Interviste ad Alberto Conterio

venerdì 22 maggio 2026

Parole in libertà di un monarchico italiano…

Cosa ne è della monarchia in occidente?

Parole in libertà di un monarchico italiano…

Questa è un’analisi, che rimando ormai da qualche anno, e vuole fotografare lo stato dell’ideale e dell’istituzione monarchia in Europa in generale ed in Italia in particolare. Si rende necessaria a mio parere a partire dal periodo pandemico del Covid, e si fa urgente di recente, con l’avvio dell’Operazione Militare Speciale russa in Ucraina.

Perché mi sono trattenuto? Perché consapevole, che il risultato potrebbe non piacere a chi come me ha sempre visto, e vede ancora la validità dell’istituzione monarchica in generale.

Detto questo, essendo stato giornalista, non posso esimermi da un argomento solo perché la “notizia” non è positiva a ciò in cui credo. Se al contrario mi comportassi così, sarei solo uno dei tanti pennivendoli “pagati” dalle redazioni degli organi di propaganda che si definiscono “professionisti dell’informazione”.

Parlare oggi di monarchia in ambito “occidentale”, significa quindi guardare a un'istituzione che è sopravvissuta ai secoli, prima in forza del suo aspetto divino… “Re per grazia di Dio…” poi in forza della sua prevalenza politica, oggi infine, grazie alla sua straordinaria capacità di trasformazione e adattamento. Nessuno lo può negare.

Attualmente in Europa sono presenti 12 monarchie sovrane (sette regni, tre principati, un granducato e una monarchia elettiva teocratica, il Vaticano). Sebbene private del potere temporale e legislativo, queste istituzioni continuano a giocare un loro ruolo tra le diverse vicissitudini dei loro rispettivi Paesi, oscillando tra il mantenere lo status quo e il rischio di declinare ancor più.

Premesso ciò, credo che siano tre i punti chiave che definiscono lo scenario attuale:

Il primo punto è l’eterno dilemma della “trasparenza” e la riduzione dei costi. In un'epoca in cui a parole si ha una forte attenzione alla spesa pubblica (tranne poi spendere l’impossibile per questioni addirittura inutili o dannosi ai popoli) le monarchie europee che negli anni, hanno già dimostrato con i fatti, più e più volte di costare assai meno delle pari istituzioni repubblicane del panorama europeo, continuano ad essere sottoposte all’attenzione dell’opinione pubblica ad opera di una stampa che definire di parte è fare un complimento. In generale, le famiglie regnanti continuano ad essere dipinte da questi bardi della propaganda come un inutile spreco, perché i costi veri delle istituzioni siano esse repubblicane o monarchiche, vengono gonfiati e/o sgonfiati da costoro secondo un preciso disegno veicolato ormai da decenni e che vedono sfavorite le monarchie appunto.

Il secondo punto, molto importante, rappresenta il ricambio generazionale in atto anche tra le fila delle varie dinastie. Infatti, si parla ormai da qualche anno, di epoca o era delle "Regine"!

Di fatto, il futuro a medio termine della monarchia europea, ha un volto marcatamente femminile. Nei prossimi lustri quindi, assisteremo ad una storica concentrazione di donne regnanti: Leonor in Spagna, Elisabetta in Belgio, Caterina Amalia nei Paesi Bassi, Ingrid Alexandra in Norvegia e Vittoria (seguita da Estelle) in Svezia. Tutti soggetti appartenenti alla così detta generazione Z.

Questa nuova generazione (purtroppo) è cresciuta in scuole pubbliche o ancor peggio, in scuole internazionali della élite. In molti casi hanno intrapreso addestramenti militari puramente formali e tutte mostrano particolari sensibilità guarda il caso, ai temi contemporanei (secondo la moda del momento) come il cambiamento climatico, la salute mentale e i diritti civili!

Né più e ne meno quindi di qualsiasi altra studentessa universitaria di “buona famiglia”. Tutto ciò, sommato all’evidenza che le donne (in maggioranza prima estromesse dalla vita politica) negli ultimi anni sono venute a trovarsi in posti di comando e responsabilità istituzionali senza certo brillare, pongono più di un dubbio.

Pensiamo a Christine Lagarde, Urula Von der Leyen, Kaja Kallas, Maia Sandu o Sanna Marin per fare qualche esempio, non fanno ben sperare che le “Reali signorine” sopra indicate possano essere molto differenti.

In questo caso, gli esiti del loro operato, potranno giovare alla causa monarchica e/o mantenere l’attuale consenso?

Il terzo punto poi, è la vera chiave di volta della futura stabilità della monarchica. Si tratta della polarizzazione del consenso relativo al divario generazionale. Se guardiamo ai dati demografici, la stabilità della monarchia mostra crepe sempre più evidenti tanto più giovane e la fascia di età presa a campione.

Nel Regno Unito e in Spagna, ad esempio, i sondaggi mostrano che la popolazione sopra i 55/65 anni rimane fortemente monarchica vedendo nel Sovrano un simbolo di stabilità e continuità nazionale.

Al contrario, le generazioni sotto i 35 anni, semplicemente non guardano alle istituzioni. La loro indifferenza totale, è data dall’istruzione che hanno ricevuto. Un’istruzione apertamente anti istituzioni, contro il senso di appartenenza ad una comunità, contro il patriottismo, contro le regole di un tempo insomma… tutti valori che più si identificano nella monarchia e meno nel caos del repubblicanesimo. Per questi soggetti insomma, la monarchia rappresenta più della repubblica, solo un retaggio anacronistico e costoso!

Questo il panorama europeo, in cui tutte le monarchie in essere (a parte il Vaticano) sono costituzionali o parlamentari puramente cerimoniali. Il loro valore non risiede nel governare, ma nella maggioranza dei casi, rappresentano il Paese come una diplomazia parallela di alto livello. In altri casi, come Re Felipe VI in Spagna o il Re Frederik X in Danimarca la costituzione autorizza loro ad agire come arbitri neutrali al di sopra delle parti politiche, offrendo un punto di riferimento identitario nei momenti di grave crisi istituzionale o sociale, ma nulla più.

In sostanza, le monarchie europee non rischiano un crollo imminente attraverso rivoluzioni culturali o rivoluzioni violente di piazza: il loro vero nemico è l'irrilevanza, che con il continuo ricambio generazionale pongono ogni giorno di più la monarchia sui ripiani delle vetrinette dei musei al pari di reperti archeologici. Reperti certamente preziosi, ma sempre più distanti e inutili dai percorsi di vita e dalle difficoltà dei popoli che pretendono di rappresentare.

E la prova di questo evidentissimo scollamento è diventata non più occultabile di recente, anche a chi, come me nutriva ancora illusioni, a partire dal periodo del Covid, dove nessuno, e ripeto nessuno degli appartenenti alle varie Famiglie e Dinastie, regnanti e non, ha saputo o voluto prendere una posizione diversa dalla vulgata generale in difesa dei diritti delle popolazioni calpestati con violenza senza pietà.

E questi popoli, hanno dovuto resistere traendo energia e forza da qualche coraggioso intellettuale o da qualche raffazzonato capo popolo. E il menefreghismo di comodo di questi “Reali individui”, perché di questo si tratta… non ha avuto termine con la fine del periodo pandemico, ma è andato oltre, continuato con l’appiattimento loro su posizioni discutibili quali la russofobia a prescindere da qualsiasi ragionamento di carattere storico e di interesse politico, così come oggi, nessuno di loro fiata contro l’ideologia e la propaganda di guerra imperante per condurre le popolazioni come greggi, allo scontro militare diretto con la Russia stessa. Uno scontro sempre più probabile, che potrebbe avere esiti catastrofici non solo per le popolazioni e le monarchie, ma per la sopravvivenza stessa del genere umano su questo pianeta!

Ciò è gravissimo e mi porta inevitabilmente a pensare al nostro povero Paese.

Tornare ad una monarchia costituzionale su questi principi e risultati diventa non solo inutile ma addirittura eticamente e moralmente deprecabile. Per il popolo e per la stessa Casa di Savoia.

Spero di non dover assistere ad un abominio simile. Una Casa millenaria ridotta a fare il soprammobile sulla mensolina che sovrasta il caminetto, in cui vengono bruciati tutti i valori in cui occorrerebbe credere per salvare, non solo questo Paese ma forse anche il mondo intero!

Potremmo terminare qui, ma vale la pena completare il quadro: se analizziamo la questione dal punto di vista del diritto, il "lucchetto" Costituzionale costituito dall’Articolo 139 come ben sappiamo, è un ostacolo praticamente definitivo, recitando che “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale."

