Interviste ad Alberto Conterio

giovedì 14 maggio 2009

Credibilità delle Istituzioni

La credibilità delle istituzioni di un Paese civile passa attraverso una serie di grandi e piccoli fattori, che nella loro globalità forniscono al cittadino la “sensazione” positiva o negativa in questione.
Questi fattori, possono essere “misurati” in modo pratico dai cittadini stessi, facendo la differenza tra quanto pubblicizzato o promesso e quanto è realmente riscontrabile nella vita di ogni giorno.
Sanità, sicurezza, burocrazia, istruzione, diritti, e perché no anche doveri.

Guardando proprio al binomio diritti e doveri di ognuno di noi, mi sento di affermare secondo mio modesto parere, che le nostre ormai “famose” istituzioni repubblicane, zoppicano assai!
Se è vero che esse devono fare in modo che tutti i cittadini siano informati delle imminenti elezioni per il rinnovo dei nostri rappresentanti al Parlamento Europeo, è vero anche, che non dovrebbero farlo nel modo utilizzato in questi giorni.
Gli spot televisivi che ripetutamente vanno in onda infatti, tendono a colpevolizzare il cittadino eventualmente non intenzionato al voto. Lo spot, recita in modo esplicito, che questo appuntamento è un diritto-dovere. Personalmente ritengo che sia una forzatura ignobile e vergognosa!
Io non ho certamente la preparazione giuridica sufficiente per stabilire la veridicità o meno di tale affermazione, però ho la memoria buona (ancora) per ricordarmi e ricordare agli smemorati che furono le stesse Istituzioni nel 2005, nelle figure del Presidente del Senato Marcello Pera e del Presidente della Camera Pierferdinando Casini (rispettivamente la seconda e la terza carica dello Stato di allora) a indicare nell’astensionismo una delle possibili scelte dell’elettore. Non ricordo in quell’occasione (voto referendario per l’abrogazione della Legge sulla fecondazione assistita) di aver sentito parlare o di leggere di “diritto-dovere”…o sbaglio ?
Tornando ad oggi quindi, i doveri dei cittadini e i loro diritti, sono per questa repubblica valori a geometria variabile, che si estendono o si ritraggono a secondo degli interessi contingenti della politica o sono tali sempre ? Sarebbe opportuno chiarire questa discordanza. Non crediamo che il grado di credibilità complessiva dell’attuale repubblica avrebbe a migliorare di molto, …sarebbe semplicemente una questione di buon gusto! Grazie.

14.05.2009 - Albero Conterio

Pubblicato su Nuova Provincia di Biella - Sabato 16.05.2009 e su Politicamentecorretto di Salvatore Viglia in data 16.05.2009

giovedì 7 maggio 2009

Ma quale egemonia lombarda ?

Sul Corriere della Sera di ieri 06.05.2009, leggo l'articolo di Ernesto Galli della Loggia sulle Cinque Giornate di Milano, rintracciabile al seguente link

In esso risulta evidente il criterio di addossare al Risorgimento le colpe dell’attuale situazione di “disordine” civile, morale e culturale presente in tutta Italia e quindi anche in Lombardia. Esso risponde alla necessità di allontanare la riflessione dalle cause vere da ricercarsi nell’evoluzione avuta dal dopoguerra dalla nostra società. E’ chiaramente un criterio che risponde alla collaudata esperienza repubblicana di addossare preventivamente ad altri le proprie colpe prima di aprire un dialogo, soprattutto quando a questi risulta impedita la difesa.
In questo specifico caso, si utilizza un capitolo della gloriosa Storia del nostro Paese a proprio uso e consumo. Se è vero infatti che noi oggi, siamo il risultato di una storia passata, è anche vero che non possiamo riscrivere solo la parte di Storia idonea a giustificare il risultato che ci siamo posti, fingendo nel contempo di dimenticare la parte di Storia “scomoda”.
Questa però, è l’operazione tentata dal Sig. Galli della Loggia con quest’articolo.
Tentativo tanto meschino quanto riuscito in un Paese - l’Italia repubblicana - che grazie ad istituzioni “complici e interessate” attecchisce su rilevanti fasce della popolazione ormai minata nella sua identità ed unità da decenni di bugie e falsità vergognose !
Noi non possiamo negare l’importanza delle Cinque Giornate di Milano nella globalità del fenomeno Risorgimento, ma mentiamo a noi stessi se affermassimo che questi moti popolari – diversamente gestiti da come lo furono - avrebbero potuto condurre ad una Storia diversa e più vantaggiosa per la stessa Milano.
Quando Carlo Cattaneo scrive «L’esercito e il paese non furono più nostri; le sostanze nostre, la vita e l’onore furono in arbitrio altrui» lo fa chiaramente dettato dalla sua personale avversione verso Casa Savoia. Sono le sue stesse parole infatti che lo screditano : quando mai Milano in quegli anni poteva contare su un esercito, finanze ed istituzioni sue ? L’arbitrio del suo onore, non risiedeva forse a Vienna ?

