Interviste ad Alberto Conterio

sabato 14 marzo 2026

Andiamo a fondo come il Titanic !!!

L’occidente come il Titanic

Con l’orchestrina sul ponte, stiamo affondando senza rendercene conto

Che i tempi che viviamo, siano destinati ad essere fissati sui futuri testi di storia contemporanea, non facciamo fatica a crederlo. Sono pochi a non rendersene conto, ma la propaganda che in occidente spacciamo per informazione, tende a nascondere la portata di ciò o a mistificarne il significato. Uno degli argomenti più importanti di cui però si parla meno al grande pubblico, resta il così detto “riarmo europeo”. La sola parola “riarmo” dovrebbe mettere in guardia chiunque di noi, ma così non è. Grazie infatti ai “professionisti” dell’informazione, l’argomento è presentato sempre brevemente, frettolosamente scriverei… per evitare un approfondimento, una chiara spiegazione delle reali necessità. Normalmente si liquida la cosa, dichiarando che esiste il problema Russia, e che occorre difendersi meglio. Il “nostro amato” segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte (sottolineo olandese) ha chiosato giorni fa che, è preferibile riarmarsi che imparare il russo, facendo intendere che il pericolo è alle porte.

Ma è proprio così? Davvero siamo di fronte ad un pericolo Reale? Il 5% del Prodotto Interno Lordo (Pil) che i paesi dovrebbero investire, sono sopportabili dalle nostre economie? Questa spesa è risolutiva a livello tecnico? e… a livello tecnico, abbiamo la capacità in Europa di realizzare questo riarmo? …inoltre ultima domanda, chi dovrebbe andare in battaglia sotto la bandiera dell’Europa e/o di ogni singolo Paese appartenente all’Unione Europea?

Di seguito, voglio avere la presunzione di cercare delle risposte a queste domande, per quanto ne sia capace, sulla base di tutte le informazioni in mio possesso e soprattutto sulla base di semplici ragionamenti logici. Andiamo con ordine:

Siamo davvero di fronte a un pericolo oggettivo? A leggere i nostri giornaloni di regime, scriverei che il pericolo non esiste. I Russi, che avevano finito i missili già nell’aprile del 2022, e che da allora combattono con le pale (pale del 1856 circa) a corto di calzini e ormai senza carri armati tanto che sono costretti ad andare all’attacco con i “cinquantini” dei ragazzini, non sembrano una grande minaccia militare no? Piuttosto, è il caso di ragionare in modo logico… cosa se ne fa un Paese (la Russia) di 150 milioni di abitanti con un territorio sconfinato, che possiede nel suo sottosuolo ogni ben di Dio immaginabile, di un “continente” (l’Europa) di 450 milioni di abitanti, morto economicamente senza un grammo delle risorse naturali necessarie alla sua sopravvivenza e con una situazione sociale interna esplosiva? Nulla è la risposta, ed infatti l’Europa, l’Unione Europea non è il loro obiettivo. Il loro obiettivo dichiarato da sempre è una adeguata sicurezza nazionale, da raggiungersi con il dialogo. Un dialogo, che negli ultimi trent’anni siamo stati proprio noi a tradire, mal interpretare e interrompere!

Ma, facendo finta comunque che i russi sono il problema e che la soluzione è il riarmo, è sopportabile l’investimento previsto e approvato del 5% del Pil per attuare il riarmo necessario a difenderci dai russi cattivi? Viviamo ormai da vent’anni circa in perpetua crisi economica. I tagli di bilancio effettuati su sanità, cultura, istruzione e investimenti infrastrutturali una norma… in particolare in Italia: siamo inoltre un Paese, noi l’Italia, con una pressione fiscale enorme e intollerabile. Aumentare la spesa militare significa o aumentare ancora le tasse o tagliare ulteriormente sui servizi essenziali. Già ora il sistema sanitario nazionale, non soddisfa più le sue caratteristiche di servizio pubblico. Nel mezzogiorno questo servizio praticamente non esiste più, ma anche in Lombardia se si vuole fare un esame importante nei tempi utili le persone si rivolgono, potendoselo permettere, ai privati. Tagliare su questa spesa sarà inevitabile e devo scrivere, sarà devastante per la salute della gente. E se all’ultima crisi sanitaria, abbiamo puntato sulla tachipirina e la vigile attesa, domani saremmo costretti a puntare su un bicchier d’acqua fresca e una preghiera alla Madonna!