Questo significa che la Repubblica non è semplicemente una “legge” che si può cambiare con una maggioranza parlamentare, e nemmeno con un normale referendum abrogativo. È un limite assoluto all'attività di revisione costituzionale. Nemmeno il Parlamento, all'unanimità, potrebbe votare per il ritorno alla monarchia, poiché ciò sancirebbe la fine dell'ordinamento costituzionale vigente (configurandosi come un vero e proprio colpo di Stato giuridico o una rivoluzione). Per tornare alla monarchia bisognerebbe piuttosto abrogare l'intera Costituzione del 1948 a seguito di una qualche calamità, e redigerne una completamente nuova.

Ma chi può volere una cosa simile oggi, sa bene che ciò potrebbe verificarsi solo dopo alcune generazioni di persone, diversamente istruite, informate e acculturate a partire da oggi, in assenza della propaganda che ci governa a partire dal luglio 1943!

Ipotesi assolutamente improbabile, soprattutto per un Paese come l’Italia legato ad istituzioni ed alleanze transnazionali che non rispondono a criteri di democrazia popolare: gli Stati Uniti d’America, la Nato e l’Unione Europea!

Inoltre, a differenza di altri Paesi europei, ad esempio la Spagna, dove la monarchia fu restaurata nel 1975 da Juan Carlos come ponte per uscire dal franchismo e traghettare il Paese verso la democrazia partendo da una popolazione sana e ancora identitaria, in Italia oggi, non esiste più una reale richiesta sociale, perché questa non può esistere, dal momento che da decenni la popolazione non solo ha perso la sua identità storica “grazie” alle particolari cure di chi, vede nell’Italia e nella sua cultura un difetto di origina, ma ha perso anche la sua omogeneità dovuta ad una massiccia invasione (continua) di altre culture, religioni e tradizioni.

Per la stragrande maggioranza dei “nuovi italiani” (i giovani autoctoni e gli immigrati) la figura del Presidente della Repubblica è l’unica conosciuta ed incarna già il ruolo di rappresentante delle istituzioni. Istituzioni sempre più amorfe, laiche e globalizzate nella cultura e nelle tradizioni.

Una popolazione questa, che non ravvisa più la necessità di legare la sua unità a una dinastia che l’ha resa possibile, semplicemente perché non ritiene più necessaria la stessa unità nazionale.

Personalmente, anche ipotizzando l'assurdo dell’instaurazione di una nuova monarchia con le caratteristiche ed i limiti su indicati, credo che si porrebbe il problema pratico di quale dinastia debba salire al trono.

Casa Savoia che dovrebbe essere l’unica ad averne diritto, è stata per decenni arrisa, e divisa internamente da profonde dispute dinastiche sulla linea di successione, per nulla sopite. Anzi, la scelta di procedere in futuro sulla strada della ereditarietà anche per via femminile, seguendo le “mode” d’oggi, ha rinfocolato queste divisioni e contemporaneamente frammentato ancor più la già debole percezione popolare di "simbolo unitario".

In conclusione, se in alcuni Paesi europei la monarchia può ancora trovare un riscontro nell’approvazione popolare perché la sua presenza non si è mai interrotta nonostante la sua evoluzione (tradotto: ha perso la sua identità per non disturbare troppo… ) in Italia, il ritorno ad una stabilità istituzionale offerta teoricamente da una monarchia costituzionale non solo non è più configurabile, ma continuerà ad essere osteggiata da chi non desidera che possa esserci la possibilità (anche remota) di un ostacolo alle manovre del “pilota automatico” delle élite sovrannazionali che governano non solo l’Italia ma l’occidente nel suo complesso.

Alberto Conterio - 22.05.2026

lunedì 4 maggio 2026

Intelligenza artificiale è intelligente?

Intelligenza artificiale è intelligente?

Cogito ergo sum… Penso dunque sono!

Desidero iniziare questa mia analisi rispondendo subito alla domanda posta nell’oggetto di questa esposizione: No, non è intelligente e non lo sarà mai.

Detto questo, desideravo raccogliere ed esporre in questo testo, le mie impressioni ed opinioni a riguardo dell’Intelligenza artificiale (IA).

Ho avuto la fortuna di poter seguire un corso di “alfabetizzazione” in merito, condotto da un consulente aziendale molto preparato sull’argomento. Per ora ho seguito le prime 4 ore di corso, ma in attesa di poter completare questa alfabetizzazione con le prossime 4 ore di esercitazioni pratiche, sono in grado di dare un primo giudizio sull’argomento. Almeno questo è ciò che penso e ritengo di poter scrivere.

Partiamo con la premessa che di intelligente, la IA non ha proprio nulla. Ci troviamo semplicemente di fronte ad un programma, molto complesso e ricercato, che vede le sue origini a partire dagli anni ’50 del secolo passato, che può ingannarci sulle sue reali capacità, per il fatto che risulta in grado di rispondere ad una qualsiasi domanda su un qualsiasi argomento in modo autonomo. Ma la realtà, come ho scritto e ben diversa da ciò che possiamo e desiderano farci credere. Ci troviamo semplicemente davanti ad un programma che riesce a gestire una mole smisurata di dati in un tempo così breve, da darci l’impressione di ragionare autonomamente per formulare una risposta.

Sta a noi non commettere l’errore di credere, ciò che desiderano farci credere insomma. Il “racconto” generalizzato, vorrebbe che l’IA stia diventando cosciente. Quando cominceremo a crederlo, perderemo il primato di essere uomini liberi, tornando ad essere animali o nella migliore delle ipotesi, schiavi!

La coscienza infatti, è altra cosa, ed è ciò che le macchine non potranno mai provare. Anche gli animali hanno una coscienza, limitata magari, ma è palpabile quando guardiamo negli occhi un cane, un gatto, o un canarino. Anche il miglior robot guidato dall’ultima evoluzione della IA, non ci trasmetterà mai questa sensazione, perché una coscienza non può essere replicata da un programma.

L’IA, non sente, non vede e non risponde, se non viene preventivamente programmato per farlo. Anche la possibilità tanto pubblicizzata di autoapprendimento, non è altro che un programma in grado di discernere il nuovo “documento” e/o “sequenza di dati/situazione” da quanto ha già archiviato nel suo data base, e di immagazzinarlo (apprenderlo).

La sua “intelligenza” quindi, non è ragionamento o intuizione autonoma, ma un semplice confronto di situazioni, dati e conoscenze immagazzinate per costruire una risposta logica sulla base delle stesse.

L’idea comune di delegare all’IA compiti ora svolti dalle persone per sottrarre questi compiti all’arbitrio delle stesse è quindi folle, per due semplici motivi: Il primo, perché qualsiasi scelta fatta da una persona, anche se guidata dall’interesse, risente comunque dell’umanità insita in un essere umano. Il secondo motivo invece è anche peggiore, perché non tiene conto che una macchina “ragiona” sulle informazioni che gli abbiamo messo in archivio. Insomma, l’IA è imparziale quanto lo sono le persone che l’hanno programmata/addestrata. Facciamo un esempio pratico: abbiamo due diverse IA, una addestrata negli Stati Uniti d’America ed una addestrata in Cina e facciamo ad ognuna di loro le stesse domande su argomenti quale, i fatti storici di Piazza Tienanmen o su quanto sta accadendo oggi nella striscia di Gaza in Palestina! Le risposte saranno profondamente diverse.

È solo un esempio, ma ciò, deve metterci in guardia. L’IA non è imparziale, e quindi non è neppure intelligente, perché se lo fosse dovrebbe arrivare autonomamente ad una verità inconfutabile e valida per tutti.

Detto questo, l’IA è uno strumento inutile e dannoso? Tutt’altro.

L’IA sarà sicuramente utile e vantaggiosa in ogni campo, perché ha la capacità di elaborare una mole smisurata di dati in modo estremamente veloce ed “autonomo”, senz'altro utile a tutti, ma solo fino a quando come essere umani, avremo la capacita critica e cognitiva di mettere in dubbio il suo operato!

Ad oggi, controlliamo ancora questo “processo” perché l’IA opera in un contesto formato presenza di persone che hanno un’esperienza e delle conoscenze antecedenti questa tecnologia. Fintanto che sarà cosi, sicuramente ci sforzeremo di utilizzarla eticamente per la sua utilità e potremo anche vigilare sull’uso fatto per puro interesse e potere.

Quando tra dieci o vent’anni, la maggioranza di coloro che impiegheranno l’IA non avrà più queste capacità e queste conoscenze, sarà propensa a credere e a pensare che ogni risposta avuta dall’IA è cosa buona e giusta.

Quello sarà il momento in qui, gli uomini non saranno più tali e l’IA andrà fuori controllo.

