Interviste ad Alberto Conterio

martedì 7 ottobre 2014

Mani pulite: fu vera gloria?



Mani pulite: fu vera gloria?
Il colpo di Stato giudiziario extra parlamentare

Gli sviluppi che riguardano lo scandalo del Mose sulla laguna veneta – vedi l’arresto dell’ex presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan –  hanno riportato alla memoria di molti italiani il periodo di «mani pulite». Il sentir comune della gente, protenderebbe chiaramente per una nuova stagione di processi, arresti e quant’altro, utile a far piazza pulita della corruzione e delle altre nefandezze.
Ripercorrendo oggi, a distanza di anni quella storia, possiamo ancora affermare però, che è servita veramente a questo «mani pulite»?


Credo che occorra fare un’analisi politica che si tenga lontana dal rumore di fondo dei luoghi comuni e dal «circo mediatico» nazionale, impegnato a elevare «mani pulite» a un momento di gloria, di rinnovamento dello Stato, di pulizia appunto… per avere delle risposte obiettive.
Congediamoci quindi dai luoghi comuni e dai «giornalai italiani» per fare a distanza di oltre vent’anni una critica obiettiva di quei fatti.
Facendo questo esercizio, ritengo che «mani pulite» sia stato il momento dell’affermazione del «Dio mercato», della forma merce, dell’economia e della finanza sulla politica. Qual è il contesto storico del periodo? Nel 1989, il «capitalismo» trionfa sul comunismo a seguito della caduta del muro di Berlino. All’alba della nuova era che si stava prospettando, coloro che rappresentavano il vertice di questo sistema avevano la necessità di sbarazzarsi di tutto ciò che poteva rappresentare un freno alla loro corsa. Una corsa la loro, che appariva illimitata, proprio perché con l’implosione dell’Unione Sovietica, di colpo, non esisteva più il contrappeso politico e militare rappresentato dall’ideologia comunista.
Di li a poco tempo, guarda caso, si sarebbe giunti in Italia al colpo di Stato giudiziario extra parlamentare, con il quale venne rimossa quasi completamente quella che in seguito verrà poi sempre identificata come «la prima repubblica».
Corrotta quanto si vuole, la classe politica e dirigente della «prima repubblica» , rappresentava comunque il primato della politica e delle conquiste sociali sull’economia. Dopo «mani pulite», questo «primato» viene sostituito da un altro: il primato dell’economia e della finanza sulla politica. Non è un caso infatti che dopo il 1992, si siano avute soltanto rinunce e limitazioni dei diritti sociali e con essi limitazioni e rinunce al nostro tenore di vita economico.
«Mani pulite», per farla breve ha rappresentato il momento di transizione tra un capitalismo ancora etico e rispettoso del progresso sociale ed economico della Nazione, con il capitalismo estremo e globalizzatore dei finanzieri d’assalto, che per svolgere senza intralci i loro sporchi affari e interessi, avevano bisogno di annullare il controllo della politica dal sistema economico.
Questo controllo, era stato effettuato durante tutto il periodo della «prima repubblica», dal duo Democrazia Cristiana – Partito Comunista Italiano, in accordo e/o stimolo reciproco: Lo stato sociale creato nel dopoguerra, rispondeva a questo accordo, attraverso il controllo dell’economia. Una serie di politiche sociali concesse dalla DC in risposta alle analoghe politiche sovietiche, e dal Partito Comunista Italiano, una serie di conquiste sociali e sindacali stimolate dalla lotta di classe ad immagine e somiglianza di quanto succedeva oltrecortina.
Un colpo di Stato dunque! Questo è stato «mani pulite»! Dopo di allora, il capitalismo cinico della finanza occupa tutta la scena, rimuovendo la politica, i diritti delle persone e lo stato sociale, in favore della competizione, del mercato e della forma merce in ogni settore della vita nazionale, attraverso le rivoluzioni e/o riforme liberali e liberiste iniziate da Berlusconi e che saranno presto completate da Matteo Renzi.
Non a caso Renzi e Berlusconi attraverso il «patto del Nazzareno» vanno magnificamente d’accordo! Chi crede che Renzi sia soltanto un’anomalia della sinistra italiana, risponde inconsapevolmente al condizionamento mediatico del servizio pubblico di informazione, che ha rimosso dalla memoria collettiva la metamorfosi subita dalla sinistra italiana. Questa, dopo il 1989, supera lo scoglio di «mani pulite» reinventandosi nella sequenza PCI – PDS – DS –PD, passando dalla finta opposizione costruttiva di prima, al finto governo ossequiante la finanza poi, di cui Renzi oggi, è il rappresentante di punta.
E, ancora una volta, non è un caso se, le spinte più energiche all’integrazione europea sono venute dai governi di sinistra o sinistroidi!
«Mani pulite» quindi non rappresenta – secondo il mio modesto parere – un successo o un momento di gloria nazionale, bensì una tragedia. Non solo non ha risolto il problema della corruzione, ma ha condotto al macello il sistema politico ed economico italiano, sostituendolo con un sistema liberista-finanziario, che, dalla corruzione e dalla privatizzazione dei diritti altrui, trae il suo guadagno e la sua stessa ragione d’esistere.    

