Interviste ad Alberto Conterio

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mercoledì 22 aprile 2026

Facciamo il punto sulla libera informazione

Facciamo il punto sulla libera informazione

Quale pericolo corriamo?

La guerra con l’Iran, ha fatto uscire dai radar dell’informazione di regime la guerra tra Russia e Ucraina, come questa aveva a sua volta sostituito dal palco della propaganda l’affare del Covid 19.

Ciò, però, non vuol dire che il problema sia risolto, anzi…

Deve essere ben chiaro che una possibile soluzione del conflitto tra Russia e Ucraina, molto difficilmente sarà possibile per tutta una serie di  ragioni, di fatti ed interessi che non ho intenzione di trattare in queste poche righe. Per fare un breve cenno, scriverò semplicemente che agli americani, chiudere la faccenda non è conveniente. In fondo loro guadagnano una montagna di denaro con la vendita agli europei di armi (da girare all’Ucraina) ed energia (in sostituzione delle forniture russe). Anche ai russi in fondo, non conviene far vedere che sono interessati ad un accordo. Da una posizione di vantaggio tattico e strategico, la guerra che stanno portando avanti, risulta sostenibile per la loro economia e per ora, anche dalla loro opinione pubblica. Ogni concessione in sede di trattativa, anche la più banale, sarebbe per loro una sconfitta morale.

Poi viene l’Unione Europea: Né carne né pesce, questo pachidermico sistema di pura ideologia, burocrazia e lobbismo, sembra vivere una realtà parallela del tutto distaccata dalla realtà, in cui i propri cittadini vengono tenuti all’oscuro dei pericoli che questa situazione comporta, al solo scopo di reiterare errate scelte politiche e geopolitiche che se sconfessate, a distanza di 4 anni, minerebbero la carriera di una intera classe dirigente e il futuro della stessa Unione di cui sopra, con tutti i relativi interessi!

Risulta quindi palese che tra tutte le parti in causa, è proprio l’Unione Europea a dimostrare la volontà quasi assoluta di continuare questo scontro all’infinito… come per Benjamin Netanyahu ed Israele.

“Finché c'è guerra c'è speranza” disse tra l’ironico ed il serio, Alberto Sordi in un memorabile film denuncia del 1974!

Ma il pericolo per i cittadini non è più solo una possibilità, di questo passo, diventa una realtà. Ormai non si tratta più di avere una remota possibilità di ritrovarci in una guerra diretta con la federazione Russa, ma della certezza assoluta che questo succederà. È la stessa Unione Europea che auspica ciò, entro il 2030!!!

Non c’è occasione pubblica, intervista o intervento istituzionale in cui i principali Leader di questa accozzaglia di idioti, non parli della futura guerra contro la Russia! Mai un ragionamento pacato e distensivo, un’affermazione di speranza, una parola di pace…

Di fronte a questo muro, che giorno dopo giorno diventa più alto e più robusto, cosa possono pensare in Russia? Quali sono le alternative che gli offriamo? E noi, rispondendo a queste domande con pragmatismo, cosa possiamo pensare che possa succedere?

I russi, per bocca di influentissimi personaggi, da anni ormai ci stanno mettendo in guardia sull’imminente pericolo, e la dottrina militare e nucleare russa è chiara in proposito.

Sergej Karaganov, politologo, Vladimir Solov'ëv giornalista e conduttore televisivo (versione russa dell’americano Tucker Carlson), Dmitrij Medvedev  già Presidente russo ed ora Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa ed anche il Ministro degli Esteri in carica Sergej Lavrov, diplomatico di lunghissima carriera tra i più preparati a livello internazionale, ci hanno avvertito e continuano a farlo che il pericolo si avvicina, che la pazienza russa è ormai al lumicino.

In Europa, varando un piano plurimiliardario di riarmo generale, facciamo finta di credere che la futura guerra tanto auspicata contro i russi, verrà avviata da noi, quando ci sentiremo pronti e sarà condotta con le modalità dell’attuale guerra in ucraina o comunque secondo una modalità scelta da noi, ma non sarà così…

Ci è stato confermato più volte. La Russia può gestire un conflitto come quello ucraino in modo convenzionale, ma non può gestire una guerra totale come quella ipotetica contro le nazioni europee su un fronte che va dall’estremo nord della Finlandia alla Romania, o peggio alla Turchia. Lo scontro quindi non potrà che essere nucleare e saranno proprio i russi a scegliere il momento che riterranno opportuno per sferrare l’attacco.

E noi siamo degli ingenui se pensiamo che gli Stati Uniti d’America verranno a difenderci rischiando la catastrofe nucleare sul loro territorio! Lo stesso Trump ci ha illuminato più di una volta sulla possibile interpretazione che si può dare dell’Articolo 5 del trattato NATO, …e poi, per quanto ancora la Nato sopravviverà nell’attuale formato di alleanza?

Non è un caso che si parli del disimpegno da essa degli Stati Uniti d’America???

Sono argomenti che vengono dibattuti ad alto livello anche tra gli idioti che compongono la classe dirigente europea, ma costoro, come anticipato in apertura di questa esposizione, non hanno nessun interesse a informarci in proposito. In questo, gli organi di informazione nostrani, che ancora ci ostiniamo a credere liberi e onesti, hanno una grossa responsabilità.

Dovrebbero essere loro a mettere in guardia la popolazione dei Paesi europei sul rischio al quale vengono sottoposti. Se l’opinione pubblica fosse informata puntualmente da questi lacchè, e maturasse la consapevolezza del rischio oggettivo di essere spazzati via nel giro di qualche minuto, vaporizzati, cancellati dalla faccia della terra, senza avere la possibilità di sopravvivere anche se non direttamente colpiti in testa, a causa della follia ideologica di un gruppetto di burattini al potere, le cose potrebbero cambiare in fretta e tutte in meglio sicuramente. Nessuno ha interesse ad una guerra nucleare. Nessuno!!!

Non ne hanno gli americani che guadagnano dall’attuale situazione, non ne hanno i cinesi e ogni altro Paese dell’oriente, non ne hanno bisogno i russi che hanno tutto ciò di cui hanno bisogno in casa senza guardare ad occidente. Un Occidente di degrado e problemi senza fine.

Occorre una rinascita delle coscienze, occorre che la gente ricominci a farsi domande, abbiamo bisogno di una stampa libera davvero, solo così possiamo sperare di avere un futuro!

Alberto Conterio - 22.04.2026


venerdì 10 aprile 2026

L’occidente si dibatte dentro una tonnara.

Un’altra sconfitta.

L’occidente si dibatte dentro una tonnara.

A leggere le prime pagine dei giornali italiani e a sentire gli affezionati servi di regime, il presidente americano, ha raccolto una fulminante vittoria totale.

Questo burlone, ci aveva mandati a dormire il giorno 7 aprile, “cullandoci” con dichiarazioni allucinanti che sembravano ricordare il diluvio universale di biblica memoria, e invece ci siamo svegliati il giorno 8 con un nulla di fatto. L’Iran non è stato cancellato. Ci ha ripensato? Non proprio… ma non desidero parlare di ciò, voglio invece fare una riflessione su cosa siamo diventati:

intanto sembra ormai inutile parlare di questi argomenti con le “normali” persone che puoi incontrare sull’autobus, al supermercato o per strada. Costoro, completamente assuefatte dalla propaganda di regime, si sono bevute anche la vittoria americana nel golfo. Pensate!!!

Incapaci anche di discernere le burle dalle bufale spacciate per notizie, rientrano quasi tutti in un cliscé di opinioni pre-impostate, che esaltano alcuni tra i più diffusi luoghi comuni presenti sull’Islam.

