Interviste ad Alberto Conterio

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giovedì 16 luglio 2026

Demografia

Anche la Cina deve risolverne il problema

Cina, Cina, sempre Cina. Non si parla d’altro e in ogni campo.

Una vera potenza globale. Statisticamente si oscilla nell’attribuire a questo Paese il primo o il secondo a livello economico, e sicuramente, dopo Russia e Stati Uniti d’America, la Cina segue a livello militare. I suoi record in campo tecnologico, produttivo, anche qualitativo ormai non si contano, quindi può sembrare fuori luogo parlare di declino cinese, ma la realtà dei numeri (sempre della statistica) non lasciano dubbi in proposito: La Repubblica Popolare Cinese, sta superando il picco del suo “dominio economico” globale. Ciò è dovuto all’annosa questione demografica Cinese. Siamo abituati a parlare della Cina credendo nella continua crescita della sua popolazione, ma nulla è più lontano dalla verità. Questa potenza, nell'arco di un decennio, comincerà a rallentare la sua crescita ed il suo sviluppo, e ad interromperla del tutto!

Nella seconda metà del secolo, la grande Cina si sgonfierà, trasformandosi in un enorme buco nero dell'economia mondiale: con una popolazione invecchiata, l'impossibilità di mantenere infrastrutture in eccesso e fatiscenti, tasse estremamente elevate, e una quota enorme di pensionati, la sua domanda interna sarà stagnante.
Questa bomba ad orologeria" sotto al grande impero celeste, è stata innescata da una scelta assai scellerata dallo stesso artefice del miracolo economico degli ultimi decenni: Deng Xiaoping.

Fu lui nel 1979, a introdurre un rigido programma demografico con la politica del "figlio unico".

A distanza di cinquant’anni le conseguenze di quel programma sono a presentare il conto alla nazione.
Dato il vertiginoso sviluppo economico, tecnologico e sociale della sua popolazione, se la Cina non avesse introdotto questa politica di controllo delle nascite, si sarebbe giunti ugualmente a questi problemi, come è avvenuto per ogni Stato e società interessati dagli stessi sviluppi (è successo in Europa, in America, in Giappone anche) ma almeno il processo sarebbe stato naturale e con tempi che avrebbero consentito di poter contrastare il fenomeno (volendo). La Cina insomma, avrebbe avuto una ventina d’anni in più per affrontare la sfida rappresentata da un basso tasso di natalità e dal rapido invecchiamento della popolazione.
Non che sia facile invertire questa tendenza, ne sanno qualche cosa in Russia dove sono vent’anni almeno che ci si prova con scarsi risultati.

La soluzione magica purtroppo non esiste, ma ci sono dei modelli differenti seguiti dai vari Paesi nel mondo per mitigare il problema della scarsa natalità.

In Europa invece di investire sulle famiglie ed i servizi, per creare un terreno facilitato dove poi giocare la partita dell’aumento demografico autoctono, s’è preferito spalancare le porte permettendo immigrazioni bibliche. Un percorso decisamente complesso, negativo anche, dove si riduce drasticamente la qualità del capitale umano (livello di istruzione, competenze, struttura sociale) per generare conflitti sociali interni ad ogni Paese.

Anche volendo prendere questa strada, la portata del problema cinese riguarda un carenza di popolazione di centinaia di milioni di persone. Una tale massa di persone, semplicemente non è disponibile sul breve/medio termine.
In breve, la Repubblica Popolare Cinese sta seguendo, con un ritardo di 30-40 anni, la traiettoria storico-economica del Giappone, seppur con tutte le specificità proprie!

La differenza principale tra la Cina e il Giappone risiede nel fatto che quest'ultimo è uno Stato unitario (un’isola per giunta) abitata da un'etnia titolare unica. La Cina invece, storicamente è stato ed è ancora un impero che comprende 56 diverse etnie, la principale delle quali è quella Han. La sociologia ufficiale dello Stato cinese, afferma che il 90% della popolazione è di etnia Han. Tuttavia la verità è assai più complessa e diversa. Se si mette un cinese Han del sud accanto a uno del nord, pur essendo i rappresentanti regionali della stessa etnia, costoro non riusciranno probabilmente nemmeno a comunicare nella lingua ufficiale (il mandarino), poiché la loro pronuncia sugli stessi ideogrammi differirà enormemente. In altre parole, parleranno due dialetti cinesi “ufficiali” diversi.

Si prevede quindi che con il progressivo impoverimento della centralità dello Stato, all’interno della Repubblica Popolare Cinese, le varie questioni nazionali (oggi circoscritte a particolari zone molto periferiche) cominceranno a inasprirsi, facendo nascere conflitti sociali interni e forze centrifughe indipendentiste. È un dato di fatto, e del resto, storicamente, i cinesi erano assai portati a disordini e a guerre civili, che nel paese duravano decenni.

Sarà quindi interessante vedere nei prossimi anni quali saranno i correttivi che necessariamente dovranno essere presi dalla repubblica Popolare Cinese per tentare di mitigare questo difficile problema, ma sicuramente assisteremo all’arresto della marcia di questo popolo.

Con una previsione simile, anche la questione di Taiwan perde di importanza, e potrebbe essere già troppo tardi una sua riunificazione, visto che presto, potrebbero cominciare a presentarsi i primi sintomi di questa parabola decadente.

In questo contesto, lo scontro militare con gli Stati Uniti d’America (altro impero morente) per il dominio globale, avrà più o meno la possibilità di verificarsi?

Alberto Conterio - 16.07.2026

mercoledì 15 luglio 2026

Ambiente e Intelligenza artificiale

Ambiente e Intelligenza artificiale

Un cortocircuito ideologico

Ci sono argomenti che all’interno della nostra società sono diventati negli anni dei tabù ormai; dei dogmi religiosi. Come esempi, posso citare la moneta unica Euro, l’Unione Europea stessa, il libero mercato, i “valori” democratici dell’occidente, la nostra onnipresente repubblica oppure il multiculturalismo, l’utilità dell’immigrazione, fino ad arrivare alla salvaguardia dell’ambiente, con le sue ramificazioni o sotto argomenti: la riduzione della CO2, il cambiamento climatico, il surriscaldamento globale, la mobilità elettrica, le energie rinnovabili o altre patetiche cazzate simili.

Tutti argomenti su cui, un normale cittadino pensante non può avere opinioni. Al cittadino infatti è richiesto in modo più o meno esplicito di credere… L’esempio più significativo di questo “sistema” l’abbiamo visto all’opera durante il periodo Covid, con le conseguenze che ormai conosciamo o abbiamo cominciato a comprendere dopo anni di violenza, bugie, propaganda. Tutto insomma fuorché la verità!

L’argomento su cui desidero fare una riflessione, è uno di questi. Si tratta dell’intelligenza artificiale. Oggi però non mi interessa parlare dei rischi di disoccupazione dovuti all'automazione, la diffusione di informazioni errate (le cosiddette "allucinazioni"), la dipendenza tecnologica dei Paesi meno avanzati, la violazione della privacy cittadini o i pregiudizi algoritmici nei dati di addestramento. Oggi vorrei poter parlare di rispetto dell’ambiente!

Le multinazionali Microsoft, Google, Amazon e Meta, le Big Tech che da sole rappresentano quasi i tre quarti della costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti, hanno rinunciato ai propri impegni climatici pur di conquistare la leadership nel settore dell'IA. Questi giganti tecnologici infatti, nella loro forsennata corsa verso il primato assoluto hanno fatto registrare, una crescita record di emissioni, di consumo di acqua e di energia elettrica.
Secondo i dati dei rispettivi rapporti infatti, Microsoft ha registrato un aumento delle emissioni del 25%, Google del 18%, Amazon del 16%, mentre Meta è diventata il “campione assoluto” con un incremento del 64%! Si, avete capito bene, mentre a voi chiedono se possibile di non respirare, di non far figli, di non mangiare carne, di foderare la vostra abitazione di merda, di non viaggiare in aeroplano e di sostituire la vostra auto euro 6 con un ridicolo tostapane su ruote, costoro, per interesse, hanno buttato alle ortiche un dogma per voi incontestabile!