Utopica quindi questa presunzione di una Milano che potesse avere una egemonia in quella fase storica, perché nessuno ai fini pratici l’ebbe davvero, e non avrebbe potuto andare diversamente, visti i rapporti di forza in campo !

Risulta palese quindi che i “Moderati” presero in quell’occasione la più pragmatica delle decisioni, rimettendosi nelle mani dell’Unico Stato Indipendente d’Italia in grado di portare avanti la lotta contro lo straniero aldilà delle sconfitte in un disegno fattibile di continuità al fine di raggiungere l’agognata indipendenza.

Dovrebbe anche essere chiaro a chiunque che i numerosissimi tentativi di questi sedicenti “Democratici popolari” – Mazziniani – furono una lunghissima serie di moti, sommosse, battaglie cittadine e rivoluzioni, tutte fallite nel sangue e nell’umiliazione a Milano come in ogni altra parte d’Italia prima e dopo il 1848, Non vi fu mai insomma la seria possibilità di raggiungere un risultato duraturo autonomo, fino a quando le Armi e la Diplomazia Sabauda non presero le redini della situazione.
Ciò non è solo confermato dalle stesse parole ed azioni di importanti rappresentati di questa categoria dirigenziale, ma addirittura invocato. Fu lo stesso Felice Orsini dopo anni di fallimenti come seguace di questa chimera a dichiarare in una lettera al Conte di Cavour nel 1857 “…convinto per triste esperienza che senza grandi mezzi non si può cacciare dall’Italia un nemico potentemente organizzato, convinto che i parziali e meschini movimenti valgono soltanto a smembrarci, io sono pronto a dar mano a quel governo italiano il quale metta a disposizione della nazionale indipendenza i suoi mezzi e la sua armata…”

Il ruolo nel Risorgimento di Milano quindi, non deve essere considerato secondario per colpa di scelte sbagliate, ma deve essere considerato valido entro l’equilibrio che si poté raggiungere tra le varie forze disponibili, che in modo del tutto naturale valutarono nel Piemonte Sabaudo la guida più sicura per un cammino certamente rischioso che richiedeva oltre all’entusiasmo ed alla buona volontà, una salda organizzazione.
L’ipotesi di trattare un diverso coinvolgimento di Milano nel processo di Unificazione nazionale, ha quindi il valore di una pura esercitazione postuma, perché di fatto la classe dirigente, le forze armate, l’economia, e le istituzioni libere di Milano nel 1848 non esistevano. Diversa invece la situazione in altre regioni, come la citata presenza attiva Toscana e anche Napoletana.

Devo inoltre registrare le contraddizioni contenute nelle parole finali dell’Articolo.
In esse si asserisce che Milano e la Lombardia non hanno avuto una parte corrispondente al loro rilievo, essendo la regione e la città più importante d’Italia.
Mi sento di affermare che ciò, è un tantino azzardato. Senza scendere in analisi socio economiche particolareggiate, ricordiamo soltanto che Milano e la Lombardia erano a quel tempo uno dei pochi territori NON liberi anche a livello amministrativo dell’intera penisola. Questo, voleva forse dire qualcosa… No ?

Concludendo, l’attuale situazione di sfascio, non può essere attribuita alle cattive scelte del Risorgimento, perché riteniamo che il tempo e le occasioni avute dal dopoguerra ad oggi avrebbero in questi anni potuto ribaltare una situazione negativa. Piuttosto va invece ricercata nella connivenza della nuova classe dirigente formatasi in questi anni, che al contrario dei Moderati di allora, ha tratto da queste istituzioni repubblicane il massimo profitto possibile “scaricando” nel contempo al proprio destino Milano ed il suo territorio !