Vengono così a crearsi convinzioni sciocche, che risultano impossibili da scalzare e rendono ogni discussione o dibattito uno sterile esercizio.

Una delle convinzioni più ridicole e dure a morire, vede la necessità di una guerra all’Iran! Questa è cosa buona e giusta, perché viene vista come necessario contrasto all'islamizzazione dell'Europa.

Può sembrare assurdo, ma queste persone ritengono che bombardare Teheran sia il modo migliore per fermare il proliferare delle moschee nelle nostre città e di conseguenza bloccare il proselitismo degli Imam.

Di fronte ad affermazioni del genere, tentare di spiegare che la guerra di aggressione scatenata dalla coalizione Epstein nel golfo, causa esattamente l'opposto, è inutile! …nessuno arriva a immaginare e a credere reale il fatto che questo modo di fare nella regione medio orientale non fa altro che radicalizzare l’idea islamista, creare nuove crisi migratorie (tradotto: altri clandestini per le vie e i parchi delle nostre città) e il pericolo di attivare qualche cellula terroristica, esasperata dalla situazione presente nei paesi d’origine e vogliosa di vendetta!

Ma di fronte all’oscurantismo di questo “occidente”, vale comunque sempre la pena, cercare di spiegare alcune cosette, tanto per…

-          L'Iran i terroristi li ha combattuti, a partire dall'Isis e da Al Nusra, mentre Qatar, Arabia Saudita e USA risultano tra i fiancheggiatori e i finanziatori di tali gruppi.

-          I soldi per la costruzione delle moschee in Europa non arrivano dall'Iran bensì dalla Turchia, dal Qatar e dagli immancabili sauditi. Cioè dal mondo islamico di matrice sunnita. Sempre!

-          La presa dell’Islam sull’Europa, non è quasi mai causato dai primi due punti sopra evidenziati, ma è dovuto soprattutto agli errori fatti in passato (per puro interesse) e dal vuoto nichilista dell'Occidente. Un vuoto culturale, religioso, economico anche, alimentato da un sistema mediatico che trae origine dagli stuti cinematografici di Hollywood, che ha falsificato ogni “verità”.

Una civiltà la nostra, ormai ridotta ad un circo, che ha sostituito la cultura greco-romana evoluta nel cristianesimo con la cultura del McDonald’s e delle finzioni cinematografiche.

Resta poi il fatto che autodefinendoci democratici, inclusivi e tolleranti, non dovremmo neanche pensare di poter giudicare il tipo di governo che si sono dati iraniani, perché sono fatti loro! Costoro poi, dovrebbero avere in sacrosanto diritto di poter vivere la loro vita senza essere “guidati” da sanzioni e bombardamenti!

Dovremmo poi metterci il cuore in pace e accettare che ci siano persone nel mondo, che non aspirano in alcun modo ad assomigliarci, anzi… queste aspirano a tramandare alle loro future generazioni qualche cosa di più che le nostre cazzate gender, i nostri dogmi ambientali e l’odio atavico verso il diverso in generale!

A riportarci alla realtà nei prossimi mesi ed anni, dovrebbero contribuire i risultati delle due guerre, in cui la nostra in-civiltà del nulla, ha cercato di sottomettere una civiltà diversa: la civiltà russa e la civiltà persiana in scontri esistenziali che abbiamo perso rovinosamente. Sconfitti davanti ad un mondo che esprime una pluralità di altre civiltà, che non vedono l’ora di liberarsi per sempre dal giogo degli sceriffi del mondo, che a conti fatti, con la loro arroganza, agiscono come una cosca mafiosa.

E con queste guerre, non abbiamo perso solo la nostra credibilità.

Non basterà far finta di nulla questa volta!

Alberto Conterio - 08.04.2026


venerdì 27 marzo 2026

Iran: Vie d’Uscita?

Iran: Vie d’Uscita?

Poche le vie d’uscita e tutte poco praticabili. Vediamo il perché!

La guerra di aggressione in Medio Oriente, contro l’Iran, ha creato una situazione surreale evidente a chi non si lascia “guidare” dalla propaganda mediatica che in Tivvù spacciano per informazione. Parliamo delle dichiarazioni contrastanti tra loro, riguardo alle operazioni militari che stanno evolvendo giorno dopo giorno.


In breve, risulta chiaro che gli Stati uniti d’America non stanno vincendo nulla, anzi si trovano in grande difficoltà, militare. politica ed economica.

L’Iran rispondendo colpo su colto all’aggressione è riuscito nell’intento di:

-          allontanare le portaerei e la flotta Usa a oltre 1000 km dalle sue coste,

-          rendere chiaro che sorvolare il cielo iraniano può essere pericolo. Vedere il caccia F.35 di ultima generazione e una dozzina di Droni MQ.9 Reaper da ricognizione abbattuti. Tutti velivoli dal valore di decine e decine di milioni di euro l’uno, all’apice della tecnologia oggi esistente, per citare i risultati più eclatanti,

-          distruggere un numero ormai imprecisato di radar di controllo e radar di allarme precoce americani della regione, accecando di fatto la possibilità di tracciare i missili balistici in partenza verso i bersagli,

-          colpire e sloggiare ogni base americana nell’area con grande costernazione delle monarchie del golfo, che su di esse basavano la loro sicurezza, pagando profumatamente,

-          colpire importanti infrastrutture di produzione trasformazione e stoccaggio di prodotti energetici GNL, GPL e Petrolio, Benzina e Gasolio dei vari vassalli degli Americani nel golfo e nel mar Rosso,

-          chiudere lo stretto di Hormuz al transito di ogni nave che trasporti prodotti da e per i nemici dell’Iran o abbiano concluso i contratti in Dollari,

-          ottenere senza chiederlo, l’annullamento delle restrizioni sul commercio del proprio petrolio, tentativo disperato degli Americani per cercare di calmierare l’aumento del prezzo del greggio al barile (una cosa umiliante per chi dice di aver “obliterato” il nemico),

-          annullare le difese aere di Israele con il risultato di poterlo colpire ormai indisturbatamente a piacere.

Tutto questo, ha chiaramente traumatizzato non solo gli Americani, che come al solito, non hanno saputo valutare l’avversario per la sua forza reale, ma anche gli alleati nel golfo che cominciano a chiedersi se sia stato un affare spendere miliardi di dollari in questi anni, per essere abbandonati a se stessi alle prime difficoltà in favore di Israele. L’Unione Europea in generale, scopre ora che l’avventurismo di Trump rischia di trascinare i Paesi membri nel baratro della penuria energetica, dopo aver tagliato volontariamente i contratti con la Federazione Russa negli anni passati.

Sorge quindi spontanea una domanda: Che si fa ora?

Le possibilità per Trump e gli Stati Uniti d’America sono davvero poche e tutte irte di grandi punti interrogativi. Certo il Presidente Americano, può andare in televisione (potendo contare su media pagati per diffondere fantasie) e dichiarare solennemente che la guerra è vinta e che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Chi può smentirlo tra i camerieri che gli stanno intorno?

In fondo hanno immagini di distruzioni immani, Ali khamenei ed alti ministri e funzionari iraniani sono stati assassinati come cani, il programma nucleare iraniano è stato annullato (un’altra volta… dicono), le forze armate iraniane hanno subito rovesci immani e sono state ridotte al silenzio no?

