Dal politicante al manganello
Le due facce del partito unico
europeo
Desidero fare un punto sull’ormai infinito elenco delle rivolte, manifestazioni e proteste che interessano l’Europa in queste ultime settimane. La mia analisi parte dall’osservare nella gente un certo stupore per quanto sta succedendo. Quasi tutti non hanno compreso lo stato vero della situazione. Non che io abbia la verità in tasca per carità, ma un’idea di quanto sta succedendo me la sono fatta, e non coincide - guarda caso - con quanto viene divulgato sui media (non solo italiani) e con quanto ha compreso la popolazione in generale o con quanto crede di sapere sui fatti che si stanno verificando in questi giorni.
Facciamo
una premessa per inquadrare più correttamente possibile la situazione odierna:
In
vent'anni l'Unione europea ha perso circa un terzo del suo peso nell'economia
mondiale. Ciò non è l’opinione di un euro-contrario come me, questi sono i
fatti… sulle 74 tecnologie critiche che modellano già oggi lo sviluppo
dell’attività umana su questo pianeta e lo modelleranno ancor più in futuro,
censite dal Critical Technology Tracker dell'ASPI, la Cina ne guida 66 e gli
Stati Uniti le altre 8: nessun Paese europeo è primo in una sola di esse. Si
arriva a malapena sul podio di 3 o 4 di esse solo sommando le conoscenze e le
capacità tecnologiche di tutti i Paesi dell’Unione (+ regno Unito) assieme!!!
Nel frattempo, invece di lavorare augurandoci di riuscire a recuperare il terreno perduto, come stanno facendo tutti i Paesi del mondo - dal più insignificante ai più avanzati - l’Unione Europea continua la sua politica di deindustrializzazione “felice”, grazie alla classe dirigente più inetta e inconcludente di ogni tempo.
Badate
bene, io non credo assolutamente che costoro siano degli imbecilli, credo al
contrario che queste persone stiano portando avanti un preciso disegno o
programma politico. Non si spiega altrimenti!
Se
prendiamo degli ubriachi fuori dalle osterie italiane, dalle birrerie tedesche,
dai pub inglesi, o da qualsiasi altro simile locale di Francia, Spagna ecc. e
ne facciamo uno gruppo, a decidere del nostro destino, su qualsiasi argomento,
sarebbero in grado di fare meglio! Statisticamente parlando infatti, è provato
che scegliere tra due opzioni (una corretta ed una sbagliata) a caso, ci si
azzecca nel 50% dei casi circa. L’Unione Europea invece, con “ammirevole”
costanza, in trent’anni di decisioni, non ne ha azzeccata una che sia una. Ogni
singola decisione presa in seno a questa “organizzazione” non ha fatto altro
che accelerare il declino di questa porzione di continente, di subordinare la
nostra politica e la nostra dignità nei confronti di Israele, di sottometterci
alle volontà americane!
In nome
di questo squallore ideologico da lecca piedi, siamo diventati irrilevanti
sotto ogni punto di vista, e la “trovata” di continuare sulla strada di un
atteggiamento più che ostile nei confronti del nostro vicino russo, getta
enormi masse di cittadini nella povertà. Di fronte a questo disastro epocale,
non si ha di meglio che puntare quanto ci rimane nel riarmo, rinunciando a
prescindere alla diplomazia, come chi getta i suoi ultimi denari sul banco
truccato di una roulette clandestina! …ma vogliamo forse credere di poter
andare alla guerra e di vincerla senza energia, senza materie prime, senza
industrie e senza denari?
Ora chi è
stato in passato corresponsabile o è corresponsabile oggi di questa catastrofe
economica, energetica, sociale e geopolitica si divide in due gruppi. C’è chi
ancora certo della sua presunta superiorità si indigna o finge di indignarsi
che in Europa si accendano focolai di ribellione ogni giorno più caldi, e c’è
chi invece ha ben compreso le cause, ma ritiene che anche la rabbia popolare si
possa mettere a frutto.
Costoro
sono i più pericolosi, e si suddividono a loro volta in chi lavora per
infiltrare i movimenti e trascinarli nei vicoli ciechi delle derive violente,
così da inaugurare cicli di repressione e risvegliare in larghi settori
dell'opinione pubblica quei riflessi d'ordine che portano ad accettare modelli
di gestione autoritaria permanenti, e chi dopo aver fatto carriera nel
neoliberismo più sfrenato, prova a rifarsi una verginità presentandosi come
paladino di coloro che si sono impoveriti, guidandoli lontano da quei movimenti
certamente meno organizzati ma più “veri” che si oppongono davvero al sistema
imperante.
Insomma,
anche la rabbia di questi giorni contro il potere diventa il pretesto per
rafforzarlo.
Due
strade parallele, oppure due diverse strategie solo in apparenza. Da una parte
la repressione bruta in favore dell’ordine pubblico, dall'altra il politicante
riciclato che rispolvera argomentazioni disattese da sempre come una
panacea.
Gli uni
vogliono criminalizzare la protesta, gli altri addomesticarla... per interesse,
prima hanno prodotto il malcontento, ora sempre per il loro interesse, il
malcontento lo vogliono amministrare!
Per
costoro, la rivolta rumorosa e violenta è un’opportunità. Il vero incubo,
quello che vogliono assolutamente evitare è quello di un popolo lucido e
organizzato, che riconosce i responsabili del disastro e smette di affidare
proprio a loro il compito di essere salvato.
A noi
spetta di non farci abbagliare dai Generali che diventano Politici, e
soprattutto di non farci abbagliare dai Politici che vogliono fare i Generali.
Dobbiamo fare attenzione a non porgere loro occasioni per essere ingabbiati più
di quanto non lo siamo già oggi, e allo stesso tempo, dovremmo avere l’apertura
mentale sufficiente a capire che per risolvere i nostri problemi e tornare a
prosperare in pace occorrerà uscire dal sistema per trovare un’alternativa!
Non sarà
facile…
Alberto Conterio - 22.10.2026

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