Referendum sulla Giustizia
Cara Giorgia, “A
scatola chiusa, compro solo Arrigoni”
A distanza di qualche giorno dall’esito del Referendum sulla giustizia, desideravo dire la mia sull’argomento.
La cosa più paradossale di questo “incontro” tra la
politica ed il popolo, è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia in se.
Pochissimi coloro che hanno letto cosa proponeva la riforma del Governo e quali
erano le motivazioni pratiche di coloro che parteggiavano per la bocciatura
della stessa.
Nella pratica, il voto è stato chiesto per avallare o
meno le buone e sincere intenzioni del governo di riformare la giustizia in
Italia.
Che la giustizia in Italia sia da riformare non sfugge a nessuno, ma quasi nessuno degli italiani è stato in grado di capire se le riforme proposte avrebbero potuto effettivamente migliorare la situazione e servire alla gente comune.
Il fatto stesso che, prima del voto, in ogni occasione si
potesse palpare un certo grado di “nervosismo” a discutere la riforma stessa,
preferendo deviare l’attenzione sui significati politici di una scelta rispetto
ad un’altra mi ha portato ad essere cauto e a decidere poi per un voto di
“pancia”.
Mi sono infatti basato sull’esperienza del risultato di
precedenti riforme che hanno interessato altri importanti argomenti, quali ad
esempio la riforma elettorale in salsa maggioritaria o la riforma del titolo V
della Costituzione sui rapporti e le competenze di Regioni, Provincie e Comuni!
E occorre essere onesti… ogni qual volta se messo mano
agli articoli della costituzione, non lo si è fatto per risolvere un problema
(supposto che il problema fosse reale) ma solo e sempre per cercare di trarre
un vantaggio sul breve e brevissimo periodo, per questa o quella forza politica
al governo!
La maggior parte della gente ha capito o a creduto di capire che i partiti di governo avevano un desiderio quasi sfrenato, di vincere. A tutti i costi anche. E questo ha fatto aumentare i sospetti nella gente in generale ed anche a me che avrei visto con buon auspicio qualsiasi cambiamento.
A questi sospetti si aggiungano le uscite maldestre di
Nordio “Prima o poi anche la sinistra
trarrà vantaggio dalla riforma”, della sua vice Bartolozzi "Votate sì e ci togliamo di mezzo la
magistratura”, di Tajani “L'ordinamento
giudiziario è quello voluto dal fascismo dove l'imputato è colpevole”, per
non parlare della ciliegina finale della Meloni “Se passa il no avremo per le strade spacciatori e pedofili”.
Di fronte ad uscite del genere, anche la maldestra
dichiarazione del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, “Voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di
potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”, seppur
gravi, anzi gravissime, passano in second’ordine.
l’italiano medio non ha più avuto bisogno di capire i
tecnicismi della riforma (peraltro incomprensibili).
La gente ha capito che da parte del governo c’era, nella
migliore delle ipotesi, impreparazione, e nella peggiore, interesse.
Quindi il voto di questo referendum non è stato dato per
cambiare o meno la giustizia, ma pro e contro la chi lo proponeva, e di
conseguenza, ragionando, il mio rifiuto ad esprimere una scelta non è maturato
per insufficienza di fiducia nel governo o sul Merito della riforma, ma sull’esperienza
che il Metodo utilizzato per elaborare questa riforma fosse sbagliato!
Essendo la Magistratura un potere dello Stato come lo sono il Governo e il Parlamento, può uno Stato serio fare una riforma senza mettere tutti questi poteri insieme intorno ad un tavolo?
Queste riforme si possono fare solo concordando tra le
parti, non contro le parti, a prescindere dal momento storico, dall’argomento
e dai personaggi che occupano (a mia opinione immeritatamente) i posti di
comando di questo povero Paese che è diventata l’Italia.
Vergognoso poi a mio avviso, il tentativo di legittimare
l’operazione del governo, passando per un referendum popolare, quando
l’argomento, molto tecnico e di difficile comprensione per la gente comune,
poteva benissimo passare con una legge ordinaria votata in Parlamento!
Quindi il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha poco
da apparire sconsolata dichiarando che ha vinto il popolo italiano che si è
espresso democraticamente rammaricandosi che la loro riforma, promessa nel
programma di governo non sia stata compresa e avallata dal popolo stesso… quasi
a dire che: “noi abbiamo mantenuto le nostra promessa, ma siete stati VOI a
bocciarla”!
E ci mancherebbe verrebbe da chiosare!
Cara Giorgia, “A scatola chiusa, compro solo Arrigoni”
…come si diceva in una famosa pubblicità di Carosello negli anni ’70!
Alberto Conterio - 27.03.2026

Nessun commento:
Posta un commento