Peccato che per dichiarare vittoria, o per ottenere almeno una tregua sia necessario che il tuo avversario sia d’accordo con te, di fermare le operazioni militari, ma ciò non sembra tanto realistico, in quanto l’Iran per bocca dei suoi leader, ha dichiarato solennemente che nessun accordo sarà possibile se non dopo aver certezza che queste aggressioni non si ripeteranno in futuro, e che saranno loro a decidere quando sarà il momento di fermarsi.

Un primo comunicato del Presidente Americano in tal senso parlava di un accordo su 15 punti che l’Iran era in procinto di accettare, ma è stato prontamente smentito dal tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale dell'esercito iraniano. Nel frattempo, per non smentirsi, mentre si parla di accordi, le navi assalto anfibio Tripoli e Wasp si stanno avvicinando all’Iran con il compito, pare, di sbarcare dei Marines sull’isola di Kharg per aprire la strada dello stretto.

Viene da chiedersi se al Pentagono sono degli incompetenti o solo impazziti. L’isola di Kharg non ha ripari naturali. Sbarcare una forza terrestre su uno spiazzo aperto davanti alle difese iraniane e come mettere un topo in un barile e giocare al tiro a segno con una carabina. I Marines faranno la fine dei soldati Neozelandesi sbarcati a Gallipoli nel 1915! Un disastro annunciato… Auguri

Inoltre c’è il problema “Israele”, e non è un problema da poco. Mentre il Presidente Trump, tra un annuncio e l’altro tenta di togliere le castagne dal fuoco, Israele cerca di rilanciare con False Flag e attacchi a infrastrutture critiche al solo scopo di coinvolgere più partecipanti ancora.

E se questo giochino dovesse rilevarsi insufficiente per raggiungere i suoi scopi, siamo ceri che non ricorrerà all’arma nucleare?

Con la follia che hanno dimostrato, il loro cinismo, il loro senso di superiorità, il loro mandato divino e la criminale violenza di cui sono capaci, se messi alle strette, costoro sarebbero capaci di lanciare qualsiasi cosa, anche le segretissime bombe nucleari di qui dispongono (che non hanno mai dichiarato di possedere ufficialmente) non solo sull’Iran ma su chiunque cerchi di ostacolarli nelle loro intenzioni. La stessa Turchia è in pericolo, ed Erdogan ha preso giustamente posizioni contro Israele.

Per fortuna, a scongiurare questa possibilità, si sono schierati attori come la Russia, la Cina, la Corea del Nord e il Pakistan, tutte potenze nucleari, che hanno fatto sapere attraverso i loro canali diplomatici, che non riterrebbero accettabile ciò, e che provvederebbero a rispondere adeguatamente ad un simile attacco.

La mia analisi termina qui, …non credo che vi siano altre possibilità per gli Americani, di limitare i danni, se non accettare di aver perso il controllo della regione e di sbaraccare le basi in medio oriente, tenendo sotto stretto controllo gli estremisti sionisti d’Israele. In questo modo, potrebbero sperare di poter ottenere delle condizioni che possano ritardare la crisi economica interna, i problemi sociali consequenziali e la de-dollarizzazione in atto, vero incubo per il bilancio federale americano.

Entrare in guerra contro l’Iran, contro ogni previsione che lo sconsigliava, non è stata una buona idea!

 Alberto Conterio - 27.03.2026

giovedì 26 marzo 2026

Cosa non abbiamo compreso?

L’arte della guerra

Cosa non abbiamo compreso?

Anche se la recente campagna di guerra in Iran, tuttora in corso, abbia di parecchio abbassato le ali di chi a prescindere crede religiosamente nella superiorità militare dell’occidente, può essere interessante dare a questi “Generali” da tastiera qualche spunto in più affinché comprendano quanto l’arte della guerra sia recentemente cambiata a partire dal febbraio del 2022.

È fin troppo comune infatti, sentire commenti e affermazioni irriguardose nei confronti delle forze armate russe impegnate nell’Operazione Militare Speciale in Ucraina per evidenziare - a loro dire - l’inefficienza o l’incompetenza delle stesse, che a distanza di quattro anni, ancora non sono riuscite a piegare la resistenza di un nemico “inferiore”.


Intanto, parlando militarmente e non ideologicamente occorre essere almeno onesti da ammettere che la Russia non sta combattendo contro l’Ucraina, ma contro la Nato sul territorio dell’Ucraina. E se è vero, che l’aeronauti della Nato, che è sicuramente il punto forte dell’Occidente, non può entrare in azione al 100% nei cieli d’Ucraina, e pur vero che sul terreno della stessa, sono stati schierati logistica, mezzi, sistemi d’arma e munizioni appartenenti agli arsenali di non meno di 35 diversi Paesi. Nonostante ciò i russi, quelli che avevano finito i missili nel marzo del 2022, i calzini ed i colpi per i fucili, tanto che erano costretti a combattere con le pale del 1850, e che vanno a caccia spasmodica delle lavatrici ucraine per poterne recuperare i micro cip, continuano la loro lenta ma inesorabile avanzata su tutto il fronte.

Chiarito questo “piccolo” dettaglio, scendiamo dalla nostra nuvola per immergerci sul campo di battaglia moderno. La guerra che si combatte oggi sulle pianure ucraine assomiglia molto più alle operazioni che si conducevano sul fronte occidentale durante la Prima Guerra Mondiale, che alle operazioni tipo che si svolgevano durante la Seconda Guerra mondiale, seppur queste risultino ben più vicine cronologicamente.

Idealmente, il periodo che va dal settembre 1939 al febbraio 2022 infatti, ha visto un continuo sviluppo dell’appoggio aereo ravvicinato per favorire le operazioni terrestri. Ciò, era considerato indispensabile per assicurarsi il successo di una manovra offensiva, come il buon risultato di una manovra difensiva.

Dopo il febbraio 2022, questo teorema salta. Diversi i motivi, tra i principali possiamo annoverare i seguenti:

Diventa praticamente impossibile radunare in posizione d’assalto, grandi quantitativi di uomini e mezzi a causa del controllo pressoché totale del terreno, sia di giorno sia di notte, per mezzo di satelliti e droni

In conseguenza del punto 1, e considerati i progressi compiuti dalla difesa aerea di punto, diventa praticamente inutile e/o controproducente l’utilizzo dell’appoggio aereo ravvicinato. Per intenderci, l’utilizzo di aerei o elicotteri d’attacco al suolo quali i vari A.10, Apache e Cobra occidentali o gli Su.25, Mil.28 e Ka.52 Russi

L’impiego di droni FPV, rende inefficiente anche l’impiego dell’artiglieria classica o del LRM pluritubo, in quanto, in mancanza di grossi concentramenti da battere, esporre all’osservazione e all’offesa nemica questi mezzi per il tempo necessario far fuoco, diventa estremamente rischioso e poco utile, quindi inefficiente

Scritto ciò, diventa necessario fare alcune riflessioni sulle più recenti dichiarazioni del Comando Operazioni russo in Ucraina. Commentando il cambiamento di contesto generale che ha portato alla perdita di un elicottero dell’Esercito di un Ka-52 con equipaggio nella direzione di Pokrovsk, questo ha dichiarato:

"non ci sono più bersagli nella zona dell'OMS che possono essere colpiti da un pacchetto di razzi non guidati” …pertanto vale la pena “visualizzare” cosa è diventata la linea del fronte oggi.

Si tratta ormai di una linea molto labile, quasi irrintracciabile sul terreno, praticamente disabitata, posta a metà circa dello spazio interposto idealmente tra i due schieramenti arretrati sufficientemente da stare fuori dalla portata dei droni aerei avversari più piccoli. Questa zona detta “grigia”, può estendersi anche per 30 o 40 km secondo l’orografia del terreno e i grandi ostacoli naturali.

