Interviste ad Alberto Conterio

giovedì 29 dicembre 2011

Adesso è certo, …siamo allo sbando !

Adesso è certo, …siamo allo sbando !

Quando scrivemmo a novembre, circa il “colpo di stato” attuato dal Presidente Napolitano, con il suo inconsueto attivismo contro la politica, e non al di sopra di essa, che pose alla presidenza del Consiglio dei ministri del nostro Paese il Professore Mario Monti, non potevamo certo osare un elogio o una critica al neo Presidente del Consiglio stesso. Oggi al contrario possiamo scrivere qualche riga al riguardo sull’esperienza di queste settimane.


Non è che si possa andar allegri, confidando nelle capacità presunte di questo esecutivo, dopo i primi provvedimenti assunti. Devo dire che sono rimasto molto negativamente colpito dai primi passi di questo governo, che si muovono a cavallo di una linea sottilissima che divide l’idealità politica della destra e della sinistra nel tentativo di non nuocere troppo a nessuno, colpendo gli unici che non possono sottrarsi alle angherie di uno Stato sempre più invasivo delle nostre libertà e capacità. Provvedimenti che non hanno portato allo sperato sollievo delle borse finanziarie, ma che sicuramente graveranno sulle borse delle famiglie, senza peraltro aver dato un segnale al capitolo sviluppo, almeno per ora. La “fase due”, come è stata chiamata, cioè la serie dei provvedimenti che formalizzeranno le azioni di governo utili allo sviluppo del Paese, resta una chimera a venire, mentre certi invece, sono i provvedimenti palesemente molto poco equi adottati da subito per far cassa immediata !

Che vi fosse tutta questa necessità di riformare ancora il sistema pensionistico italiano in questi termini, dopo che stesso aveva già subito parecchie “riforme” negli ultimi mesi, deve esserci ancora ben spiegato, così come sarebbe bene capire perché non si potesse mettere le mani nelle tasche dei furbi, dei disonesti e di coloro che uno sforzo ancora lo possono fare senza perdere nulla di indispensabile. Altro mistero, l’accanimento a spremere il patrimonio immobiliare italiano, in larga parte in mano alle famiglie quale unico investimento per il futuro dei propri figli.
Addirittura ridicolo l’ennesimo balzello sui carburanti, vera catastrofe assieme all’aumento dell’aliquota Iva per la nostra economia morente. I segnali dal mercato interno infatti sono stati immediati, annunciata recessione per l’anno a venire, il 2012, e immediato sensibile calo dei consumi delle famiglie nel periodo natalizio.
Per far cassa aumentando il prezzo alla pompa della benzina e del gasolio, non era necessario prendere a calci la democrazia e pagare come “ministri” degli insigni professori della Bocconi, bastava un asino qualsiasi, …questa la mia opinione !

Ripeto, mi aspettavo qualcosa di più e soprattutto di diverso. Povera Italia nostra !  

Alberto Conterio - 29.12.2011

giovedì 15 dicembre 2011

L’Italia, e le radici della crisi.

L’Italia, e le radici della crisi.
Dieci anni di errori ed un mondo che cambia.

In un periodo di crisi nera qual è l’attuale, è forse bene tirare delle somme per tentare di capire quali sono le nostre prospettive future, e se possibile, comportarsi di conseguenza.
Da dove veniamo ? Chi siamo ? Dove stiamo andando? …sono tre domande che spesso mi assalgono, e che almeno fino a qualche tempo fa, mi era possibile rispondere con più o meno certezza. Oggi però sono molto meno tranquillo. Perché?
Perché, la crisi economica perdurante che sta attraversando la civiltà occidentale, secondo me, è l’effetto “secondario” di una crisi ben più grave ed evidente. È la crisi di identità che sta attraversando pericolosamente l’occidente. Senza sapere da dove veniamo e chi siamo, infatti, non è più certa la nostra rotta futura, tanto è vero che tutto in questi anni s’è complicato. Se ci togliamo per un attimo i paraocchi dell’ipocrisia e del politicamente corretto e guardiamo in faccia la realtà, ci accorgiamo che la crisi evidente e perdurante, è di casa soprattutto nella vecchia Europa.


Negli ultimi anni, per nascondere questa verità, si mescolano le carte, va di moda asserire infatti che sia in atto uno scontro di civiltà, dove la civiltà occidentale comprende la vecchia Europa, ed il nord america. È chiaramente un falso, perché non siamo in guerra con un’altra civiltà, e la crisi è data dalla lenta implosione della nostra stessa civiltà.
Niente scontro insomma, la civiltà occidentale sta morendo da sola. Ma l’Italia appartiene a questa civiltà ? Mi sono soffermato a riflettere su ciò!

