Interviste ad Alberto Conterio

sabato 11 luglio 2026

Un’Europa al tramonto

Declino tecnologico

Un’Europa al tramonto

Ci hanno inoculato per decenni con la bufala che solo uniti i paesi europei avevano la possibilità di “contare” nel contesto globale di questo mondo, ed in molti hanno ceduto a ciò senza mai porsi domande. Guidati dal “sogno europeo” abbiamo perso tutto, sicurezza economica, sovranità, diritti, dignità anche. Ora i nodi vengono al pettine con una evidenza sfacciata. Quando guardiamo alla furia cieca del nuovo bellicismo europeo, stiamo guardando l’altra faccia della medaglia di quel declino; il declino tecnologico. L’Europa è assente in quasi tutti i settori tecnologici strategici del XXI secolo. Non produce semiconduttori avanzati in misura significativa. Non ha creato smartphone capaci di competere su scala globale. Non controlla le grandi piattaforme digitali che organizzano l’economia contemporanea. È marginale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, nelle infrastrutture cloud, nei grandi modelli linguistici, nella produzione di batterie e nelle tecnologie della transizione energetica, una transizione ideologica e voluta dalla stessa Unione Europea!

Mentre Stati Uniti e Cina si contendono la leadership tecnologica mondiale, l’Europa osserva dal degrado della periferia mondiale. Nel settore dei microchip più avanzati il primato appartiene a Taiwan, Corea del Sud e Stati Uniti. Nel mercato degli smartphone dominano aziende asiatiche e americane. Le principali piattaforme digitali globali sono statunitensi o cinesi. Nell’intelligenza artificiale la competizione è ormai un duopolio tra Washington e Pechino, mentre la Cina è diventata il principale depositario di brevetti e il maggiore investitore nelle tecnologie strategiche del futuro.

Anche nei settori che dovrebbero essere il cuore della transizione ecologica, il quadro non cambia. La Cina domina la produzione di pannelli solari, turbine eoliche, batterie al litio e veicoli elettrici. Controlla quote decisive delle catene globali del valore e investe più di Stati Uniti ed Europa messi insieme nelle tecnologie energetiche del futuro ed è leader negli articoli scientifici e nei brevetti, mentre l’Europa pensa di poter contrastare questa concorrenza con dazi e balzelli!

Di fronte a questo fervore tecnologico il futuro che attende l’Europa è fosco: dal 1980 a oggi la quota europea del PIL mondiale si è quasi dimezzata, passando da circa il 30% al 17% e il trend al ribasso è una certezza anche per i prossimi anni.

Un intero continente che perde terreno nelle tecnologie strategiche, che dipende da altri per i microchip, i dati, l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali, è un continente destinato a diventare irrilevante sul piano economico e geopolitico. Ma la marginalizzazione tecnologica è il sintomo di un declino più profondo.

Prendiamo ad esempio il controllo dei dati: una delle principali fonti di potere economico, politico e militare odierne… I big data alimentano l’intelligenza artificiale, la cyber-sicurezza, le infrastrutture critiche, la pianificazione industriale, la difesa e perfino la capacità degli Stati di comprendere e governare le proprie società. Tuttavia, le grandi piattaforme che raccolgono, elaborano e monetizzano questi dati sono quasi tutte americane o cinesi. E l’Unione Europea? Sta attuando piani in tal senso per tentare almeno di arginare questo declino? Niente affatto, perché la Commissione Europea ha scelto per l’Europa, il ruolo di regolatore. Di fronte a questo declino tecnologie, noi abbiamo conservato l’arroganza di voler insegnare agli altri come regolarne lo sviluppo e la gestione!

Eppure, per oltre vent’anni l’Unione Europea ha avuto l’obiettivo di diventare la più avanzata “società della conoscenza” del mondo. La strategia di Lisbona prometteva di trasformare l’Europa nell’economia più competitiva e dinamica del pianeta attraverso investimenti in ricerca, innovazione e alta formazione. A distanza di soli vent’anni invece dobbiamo constatare che l’obiettivo è stato mancato completamente. E mentre il bilancio europeo è ben lontano dal traguardo del 3% di spesa in ricerca e sviluppo rispetto al PIL vagheggiato agli inizi degli anni 2000, i Paesi al suo interno stanno facendo i salti mortali per arrivare ad una spesa del 5% del loro PIL sulle spese militari!!!

La Cina nel frattempo, viaggia in campo tecnologico con incrementi annuali di investimenti del 7%!!!

L’Unione Europea eccelle soltanto nella produzione di enormi quantità documenti strategici, programmi quadro, agenzie, direttive e regolamenti.

Non siamo riusciti a create nulla di tecnologicamente apprezzabile, ma in cambio abbiamo ideato e costruito l’apparato burocratico e normativo più sofisticato del mondo.

La questione, dunque, non è economica ma politica!

Come è stato possibile che un continente dotato di alcune delle migliori università del mondo, di una straordinaria tradizione scientifica e di ingenti risorse pubbliche sia rimasto ai margini delle principali rivoluzioni tecnologiche? Solo per una criminale scelta politica!!!

Occorrerebbe quindi interrogarsi su queste scelte, sugli assetti istituzionali e sulla visione economica che hanno guidato l’Europa negli ultimi quarant’anni. E stata una scelta democratica e consapevole delle popolazioni europee o una scelta autoritaria delle élite al potere?

Comprendere le ragioni di questo declino oggi, potrebbe risultare di nessuna utilità a livello comunitario (soltanto un esercizio di analisi storica) ma sarebbe estremamente necessario per avviare un percorso nazionale alternativo: un progetto, un sogno di ritrovata libertà da una Unione Europea auspicabilmente collocata tra i peggiori ricordi della nostra storia!

Alberto Conterio - 11.07.2026

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