In questo contesto, le operazioni d'assalto sono ormai condotte da gruppi di due, tre massimo cinque uomini, mentre i punti forti di resistenza sono diventati scantinati e altri rifugi improvvisati con presidi minimi, riforniti per lo più di notte da droni, grandi e piccoli, aerei soprattutto, ma anche terrestri.

Pertanto, una situazione in cui un villaggio "resiste" per mesi con l’impegno di poche decine di uomini è ormai comune. Spesso accade che in uno scantinato vicino ad un unto di resistenza ucraino possano già trovarsi combattenti russi che sono riusciti a infiltrarsi segretamente uno ad uno per "non tradire la loro posizione".

In questo contesto, di quale utilità può essere il lancio di razzi non guidati da un elicottero, un grappolo di bombe non guidate da un caccia bombardiere o il lancio di una salva di razzi d’artiglieria pluritubo? Compreso ciò e testimoni di una statistica che ci informa che anche il fuoco della normale artiglieria è in costante diminuzione (da parte russa, siamo passati dallo sparare 50-60.000 proiettili al giorno a meno di 20.000) possiamo farci un’idea della difficoltà che si incontra sul terreno ad avanzare in modo vistoso (50 o 60 km al giorno) come poteva succedere durante le grandi offensive della Seconda Guerra mondiale. Le avanzate odierne infatti, anche quando si registrano forti successi non superano i pochi km giornalieri, due, tre, quattro Km al massimo, come succedeva durante la guerra di posizione della Prima Guerra Mondiale.

Il vantaggio odierno sta nel fatto che questi risultati si ottengono con un dispendio di vite umane relativamente basso al confronto di quanto poteva succedere negli anni 1914-1918.

Altra cosa invece sono i costi economici di questo “modello” di guerra.

Da questa breve disamina si dovrebbe comprendere perché la guerra in Ucraina non è ancora finita trionfalmente per la Federazione Russa, come vorrebbero i più fanatici sostenitori dell’Alleanza Atlantica, nonostante la stessa mantenga ormai l’iniziativa completa su tutto il fronte dall’ottobre 2023!

Si tratta quindi di rivedere le nostre aspettative in funzione delle nuove tattiche di impiego dello strumento militare e di adattare lo stesso per evitare che in futuro si debba fare amare esperienze.

Esperienze (tutte negative) che stanno cominciando a maturare nella nuova Guerra del Golfo contro l’Iran, dove la campagna di bombardamenti “irresistibili” doveva durare quattro o cinque giorni, ed invece a distanza di tre settimane molto impegnative, ancora non hanno maturato i risultati auspicati.

Fino a quando la nostra supponenza di superiorità e gli interessi del sistema militare industriale non saranno ridimensionati e tarati sulla nuova realtà bellica, l’arte della guerra odierna ci sarà ben poco favorevole. Prima lo comprendiamo in Occidente e prima potremmo arrestare l’ormai palese perdita di credibilità globale.

Alberto Conterio - 26.03.2026 

giovedì 19 marzo 2026

La guerra di aggressione all’Iran prosegue… ma va tutto bene?

La guerra di aggressione all’Iran prosegue… ma va tutto bene?

Al netto delle roboanti dichiarazioni del Presidente Trump e del Segretario alla Guerra Pete Hegseth dove l’Iran sembrerebbe sull’orlo della capitolazione, avendo perso il 90% delle sue capacità militari e di risposta… l’Iran continua a rispondere al fuoco bombardando pesantemente Israele, ciò che rimane delle basi americane nell’area e ad impedire il libero transito delle petroliere allo stretto di Hormuz.

Nel frattempo giunge la notizia che Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, si è dimesso denunciando la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. In una lettera pubblicata su X, Kent ha dichiarato di non poter “in coscienza sostenere la guerra in corso”, sostenendo che Teheran non rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti.

“È chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.” Ha dichiarato Kent, ex ufficiale militare e veterano di 11 missioni di combattimento soprattutto in Iraq.

Era stato nominato alla guida del centro antiterrorismo dal presidente Donald Trump nel febbraio 2025.

Nel suo messaggio ha accusato Israele di aver promosso una campagna di disinformazione che avrebbe convinto Washington della necessità di attaccare l’Iran, paragonando la situazione attuale alle false informazioni che nel 2003 portarono gli Stati Uniti alla guerra in Iraq.

Queste dimissioni per un verso clamorose, arrivano mentre la Casa Bianca valuta nuove opzioni militari nel Golfo Persico. In arrivo la Nave Assalto anfibio Tripoli dall’estremo oriente. Secondo recenti indiscrezioni, Trump starebbe considerando la possibile occupazione dell’isola petrolifera iraniana di Kharg, per garantire il passaggio libero ad Hormuz. Questo il sogno. In pratica, dovrebbero sbarcare e poi rifornire unità a terra a tiro di schioppo di droni VFP e razzi iraniani? Auguri!!!

Nel frattempo, gli americani hanno perso i grandi radar basati a terra, tra i quali due super radar di allerta precoce Thaad. Ciò garantisce all’Iran di poter colpire Israele e ogni luogo dell’area del golfo impiegando un numero decisamente inferiore di missili, in quanto gli americani, non essendo più in grado di rilevare questi al lancio, si trovano a dover reagire con tempi di rilevamento decisamente inferiori e quindi senza la possibilità di organizzare nel migliore dei modi una difesa efficace. Parlando di difesa inoltre, viene certificato dall’evidenza, che lo scudo difensivo di Israele e dell’intero dispositivo della coalizione Epstein, ha un’efficacia molto parziale, se non imbarazzante. I missili Patriot, già ridicolizzati in Ucraina, hanno una qualche validità solo nelle loro versioni più recenti, ma sono ormai in via di esaurimento.

Sarà per questo che la marina statunitense si tiene a debita distanza dall’Iran (oltre i 1000 km)? Sarà per questo che la Portaerei G. Ford sta dirigendosi verso Creta per indagare sulle cucine che hanno preso fuoco in un incidente (definito non di guerra in un comunicato ufficiale)?

L’Iran inoltre, ha sicuramente ancora in mare tre sottomarini classe Kilo (Russi) armati di siluri ultraveloci a cavitazione di cui nessuno ha evidenza che siano stati distrutti, e tutta una serie di droni marini e sottomarini ancora non utilizzati.

Pare insomma che gli Americani, con la loro arroganza e supponenza, non abbiano brillato nella valutazione delle forze avversarie prima di lanciarsi in questa nuova “avventura”. Neanche questa volta.

Del resto, lo spirito dell’Iran, con la sua millenaria cultura, non è quello di un Venezuela qualunque…

Il Presidente Donald Trump, si trova quindi con le spalle al muro?

I Paesi del golfo oltre a non aver nessuna intenzione di aiutare in questa campagna, hanno anche cominciato a lamentarsi della mancata protezione pei i quali pagano profumatamente da decenni, e i Paesi Europei si sono sfilati anch’essi, come Giappone, Corea del Sud e Australia.

Anche il Regno Unito ha declinato l’invito a “pattugliare” Hormuz!

Ma allora, questa guerra va benissimo come dichiarato oppure non troppo?

Di certo sappiamo che lo Stretto di Hormuz non è bloccato. Il transito indenne delle petroliere è garantito dall’Iran per tutti i navigli che non rispondono ad interessi di Paesi nemici. Sembra una barzelletta!