Alberto Conterio - 26.09.2014

Il pressappochismo renziano non paga



Il pressappochismo renziano non paga
Ulteriore aggravamento dell’economia nazionale

Settembre non è stato un mese per il «nostro» presidente del consiglio. Dai fischi dei lavoratori in diverse occasioni alle sculacciate dell’Europa e dell’Ocse per l’andamento poco felice della nostra economia. Il vento ha cominciato a girare anche per lui alla fine!
 

Tutti dati economici confermato quello che l’economia reale «percepisce» da tempo, l’ulteriore aggravamento della situazione, sbugiardando clamorosamente l’ottimismo spocchioso e infantile del «premier». Il disappunto, che mi porta a scrivere queste righe però è dovuto alle diverse dichiarazioni ascoltate a commento dei dati economici su citati che venivano divulgati goccia per goccia… il vice ministro all’Economia Morando ad esempio, ha dichiarato «L'economia va male, molto peggio di come avevamo previsto. Bisogna accelerare sulla strada delle riforme. Il problema non è cambiare la rotta, ma confermarla e accelerare per riportare il Paese su un sentiero di crescita stabile che è ancora lontana da essere conseguita»…
Dunque vediamo:
1)      il Paese è malato gravemente
2)      le previsioni fatte si sono dimostrate errate
3)      bisogna accelerare il piano di riforme, confermando la sua utilità

Credo che non occorra aggiungere altro, costui è da rinchiudere.

Quando un malato, dopo settimane, mesi ed anni di terapia, ha un aggravamento del quadro clinico, l’unica cosa logica che si può fare è quella di rivedere la sua cura nella globalità!

Morando invece, sicuro paladino della Troika europea asserisce il contrario… abbiamo sbagliato le previsioni (non è la prima volta. Da Monti in avanti le abbiamo sbagliate tutte), i provvedimenti intrapresi non hanno portato miglioramenti (anzi, hanno depresso in modo incredibile quello restava dell’economia italiana) ma, occorre perseverare nell’avvelenamento con i provvedimenti medesimi!!!
Resto basito, perché di fronte a tanta sfrontatezza e tanta pericolosa ignoranza ci si sente impotenti.
Detto questo, vediamo quali sono i dati commentati dal vice ministro:
L'Istat fa sapere che se la situazione non migliorerà (a questo punto anche l’Istat comincia a sperare in Babbo Natale) negli ultimi mesi del 2014, il Pil su base annua potrebbe attestarsi al -0,3%.
Per comprendere la follia cieca di coloro che guidano questo Paese, ancora a fine luglio, il «governo» era certo del consolidamento della ripresa. Cioè, data per scontata la ripresa, e si spingeva a considerare un consolidamento della stessa! Ad inizio anno era prevista una crescita dell’1%, subito ridotta ad un 0,8% cautelativamente. Ci troveremo invece a fine anno a zero, …se tutto va bene!
Quindi a un livello ben lontano dal Documento di Economia e Finanza. In totale, potremmo essere lontani dalle previsioni più di un punto percentuale. Una differenza, che significherà avere ammanchi fiscali consistenti che dovranno essere bilanciati da una ulteriore manovra di prelievo. Visto che ciò, è stato categoricamente escluso per quest’anno (per ovvie ragioni di immagine), occorrerà intervenire all’arco del 2015. Per il prossimo anno quindi, oltre ai 16 miliardi di nuove entrate già previste, occorrerà aggiungerne circa 8 nuovi miliardi.
Si tratta in totale di circa 24 miliardi… non noccioline.

Da quale «cilindro» verranno estratti, dovrebbe essere chiaro. Renzi ha «promesso» che non aumenterà le tasse. Non gli resta che accelerare le misure di risparmio sulla spesa pubblica, e siccome non basterà, perché al contrario di quanto viene sempre asserito per disinformare l’opinione pubblica e per colpevolizzare gli italiani, la nostra spesa pubblica è già inferiore alla spesa media Europea (!).
Se saranno nuove tasse o saranno altri tagli alla spesa pubblica non lo sappiamo, di certo ciò porterà ad una nuova contrazione dell’economia reale, nuove previsioni non rispettate, altri dati negativi, futuri inasprimenti fiscali, svendite di patrimoni pubblici, altri tagli su quanto resta dei servizi sociali ecc. ecc., in una spirale che non vede fine, ma che ci prospetta «la fine», perché tassare le proprietà improduttive (come ci stiamo accanendo a fare) significa solo aumentare la povertà rendendo impossibile pagare le tasse. Da sempre noi monarchici scriviamo che occorre ricavare il gettito fiscale (in percentuali eque) solo dai redditi effettivamente incassati. Non credevo ci volesse un premio Nobel per capire questa ovvietà, ma il presidente della Camera, la Sig.ra Boldrini, ha voluto invitarne uno, per una lezione di economia concentrata. Così mercoledì 24 settembre 2014, a Joseph Stiglitz, sono bastati 35 minuti per smontare il sistema Euro, l’austerity della Troika e l’agenda di Renzi sulla riforma del lavoro… Chi lo ascoltava aveva i tappi nelle orecchie? Probabilmente si!
Alla prossima… e tanti auguri!