Affermerei senza indugio che la “civiltà” non è rappresentata (come talvolta affermato e si vuol far credere) dal credo religioso di una società (sarebbe riduttivo) o più genericamente dal sistema di vivere d’oggi (sarebbe soltanto commerciale) quanto piuttosto dalla sua storia. Insomma, si può affermare che la “civiltà occidentale” alla quale dovremmo appartenere è un’entità definita…
Mi sorgono dei dubbi, perché è evidente che in “occidente” vi sono tra i Paesi differenze sensibili se non abissali?
Ad esempio, possiamo noi italiani riconoscerci in una “civiltà occidentale” che oltreoceano, si identifica attorno ad un tacchino ripieno alla festa del ringraziamento, quale punto di origine? Possiamo riconoscerci in chi si diverte guardando gli incontri di Wrestling (truccati), oppure in chi riconosce sacralità nelle zucche di Halloween? Desideriamo anche noi una società, che dall’oggi al domani si riduce a far dormire la sua gente nel parcheggio di un centro commerciale perché “c’è la crisi” o che ancora nel 2010 discuteva animatamente se fosse giusto e conveniente assicurare un servizio sanitario di base a tutte le classi sociali della popolazione ? Il mio non vuol essere un anti americanismo sterile, ma per evidenziare queste mie affermazioni citerei quanto scritto da uno studioso di storia del periodo fascista, sugli americani :  “costoro, sono passati dall’antichità ai tempi moderni, senza essersi fermati un solo giorno nella civiltà…” 

Ecco, noi possiamo credere d’appartenere a questa “in-civiltà occidentale standard” solo se cancelliamo il nostro passato! solo se la nostra memoria diventa un foglio di carta bianco, allora sarà possibile scrivere su di esso ciò che si vuole, e farci credere quello che converrà!


Se vogliamo al contrario fare un discorso più serio, è bene circoscrivere fin da subito all’area geografica strettamente europea questa “civiltà”, individuando nei singoli percorsi storici di ogni Paese un punto di partenza “comune”. L’idea di civiltà occidentale così, comincia effettivamente ad essere plausibile. Tra questi paesi però, sono pochi quelli che possono contare su una memoria passata di civiltà come la intendiamo noi (pensando alla civiltà Latina), o su una memoria storica che possa abbracciare almeno una decina di secoli. L’Italia chiaramente, può fregiarsi di ciò a pieno titolo.
 
Un punto di sicura origine di questa fantomatica civiltà occidentale potremmo individuarlo nelle radici Cristiane. La quasi totalità dell’Europa infatti, può essere raccolta attorno alle radici Cristiane, ma dal momento che ad inizio di questa esposizione abbiamo asserito che sarebbe riduttivo e che, la stessa Europa Unita come istituzione, ha sancito, di non far comparire nella carta costituzionale comune questo fondamento, torniamo alle singole “storie” dei vari Paesi, che nei secoli si sono intrecciate tra loro…
Dobbiamo però essere franchi senza voler del resto apparire vanitosi : l’Italia vanta non meno di 25 secoli di storia e civiltà ininterrotta, il resto d’Europa NO!
Ergo, io che sono e mi sento Italiano, sono estremamente orgoglioso!
Tornando quindi alla crisi, sono portato a chiedermi spesso - soprattutto ultimamente - quale sarà il futuro d’Italia e quindi dei miei figli. Occorre a questo punto scendere nella politica e nella storia recentissima d’Europa e del nostro Paese. Quattro le colonne negli ultimi dieci anni, Immigrazione, globalizzazione dei mercati, delocalizzazione del lavoro e moneta unica. Quattro panacee valide in ogni occasione e su ogni argomento, a formare un totem, un monolito inattaccabile. L’immigrazione, presentato come un arricchimento, culturale, sociale, la globalizzazione dei mercati e la delocalizzazione del lavoro come un’opportunità economica e la moneta unica, la sicurezza economica data da un potere d’acquisto svincolato finalmente dal tumore delle inflazioni e dei cambi monetari!

Beh, …dopo aver visto la parabola discendente degli ultimi dieci anni sfido qualunque persona di buon senso a dimostrare che non è stato un completo fiasco, altro che totem!

La strada percorsa in questi dieci anni, era giusta per l’Europa, per l’Italia o per chi? O meglio, la civiltà espressa dalla società italiana aveva bisogno di mutuare quella altrui per poi ritrovarsi in condizioni ben peggiori dopo questo periodo?
Se avessimo guardato alla civiltà espressa dalla nostra storia, senza azzerare ad un libro vuoto la nostra identità, quanti di coloro che si ergono oggi a salvatori della Paria e quanti di coloro che si son vantati in questi anni di essere i promotori di tanto vantaggioso progresso, avremmo effettivamente seguito come pecore al pascolo? E se è vero, che la democrazia è un valore universalmente conosciuto, ci saremmo lasciati condurre forzatamente al patibolo?