Potremmo arrivare addirittura a credere che l’IA possa diventare una nuova forma di divinità.

Credo che quel giorno, potrebbe bloccarsi anche il progresso dell’umanità. L’intelligenza umana è creativa, perché nei secoli ha creato ciò che non c’era partendo da necessità ed esperienze anche emotive. L’IA non ha questa capacità, non crea nulla di nuovo, al massimo più riproporre in forme diverse ciò che già esiste secondo regole che noi gli abbiamo dato.

L’IA va quindi utilizzata senza considerarla un oracolo. Per risolvere problemi matematici è infinitamente più veloce e più capace di noi, così come infinite sono le sue capacità di confronto sulla base dell’infinito numero di documenti in possesso del suo data base, ma non ha nessuna capacità di imparare, distinguere o discriminare autonomamente sulla base di necessità, sensazioni o creatività.

Evitiamo quindi di abusare dell’IA, perché il prezzo da pagare sarà quello di diventare meno intelligenti. Non è pessimismo spicciolo, è realtà provata.

Quando andavo a scuola negli anni ’80, si cominciava appena ad usare la calcolatrice elettronica per fare i calcoli. Si disse che, dal momento che eravamo ormai tutti capaci di fare i calcoli a mano, si poteva utilizzare una macchinetta per fare più veloce. Era il tempo in cui il verduraio al mercato, ti faceva il conto con la matita sulla carta dell’imballo, moltiplicando il valore della merce che acquistavi per il suo peso, mentalmente… in un attimo! Passati 40 anni, in una qualsiasi cassa di un supermercato, un comune addetto, senza l’uso del registratore di cassa, non è più in grado di calcolarvi il resto di una banconota data in pagamento.

Il criterio e il medesimo, smettendo di pensare, di scrivere manualmente le parole per costruire un pensiero comprensibile per i nostri simili, smetteremo in breve tempo semplicemente di esserne capaci.

In proposito, la locuzione latina “cogito ergo sum”, è illuminante e significa letteralmente “penso dunque sono”, esprimendo la certezza inequivocabile di essere uomini solo perché siamo in grado di pensarlo.  

Alberto Conterio - 04.05.2026 

lunedì 27 aprile 2026

Gli europei sono rimasti alla politica della cannoniera…

Forza o Diplomazia?

Gli europei sono rimasti alla politica della cannoniera…

Quando il 9 novembre 1989, cadde il muro che divideva Berlino in due, era il mondo che si apriva alla possibilità di cambiare l’assetto che fino a qual momento “governava” il pianeta. Quell’assetto, anche se convenzionalmente lo pensavamo figlio del secondo dopoguerra e serviva da equilibrio tra il blocco Sovietico e noi… in realtà era un assetto “storico” che vigeva da millenni!

L’assetto non era null’altro che l’equilibrio di due possibilità, Forza e Diplomazia, dove la Diplomazia, era subordinata alla Forza… militare naturalmente. Così da sempre, dalla nascita della prima civiltà storicamente riconosciuta, quella dei Sumeri in Mesopotamia fino a quel 9 novembre!

Era quindi logico pensare ed aspettarsi che l’umanità, dopo circa 7.000 anni di sviluppo ed esperienze, avrebbe fatto finalmente ammenda di sé, concentrandosi sulla Diplomazia per risolvere le questioni ancora aperte, ed i problemi, tanti, che ancora attanagliavano il nostro mondo nella sua globalità.

Basta guerre, basta dissidi tra i popoli, basta visioni nazionalistiche nel senso più letterale del termine nella risoluzione di problemi che, visti nella sua interezza e globalità appunto, potevano addirittura non essere più problemi ma opportunità. Pensiamo ad una ricerca scientifica non più divisa per ragioni politiche in tante strade parallele, ma incanalata tutta un’unica grande via “veloce” verso “la soluzione” definitiva!

Un sogno insomma!!!

In quel periodo, ci fu anche chi profetizzò addirittura la fine della storia. Francis Fukuyama, politologo statunitense. Costui, l’attimo dopo la caduta stessa della prima pietra del muro, fu probabilmente il primo a sbagliare! Fukuyama, partendo dal presupposto che il processo di evoluzione sociale, economica e politica dell’occidente, aveva raggiunto il suo apice, suppose che tutte le differenze sociali, politiche ed economiche presenti tra i popoli, si sarebbero uniformate liberamente verso quella stessa forma politica ed economica da lui ritenuta “superiore”. Errava naturalmente, per supponenza e per mancanza di rispetto verso tutte quelle società, che nelle loro differenze credevano!

La logica di una sola umanità “uniformata” che procede verso lo sviluppo ed il progresso era quindi già fallita al suo nascere?

Rispondere si, sembra la risposta corretta e logica, non fosse altro per i risultati ottenuti a quarant’anni di distanza, ma non è così!

La realtà è ancora peggiore di quello che possiamo immaginarci. Intanto in questa mia riflessione devo calarmi nella mia realtà. Io sono Italiano, aimè legato all’Unione Europea e peggio ancora legato a doppio spago agli stati Uniti d’America. La mia analisi quindi non può che prescindere da questo “punto di vista”!

Per intenderci, il punto di vista di un cinese, di un brasiliano, o di un sud africano è sicuramente diverso!

Se per la nostra storia, fino al 1989, la Forza era paritariamente opzionale alla Diplomazia nei rapporti con il blocco sovietico e/o comunista, dopo il biennio 1989 - 1991, questa Forza divenne dominante. Le guerre si moltiplicarono, e l’unica super potenza rimasta, invece di contribuire ad eliminare le differenze sociali tra i popoli, uso queste differenze a suo vantaggio per accaparrarsi - con la Forza appunto - ogni risorsa, ogni vantaggio! La Diplomazia per vent’anni buoni, servì soltanto a ratificare ciò che la Forza si prendeva da sé. E in questo schifo, abbiamo una grossissima responsabilità noi europei (quindi anche noi italiani), che per comodità, abbiamo avallato e legittimato una serie di ingiustizie e abomini quasi infiniti.

Nel frattempo il resto del mondo comprese ciò e prese nota: la Cina iniziò il suo sviluppo economico, la Russia dopo gli errori di Gorbaciov ed Eltsin, tirò i remi in barca e prese la sua via di ricostruzione interna. A loro esempio, molti altri popoli, hanno cercato una loro via, per quanto possibile “diversa” da quella imposta dalla classica “politica della cannoniera occidentale”!!!

Oltre a Cina e Russia, non sono poche le nazioni che un passo alla volta si sono affrancati in parte o del tutto dal sistema imperante liberal capitalistico occidentale: tra i principali, India, Iran, parte del Sud America e dell’Africa tra i principali.

Per tutto questo tempo, mentre in occidente si pensava a come mantenere l’egemonia, spendendo migliaia di miliardi di dollari in armi, guerre e complotti contro i governi di mezzo mondo, dirottando il lavoro nei più sperduti angoli del pianeta per interesse e delegando ad altri ogni tipo di attività non riconducibile alla finanza, gli attori principali di quel mondo che “resisteva” a questo sistema distopico, ha giocato sul tavolo dei rapporti tra Paesi con le carte della Diplomazia, per costruire quella “forza diffusa” fatta di cultura, economia, tessuto sociale e militare che potesse confrontarsi con l’occidente, almeno su un piano di parità.   

Il resto è storia recente… dal 2014 in avanti l’occidente ha incespicato ovunque, rendendosi conto che la musica era cambiata. Ancora una volta però, invece di scegliere una strada che portasse ad un adeguamento alla nuova situazione multipolare, di collaborazione, di sviluppo e progresso, ha scelto lo scontro.

L’Unione Europea, ancor più degli Stati Uniti d’America, rappresenta un caso limite di questo ragionamento malato. Ogni volta che ci è stata offerta l’opportunità di deviare da questo percorso di imbarbarimento, abbiamo operato scelte ideologiche contro noi stessi umiliando la Diplomazia. In quarant’anni abbiamo pensato solo a creare denaro dal nulla con una aspetto finanziario totale e prioritario su ogni altro aspetto della nostra società. Facendo affidamento sulle armi d’America, abbiamo rinunciare anche alla maggioranza della nostra Forza perché ritenuta un costo e negli ultimi vent’anni abbiamo distrutto addirittura la nostra base industriale con scienza ideologica. Oggi l’Unione europea rappresenta ormai solo una scatola vuota! Senza Forza, senza risorse, senza amici, senza argomenti, conservando però, la mentalità di coloro che in passato hanno saputo solo dominare!