E il tempo gioca a favore dell’Iran…

La Cina sta a guardare? Non proprio, continua infatti la sua pubblicazione “libera” di ogni movimento di mezzi militari nell’area, a tutto beneficio dell’Iran chiaramente, e la Russia, che ha dichiarato fin da subito di non sentirsi neutrale in questa disputa, è stata interpellata dagli Stati del golfo per fare da mediatrice è non solo: Anche il Presidente Trump ha già telefonicamente due volte a Putin, con grande scorno dell’Unione Europea.

Le ultime notizie poi, parlano di un rinvio a data da definirsi della pubblicizzatissima visita che il Presidente Americano avrebbe dovuto compiere in Cina dal 31 marzo al 2 aprile. Si riferisce che il Presidente Trump è troppo impegnato nel seguire le operazioni militari in medio oriente per poter recarsi in visita da Xi Jinping!!!

Dal momento che raramente la verità esce dalla bocca del Presidente Donald Trump, sarà vero ciò, oppure possiamo più verosimilmente pensare che Xi Jinping non lo voglia incontrare?

Tirando le fila, gli americani volevano isolare la Russia dal resto del mondo, ma pare che a distanza di 4 anni, sono loro ad essere isolati, e ad aver perso la credibilità e il prestigio di cui godevano!

Alberto Conterio - 19.03.2026 

sabato 14 marzo 2026

Equazione Coreana!!!

Equazione Coreana

Quando la Pace è un problema da risolvere

L’ennesima guerra di aggressione scatenata dalla Coalizione Epstein (Israele più Stati Uniti d’America), dimostra in questi giorni in modo inequivocabile come, il Diritto Internazionale sia ormai un orpello calpestato in nome dell’interesse dal più forte ogni volta che i rapporti di forza tra i Paesi nel mondo presentano forti diseguaglianze. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica ciò è divenuto via via più evidente. All’inizio almeno, per agire, ci si precauzionava di avere uno straccio di risoluzione ONU, ottenuta a mezzo di menzogne, pressioni ed intimidazioni di stampo mafioso anche, ma negli ultimi anni ormai, si è passati direttamente ad ignorare questa “perdita di tempo”. Non si fa neppure più finta di procedere secondo una prassi… del resto costoro sono quelli che invocano al rispetto delle regole, quando le regole però, le fanno loro o le cambiano secondo l’interesse del momento. Così la regola dell’aggressore e dell’aggredito, tanto cara quando era il momento di scandalizzarsi per l’operazione militare speciale russa in Ucraina, non vale assolutamente per il rapimento del Presidente Maduro in Venezuela, e meno che mai risulta valida per la seconda aggressione militare in meno di 12 mesi all’Iran attualmente in corso.

Naturalmente possono comportarsi così coloro che hanno dalla loro parte (a libro paga) la maggioranza degli organi di informazione e un folto gruppo di alleati/vassalli sempre pronti con la testa china ad avallare qualsiasi azione, anche la più vergognosa e criminale del loro padrone (detto anche paparino) senza battere ciglio (gli idioti dell’Unione Europea tanto per fare un esempio).

Con queste premesse, nonostante Kim Jong Un venga considerato un pazzo dall’opinione pubblica occidentale, occorre riconoscergli che la sua scelta di dotarsi di armi nucleari, gli abbia garantito in questi anni quella pace che il Diritto internazionale non gli avrebbe di certo assicurato.

Vien da sé, che un Paese sovrano con l’obiettivo di vivere e/o svilupparsi secondo modelli suoi, non può prescindere dal possesso di un arsenale nucleare per poterlo fare in piena tranquillità.

L’equazione, che potremmo chiamare Coreana, porta da un problema ad una soluzione istantaneamente.

Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran recentemente assassinato assieme alla sua famiglia dai soliti bardi della libertà e delle regole, ha pagato con la vita la sua scelta di non dotare l’Iran di armi nucleari per questioni etiche.

Sarà tanto stolto e imprudente suo figlio Mojtaba, chiamato a succedergli all’importante carica?

Alberto Conterio - 11.03.2026 

Il ritorno alla Leva militare???

Continuano a parlarci di ritorno alla Leva

Quanto c’è di vero e di realistico?

Vi ricordate? Tutto incominciava con l’arrivo della “cartolina”, la convocazione alla visita di Leva allo scoccare dei diciotto anni del maschio italiano. Erano i tempi degli uomini e delle donne, separati in compiti e ruoli che la natura ci aveva assegnato. Era l’inizio della maturità vera, non quella della scuola superiore, ma quella della vita. Ciò avveniva sotto gli sguardi preoccupati delle mamme, compiaciuti dei padri che avevano “servito” prima di noi e gli occhi velati di lacrime dei nonni, che ricordavano simili situazioni che si erano concluse vedendo partire padri e fratelli maggiori per la Russia (l’Ucraina anche in quel caso…) l’Africa Orientale Italiana o quella Settentrionale, la Grecia, dalle quali tanti amici e parenti non erano più tornati.


Piccola disgressione “storica”, per sottolineare che il servizio militare obbligatorio… più comunemente “Naja” non fosse un fatto individuale e personale, ma collettivo. Era una intera “classe di leva” con il suo entroterra fatto di famiglie parenti e amici che partiva per adempiere (pur tra differenze di vedute e tra i problemi pratici quotidiani) all’unico Dovere che la Costituzione repubblicana definisce “sacro”: La difesa della Patria.

Una faccenda collettiva, che riguardava tutto il Popolo ed ogni famiglia appunto, prima e al di sopra del singolo individuo. A vent’anni circa ci venivano affidati automezzi, carri armati, pezzi d’artiglieria e mortai, missili, fucili e attrezzature tra le più svariate e costose per miliardi di lire, senza che ci chiedessero il permesso, senza avere lo SPID o aprire un account. Senza nemmeno farci firmare un modulo sulla Privacy!

Tutti noi, avevamo chiaro in mente cosa significasse “difendere la Patria”. Chi più chi meno, sapeva che doveva fare qualcosa, che richiedeva un poco di addestramento e di sacrificio, la convivenza con altri ragazzi della nostra età in un ambiente nel quale si pretendevano rispetto ed osservanza di regole e consuetudini, cura della persona e dell’uniforme e del materiale assegnato, rispetto della forma della gerarchia e dei rapporti personali.

Era un’esperienza nel corso della quale decine di migliaia di ragazzi per la prima volta, venivano monitorati sanitariamente, imparavano a rapportarsi con una autorità, imparavano un mestiere, o prendevano una patente che magari avrebbero avuto difficoltà conseguire o a pagare. Tutto questo in un contesto nel quale un professionista, un contadino, un ragioniere, uno studente universitario o un muratore, provenienti da tutte le regioni d’Italia, erano del tutto uguali di fronte alla pulizia dei bagni, alla corvè cucina, alla notte di guardia in polveriera, alle marce le licenze o alla tabella puniti. Era l’unica occasione per sperimentare praticamente la “democrazia”, la mescolanza di strato sociale, livello economico e culturale della società.

Tutto questo richiedeva una rete quasi infinita di Presidi, Distretti, ed Ospedali Militari, che costellavano i capoluoghi di Provincia e le maggiori città. E poi Reparti di addestramento, caserme, porti, aeroporti, depositi, poligoni, arsenali e polveriere, automezzi, e logistica.

Oggi, il 90% di tutta questa infrastruttura, non esiste più, spazzato via da tagli e riduzioni, cambiamenti ideologici e di situazioni politiche ed internazionali.

Con tutto ciò, ora si torna a parlare di Leva! Da più figure istituzionali, apprendiamo che si “pensa” alla sua reintroduzione. “Volontaria” si intende! Che ridere…

Come se bastasse presentare un progetto di Legge e approvarlo in Parlamento! Poveri idioti…

Come se il problema della Leva, cioè di avere delle Forze Armate di una certa dimensione, fosse un problema legislativo.