Nel frattempo le scadenze per rendere il denaro “regalatoci” con il PNRR (così ci avevano ingannato a credere) si avvicinano. Quindi qualcuno mi spiega quale denaro potremmo utilizzare? Nuovo debito pubblico?  …ma non era vietato dai regolamenti europei? Quando si trattava di ricostruire le zone terremotate dell’Italia centrale e le zone alluvionate dell’Emilia per dare una mano alle popolazioni colpite, ci avevano inculcato a reti unificate queste balle no?

L’assurdità della situazione però, si tocca con mano quando cerchiamo di rispondere alla terza domanda: a livello tecnico, il riarmo risolve il nostro problema di sicurezza? Ammesso di aver trovato il denaro, circa 80 miliardi di euro in più ogni anno da spendere in armamenti… quali armamenti dobbiamo acquistare?

I due conflitti ad alta intensità oggi in corso, quello in Ucraina e quello in medio oriente, che vede Israele contro il mondo per bene che desidera la pace e la prosperità della regione, ci insegnano, che “l’arte” della guerra è in profondo mutamento. Sistemi d’arma che pensavamo risolutivi si sono dimostrati poco efficaci, e che al contrario altri, che venivano snobbati o creduti marginali, hanno preso il sopravvento nelle operazioni. Tutti questi cambiamenti inoltre, risultano continuamente rimessi in discussione giorno per giorno, secondo quanto risulta maggiormente conveniente sul campo di battaglia!

Alla luce di ciò, e del fatto che un riarmo generale, prevede degli ordini industriali o l’avviarsi di studi per la creazione di sistemi d’arma che solo tra qualche anno potranno essere realmente prodotti e utilizzabili, come intendiamo spendere a partire dal prossimo anno, i nostri primi 80 miliardi di euro?

Ci compriamo delle nuove pale, oppure dei calzini? Studiamo lo sviluppo di un nuovo aereo da caccia (minimo 20 anni per vederlo operativo al 100%) oppure acquistiamo dei Carri Armati (al costo 29 milioni di euro al pezzo) che fino a tre anni fa, dismettevamo perché ritenevamo che non fossero più utili?

Le nuove navi da guerra che metteremo in mare tra 6/10 anni, saranno delle dimensioni delle ultime inutili portaerei americane, oppure prevediamo di varare corvette di 2.000 tonnellate armate soltanto di missili ipersonici? E parlando di missilistica, …accettato il fatto inconfutabile che noi “occidente” siamo tecnologicamente in ritardo di almeno 25 anni su paesi come l’Iran e la Corea del Nord, quando i nostri prototipi, entreranno in produzione di serie, Russi e Cinesi, saranno stati gentilmente ad aspettarci?

Si evince da questi pochi esempi, che non è facile oggi, decidere cosa sarà o potrebbe essere indispensabile avere disponibile nel nostro arsenale tra 5 o 6 anni, magari in gran numero. E allora come spendere questa montagna di denaro pubblico senza rischiare di buttarlo letteralmente alle ortiche?

Ma andiamo oltre: abbiamo la capacità tecniche e industriali in Europa per realizzare questo riarmo?

Stando alla galoppante deindustrializzazione dei paesi dell’Europa in generale e dell’Unione Europea in particolare, occorre essere pratici ed obiettivi. Il programma di riarmo auspicato dai “cervelloni” di Bruxelles e Washington, non è praticabile. Almeno nel breve e medio periodo, non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap sui costi di produzione (per via del prezzo dell’energia e delle materie prime che non abbiamo e dobbiamo pagare ai nostri ipotetici nemici) non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap tecnologico in campo della missilistica (perché i nostri avversari non stanno a guardare nel frattempo) non abbiamo nessuna possibilità di recuperare il gap sulle capacità produttive (la nostra industria riunita, USA + Europa + altri produce il 25% di ciò che la Russia da sola, produce nella stessa unità di tempo). Vedere come esempio illuminante il numero di proiettili di artiglieria, i missili intercettori di difesa o i missili offensivi) tutti sistemi d’arma di estremo consumo in caso di operazioni ad alta intensità!