In un contesto storico come il presente, dove ogni centesimo rimasto del nostro denaro dovrebbe essere utilizzato per un piano di sviluppo economico serio, cercando di rompere Diplomaticamente il nostro totale isolamento dal resto del mondo, siamo al contrario, riusciti soltanto a varare un piano di riarmo generale, con lo scopo dichiarato più volte ed istituzionalmente di “entrare in guerra contro la Russia nei prossimi anni”!

Sembra impossibile vero?

Se pensiamo che l’Unione Europea possiede molto probabilmente la classe dirigente più inutile e dannosa della storia dell’umanità, e che la sua Diplomazia comunitaria e delle singole Nazioni riflettono questa pochezza di vedute, tutto diventa possibile, anche l’impossibile purtroppo!!!

Pensiamo a Kaja Kallas, estone (paesi baltici) nominata alta rappresentante dell’unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza della Commissione nel 2024. Poteva essere una persona obiettiva, orientata a politiche di pace nei confronti della Russia? Pensiamo a Luigi Di Maio, nominato nel 2023 e confermato nel 2025, Rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico, un’area di importanza vitale per l’Europa, soprattutto dopo le scelte in campo energetico dovute alla guerra in Ucraina. Vi sembra una scelta ragionata, conseguenza delle sue specifiche capacità e conoscenze geopolitiche?

Dove possiamo pensare di andare quando a livello Nazionale la politica estera è stata riposta nelle mani di

Antonio Tajani, che durante una puntata della trasmissione televisiva di Porta a Porta nell'ottobre 2025, sull’argomento “Gaza” è riuscito a dichiarare che: "il diritto internazionale è importante ma fino a un certo punto"?

La domanda a questo punto dovrebbe essere: possibile che i popoli europei non possano aspirare democraticamente ad avere rappresentanti più capaci?

Invece occorre porgersi quest’altra domanda: dopo decenni di propaganda martellante, saranno capaci i popoli europei di capire - prima o poi - che occorre aspirare ad avere rappresentanti più capaci?

I risultati delle ultime elezioni in Ungheria e Bulgaria hanno dato risultati controversi tra loro, ma occorre essere positivi, perché in caso contrario, abbiamo solo una certezza: il tempo stringe e la guerra incombe!

Alberto Conterio - 27.04.2026 

mercoledì 22 aprile 2026

Facciamo il punto sulla libera informazione

Facciamo il punto sulla libera informazione

Quale pericolo corriamo?

La guerra con l’Iran, ha fatto uscire dai radar dell’informazione di regime la guerra tra Russia e Ucraina, come questa aveva a sua volta sostituito dal palco della propaganda l’affare del Covid 19.

Ciò, però, non vuol dire che il problema sia risolto, anzi…

Deve essere ben chiaro che una possibile soluzione del conflitto tra Russia e Ucraina, molto difficilmente sarà possibile per tutta una serie di  ragioni, di fatti ed interessi che non ho intenzione di trattare in queste poche righe. Per fare un breve cenno, scriverò semplicemente che agli americani, chiudere la faccenda non è conveniente. In fondo loro guadagnano una montagna di denaro con la vendita agli europei di armi (da girare all’Ucraina) ed energia (in sostituzione delle forniture russe). Anche ai russi in fondo, non conviene far vedere che sono interessati ad un accordo. Da una posizione di vantaggio tattico e strategico, la guerra che stanno portando avanti, risulta sostenibile per la loro economia e per ora, anche dalla loro opinione pubblica. Ogni concessione in sede di trattativa, anche la più banale, sarebbe per loro una sconfitta morale.

Poi viene l’Unione Europea: Né carne né pesce, questo pachidermico sistema di pura ideologia, burocrazia e lobbismo, sembra vivere una realtà parallela del tutto distaccata dalla realtà, in cui i propri cittadini vengono tenuti all’oscuro dei pericoli che questa situazione comporta, al solo scopo di reiterare errate scelte politiche e geopolitiche che se sconfessate, a distanza di 4 anni, minerebbero la carriera di una intera classe dirigente e il futuro della stessa Unione di cui sopra, con tutti i relativi interessi!

Risulta quindi palese che tra tutte le parti in causa, è proprio l’Unione Europea a dimostrare la volontà quasi assoluta di continuare questo scontro all’infinito… come per Benjamin Netanyahu ed Israele.

“Finché c'è guerra c'è speranza” disse tra l’ironico ed il serio, Alberto Sordi in un memorabile film denuncia del 1974!

Ma il pericolo per i cittadini non è più solo una possibilità, di questo passo, diventa una realtà. Ormai non si tratta più di avere una remota possibilità di ritrovarci in una guerra diretta con la federazione Russa, ma della certezza assoluta che questo succederà. È la stessa Unione Europea che auspica ciò, entro il 2030!!!

Non c’è occasione pubblica, intervista o intervento istituzionale in cui i principali Leader di questa accozzaglia di idioti, non parli della futura guerra contro la Russia! Mai un ragionamento pacato e distensivo, un’affermazione di speranza, una parola di pace…

Di fronte a questo muro, che giorno dopo giorno diventa più alto e più robusto, cosa possono pensare in Russia? Quali sono le alternative che gli offriamo? E noi, rispondendo a queste domande con pragmatismo, cosa possiamo pensare che possa succedere?

I russi, per bocca di influentissimi personaggi, da anni ormai ci stanno mettendo in guardia sull’imminente pericolo, e la dottrina militare e nucleare russa è chiara in proposito.

Sergej Karaganov, politologo, Vladimir Solov'ëv giornalista e conduttore televisivo (versione russa dell’americano Tucker Carlson), Dmitrij Medvedev  già Presidente russo ed ora Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa ed anche il Ministro degli Esteri in carica Sergej Lavrov, diplomatico di lunghissima carriera tra i più preparati a livello internazionale, ci hanno avvertito e continuano a farlo che il pericolo si avvicina, che la pazienza russa è ormai al lumicino.

In Europa, varando un piano plurimiliardario di riarmo generale, facciamo finta di credere che la futura guerra tanto auspicata contro i russi, verrà avviata da noi, quando ci sentiremo pronti e sarà condotta con le modalità dell’attuale guerra in ucraina o comunque secondo una modalità scelta da noi, ma non sarà così…

Ci è stato confermato più volte. La Russia può gestire un conflitto come quello ucraino in modo convenzionale, ma non può gestire una guerra totale come quella ipotetica contro le nazioni europee su un fronte che va dall’estremo nord della Finlandia alla Romania, o peggio alla Turchia. Lo scontro quindi non potrà che essere nucleare e saranno proprio i russi a scegliere il momento che riterranno opportuno per sferrare l’attacco.

E noi siamo degli ingenui se pensiamo che gli Stati Uniti d’America verranno a difenderci rischiando la catastrofe nucleare sul loro territorio! Lo stesso Trump ci ha illuminato più di una volta sulla possibile interpretazione che si può dare dell’Articolo 5 del trattato NATO, …e poi, per quanto ancora la Nato sopravviverà nell’attuale formato di alleanza?

Non è un caso che si parli del disimpegno da essa degli Stati Uniti d’America???

Sono argomenti che vengono dibattuti ad alto livello anche tra gli idioti che compongono la classe dirigente europea, ma costoro, come anticipato in apertura di questa esposizione, non hanno nessun interesse a informarci in proposito. In questo, gli organi di informazione nostrani, che ancora ci ostiniamo a credere liberi e onesti, hanno una grossa responsabilità.

Dovrebbero essere loro a mettere in guardia la popolazione dei Paesi europei sul rischio al quale vengono sottoposti. Se l’opinione pubblica fosse informata puntualmente da questi lacchè, e maturasse la consapevolezza del rischio oggettivo di essere spazzati via nel giro di qualche minuto, vaporizzati, cancellati dalla faccia della terra, senza avere la possibilità di sopravvivere anche se non direttamente colpiti in testa, a causa della follia ideologica di un gruppetto di burattini al potere, le cose potrebbero cambiare in fretta e tutte in meglio sicuramente. Nessuno ha interesse ad una guerra nucleare. Nessuno!!!

Non ne hanno gli americani che guadagnano dall’attuale situazione, non ne hanno i cinesi e ogni altro Paese dell’oriente, non ne hanno bisogno i russi che hanno tutto ciò di cui hanno bisogno in casa senza guardare ad occidente. Un Occidente di degrado e problemi senza fine.

Occorre una rinascita delle coscienze, occorre che la gente ricominci a farsi domande, abbiamo bisogno di una stampa libera davvero, solo così possiamo sperare di avere un futuro!

Alberto Conterio - 22.04.2026


martedì 21 aprile 2026

I grandi meriti di Trump…

I grandi meriti di Trump…

È riuscito dove nessuno poteva anche solo immaginare!