Costoro non si rendono conto che oltre a stanziare cifre socialmente insostenibili, richiede in primo luogo di poter disporre di un Popolo che abbia dei valori condivisi, un’attitudine al sacrificio personale, un senso del dovere e della disciplina, delle famiglie e di luoghi da difendere che possano sentire loro, …se serve, anche a costo della vita.

Insomma, occorre disporre di una Patria.

La Leva e delle Forze Armate di una certa dimensione oggi, così come lo erano 30 o quarant’anni fa, richiedono un complesso di strutture e di mezzi che vanno comprati, costruiti, pagati e mantenuti con una parte delle spese comuni, il che comporta necessariamente la rinuncia a qualcos’altro. Ma soprattutto richiedono la ricostituzione di reparti che abbiano un’anima, una storia, delle tradizioni… tutte cose che noi abbiamo sistematicamente distrutto, ridicolizzato, ignorato, obliato, al solo scopo di cancellare proprio l’amor di Patria di cui sopra, che oggi vorrebbero ricreare con un tratto di penna, per mandarci a combattere per Bruxelles o Strasburgo in giro per l’Europa. Giustamente, che ci vada Enrico Letta, autore del libro intitolato “Morire per Maastricht" a combattere per la sua Europa… Traditore insignito della Legion d’Onore francese!


Ma veniamo alla realtà che i nostri legislatori fingono di non vedere: Queste ipotetiche Forze Armate per essere tali, richiederebbero una impostazione ben precisa, di tener conto di una minaccia concreta, di condizioni e di risorse disponibili. Le risorse disponibili poi, non sono solo il denaro accennato pocanzi, che è già carente oggi, per scuole, ospedali, infrastrutture civili o per il benessere dei cittadini, che sarebbero ancora meno un domani. Sono soprattutto le risorse di una società viva: Risorse culturali, demografiche e di costume nel suo complesso  

E su questo argomento, non possiamo prescindere dalla realtà di fatto del venir meno di tutto ciò, e dobbiamo essere davvero realistici, perché dopo aver distrutto ideologicamente ogni amor di Patria per poter rendere accettabile un orpello come l’Unione Europea che può esistere solo in assenza delle Patrie e delle nazioni sovrane, la percentuale degli italiani (Rapporto Censis “Italiani in guerra” sulla propensione alla difesa) tra i 18 ed i 45 anni che sarebbe disposta a combattere per il suo Paese è inferiore a quella degli italiani che scapperebbero all’estero, ed è ancora assai inferiore a quella dei renitenti che sceglierebbero la “lotta pacifista”, divenendo di fatto un nemico interno. Il vero nemico! Chiaro tutto ciò?

E non è solo un problema italiano! Il Rapporto Censis ci restituisce una realtà non dissimile (forse anche migliore) di quella del resto dell’Europa!

E veniamo per un momento all’Europa nel suo insieme, e al suo annunciato riarmo. Uno strumento militare serio e credibile in Europa, richiederebbe una certa dimensione in rapporto alla sua demografica e geografica. Ciò pone enormi problemi praticamente irrisolvibili. Il tanto celebrato Nord Europa, è militarmente soltanto un peso inutile che comporta un dispendio di energie che non abbiamo più stante l’andamento di tutte le economie comunitarie. Quest’area geografica, composta di staterelli demograficamente esigui, con economie ridicole, sono semplicemente dei pesi attaccati alla cintura di un sommozzatore senza le pinne che sta annaspando per restare a galla. Rendiamoci conto che quelli che definiamo i “piccoli baltici” insieme (Lituania, Lettonia ed Estonia) hanno un’estensione geografica pari a più della metà del nostro Paese (oltre 175.000 km2) con una popolazione totale inferiore a quella della Regione Lazio! Svezia e Finlandia unite (gli ultimi ingressi nella Nato) hanno una estensione geografica di oltre 2,5 volte l’Italia con una popolazione totale di poco superiore alla somma di Lombardia e Veneto. Ciò vuol dire che, stando alle dichiarazioni di Rutte, successore di Stoltemberg alla segreteria generale della Nato (due nomi proprio centrati…) per difendere queste enormi estensioni di territorio dalla minaccia russa, occorrerà mandarci i nostri giovani! Tornando al Rapporto Censis sulla disponibilità dei nostri ragazzi a combattere per l’Italia, viene da farsi una grassa risata!

Detto ciò, vogliamo parlare dello stato della demografia in Italia? Con un tasso di fertilità di 1,2 figli per coppia, siamo già ora un paese morente, fatto di persone anziane, con una popolazione in calo da anni, nonostante l’invasione nord africana e la sostituzione etnica che ciò comporta!

E noi sappiamo che le Forze Armate e la guerra, sono un “lavoro” per giovani!  Non si può fare il soldato sul campo a 40 e più anni, a meno che, non si voglia semplicemente riempire le trincee di carne da cannone. Per questo vanno bene anche 50 e sessantenni, soprattutto per l’INPS!

Ma aggiungiamo a questo desolante quadretto un’altra verità: attualmente il 9,2% della popolazione residente nel nostro Paese, è composto di stranieri. Ma andiamo oltre; tra i cittadini italiani, occorre allineare anche diverse centinaia di migliaia di “stranieri” non integrati che hanno la cittadinanza italiana per praticità lavorativa e convenienza sociale, non per convinzione o sentimento di appartenenza.

Ne consegue che abbiamo una minaccia gravissima da fronteggiare in casa, senza andarci a cercare un nemico oltre frontiera. Minaccia che non richiede, direttamente ed immediatamente, una mobilitazione militare ma richiederebbe subito una mobilitazione delle coscienze, dei valori, della cultura, del senso di comunità, perché per fronteggiare proteste del 40% della popolazione (una percentuale anche ottimistica vista l’analisi fatta dal Censis) richiederebbe l’impiego non solo di tutte le Forze dell’Ordine, ma anche impegnare da ogni altro compito di sicurezza e difesa, la totalità delle eventuali Forze Armate di cui vorremmo dotarci per una reale configurazione in organico di guerra.

Considerando quanto esposto, pur con tutti i limiti delle mie conoscenze ed informazioni, sentir parlare di reintrodurre la Leva sembra di ascoltare la famosa Vanna Marchi. Si ha subito il dubbio sulla serietà del provvedimento che vorrebbero farci digerire e la certezza matematica che ha pagare la fregatura saremmo sempre noi, …come al solito!

12.12.2025 - Alberto Conterio

lunedì 23 aprile 2018

Come USA Regno Unito e Francia hanno perso la faccia: dalle bugie all’impotenza militare


Speciale Siria: Dall’attacco occidentale alle conseguenze strategiche
Come USA Regno Unito e Francia hanno perso la faccia: dalle bugie all’impotenza militare

Mentre in Italia, ci si appassionava alle ultime puntate dell’isola dei famosi, in Medioriente abbiamo nuovamente sfiorato l’apocalisse dell’umanità. Mentre scrivo questo articolo a quasi dieci giorni dall’attacco alla Siria da parte delle tre potenze nucleari occidentali, mi sento decisamente più tranquillo. Parlo chiaramente dell'attacco di Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia. Le tre potenze egemoni dell’occidente, gli esempi a cui noi tutti, fin da bambini siamo stati indotti a imitare e sognare!
Sono più sollevato, non perché gli obiettivi siano stati distrutti ed il feroce dittatore messo a tacere, ma perché questo attacco non è degenerato in uno scontro diretto con la Russia di Putin.
Sia chiaro, non lo dobbiamo al buon cuore di Statista (con la esse maiuscola) del presidente russo, e nemmeno ad un suo passo indietro per evitare militarmente l’occidente, …non c’è ne stato bisogno!
A fermare “l’occidente” è bastata la Siria.
Tutti coloro che hanno seguito con apprensione quello che doveva essere uno scontro duro e pericolosissimo per la pace mondiale, sono rimasti quasi sorpresi, “delusi” anche! Non è successo praticamente nulla insomma.