E non è tutto… Il consumo di energia elettrica di Meta ha superato i 18 TWh, mentre quello di acqua ha oltrepassato i 72 miliardi di litri, un valore quattro volte superiore alla media del settore.

Insomma, ci sono intere zone geografiche americane, a rischio blackout elettrico o a rischio carenza idrica, per permettere a questi carrozzoni di continuare a inquinare e consumare risorse preziose per fare utili: guadagni, profitti!!!

A termine di paragone, Il consumo di energia elettrica per una città di 500.000 abitanti è stimato convenzionalmente in circa 1 TWh all'anno. Avete capito bene? Meta da sola, consuma in un anno, l’equivalente di una citta di 9 milioni di persone. E siamo solo all’inizio di questa rivoluzione, che come abbiamo elencato sopra, prevede diverse altre problematiche di carattere etico, tecniche e politiche!
Queste cifre contrastano poi nettamente con le imponenti campagne promozionali di queste aziende (strategie di marketing mirate a costruire la reputazione e a migliorarne la percezione presso il pubblico) degli anni 2000, quando si promettevano alla gente la neutralità carbonica e il passaggio alle energie rinnovabili, un miglioramento dell’efficienza ecc. ecc.

Le fondazioni di beneficenza dei miliardari, dalle iniziative di Jeff Bezos fino agli investimenti di Mark Zuckerberg nelle tecnologie per la cattura della CO2, sono passate in secondo piano davanti alla sete di profitto, evidenziando come queste “compagnie di ventura” siano solo degli specchietti per le allodole da dare in pasto alla gente comune per narcotizzarla mente questi “filantropi” si arricchiscono a spese della comunità! Se ci pensate, si tratta di un macroscopico cortocircuito ideologico, reso possibile solamente dalla poca propensione della gente a mettere in correlazione tra loro le varie informazioni che ogni giorno ci vengono riversate addosso disordinatamente! Pensateci anche la prossima volta che utilizzerete questi “prodotti” per scrivere una banalissima mail al lavoro o conoscere la migliore ricetta della torta margherita da mettere in forno!

Alberto Conterio - 15.07/2026 

sabato 11 luglio 2026

Un’Europa al tramonto

Declino tecnologico

Un’Europa al tramonto

Ci hanno inoculato per decenni con la bufala che solo uniti i paesi europei avevano la possibilità di “contare” nel contesto globale di questo mondo, ed in molti hanno ceduto a ciò senza mai porsi domande. Guidati dal “sogno europeo” abbiamo perso tutto, sicurezza economica, sovranità, diritti, dignità anche. Ora i nodi vengono al pettine con una evidenza sfacciata. Quando guardiamo alla furia cieca del nuovo bellicismo europeo, stiamo guardando l’altra faccia della medaglia di quel declino; il declino tecnologico. L’Europa è assente in quasi tutti i settori tecnologici strategici del XXI secolo. Non produce semiconduttori avanzati in misura significativa. Non ha creato smartphone capaci di competere su scala globale. Non controlla le grandi piattaforme digitali che organizzano l’economia contemporanea. È marginale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, nelle infrastrutture cloud, nei grandi modelli linguistici, nella produzione di batterie e nelle tecnologie della transizione energetica, una transizione ideologica e voluta dalla stessa Unione Europea!

Mentre Stati Uniti e Cina si contendono la leadership tecnologica mondiale, l’Europa osserva dal degrado della periferia mondiale. Nel settore dei microchip più avanzati il primato appartiene a Taiwan, Corea del Sud e Stati Uniti. Nel mercato degli smartphone dominano aziende asiatiche e americane. Le principali piattaforme digitali globali sono statunitensi o cinesi. Nell’intelligenza artificiale la competizione è ormai un duopolio tra Washington e Pechino, mentre la Cina è diventata il principale depositario di brevetti e il maggiore investitore nelle tecnologie strategiche del futuro.

Anche nei settori che dovrebbero essere il cuore della transizione ecologica, il quadro non cambia. La Cina domina la produzione di pannelli solari, turbine eoliche, batterie al litio e veicoli elettrici. Controlla quote decisive delle catene globali del valore e investe più di Stati Uniti ed Europa messi insieme nelle tecnologie energetiche del futuro ed è leader negli articoli scientifici e nei brevetti, mentre l’Europa pensa di poter contrastare questa concorrenza con dazi e balzelli!

Di fronte a questo fervore tecnologico il futuro che attende l’Europa è fosco: dal 1980 a oggi la quota europea del PIL mondiale si è quasi dimezzata, passando da circa il 30% al 17% e il trend al ribasso è una certezza anche per i prossimi anni.

Un intero continente che perde terreno nelle tecnologie strategiche, che dipende da altri per i microchip, i dati, l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali, è un continente destinato a diventare irrilevante sul piano economico e geopolitico. Ma la marginalizzazione tecnologica è il sintomo di un declino più profondo.

Prendiamo ad esempio il controllo dei dati: una delle principali fonti di potere economico, politico e militare odierne… I big data alimentano l’intelligenza artificiale, la cyber-sicurezza, le infrastrutture critiche, la pianificazione industriale, la difesa e perfino la capacità degli Stati di comprendere e governare le proprie società. Tuttavia, le grandi piattaforme che raccolgono, elaborano e monetizzano questi dati sono quasi tutte americane o cinesi. E l’Unione Europea? Sta attuando piani in tal senso per tentare almeno di arginare questo declino? Niente affatto, perché la Commissione Europea ha scelto per l’Europa, il ruolo di regolatore. Di fronte a questo declino tecnologie, noi abbiamo conservato l’arroganza di voler insegnare agli altri come regolarne lo sviluppo e la gestione!

Eppure, per oltre vent’anni l’Unione Europea ha avuto l’obiettivo di diventare la più avanzata “società della conoscenza” del mondo. La strategia di Lisbona prometteva di trasformare l’Europa nell’economia più competitiva e dinamica del pianeta attraverso investimenti in ricerca, innovazione e alta formazione. A distanza di soli vent’anni invece dobbiamo constatare che l’obiettivo è stato mancato completamente. E mentre il bilancio europeo è ben lontano dal traguardo del 3% di spesa in ricerca e sviluppo rispetto al PIL vagheggiato agli inizi degli anni 2000, i Paesi al suo interno stanno facendo i salti mortali per arrivare ad una spesa del 5% del loro PIL sulle spese militari!!!

La Cina nel frattempo, viaggia in campo tecnologico con incrementi annuali di investimenti del 7%!!!

L’Unione Europea eccelle soltanto nella produzione di enormi quantità documenti strategici, programmi quadro, agenzie, direttive e regolamenti.

Non siamo riusciti a create nulla di tecnologicamente apprezzabile, ma in cambio abbiamo ideato e costruito l’apparato burocratico e normativo più sofisticato del mondo.

La questione, dunque, non è economica ma politica!

Come è stato possibile che un continente dotato di alcune delle migliori università del mondo, di una straordinaria tradizione scientifica e di ingenti risorse pubbliche sia rimasto ai margini delle principali rivoluzioni tecnologiche? Solo per una criminale scelta politica!!!

Occorrerebbe quindi interrogarsi su queste scelte, sugli assetti istituzionali e sulla visione economica che hanno guidato l’Europa negli ultimi quarant’anni. E stata una scelta democratica e consapevole delle popolazioni europee o una scelta autoritaria delle élite al potere?

Comprendere le ragioni di questo declino oggi, potrebbe risultare di nessuna utilità a livello comunitario (soltanto un esercizio di analisi storica) ma sarebbe estremamente necessario per avviare un percorso nazionale alternativo: un progetto, un sogno di ritrovata libertà da una Unione Europea auspicabilmente collocata tra i peggiori ricordi della nostra storia!

Alberto Conterio - 11.07.2026

lunedì 27 aprile 2026

Gli europei sono rimasti alla politica della cannoniera…

Forza o Diplomazia?