Cominciamo con farci una bella risata, perché parlare di Trump è come raccontare una barzelletta…

Il Presidente americano ci ha abituato a tutto e il contrario di tutto. È capace di fare una dichiarazione oggi e di smentirla domani, anzi di più: è riuscito addirittura a smentirsi nello stesso discorso, tra i primi concetti esposti e gli ultimi pensieri che componevano il suo monologo. Quindi non bisogna scandalizzarsi più del dovuto. Quest’uomo è fatto così. Non che gli americani in generale siano diversi da lui, ma Donald ha il pregio assoluto di non nascondersi dietro ad un dito quando parla o si muove. Lui si comporta com’è esattamente e dice esattamente quello che prova e che pensa, senza nessun filtro. Non ne è capace!

Tornano alla mente le parole di Putin di circa 2 anni fa, quando intervistato sulla campagna elettorale presidenziale americana, dichiarò, che per la Russia era preferibile avere a che fare con Biden anziché con Trump, per via della sua imprevedibilità.

La tracotanza americana ha avuto con Trump la possibilità di manifestarsi appieno, mettendo insieme l’arroganza appunto, la poca cultura, l’assenza di storia, l’idea infine che il denaro e la forza militare possano appianare qualsiasi ostacolo sulla strada che gli Stati Uniti d’America devono percorrere, anche e soprattutto per necessità messianica.

Da qui gli errori del passato degli americani che ricordiamolo sempre, …dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi, sono usciti sconfitti da ogni singola guerra che hanno cominciato e combattuto:

Dalla Corea al Vietnam, dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Somalia alla Libia. Sempre sono riusciti ad andarsene dal teatro dei combattimenti lasciando dietro di loro situazioni ben peggiori di quando ci erano arrivati, proprio - a sentire loro - per migliorare le stesse.

Il Pregio di Trump come abbiamo detto è quello di dire e fare ciò che crede senza memoria di quanto asserito due ore prima e di farlo con la massima schiettezza e mancanza di vergogna.

Siamo così testimoni quasi giornalmente di situazioni surreali!

Pensiamo che in questi giorni ha accusato l’Unione Europea di tradimento, cioè di non voler dare una mano per la riapertura dello stretto di Hormuz, quando lo stesso stretto - prima transitabile senza problemi - è stato “chiuso” al transito proprio a causa del suo operato. Ricordiamo inoltre che l’Unione Europea era fino a qualche mese fa, il suo avversario sul campo della Groenlandia. Quindi è riuscito a stupirsi del mancato aiuto di una Unione Europea sua avversaria, per risolvere un problema che senza il suo avventato intervento, semplicemente non era un problema per nessuno! Un capolavoro no?

Senza parlare degli affronti personali a Starmer Primo Ministro del Regno Unito, apostrofato con uno sbrigativo “non sei certo Winston Churchill” e a Macron Presidente della Francia, che ha deriso affermando che “non si è ancora ripreso dalle sberle di sua moglie”!!!

Ma non è finita qui, lo stesso personaggio si è recato al forum Future Investment Initiative di Miami, evento sponsorizzato da denaro saudita, presenti i rappresentanti di tutti i paesi del golfo, a dichiarare che il principe ereditario Mohammed bin Salman “non pensava di dover essere così accomodante” e che ora “deve esserlo” fino al punto di “dovermi baciare il culo”. Sono parole sue! Un “arabo”, soprattutto del calibro del Principe saudita non può dimenticare un affronto simile, anche quando in fondo, rende semplicemente evidente una situazione conosciuta nei rapporti tra i due Paesi.

Altra dichiarazione “illuminate” del Presidente americano, quella sul Papa Leone XIV, dove ha affermato che il Pontefice è solo un “debole, senza di me non sarebbe in Vaticano”. Probabilmente, anche in questo caso viene alla luce una mezza verità che si intuisce da tempo, ma proferita con la volgarità e la noncuranza di un cafone qualsiasi.

E prepariamoci, perché a metà del prossimo mese, dovrà recarsi in Cina in visita la Presidente Xi Jinping. L’argomento più importante sarà quello relativo all’Iran e alla situazione nel golfo.

Non ho idea di cosa sarà in grado di dichiarare in proposito. Del resto, sull’Iran ha già dichiarato di tutto negli ultimi 40 giorni: gli Stati Uniti d’America hanno già vinto tutto quello che c’era da vincere, hanno distrutto tutto quello che serviva distruggere, hanno ucciso metà della classe dirigente del regime, lo stretto di Hormuz lo possono riaprire in un giorno quando lo vogliono, e la civiltà persiana potrebbero cancellarla in un’ora, …salvo poi chiedere aiuto a mezzo mondo per cercare una soluzione ad un problema che ha creato la sua amministrazione!

Senza ritegno e vergogna, ad uso e consumo di un popolo di ignoranti!

Ma ridiamoci sopra… sono americani no?

Alberto Conterio - 21.04.2026 

lunedì 13 aprile 2026

Ma di quale “momento storico” parliamo?

Missione Artemis II

Ma di quale “momento storico” parliamo?

Nella notte tra il 10 e l’11 aprile 2026, la capsula Orion del programma Artemis ha concluso con successo la missione con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico. La missione era cominciata il primo di aprile con mille dubbi e domande per via dei test e delle prove effettuate, non tutte proprio completate con pieni successi negli anni precedenti, tra rinvii e ritardi.

La missione in sé comunque, è stata chiaramente un successo, ma non esagererei nel dichiarare trionfalmente che ha segnando un momento storico per l’esplorazione spaziale umana.

Intanto gli americani dovrebbero smettere di fingere di essere gli unici sulla terra a segnare momenti storici dell’esplorazione spaziale e poi a ben vedere, questa missione non ha nemmeno pareggiato in importanza le missioni lunari del programma Apollo, che dal 1969 al 1972 hanno portato - quelle si - l’uomo a camminare e a scorrazzare con un mezzo ruotato sulla superfice lunare!

Le cose sono due, o le missioni Apollo, non hanno avuto il successo dichiarato al tempo dalla Nasa, oppure l’attuale missione Artemis II non è il “momento storico” che vogliono farci credere!

Delle due l’una, ma non è questo l’argomento di questa mia riflessione…

Quando sui diversi canali informativi online ho potuto vedere e vivere le ultime fasi del rientro della capsula Orion, non ho provato le stesse emozioni che avevo avuto da piccino quando venivano riproposte le immagini delle varie missioni Apollo allora appena concluse. Non ho provato neppure l’emozione improvvisa al disastro del 28 gennaio 1986 quando lo Space Shuttle Challenger esplose durante le fasi iniziali della sua salita poco dopo il lancio.

Devo dire insomma, di essere rimasto abbastanza deluso. Dall’ultimo volo di uno Space Shuttle avvenuto nell’agosto 2011 in avanti, il progresso nell’esplorazione spaziale non solo sembra essersi fermato, ma addirittura di essere tornato indietro nel tempo. Mi spiego: con gli Shuttle, ci eravamo abituati all’idea che l’equipaggio, “rientrava a casa da solo” con un mezzo che assomigliava ad una nave spaziale, che di li a qualche tempo, poteva riprendere il volo per un’altra missione come il Capitano James T. Kirk dell’astronave Enterprise insomma!

Vedendo invece dondolare l’Orion appeso a tre paracaduti fino allo splash in acqua ho avuto l’impressione di essere tornati ai primi anni ’70 del secolo scorso. Quando gli astronauti a stelle e strisce, venivano caricati come pacchi postali in una capsula, che cadeva in acqua a missione compiuta senza controllo… Poi la squadra di sommozzatori, arpionava ciò che restava della capsula ed estraeva l’equipaggio in una operazione che era più simile ad un salvataggio in mare di profughi.

Questa immagine, mi ha fatto immediatamente pensare a una infinità di altri argomenti, in cui lo sviluppo dell’umanità al pari dell’esplorazione spaziale, segna il passo, nonostante ci trastulliamo pensando di essere progrediti perché abbiamo in tasca uno smartphone oppure perché possiamo conferire i nostri rifiuti in un cassonetto messo sotto chiave!

La verità è che siamo fermi, …siamo al palo da oltre 50 anni su ogni argomento degno di nota per la vita su questo pianeta:

-          Le principali malattie che minavano la vita delle persone ad inizio del ventesimo secolo sono ancora tutte presenti in misura più o meno grave, alla quale si sono aggiunte però patologie che prima erano solo marginali e che oggi invece imperversano… pensiamo alla piaga dell’autismo o a particolari forme di tumore, oppure ancora alle malattie cardiovascolari.