Ma non desidero correre: chi ha appreso via via dalla stampa e dagli apparati comunicativi del regime (occidentale) le notizie, ha vissuto i giorni intercorsi tra il presunto attacco chimico di Assad del 7 aprile a Douma fino all’attacco di ritorsione occidentale nella notte tra il 14 e 15 aprile 2018 in un clima di piena crisi russofobica.
Senza considerare i messaggi dello stesso Presidente Trump su Twitter, intrisi di arroganza e intimidazioni alla volta della Siria e della stessa Russia, non si può negare il clima di isterismo che ha accompagnato la preparazione all’attacco. Un dovere da compiere insomma, senza se e senza ma, per punire il criminale siriano e tutti i mascalzoni che lo appoggiano! 
La “diplomazia” occidentale unita, brandendo il bastone, ha sovrastato irrimediabilmente la ragione di chi, contrario all’uso della forza, chiedeva soltanto di capire e di avere risposte, evidenze… notizie certe. Da parte loro i russi, appellandosi all’ONU, hanno chiesto anch’essi prove, e la possibilità di trovare una soluzione con il dialogo, aggiungendo però, che avrebbero risposto colpo su colpo, anche militarmente!!!
E qui occorre appuntare che l’ONU non è stato in grado di gestire questa “grana”, e bisognerà prima o poi prendere atto ufficialmente di ciò. Non è possibile che un’organizzazione creata per risolvere questioni di carattere internazionale, non abbia l’autorità necessaria per tenere a bada le solite teste calde, che si arrogano il diritto di bombardare chi pare loro…

Detto questo, credo sia doveroso porre al lettore una domanda: secondo Voi, il Presidente Bashar al Assad, ormai certo d’aver vinto la guerra contro i tagliagole dell’ISIS, grazie all’aiuto della Russia, decide di utilizzare armi chimiche contro donne bambini a Douma, per attirare gratis, le ira delle potenze occidentali?

Se pensiamo che neppure Hitler, nelle ultime drammatiche fasi della seconda guerra mondiale impiegò armi chimiche, possiamo credere che le abbia utilizzate Assad che si trova oggi in una situazione assai  migliore?

Io credo che, le armi chimiche, utilizzate solo durante la Grande Guerra di cento anni fa, siano diventate in seguito, per i “detentori” della verità, libertà e della democrazia, un “mezzo” su cui poter sempre contare per avere o creare un’occasione, un casus belli, la possibilità di screditare un vicino o una potenza avversaria che non si pieghi ai loro dettami… Fu così anche per l’Italia durante la guerra d’Etiopia. Avevamo messo le mani negli interessi altrui, e fummo accusati e sanzionati dalla Società delle Nazioni (tra le altre cose) anche per l’uso indiscriminato di gas. Non è forse vero?
  
Nel frattempo, desidero ricordare la veridicità sulla presenza delle famose armi di distruzione di massa di Saddam Hussein in Iraq, per citare uno dei casi più eclatanti di questo nostro tempo?  
Ma torniamo alla Siria. Se il “regime” avesse davvero utilizzato armi chimiche contro il suo popolo all’inizio di aprile, a negli anni precedenti come più volte denunciato, vi sarebbero state migliaia di persone a manifestare in piazza e nelle strade la loro solidarietà e la loro lealtà al Presidente Bashar Al-Assad, dopo l’attacco missilistico di Trump, May e Macron del 13/14 aprile scorso?


Per chiudere una volta per tutte la barzelletta sull’impiego delle famigerate armi chimiche da parte di Assad, facciamo presente che, le inequivocabili prove rinvenute e brandite dal presidente francese Macron come una spada infuocata restano ad oggi sconosciute. Alla domanda da parte della diplomazia russa di poterle vedere, la Francia, non ha saputo rispondere altro che le prove erano “segrete”. Ma di cosa stiamo parlando dunque?

A questo punto, vale la pena spendere qualche parola sullo Stato Siriano:
- In Siria non sono presenti Banche private o controllate dall’estero
- la Siria vieta gli alimenti geneticamente modificati e la coltivazione e l' importazione degli stessi
- la Siria è l' unico paese arabo che non ha debiti con il Fondo Monetario Internazionale, né con la Banca Mondiale o con chiunque altro.
- la Famiglia Assad appartiene all' orientamento Alauita dell’Islam, cioè la parte tollerante dello stesso.
- le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini allo studio, alla sanità e all’istruzione
- le donne siriane non sono obbligate a indossare il burka, e la Sharia (la legge islamica) è incostituzionale
- la Siria è l' unico paese arabo con una Costituzione laica e non tollera movimenti estremisti
- circa il 10% della popolazione siriana appartiene a uno dei molti rami cristiani sempre presenti nella vita politica e sociale del paese
- la Siria è come Stato l’unico proprietario (pubblico) del petrolio presente sul suo territorio (riserve per 2,5 miliardi di barili) e lo ha riservato all’uso interno
- la Siria si è sempre opposta all’egemonia regionale sionista all' apartheid israeliano nei confronti dei palestinesi.
E’ sarà forse per questo che il popolo ama il suo Presidente, perché la Siria di Assad, prima di questa guerra, era un modello di tolleranza, modernità e progresso sociale, come dimostrano le stesse parole del nostro ex presidente della Repubblica in visita a Damasco ospite proprio del “criminale”, passate alla storia. Napolitano dichiarò durante una cerimonia alla presenza del presidente Assad e della moglie: “Esprimo apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in Medioriente e per la tutela della libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti”.

E dopo questa lunga ma necessaria disamina di fatti ed eventi, vorrei proporVi una piccola analisi al “poderoso” attacco missilistico ai danni della Siria e alle sue conseguenze…  frutto di una ricerca effettuata tra i principali siti di informazione “tradizionali” e meno conosciuti sull’argomento, incrociando le informazioni divulgate. Stranamente poche per l’occasione. Comincio con lo scrivere che i documenti fotografici e i filmati dell’evento sono addirittura rari, e ciò e quanto mai strano per chi, ci ha abituato a vere rappresentazioni Hollywodiane nelle altre occasioni belliche, con esibizioni copiose di immagini e filmati: Guerre del golfo 1 e 2, Afganistan, Libia ecc.
Per l’attacco del 13/14 aprile, il filmato maggiormente trasmesso, riguarda l’arrivo notturno di alcune scie di fuoco alla periferia di Damasco, seguite dal riverbero in lontananza di alcune esplosioni… 


 

Questa curiosa reticenza nella divulgazione, fa pensare male, e se sommiamo ciò al fatto che, il governo siriano non ha denunciato vittime dovute allo stesso attacco, posso solo pensare che i danni siano stati davvero molto limitati. A conferma di ciò, riporto quanto dichiarato da un portavoce dell'esercito russo: "secondo le informazioni, nessuna vittima va deplorata tra la popolazione civile o le forze armate siriane".
Altra cosa strana che fa riflettere, sono gli obiettivi presi di mira e “battuti” come si dice in gergo, …tre in tutto!
Si parla solo di un centro ricerche "clandestino" per armi chimiche (o che si supponeva tale), in realtà si trattava del Centro Ricerche Farmaceutico di Barzah fuori Damasco e di altri due siti di produzione/stoccaggio presso Him Shinshar a sud della città di Homs.
Altre installazioni militari, dove potevano essere presenti militari russi sono state accuratamente evitate, e sembra che gli ultimi contatti tra Macron e Vladimir Putin prima dell’azione, fossero destinati a prendere le dovute precauzioni, dimostrando nel complesso - ed è un bene - che la sola presenza russa ha un certo effetto di deterrenza su Stati Uniti ed alleati.