Gli europei sono rimasti alla politica della cannoniera…

Quando il 9 novembre 1989, cadde il muro che divideva Berlino in due, era il mondo che si apriva alla possibilità di cambiare l’assetto che fino a qual momento “governava” il pianeta. Quell’assetto, anche se convenzionalmente lo pensavamo figlio del secondo dopoguerra e serviva da equilibrio tra il blocco Sovietico e noi… in realtà era un assetto “storico” che vigeva da millenni!

L’assetto non era null’altro che l’equilibrio di due possibilità, Forza e Diplomazia, dove la Diplomazia, era subordinata alla Forza… militare naturalmente. Così da sempre, dalla nascita della prima civiltà storicamente riconosciuta, quella dei Sumeri in Mesopotamia fino a quel 9 novembre!

Era quindi logico pensare ed aspettarsi che l’umanità, dopo circa 7.000 anni di sviluppo ed esperienze, avrebbe fatto finalmente ammenda di sé, concentrandosi sulla Diplomazia per risolvere le questioni ancora aperte, ed i problemi, tanti, che ancora attanagliavano il nostro mondo nella sua globalità.

Basta guerre, basta dissidi tra i popoli, basta visioni nazionalistiche nel senso più letterale del termine nella risoluzione di problemi che, visti nella sua interezza e globalità appunto, potevano addirittura non essere più problemi ma opportunità. Pensiamo ad una ricerca scientifica non più divisa per ragioni politiche in tante strade parallele, ma incanalata tutta un’unica grande via “veloce” verso “la soluzione” definitiva!

Un sogno insomma!!!

In quel periodo, ci fu anche chi profetizzò addirittura la fine della storia. Francis Fukuyama, politologo statunitense. Costui, l’attimo dopo la caduta stessa della prima pietra del muro, fu probabilmente il primo a sbagliare! Fukuyama, partendo dal presupposto che il processo di evoluzione sociale, economica e politica dell’occidente, aveva raggiunto il suo apice, suppose che tutte le differenze sociali, politiche ed economiche presenti tra i popoli, si sarebbero uniformate liberamente verso quella stessa forma politica ed economica da lui ritenuta “superiore”. Errava naturalmente, per supponenza e per mancanza di rispetto verso tutte quelle società, che nelle loro differenze credevano!

La logica di una sola umanità “uniformata” che procede verso lo sviluppo ed il progresso era quindi già fallita al suo nascere?

Rispondere si, sembra la risposta corretta e logica, non fosse altro per i risultati ottenuti a quarant’anni di distanza, ma non è così!

La realtà è ancora peggiore di quello che possiamo immaginarci. Intanto in questa mia riflessione devo calarmi nella mia realtà. Io sono Italiano, aimè legato all’Unione Europea e peggio ancora legato a doppio spago agli stati Uniti d’America. La mia analisi quindi non può che prescindere da questo “punto di vista”!

Per intenderci, il punto di vista di un cinese, di un brasiliano, o di un sud africano è sicuramente diverso!

Se per la nostra storia, fino al 1989, la Forza era paritariamente opzionale alla Diplomazia nei rapporti con il blocco sovietico e/o comunista, dopo il biennio 1989 - 1991, questa Forza divenne dominante. Le guerre si moltiplicarono, e l’unica super potenza rimasta, invece di contribuire ad eliminare le differenze sociali tra i popoli, uso queste differenze a suo vantaggio per accaparrarsi - con la Forza appunto - ogni risorsa, ogni vantaggio! La Diplomazia per vent’anni buoni, servì soltanto a ratificare ciò che la Forza si prendeva da sé. E in questo schifo, abbiamo una grossissima responsabilità noi europei (quindi anche noi italiani), che per comodità, abbiamo avallato e legittimato una serie di ingiustizie e abomini quasi infiniti.

Nel frattempo il resto del mondo comprese ciò e prese nota: la Cina iniziò il suo sviluppo economico, la Russia dopo gli errori di Gorbaciov ed Eltsin, tirò i remi in barca e prese la sua via di ricostruzione interna. A loro esempio, molti altri popoli, hanno cercato una loro via, per quanto possibile “diversa” da quella imposta dalla classica “politica della cannoniera occidentale”!!!

Oltre a Cina e Russia, non sono poche le nazioni che un passo alla volta si sono affrancati in parte o del tutto dal sistema imperante liberal capitalistico occidentale: tra i principali, India, Iran, parte del Sud America e dell’Africa tra i principali.

Per tutto questo tempo, mentre in occidente si pensava a come mantenere l’egemonia, spendendo migliaia di miliardi di dollari in armi, guerre e complotti contro i governi di mezzo mondo, dirottando il lavoro nei più sperduti angoli del pianeta per interesse e delegando ad altri ogni tipo di attività non riconducibile alla finanza, gli attori principali di quel mondo che “resisteva” a questo sistema distopico, ha giocato sul tavolo dei rapporti tra Paesi con le carte della Diplomazia, per costruire quella “forza diffusa” fatta di cultura, economia, tessuto sociale e militare che potesse confrontarsi con l’occidente, almeno su un piano di parità.   

Il resto è storia recente… dal 2014 in avanti l’occidente ha incespicato ovunque, rendendosi conto che la musica era cambiata. Ancora una volta però, invece di scegliere una strada che portasse ad un adeguamento alla nuova situazione multipolare, di collaborazione, di sviluppo e progresso, ha scelto lo scontro.

L’Unione Europea, ancor più degli Stati Uniti d’America, rappresenta un caso limite di questo ragionamento malato. Ogni volta che ci è stata offerta l’opportunità di deviare da questo percorso di imbarbarimento, abbiamo operato scelte ideologiche contro noi stessi umiliando la Diplomazia. In quarant’anni abbiamo pensato solo a creare denaro dal nulla con una aspetto finanziario totale e prioritario su ogni altro aspetto della nostra società. Facendo affidamento sulle armi d’America, abbiamo rinunciare anche alla maggioranza della nostra Forza perché ritenuta un costo e negli ultimi vent’anni abbiamo distrutto addirittura la nostra base industriale con scienza ideologica. Oggi l’Unione europea rappresenta ormai solo una scatola vuota! Senza Forza, senza risorse, senza amici, senza argomenti, conservando però, la mentalità di coloro che in passato hanno saputo solo dominare!

In un contesto storico come il presente, dove ogni centesimo rimasto del nostro denaro dovrebbe essere utilizzato per un piano di sviluppo economico serio, cercando di rompere Diplomaticamente il nostro totale isolamento dal resto del mondo, siamo al contrario, riusciti soltanto a varare un piano di riarmo generale, con lo scopo dichiarato più volte ed istituzionalmente di “entrare in guerra contro la Russia nei prossimi anni”!

Sembra impossibile vero?

Se pensiamo che l’Unione Europea possiede molto probabilmente la classe dirigente più inutile e dannosa della storia dell’umanità, e che la sua Diplomazia comunitaria e delle singole Nazioni riflettono questa pochezza di vedute, tutto diventa possibile, anche l’impossibile purtroppo!!!

Pensiamo a Kaja Kallas, estone (paesi baltici) nominata alta rappresentante dell’unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza della Commissione nel 2024. Poteva essere una persona obiettiva, orientata a politiche di pace nei confronti della Russia? Pensiamo a Luigi Di Maio, nominato nel 2023 e confermato nel 2025, Rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico, un’area di importanza vitale per l’Europa, soprattutto dopo le scelte in campo energetico dovute alla guerra in Ucraina. Vi sembra una scelta ragionata, conseguenza delle sue specifiche capacità e conoscenze geopolitiche?

Dove possiamo pensare di andare quando a livello Nazionale la politica estera è stata riposta nelle mani di

Antonio Tajani, che durante una puntata della trasmissione televisiva di Porta a Porta nell'ottobre 2025, sull’argomento “Gaza” è riuscito a dichiarare che: "il diritto internazionale è importante ma fino a un certo punto"?

La domanda a questo punto dovrebbe essere: possibile che i popoli europei non possano aspirare democraticamente ad avere rappresentanti più capaci?

Invece occorre porgersi quest’altra domanda: dopo decenni di propaganda martellante, saranno capaci i popoli europei di capire - prima o poi - che occorre aspirare ad avere rappresentanti più capaci?