-          L’anzianità media di donne e uomini e si aumentata, ma pare che serva solo a farci lavorare precariamente 15 o vent’anni di più... a beneficio di chi?

-          La fame nel mondo miete ancora la vita ogni giorno di oltre 24.000 persone, la metà sotto i 5 anni di età, nonostante si produca cibo per oltre 12 miliardi di persone.

-          L’accesso all’acqua, non solo non è stato esteso alla totalità della popolazione come un diritto inalienabile, ma è diventato in molte parti del pianeta un bene a pagamento.

-          L’istruzione superiore di qualità continua ad essere un privilegio di alcune classi sociali.

-          La qualità del lavoro, invece di nobilitare le persone, continua a degradarsi rendendo i lavoratori sempre più simili a bestie da soma

Insomma, solo per non dilungarmi in questo elenco dell’orrore, tengo ancora ascrivere che il tenore di vita medio della popolazione mondiale è peggiorato con evidenti passi indietro proprio tra i paesi che 50 anni fa rappresentavano l’avanguardia di un progresso che doveva diventare un diritto “per tutti”, e che invece è tornato ad essere solo privilegio “per pochi”.

Questo è il quadro desolante che ho visto mentre l’Orion spenzolava sotto ai paracadute, prima di fare splash in acqua.

Voi direte che sono il solito pessimista, ma quando ero ragazzino, pensavo al futuro come all’Eden, oggi invece guardo al futuro e provo un brivido, sperando di non cadere all’inferno.

L’inferno della guerra, della fame, della carenza di energia, della riduzione delle libertà personali in nome di una sicurezza globale che diventa invece ogni giorno più vaga, della carenza di lavoro ormai demandato ai robot, e della fine delle culture e delle civiltà, sostituite dall’opera ammorbante ed uniformante dell’intelligenza artificiale.

Questo purtroppo, è il “progresso” che ho intravisto con il rientro in atmosfera dell’Orion, altro che “momento storico” dell’esplorazione del cosmo!

Alberto Conterio - 13.04.2026 

venerdì 10 aprile 2026

Covid: Non possiamo scordarci di loro

Covid: Non possiamo scordarci di loro

Ieri l’altro discutendo con una persona che conosco da anni, dopo aver toccato diversi argomenti, dalla nuova guerra di aggressione statunitense al risultato del referendum sulla giustizia, siamo caduti ancora una volta sull’argomento Covid.

MI spiace doverlo scrivere, ma ancora una volta mi sono ritrovato davanti ad un muro. E se 5 anni fa il muro era propagandistico e serviva ad attaccare l’interlocutore che non cadeva nella trappola vaccinale, ora il muro viene eretto per la difesa di coloro che un tempo erano convinti attaccanti. Insomma, sono passati anni, ma ancora non si riesce ad avere un semplice scambio di opinioni su questo argomento.

Dopo alcune piccate battute, il mio interlocutore, vista la mia volontà di ribattere ad ognuna di esse, ha dovuto ripiegare, adducendo che era passato molto tempo, e non era certo il caso di discuterne ancora. Insomma, “chi ha avuto ha avuto, chi ha data ha dato e scordammuce u passato!!!”

E scordiamoci il passato un bel cazzo proprio invece… perché passato il terrore indotto che avevano, gli ex idioti di quel periodo, detti anche Covidioti, quando hanno realizzato di essere stati presi in giro, costoro, si guardano indietro con un certo imbarazzo.

Oggi quindi questi “poveri diavoli” (non tutti ma diversi) dichiarano: "ho fatto 3 dosi ma adesso basta", senza accorgersi di essere ridicoli.

Molti di essi, coloro che si credono più furbi, fingono sorpresa, come se avessero compreso il senso di quanto successo in questi ultimi minuti. Allo stesso tempo, però, la maggioranza di costoro, ancora oggi, ritengono di essersi comportati in modo accettabile, date le circostanze. In fondo era l‘unica cosa che si poteva fare no? …e certo, l’aperitivo chiamava! Potevamo rinunciare ad un aperitivo?

In questo modo si sentono sostanzialmente scusati autoassolvendosi, senza rimorsi insomma.

Contemporaneamente non si ricordano, o non desiderano ricordare di essere stati proprio loro a discriminare e perseguitare le persone che avevano osato un pensiero critico.

Chiaramente non si sentono responsabili di ciò che è successo. La paura che provavano giustifica tutto quello che fecero e che avallarono in quei mesi terribili.

Sono state queste persone con la loro paura e la loro volontà di non voler disturbare “il manovratore” a legittimare la violenza e l’ingiustizia che noi, abbiamo subito!

Che personcine per bene però… oggi, vogliono soltanto guardare avanti e dimenticare questo periodo. Acqua passata no? Non serve più ricordare certe cose…

E invece no, saremo noi, a ricordarci di tutto e soprattutto di loro.

Eccome se ci ricorderemo di loro: sono quelli che sotto nella Germania nazista avrebbero denunciato l'ebreo, sotto lo stalinismo il contro-rivoluzionario, che nella Francia del Terrore repubblicano, il "monarchico".

Ognuno ha scoperto di che pasta è fatto e non è sufficiente girare pagina, per ritrovarsi “vergini”.

Mi spiace, ma noi faremo tutto il possibile perché la violenza che abbiamo subito, non sia dimenticata. Siete avvisati!

Alberto Conterio - 10.03.2026 

L’occidente si dibatte dentro una tonnara.

Un’altra sconfitta.

L’occidente si dibatte dentro una tonnara.

A leggere le prime pagine dei giornali italiani e a sentire gli affezionati servi di regime, il presidente americano, ha raccolto una fulminante vittoria totale.

Questo burlone, ci aveva mandati a dormire il giorno 7 aprile, “cullandoci” con dichiarazioni allucinanti che sembravano ricordare il diluvio universale di biblica memoria, e invece ci siamo svegliati il giorno 8 con un nulla di fatto. L’Iran non è stato cancellato. Ci ha ripensato? Non proprio… ma non desidero parlare di ciò, voglio invece fare una riflessione su cosa siamo diventati:

intanto sembra ormai inutile parlare di questi argomenti con le “normali” persone che puoi incontrare sull’autobus, al supermercato o per strada. Costoro, completamente assuefatte dalla propaganda di regime, si sono bevute anche la vittoria americana nel golfo. Pensate!!!

Incapaci anche di discernere le burle dalle bufale spacciate per notizie, rientrano quasi tutti in un cliscé di opinioni pre-impostate, che esaltano alcuni tra i più diffusi luoghi comuni presenti sull’Islam.

Vengono così a crearsi convinzioni sciocche, che risultano impossibili da scalzare e rendono ogni discussione o dibattito uno sterile esercizio.

Una delle convinzioni più ridicole e dure a morire, vede la necessità di una guerra all’Iran! Questa è cosa buona e giusta, perché viene vista come necessario contrasto all'islamizzazione dell'Europa.

Può sembrare assurdo, ma queste persone ritengono che bombardare Teheran sia il modo migliore per fermare il proliferare delle moschee nelle nostre città e di conseguenza bloccare il proselitismo degli Imam.

Di fronte ad affermazioni del genere, tentare di spiegare che la guerra di aggressione scatenata dalla coalizione Epstein nel golfo, causa esattamente l'opposto, è inutile! …nessuno arriva a immaginare e a credere reale il fatto che questo modo di fare nella regione medio orientale non fa altro che radicalizzare l’idea islamista, creare nuove crisi migratorie (tradotto: altri clandestini per le vie e i parchi delle nostre città) e il pericolo di attivare qualche cellula terroristica, esasperata dalla situazione presente nei paesi d’origine e vogliosa di vendetta!

Ma di fronte all’oscurantismo di questo “occidente”, vale comunque sempre la pena, cercare di spiegare alcune cosette, tanto per…

-          L'Iran i terroristi li ha combattuti, a partire dall'Isis e da Al Nusra, mentre Qatar, Arabia Saudita e USA risultano tra i fiancheggiatori e i finanziatori di tali gruppi.

-          I soldi per la costruzione delle moschee in Europa non arrivano dall'Iran bensì dalla Turchia, dal Qatar e dagli immancabili sauditi. Cioè dal mondo islamico di matrice sunnita. Sempre!

-          La presa dell’Islam sull’Europa, non è quasi mai causato dai primi due punti sopra evidenziati, ma è dovuto soprattutto agli errori fatti in passato (per puro interesse) e dal vuoto nichilista dell'Occidente. Un vuoto culturale, religioso, economico anche, alimentato da un sistema mediatico che trae origine dagli stuti cinematografici di Hollywood, che ha falsificato ogni “verità”.