Io ritengo che si possa sempre cambiare opinione quando è palese che le nostre convinzioni erano errate, così come nessun trattato o scelta politica passata può considerarsi definitiva e inamovibile. Se l’Euro, le frontiere aperte, la globalizzazione dei mercati e la delocalizzazione all’estero del lavoro si sono rivelati letali per l’Italia, l’Italia deve avere il diritto ed il coraggio di ridiscutere con piena sovranità nazionale questi argomenti. Questo è ciò che chiedo al “governo” del mio Paese. E chissenefrega dell’Europa, della borsa di Londra e del differenziale dei rendimenti Bund-Btp e della possibilità di trovare lavoro come lavapiatti in Australia.
La società italiana stava assai meglio negli anni ’80 quando imperava un’inflazione del 22 %, e tutti i cambi ci erano sfavorevoli. Mai avrei immaginato questa involuzione. Non facciamoci raggirare ancora, ciò non è dovuta soltanto al rapido cambiamento del mondo o alla sfortuna. Quante volte il mondo è cambiato in 25 secoli, eppure l’Italia è sempre stata se stessa. Con i suoi pregi ed anche con i suoi difetti, l’Italia talvolta ha guidato il cambiamento del mondo conosciuto. Questa rapida involuzione quindi, è dovuta principalmente a scelte errate recenti e recentissime, che non hanno saputo coniugare i pregi ed i difetti su citati con le reali possibilità offerte dal cambiamento in atto. Queste sono colpe che possiamo attribuire in primis alla classe politica repubblicana post-manipulite, mirante al suo esclusivo e personale interesse sopra ogni altro, ma non esclude le pesanti responsabilità della classe dirigenziale ed industriale italiana delle nuove generazioni, che al contrario delle precedenti - attente alle positive ricadute sociali locali e nazionali - hanno voluto monetizzare ogni guadagno possibile.

Concludendo, dobbiamo tornare ad essere coscienti delle nostre radici e delle nostre potenzialità per guidare democraticamente la politica del nostro Paese verso gli interessi dell’Italia e degli italiani, e se questi non coincidono con gli interessi delle lobby interne che dividono i propri interessi con l’Europa della Germania e la globalizzazione mondiale, vuol dire che siamo davvero sulla strada giusta !

15.12.2011 - Alberto Conterio

giovedì 17 novembre 2011

Il Governissimo


Il Governissimo
…di salvezza “politica”
Per poter continuare come sempre, a spese dei cittadini !

E’ fatta, ieri 16 novembre 2011, il Governo Monti ha giurato davanti al Capo dello Stato, e con certezza assoluta, tra poche ore riceverà ampia fiducia in Parlamento per poter operare in nome della salvezza nazionale. Avevo già preannunciato ciò, in una precedente “memoria” di qualche giorno fa, prima della nomina a Presidente del Consiglio dell’allora  neo Senatore a vita Mario Monti.
Questa del resto, non vuol essere una critica alla meritevole figura di italiano del Prof. Monti, anzi, desidero però scrivere la mia opinione in merito a questi fatti, che vedono l’epilogo di un’era di questa repubblica, e sull’inizio di un’altra, che sarà  - immagino - di perfetta continuità con quanto già visto più volte dal dopoguerra ad oggi.


Il Cavallier Berlusconi ha finalmente compreso che per continuare ad “operare” in Parlamento, doveva dimettersi dall’incarico che ricopriva, giungendo a partorire in extremis un’uscita di scena neanche troppo mesta, …onorevole direi. Egli infatti, può vantarsi di aver tracciato e mantenuto gli impegni europei, avviando con le sue dimissioni - non dovute ad una sfiducia in aula - un nuovo corso della vita politica di questo Paese. E non è uno scherzo se pensiamo alla gogna mediatica a cui era sottoposto da mesi, senza cedere il suo scettro alle odiate opposizioni, e senza dover affrontare immediatamente il baratro delle elezioni. Quanti voti avrebbe perso il Popolo delle Libertà ?
Anche la La Lega Nord, buttandosi all’opposizione immediata, con annessa riapertura del “parlamento del nord” in data 4 dicembre, evita le pernacchie del suo elettorato deluso da anni di …nulla di fatto, concedendo tempo e occasioni per poter tornare alla protesta pura, sua bandiera da sempre, aizzando il nord contro il sud allo scopo di rinsaldare le fila presso le osterie.
Anche Bersani ed il Partito Democratico, devono ringraziare. Elezioni subito con i problemi connessi da una profonda crisi interna, oppure l’investitura alla responsabilità di un governo di transizione, non erano un buon viatico. Costoro, incapaci di una sola proposta credibile in tre anni e mezzo di opposizione, sarebbero stati costretti a dover prendere - per contrastare l’attuale stato di crisi totale - decisioni sicuramente impopolari per il buon esito del voto di fine legislatura previsto per il 2013 !
Stesso discorso vale per Di Pietro e Vendola, che fino a quando possono fare opposizione con il loro populismo a buon mercato, mantengono uno spazio di credibilità, che scema immediatamente ridotto a zero, nel momento in cui dovessero trovarsi a operare sul campo, in preda alla confusione mentale che dimostrano. Serva per tutti l’esempio di De Magistris a Napoli, che solo una stampa compiacente riesce ad occultarne l’incapacità !