I risultati delle ultime elezioni in Ungheria e Bulgaria hanno dato risultati controversi tra loro, ma occorre essere positivi, perché in caso contrario, abbiamo solo una certezza: il tempo stringe e la guerra incombe!

Alberto Conterio - 27.04.2026 

venerdì 10 aprile 2026

L’occidente si dibatte dentro una tonnara.

Un’altra sconfitta.

L’occidente si dibatte dentro una tonnara.

A leggere le prime pagine dei giornali italiani e a sentire gli affezionati servi di regime, il presidente americano, ha raccolto una fulminante vittoria totale.

Questo burlone, ci aveva mandati a dormire il giorno 7 aprile, “cullandoci” con dichiarazioni allucinanti che sembravano ricordare il diluvio universale di biblica memoria, e invece ci siamo svegliati il giorno 8 con un nulla di fatto. L’Iran non è stato cancellato. Ci ha ripensato? Non proprio… ma non desidero parlare di ciò, voglio invece fare una riflessione su cosa siamo diventati:

intanto sembra ormai inutile parlare di questi argomenti con le “normali” persone che puoi incontrare sull’autobus, al supermercato o per strada. Costoro, completamente assuefatte dalla propaganda di regime, si sono bevute anche la vittoria americana nel golfo. Pensate!!!

Incapaci anche di discernere le burle dalle bufale spacciate per notizie, rientrano quasi tutti in un cliscé di opinioni pre-impostate, che esaltano alcuni tra i più diffusi luoghi comuni presenti sull’Islam.

Vengono così a crearsi convinzioni sciocche, che risultano impossibili da scalzare e rendono ogni discussione o dibattito uno sterile esercizio.

Una delle convinzioni più ridicole e dure a morire, vede la necessità di una guerra all’Iran! Questa è cosa buona e giusta, perché viene vista come necessario contrasto all'islamizzazione dell'Europa.

Può sembrare assurdo, ma queste persone ritengono che bombardare Teheran sia il modo migliore per fermare il proliferare delle moschee nelle nostre città e di conseguenza bloccare il proselitismo degli Imam.

Di fronte ad affermazioni del genere, tentare di spiegare che la guerra di aggressione scatenata dalla coalizione Epstein nel golfo, causa esattamente l'opposto, è inutile! …nessuno arriva a immaginare e a credere reale il fatto che questo modo di fare nella regione medio orientale non fa altro che radicalizzare l’idea islamista, creare nuove crisi migratorie (tradotto: altri clandestini per le vie e i parchi delle nostre città) e il pericolo di attivare qualche cellula terroristica, esasperata dalla situazione presente nei paesi d’origine e vogliosa di vendetta!

Ma di fronte all’oscurantismo di questo “occidente”, vale comunque sempre la pena, cercare di spiegare alcune cosette, tanto per…

-          L'Iran i terroristi li ha combattuti, a partire dall'Isis e da Al Nusra, mentre Qatar, Arabia Saudita e USA risultano tra i fiancheggiatori e i finanziatori di tali gruppi.

-          I soldi per la costruzione delle moschee in Europa non arrivano dall'Iran bensì dalla Turchia, dal Qatar e dagli immancabili sauditi. Cioè dal mondo islamico di matrice sunnita. Sempre!

-          La presa dell’Islam sull’Europa, non è quasi mai causato dai primi due punti sopra evidenziati, ma è dovuto soprattutto agli errori fatti in passato (per puro interesse) e dal vuoto nichilista dell'Occidente. Un vuoto culturale, religioso, economico anche, alimentato da un sistema mediatico che trae origine dagli stuti cinematografici di Hollywood, che ha falsificato ogni “verità”.

Una civiltà la nostra, ormai ridotta ad un circo, che ha sostituito la cultura greco-romana evoluta nel cristianesimo con la cultura del McDonald’s e delle finzioni cinematografiche.

Resta poi il fatto che autodefinendoci democratici, inclusivi e tolleranti, non dovremmo neanche pensare di poter giudicare il tipo di governo che si sono dati iraniani, perché sono fatti loro! Costoro poi, dovrebbero avere in sacrosanto diritto di poter vivere la loro vita senza essere “guidati” da sanzioni e bombardamenti!

Dovremmo poi metterci il cuore in pace e accettare che ci siano persone nel mondo, che non aspirano in alcun modo ad assomigliarci, anzi… queste aspirano a tramandare alle loro future generazioni qualche cosa di più che le nostre cazzate gender, i nostri dogmi ambientali e l’odio atavico verso il diverso in generale!

A riportarci alla realtà nei prossimi mesi ed anni, dovrebbero contribuire i risultati delle due guerre, in cui la nostra in-civiltà del nulla, ha cercato di sottomettere una civiltà diversa: la civiltà russa e la civiltà persiana in scontri esistenziali che abbiamo perso rovinosamente. Sconfitti davanti ad un mondo che esprime una pluralità di altre civiltà, che non vedono l’ora di liberarsi per sempre dal giogo degli sceriffi del mondo, che a conti fatti, con la loro arroganza, agiscono come una cosca mafiosa.

E con queste guerre, non abbiamo perso solo la nostra credibilità.

Non basterà far finta di nulla questa volta!

Alberto Conterio - 08.04.2026


sabato 14 marzo 2026

Andiamo a fondo come il Titanic !!!

L’occidente come il Titanic

Con l’orchestrina sul ponte, stiamo affondando senza rendercene conto

Che i tempi che viviamo, siano destinati ad essere fissati sui futuri testi di storia contemporanea, non facciamo fatica a crederlo. Sono pochi a non rendersene conto, ma la propaganda che in occidente spacciamo per informazione, tende a nascondere la portata di ciò o a mistificarne il significato. Uno degli argomenti più importanti di cui però si parla meno al grande pubblico, resta il così detto “riarmo europeo”. La sola parola “riarmo” dovrebbe mettere in guardia chiunque di noi, ma così non è. Grazie infatti ai “professionisti” dell’informazione, l’argomento è presentato sempre brevemente, frettolosamente scriverei… per evitare un approfondimento, una chiara spiegazione delle reali necessità. Normalmente si liquida la cosa, dichiarando che esiste il problema Russia, e che occorre difendersi meglio. Il “nostro amato” segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte (sottolineo olandese) ha chiosato giorni fa che, è preferibile riarmarsi che imparare il russo, facendo intendere che il pericolo è alle porte.

Ma è proprio così? Davvero siamo di fronte ad un pericolo Reale? Il 5% del Prodotto Interno Lordo (Pil) che i paesi dovrebbero investire, sono sopportabili dalle nostre economie? Questa spesa è risolutiva a livello tecnico? e… a livello tecnico, abbiamo la capacità in Europa di realizzare questo riarmo? …inoltre ultima domanda, chi dovrebbe andare in battaglia sotto la bandiera dell’Europa e/o di ogni singolo Paese appartenente all’Unione Europea?

Di seguito, voglio avere la presunzione di cercare delle risposte a queste domande, per quanto ne sia capace, sulla base di tutte le informazioni in mio possesso e soprattutto sulla base di semplici ragionamenti logici. Andiamo con ordine:

Siamo davvero di fronte a un pericolo oggettivo? A leggere i nostri giornaloni di regime, scriverei che il pericolo non esiste. I Russi, che avevano finito i missili già nell’aprile del 2022, e che da allora combattono con le pale (pale del 1856 circa) a corto di calzini e ormai senza carri armati tanto che sono costretti ad andare all’attacco con i “cinquantini” dei ragazzini, non sembrano una grande minaccia militare no? Piuttosto, è il caso di ragionare in modo logico… cosa se ne fa un Paese (la Russia) di 150 milioni di abitanti con un territorio sconfinato, che possiede nel suo sottosuolo ogni ben di Dio immaginabile, di un “continente” (l’Europa) di 450 milioni di abitanti, morto economicamente senza un grammo delle risorse naturali necessarie alla sua sopravvivenza e con una situazione sociale interna esplosiva? Nulla è la risposta, ed infatti l’Europa, l’Unione Europea non è il loro obiettivo. Il loro obiettivo dichiarato da sempre è una adeguata sicurezza nazionale, da raggiungersi con il dialogo. Un dialogo, che negli ultimi trent’anni siamo stati proprio noi a tradire, mal interpretare e interrompere!