Una civiltà la nostra, ormai ridotta ad un circo, che ha sostituito la cultura greco-romana evoluta nel cristianesimo con la cultura del McDonald’s e delle finzioni cinematografiche.

Resta poi il fatto che autodefinendoci democratici, inclusivi e tolleranti, non dovremmo neanche pensare di poter giudicare il tipo di governo che si sono dati iraniani, perché sono fatti loro! Costoro poi, dovrebbero avere in sacrosanto diritto di poter vivere la loro vita senza essere “guidati” da sanzioni e bombardamenti!

Dovremmo poi metterci il cuore in pace e accettare che ci siano persone nel mondo, che non aspirano in alcun modo ad assomigliarci, anzi… queste aspirano a tramandare alle loro future generazioni qualche cosa di più che le nostre cazzate gender, i nostri dogmi ambientali e l’odio atavico verso il diverso in generale!

A riportarci alla realtà nei prossimi mesi ed anni, dovrebbero contribuire i risultati delle due guerre, in cui la nostra in-civiltà del nulla, ha cercato di sottomettere una civiltà diversa: la civiltà russa e la civiltà persiana in scontri esistenziali che abbiamo perso rovinosamente. Sconfitti davanti ad un mondo che esprime una pluralità di altre civiltà, che non vedono l’ora di liberarsi per sempre dal giogo degli sceriffi del mondo, che a conti fatti, con la loro arroganza, agiscono come una cosca mafiosa.

E con queste guerre, non abbiamo perso solo la nostra credibilità.

Non basterà far finta di nulla questa volta!

Alberto Conterio - 08.04.2026


lunedì 30 marzo 2026

Torniamo alla politica

Torniamo alla politica

Bipolarismo malato e carte da giocare

Da mani pulite in avanti siamo stati bombardati da informazioni e slogan che veicolavano e tutt’ora veicolano una linea di pensiero che vede nella politica il male assoluto. Passati più di 35 anni, possiamo scrivere senza ombra di dubbio che il risultato di tale propaganda si vede…

L’esito del recentissimo referendum sulla giustizia, al netto di ciò personalmente posso pensare, ha rappresentato l’apice di questo “andazzo” definito da molti “situazione Derby”, dove il bipolarismo, spadroneggia come unica chance politica. Un bipolarismo ideologico in veste minimalista in funzione di “riduzione del danno”: Meno partiti, meno politica, meno sprechi e altre amenità simili!


Il risultato referendario è quindi figlio di questa mentalità malata, da tifosi ultrà, dove destra e sinistra, rappresentano le due facce della stessa medaglia (o proposta politica).

E parlando di proposta politica, il centro destra, alle elezioni politiche del 2022, vinse grazie al voto di persone che non sapendo leggere un programma votò contro il centro sinistra a prescindere, così come oggi, al referendum, il centro sinistra vince grazie al voto di persone che non hanno letto e compreso una riforma votando contro il centro destra a prescindere anch’esse!

Per quanto riguarda quest’ultimo appuntamento, vede una differenza tra pro e contro (se vogliamo anche irrisoria) pagata dal centro destra da una pessima campagna elettorale sicuramente, ma anche e soprattutto (a mio modesto parere) da una politica estera e governativa nel suo complesso, contradditoria e contraria alle necessita e alle aspettative della gente.

Dall’adesione al Mercosur, alla fornitura di armi e finanziamenti all’Ucraina, dalla rottura dei buoni rapporti con la Russia, all’appoggio incondizionato di Israele, dalla poca lungimiranza sulla guerra all’Iran, ad una mancata riforma delle pensioni. Vogliamo parlare dell’adesione ideologica tout court alle politiche UE e della NATO? …oppure considerare una mancata politica di interesse popolare nei confronti di banche, assicurazioni, multinazionali e colossi dell’energia?

Il merito della riforma poteva essere corretto (mettere un freno al potere delle correnti all’interno della magistratura) ma il metodo, improntato allo scontro, ha portato gli elettori a sentirsi parte di un tifo da curva calcistica!

Per uscire da questa en pass che ormai ci attanaglia da decenni, bloccando ogni tentativo di progresso e sviluppo del nostro Paese, occorre proporre con urgenza, una diversa qualità e una proposta politica generale senza riguardo alla tenuta del sistema bipolare. Anzi, se questo sistema dovesse crollare, dando maggior spazio ai particolarismi che la politica italiana ha sempre saputo rappresentare durante la prima repubblica, ben venga! Favorirà sicuramente una maggior partecipazione della gente alla politica (sana) e un ritorno dell’elettorato al voto.

Ad oggi, cercando di capire se l’incapacità di intercettare l’attenzione del cosiddetto non voto è genuina diventa prioritaria una riflessione puntigliosa di quanto successo: ad esempio, si tenta di occultare l’analisi del voto. Maggiormente favorevoli alla riforma sono state le regioni più produttive del paese (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) ed anche, sociologicamente, nel lavoro autonomo rispetto a quello privato e pubblico. La percezione di necessità al cambiamento che si può avere dalle classi medie e dal lavoro autonomo non può essere ignorata da chi avrà l’ardire di offrire una proposta elettorale alternativa rispetto al bipolarismo presente oggi. Ripensiamo una politica estera, che sappia essere autonoma ed intelligente, legata a quella economica ed energetica interna, che sulla base delle guerre in corso, sia in grado di destreggiarsi con intelligenza per raggiungere obiettivi “sentiti” dalla gente, necessari ai loro interessi e di conseguenza agli interessi dell’Italia stessa, tornado così a coltivare il nostro prestigio internazionale, da troppo tempo trascurato!

Di carte da giocare, l’Italia ne avrebbe molte, si tratta di trovare giocatori coraggiosi disposti a giocare fuori dagli schemi prestabiliti di Bruxellese e Washington!

Alberto Conterio - 30.03.2026 

venerdì 27 marzo 2026

Referendum sulla Giustizia

Referendum sulla Giustizia

Cara Giorgia, “A scatola chiusa, compro solo Arrigoni”

A distanza di qualche giorno dall’esito del Referendum sulla giustizia, desideravo dire la mia sull’argomento.

La cosa più paradossale di questo “incontro” tra la politica ed il popolo, è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia in se. Pochissimi coloro che hanno letto cosa proponeva la riforma del Governo e quali erano le motivazioni pratiche di coloro che parteggiavano per la bocciatura della stessa.

Nella pratica, il voto è stato chiesto per avallare o meno le buone e sincere intenzioni del governo di riformare la giustizia in Italia.


Che la giustizia in Italia sia da riformare non sfugge a nessuno, ma quasi nessuno degli italiani è stato in grado di capire se le riforme proposte avrebbero potuto effettivamente migliorare la situazione e servire alla gente comune.

Il fatto stesso che, prima del voto, in ogni occasione si potesse palpare un certo grado di “nervosismo” a discutere la riforma stessa, preferendo deviare l’attenzione sui significati politici di una scelta rispetto ad un’altra mi ha portato ad essere cauto e a decidere poi per un voto di “pancia”.

Mi sono infatti basato sull’esperienza del risultato di precedenti riforme che hanno interessato altri importanti argomenti, quali ad esempio la riforma elettorale in salsa maggioritaria o la riforma del titolo V della Costituzione sui rapporti e le competenze di Regioni, Provincie e Comuni!

E occorre essere onesti… ogni qual volta se messo mano agli articoli della costituzione, non lo si è fatto per risolvere un problema (supposto che il problema fosse reale) ma solo e sempre per cercare di trarre un vantaggio sul breve e brevissimo periodo, per questa o quella forza politica al governo!

La maggior parte della gente ha capito o a creduto di capire che i partiti di governo avevano un desiderio quasi sfrenato, di vincere. A tutti i costi anche. E questo ha fatto aumentare i sospetti nella gente in generale ed anche a me che avrei visto con buon auspicio qualsiasi cambiamento.

A questi sospetti si aggiungano le uscite maldestre di Nordio “Prima o poi anche la sinistra trarrà vantaggio dalla riforma”, della sua vice Bartolozzi "Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”, di Tajani “L'ordinamento giudiziario è quello voluto dal fascismo dove l'imputato è colpevole”, per non parlare della ciliegina finale della Meloni “Se passa il no avremo per le strade spacciatori e pedofili”.

Di fronte ad uscite del genere, anche la maldestra dichiarazione del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, “Voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”, seppur gravi, anzi gravissime, passano in second’ordine.

l’italiano medio non ha più avuto bisogno di capire i tecnicismi della riforma (peraltro incomprensibili).

