Declino tecnologico
Un’Europa al tramonto
Ci hanno inoculato per decenni con la bufala che solo
uniti i paesi europei avevano la possibilità di “contare” nel contesto globale
di questo mondo, ed in molti hanno ceduto a ciò senza mai porsi domande. Guidati
dal “sogno europeo” abbiamo perso tutto, sicurezza economica, sovranità,
diritti, dignità anche. Ora i nodi vengono al pettine con una evidenza
sfacciata. Quando guardiamo alla furia cieca del nuovo bellicismo europeo,
stiamo guardando l’altra faccia della medaglia di quel declino; il declino
tecnologico. L’Europa è assente in quasi tutti i settori tecnologici strategici
del XXI secolo. Non produce semiconduttori avanzati in misura significativa.
Non ha creato smartphone capaci di competere su scala globale. Non controlla le
grandi piattaforme digitali che organizzano l’economia contemporanea. È
marginale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, nelle infrastrutture
cloud, nei grandi modelli linguistici, nella produzione di batterie e nelle tecnologie
della transizione energetica, una transizione ideologica e voluta dalla stessa
Unione Europea!
Mentre Stati Uniti e Cina si contendono la leadership tecnologica mondiale, l’Europa osserva dal degrado della periferia mondiale. Nel settore dei microchip più avanzati il primato appartiene a Taiwan, Corea del Sud e Stati Uniti. Nel mercato degli smartphone dominano aziende asiatiche e americane. Le principali piattaforme digitali globali sono statunitensi o cinesi. Nell’intelligenza artificiale la competizione è ormai un duopolio tra Washington e Pechino, mentre la Cina è diventata il principale depositario di brevetti e il maggiore investitore nelle tecnologie strategiche del futuro.
Anche nei settori che dovrebbero essere il cuore della
transizione ecologica, il quadro non cambia. La Cina domina la produzione di
pannelli solari, turbine eoliche, batterie al litio e veicoli elettrici.
Controlla quote decisive delle catene globali del valore e investe più di Stati
Uniti ed Europa messi insieme nelle tecnologie energetiche del futuro ed è
leader negli articoli scientifici e nei brevetti, mentre l’Europa pensa di
poter contrastare questa concorrenza con dazi e balzelli!
Di fronte a questo fervore tecnologico il futuro che
attende l’Europa è fosco: dal 1980 a oggi la quota europea del PIL mondiale si
è quasi dimezzata, passando da circa il 30% al 17% e il trend al ribasso è una
certezza anche per i prossimi anni.
Un intero continente che perde terreno nelle tecnologie
strategiche, che dipende da altri per i microchip, i dati, l’intelligenza
artificiale e le infrastrutture digitali, è un continente destinato a diventare
irrilevante sul piano economico e geopolitico. Ma la marginalizzazione
tecnologica è il sintomo di un declino più profondo.
Prendiamo ad esempio il controllo dei dati: una delle
principali fonti di potere economico, politico e militare odierne… I big data
alimentano l’intelligenza artificiale, la cyber-sicurezza, le infrastrutture
critiche, la pianificazione industriale, la difesa e perfino la capacità degli
Stati di comprendere e governare le proprie società. Tuttavia, le grandi
piattaforme che raccolgono, elaborano e monetizzano questi dati sono quasi
tutte americane o cinesi. E l’Unione Europea? Sta attuando piani in tal senso
per tentare almeno di arginare questo declino? Niente affatto, perché la
Commissione Europea ha scelto per l’Europa, il ruolo di regolatore. Di fronte a
questo declino tecnologie, noi abbiamo conservato l’arroganza di voler
insegnare agli altri come regolarne lo sviluppo e la gestione!
Eppure, per oltre vent’anni l’Unione Europea ha avuto
l’obiettivo di diventare la più avanzata “società della conoscenza” del mondo.
La strategia di Lisbona prometteva di trasformare l’Europa nell’economia più
competitiva e dinamica del pianeta attraverso investimenti in ricerca,
innovazione e alta formazione. A distanza di soli vent’anni invece dobbiamo
constatare che l’obiettivo è stato mancato completamente. E mentre il bilancio
europeo è ben lontano dal traguardo del 3% di spesa in ricerca e sviluppo
rispetto al PIL vagheggiato agli inizi degli anni 2000, i Paesi al suo interno
stanno facendo i salti mortali per arrivare ad una spesa del 5% del loro PIL
sulle spese militari!!!
La Cina nel frattempo, viaggia in campo tecnologico con
incrementi annuali di investimenti del 7%!!!
L’Unione Europea eccelle soltanto nella produzione di
enormi quantità documenti strategici, programmi quadro, agenzie, direttive e
regolamenti.
Non siamo riusciti a create nulla di tecnologicamente
apprezzabile, ma in cambio abbiamo ideato e costruito l’apparato burocratico e
normativo più sofisticato del mondo.
La questione, dunque, non è economica ma politica!
Come è stato possibile che un continente dotato di alcune
delle migliori università del mondo, di una straordinaria tradizione
scientifica e di ingenti risorse pubbliche sia rimasto ai margini delle
principali rivoluzioni tecnologiche? Solo per una criminale scelta politica!!!
Occorrerebbe quindi interrogarsi su queste scelte, sugli
assetti istituzionali e sulla visione economica che hanno guidato l’Europa
negli ultimi quarant’anni. E stata una scelta democratica e consapevole delle
popolazioni europee o una scelta autoritaria delle élite al potere?
Comprendere le ragioni di questo declino oggi, potrebbe
risultare di nessuna utilità a livello comunitario (soltanto un esercizio di
analisi storica) ma sarebbe estremamente necessario per avviare un percorso
nazionale alternativo: un progetto, un sogno di ritrovata libertà da una Unione
Europea auspicabilmente collocata tra i peggiori ricordi della nostra storia!
Alberto Conterio - 11.07.2026

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