Ma, facendo finta comunque che i russi sono il problema e che la soluzione è il riarmo, è sopportabile l’investimento previsto e approvato del 5% del Pil per attuare il riarmo necessario a difenderci dai russi cattivi? Viviamo ormai da vent’anni circa in perpetua crisi economica. I tagli di bilancio effettuati su sanità, cultura, istruzione e investimenti infrastrutturali una norma… in particolare in Italia: siamo inoltre un Paese, noi l’Italia, con una pressione fiscale enorme e intollerabile. Aumentare la spesa militare significa o aumentare ancora le tasse o tagliare ulteriormente sui servizi essenziali. Già ora il sistema sanitario nazionale, non soddisfa più le sue caratteristiche di servizio pubblico. Nel mezzogiorno questo servizio praticamente non esiste più, ma anche in Lombardia se si vuole fare un esame importante nei tempi utili le persone si rivolgono, potendoselo permettere, ai privati. Tagliare su questa spesa sarà inevitabile e devo scrivere, sarà devastante per la salute della gente. E se all’ultima crisi sanitaria, abbiamo puntato sulla tachipirina e la vigile attesa, domani saremmo costretti a puntare su un bicchier d’acqua fresca e una preghiera alla Madonna!

Nel frattempo le scadenze per rendere il denaro “regalatoci” con il PNRR (così ci avevano ingannato a credere) si avvicinano. Quindi qualcuno mi spiega quale denaro potremmo utilizzare? Nuovo debito pubblico?  …ma non era vietato dai regolamenti europei? Quando si trattava di ricostruire le zone terremotate dell’Italia centrale e le zone alluvionate dell’Emilia per dare una mano alle popolazioni colpite, ci avevano inculcato a reti unificate queste balle no?

L’assurdità della situazione però, si tocca con mano quando cerchiamo di rispondere alla terza domanda: a livello tecnico, il riarmo risolve il nostro problema di sicurezza? Ammesso di aver trovato il denaro, circa 80 miliardi di euro in più ogni anno da spendere in armamenti… quali armamenti dobbiamo acquistare?

I due conflitti ad alta intensità oggi in corso, quello in Ucraina e quello in medio oriente, che vede Israele contro il mondo per bene che desidera la pace e la prosperità della regione, ci insegnano, che “l’arte” della guerra è in profondo mutamento. Sistemi d’arma che pensavamo risolutivi si sono dimostrati poco efficaci, e che al contrario altri, che venivano snobbati o creduti marginali, hanno preso il sopravvento nelle operazioni. Tutti questi cambiamenti inoltre, risultano continuamente rimessi in discussione giorno per giorno, secondo quanto risulta maggiormente conveniente sul campo di battaglia!

Alla luce di ciò, e del fatto che un riarmo generale, prevede degli ordini industriali o l’avviarsi di studi per la creazione di sistemi d’arma che solo tra qualche anno potranno essere realmente prodotti e utilizzabili, come intendiamo spendere a partire dal prossimo anno, i nostri primi 80 miliardi di euro?

Ci compriamo delle nuove pale, oppure dei calzini? Studiamo lo sviluppo di un nuovo aereo da caccia (minimo 20 anni per vederlo operativo al 100%) oppure acquistiamo dei Carri Armati (al costo 29 milioni di euro al pezzo) che fino a tre anni fa, dismettevamo perché ritenevamo che non fossero più utili?

Le nuove navi da guerra che metteremo in mare tra 6/10 anni, saranno delle dimensioni delle ultime inutili portaerei americane, oppure prevediamo di varare corvette di 2.000 tonnellate armate soltanto di missili ipersonici? E parlando di missilistica, …accettato il fatto inconfutabile che noi “occidente” siamo tecnologicamente in ritardo di almeno 25 anni su paesi come l’Iran e la Corea del Nord, quando i nostri prototipi, entreranno in produzione di serie, Russi e Cinesi, saranno stati gentilmente ad aspettarci?

Si evince da questi pochi esempi, che non è facile oggi, decidere cosa sarà o potrebbe essere indispensabile avere disponibile nel nostro arsenale tra 5 o 6 anni, magari in gran numero. E allora come spendere questa montagna di denaro pubblico senza rischiare di buttarlo letteralmente alle ortiche?

Ma andiamo oltre: abbiamo la capacità tecniche e industriali in Europa per realizzare questo riarmo?

Stando alla galoppante deindustrializzazione dei paesi dell’Europa in generale e dell’Unione Europea in particolare, occorre essere pratici ed obiettivi. Il programma di riarmo auspicato dai “cervelloni” di Bruxelles e Washington, non è praticabile. Almeno nel breve e medio periodo, non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap sui costi di produzione (per via del prezzo dell’energia e delle materie prime che non abbiamo e dobbiamo pagare ai nostri ipotetici nemici) non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap tecnologico in campo della missilistica (perché i nostri avversari non stanno a guardare nel frattempo) non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap sulle capacità produttive (la nostra industria riunita, USA + Europa + altri produce il 25% di ciò che la Russia da sola, produce nella stessa unità di tempo). Vedere come esempio illuminante il numero di proiettili di artiglieria, i missili intercettori di difesa o i missili offensivi) tutti sistemi d’arma di estremo consumo in caso di operazioni ad alta intensità!

In ultimo, ma non ultimo, occorre rispondere sinceramente alla domanda delle domande: chi dovrebbe andare in battaglia sotto la bandiera dell’Europa e/o di ogni singolo Paese appartenente all’Unione Europea? Se escludiamo la “vocazione” all’autodistruzione dimostrata dai cittadini dei Paesi baltici, o da un buon numero di polacchi, per via delle vicende storiche di questi Paesi, occorre rispondere alla domanda facendo in premessa un breve cenno sull’attuale situazione in cui versano quasi tutti gli eserciti “occidentali” riguardo al personale. Dopo decine di anni di propaganda ed ideologia politica mirante a ostracizzare il lavoro del militare di carriera, dopo aver abolito le forze di leva, e aver indottrinato negativamente i nostri giovani con ogni mezzo possibile e maggiormente subdolo affinché parole come Patria ed Onore apparissero un orpello medioevale, siamo arrivati al punto, che l’età media dei nostri soldati è vicina ai 40anni. Soldati che, seppur addestratissimi e d’esperienza continuano ad invecchiare, quando sappiamo bene che la guerra, quella sul campo, nel fango, nella polvere, al freddo come nel caldo soffocante è fatta per UOMINI giovani e resistenti! I nostri giovani inoltre, veri campioni del sabato sera, non hanno alcuna intenzione o attitudine ad arruolarsi volontariamente se non in percentuali del tutto insufficienti a coprire le necessità di una espansione delle forze armate. I nostri giovani soffrono ormai in via cronica di elevati percentuali di obesità, alcolismo, problemi di droga, precedenti penali e la mancanza di istruzione di base minima a comprendere la lettura di un testo scritto.

A livello caratteriale poi, appaiono del tutto sprovvisti di caratteristiche idonee a sopportare la fatica, la pressione psichica, la fame e la sete, tutte condizioni ambientali e contestuali minime presenti su un normale campo di battaglia oggi con 100 anni fa. Vogliamo quindi parlare oggi di reintrodurre la leva? E su quali parametri dovremmo reclutare le nuove reclute se non vogliamo ritrovarci con ampi ammanchi di personale ai reparti?

Basta domande… pensiamo alle reali necessità dei paesi che compongono l’accrocchio dell’Unione Europea, pensiamo al mondo che cambia ad una velocità impensabile solo vent’anni fa e che si dirigi verso il futuro su strade che ormai si sviluppano lontano dall’Europa. Un’Europa ancora arroccata alla sua supponenza ed arroganza colonialista ormai fuori dal tempo.