La gente ha capito che da parte del governo c’era, nella migliore delle ipotesi, impreparazione, e nella peggiore, interesse.

Quindi il voto di questo referendum non è stato dato per cambiare o meno la giustizia, ma pro e contro la chi lo proponeva, e di conseguenza, ragionando, il mio rifiuto ad esprimere una scelta non è maturato per insufficienza di fiducia nel governo o sul Merito della riforma, ma sull’esperienza che il Metodo utilizzato per elaborare questa riforma fosse sbagliato!

Essendo la Magistratura un potere dello Stato come lo sono il Governo e il Parlamento, può uno Stato serio fare una riforma senza mettere tutti questi poteri insieme intorno ad un tavolo?

Queste riforme si possono fare solo concordando tra le parti, non contro le parti, a prescindere dal momento storico, dall’argomento e dai personaggi che occupano (a mia opinione immeritatamente) i posti di comando di questo povero Paese che è diventata l’Italia.

Vergognoso poi a mio avviso, il tentativo di legittimare l’operazione del governo, passando per un referendum popolare, quando l’argomento, molto tecnico e di difficile comprensione per la gente comune, poteva benissimo passare con una legge ordinaria votata in Parlamento!

Quindi il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha poco da apparire sconsolata dichiarando che ha vinto il popolo italiano che si è espresso democraticamente rammaricandosi che la loro riforma, promessa nel programma di governo non sia stata compresa e avallata dal popolo stesso… quasi a dire che: “noi abbiamo mantenuto le nostra promessa, ma siete stati VOI a bocciarla”!

E ci mancherebbe verrebbe da chiosare!

Cara Giorgia, “A scatola chiusa, compro solo Arrigoni” …come si diceva in una famosa pubblicità di Carosello negli anni ’70!

Alberto Conterio - 27.03.2026

Iran: Vie d’Uscita?

Iran: Vie d’Uscita?

Poche le vie d’uscita e tutte poco praticabili. Vediamo il perché!

La guerra di aggressione in Medio Oriente, contro l’Iran, ha creato una situazione surreale evidente a chi non si lascia “guidare” dalla propaganda mediatica che in Tivvù spacciano per informazione. Parliamo delle dichiarazioni contrastanti tra loro, riguardo alle operazioni militari che stanno evolvendo giorno dopo giorno.


In breve, risulta chiaro che gli Stati uniti d’America non stanno vincendo nulla, anzi si trovano in grande difficoltà, militare. politica ed economica.

L’Iran rispondendo colpo su colto all’aggressione è riuscito nell’intento di:

-          allontanare le portaerei e la flotta Usa a oltre 1000 km dalle sue coste,

-          rendere chiaro che sorvolare il cielo iraniano può essere pericolo. Vedere il caccia F.35 di ultima generazione e una dozzina di Droni MQ.9 Reaper da ricognizione abbattuti. Tutti velivoli dal valore di decine e decine di milioni di euro l’uno, all’apice della tecnologia oggi esistente, per citare i risultati più eclatanti,

-          distruggere un numero ormai imprecisato di radar di controllo e radar di allarme precoce americani della regione, accecando di fatto la possibilità di tracciare i missili balistici in partenza verso i bersagli,

-          colpire e sloggiare ogni base americana nell’area con grande costernazione delle monarchie del golfo, che su di esse basavano la loro sicurezza, pagando profumatamente,

-          colpire importanti infrastrutture di produzione trasformazione e stoccaggio di prodotti energetici GNL, GPL e Petrolio, Benzina e Gasolio dei vari vassalli degli Americani nel golfo e nel mar Rosso,

-          chiudere lo stretto di Hormuz al transito di ogni nave che trasporti prodotti da e per i nemici dell’Iran o abbiano concluso i contratti in Dollari,

-          ottenere senza chiederlo, l’annullamento delle restrizioni sul commercio del proprio petrolio, tentativo disperato degli Americani per cercare di calmierare l’aumento del prezzo del greggio al barile (una cosa umiliante per chi dice di aver “obliterato” il nemico),

-          annullare le difese aere di Israele con il risultato di poterlo colpire ormai indisturbatamente a piacere.

Tutto questo, ha chiaramente traumatizzato non solo gli Americani, che come al solito, non hanno saputo valutare l’avversario per la sua forza reale, ma anche gli alleati nel golfo che cominciano a chiedersi se sia stato un affare spendere miliardi di dollari in questi anni, per essere abbandonati a se stessi alle prime difficoltà in favore di Israele. L’Unione Europea in generale, scopre ora che l’avventurismo di Trump rischia di trascinare i Paesi membri nel baratro della penuria energetica, dopo aver tagliato volontariamente i contratti con la Federazione Russa negli anni passati.

Sorge quindi spontanea una domanda: Che si fa ora?

Le possibilità per Trump e gli Stati Uniti d’America sono davvero poche e tutte irte di grandi punti interrogativi. Certo il Presidente Americano, può andare in televisione (potendo contare su media pagati per diffondere fantasie) e dichiarare solennemente che la guerra è vinta e che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Chi può smentirlo tra i camerieri che gli stanno intorno?

In fondo hanno immagini di distruzioni immani, Ali khamenei ed alti ministri e funzionari iraniani sono stati assassinati come cani, il programma nucleare iraniano è stato annullato (un’altra volta… dicono), le forze armate iraniane hanno subito rovesci immani e sono state ridotte al silenzio no?

Peccato che per dichiarare vittoria, o per ottenere almeno una tregua sia necessario che il tuo avversario sia d’accordo con te, di fermare le operazioni militari, ma ciò non sembra tanto realistico, in quanto l’Iran per bocca dei suoi leader, ha dichiarato solennemente che nessun accordo sarà possibile se non dopo aver certezza che queste aggressioni non si ripeteranno in futuro, e che saranno loro a decidere quando sarà il momento di fermarsi.

Un primo comunicato del Presidente Americano in tal senso parlava di un accordo su 15 punti che l’Iran era in procinto di accettare, ma è stato prontamente smentito dal tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale dell'esercito iraniano. Nel frattempo, per non smentirsi, mentre si parla di accordi, le navi assalto anfibio Tripoli e Wasp si stanno avvicinando all’Iran con il compito, pare, di sbarcare dei Marines sull’isola di Kharg per aprire la strada dello stretto.

Viene da chiedersi se al Pentagono sono degli incompetenti o solo impazziti. L’isola di Kharg non ha ripari naturali. Sbarcare una forza terrestre su uno spiazzo aperto davanti alle difese iraniane e come mettere un topo in un barile e giocare al tiro a segno con una carabina. I Marines faranno la fine dei soldati Neozelandesi sbarcati a Gallipoli nel 1915! Un disastro annunciato… Auguri

Inoltre c’è il problema “Israele”, e non è un problema da poco. Mentre il Presidente Trump, tra un annuncio e l’altro tenta di togliere le castagne dal fuoco, Israele cerca di rilanciare con False Flag e attacchi a infrastrutture critiche al solo scopo di coinvolgere più partecipanti ancora.

E se questo giochino dovesse rilevarsi insufficiente per raggiungere i suoi scopi, siamo ceri che non ricorrerà all’arma nucleare?

Con la follia che hanno dimostrato, il loro cinismo, il loro senso di superiorità, il loro mandato divino e la criminale violenza di cui sono capaci, se messi alle strette, costoro sarebbero capaci di lanciare qualsiasi cosa, anche le segretissime bombe nucleari di qui dispongono (che non hanno mai dichiarato di possedere ufficialmente) non solo sull’Iran ma su chiunque cerchi di ostacolarli nelle loro intenzioni. La stessa Turchia è in pericolo, ed Erdogan ha preso giustamente posizioni contro Israele.

Per fortuna, a scongiurare questa possibilità, si sono schierati attori come la Russia, la Cina, la Corea del Nord e il Pakistan, tutte potenze nucleari, che hanno fatto sapere attraverso i loro canali diplomatici, che non riterrebbero accettabile ciò, e che provvederebbero a rispondere adeguatamente ad un simile attacco.

La mia analisi termina qui, …non credo che vi siano altre possibilità per gli Americani, di limitare i danni, se non accettare di aver perso il controllo della regione e di sbaraccare le basi in medio oriente, tenendo sotto stretto controllo gli estremisti sionisti d’Israele. In questo modo, potrebbero sperare di poter ottenere delle condizioni che possano ritardare la crisi economica interna, i problemi sociali consequenziali e la de-dollarizzazione in atto, vero incubo per il bilancio federale americano.

Entrare in guerra contro l’Iran, contro ogni previsione che lo sconsigliava, non è stata una buona idea!

 Alberto Conterio - 27.03.2026