Alberto Conterio - 26.09.2014

martedì 22 luglio 2014

La guerra, da “fredda” diventa “sporca”



La guerra, da “fredda” diventa “sporca”
La lotta per la supremazia mondiale si fa sempre più cinica

di Alberto Conterio - 22.07.2014

La veemenza con cui il presidente Obama si è messo a strillare come una vecchia zitella acida all’alba del disastro aereo del volo MH.17 della Malesia in Ucraina è a mio avviso, quanto mai  sospetto, soprattutto se consideriamo le prove provate fino a questo momento raccolte.
Appare sospetto ancor più se, allargando lo sguardo, oltre che allo spazio (geografico) anche al tempo (storico), arrivando a considerare altri “strani” incidenti, quali quello del USS Maine nel 1889, l’affondamento del Lusitania nel 1917, lo stesso attacco giapponese di “sorpresa” a Pearl Harbor nel 1941, e non ultimo, l’attacco alle torri gemelle di New York del 2001, sul quale le ombre stese sulle responsabilità reali, sono tutt’altro che dissolte.


In questo contesto, puntando il dito sull’area orientale, appare chiaro e risaputo, che da tempo gli analisti delle forze Nato, davano per certo un possibile intervento diretto delle forze russe in Ucraina per mettere fine al conflitto aperto tra le forze separatiste filo russe o russofone appunto, e il governo di Kiev. Concentramenti militari russi ai confini, rilevati da sondaggi satellitari particolareggiati, non potevano essere ignorati, e a una eventuale mossa russa in tal senso, quale poteva essere la contromossa occidentale?
Si badi che ancora oggi a distanza di mesi ormai, le sanzioni commerciali proposte, non hanno sortito effetti concreti a causa delle resistenze interne ai paesi che, maggiormente, dovrebbero metterle in atto, per tutta una serie di ragioni e interessi economici: parliamo di Francia, Germania e Italia ad esempio, ma anche del Giappone ad est! Figuriamoci quindi a dove fronteggiare un’azione militare diretta!
Per cui, dovendo scongiurare preventivamente questa situazione, appare logico, nella logica della super potenza statunitense, agire nell’ombra, nel campo della spettacolarizzazione mediatica, provocando un incidente eclatante e di forte impatto emotivo che arrestasse l’azione russa per una ri-considerazione generale del piano.
Non voglio dire che sia davvero successo ciò, ma desidero far presente che ciò potrebbe essere plausibile considerando un quadro geostrategico un poco più ampio e complesso di quello che ci viene “recitato” sul “sistema informativo pubblico” rappresentato da radio, tivvù e giornali stampati; un sistema appunto!
E allora, che vi sia la possibilità di caricare un aereo di turisti e la stiva di valige con la giusta quantità di esplosivo, non deve apparirci “fantascienza” e tanto meno scandaloso, ma la normale routine di come “vanno le cose”!
Del resto, mi domando perché nessuno abbia chiesto pubblicamente ragione alla compagnia Malese interessata, del perché, nonostante il pericolo potenziale, impegnasse quelle rotte; la ragione del risparmio di qualche migliaio di euro di combustibile non è sufficiente a fugare dubbi e perplessità.
Se in una piazza due schieramenti contrapposti ingaggiano uno scontro a fuoco, un buon padre di famiglia, attraversa sereno la piazza con la sua autovettura per portare i figli a scuola, oppure prende un’altra strada?
Di fronte ad una tragedia simile, occorre porsi a mio avviso, domande semplici!
Torniamo quindi a guardare con nuove lenti alla veemenza di Obama: appare sospetta o no, quando a pochissime ore dal disastro si scaglia contro il presidente russo Putin? Nessun dubbio sulle responsabilità perché ha le prove, oppure perché le prove le organizzate con largo anticipo?
E se le prove – quelle reali – esistono, non è il caso di consegnarle immediatamente alle autorità competenti prima di lanciarsi in spettacolari accuse verbali?
La lotta per il mantenimento della supremazia mondiale ingaggiata dagli Stati Uniti d’America molti decenni fa, non è terminata con la caduta del muro di Berlino, occorre farsene una ragione, e alla luce di ciò, qualche dubbio sui fatti di questi giorni dobbiamo porcelo, se pensiamo di essere ancora liberi d’avere un’opinione nostra… credo.