E allora cos’è questo riarmo europeo, se non uno specchietto per le allodole, un buttare la palla in avanti per prendere tempo, in modo da non dover ammettere e denunciare all’opinione pubblica che la guerra è perduta, e che il mondo ormai non sa più che farsene di noi europei o occidentali in genere! La Russia che in questi tre ultimi anni, abbiamo cercato di escludere e/o destabilizzare socialmente, isolare diplomaticamente, sanzionare economicamente, battere sul campo di battaglia, risulta vittoriosa, ma soprattutto, è il cambio di paradigma dell’economia e dello sviluppo mondiale che ci esclude dal futuro!

Per la Russia, e per il mondo multipolare, questa è una vittoria di portata epocale su ogni livello, diplomatico, economico, industriale, militare, culturale e anche a livello sociale interno. Prima lo ammettiamo e meglio sarà per noi, ma che sia chiaro: dobbiamo essere pronti a pagare il conto e non basteranno dei discorsetti d’occasione e qualche sorrisetto stupido a riportarci al centro dell’attenzione e degli interessi mondiali, tenendo conto ormai, che addirittura piccole “potenze” locali come gli Houthi in Yemen sono riusciti ad umiliare colossi come gli Stati Uniti d’America, che hanno dovuto richiedere un accordo e sottoscriverlo, per evitare di svenarsi in una guerra in Mar Rosso, che poteva durare all’infinito e non avrebbero mai potuto vincere!

Cosa ci resta quindi? Ci resta ancora una propaganda spacciata per informazione. Anche questa però deve continuamente alzare l’asticella della sua indecenza, così come la censura, diventata ormai sistemica e tanto evidente ormai da essere denunciata a livello istituzionale dal vice presidente James David Vance.

Ma per quanto questo sistema corrotto e inadeguato ai tempi che viviamo potrà ancora reggere il suo stesso peso prima di implodere?

Alberto Conterio - 28.07.2025

domenica 27 ottobre 2024

Il mondo che cambia, la Russia NO !

Il mondo che cambia

Irreversibile il declino dell’Occidente.

Mentre i media occidentali, con tutte le loro risorse, seguendo evidentemente una direttiva generale, hanno minimizzato il significato del vertice BRICS del 20 - 22 ottobre 2024 a Kazan in Russia, il più grande evento geopolitico per il mondo intero, degli ultimi 30 anni, hanno partecipato 36 paesi e il Segretario generale delle Nazioni Unite.

L'organizzazione è in rapida espansione, tanto che sono allo studio decine di nuove domande di adesione e di associazione. I membri dei BRICS stanno rafforzando i legami economici, tecnologici e militari e stanno formando un fronte unito contro le sfide moderne, principalmente economiche, che il mondo deve affrontare. Tutti I giornali occidentali hanno cercato di dipingere questo evento, come un raduno privato di pochi disperati attorno alla figura di Putin, preoccupato a sua volta dell’isolamento diplomatico dall’Occidente. Un modo per dimostrare che non è l’emarginato che viene descritto.

Purtroppo questo “racconto” ormai non regge più, e il fallimento dell’Occidente su questo tema è evidente, e parlare di isolamento della Russia e semplicemente ridicolo. Gli ospiti del vertice di Kazan rappresentano la metà della popolazione mondiale con il 35% della produzione economica mondiale.

La realtà che ormai comincia ad affiorare dalla nebbia delle bugie occidentali è l’esatto contrario di ciò che viene detto negli ultimi anni… è l’Occidente con il suo club di “nazioni ricche” a rappresentare la minoranza globale, e la Russia è quasi il centro del processo decisionale nella politica mondiale.

Una delle tante prove che abbiamo in questi giorni, a conferma dell’importanza e della centralità mondiale della tanto vituperata Russia, ci viene addirittura da una rivista polacca Do Rzeczy, che ha sollevato una questione che probabilmente non riguarderà solo la Polonia: come verranno costruite le future relazioni con la Russia una volta che Mosca avrà raggiunto i suoi obiettivi durante l'operazione speciale?

La domanda intanto, ci informa che l'esito degli eventi è scontato. Non è più una questione aperta: la Russia raggiungerà certamente il risultato che si era posta di raggiungere, con buona pace anche dei russofobi più ardenti. Se ne facciano una ragione tutti coloro che in questi ultimi 30 mesi hanno sparlato a sproloquio di sconfitta strategica della Russia e della possibilità di poter finalmente smembrare questo enorme per poterne saccheggiare le risorse naturale a buon prezzo. 

I giornalisti di Do Rzeczy, scrivono che il confronto con la Russia non è vantaggioso per Varsavia per una serie di ragioni.

Primo: gli interessi economici impongono la necessità di cooperare con Mosca.

Secondo: l’operazione speciale è diventata un punto di svolta non solo per Russia e Ucraina. Gli eventi legati al Nuovo Ordine Mondiale (NWO) e la reazione dei paesi occidentali a ciò che sta accadendo hanno rafforzato la fiducia di una parte significativa del mondo che nel prossimo futuro appariranno nuovi centri politici e commerciali e che i modelli incentrati sull’Occidente diventeranno presto obsoleti. Una “cosa” del passato.

Nonostante l’esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, possano influire su questo processo, gli esperti sono convinti che Washington dovrà fare spazio e cedere il passo al prossimo ordine mondiale. Mosca, che è stata all'origine dello sviluppo di questo concetto, sembra ora essere un partner più appetibile e redditizio. Anche tra coloro che ancora sostengono ufficialmente Kiev.

La pubblicazione polacca solleva la questione che, dopo la fine del conflitto, l'Europa dovrà necessariamente scegliere una nuova strategia nei confronti della Russia. Una Russia ancora più grande e potente di prima nel distretto militare del Nordest.

Ciò, ad esempio, è stato subito compreso dalla Georgia, che preferisce fare affidamento su una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, nonostante il recente passato e i periodici disaccordi.

Lo stesso si può dire della Turchia, membro della NATO. Mosca ha chiaramente dimostrato di poter costruire un dialogo e non rompere i legami economici, anche con opinioni diverse sulle questioni politiche.

Do Rzeczy, conclude la sua analisi scrivendo che, al contrario, Germania, Francia e Finlandia sono andate sconsideratamente allo scontro con la Russia, e quindi saranno costrette a ricominciare tutto da capo. Gli autori del materiale inoltre, non hanno dubbi sul fatto che questo momento sarà inevitabile per tutti i paesi del Vecchio Mondo. Significa che non si dovrebbero tagliare i ponti nelle relazioni con la Russia, anche se questo è ciò che Washington vorrebbe.

Concludendo, mi permetto di scrivere che se ci sono arrivati i polacchi a queste considerazioni, noi italiani cosa stiamo aspettando? Dov’è finita la “nostra” politica migliore?

Alberto Conterio - 25.10.2024

venerdì 5 febbraio 2021

Xi Jinping e Vladimir Putin difendono l’umanità a Davos

Xi Jinping e Vladimir Putin difendono l’umanità a Davos

Alla conferenza vanno in scena due visioni in totale contrasto dello “sviluppo sostenibile”

(Tratto dall’articolo di Matthew Ehret, su SCF del 1 febbraio 2021)

Tra il 25 e il 29 gennaio 2021, i leader mondiali sono stati coinvolti in una conferenza (quest’anno digitale) intitolata “The Davos Agenda” per discutere le basi della nuova architettura economica mondiale emergente chiamata “The Great Reset”. Per chi non hanno ancora fatto questa inquietante scoperta, l’agenda del Great Reset fu svelata per la prima volta dal World Economic Forum come una copertura per imporre dall’alto, un nuovo ordine economico mondiale agli Stati nazione. Questo reset viene nascosto/giustificato da una patina di moralità basata sull’ambientalismo e la sostenibilità dell’economia, ma la verità ci parla di ben altro e le sue origini possono essere fatte risalire a decenni prima.

Zbigniew Brzezinski del 1970, precursore del globalismo, affermò: “L’era tecnotronica implica la graduale comparsa di una società più controllata. Una tale società sarebbe dominata da una élite, svincolata dai valori tradizionali. Presto sarà possibile esercitare una sorveglianza pressoché continua su ogni cittadino e mantenere aggiornati archivi completi contenenti anche le informazioni più personali sul cittadino. Questi file saranno soggetti a recupero istantaneo da parte delle autorità”


“The Great Reset Agenda”, è esattamente questo, ma il piano è stato ufficialmente svelato solo nel giugno 2020! La formula alla base di questa “panacea globale” è semplice e parte dalle seguenti presunzioni:

1) Il Covid-19 ha causato l’arresto dei sistemi economici mondiali.