In ultimo, ma non ultimo, occorre rispondere sinceramente alla domanda delle domande: chi dovrebbe andare in battaglia sotto la bandiera dell’Europa e/o di ogni singolo Paese appartenente all’Unione Europea? Se escludiamo la “vocazione” all’autodistruzione dimostrata dai cittadini dei Paesi baltici, o da un buon numero di polacchi, per via delle vicende storiche di questi Paesi, occorre rispondere alla domanda facendo in premessa un breve cenno sull’attuale situazione in cui versano quasi tutti gli eserciti “occidentali” riguardo al personale. Dopo decine di anni di propaganda ed ideologia politica mirante a ostracizzare il lavoro del militare di carriera, dopo aver abolito le forze di leva, e aver indottrinato negativamente i nostri giovani con ogni mezzo possibile e maggiormente subdolo affinché parole come Patria ed Onore apparissero un orpello medioevale, siamo arrivati al punto, che l’età media dei nostri soldati è vicina ai 40anni. Soldati che, seppur addestratissimi e d’esperienza continuano ad invecchiare, quando sappiamo bene che la guerra, quella sul campo, nel fango, nella polvere, al freddo come nel caldo soffocante è fatta per UOMINI giovani e resistenti! I nostri giovani inoltre, veri campioni del sabato sera, non hanno alcuna intenzione o attitudine ad arruolarsi volontariamente se non in percentuali del tutto insufficienti a coprire le necessità di una espansione delle forze armate. I nostri giovani soffrono ormai in via cronica di elevati percentuali di obesità, alcolismo, problemi di droga, precedenti penali e la mancanza di istruzione di base minima a comprendere la lettura di un testo scritto.

A livello caratteriale poi, appaiono del tutto sprovvisti di caratteristiche idonee a sopportare la fatica, la pressione psichica, la fame e la sete, tutte condizioni ambientali e contestuali minime presenti su un normale campo di battaglia oggi con 100 anni fa. Vogliamo quindi parlare oggi di reintrodurre la leva? E su quali parametri dovremmo reclutare le nuove reclute se non vogliamo ritrovarci con ampi ammanchi di personale ai reparti?

Basta domande… pensiamo alle reali necessità dei paesi che compongono l’accrocchio dell’Unione Europea, pensiamo al mondo che cambia ad una velocità impensabile solo vent’anni fa e che si dirigi verso il futuro su strade che ormai si sviluppano lontano dall’Europa. Un’Europa ancora arroccata alla sua supponenza ed arroganza colonialista ormai fuori dal tempo.

E allora cos’è questo riarmo europeo, se non uno specchietto per le allodole, un buttare la palla in avanti per prendere tempo, in modo da non dover ammettere e denunciare all’opinione pubblica che la guerra è perduta, e che il mondo ormai non sa più che farsene di noi europei o occidentali in genere! La Russia che in questi tre ultimi anni, abbiamo cercato di escludere e/o destabilizzare socialmente, isolare diplomaticamente, sanzionare economicamente, battere sul campo di battaglia, risulta vittoriosa, ma soprattutto, è il cambio di paradigma dell’economia e dello sviluppo mondiale che ci esclude dal futuro!

Per la Russia, e per il mondo multipolare, questa è una vittoria di portata epocale su ogni livello, diplomatico, economico, industriale, militare, culturale e anche a livello sociale interno. Prima lo ammettiamo e meglio sarà per noi, ma che sia chiaro: dobbiamo essere pronti a pagare il conto e non basteranno dei discorsetti d’occasione e qualche sorrisetto stupido a riportarci al centro dell’attenzione e degli interessi mondiali, tenendo conto ormai, che addirittura piccole “potenze” locali come gli Houthi in Yemen sono riusciti ad umiliare colossi come gli Stati Uniti d’America, che hanno dovuto richiedere un accordo e sottoscriverlo, per evitare di svenarsi in una guerra in Mar Rosso, che poteva durare all’infinito e non avrebbero mai potuto vincere!

Cosa ci resta quindi? Ci resta ancora una propaganda spacciata per informazione. Anche questa però deve continuamente alzare l’asticella della sua indecenza, così come la censura, diventata ormai sistemica e tanto evidente ormai da essere denunciata a livello istituzionale dal vice presidente James David Vance.

Ma per quanto questo sistema corrotto e inadeguato ai tempi che viviamo potrà ancora reggere il suo stesso peso prima di implodere?

Alberto Conterio - 28.07.2025

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