deep Space Communications Complex, situata nella città di Robledo de Chavela, La Contessa Sofia di Wessex vola a New York per difendere i diritti delle donne, dall’Inghilterra ancora la Regina Elisabetta incontra online i nuovi ambasciatori Enkhsukh Battumur, della Mongolia e Rukhshona Emomali, della Repubblica del Tagikistan, La regina Margherita di Danimarca presiede la Royal Life Guards Parade 2022, il Granduca Ereditario Guglielmo di Lussemburgo visita uno studio cinematografico e sonoro a Bettembourg, per finire con la Principessa Aiko del Giappone, impegnata in una conferenza stampa, che la introduce alla vita istituzionale del suo Paese, dopo essere divenuta maggiorenne all’età di 20 anni il 1° dicembre scorso!
Ora, se in tutti questi Paesi, non avessimo dei problemi, decisamente più seri della semplice noia, …ricordo la crisi economica, problemi legati ad un tasso di disoccupazione preoccupante, tensioni sociali dovute agli effetti post Covid e altro ancora, sarei propenso a credere che, effettivamente questi siano i compiti istituzionali di competenza di questi personaggi.
Purtroppo però, non si può negare che oltre ai problemi elencati brevemente abbiamo aggiunto di recente la sentita e grave preoccupazione dovuta allo spettro per nulla eccessivo di un allargamento delle ostilità in Ucraina ad altre potenze e nazioni fino a ritenere possibile addirittura, uno sviluppo nucleare del conflitto. Di fronte a ciò, se è vero come amiamo affermare noi monarchici da sempre, che le corone, sono vicine alla volontà popolare ben più di un presidente eletto nel rispetto dei più disparati interessi politici, avrei preferito apprendere che, in ognuno di questi Paesi, Sovrani e membri di queste case regnanti, avessero intrapreso iniziative di sensibilizzazione nei confronti dei loro legittimi governi, allo scopo di abbassare i toni, di promuovere la diplomazia, di “forzare” soluzioni più vicine ai voleri e alle necessità dei popoli che credono di rappresentare. Tutti i popoli infatti, sentono la necessità primaria in questo preciso momento, d’avere la certezza della pace: non vi sono problemi più impellenti! Registro quindi, che costoro si sono semplicemente voltati altrove. Mi spiego bene per non essere frainteso: vorrei avere notizia di iniziative simili a quella presa da SM la Regina Elena, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Quante possibilità in più avrebbero questi sovrani oggi utilizzando i moderni sistemi di comunicazione in tempo reale?
Concludo, tornando alla mia delusione generale… chiedo a Voi, appare ora maggiormente giustificata?