Interviste ad Alberto Conterio

venerdì 10 luglio 2026

Ucraina: La guerra al giro di boa…

Ucraina: La guerra al giro di boa…

Il Collasso della Nato e la verità sul fronte ucraino

Probabilmente per i russi è stato superato un punto di non ritorno, alimentato o provocato dai più recenti attacchi ucraini nella profondità del loro territorio. Colpite raffinerie di petrolio e civili inermi. Intendiamoci, al netto delle momentanee difficoltà, questi sono attacchi che non producono alcun effetto pratico sull’economia delle operazioni militari, pur avendo però un peso sulla pazienza generale del popolo russo e il prestigio della presidenza. Gli attacchi hanno chiaramente un aspetto “propagandistico”: servono in sostanza a tenere alta l’attenzione dei “soci” europei alla vigilia dell’incontro Nato di Ankara. Hanno lo scopo di rendere plausibile il racconto che: “siamo all’offensiva, mettiamo in difficoltà i russi, ci manca poco e vinciamo noi”. Tutte balle naturalmente, ma serve allo scopo di poter fare i giusti titoli di giornale per giustificare alle opinioni pubbliche europee, spese aggiunte per la guerra e riduzione di servizi e diritti sociali ai cittadini.


La prova che si sia superato un punto di non ritorno, viene dallo stesso Presidente Putin (sempre moderato nelle sue dichiarazioni) che parla ormai apertamente di non poter trattare con Kiev, e che lo scopo principale è quello di distruggere la classe dirigente ucraina, e di voler comprendere l’intera Novorossja nella zona di sicurezza necessaria. Queste le parole, ma anche a livello operativo, non si scherza: dagli attacchi, molto consistenti alla capitale Kiev (non era mai successo) alla scelta degli stessi obiettivi colpiti: Un deposito di materiali esplosivi estremamente capiente (chiaramente ignorato prima per evitare i danni collaterali sulla popolazione) che ha causato la cancellazione di un intero quartiere periferico della città!

Nel frattempo la narrazione mainstream continua per ora a recitare il copione del sostegno a oltranza.

La realtà operativa e diplomatica però ci raccontano un altro “film”: dalla normalizzazione delle relazioni internazionali con la Russia all'esaurimento strutturale dell'Ucraina.

Ma vediamo in breve cosa è scaturito dal vertice Nato di Ankara: ulteriori 70 miliardi promessi a Kiev, ma l’alleanza è attraversata da tensioni profonde, le frizioni Trump-Meloni sono folklore che servono a mascherare il programmato spostamento del baricentro USA verso l'Indo-Pacifico.

Molto meno folkloristiche le affermazioni Trump sulla Spagna: “non voglio avere a che fare con loro” mentre torna a mettere nel mirino la Groenlandia attaccando la Danimarka.

Ma se parliamo di tensioni vere, all’interno dell’alleanza occorre guardare alla Turchia. Trump ha promesso ad Erdogan i caccia F.35, tra le proteste dei Greci e di Netanyahu… insomma più che una alleanza, sembra di trovarsi di fronte ad un cesto di serpi.

Se parliamo del denaro promesso, si tratta di trovarlo prima e di trasferirlo poi… come scritto sopra l’importante resta l’annuncio no? Perché a livello pratico, il fronte di coloro che dichiarano di non avere più nulla da dare si allarga all’Olanda, e la Polonia ormai in rotta di collisione con Kiev sulla base della storia passata è lacerata al suo interno per via di forniture all’Ucraina avvenute in modo non proprio trasparenti! Dulcis in fundo, dalla Bulgaria il no alla fornitura di ulteriori armi all’Ucraina è stato seccamente confermato!

Nel frattempo (e non è un caso) il Comitato Olimpico Internazionale CIO, riapre le porte agli atleti russi verso Los Angeles 2028 sancendo di fatto il fallimento di ogni tentativo di isolare diplomaticamente la Russia.

Nella telefonata del 5 luglio di circa 90 minuti i leader di Stati Uniti e Russia hanno forse ritrovato un punto di interesse reciproco?

E per avere un quadro completo, guardiamo al fronte cercando di individuare le novità più salienti per i vari settori. Tutte informazioni chiaramente occultate in tutta Europa dai soliti professionisti dell’informazione: I russi sono ormai a meno di 12 km da Sumy e le popolazioni della zona vengono invitate da Kiev a sfollare altrove. Sul fronte di Kupyansk, Petro-Ivanovka è stata espugnata dai russi mentre i mercenari stranieri (spagnoli) hanno rifiutato di intervenire quando è stato ordinato loro di recarsi in città per resistere ulteriormente. Nel Donbass intanto è caduta Kostiantynovka e Chasiv Yar. Una perdita gravissima perché ora la difesa fortificata passa su Kromators’k e Slavian’k, dove i russi si attestano ormai a meno di tre chilometri. Dietro di esse, parlando difensivamente, resta “il nulla”!

Per quanto riguarda la guerra aerea, si evidenziano i dati del Centro Rubicon: oltre 9.000 droni ucraini abbattuti nelle ultime settimane per mettere a segno qualche colpo per pura necessità di immagine, mentre i russi, lanciano i loro missili a poche decine per volta, sapendo che andranno tutti a segno in quanto la difesa aerea ucraina è orami senza missili intercettori! Parlando di bombe guidate FAB, l’incremento del loro utilizzo, sta provocando l'interdizione logistica capillare delle retrovie ucraine, con la distruzione sistematica della rete di distribuzione dei carburanti civili e militari, rendendo matematico l'esaurimento operativo ucraino nel breve-medio periodo.

E parlando di numeri nudi e crudi, gli ucraini stanno perdendo una media di 1.000, 1.200 uomini al giorno, che sommati alle difficoltà di nuovi reclutamenti, portano ad un risultato catastrofico su medio-lungo periodo.

La verità è ancor più grave… Mosca, per calmare un’opinione pubblica che comincia a manifestare insofferenza per il perdurare di una guerra che vorrebbero vinta da tempo usando le maniere forti, stanno cambiando gli equilibri interni, che vedeva le colombe come Putin prevalere sui falchi come Karaganov, e con essi l'approccio alle operazioni belliche in corso. Non a caso, la scorsa settimana, il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov Ha dichiarato che “È in corso una vera guerra... tutto è iniziato come un'operazione militare speciale. Continua come una guerra perché alle spalle di Kiev ci sono Berlino, Parigi, L'Aia, Oslo e, purtroppo, Washington”. Ma mentre in America questo “cambiamento” è stato in qualche modo recepito, in Europa si pensa ancora possibile una sconfitta strategica della Russia, tanto da far dichiarare al Presidente finlandese Alexander Stubb al Financial Times che tutti i leader della Nato approvano i raid aerei ucraini in profondità nel territorio russo e “tutti ritengono che sia necessario continuare ad aumentare la pressione”.

L’Europa in fondo non nasconde di prepararsi ad uno scontro militare aperto con Mosca intorno al 2030! Conscio di ciò, il Ministro degli esteri russo Serghej Lavròv (notoriamente molto pacato e riflessivo nelle sue affermazioni) ha osservato che l'Europa cerca di guadagnare tempo per raggiungere la propria "efficienza bellica" entro il 2030; chi ha voluto intendere ha avuto la possibilità di farlo, la strada è stata imboccata!

Sta a noi evitare di provocare la reazione russa, perché ormai non è più questione se ci sarà una reazione, ma quando ci sarà!

Concludendo, che Dio abbia pietà di noi!

Alberto Conterio - 09.07.2026

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