2) I leader del mondo hanno un’opportunità d’oro per correggere gli abusi del monetarismo del libero mercato illimitato che divenne egemonico dal 1971 e stabilire un nuovo ordine economico globale.

3) Questo nuovo ordine sarà basato sulla modifica comportamentale dell’umanità al fine di porre fine alla presunta Pandemia Covid-19, ma soprattutto porre fine al “cambiamento climatico” (decarbonizzando il mondo a livelli preindustriali) creando allo stesso tempo regimi dall’alto verso il basso, il tutto in una sola spinta.

Se queste crisi siano vere, e siano effettivamente le minacce esistenziali che ci vengono vendute, oppure se si tratti di non-problemi creati ad arte da modelli matematici al computer è un altro argomento, ma vediamo come questa crisi, viene celebrata ed utilizzata.

Parlando al World Economic Forum (WEF) lo scorso anno, il Principe Carlo d’Inghilterra, dichiarò con entusiasmo: “Abbiamo un’opportunità d’oro per cogliere qualcosa di buono da questa crisi, le sue onde d’urto senza precedenti potrebbero rendere le persone più ricettive alle grandi visioni del cambiamento. È un’opportunità che non abbiamo mai avuto prima e che forse non avremo mai più”.

Il fondatore e presidente del WEF Klaus Schwab fece eco dicendo: “La pandemia rappresenta una rara ma ristretta finestra di opportunità per riflettere, re immaginare e resettare il nostro mondo.

Lo stesso Papa Francesco in Vaticano, è salito a bordo del progetto, sostenendo il Grande Reset mentre creava un “Concilio verde per il capitalismo inclusivo col Vaticano”.

L’inviato speciale degli Stati Uniti per il clima John Kerry dichiarò il 23 gennaio: “L’idea di un ripristino è più importante che mai. Personalmente credo che siamo all’alba di un periodo estremamente emozionante “.

Ovviamente a promozione di queste intenzioni, si fa largo impiego delle parole “giustizia sociale”, “uguaglianza” e “sviluppo”, diffuse dai partecipanti di Davos. Quando però, si cerca riscontro di esse tra le proposte per ottenere i cambiamenti desiderati, quali la de carbonizzazione di massa della civiltà mondiale, non se ne trova traccia ed emergono invece immagini diverse ed inquietanti.

La “de carbonizzazione dei Green New Dealers” infatti, tende a legare la nostra civiltà, alla bassa qualità, incredibilmente costosa a forme tristemente inaffidabili di approvvigionamento energetico, quali i mulini a vento e i pannelli solari, costringendoci l’eliminazione rapida dei combustibili fossili (guardiamo alle sempre più stringenti limitazioni delle autovetture con motore a combustione interna, che presto saranno vietate) e l’assenza evidente di sviluppo dell’energia nucleare) limitando la capacità della nostra civiltà di sostenere la popolazione e le esigenze agroindustriali in termini netti.

Naturalmente I più colpiti da questo nuovo paradigma verde saranno i più poveri che, almeno sul breve periodo, necessitano disperatamente di maggiore uso dei combustibili fossili situati (guarda caso) nei loro Paese per industrializzarsi.

Ma i “demoni” di Davos che promuovono questo mondo de-carbonizzato hanno delineato anche un nuovo sistema di valuta digitale egemonica verde, controllata dalla City di Londra e dai Climate Councils delle Banche Centrali. Questi finanzieri amano l’idea che gruppi di “esperti” siano adibiti alla gestione l’umanità al di fuori delle “disordinate istituzioni democratiche” che hanno storicamente bloccato l’élite illuminata sulle decisioni “per il bene comune” fino dall’epoca delle Società delle Nazioni.

In tutto questo squallore ideologico, dove l’interesse è unico valore che muove questi criminali, si sono stagliate all’orizzonte due figure, che seppure demonizzate e criticate in ogni loro azione, devono essere riconosciute a loro il merito di dissentire. Putin e Xi, che ispirano il terrore nei cuori di questi architetti del Grande Reset.

Qual’é la loro risposta a questo progetto?

La risposta agli architetti del Grande Reset, completamente dediti ai sistemi operativi chiusi che richiedono l’imposizione di modelli informatici al mondo, guidando una politica da crescita zero verso l’equilibrio totale, l’alleanza multipolare guidata da Xi e Putin è impegnata nel pensiero del “sistema aperto”. Laddove il sistema chiuso - modello unipolare richiede la sottomissione dei governi a un sistema totalitario di controlli di “esperti” qualificati in modo univoco per controllare i tassi di rendimento decrescenti delle risorse fisse, il modello del sistema aperto - multipolare richiede il rispetto per le nazioni sovrane e focus sulla creazione di nuove risorse col progresso scientifico e tecnologico.

Laddove ci si basi sul gioco a somma zero dal comportamento vincente-perdente (ovvero: la sopravvivenza del più adatto), Cina e Russia rispondono basandosi su un gioco a somma non zero di cooperazione vincente-vincente. Quando ci si confronta con la scarsità di risorse e la crescita della popolazione, i pensatori del sistema chiuso adottano una visione malthusiana secondo cui la crescita della popolazione va abbattuta per aderire a modelli matematici di “capacità di carico” e in immaginari “equilibri naturali” che i loro modelli matematici pretendono esistano. Questo è il tipo di pensiero che guida il fondatore della World Wildlife Foundation, così come il pensiero del Principe Filippo Duca di Edimburgo, che dichiarò in un’intervista del 1988 con la Deutsche Press Agentur: “Più persone ci sono, più risorse consumeranno, più inquinamento creeranno, più combatteranno. Non abbiamo alternative. Se non è controllato volontariamente, sarà controllato involontariamente da aumento di malattie, fame e guerra… Nel caso in cui mi reincarnassi, vorrei tornare come virus mortale, per contribuire a risolvere la sovrappopolazione”.

Al contrario, i pensatori del sistema aperto promuovono il progresso scientifico e tecnologico e la crescita industriale al fine di superare detti stati di “capacità di carico”. Questo approccio riflette la comprensione che il valore non si trova nel denaro, o in qualsiasi fenomeno materiale di per sé, ma piuttosto nei poteri immateriali della cognizione e nelle leggi metafisiche dell’intenzione, della creatività, della moralità, della speranza e della giustizia.

I materialisti maltusiani tendono a sentirsi molto a disagio davanti a idee così “astratte” e “non scientifiche”. Laddove un sistema promuove il cavallo di Troia del proprio annientamento, l’altro promuove nuove e feconde epoche di continua crescita e scoperte sia sulla Terra che oltre.

Come è sempre stato, dalla preistoria ad oggi del resto!

Il Discorso di Xi Jinping

Il 25 gennaio, il Presidente Xi ha parlato di “quattro compiti principali che devono affrontare i popoli dei nostri tempi”:

1) bisogni macroeconomici,

2) politica estera di coesistenza pacifica e cooperazione vantaggiosa per tutti,

3) colmare il divario di disuguaglianza tra il nord e il sud del mondo

4) coordinarsi per affrontare le sfide globali.

Sul primo compito, Xi ha dichiarato: “Dobbiamo spostare le forze motrici e i modelli di crescita dell’economia globale e migliorarne la struttura, in modo da impostare la rotta per lo sviluppo a lungo termine, solido e costante dell’economia mondiale”.

Spingendosi contro gli unipolaristi che presiedono al vertice, Xi ha difeso il secondo compito dicendo: “La differenza di per sé non è motivo di allarme. Ciò che provoca allarme è l’arroganza, il pregiudizio e l’odio. È il tentativo di imporre la gerarchia alla civiltà umana o di imporre agli altri la propria storia, cultura e sistema sociale. La scelta giusta è che i Paesi perseguano una convivenza pacifica basata sul rispetto reciproco, trovando solo un terreno comune, accantonando le differenze e promuovendo gli scambi e l’apprendimento reciproco. Questo è il modo per dare impulso al progresso della civiltà umana”.

