L’arte della guerra
Cosa non abbiamo
compreso?
Anche se la recente campagna di guerra in Iran, tuttora in corso, abbia di parecchio abbassato le ali di chi a prescindere crede religiosamente nella superiorità militare dell’occidente, può essere interessante dare a questi “Generali” da tastiera qualche spunto in più affinché comprendano quanto l’arte della guerra sia recentemente cambiata a partire dal febbraio del 2022.
È fin troppo comune infatti, sentire commenti e
affermazioni irriguardose nei confronti delle forze armate russe impegnate
nell’Operazione Militare Speciale in Ucraina per evidenziare - a loro dire -
l’inefficienza o l’incompetenza delle stesse, che a distanza di quattro anni,
ancora non sono riuscite a piegare la resistenza di un nemico “inferiore”.
Intanto, parlando militarmente e non ideologicamente occorre essere almeno onesti da ammettere che la Russia non sta combattendo contro l’Ucraina, ma contro la Nato sul territorio dell’Ucraina. E se è vero, che l’aeronauti della Nato, che è sicuramente il punto forte dell’Occidente, non può entrare in azione al 100% nei cieli d’Ucraina, e pur vero che sul terreno della stessa, sono stati schierati logistica, mezzi, sistemi d’arma e munizioni appartenenti agli arsenali di non meno di 35 diversi Paesi. Nonostante ciò i russi, quelli che avevano finito i missili nel marzo del 2022, i calzini ed i colpi per i fucili, tanto che erano costretti a combattere con le pale del 1850, e che vanno a caccia spasmodica delle lavatrici ucraine per poterne recuperare i micro cip, continuano la loro lenta ma inesorabile avanzata su tutto il fronte.
Chiarito questo “piccolo” dettaglio, scendiamo dalla nostra nuvola per immergerci sul campo di battaglia moderno. La guerra che si combatte oggi sulle pianure ucraine assomiglia molto più alle operazioni che si conducevano sul fronte occidentale durante la Prima Guerra Mondiale, che alle operazioni tipo che si svolgevano durante la Seconda Guerra mondiale, seppur queste risultino ben più vicine cronologicamente.
Idealmente, il periodo che va dal settembre 1939 al febbraio 2022 infatti, ha visto un continuo sviluppo dell’appoggio aereo ravvicinato per favorire le operazioni terrestri. Ciò, era considerato indispensabile per assicurarsi il successo di una manovra offensiva, come il buon risultato di una manovra difensiva.
Dopo il febbraio 2022, questo teorema salta. Diversi i
motivi, tra i principali possiamo annoverare i seguenti:
Diventa praticamente impossibile radunare in posizione
d’assalto, grandi quantitativi di uomini e mezzi a causa del controllo pressoché
totale del terreno, sia di giorno sia di notte, per mezzo di satelliti e droni
In conseguenza del punto 1, e considerati i progressi
compiuti dalla difesa aerea di punto, diventa praticamente inutile e/o
controproducente l’utilizzo dell’appoggio aereo ravvicinato. Per intenderci,
l’utilizzo di aerei o elicotteri d’attacco al suolo quali i vari A.10, Apache e
Cobra occidentali o gli Su.25, Mil.28 e Ka.52 Russi
L’impiego di droni FPV, rende inefficiente anche
l’impiego dell’artiglieria classica o del LRM pluritubo, in quanto, in mancanza
di grossi concentramenti da battere, esporre all’osservazione e all’offesa nemica
questi mezzi per il tempo necessario far fuoco, diventa estremamente rischioso
e poco utile, quindi inefficiente
Scritto ciò, diventa necessario fare alcune riflessioni sulle
più recenti dichiarazioni del Comando Operazioni russo in Ucraina. Commentando
il cambiamento di contesto generale che ha portato alla perdita di un
elicottero dell’Esercito di un Ka-52 con equipaggio nella direzione di Pokrovsk,
questo ha dichiarato:
"non ci sono più bersagli nella zona dell'OMS che
possono essere colpiti da un pacchetto di razzi non guidati” …pertanto vale la
pena “visualizzare” cosa è diventata la linea del fronte oggi.
Si tratta ormai di una linea molto labile, quasi
irrintracciabile sul terreno, praticamente disabitata, posta a metà circa dello
spazio interposto idealmente tra i due schieramenti arretrati sufficientemente
da stare fuori dalla portata dei droni aerei avversari più piccoli. Questa zona
detta “grigia”, può estendersi anche per 30 o 40 km secondo l’orografia del
terreno e i grandi ostacoli naturali.
In questo contesto, le operazioni d'assalto sono ormai condotte
da gruppi di due, tre massimo cinque uomini, mentre i punti forti di resistenza
sono diventati scantinati e altri rifugi improvvisati con presidi minimi,
riforniti per lo più di notte da droni, grandi e piccoli, aerei soprattutto, ma
anche terrestri.
Pertanto, una situazione in cui un villaggio
"resiste" per mesi con l’impegno di poche decine di uomini è ormai
comune. Spesso accade che in uno scantinato vicino ad un unto di resistenza
ucraino possano già trovarsi combattenti russi che sono riusciti a infiltrarsi
segretamente uno ad uno per "non tradire la loro posizione".
In questo contesto, di quale utilità può essere il lancio
di razzi non guidati da un elicottero, un grappolo di bombe non guidate da un
caccia bombardiere o il lancio di una salva di razzi d’artiglieria pluritubo?
Compreso ciò e testimoni di una statistica che ci informa che anche il fuoco
della normale artiglieria è in costante diminuzione (da parte russa, siamo
passati dallo sparare 50-60.000 proiettili al giorno a meno di 20.000) possiamo
farci un’idea della difficoltà che si incontra sul terreno ad avanzare in modo
vistoso (50 o 60 km al giorno) come poteva succedere durante le grandi
offensive della Seconda Guerra mondiale. Le avanzate odierne infatti, anche
quando si registrano forti successi non superano i pochi km giornalieri, due,
tre, quattro Km al massimo, come succedeva durante la guerra di posizione della
Prima Guerra Mondiale.
Il vantaggio odierno sta nel fatto che questi risultati
si ottengono con un dispendio di vite umane relativamente basso al confronto di
quanto poteva succedere negli anni 1914-1918.
Altra cosa invece sono i costi economici di questo
“modello” di guerra.
Da questa breve disamina si dovrebbe comprendere perché
la guerra in Ucraina non è ancora finita trionfalmente per la Federazione
Russa, come vorrebbero i più fanatici sostenitori dell’Alleanza Atlantica, nonostante
la stessa mantenga ormai l’iniziativa completa su tutto il fronte dall’ottobre
2023!
Si tratta quindi di rivedere le nostre aspettative in
funzione delle nuove tattiche di impiego dello strumento militare e di adattare
lo stesso per evitare che in futuro si debba fare amare esperienze.
Esperienze (tutte negative) che stanno cominciando a
maturare nella nuova Guerra del Golfo contro l’Iran, dove la campagna di bombardamenti
“irresistibili” doveva durare quattro o cinque giorni, ed invece a distanza di
tre settimane molto impegnative, ancora non hanno maturato i risultati
auspicati.
Fino a quando la nostra supponenza di superiorità e gli
interessi del sistema militare industriale non saranno ridimensionati e tarati
sulla nuova realtà bellica, l’arte della guerra odierna ci sarà ben poco
favorevole. Prima lo comprendiamo in Occidente e prima potremmo arrestare
l’ormai palese perdita di credibilità globale.
Alberto Conterio - 26.03.2026

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