07.05.2009 - Alberto Conterio

giovedì 23 aprile 2009

La festa della Liberazione

“Combattenti della Guerra di Liberazione!
A Voi, nell'Annuale della Liberazione, torna l'animo riconoscente e memore dei cittadini.
Allorché tutto sembrava perduto, Voi mostraste cosa possano l'amore per la Patria e la fede nel suo avvenire.
E, con il Vostro eroismo, avete arricchito l'epopea italica di nuove gesta.
Rapidamente riordinati, i soldati di una guerra pur sempre eroicamente combattuta tornarono primi all'attacco; i marinai continuarono a tener alta sul mare la Bandiera mai ammainata; gli aviatori ripresero con l'antico sprezzo della morte, i combattimenti nel cielo, a tutti affiancandosi con fraterna gara di patriottismo, di dedizione e di audacia, i partigiani che ben sapevano di coinvolgere nella lotta anche le loro famiglie.
Queste forze vive ed eroiche diedero alla vittoria delle potenti armi alleate un contributo ogni giorno più evidente e sicuro, ogni giorno più lealmente riconosciuto.
Quando un popolo in così aspro travaglio non cede di fronte alla immensità della sciagura ed alla avversità del destino, ma trova nelle fibre profonde della stirpe il coraggio per non disperare e la forza per lottare ancora, quel popolo può alzare la fronte davanti a tutto il mondo e affermarsi degno di un migliore avvenire.
E questo l'Italia lo deve a Voi, soldati, marinai, avieri e partigiani.
La Patria vi ringrazia. Viva l'Italia”

(Roma, 25 aprile 1946 - Umberto di Savoia)

E' certo che questo può considerarsi il primo e l’unico anniversario della liberazione come vorremmo che fosse davvero, …una festa di unione di tutti gli italiani.
I numerosi tentativi del nostro attuale Presidente della repubblica Giorgio Napolitano di “iniettarci” a forza questo sentimento è di fatto vanificato dalle sue stesse parole come di quelle dei suoi numerosi predecessori. Anche durante la sua visita di ieri 22.04.2009 a Torino. “ La Resistenza -ricordava- dai primi giorni seguiti alla firma dell'armistizio e al crollo dell'8 settembre 1943 fino ai gloriosi momenti conclusivi della Liberazione delle nostre città e della nostra terra, non può perciò appartenere solo a una parte della Nazione, ma deve porsi al centro di uno sforzo volto a “ ricomporre, in spirito di verità '' come dissi nel mio primo messaggio al Parlamento “la Storia della nostra Repubblica”. Dobbiamo giungere sempre più decisamente a questa condivisione, a questo comune sentire storico "

Parlando di questo “spirito di verità” rimane da comprendere come possano i sentimenti di tanti soldati delle forze armate e dei partigiani che combatterono il nazifascismo per fedeltà al Re ed alla bandiera della nostra Patria (verde, bianca …e anche rossa), ad identificarsi in questa repubblica che vogliamo a forza fondata sulla resistenza. Noi Monarchici, pur ribadendo con forza che “la resistenza” e “l’avvento della repubblica” sono due ben distinti capitoli della nostra storia che si vogliono “maritare” erroneamente, ci chiediamo con curiosità su quale resistenza si vuole fondata l’attuale repubblica !
Siamo certi che non si fondò sui combattenti che abbiamo poc’anzi ricordato. Ecco quindi che mi sento sereno nell’affermare che il 25 aprile non può essere la festa di tutti gli italiani. In passato sicuramente, ma nemmeno oggi !

Il persistere di questo falso “credo” che vede il binomio resistenza - repubblica porta in seno il seme della discordia, che evidentemente si vuole coltivare.
Festeggeremo a parte, noi Italiani e noi monarchici, in ricordo di chi ha dato la vita per la libertà della Patria, fieri di rappresentare davvero i valori della resistenza come ricordato dal Re all’Italia, …tutta l’Italia !

23.04.2009 - Alberto Conterio
Pubblicato su Politicamentecorretto.net in data 24.04.2009