Insomma, difendendo il diritto delle nazioni povere nel controllare la propria via allo sviluppo, Xi enuncia il terzo compito, affermando: “La comunità internazionale dovrebbe tenere gli occhi sul lungo periodo, onorare l’impegno a fornire il sostegno necessario ai Paesi in via di sviluppo e salvaguardare i loro legittimi interessi di sviluppo”.

E infine per il quarto compito, Xi ha dichiarato: “Alcun problema globale può essere risolto da un solo Paese soltanto. Deve esserci un’azione globale, una risposta globale e una cooperazione globale”.

Insomma, sebbene Xi abbia sostenuto l’OMS, la globalizzazione e gli accordi sul clima di Parigi, il suo approccio alla neutralità del carbonio entro il 2060 non punta alla decrescita “felice”, ma piuttosto sul progresso scientifico e tecnologico avanzato, sulla parità di accesso allo sviluppo, sulla difesa degli Stati nazionali sovrani come delineato nella Carta delle Nazioni Unite.

E su questi punti Xi ha infine affermato: “La Cina investirà di più nella scienza e nella tecnologia, sviluppando e abilitando sistemi per l’innovazione come priorità, trasformerà le scoperte scientifiche e tecnologiche in produttività effettiva a un ritmo più veloce e migliorerà la protezione della proprietà intellettuale, il tutto allo scopo di promuovere l’innovazione guidata, crescita di qualità superiore. I progressi scientifici e tecnologici dovrebbero portare benefici a tutta l’umanità, piuttosto che essere usati per frenare e contenere lo sviluppo di altri Paesi”. Un’affermazione questa, non solo di intenti futuri, ma anche di denuncia dello stato attuale.

Il Discorso di Putin

Dopo aver reso omaggio a Schwab e applaudito all’estensione del trattato START cogli Stati Uniti, Putin, nel suo discorso di Davos del 27 gennaio, ha fatto notare come la dinamica generale del nuovo programma americano (Presidente Biden) continua ad essere degenerativa, guidandoci verso una guerra mondiale con stretti paralleli agli anni ’30. Qui Putin avvertiva che gli esperti “confrontano la situazione attuale con quella degli anni ’30 … Come sapete, l’incapacità e la riluttanza a trovare soluzioni sostanziali a problemi come questo nel 20° secolo portò alla catastrofe della seconda guerra mondiale. Naturalmente, un conflitto globale così acceso è impossibile in linea di principio, spero. Questo è ciò su cui ripongo le mie speranze, perché questa sarebbe la fine dell’umanità. Tuttavia, come ho detto, la situazione potrebbe prendere una piega inaspettata e incontrollabile, a meno che non si faccia qualcosa per impedirlo. C’è la possibilità che affronteremo un formidabile crollo dello sviluppo globale, che sarà una guerra di tutti contro tutti e tenterà di affrontare le contraddizioni attraverso la nomina di nemici interni ed esteri e la distruzione non solo dei valori tradizionali come la famiglia, che abbiamo a cuore in Russia, ma libertà fondamentali come diritto di scelta e privacy”. Poi Putin ha voluto ampliare le osservazioni di Xi Jinping, delineando tre ambiti di riforma globale:

1) sviluppo economico per tutti,

2) prevenzione dell’occupazione della politica mondiale da parte dei giganti della tecnologia che affermano di “essere de facto in competizione cogli Stati”,

3) a riforma verso relazioni internazionali vantaggiose per tutti.

E qui occorre sottolineare il capolavoro di diplomazia del presidente russo, che dovrebbe essere studiato in profondità, per lo spirito del suo messaggio. Un messaggio certamente crudo, ma, allo stesso tempo un messaggio speranzoso di avvertimento: “abbiamo la responsabilità condivisa di evitare questo scenario che sembra una cupa distopia, e di garantire invece che il nostro sviluppo prenda una traiettoria diversa: positiva, armoniosa e creativa”.

La natura dei bisogni energetici  del 21° secolo

Mentre la Cina pur investendo molto nelle reti energetiche verdi, trae l’effettiva energia industriale necessaria per alimentare i megaprogetti infrastrutturali ad alta intensità di capitale, nell’energia nucleare e nei combustibili fossili. Cina, Russia e India insieme rappresentano oltre il 50% dei progetti mondiali di energia nucleare, mentre l’occidente ha quasi abbandonato questa tecnologia da anni. La Cina ha attualmente 17 reattori in costruzione e ha creato il più avanzato reattore autofertilizzante a sali fusi (4.ta generazione) 60 volte più efficiente di altri reattori simili, grazie alla “chiusura del ciclo del combustibile” che consente agli utenti di ritrattare i “rifiuti” in nuovo combustibile piuttosto che seppellirlo, come succede comunemente in occidente da quando Carter, sabotò con leggi specifiche questo processo (la chiusura del ciclo del combustibile nucleare) sul finire degli anni ’70.

Poiché queste unità di nuova generazione con torio fuso saranno ambiziosamente attivate anche in India e in Russia), le paure ancora oggi esistenti, di incidenti, di radiazioni e scorie nucleari che hanno avvelenato generazioni di menti saranno finalmente superate, regalando all’umanità una fonte sicura di energia secondo le reali necessità.

La Cina oggi, è leader nello sviluppo della fusione nucleare con obiettivi apertamente dichiarati di estrarre l’Elio 3 dalla Luna (dove questo elemento si trova in abbondanza nel suolo lunare, ma è quasi assente sulla Terra a causa del campo magnetico). Quando si verificheranno le inevitabili scoperte necessarie al processo di fusione nucleare, gli esperti stimano che tre carichi circa di camion di questo isotopo spediti sulla Terra dalla luna forniranno un anno di energia bastante alle attuali necessità.

E su questo argomento, in un importante vertice sull’energia nel 2019, Putin espose l’importante ruolo del potere della fusione come base per un’armonizzazione tra natura (biosfera) e ragione creativa (tecnosfera) dicendo: “super-efficienti scientificamente, le soluzioni ingegneristiche e di produzione ci aiuteranno a stabilire un equilibrio tra biosfera e tecnosfera … l’energia di fusione che in effetti è simile al modo in cui calore e luce vengono prodotti nella nostra stella, il sole, è un esempio di tecnologie simili alla natura”. Avendo firmato diversi accordi congiunti sullo sviluppo nucleare e la condivisione della tecnologia negli ultimi dieci anni, Cina e Russia sono quindi i leader mondiali nel nucleare, non solo entro i loro confini, ma anche a livello internazionale, fornendo tecnologia e conoscenze in Asia, Africa e Medio Oriente e Sud America.

Purtroppo, mentre i primi sforzi per promuovere questa politica erano una volta sostenuti dagli statisti nordamericani negli anni Quaranta-Sessanta del secolo passato, il colpo di Stato promosso sul cadavere di J.F. Kennedy, ha assicurato che nessuna politica del genere sia stata più consentita negli Stati Uniti e nel mondo occidentale in genere.

Cina ea Russia però, seguiranno una via alternativa, e hanno firmato un accordo per costruire congiuntamente una base lunare entro il 2030, esprimendo la consapevolezza che l’estrazione spaziale, per consentire il necessario approvvigionamento d’energia da fusione per lo sviluppo di infrastrutture su larga scala tramite BRI, Polar Silk Road e altro, aprono prospettive di potenziale crescita globale e giustizia economica per tutta l’umanità. Sono chiaramente prospettive realistiche e ormai “vicine”, che tengono svegli la notte i tecnocrati del sistema chiuso. Costoro sono terrorizzati da questo futuro!

Questo è la fondamentale differenza di paradigma sullo “sviluppo sostenibile” tra il sistema aperto dell’Eurasia, col paradigma del sistema chiuso decostruzionista dell’occidente. Due mondi in totale contrasto!

Resta ancora da vedere quale versione del Grande Reset avremo nel prossimo futuro, ma personalmente mi accoderei senza dubbi e timori ai colossi dell’Eurasia.

Alberto Conterio - 05.02.2021

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