E' doveroso aggiungere inoltre, che i siti di Him Shinshar, non erano mai stati indicati come possibile obiettivo, in quanto, fino a pochi giorni prima del'attacco, rientravano ancora nella porzione di territorio controllato dai terroristi dell'ISIS! Questa singolarità, dovrebbe destare in ognuno di noi un ragionevole dubbio: sono stati attaccati perché erano diventati da poco luoghi di produzione e stoccaggio, oppure occorreva al più presto cancellare delle prove scottanti? Forse le prove definitive della collusione esistente tra le potenze occidentali e i tagliagole dell'ISIS?
E poi altra domanda, ma perché se in queste località erano immagazzinate sostanze chimiche nocive come è stato asserito, dopo il bombardamento non è stata misurata nessuna presenza di residui chimici nelle vicinanze delle stesse?
Tutte domande che avrebbero potuto trovare ufficiale risposta se non vi fosse stato l'attacco, in quanto era in programma proprio in quell'area una serie di ispezioni dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC, o anche OPCW in inglese). Sarà una combinazione anche questa???

Ma andiamo oltre. Dalle rare immagini che si possono vedere e che sono state additate come evidenza del successo militare ai media occidentali nella conferenza stampa successiva all' attacco dal Tenente Generale Kenneth Mc Kenzie, appare chiaro che il sito di Barzah non può essere stato colpito dai 76 missili dichiarati ...senza essere diventato un enorme cratere fumante profondo diverse decine di metri, così come per la zona di Him Shinshark, dove si asserisce siano giunti a bersaglio 22 missili sul un fabbricato industriale di produzione e 7 missili su un bunker di stoccaggio, non sono evidenti danni paragonabili al trionfalismo delle dichiarazioni fatte! E allora può venirci in aiuto una fonte informativa ufficiale russa – messa a margine o del tutto silenziata dagli organi informativi occidentali – secondo la quale, 71 dei 105 missili lanciati contro la Siria sono stati abbattuti o resi innocui dalla difesa aerea siriana!!!

( Il Centro Ricerche di Barzah)

Se ciò fosse vero, e alla luce delle menzogne divulgate a quintali in questi giorni, tutto può essere,  vorrei asserire - con buona probabilità di non sbagliarmi - che l’attacco occidentale è stato un clamoroso fiasco, sia tattico che strategico.

Per essere buono, anche se la difesa siriana fosse riuscita ad abbattere solo la metà dei 71 missili dichiarati, sarebbe un risultato eclatante. Tale risultato, ottenuto con sistemi antiaerei, acquistati diverse decine d’anni fa, al tempo ancora dell'Unione Sovietica, evidenzia l’impotenza della Nato, contro un avversario strutturato e addestrato.
Certo possiamo pensare che questi sistemi missilistici siano stati modernizzati di recenti dai russi, oppure che i russi, “disinteressatamente” abbiano fornito dai loro sistemi di calcolo e di rilevamento i dati necessari al miglior contrasto possibile, ma resta il fatto che un numero elevatissimo di super costosissimi e modernissimi missili occidentali sono stati distrutti; missili, che Donald Trump aveva descritto qualche ora prima dell’attacco come "nuovi, belli e intelligenti".
Un missile Storm Shadow francese, come quelli utilizzati dal Regno Unito, costa 800.000 sterline e un Tomahawk americano più di un milione di dollari. Se il tasso di successo è stato soltanto del 31%, ci si chiede quale sia l’effettiva capacità di Stati Uniti ed alleati oggi, di condurre un'azione di disarmo (come quella condotta a suo tempo contro l'Iraq nel 2003). Affinché tale azione abbia la stessa capacità distruttiva di allora, occorrerebbero oggi, migliaia di missili per colpire gli obiettivi necessari.

Per un Paese come la Siria, gli analisti del settore hanno giudicato necessario l'impiego di non meno di 4000 missili, per assestare un primo colpo, tale per cui la difesa indebolita, risultasse poi meno letale per poter proseguire con minor rischio l’azione di disarmo completo con aerei pilotati.
Ciò equivale in sintesi ad una spesa folle di circa 5 miliardi di dollari nella sola prima giornata d’azione. È facile capire che l'efficacia dimostrata della difesa aerea siriana ha messo in discussione il modello militare ed economico su cui gli Stati Uniti "dormono" dalla "Guerra del Golfo" del 1991. Per farla breve, tatticamente, Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno rimediato una sonora figuraccia, dimostrando che il loro modo di condurre oggi un’operazione militare è superato.

Purtroppo però,c’è di più… Le conseguenze di tale sconsiderato modo d’agire vanno oltre naturalmente. Jean-Luc Mélenchon  (politico francese, fondatore nel 2008 del Partito di Sinistra) candidato alle elezioni presidenziali del 2017 ha dichiarato: "Gli attacchi alla Siria sono infondati e senza mandato dell'ONU, contro di esso, senza un accordo europeo e senza il voto del Parlamento francese (...) È una vendetta degli USA, un'escalation irresponsabile". Questo è l'aspetto principale della questione che sfugge all’informazione truccata che ci tocca ascoltare. Un attacco militare è un atto di guerra che andava inquadrato dalla legge internazionale e prima autorizzato da una risoluzione condivisa con il resto della comunità mondiale. In questo caso invece è stata fatta valere solo la legge del più forte. Decidendo di attaccare unilateralmente e senza mandato, Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno dimostrato e confermato (se ve ne fosse stato ancora bisogno) quanto poco gli interessino il diritto internazionale e le Nazioni Unite.

Ciò è gravissimo, perché può solo convincere altri Paesi ad acquisire quanto prima armi nucleari per proteggersi da tali azioni. In altre parole, Donald Trump, Theresa May ed Emmanuel Macron hanno confermato che la proliferazione nucleare è, per alcuni Paesi, una scelta necessaria ed irrinunciabile per poter sperare di non essere costretti a subire la volontà altrui. Allo stesso tempo, ha confermato ai leader dei Paesi che hanno conseguita questo traguardo, la buona scelta fatta a suo tempo anche a costo di notevoli sacrifici economici. Iran, Arabia Saudita, Algeria, Turchia e numerosi Paesi asiatici economicamente e tecnologicamente capaci, da domenica 15 aprile, potrebbero rivedere i loro piani in tal senso, per “assicurarsi” un futuro.
In conclusione, questo attacco, non ha certo reso il mondo più sicuro o più giusto. In realtà ha aumentato i rischi d'instabilità internazionale e fatto scendere al mondo, un altro gradino della scala che porta al girone del caos.
E’ stata solo stupidità o grossolana irresponsabilità? Ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che l’attacco fu deciso per ragioni probabilmente diverse da quelle dichiarate. E qui sarebbe interessante capire, cosa mai avrebbero dovuto seppellire questi missili… quali prove? quali responsabilità? quali verità?
Purtroppo, con molta probabilità, non lo sapremo mai!

Alberto Conterio - 23.04.2018