Casini, Fini e Rutelli, a modo loro, ben contenti, beneficeranno di questa pausa di riflessione - il governo Monti appunto - per evitare la complicata scelta interna di un Leader da presentare in caso di elezioni. Scelta rimandata, che, consente al “trio” di atteggiarsi ancora a polo intermedio, senza una precisa linea guida e senza i “soldati” necessari !
Restano i Radicali di Pannella, e i seguaci di un comico che non fa più ridere nessuno. Brutto accomunarli, perché i Radicali, pur possedendo piccoli numeri, restano una forza politica valida ed utile alla società, i “grillini” no ! Altri ancora ? …solo comparse.

Mario Monti insomma, l’asso nella manica del Presidente, salverà l’Italia ?
Così verrà scritto, ma l’Italia si salva da sola quando viene “scollegata” dalla politica che l’appesantisce. Mario Monti, servirà soprattutto a salvare la classe politica espressa da questa seconda repubblica. Ogni sacrificio imposto da questo Governo, e saranno molti, potrà essere addebitato alla squadra di “tecnici”, creando l’illusione della “verginità politica” dagli stessi.
La conferma, viene da chi ricorda il governo Dini per la durezza dei suoi provvedimenti. Difficilmente costui, ricorderà che fu la politica con il suo malcostume degli anni precedenti a costringerlo verso quelle decisioni ! 

Ma la riflessione che vi propongo non è questa, resta infatti da scrivere di Napolitano, la regia. Una regia nemmeno occulta, …e per nulla super partes !
Il Signor Presidente, incensato da destra quanto da sinistra, trotterella orgoglioso d’aver trovato, con una mossa geniale, la soluzione al disordine politico, alla zuffa permanente, all’incapacità politica di chi era stato chiamato a governare o a svolgere opera di controllo all’opposizione, con voto democratico del popolo.
Ed io non ci sto a questa ipocrisia politicamente corretta, spacciata per “prerogative del suo mandato di custode della costituzione”.
E’ stato un colpo di Stato. Lieve, indolore, necessario anche, ma sempre colpo di Stato deve essere considerato. Lo si può giustificare per svariati motivi “tecnici” tutti validi, ma ripeto, resta un colpo di Stato !
E ha fatto bene il Direttore de “il Foglio” Giuliano Ferrara ha denunciarlo !
Il Presidente di questa repubblica, in accordo con tutti i partiti politici, che vede un preciso spartito da “cantare” in coro, con ruoli definiti nella generale convenienza, ha nominato Senatore a vita un capro espiatorio a cui affidare il governo del nostro Paese al di fuori della volontà espressa dagli elettori nell’aprile del 2008 !
Chiediamoci cosa sarebbe mai accaduto, se una cosa del genere fosse venuta in mente ad un Sovrano qualsiasi… da tutto il mondo, sarebbero giunte le urla di denuncia e disperazione, di chi, in nome delle libertà dei popoli si sarebbe posto in difesa immediata del diritto inalienabile alla democrazia, espressa con il voto popolare.
Eppure ciò, in questa Italia irriconoscibile, repubblica del malaffare, dove le menzogne hanno lobotizzato il popolo, acquisendo nel tempo la dignità di un dogma, è stato presentato con plauso per un dovuto quanto necessario atto costituzionale !

È l’apoteosi dell’ipocrisia repubblicana dopo 65 anni di soprusi, legittimata dall’interesse comune di una classe politica di interessati per cambiare tutto al fine di non cambiare nulla, preservando un sistema malato al solo scopo di poter proseguire in futuro - dal 2013 - l’opera di mungitura alle spalle e sulle spalle del popolo “sovrano” !!!

Concludendo, domani saremo ancora capaci di denigrare ed incolpare un piccolo grande Re d’Italia per quanto dovette decidere - in ottemperanza allo statuto - nel lontano 1922, senza vergognarci della nostra immagine riflessa allo specchio ? 

Alberto Conterio - 17.11.2011